mercoledì 31 luglio 2019

Central India 34 - Lucknow


La grande moschea


Bara Imambara
Lucknow ha il piglio della capitale, lo senti subito appena percorri le grandi direttrici che la attraversano, costruite con taglio arioso e pensate per un impero. D'altra parte questa città è antichissima e di qui ne sono passati parecchi tra imperatori, re e compagnia bella, oltre che i governatori inglesi che la elessero a loro volta come città fondamentale del subcontinente, tanto è vero che proprio qui scoppiarono le prime rivolte indipendentiste già nel 1857, con l'assalto e la distruzione del complesso della British Residency, le cui rovine oggi ospitano il memoriale a ricordo di quei fatti fondamentali nella storia indiana recente. Se vi capita, leggete il bel romanzo La principessa ribelle di Kenizé Mourad che racconta la storia della quarta moglie del sovrano mandato in esilio e che si mise a capo di questa lotta per la libertà. Insomma una città importante, capoluogo dell'Uttar Pradesh, uno degli stati più importanti della confederazione, anche questa di diversi milioni di abitanti, difficile contarli poi, perché fare riferimento agli ultimi dati del 2011 non ha molto senso in un paese dove ogni anno il numero cresce di una ventina di milioni di persone e la migrazione interna dalle campagne è sempre imponente. In effetti la città è caratterizzata da questa fastosa architettura coloniale, condita in salsa moghul che ha lasciato dappertutto palazzi imponenti, giardini fastosi, moschee dalle grandi dimensioni. Qui infatti gli ultimi Nawab si sono dati parecchio da fare, costruendo residenze fastose con conseguenti mausolei della medesima imponenza, cosa, questa della monumentalità che ricordasse il post vita, a cui i Moghul erano evidentemente molto sensibili.

Il pozzo
Labirinto
Quindi il meno che si possa fare in questa città è muoversi lungo la grande arteria della Husainabad road, attraversare la monumentale porta di Rumi Darwaza (va bene, consentiti dieci minuti per guardarsi intorno nella grande piazza antistante e scattare un paio di foto, tanto qui il parcheggio è alquanto selvaggio) e poi arrivare fino ai cancelli del Bara Imambara, costruito verso la fine del 1700 in stile indopersiano dal quarto Nawab della dinastia, che evidentemente amava fare le cose in grande. Sembra davvero un palazzo reale, dove in effetti visse per qualche decennio, ma in realtà era destinato a diventare la sua imponente tomba. Qui bisogna dedicarci un po' di tempo, perché già il solo passeggio nei giardini antistanti ti offre la possibilità di entrare nell'atmosfera che aleggiava in queste corti. Piccolo palazzi di servizio ai lati, edifici religiosi attorno e poi il grande edificio, dalle immense sale in cui l'occhio si perde, da cui si dipartono, scale e scalette segrete per raggiungere i piani superiori e la finale terrazza da cui si gode il magnifico panorama della città. E lungo questa strada c'è la sorpresa di trovare un contorto labirinto, una delle passioni del Nawab, che amava divertirsi alle spalle dei suoi ospiti o chissà, delle sue molte  concubine che si perdevano nelle decine di lunghissimi corridoi, tutti uguali, senza riuscire a trovare l'uscita. Il tizio che, dietro lauta mancificazione obbligatoria, ci conduce nei segreti meandri del palazzo, gioca ovviamente su questo aspetto e tenta subito di farci perdere tra le curve e le controcurve, ma riusciamo a non farci mollare troppo indietro e così, ansimando un po' lungo le ripide scalette raggiungiamo la famosa balconata. 

La tomba
All'ingresso
Davvero imponente la vista, con la grande moschea a lato che innalza i suoi aguzzi minareti puntati verso il cielo e le tre eleganti cupole a cipolla. Nessuno sulle scalinate che conducono all'ingresso. Pure qui durante le feste sciite si radunano folle cospicue. Questa rimane infatti una delle città focali per l'Islam indiano e la percentuale di abitanti di fede musulmana qui è piuttosto elevata. Guardandosi intorno vedi molte donne velate o con semplici hijab oppure completamente coperte secondo la regola più stretta del purdah. Scendiamo lungo la scalinata di accesso piuttosto rapidamente visto che la nostra guida sembra irritata per il fatto che non ci siamo persi nel labirinto, icona semiologica che come direbbe il mio concittadino Eco, rimane una costante nella ricerca di se stessi, un investigare oscuro nel raggiungimento della conoscenza interiore nel quale è facile perdersi, trovando, dio non voglia, il minotauro nascosto dentro di noi in attesa di divorarci o di essere finalmente sconfitto. Intanto che ci raccontiamo la favola del lupo, bisogna dare assolutamente un'occhiata al bel Baoli, in fondo al giardino, il pozzo colonnato che scende per diversi piani nelle viscere della terra, comune a tutti i grandi palazzi, anch'esso capolavoro architettonico dalla progettualità complessa, tutto archi, volute e balconate che sprofondano sempre di più verso il buio sottostante dove lo specchio dell'acqua è di un nero plumbeo e inquietante. 

Il serbatoio
Qualche centinaio di metri più avanti ecco un altro bellissimo palazzo, il Chhota Imambara costruito nella metà del 1800, che contiene le tombe dello Shah Mohammed Ali e della amata madre. Qui il giardino è ancora più delicato ed elegante con un ampio specchio d'acqua che lo percorre per il lungo e nel quale si specchiano le costruzioni tra le quali quella bianchissima di una copia del Taj Mahal, monumento che condiziona comunque l'immaginario di questo paese. Il palazzo, dalla facciata ricoperta da una minuta trina di colonnine, archetti e minuscole cuspidi, contiene ampie sale dove è esposto il trono regale, ma che hanno la particolare caratteristica di avere i soffitti completamente affollati da centinaia di lampadari in vetro colorato, molti di certo provenienti dall'Europa, di cui lo Shah era evidentemente grande amatore e collezionista. Al di là della strada, un altro lascito coloniale, l'imponente Clock Tower di 67 metri, la più alta dell'India. Orologio alla mano abbiamo tutto il tempo per passeggiare ancora un poco nei dintorni, fino al palazzotto rosso davanti ad una enorme piscina-serbatoio, questa è l'ossessione del paese, quella di conservare l'acqua quando il cielo la regala, perché poi la negherà ostinatamente per mesi mentre la temperatura arriverà fino a 50°C, un piccolo museo che mostra in esposizione una bella serie dei ritratti e fotografie dei regnanti di questa città risalendo fino al 1800, assieme ad altri oggetti di corte e altre curiosità. 

Constatia building
Ma se volete davvero entrare definitivamente nell'atmosfera coloniale, tastare con mano l'impronta amata e odiata che l'Inghilterra ha lasciato in questo paese, fate un salto al La Martiniere Boys College, un oasi di verde, rimasta da allora tal quale, nel centro della città. Chilometri di prati verdi perfettamente curati, campi di cricket con gli studenti in divisa bianca che corrono ad inseguire la palla, campi di polo con i cavalli al trotto e poi gli edifici sparsi, qua e là, gli istituti dove si svolgono le lezioni, i dormitori e i club per gli studenti ed i professori di questo esclusivo collegio, popolato da circa 7000 studenti, dove studiare costa almeno attorno alle 500.000 Rp all'anno più le varie ed eventuali, divise, libri, ecc. Secondo l'Economist il Constantia Building, l'edificio principale, è la costruzione coloniale meglio conservata del paese. Dando un'occhiata da lontano c'è un vasto assembramento di studenti che sta commemorando qualche cosa di importante. Alcune autorità fanno discorsi compiti alla platea sull'attenti, squilli di tromba e applausi concludono la cerimonia prima del rompete le righe, poi le centinaia di giovani si disperdono lungo i sentieri ed i prati verdissimi di questa altra India. Ma quante sono queste Indie in realtà, davvero non si riesce più a contarle. Intanto la nostra auto, ha caricato le valige e prende la strada verso l'ultima delle Indie che conosceremo in questo viaggio, quella che era in effetti lo scopo ultimo del nostro itinerario, che attendevamo con particolare ansia ed interesse, l'India dell' Ardha Khumb Mela, la più grande manifestazione religiosa del mondo. Andiamo, presto che è tardi.

Gli studenti

SURVIVAL KIT

L'ingresso
Cose da vedere a Lucknow - Se avete solo una giornata da trascorrere in questa città, non dovreste perdere i seguenti punti di interesse: 
Rumi Darwaza - La porta monumentale sull'arteria principale di Husainabad  road
Bara Imambara - Palazzo tomba del quarto Nawab del regno di Awhad, col suo labirinto. (Ingr. 500 Rp. con guida obbligatoria di altre 500 Rp per tutto il gruppo)
Jama Mashijd - Visibile solo dall'esterno, una delle più belle moschee sciite dell'India.
Clock Tower - Torre dell'orologio inglese più alta dell'India, al centro di tutte le città indiane.
La collezione di lampadari
Chhota Imambara - Altro palazzo tomba con ampio giardino molto elegante, poco più avanti (ingresso compreso in quello del Bara)
Picture Gallery - Museo di foto d'epoca al fianco della Clock Tower 
The recidency - Il memoriale della rivolta del 1857 con le rovine della residenza inglese
La Martiniere Boys College - per entrare davvero nell'atmosfera coloniale inglese 
Se avete ancora tempo il Chattar Manzil e il Moti Mahal altri due bei palazzi moghul.

Hotel Awadh - 4 Sapru MArg - Hazratganj - Bell'albergo elegante dall'apparenza lussuosa, con ampi saloni. Camere spaziose e ben arredate, la doppia sui 35 Euro con colazione. AC, frigo, TV, acqua complimentary, bagni puliti e ben dotati, acqua calda e tutto funzionante. Ottimo rapporto qualità/prezzo. Consigliatissimo. Al ristorante molta scelta, ottimo il pollo. Free wifi in camera potente. 


Rumi Darwaza

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Chhota Imambara

Nessun commento:

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 111 (a seconda dei calcoli) su 250!