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lunedì 11 marzo 2019

50 motivi + 1 per andare a visitare il Bangladesh

Bellezze Bengali



A conclusione del giro di sensazioni che spero di essere riuscito a trasmettervi sul Bangladesh, stimolandovi al viaggio, vorrei fare un piccolo elenco di cose imperdibili di quel paese o che se la volete mettere giù in altro modo, valgono la pena di sobbarcarsi le ore di volo che sono necessarie a raggiungere quella terra lontana.


  • Gettarsi nel traffico caotico di Dhaka con una collana di tageti al collo
  • Cercare le stanze segrete degli antichi palazzi di Panam Nagar
  • Incantarsi tra le mura corrose della Goaldi Mashid
  • Schivare i mezzi contromano in autostrada mentre cerchi di arrivare a Comilla
  • Camminare tra le tombe di un piccolo cimitero di guerra
  • Arrampicarsi sui miri di mattoni di antichi templi tra coppiette spaurite
  • Contare le tracce delle celle dei monaci
  • Indovinare le sagome spettrali delle navi smontate in mezzo al mare a Kumira
  • Informarsi sugli usi delle tribù delle colline aggirandosi in un polveroso museo a Chittagong
  • Gettare cibo alle tartarughe sacre cercando la buona sorte
  • Mangiare pollo fritto in un baracchino lungo la strada
  • Guardare il sole che sorge tra la cima delle colline
  • Navigare tutto il giorno sulle acque calme del lago Kaptai
  • Fermarsi a chiacchierare coi pescatori che ritirano le reti
  • Risalire le stradine sovraffollate del mercato di Shuvolong e bere un thè mangiando paratha
  • Salire fino alla statua di Buddha in mezzo al lago e incontrare monaci che si infrattano nella foresta
  • Camminare tra le capanne di villaggi Chakma tra ragazze che filano e anziane donne che puliscono il tamarick
  • Fumarsi tabacco del villaggio con una pipa di bambù  
  • Guardare il cricket su una vecchia TV, mentre una vecchia sta tessendo
  • Visitare una fabbrichetta dove si sfogliano i tronchi di legno tra polvere e segatura
  • Dare mance ai soldati armati che ti hanno"scortato" tutto il giorno
  • Far colazione con le operaie di una fabbrica di tessitrici
  • Usare traghetti di un tempo per traversare fiumi facendolo slalom tra i mendicanti
  • Salire i tanti gradini per visitare il Golden Temple di Bandarban
  • Risalire lentamente il fiume Sangu con una barca visitando villaggi Tripura e Marma
  • Dare un passaggio in barca ad una ragazza che va al mercato
  • Salire con fatica le scalette delle capanne per incontrare la vecchia madre settantaquattrenne del proprietario
  • Aggirarsi tra i banchetti e lungo il fiume del mercato tribale di Bandarban
  • Percorrere la strada panoramica sulle colline e fermarsi a mangiare papaye 
  • Scendere in fondo alla valle per ripidi sentieri per raggiungere un villaggio Marma dove vive una donna di oltre 100 anni
  • Guardare le ragazze Tripura che fanno farina nei mortai cariche di collanine
  • Fermarsi a fare foto alle donne Kimi che esibiscono i loro orecchini
  • Aggirarsi tra le chiese di un villaggio Bhom assistendo ad una messa coi suoi canti
  • Bruciarsi la bocca col primo boccone di pollo al chilly e non sentire più nulla di quanto mangi dopo
  • Scaldarsi ai bracieri del villaggio di Tong Chong in una gelida mattina di gennaio
  • Fermarsi ad un Mela induista lungo la strada e farsi offrire il dal
  • Assistere alla cerimonia della questua tra file di monaci e donne che pregano
  • Chiacchierare col priore del tempio quasi finito e guardare la valle dall'alto
  • Percorrere le strade affollate lungo mare a Cox's Bazar
  • Aggirarsi col naso tappato tra i lunghi bancali dove secca il pesce
  • Visitare il mercato del pesce tra tritaghiaccio e pesate di tonni
  • Guardare la lunga spiaggia mentre tramonta il sole
  • Assistere attoniti alla sfilata di centinaia di SUV che si dirigono ai campi Ronghya
  • Godersi una canzone sufi cantata dal maestro di religione in una scuola coranica circondati dagli allievi
  • Essere condotti tra i banchi dell'aula dei computer dal preside orgoglioso
  • Vedere i larghi spazi della nuova Dhaka trai palazzi del potere
  • Infilarsi nelle stradine della Old Dhaka e rimanere bloccati
  • Fare una corsa in ciclorisciò attraverso i bazar
  • Aggirarsi nel giardino del forte facendo mille selfie con le ragazze velate che vogliono posare accanto allo straniero.
  • Temere di rimanere bloccati lungo la strada che va all'aeroporto e perdere il volo
e infine

  • Abbracciare il caro amico Eussuf augurandogli la miglior fortuna per una vita futura felice, ringraziandolo per le dolci canzoni d'amore che ci ha cantato




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BD19 - Considerazioni finali

domenica 10 marzo 2019

Bangla desh 19 - Considerazioni finali


Sul fiume
Ecco arrivato il momento di tirare le somme di questa purtroppo breve toccata e fuga in Bangladesh, il penultimo dei paesi del subcontinente che ancora non conoscevo. E' quasi inutile la solita premessa che una settimana è assolutamente insufficiente a dare un giudizio che abbia un senso su di una intera nazione, della quale per di più si è riusciti a vedere soltanto una piccola parte, ma penso che  anche in questo caso, una permanenza pur breve di possa dare tutta una serie di sensazioni, di messaggi, di scosse comunicative, che valgono la pena di essere registrate, forse anche solo per essere smentite da chi ha più approfondite conoscenze della materia. Dunque veniamo alla prima scarica adrenalinica che dà il paese nel suo insieme ed in particolare nei suoi primi contatti all'arrivo. Mai come qui ho avuto chiara e netta, la sensazione tattile della moltiplicazione esponenziale ed inarrestabile della specie umana, della quantità numerica ossessiva alla quale può arrivare il pianeta e che nessuna forza o calamità, guerra, epidemie, miserie, carestie, può in nessun modo arrestare. Di questo aspetto, a causa di un traffico ossessivo che tutto blocca continuamente, dell'essere sempre circondato da una folla innumerevole che ti schiaccia, ti spinge e ti costringe a percorsi obbligati, dall'avere difficoltà a trovarti in luoghi solitari ed isolati che probabilmente neppure più esistono, hai una costante prova ogni giorno ed in ogni luogo in cui ti troverai.

Al mercato
Tuttavia c'è anche un altro importantissimo aspetto da valutare, a causa del quale, detto in questo modo, dovresti parallelamente trovarti in un mondo avvolto in una disperazione senza fine, in una terra di dolore assoluto e privo di raggi di luce che illuminino la speranza del futuro. Invece avrai sempre una impressione opposta. La gente che ti circonda è, almeno in apparenza, gioiosa, accogliente, comunicativa, disponibile ad avere con te un contatto amichevole e cordiale, se non ad aiutarti in ogni modo di cui tu manifesterai il bisogno. Non voglio dire che questo significhi che è un popolo felice in assoluto. Di certo sarà, come tutto il terzo mondo, assillato da problemi materiali e non solo, ma l'atteggiamento generale appare sempre gioioso e sereno, cosa che ti mette automaticamente di buon umore e disponibile a considerare in positivo le cose che vedrai. Tutto questo, che accade anche in altri paesi poverissimi, per carità, a mio parere è dovuto al fatto che la nostra specie, come ho già avuto modo di rimarcare, ha una capacità adattativa straordinaria, sia per quanto riguarda le condizioni naturali, prosperando ed avendo vite piene tra i ghiacci, come tra le sabbie dei deserti più inospitali, nel folto delle jungle selvatiche come tra gli acquitrini più malsani, tra le montagne di immondizia o in mezzo a scoli di fogna maleodoranti, anzi in questi frangenti estremi moltiplicandosi con ancora maggiore feroce compulsività.

Questa è la forza della nostra specie che difficilmente sarà estirpabile da questo pianeta. Il secondo aspetto che ritengo rilevante in questo paese, è che proprio la sua situazione di sovrappopolata povertà diventa in molti casi una delle sue più notevoli opportunità economiche, il suo punto di forza che gli consente un certo tipo di sopravvivenza e di, se pur farraginosa, crescita. Infatti la sua immensa ed economicissima forza lavoro, consente l'arrivo di occasioni manifatturiere altrimenti impossibili e che consentono al paese, certo a caro prezzo, di moltiplicare le sue occasioni che gli hanno permesso di diventare una vera e propria macchina produttiva d'Oriente. Ormai anche la Cina ed altri paesi, un tempo nelle stesse condizioni, grazie al miglioramento delle loro condizioni di vita, delocalizzano quaggiù le loro imprese, diventate, sembra incredibile a dirlo, troppo poco competitive. Insomma è chiaro che  nel mondo, c'è sempre un sud più a sud. Per il resto devo sottolineare che dappertutto, città o campagna in cui ti trovi, hai la sensazione di essere di nuovo in quell'India di quaranta anni fa, non ancora cambiata da una modernità intesa soprattutto come aumento della ricchezza e del tenore di vita più vicino a quello occidentale. In città respiri la confusione assoluta, nelle campagne, quella placida semplicità di una società contadina ancestrale, fatta di pochi bisogni e di totale vicinanza alle tradizioni. 

Il rispetto di queste ultime è certamente importante in tutti gli strati della società, rendendo difficili gli ascensori sociali, impossibili i matrimoni tra classi differenti, contrastando i mutamenti politici e religiosi. Fortunatamente i contrasti tra credi non sembrano creare tensioni violente e le due religioni preminenti, l'ufficiale islamica e la residuale induista, convivono, a mio parere, in maniera assolutamente pacifica. Anche le componenti buddiste a cui aderiscono soprattutto le minoranze etniche della parte sudest del paese, sono assolutamente rispettate e svolgono i loro riti senza problemi apparenti. Insomma un paese molto piacevole da visitare che non vi darà, direi problemi di sorta, nel quale incontrerete persone deliziose che vi inviteranno nelle loro capanne o nelle loro case senza secondi fini, che manifesteranno la loro orgogliosa approvazione al fatto che voi siate interessati a visitare la loro terra, che vi chiederanno cosa ne pensiate, desiderose soprattutto che abbiate potuto apprezzarne i suoi pregi e le sue parti migliori. Certamente non dovete aspettarvi le grandi meraviglie architettoniche indiane, gli straordinari complessi templari del sudest asiatico o le spiagge coralline dei mari del sud. Il Bangladesh vi saprà dare paesaggi placidi di una campagna tranquilla, colline mosse e verdeggianti punteggiate di villaggi segreti, fiumi placidi che risalgono valli tortuose da discendere lentamente su barche sottili, gustandovi il paesaggio che scorre placidamente al vostro fianco e mercati ricchi di fascino, profumi ed odori ad ogni angolo, ad ogni paese. 

Alba sul lago
Il rammarico è quello di non aver potuto trascorrere qualche giorno nelle Sunderbands, l'immenso dedalo di paludi e bracci d'acqua dell'estremo delta che costituisce una parte importante ed assolutamente unica di questo paese, con le sue suggestioni salgariane e la sua vita sull'acqua. Anche della parte a nord di Dhaka mi parlano assai bene, con interessanti templi e altre presenze storiche importanti. Insomma diciamo che consiglierei per una visita più appagante, di prevedere almeno due settimane di permanenza. Un ultimo aspetto a mio parere di grande interesse è quello che potrete avere nelle vicinanze di Cox's Bazar e di cui vi ho già accennato, nell'apposito post. Questo poverissimo paese, che di suoi problemi interni, ne ha già un numero piuttosto rilevante, si è fatto carico laggiù, dell'esodo biblico della popolazione Ronghya proveniente dal Myanmar, da cui almeno un milione di persone è riuscito a sfuggire, tanto per cambiare coi barconi, alla pervicace e ben ordinata operazione di pulizia etnica, perseguita dal potere militare buddista di quel paese, nel completo e connivente silenzio del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, che dimostra come è facile il passaggio dall'essere perseguitato a diventare persecutore. La tragedia continua tra il disinteresse generale. Ad esempio la correligionaria Malaysia, concede un appoggio di accorato sdegno morale alla faccenda, con dichiarazioni pubbliche e grandi manifesti nelle strade, ma non si prende carico di un profugo che è uno, mentre questi perseguitati, finiscono tutti nelle tendopoli bangladeshi. 

Fumando la pipa
Sarà molto interessante anche per voi, farvi un'idea del business che si crea attorno a tutto ciò attraverso la presenza dei colossi delle organizzazioni internazionali ed alle loro metodologie di intervento. Per andarci a mettere proprio il naso dovrete procurarvi un invito da parte di qualcuna di queste organizzazioni, naturalmente. Insomma tirandole somme, un paese in cui vale la pena assolutamente di andare, cercando di fare qualcosa di più che una semplice toccata e fuga. Penso che rimarrete sicuramente colpiti, dalla piacevolezza degli abitanti e dai tanti contrasti che di certo avvertirete. Rimarrete parimente interessati, se questo aspetto è nelle vostre corde, da tutta la parte etnografica, visitando i territori in cui vivono le tribù di origine sinotibetana, che per l'isolamento in cui sono vissute per secoli a causa della difficoltà di penetrazione dei loro territori, tagliati anche fuori dalle grandi rotte commerciali, hanno mantenuto caratteristiche tradizionali vivaci e differenziate ed inevitabilmente destinate a scomparire velocemente. In più avrete come giunta, il fatto che le aree in cui sono stanziati questi popoli sono davvero molto belle dal punto paesaggistico. Se ne avrete la possibilità, come plus aggiuntivi cercate di far coincidere il vostro viaggio con qualche grande manifestazione come il Kite festival a Cox's bazar o la famosa festa induista che si svolge verso novembre a Dubla nelle Sunderbands col bagno collettivo di decine di migliaia di persone. Quindi il mio consiglio è di meditare un viaggio da queste parti, non soltanto per aggiungere una figurina al vostro album di paesi visitati, ma proprio perché ne vale intrinsecamente la pena.


Tra le colline 


Meditazione
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sabato 9 marzo 2019

Bagla Desh 18 - Ma che si mangia?


Ristorante tra le colline di Rangamati



Friggitore di juleb
Uova e noodles
Anticipo subito che il post di oggi non sarà molto ricco e questo, come sa chi mi segue, deriva soprattutto dal mio scarso amore verso la cucina del subcontinente indiano, che pur presentando aspetti molto diversi da nord a sud e da est ad ovest, a causa del crogiolo di popoli ed etnie diversissime, ha tuttavia un denominatore comune, la presenza ossessiva e costante di alcuni tipi di spezie che vengono usati comunemente ed in quantità decisa, in particolare il coriandolo, il peperoncino piccante (chilly) e le mescolanze varie chiamate curry o meglio masala. Questo odore di fondo ben presente in ogni ristorante ed in ogni piatto, pervade ogni ambiente e mi respinge naturalmente, oltre al fatto che nella stragrande maggioranza delle preparazioni,  la presenza massiva di chilly e pepe è così invasiva che dopo il primo boccone, ho il cavo orale completamente cotto ed insensibile a qualunque altro tipo di sapore. 

Melanzane, pollo al cocco e verdure
Quindi sono di parte e la mia disamina non è del tutto affidabile, prendetela quindi con le molle. Anzi arrivo addirittura alla perversa convinzione di affermare che questa presenza sia così pesante proprio perché, a causa del clima e delle difficoltà conservative, le materie prime sono qui di difficile conservabilità e assumerebbero facilmente gusti poco simpatici, necessitando quindi di essere ricoperti in maniera saggia ed abbondante. Naturalmente mi smentirà chi della cucina indiana, tandoori e biryani, mi canterà le straordinarie virtù, ma io rimango della mia idea e ogni volta che vado in questa area che amo comunque svisceratamente a prescindere dalla cucina, perdo almeno cinque chili. Ma voi che invece sarete ansiosi di provare i vari manicaretti che vi saranno via via proposti, cosa vi dovete aspettare? Ripeto qui non parlerò della cucina locale e di tradizione, ma di quello che con più facilità vi capiterà di vedere arrivare sul tavolo dei posti nei quali vi fermerete. 

Preparazione del dal
Intanto, calcolate che, se sarete in alberghi da tre stelle in su, per la cena potrà capitarvi di trovare in menù anche piatti cosiddetti continental, che sono fantasiose interpretazioni di piatti di pasta, pollo fritto e simil hamburger. La norma è quella ma il sapore non si differenzia molto da quello indian style, perché quello lo farà la quantità di spezia contenuta. Ricordatevi quindi, anche se in fondo amate il cibo un po' piccante, che qui questa declinazione è completamente diversa dai vostri parametri. Ne ho visti molti dire: non è un problema, a me piace molto il peperoncino e lo mangio a colazione e poi al primo boccone strabuzzare gli occhi e cercare disperatamente qualche cosa da inghiottire per calmare il fuoco vivo che cuoceva le  loro mucose. Quindi, consiglio, non stancatevi mai dopo ogni ordinazione di pregare, supplicare il cameriere di dire al cuoco di non mettere assolutamente nei condimenti pepe e peperoncino. Deve essere un mantra fisso per voi, lo guardate fisso negli occhi e lo pregate supplichevolmente: please no chilly, no pepper. Tranquilli, ce ne sarà ugualmente, ma in quantità quasi accettabile. Alle eventuali lamentele, il ragazzo allargherà le braccia e dirà: ma se no, non sa di niente, ciondolando la testa. 

Legumi per il dal
In ogni caso la pasta viene proposta come un pastone stracotto al forno e ricoperto di abbondantissima crema bianca e dolciastra oppure con una salsa rossa di pomodoro e spezie locali. E' piuttosto comune in quanto soluzione valida per la grande quantità di vegetariani presenti. Si trovano poi sempre molti piatti della cucina similcinese, riso fritto o noodles, con pollo, uova o verdure. In alternativa piatti di montone generalmente molto speziati e le polpette annegate nel sugo (kofta). Assente il maiale, raro il manzo. Spesso ci sono insegne di Pizza che consiglierei di evitare. A colazione avrete generalmente la possibilità di mangiare qualcosa che consentirà la vostra sopravvivenza per tutta la giornata, uova (chiedete plain o cheese omelette o scrambled eggs, ma ricordatevi di dire no masala). Spesso ci saranno toast and jam, una onnipresente confettura rossa dolcissima ed anonima, ma che fornirà le calorie sufficienti ad arrivare fino a sera, poi banane e altro simile. A pranzo finirete spesso in localini di fortuna lungo la strada e qui avrete a disposizione quello che trovate. Di solito questi posti forniscono un paio di piatti o il classico thali indiano, servito in un vassoio di alluminio, con qualche chapatti e plain rice al centro e quattro o cinque mestolate di salse diverse attorno. 

Butter naan
Si tratta in generale di diverse versioni di dal, una "minestra" più o meno brodosa gialla o rossiccia, che può raggiungere la consistenza di una crema, spesso servita in una ciotola a parte, che a volte è mangiabile, da raccogliere con i vari tipi di pani indiani forniti. In generale si dovrebbe mangiare formando il boccone con le tre dita della mano destra, ma agli occidentali viene sempre data forchetta  e cucchiaio di default. I pani indiani di accompagnamento sono molteplici. Chapati e roti, piadine di 10/15 cm di gusto neutro di farina di frumento non lievitato, cotti a secco su piastre, paratha, simili ma più conditi ma fritti in padella con burro ed altri grassi, o ripiene di formaggio (paneer paratha) o patate (aloo paratha). Migliori in assoluto i naan (butter naan o paneer naan) che sono più morbidi e gustosi, più grandi e molto simili alla pasta da pizza lievitata e cotta in forno, serviti caldi e croccanti a pezzi. I poori, sono focaccine fritte in abbondante olio. 

Pollo
Ci sono poi delle specie di gallettine sottili secche molto speziate (papadam, papad e similari), fritte ed anche di farina di mais. Il riso è sempre presente, come contorno in bianco (pulao) o fritto alla cinese o con salse indiane (masala o biryani, un po' meno aggressiva). Nei mercati grande abbondanza di fritti dolci e salati, samosa, triangoli ripieni di verdura, pakora e pastelle fritte di ogni tipo come le juleb, vermicelli di pasta arrotolata tipo i churros messicani. Tra le verdure molti tipi di zucche e zucchini vari. I dolci sono quasi sempre a base di riso e cocco, con aggiunte di melassa. Ottimi invece i croccanti di arachidi molto simili ai nostri. Nei giri sulle colline vicino alla Birmania vi potrà capitare l'offerta di piatti cosiddetti locali, generalmente pollo o verdure cotte nel bambù con salse al cocco, melanzane e pomodoro. La frutta va comprata direttamente nei mercatini, perché difficilmente viene offerta nei ristoranti. 

Nespole
Le più comuni, banane, papaye, ananas, mandarini e manghi in stagione. In inverno si trova spesso la guava e l'anona, un frutto particolare dai profumi molto esotici. Onnipresente l'acqua imbottigliata, generalmente fornita nella misura di una bottiglietta a testa dall'albergo, sempre complimentary (o come diciamo noi aggratis) e a volontà da chi vi accompagna (dotazione standard dell'auto a disposizione) e i vari soft drink (20/30 taka); ci sono poi nelle bancarelle succhi di frutta confezionati (40 taka); rara e costosa invece la birra e gli alcoolici. Disponibili yogurt e lassi (con aggiunta di acqua gelata) che vi sconsiglierei per ragioni sanitarie. Adesso anche nei bar di paese sono disponibili gelati confezionati e sigillati. Caffè generalmente solubile e thè nelle due versioni, black (10 taka), che contiene sempre zenzero, cannella e/o cardammomo (se non lo volete dovete dirlo prima) oppure con il latte condensato. Di norma vi sarà richiesto se lo volete già zuccherato. Insomma più o meno quello che troverete in India, ragione per la quale non ripeterò questo argomento per quella parte di viaggio. Tranquilli dimagrirete sicuramente.



Verdure al mercato
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venerdì 8 marzo 2019

Bangla Desh 17 - Schiacciati tra la folla

Tra i Risciò

Al mercato
La confusione è massima, qui avverti davvero cosa significhi la sovrappopolazione, si fatica anche a tenersi a portata di occhio per non perdersi in mezzo alla folla che preme da tutte le parti. Si decide infine di prendere un paio di ciclorisciò che sembra riescano a meglio districarsi nel penetrare le stradine della città vecchia e che alla fine, se pur lentamente, procedono in mezzo alla massa come palline di metallo in mezzo ad un liquido viscoso, per lo meno quella è la sensazione. Subito un paio rifiutano di prendermi a bordo e capisco già le illazioni che qualcuno sta facendo a proposito della mia stazza e invece no, cari signori, questo non c'entra proprio un bel nulla, infatti, ma questo lo noto dopo che siamo saliti a bordo, perché c'è un piccolo segreto che a prima vista non si nota e che spiega tutto. Infatti chi si fa carico di due o più passeggeri, specie se impegnativi per il pedalatore, lo fa a cuor leggero e ve ne notifico il motivo. Dopo un paio di pedalate per avviare il mezzo infatti, il nostro, che mi sembra pure non molto in forma, si lascia andare solo a piccoli colpi di pedale di tanto in tanto ed il mezzo procede comunque fendendo la folla, lui si incarica soprattutto di suonare il campanello in continuazione e di frenare per non sbattere contro qualcuno o qualcosa. Mi dico, meno male che siamo in leggera discesa e la bici va da sola, anche se non avevo notato tutta questa pendenza camminando.

Coppietta
Poi cominciano a venire i dubbi e guardando bene anche il mezzo che ci precede, si svela l'arcano. Molti di questi risciò hanno in realtà una sorta di pedalata elettrica agevolata, con una batteria fissata sotto il sedile, che consente, dopo il primo sforzo iniziale di procedere senza faticare più di tanto, meglio così, anche la mia coscienza è più tranquilla, in fondo affidarsi al motore umano sa molto di schiavismo coloniale. Comunque è divertentissimo procedere in questo modo, praticamente, siamo in una colonna di cui non si riesce a vedere la fine, che procede a fatica dandoti il tempo di guardare la vita che si svolge senza sosta ai tuoi lati. Tutti che vanno dappertutto vagando in maniera apparentemente svagata e senza meta in questo mercato infinito, chi sa se alla ricerca dell'affare della vita o semplicemente in cerca di una occasione per risolvere la giornata o se davvero per andar cercando qualche cosa di preciso da portare a casa. Tuttavia non c'è scampo, la continua e definitiva sensazione che ti dà questa città è quella di un affollamento oppressivo ed ineluttabile. L'aria, densa di polveri varie e fumi di scarico è poi irrespirabile, tanto che molti portano un'apposita mascherina, oltre a quelle che velate lo sono già per obbligo religioso. Intanto si continua a procedere seppure con grande lentezza, rischiando ogni volta di arrotare qualcuno, tentando comunque sorpassi azzardati tra cicli, come se questo risolvesse la situazione o rimanendo bloccati per decine di minuti in un ingorgo inestricabile di biciclette e pedoni. 

In coda
Qui non riescono ad intrufolarsi più neppure le moto, altro che le auto. I bazar specialistici si susseguono lungo la Hindu street seguendo una sorta di percorso obbligato che alla fine costeggia le alte mura della prigione cittadina, che occupa una vasta porzione del centro della old city. La lentezza della processione ti permette di buttare l'occhio nelle minuscole botteghe, dove sono al lavoro migliaia di artigiani, aggiustatori, robivecchi e fornitori di chincaglieria varia. Piccole e antiche moschee, così come vecchie chiese cattoliche vivono seminascoste nell'abbraccio soffocante della merce esposta. Di tanto in tanto emergono le sagome di antichi palazzi moghul in rovina che si sbriciolano di anno in anno sotto la furia inconsapevole e maligna del monsone estivo. Però bisogna dire che questo percorso è davvero istruttivo per la conoscenza della città e del suo modo di vivere o, se vuoi, di sopravvivere. Bisogna comunque pensare di inserirlo come tragitto esperienziale piuttosto che come necessità, per spostarsi da un punto all'altro della città. Guardandoti attorno a bordo del tuo triciclo dalla capotte illustrata di figure e paesaggi, capisci molto meglio la vita che ti circonda e vuole farti parte di sé. Qui vedi anche il crogiolo di popoli che vivono in città, qui hindu e musulmani si mescolano completamente ed i sari colorati e svolazzanti si alternano ai salwar kamiz coi pantaloni stretti alle caviglie.

Bellezze bengali 2
Bellezze bengali 1
Le dupatte, le lunghe sciarpe leggere e trasparenti, strette attorno al collo si confondono con i veli,a volte pomposamente colorati e appena tenuti di sghimbescio o del tutto assenti, altre invece costringenti e cupamente neri a coprire completamente i volti, espressioni di un purda rigoroso che quasi nasconde anche gli occhi. Poi a poco a poco esci dall'ingorgo e tra curve e controcurve si arriva alle rossa mure del forte che occupa una bella porzione di centro storico. Salutiamo i nostri caronti, debitamente mancificati, che si dispongono in fila in attesa di altri clienti in uscita da questo monumento che è diventato un grande parco cittadino dove a venire con le famigliole fidanzate a godersi un po' di spazio aperto, di prati verdi ed aiuole fiorite. E' assolutamente comprensibile questo bisogno, per chi viva in una città così densamente popolata come questa. Le case, i tuguri e le baracche, i negozi, i magazzini ed i venditori di strada occupano tutto lo spazio, dagli angoli più riposti a quelli ordinatamente deputati al bisogno e le poche aree aperte in cui le costruzioni sono poche e distanziate vengono prese d'assalto dalla popolazione. Il forte Lalbagh sembra un'oasi verde nel caos fitto, anche se poi in realtà è anche qui pieno di gente, che alla vista dell'occidentale, specie se biondo, sgomita per farsi un selfie, mentre le coppiette si imboscano sedute dietro le alte siepi. In realtà il forte è davvero poco più che un grande giardino, dato che il principe Azam ne interruppe la costruzione alla morte dell'amatissima figlia. 

Trasporti
Bellezze bengali 3
Quindi le uniche costruzioni che ospita tra le alte mura sono appunto il mausoleo di Pari Bibi, ricco di marmi candidi mescolati a neri basalti, una bella sala delle udienze, che ospita un piccolo museo, una piccola moschea e l'ammam. Passiamo poi nella zona universitaria costituita da una serie di edifici coloniali inglesi, massicci costruiti nell'arenaria rossa così comune in questa zona. Qui è pieno di giovani studenti che vagolano coi libri sotto braccio nei vialetti tra i palazzi. Qui nasce e cresce il futuro di questo paese, che si trova così stretto nella morsa dell'aumento continuo della popolazione e nelle opportunità date dalla maggiore facilità degli scambi mondiali a cui tenta disperatamente di partecipare approfittando proprio di questa situazione di disponibilità di forza lavoro a basso costo. A questo punto bisogna tenere sempre d'occhio l'orologio e anche quando ti sembra di aver calcolato i tempi con la dovuta abbondanza ti scontri con la realtà di un mondo che viaggia a ritmi diversi da quelli a cui tu sei abituato. Si tratta di percorrere solo una trentina di chilometri per arrivare a quell'aereo che aspetta di portarti via da  questa terra e quattro ore sembrano più che sufficienti per arrivarci comodi, invece ti accorgi subito che questo centro infinito, che questa folla mostruosa che riempie ogni strada di auto e mezzi di tutti i generi, è sempre più pervasiva e numerosa. 

Friggitore di juleb
Mercante di tessuti
La periferia desiderata dove il traffico poco alla volta si scioglie e la velocità di percorrenza migliora, non arriva mai. Sei sempre fermo in mezzo ad una coda di auto, camion e pullman di cui non vedi la fine. Dopo due ore non hai fatto che dieci chilometri e sei ancora fermo in mezzo alle lamiere e cominci a disperare. Questa volta non ce la facciamo, lo perdiamo, lo perdiamo e rimarremo qui per sempre bloccati nella coda infernale. Eusuf e soprattutto Anis, sono invece tranquilli e poi, come sempre tutto si risolve, la coda procede, a poco a poco gli spazi si allargano, le grandi coperture curve dell'aeroporto compaiono in lontananza e anche se hai soltanto il tempo per un abbraccio con i tuoi nuovi amici, l'aereo è lì che ti aspetta per portarti via, verso una nuova terra ansiosa di mostrarti anch'essa le sue meraviglie. Quando finisce un viaggio, di solito comincia il tempo delle riflessioni e dei bilanci, questa volta invece, questo tempo deve essere rinviato a data da destinarsi, Altro incombe. Un altro cielo, altre voci aspettano. E' soltanto un breve balzo al di là di una barriera, di un confine, odioso ostacolo ala libertà del muoversi. Sotto di te una teoria infinita di costruzioni che l'altezza fa diventare sempre più minuscole e lontane. Adesso bisogna pensare a quello che ci aspetta di là, nuove promesse, nuovi interrogativi, nuove emozioni da provare. Presto che è tardi, allacciamoci le cinture.

Universitari



SURVIVAL KIT

Lalbaghfort
Volo Cox's Bazar Dhaka - E' assolutamente da preferire ad un ritorno in macchina che per la maggior parte percorrerebbe la stessa affollatissima autostrada fatta all'andata. Meno di un'ora, invece, che consente di guadagnare quindi quasi un giorno completo specialmente se avrete combinato il volo per lasciare il paese la sera tardi. Questo permette anche una breve visita alla città, per chi come al solito deve correre e non ha avuto il tempo di farla all'arrivo.  Noi abbiamo usato Novoair, un'ora di volo, partenza 10:50, costo 4200 taka. 

Risciowalla
Dhaka (o Dacca) - Città a cui converrebbe dedicare almeno un paio di giorni. Da vedere assolutamente:  Quartiere universitario. Giro nella old city, meglio se con ciclorisciò che consente di vedere molto. I bazar come Shankharia e Chowk bazar. Lalbaghfort e i palazzi circostanti. Se avete più tempo potrete aggiungere: La moschea Sitara e la moschea Mirdha e le sue mura, la chiesa armena, il palazzo rosa Ahsan Manzil e i resti di palazzi Bara e Chota. Per chi ha ancora tempo un giro sul fiume, partendo dal Sandargath ed eventualmente il Museo Nazionale e il museo della Guerra di liberazione (per amatori del genere). Apprezzate soprattutto l'affollamento tra i più potenti al mondo. Precauzioni naturali, attenti al portafoglio tra la folla e tenetevi fuori dalle frequenti manifestazioni che agitano il centro. Lasciate la mascherina protettiva ai giapponesi.

Nel bazar


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