domenica 31 marzo 2019

Central India 8 - I templi tantrici di Boramdeo


Case Baiga

Riposo
La notte arriva di colpo attorno al fuoco acceso nel cortile. Gin tonic e Coca per dare un tocco di internazionalità alla campagna indiana. Gli unici altri ospiti sono dei ragazzi indiani, uno si dichiara fotografo free lance che sta girando per queste aree meno popolari, per produrre immagini al fine di raccontare l'India meno conosciuta al mondo. Finirà anche lui al Khumba Mela, chissà se lo ritroveremo in quella folla infinita. Ma qui c'è un classico cane che si morde la coda. Dappertutto, nel mondo c'è un grande interesse per i luoghi meno conosciuti, quelli isolati, quelli rimasti vicino alle tradizioni più vecchie e non toccati, rovinati, sporcati, dal mondo moderno, lo stesso che brama di conoscerli e così facendo uniformarli a se stesso, cancellandone così l'interesse primario, con gran soddisfazione per altro degli abitanti stessi che a questa omologazione in realtà aspirano. Il turista che questa aura di esotico brama, è proprio quello che, alla fine, collaborerà alla sua distruzione con buona pace di tutti. Ma non è di nessuna utilità farsene un cruccio, il fenomeno cammina da solo e non è evitabile, puoi rallentarlo, è vero, ma monta come la panna, con l'aumento delle persone interessate e spazza via ogni cosa, così come la globalizzazione, le migrazioni e tanti altri fenomeni storici. Sono cose che non si possono fermare, marciano da sole, al massimo si può cercare di governarli al meglio, ma non è cosa facile.

Fedeli
Così, giustamente le torme di vacanzieri vogliono correre a vedere l'isola deserta dei mari del sud, che ovviamente deserta non è più dal momento in cui viene raccontata e descritta come ultimo paradiso. Oltretutto, lo stesso aspirante a questi aspetti di unicità, ha bisogno di cose che si sviluppano solo per il fatto che questa unicità è andata perduta. Il nostro amico Sunny che gestisce l'ecolodge di cui vanta la rustica presenza solitaria nella foresta, che ti può far sentire esploratore bianco nella jungla perduta dell'India centrale per un paio di giorni, si auspica che, al contrario, arrivino torme di clienti, diversamente il suo progetto fallirebbe senza remissione. Io che vi racconto queste cose, magnificandone l'aspetto di diversità fascinosa, di salto nel passato, sono altrettanto colpevole di invogliare altri a seguire i miei passi, contribuendo a trasformare questi luoghi nell'esatto contrario dell'interesse ricercato. Filosofia da strapazzo, lo so, ma qui si tratta di elucubrare mentre la luna cresce sopra gli alberi del bosco e dal fondo del giardino arriva il profumo del dal appena scodellato, ora che il gin tonic è finito, tanto in questa stagione zanzare non ce ne sono e si sta bene sotto le bouganvillee fiorite. E' luna piena stanotte, però, quando cala definitivamente la palpebra, fatta la rassegna mentale a chiusura della giornata, per evidenziare le cose più memorabili vissute oggi, si cerca di riporle nel cassettino della testa dove si spera si conservino a lungo, Alzheimer permettendo; ma bisogna considerare che fa un freddo cane, per essere in India.

L'ingresso
Quindi, stanotte coperta spessa e stufetta accesa, cosa un po' inaspettata a queste latitudini, ma che sarà, più o meno una costante per tutto il resto del viaggio. L'alba nella foresta è spessore liquido di bruma leggera che si rischiara con lentezza, appannamento azzurrognolo che ricopre la foresta che rimane come annegata in questa umidità palpabile che si attacca alla pelle mentre cammini tra gli alberi, è silenzio che avvolge le cortecce sollevate, scricchiolii di foglie secche che calpesti, stridio di uccelli lontani appena svegli. Un batter di campana si allarga nello spazio come le onde in uno stagno immobile, quasi riesci a vedere il suono che dilata l'aria, propagandosi intorno. Al di là della grande radura tra gli alberi, un serbatoio artificiale circondato da gradinate, struttura comune nella maggior parte dei villaggi del subcontinente, necessario ad accumulare le preziose acque, che il monsone regala per una parte dell'anno, in modo che se ne possa usufruire anche  quando il cielo sarà forzatamente meno generoso. Subito dopo si erge la sagoma scura delle torri del tempio di Shiva. Da lì arriva il suono che chiama alla puja del mattino. Una decina di donne in tutto, a gruppetti di due o tre salgono la ripida scalinata di pietra ancora nera, poi spariscono tra le colonne del vestibolo prima di scendere nelle viscere del corpo centrale.

Shiva Mandir
Portano in mano, ciascuna, collane di fiori gialli e rossi, tageti e petali di rosa, qualche frutto maturo coperto appena dal capo estremo da un sari dai colori accesi, che quasi illumina le pareti scure, sulle quali si agitano mostri paurosi, schiere di armati che combattono, teorie di elefanti e file di ballerini che completano cornici successive. Ogni tratto di pietra è scolpito minuziosamente, con un ordine preciso a fasce parallele che circondano l'esterno e l'interno della costruzione stessa. Le metope più grandi sono occupate da gruppi di figure a tutto tondo, molte intente in attività sessuali piuttosto fantasiose e complicate al primo sguardo. Le colonne e le pareti della shikara centrale, l'alta struttura a forma di ogiva che sale verso l'alto, sono tutte ricoperte di statue che formano una serie di costolature strutturali, che il sole che sorge tra gli alberi colora di sfumature dorate. Le figure sono piene e tondeggianti, le forme ricche con la pietra che si trasforma in carne viva, dove affondano dita bramose di altre figure dagli occhi sognanti rivolti al cielo. C'è una sensualità potente che soffia da queste pareti e si diffonde attorno, quasi a voler contaminare questa moderna società indiana, piuttosto sessuofoba, a quanto sembra, che cerca di soffocare questo aspetto vitale, nascondendolo sotto il tappeto delle convenienza, ma che poi tende inevitabilmente spesso e magari in maniera violenta ed inappropriata, a strabordare fuori alla prima occasione.

La puja
All'interno figure di dei severi accompagnano il fedele attraverso il mandapa centrale verso una stretta scala che conduce al sancta sanctorum, una stretta cella che contiene il sacro lingam nero di Shiva. Qui un bramino a torso nudo con la bianca cordicella che gli traversa la spalla, officia il rito. Le donne, ad una ad una gli porgono la puja che lui prende e depone attorno alla pietra, versa il latte propiziatorio e fecondante sulla sua cima che cola tutto attorno, tra le preghiere di tutti. La sua voce si leva più alta, si gira ai lati, benedice l'offerta. Ad una ad una le altre donne compiono il rito, si fermano un attimo, raccolte, forse ad inviare bisbigliata, la loro richiesta di grazia, per un caro malato, per una gravidanza che non arriva o semplicemente per una vita migliore. E' la litania delle speranze che ogni religione accorda al credente, che la sola ipotesi di esaudimento serva di consolazione e rimandi a casa più sereni, contenti di avere compiuto un dovere assoluto, imposto e accettato con gioia. Terminato il rito si risale la scala, un ultimo sguardo ai dieci Avatar di Vishnu e alla gioiosa figura di Ganesha dalla proboscide arrotolata come uno sberleffo, che ti consoli la strada del ritorno. Fuori è ormai luce piena e le pareti del tempio illuminate risplendono, la pietra che prima appariva scura, adesso quasi brilla di riflessi aranciati. Le statue ridono gioiose, come le ragazze che ti circondano per fare un selfie con lo straniero prima di tornare al villaggio.

Selfie


SURVIVALKIT

Templi di Borandeo - Gruppo templare sparso nella foresta circostante a circa 18 km dalla cittadina di Kawardha, composto di quattro costruzioni, di cui una, la più antica, Istalic Mandir è in mattoni. La costruzioni risalgono al X/XI secolo e sono precedenti ai più famosi di Kajurao a cui sono erroneamente assimilati.  Il più importante, dedicato a Shiva e ricoperto di belle sculture, molte delle quali raffiguranti elementi del Kamasutra. La visita è molto interessante e consigliata all'alba o al tramonto per seguire la cerimonia della puja (offerta) al sacro lingam venerato all'interno, che dura circa una mezz'oretta. Si può entrare senza problemi ed assistervi senza dare fastidio. Al momento non troverete altri turisti.  Nel vasto giardino è esposta una vasta collezione di statue e sculture risalenti fino al secondo e terzo secolo. Gli altri due edifici minori, il Cherki Mahal e il Madwa Mahal (ricco di sculture di piccola dimensione), piuttosto in rovina, sono immersi nella foresta a circa un paio di km dal tempio centrale e di più difficile reperibilità, dovete farvi accompagnare da qualcuno che ne conosca l'ubicazione. Il muro esterno di quest'ultimo contiene 54 quadri scolpiti che rappresentano posizioni esplicite del Kamasutra che riflettono la cultura tantrica praticata dalla dinastia dei re della dinastia Nagawanshi,che regnava qui nel periodo della costruzione. E'possibile anche fare il percorso a piedi nel bosco attraversando piccoli villaggi di etnia Ghond.


Al tempio


Il resort
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