domenica 25 novembre 2018

Oman 24 - Jalan Bani Bu Ali


Tutto nuovo

Oman tra vecchio e nuovo
Mentre l'auto sobbalza sul pietrisco della pista che lascia alle spalle Wadi Massawa, mi ritrovo a pensare allo strano saluto che si scambiano gli Omaniti, e che ho già notato avvenire più volte, in occasione degli incontri che si vedono nei vari mercati o in altre occasioni sociali, per lo meno nei piccoli paesi. Dopo essersi avvicinati e, come in tutto il mondo arabo, scambiata la classica formula del salam aleik, a cui si risponde con il rimando aleìk salam (plurale salam aleikum, la pace sia con noi e viceversa), i due, uomini naturalmente, fanno una specie di abbraccio con la mano destra sulla spalla sinistra dell'amico e poi si toccano la punta del naso accompagnando il tutto con uno schiocco della lingua. Non so se questa sia una abitudine comune ad altri areali, ma qui è piuttosto frequente. Certo se pensiamo che pace in ebraico si dice shalom, avvertiamo subito la vicinanza quasi identitaria tra due etnie che dovrebbero dirsi sorelle e nelle quali albergano invece i maggiori asti registrabili nel novecento. Forse più sei simile a qualcuno e più ne rilevi reciprocamente i difetti in maniera negativa, di qui all'odio, se poi questo viene sapientemente orchestrato, il passo è breve. Ma questo invece è un paese, forse anche grazie al suo isolamento, calmo e lontano dall'estremismo radicale che contraddistingue invece a quanto pare i vicini Sauditi che, a causa di ciò, sembrano essere assai poco amati da queste parti.

Gardaia - Oasi dello Mzab - Algeria - 1978
L'Islam omanita infatti è una variante, una cosiddetta terza via tra sunniti e sciiti, nata nel lontano 685 quando il fondatore rifiutò la violenza insita nella diatriba tra le due sette, rifiutando il cosiddetto "giudizio di Dio" della battaglia. Proprio per questo l'Ibadismo è rimasto un credo, certo molto tradizionalista, ma particolarmente  moderato che ripudia ogni genere di violenza, tanto che nella preghiera del venerdì non si accetta la pratica del qunut, nella quale i nemici vengono maledetti. Oggi questa variante religiosa, che all'inizio si era diffusa in tutto il nord Africa e nel sud della penisola arabica, è maggioritaria soltanto in Oman, mentre ne rimangono soltanto poche tracce a Zanzibar, a Jerba e in alcune tribù libiche e nel famoso gruppo di oasi algerine dello Mzab, con la città di Gardaia, in cui fui quaranta anni fa, in un memorabile viaggio attraverso il deserto. Tutto questo per sottolineare quanto la religione incida sul carattere generale degli abitanti di un paese e ne fornisca una caratteristica distintiva. Questa moderazione viene infatti riconosciuta in tutto il mondo arabo e molto spesso infatti gli ambasciatori omaniti o lo stesso Sultano vengono chiamati a fare opera di mediazione tra i riottosi rappresentanti delle due correnti principali, tra le quali è in atto da secoli, ma particolarmente adesso, una lotta senza tregua, che spesso viene confusa al contrario, per una lotta dell'Islam verso i valori occidentali, cosa che rappresenta invece solo quello che noi definiremmo danni collaterali.

Old Jalan Bani
Ma mentre elucubriamo su queste questioni, delle quali al nostro mondo non frega una beneamata cippa, per usare un ben noto dimaismo, siamo oramai arrivati all'oasi di Jalan Beni Bu Ali (una parte di questa si chiama Jalan Beni Bu Hassan). Questa, essendo proprio come già detto, una località dell'interno, mostra quelle caratteristiche di isolata tradizione che non si trovano nei centri della costa, normalmente più aperti alle contaminazioni provocate dai contatti col resto del mondo avvenute nei secoli. Qui davvero respiri quel senso di lontananza e di esclusiva differenza delle oasi algerine e il fatto che qui la vita si svolga in una sorta di ovattata tranquillità senza tempo. Tuttavia proprio qui hai una testimonianza del passaggio, avvenuto in questo paese tra il vecchio ed il nuovo. Coabitano infatti l'una accanto all'altra tutta la serie delle nuove abitazioni, dalle caratteristiche molto simili, case e villette ad uno o due piani con una piccola torre col terrazzo, circondate da un cortile protetto da un muretto che chiude la vista sull'interno, con le antiche case di argilla che quasi ogni anno, per lo meno dopo ogni pioggia, dovevano essere riparate e ristrutturate affinché non si sciogliessero. Queste, man mano sostituite dalle nuove, sono lasciate andare in rovina e della maggior parte rimangono solo muri sbozzati e residui da cui indovini soltanto il perimetro e poco altro. 

Le case di oggi
Soltanto qualche decennio fa, quando il Sultano decise di utilizzare l'enorme afflusso di denaro derivante dal petrolio per ricostruire completamente la nazione e dando ai suoi abitanti ogni comodità "occidentale", questo paese sarebbe stato irriconoscibile ad un visitatore di oggi, un luogo fiabesco di paesi di argilla arroccati tra i rilievi, difesi da torri e castelli, in una serie di istantanee oleografiche di bellezza oggi non immaginabile. Se penso che avevo programmato di venirci nel 76, subito dopo il mio viaggio nello Yemen, per poi rimandare il viaggio sine die, mi rammarico davvero per ciò che ho perduto. Niente di quanto ci circonda oggi, neanche una casa o una piccola moschea esisteva allora, avrei visto un luogo diverso e oggi scomparso completamente. Qui si pone un problema etico, perché se di questo se ne può rammaricare il turista, di certo non sarebbe corretto attribuire la stessa cosa agli abitanti, che potrebbero dirti, caro mio, per farti vedere un bel paesaggio ed ambienti da cartolina, noi avremmo dovuto continuare ad abitare in case di terra e fango, che vengono giù ogni due gocce dal cielo? Ma stacci pure tu, caro amico, noi stiamo di certo meglio oggi, con le nostre villette con le piastrelle italiane ed i bagni di maiolica bianca ed i televisori al plasma che la luce elettrica, dataci in dono dal Sultano, che Allah lo benedica sempre,  ci consente di far funzionare e magari ci compriamo anche quei bei divani di foggia occidentale o tavoli e sedie di legno pregiato, che si vedono in tutte le telenovele e che fanno tanto status simbol, anche se poi ci sediamo ancora per terra perché è molto più comodo, ma non pensare, l'aria condizionata fa piacere anche a noi, non ti sembra?

La fortezza di Jalan Bani Bu Ali
Insomma, il punto di vista del turista che apprezza l'incontro con la gente che vive ancora in un passato ormai lontano e superato, con tutte le sue iconografie non ancora "sporcate" dalla modernità e che se ne rammarica quando non le trova più o le vede contaminate dal presente, non è molto corretto dal punto di vista etico. La gente dei paesi del cosiddetto terzo mondo, in realtà sta molto meglio nel mondo di oggi, tanto è che ben volentieri sceglie di lasciare il passato per approfittare delle comodità del presente, anzi lo brama e che il turista, giustamente, vada a farsi fottere. Vada magari lui a farsi dieci chilometri nel deserto per prendere una tanica di acqua, se vuol fare una bella foto di una donna sorridente con venti litri sulla testa. Non so se è chiaro il messaggio, quello che piace al turista e che si rammarica che vada perduto (l'abbandono delle tradizioni e dei legami con la cultura del passato) interessa solo a lui, ma di certo non a chi in quei posti ci vive e che questi legami li molla ben volentieri appena può, in cambio della possibilità di bere un po' di acqua che scende da un rubinetto in casa e che è bella fresca perché è stata un paio d'ore in frigorifero. Se tu parlando con un omanita manifesti rimpianto per la bellezza delle città di argilla ormai perdute, per le torri di fango che cadono in rovina, non ti capisce, ti prende, e a mio parere giustamente, per matto, anzi leggi di certo in lui la volontà di cancellare ed il più velocemente possibile e senza rimpianto questi ricordi di un passato che è legato soltanto a povertà, privazioni, mancanza di tutto. E con ciò il pistolotto è finito ed adesso andiamo a vedere più da vicino l'oasi e quanto ne rimane.

Case nuove con AC e divani

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