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| L'Hotel Alexandra - Mentone |
Mentone ha avuto una storia strana, in pratica è stata condannata dalla sua miracolosa posizione geografica a vivere di turismo estero. Lasciamo stare la storia recente in cui, essendo ormai da tempo Francia a tutti gli effetti, ha subito l’invasione dei pensionati padani, che avendo cullato per tutta la vita il sogno dei poveri, quello di avere un bilocale in Liguria, non appena hanno messo le grinfie su quei quattro soldi di liquidazione, si sono accorti che i Liguri, non li lasciavano neanche entrare nell’agenzia immobiliare, mentre appena passato il confine, facevano loro ponti d’oro e non gli facevano neanche pagare la spiaggia. Sono quindi state immediatamente rase al suolo ville e case precedenti per fare spazio ad una adeguata serie di condomini da dare in pasto ai futuri leghisti. Ma come mai c’erano già tutte queste meravigliose ville e villette fin de siècle da abbattere? Perché da tempo si sapeva che la zona fruiva di un microclima strepitoso, in pratica, il più temperato della Francia, tanto che prosperava la coltura dell’agrume di ogni tipo e foggia.
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| Una turista all'ingresso dell'Hotel |
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| L'Hotel Imperial - Menton. |
I grandi saloni furono
tramezzati alla meglio e le fastose sales à manger trasformate in sale
condominiali. Solo due sono rimasti a far la loro funzione d’albergo, il
Balmoral e un altro mi pare, che stranamente erano stati costruiti pieds dans
l’eau, contrariamente ai dettami medici ma come piace tanto ai turisti moderni. Ma quando capita, come in questi
giorni che venga data la possibilità di entrare in queste che ora sono
proprietà private per ammirarne i giardini e quel che rimane ancora dei grandi
scaloni e degli ambienti comuni, non perdetevi l’occasione. Oggi ho visto l’ex
Hotel Alexandra, nel quartiere cosiddetto “dei Russi” e l’Imperial, di cui
ricorre il centenario della costruzione. Una emozione incredibile. Un tuffo nel
passato che, mentre scorri lo sguardo su stucchi ai soffitti, grandi lampadari,
marmi su scale a ferro di cavallo, mentre percorri i vialetti tra le palme
centenarie ed i ficus maestosi, ti mette un po’ di vergogna per le tue ciabatte
malconce, gli short e la maglietta sudata, quasi in quel momento passasse
rasente al muro la contessina Demirov con la dama di compagnia a guisa di chaperon, che ti guarda
severa, mentre lei soffoca con un fazzoletto di trina, un leggero colpo di
tosse o la figura curva del visconte Hoffenbaker che rientra, appoggiandosi al
bastone da passeggio in avorio, dopo una notte disastrosa al tavolo del
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