venerdì 8 marzo 2019

Bangla Desh 17 - Schiacciati tra la folla

Tra i Risciò

Al mercato
La confusione è massima, qui avverti davvero cosa significhi la sovrappopolazione, si fatica anche a tenersi a portata di occhio per non perdersi in mezzo alla folla che preme da tutte le parti. Si decide infine di prendere un paio di ciclorisciò che sembra riescano a meglio districarsi nel penetrare le stradine della città vecchia e che alla fine, se pur lentamente, procedono in mezzo alla massa come palline di metallo in mezzo ad un liquido viscoso, per lo meno quella è la sensazione. Subito un paio rifiutano di prendermi a bordo e capisco già le illazioni che qualcuno sta facendo a proposito della mia stazza e invece no, cari signori, questo non c'entra proprio un bel nulla, infatti, ma questo lo noto dopo che siamo saliti a bordo, perché c'è un piccolo segreto che a prima vista non si nota e che spiega tutto. Infatti chi si fa carico di due o più passeggeri, specie se impegnativi per il pedalatore, lo fa a cuor leggero e ve ne notifico il motivo. Dopo un paio di pedalate per avviare il mezzo infatti, il nostro, che mi sembra pure non molto in forma, si lascia andare solo a piccoli colpi di pedale di tanto in tanto ed il mezzo procede comunque fendendo la folla, lui si incarica soprattutto di suonare il campanello in continuazione e di frenare per non sbattere contro qualcuno o qualcosa. Mi dico, meno male che siamo in leggera discesa e la bici va da sola, anche se non avevo notato tutta questa pendenza camminando.

Coppietta
Poi cominciano a venire i dubbi e guardando bene anche il mezzo che ci precede, si svela l'arcano. Molti di questi risciò hanno in realtà una sorta di pedalata elettrica agevolata, con una batteria fissata sotto il sedile, che consente, dopo il primo sforzo iniziale di procedere senza faticare più di tanto, meglio così, anche la mia coscienza è più tranquilla, in fondo affidarsi al motore umano sa molto di schiavismo coloniale. Comunque è divertentissimo procedere in questo modo, praticamente, siamo in una colonna di cui non si riesce a vedere la fine, che procede a fatica dandoti il tempo di guardare la vita che si svolge senza sosta ai tuoi lati. Tutti che vanno dappertutto vagando in maniera apparentemente svagata e senza meta in questo mercato infinito, chi sa se alla ricerca dell'affare della vita o semplicemente in cerca di una occasione per risolvere la giornata o se davvero per andar cercando qualche cosa di preciso da portare a casa. Tuttavia non c'è scampo, la continua e definitiva sensazione che ti dà questa città è quella di un affollamento oppressivo ed ineluttabile. L'aria, densa di polveri varie e fumi di scarico è poi irrespirabile, tanto che molti portano un'apposita mascherina, oltre a quelle che velate lo sono già per obbligo religioso. Intanto si continua a procedere seppure con grande lentezza, rischiando ogni volta di arrotare qualcuno, tentando comunque sorpassi azzardati tra cicli, come se questo risolvesse la situazione o rimanendo bloccati per decine di minuti in un ingorgo inestricabile di biciclette e pedoni. 

In coda
Qui non riescono ad intrufolarsi più neppure le moto, altro che le auto. I bazar specialistici si susseguono lungo la Hindu street seguendo una sorta di percorso obbligato che alla fine costeggia le alte mura della prigione cittadina, che occupa una vasta porzione del centro della old city. La lentezza della processione ti permette di buttare l'occhio nelle minuscole botteghe, dove sono al lavoro migliaia di artigiani, aggiustatori, robivecchi e fornitori di chincaglieria varia. Piccole e antiche moschee, così come vecchie chiese cattoliche vivono seminascoste nell'abbraccio soffocante della merce esposta. Di tanto in tanto emergono le sagome di antichi palazzi moghul in rovina che si sbriciolano di anno in anno sotto la furia inconsapevole e maligna del monsone estivo. Però bisogna dire che questo percorso è davvero istruttivo per la conoscenza della città e del suo modo di vivere o, se vuoi, di sopravvivere. Bisogna comunque pensare di inserirlo come tragitto esperienziale piuttosto che come necessità, per spostarsi da un punto all'altro della città. Guardandoti attorno a bordo del tuo triciclo dalla capotte illustrata di figure e paesaggi, capisci molto meglio la vita che ti circonda e vuole farti parte di sé. Qui vedi anche il crogiolo di popoli che vivono in città, qui hindu e musulmani si mescolano completamente ed i sari colorati e svolazzanti si alternano ai salwar kamiz coi pantaloni stretti alle caviglie.

Bellezze bengali 2
Bellezze bengali 1
Le dupatte, le lunghe sciarpe leggere e trasparenti, strette attorno al collo si confondono con i veli,a volte pomposamente colorati e appena tenuti di sghimbescio o del tutto assenti, altre invece costringenti e cupamente neri a coprire completamente i volti, espressioni di un purda rigoroso che quasi nasconde anche gli occhi. Poi a poco a poco esci dall'ingorgo e tra curve e controcurve si arriva alle rossa mure del forte che occupa una bella porzione di centro storico. Salutiamo i nostri caronti, debitamente mancificati, che si dispongono in fila in attesa di altri clienti in uscita da questo monumento che è diventato un grande parco cittadino dove a venire con le famigliole fidanzate a godersi un po' di spazio aperto, di prati verdi ed aiuole fiorite. E' assolutamente comprensibile questo bisogno, per chi viva in una città così densamente popolata come questa. Le case, i tuguri e le baracche, i negozi, i magazzini ed i venditori di strada occupano tutto lo spazio, dagli angoli più riposti a quelli ordinatamente deputati al bisogno e le poche aree aperte in cui le costruzioni sono poche e distanziate vengono prese d'assalto dalla popolazione. Il forte Lalbagh sembra un'oasi verde nel caos fitto, anche se poi in realtà è anche qui pieno di gente, che alla vista dell'occidentale, specie se biondo, sgomita per farsi un selfie, mentre le coppiette si imboscano sedute dietro le alte siepi. In realtà il forte è davvero poco più che un grande giardino, dato che il principe Azam ne interruppe la costruzione alla morte dell'amatissima figlia. 

Trasporti
Bellezze bengali 3
Quindi le uniche costruzioni che ospita tra le alte mura sono appunto il mausoleo di Pari Bibi, ricco di marmi candidi mescolati a neri basalti, una bella sala delle udienze, che ospita un piccolo museo, una piccola moschea e l'ammam. Passiamo poi nella zona universitaria costituita da una serie di edifici coloniali inglesi, massicci costruiti nell'arenaria rossa così comune in questa zona. Qui è pieno di giovani studenti che vagolano coi libri sotto braccio nei vialetti tra i palazzi. Qui nasce e cresce il futuro di questo paese, che si trova così stretto nella morsa dell'aumento continuo della popolazione e nelle opportunità date dalla maggiore facilità degli scambi mondiali a cui tenta disperatamente di partecipare approfittando proprio di questa situazione di disponibilità di forza lavoro a basso costo. A questo punto bisogna tenere sempre d'occhio l'orologio e anche quando ti sembra di aver calcolato i tempi con la dovuta abbondanza ti scontri con la realtà di un mondo che viaggia a ritmi diversi da quelli a cui tu sei abituato. Si tratta di percorrere solo una trentina di chilometri per arrivare a quell'aereo che aspetta di portarti via da  questa terra e quattro ore sembrano più che sufficienti per arrivarci comodi, invece ti accorgi subito che questo centro infinito, che questa folla mostruosa che riempie ogni strada di auto e mezzi di tutti i generi, è sempre più pervasiva e numerosa. 

Friggitore di juleb
Mercante di tessuti
La periferia desiderata dove il traffico poco alla volta si scioglie e la velocità di percorrenza migliora, non arriva mai. Sei sempre fermo in mezzo ad una coda di auto, camion e pullman di cui non vedi la fine. Dopo due ore non hai fatto che dieci chilometri e sei ancora fermo in mezzo alle lamiere e cominci a disperare. Questa volta non ce la facciamo, lo perdiamo, lo perdiamo e rimarremo qui per sempre bloccati nella coda infernale. Eusuf e soprattutto Anis, sono invece tranquilli e poi, come sempre tutto si risolve, la coda procede, a poco a poco gli spazi si allargano, le grandi coperture curve dell'aeroporto compaiono in lontananza e anche se hai soltanto il tempo per un abbraccio con i tuoi nuovi amici, l'aereo è lì che ti aspetta per portarti via, verso una nuova terra ansiosa di mostrarti anch'essa le sue meraviglie. Quando finisce un viaggio, di solito comincia il tempo delle riflessioni e dei bilanci, questa volta invece, questo tempo deve essere rinviato a data da destinarsi, Altro incombe. Un altro cielo, altre voci aspettano. E' soltanto un breve balzo al di là di una barriera, di un confine, odioso ostacolo ala libertà del muoversi. Sotto di te una teoria infinita di costruzioni che l'altezza fa diventare sempre più minuscole e lontane. Adesso bisogna pensare a quello che ci aspetta di là, nuove promesse, nuovi interrogativi, nuove emozioni da provare. Presto che è tardi, allacciamoci le cinture.

Universitari



SURVIVAL KIT

Lalbaghfort
Volo Cox's Bazar Dhaka - E' assolutamente da preferire ad un ritorno in macchina che per la maggior parte percorrerebbe la stessa affollatissima autostrada fatta all'andata. Meno di un'ora, invece, che consente di guadagnare quindi quasi un giorno completo specialmente se avrete combinato il volo per lasciare il paese la sera tardi. Questo permette anche una breve visita alla città, per chi come al solito deve correre e non ha avuto il tempo di farla all'arrivo.  Noi abbiamo usato Novoair, un'ora di volo, partenza 10:50, costo 4200 taka. 

Risciowalla
Dhaka (o Dacca) - Città a cui converrebbe dedicare almeno un paio di giorni. Da vedere assolutamente:  Quartiere universitario. Giro nella old city, meglio se con ciclorisciò che consente di vedere molto. I bazar come Shankharia e Chowk bazar. Lalbaghfort e i palazzi circostanti. Se avete più tempo potrete aggiungere: La moschea Sitara e la moschea Mirdha e le sue mura, la chiesa armena, il palazzo rosa Ahsan Manzil e i resti di palazzi Bara e Chota. Per chi ha ancora tempo un giro sul fiume, partendo dal Sandargath ed eventualmente il Museo Nazionale e il museo della Guerra di liberazione (per amatori del genere). Apprezzate soprattutto l'affollamento tra i più potenti al mondo. Precauzioni naturali, attenti al portafoglio tra la folla e tenetevi fuori dalle frequenti manifestazioni che agitano il centro. Lasciate la mascherina protettiva ai giapponesi.

Nel bazar


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