domenica 10 marzo 2019

Bangla desh 19 - Considerazioni finali


Sul fiume
Ecco arrivato il momento di tirare le somme di questa purtroppo breve toccata e fuga in Bangladesh, il penultimo dei paesi del subcontinente che ancora non conoscevo. E' quasi inutile la solita premessa che una settimana è assolutamente insufficiente a dare un giudizio che abbia un senso su di una intera nazione, della quale per di più si è riusciti a vedere soltanto una piccola parte, ma penso che  anche in questo caso, una permanenza pur breve di possa dare tutta una serie di sensazioni, di messaggi, di scosse comunicative, che valgono la pena di essere registrate, forse anche solo per essere smentite da chi ha più approfondite conoscenze della materia. Dunque veniamo alla prima scarica adrenalinica che dà il paese nel suo insieme ed in particolare nei suoi primi contatti all'arrivo. Mai come qui ho avuto chiara e netta, la sensazione tattile della moltiplicazione esponenziale ed inarrestabile della specie umana, della quantità numerica ossessiva alla quale può arrivare il pianeta e che nessuna forza o calamità, guerra, epidemie, miserie, carestie, può in nessun modo arrestare. Di questo aspetto, a causa di un traffico ossessivo che tutto blocca continuamente, dell'essere sempre circondato da una folla innumerevole che ti schiaccia, ti spinge e ti costringe a percorsi obbligati, dall'avere difficoltà a trovarti in luoghi solitari ed isolati che probabilmente neppure più esistono, hai una costante prova ogni giorno ed in ogni luogo in cui ti troverai.

Al mercato
Tuttavia c'è anche un altro importantissimo aspetto da valutare, a causa del quale, detto in questo modo, dovresti parallelamente trovarti in un mondo avvolto in una disperazione senza fine, in una terra di dolore assoluto e privo di raggi di luce che illuminino la speranza del futuro. Invece avrai sempre una impressione opposta. La gente che ti circonda è, almeno in apparenza, gioiosa, accogliente, comunicativa, disponibile ad avere con te un contatto amichevole e cordiale, se non ad aiutarti in ogni modo di cui tu manifesterai il bisogno. Non voglio dire che questo significhi che è un popolo felice in assoluto. Di certo sarà, come tutto il terzo mondo, assillato da problemi materiali e non solo, ma l'atteggiamento generale appare sempre gioioso e sereno, cosa che ti mette automaticamente di buon umore e disponibile a considerare in positivo le cose che vedrai. Tutto questo, che accade anche in altri paesi poverissimi, per carità, a mio parere è dovuto al fatto che la nostra specie, come ho già avuto modo di rimarcare, ha una capacità adattativa straordinaria, sia per quanto riguarda le condizioni naturali, prosperando ed avendo vite piene tra i ghiacci, come tra le sabbie dei deserti più inospitali, nel folto delle jungle selvatiche come tra gli acquitrini più malsani, tra le montagne di immondizia o in mezzo a scoli di fogna maleodoranti, anzi in questi frangenti estremi moltiplicandosi con ancora maggiore feroce compulsività.

Questa è la forza della nostra specie che difficilmente sarà estirpabile da questo pianeta. Il secondo aspetto che ritengo rilevante in questo paese, è che proprio la sua situazione di sovrappopolata povertà diventa in molti casi una delle sue più notevoli opportunità economiche, il suo punto di forza che gli consente un certo tipo di sopravvivenza e di, se pur farraginosa, crescita. Infatti la sua immensa ed economicissima forza lavoro, consente l'arrivo di occasioni manifatturiere altrimenti impossibili e che consentono al paese, certo a caro prezzo, di moltiplicare le sue occasioni che gli hanno permesso di diventare una vera e propria macchina produttiva d'Oriente. Ormai anche la Cina ed altri paesi, un tempo nelle stesse condizioni, grazie al miglioramento delle loro condizioni di vita, delocalizzano quaggiù le loro imprese, diventate, sembra incredibile a dirlo, troppo poco competitive. Insomma è chiaro che  nel mondo, c'è sempre un sud più a sud. Per il resto devo sottolineare che dappertutto, città o campagna in cui ti trovi, hai la sensazione di essere di nuovo in quell'India di quaranta anni fa, non ancora cambiata da una modernità intesa soprattutto come aumento della ricchezza e del tenore di vita più vicino a quello occidentale. In città respiri la confusione assoluta, nelle campagne, quella placida semplicità di una società contadina ancestrale, fatta di pochi bisogni e di totale vicinanza alle tradizioni. 

Il rispetto di queste ultime è certamente importante in tutti gli strati della società, rendendo difficili gli ascensori sociali, impossibili i matrimoni tra classi differenti, contrastando i mutamenti politici e religiosi. Fortunatamente i contrasti tra credi non sembrano creare tensioni violente e le due religioni preminenti, l'ufficiale islamica e la residuale induista, convivono, a mio parere, in maniera assolutamente pacifica. Anche le componenti buddiste a cui aderiscono soprattutto le minoranze etniche della parte sudest del paese, sono assolutamente rispettate e svolgono i loro riti senza problemi apparenti. Insomma un paese molto piacevole da visitare che non vi darà, direi problemi di sorta, nel quale incontrerete persone deliziose che vi inviteranno nelle loro capanne o nelle loro case senza secondi fini, che manifesteranno la loro orgogliosa approvazione al fatto che voi siate interessati a visitare la loro terra, che vi chiederanno cosa ne pensiate, desiderose soprattutto che abbiate potuto apprezzarne i suoi pregi e le sue parti migliori. Certamente non dovete aspettarvi le grandi meraviglie architettoniche indiane, gli straordinari complessi templari del sudest asiatico o le spiagge coralline dei mari del sud. Il Bangladesh vi saprà dare paesaggi placidi di una campagna tranquilla, colline mosse e verdeggianti punteggiate di villaggi segreti, fiumi placidi che risalgono valli tortuose da discendere lentamente su barche sottili, gustandovi il paesaggio che scorre placidamente al vostro fianco e mercati ricchi di fascino, profumi ed odori ad ogni angolo, ad ogni paese. 

Alba sul lago
Il rammarico è quello di non aver potuto trascorrere qualche giorno nelle Sunderbands, l'immenso dedalo di paludi e bracci d'acqua dell'estremo delta che costituisce una parte importante ed assolutamente unica di questo paese, con le sue suggestioni salgariane e la sua vita sull'acqua. Anche della parte a nord di Dhaka mi parlano assai bene, con interessanti templi e altre presenze storiche importanti. Insomma diciamo che consiglierei per una visita più appagante, di prevedere almeno due settimane di permanenza. Un ultimo aspetto a mio parere di grande interesse è quello che potrete avere nelle vicinanze di Cox's Bazar e di cui vi ho già accennato, nell'apposito post. Questo poverissimo paese, che di suoi problemi interni, ne ha già un numero piuttosto rilevante, si è fatto carico laggiù, dell'esodo biblico della popolazione Ronghya proveniente dal Myanmar, da cui almeno un milione di persone è riuscito a sfuggire, tanto per cambiare coi barconi, alla pervicace e ben ordinata operazione di pulizia etnica, perseguita dal potere militare buddista di quel paese, nel completo e connivente silenzio del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, che dimostra come è facile il passaggio dall'essere perseguitato a diventare persecutore. La tragedia continua tra il disinteresse generale. Ad esempio la correligionaria Malaysia, concede un appoggio di accorato sdegno morale alla faccenda, con dichiarazioni pubbliche e grandi manifesti nelle strade, ma non si prende carico di un profugo che è uno, mentre questi perseguitati, finiscono tutti nelle tendopoli bangladeshi. 

Fumando la pipa
Sarà molto interessante anche per voi, farvi un'idea del business che si crea attorno a tutto ciò attraverso la presenza dei colossi delle organizzazioni internazionali ed alle loro metodologie di intervento. Per andarci a mettere proprio il naso dovrete procurarvi un invito da parte di qualcuna di queste organizzazioni, naturalmente. Insomma tirandole somme, un paese in cui vale la pena assolutamente di andare, cercando di fare qualcosa di più che una semplice toccata e fuga. Penso che rimarrete sicuramente colpiti, dalla piacevolezza degli abitanti e dai tanti contrasti che di certo avvertirete. Rimarrete parimente interessati, se questo aspetto è nelle vostre corde, da tutta la parte etnografica, visitando i territori in cui vivono le tribù di origine sinotibetana, che per l'isolamento in cui sono vissute per secoli a causa della difficoltà di penetrazione dei loro territori, tagliati anche fuori dalle grandi rotte commerciali, hanno mantenuto caratteristiche tradizionali vivaci e differenziate ed inevitabilmente destinate a scomparire velocemente. In più avrete come giunta, il fatto che le aree in cui sono stanziati questi popoli sono davvero molto belle dal punto paesaggistico. Se ne avrete la possibilità, come plus aggiuntivi cercate di far coincidere il vostro viaggio con qualche grande manifestazione come il Kite festival a Cox's bazar o la famosa festa induista che si svolge verso novembre a Dubla nelle Sunderbands col bagno collettivo di decine di migliaia di persone. Quindi il mio consiglio è di meditare un viaggio da queste parti, non soltanto per aggiungere una figurina al vostro album di paesi visitati, ma proprio perché ne vale intrinsecamente la pena.


Tra le colline 


Meditazione
Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

BD 18 - Ma che si mangia?
BD 17 - Tra la folla
BD 16 - Back to Dhaka
BD 15 - On the beach 

Nessun commento:

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 111 (a seconda dei calcoli) su 250!