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sabato 4 maggio 2019

L'ultima figurina della pagina

da wikipedia


Ohibò (veramente non so se si scrive così), avrete notato che negli ultimi giorni ho un poco latitato dal mio dovere quotidiano, ma qualcuno sene è poi accorto? Il fatto è che mi sto preparando e il giorno della partenza si avvicina. Va bene che si tratterà di una specie di toccata e fuga, ma chissà perché la aspetto con particolare bramosia, non in quanto sia in particolare astinenza, sono infatti appena tornato da un bel giro nel Parmense, ma perché questo programmino mi stava a cuore da parecchio tempo. Era sempre lì, preparato e poi sempre messo da parte, accantonato per tempi migliori, tanto non scappa, verrà il momento. Stavolta me lo sono regalato, così almeno questa è la scusa della mia famiglia, per il mio compleanno. Ma perché questa ansia particolare di aggiungere questo nuovo paese al mio collezionistico elenco, al di là del fatto che ovviamente è pieno di particolari interessi e che meriterebbe una visita a prescindere, anche molto più approfondita? La spiegazione sta nel fatto che c'è, nel mio caso, un particolarissimo anche se futile e non certo onorevole motivo. Si tratterà infatti di completare la mia personale pagina dell'album delle figurine degli stati d'Europa. Proprio così, faticosamente è arrivato anche questo, che era l'ultimo che mi mancava e di tanto in tanto il pensiero fisso andava a quella pagina col buco bianco e vuoto da riempire, così come quando da ragazzo mi mancava solo la figurina di Garibaldi a Teano, per finire l'album della Storia d'Italia. (A me non facevano fare quello dei calciatori, perché non era abbastanza istruttivo, così almeno si ragionava negli anni '50, quindi niente Pizzaballa o altri introvabili del genere). Lo so che è una ragione debole, per molti criticabilissima, ma il maschio in generale ha questa insopprimibile e spesso presente mania collezionistica che gli fa raccogliere qualunque cosa. 

Io, dopo le figurine (tra cui l'album Panini oggi poco politicamente corretto delle Razze umane, che invece mi influenzò moltissimo nella mia voglia di andare a vedere che cosa ci sia oltre la collina) sono passato attraverso i pacchetti di sigarette, anche se non ho mai fumato e gli oggetti strani raccolti per il mondo di cui non è semplice individuare l'uso. Ne avevo fatto anche una serie di post intitolati: l'oggetto misterioso, che tuttavia hanno raccolto scarsissimo interesse, come tutto quello che scrivo del resto. Ma in fondo si sa, scriviamo soprattutto per noi stessi, almeno noi, "scrittori" della domenica. Dunque passando il tempo e venendo sempre diminuendo il mio interesse verso le cose ed il possesso degli oggetti in generale, la mia brama collezionistica che invece non si è automaticamente soppressa, ha dovuto dirigersi verso qualche cosa di più immateriale e così si è rivolta all'elenco dei paesi e dei territori visitati. Come ho già detto questo sarà il 110°, numero purtroppo ancora troppo misero per completare l'album, che data l'età è destinato a rimanere incompleto. Peccato vero? Oltretutto questa collezione non può essere portata avanti da nessun altro che non sia io. Ognuno riparte da zero in questa particolare collezione. Però posso avere almeno la soddisfazione di cercare di completare delle aree specifiche. Con questa completerò l'area dell'Europa, così come ho già terminato quella del sudest asiatico. Per altre ci vorrà più tempo e non so quale potrebbe essere un prossimo traguardo a me accessibile. Chi volesse più informazioni su questo aspetto,  dia un'occhiata alla pagina dedicata e alla cartina in fondo alla home page. Per intanto attendiamo con una certa ansia la partenza, poi si vedrà.

venerdì 20 settembre 2013

Trenini e soldatini.


 

Ci sono cose strane al mondo e non facili da spiegare. Alcune poi seguono regole contorte ma che si muovono sempre nella medesima direzione. C’era quello spiritosone che affermava, ad esempio che le tette le avevano inventate per i bambini, ma poi alla fine ci si divertivano soprattutto i papà. In effetto sono cose che succedono di frequente. Prendete per esempio il modellismo, di cui in questi giorni c’era una bella esposizione qui a Mentone  nel Palais de l’Europe. Davvero singolare che a passeggiare tra i molti banchi, ripieni fino all’inverosimile di soldatini di ogni specie, dimensione, arma ed epoca, modellini di auto, aerei, navi e treni, plastici di città fantasy con creature mostruose e ogni altra cosa che vi può venire in mente, non ho visto neanche un bambino. Eppure vi assicuro che c’era da rimanere incollati ai banchi per osservare da vicino, anche con apposite lenti in alcuni casi, tanto erano minuscole le opere esposte, una serie di oggetti che definire capolavori non è esagerato. Invece ecco una serie di personaggi di ogni età pencolare attorno, ammirando, commentando, facendo richieste del come, del quando e soprattutto del quanto. Vi assicuro che c’erano soldatini tanto minuscoli da guardarli con la lente, ussari prussiani, generali napoleonici, ulani con le lance in resta, truppe austriache ed inglesi, dipinti così perfettamente e minuziosamente, che potevi contar loro gli alamari o rimirar le medaglie appuntate sul petto ad una ad una. Aerei di ogni tipo, con i portelli semi aperti così che se ne potessero apprezzare i particolari interni fino alle cinture di sicurezza mollemente slacciate. 

Velieri maestosi, con la tolda ricoperta di minuti oggetti, botti, materiali, sartiame come malamente abbandonato e invece messo apposta con cura minuziosa che avrà necessitato di ore e ore di attento e paziente lavoro. Il capolavoro assoluto era in un banchetto il cui espositore presentava tutti mezzi bellici che parevano abbandonati alla incuria del tempo. Legno corroso e spezzato, lamierini contorti e rugginosi, reti consunte e ruote ormai sgonfie ed affondate in quello che pareva fango di palude. Davvero straordinari. Ma come mai gli uomini sono attirati da queste cose? Da piccolo non avevo mai desiderato il famigerato trenino elettrico. Appena ho avuto una figlia, mi sono precipitato comprarne uno, unico sodale in famiglia, mio suocero, con cui abbiamo concordato forma dimensioni, percorso delle rotaie e naturalmente numero e forma dei vagoni. La scatola troneggiava al posto d’onore sotto l’albero di Natale. Cercammo di finire in fretta e furia il pranzo natalizio con gran disdoro delle femmine di casa che come ovvio ci tenevano al menù approntato in giorni e giorni, per buttarci subito nel montaggio che durò quasi tutto il pomeriggio. Quando finalmente la locomotiva coi vagoncini al seguito cominciò a fare il suo mestiere, rimanemmo estatici a rimirarcela, quasi ci dimenticammo di chiamare mia figlia, che aveva seguito distrattamente di lontano tutto quell’armeggiare. Lo guardò per un attimo, poi se ne andò via subito, annoiata, verso la casa della Barbie.


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giovedì 22 settembre 2011

Collezionismo, una malattia?

Foto dal web
Niente da fare, difficilmente la femmina è sensibile a questa attrazione. E' più portata ad ammirare la singolarità, l'unicità della bellezza, il fascino del meglio, magari per abbandonarlo dopo poco e passare ad altro giudicato più interessante. Invece il maschio no. Deve essere una cosa genetica, il collezionismo. Sempre parlando in generale naturalmente, absit iniuria verbis, l'uomo è attratto morbosamente dalla possibilità di accumulare tutti, e ripeto tutti se possibili, gli esemplari esistenti dell'oggetto che in quel momento attrae il suo interesse. Tralasciando le figurine dei calciatori, esempio fin troppo ovvio, già da ragazzino, raccoglie le cose più strane e diverse ed il fine è proprio quello di accumularle tutte e poiché questo non è quasi mai realizzabile, almeno in una grande quantità di esemplari. Non vuole solo i più belli o i più rari, come farebbe una rappresentante del suo sesso avversario, ma anche quelli brutti, comuni, di scarsa rilevanza, perché proprio quelli gli mancano nella collezione. Anche mia figlia bambina ha fatto qualche album di figurine femminili, ma vedevo chiaramente che non le interessava cercare, scambiare con le amiche per finire la raccolta, voleva magari avere quella di Sailor Moon in tutto il suo splendore, ma alla fine non se ne faceva un cruccio. Altro che capannelli assatanati con in mano il mazzetto da fare scorrere veloce, con professionale andamento del pollice, alla voce di celo, celo, celo, manca, celo, che ha rischiarato la mia infanzia.

Ho visto uomini seri cercare come cani da tartufi su bancarelle improbabili, lamette da barba, bustine di zucchero, schede telefoniche, per non parlare dei famigerati miniassegni da 50 e 100 lire che qualcuno neanche ricorda più. Diciamo che è un po' una cosa che va a mode. Mentre eravamo al liceo andavano i pacchetti di sigarette vuoti. Intanto si trovavano per terra e non costavano niente, poi qualche parente che arrivava dall'estero ti portava qualche pacchetto straniero e che piacere aggiungere al mucchio di carte colorate quei pacchettini così diversi che conservavano ancora un lieve sentore di tabacco. Non parliamone se poi i caratteri erano diversi dai nostri. Pacchetti greci o russi e qualcuno che ne aveva addirittura qualcuno con scritte giapponesi o indiane. Che meraviglia, che divertimento guardarseli amorosamente. Io mi ero fatto un graticciato di fettucce su cui attaccavo quelli morbidi con uno spillino e che tenevo appeso al muro della mia camera, per potermeli rimirare continuamente. Avevo ideato una tecnica di ritrovamento astutissima. Assieme ad un altro collezionista, oggi luminare della medicina, si andava in bici a fare il giro dei passaggi a livello attorno alla città, zone dove la lunga attesa degli automobilisti conciliava il consumo di sigarette che la maleducazione italica imponeva di gettare poi al bordo della strada. Anche se appallottolati, venivano raccolti con giubilo e poi successivamente con gran cura, amorosamente distesi, stirati, infine recuperati alla collezione o per scambiarseli come carbonari nelle segrete sale del Bar Baleta. 

Una volta, un altro collezionista, altro futuro luminare della medicina, aveva fatto un ritrovamento in soffitta. Un pacchetto ancora intonso di AOI, Africa Orientale Italiana, un cimelio coloniale anteguerra, senza prezzo. Inutile dire, che tutti eravamo rosi dall'invidia e dal desiderio di possesso. Come è devastante questo sentimento maschile! Ma bisognava avere pazienza; a poco a poco la passione diminuì, qualcuno si stancò per primo, altri presi da altre cose seguirono. Alla fine rilevai tutte le collezioni della classe con poca fatica o male arti. La più grossa alla fine di una partita di poker, mentre un'altra mi fu addirittura regalata. Alla fine li avevo tutti, oltre mille pacchetti diversi, bellissimi. Poi altri desideri mi presero e vendetti in blocco la collezione, tramite un annuncio su Linus, ad un anziano signore di Milano, così almeno mi pareva allora, avrà avuto 50 anni o poco più. Mi mise in mano, dopo lunga trattativa, 110.000 lire e se ne andò con una strana luce negli occhi. Con il maltolto mi comprai la mia prima reflex, una Asahi Pentax Spotmatic 101, oggetto mitico, senza la quale non avrei potuto continuare a vivere, si sa. L'animo maschile è perverso, ragazze, cercate di capirci, se non sai di averne almeno undici fuori dalla porta non ti sembra di avere niente. Di macchine fotografiche naturalmente, poi saper fare le fotografie, è tutta un'altra cosa.


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