martedì 14 novembre 2017

Usa 6 - Tra fari e Atlantico







Bisogna ammettere che il paesaggio tra i boschi e la costa frastagliata che gira tutto attorno all'Ann Cape è davvero suggestiva, soprattutto le casette tra gli alberi e la boscaglia fitta che suggeriscono l'idea di una vita pigra e tranquilla a contatto con la natura. Anche i paesini minuscoli che si succedono sulla riva del mare come Rockport o Pigeon Cove con le loro minuscole abitazioni, molte delle quali esibiscono orgogliosamente la bandiera americana, sembrano quadretti da esporre su pareti di case di vacanza. Questa della bandiera o dei festoni che ne richiamano i colori è una consuetudine assai frequente che si incontra dappertutto lungo le strade della provincia. Forse sintomo di appartenenza o di appoggio incondizionato ad un nazionalismo sicuro di se stesso. Sulle spiaggette grigie, odore di pesce e stridio di gabbiani, profumo di mare insomma, che ha sempre il suo perché. Ma il confine di stato è vicino ed il grande ponte di Salisbury sotto il quale transitano i velieri, è lì da traversare e sei subito nel New Hampshire, per quel breve tratto che si affaccia sull'oceano. La strada è qui meno avvincente e sia Hampton che Portsmouth, che attraversi con calma, dati i limiti di velocità, non eccitano più di tanto la fantasia. 

Un altro ponte e sei già arrivato nel Maine, forse il più bello e selvaggio tra questi stati dell'estremo nord degli Usa. La costa diventa tormentata ed è tutta un susseguirsi di insenature profondissime anche decine di chilometri; gli spazi cominciano a diventare così dilatati che lo sguardo e la mente si perdono. Cape Elizabeth è la prima tappa dalla quale puoi cominciare a domandarti se non sarebbe stato meglio dedicare più tempo a questa area bellissima. Proteso verso il mare, lo raggiungi dopo una strada nella foresta che te lo fa apparire subito come un luogo fatato. Alberi secolari che sfilano al tuo fianco formando una sorta di tunnel dai colori cangianti dal giallo al rosso vivo. Sulla punta del capo, gli alberi diradano e lasciano spazio a prati verdi all'inglese perfettamente curati che si insinuano tra le rocce fino a raggiungere la scogliera. Sulla punta estrema un faro, uno dei tanti della costa che costituiscono uno dei punti di attrazione della zona, con un itinerario previsto e dedicato che si snoda sulle scogliere per raggiungerli tutti uno dopo l'altro e di qui rimanere ad ammirare il mare. Questo è uno dei più belli e famosi. Puoi sentirne raccontare la storia e rivivere la vita difficile di  quei pescatori che sapevano affrontare questi flutti che sanno diventare paurosi non appena si alza un poco di vento. 

Un piccolo museo alla base ne raccoglie vecchi strumenti, memorie e antiche foto. Dall'alto del faro fai fatica a girare attorno alla lanterna e ai suoi specchi, chissà se l'ultimo guardiano che abitava nella casetta rossa alla base veniva spesso quassù a lucidarne le accecanti superfici. Al largo la schiuma bianca mostra un fondale infido e ricco di trappole per gli antichi navigli, scogli che affiorano appena e insenature ingannevoli che non conducono ad approdi sicuri. La scogliera poi scende verso il mare lungo un percorso tortuoso, mostrando strati contorti e affastellati, dai colori diversi che raccontano di ere succedutesi in tempi che la mente ha difficoltà a comprendere, tanto sono lunghi. Immagini sconvolgimenti da far impallidire quelli odierni, pur spaventosi, che hanno sollevato, schiacciato, capovolto disordinatamente rocce e lave già seccate fino a formare questo paesaggio che pare disegnato apposta per essere ammirato, quando invece non c'era ancora nessuno che lo potesse apprezzare. 

Ci ha pensato poi l'acqua a scavarlo, eroderlo, mutarlo ancora in altre forme meno ruvide che ne portassero alla vista  le parti più segrete e più belle. Cammini nelle fenditure, dove gli spruzzi delle onde più forti hanno lasciato tracce umide, rendendone ancor più vive le striature, le forme che le differenti durezze della roccia ha proceduto a creare, cedendo più o meno alla violenza delle intemperie. Gli scogli neri avvolti dal mare sono pieni di cormorani, neri anch'essi, i lungi colli protesi verso l'acqua, nell'ora del riposo, che la pesca è oramai finita. Il sole scende proprio di fronte a te e le nuvole, sempre presenti sull'oceano, ne sfruttano la luce ogni sera per colorare il cielo, una tavolozza da ammirare in silenzio. Davvero bello starsene qui, su una panchina a goderselo questo tramonto. Non fosse per il berciare di una coppia di italiani che non hanno capito che dovevano pagare il biglietto e sono inseguiti da un donnone in divisa che cerca disperatamente di spiegare che devono cacciare i soldi se vogliono stare lì. Niente da fare, l'economia uccide sempre la poesia. La foresta al ritorno adesso che il sole è sceso, è scura, nera, quasi paurosa. Anche Pollicino si perderebbe tra questi alberi fitti senza trovare un riparo per la notte. 



SURVIVAL KIT

I Motel - Una delle soluzioni meno care di questi viaggi americani e canadesi on the road, è quella di utilizzare l'infinita serie di Motel che si trovano lungo le strade principali, generalmente fuori o appena in prossimità dei paesi. Costano tra i 60 e i 100$ (non poco, le catene più note (Travelodge, Ramada Inn, Best Western e molte altre sono un po' più care,specialmente vicino alle città e magari un po' più nuove, ma lo standard è simile in tutti) e forniscono sempre camere abbastanza spaziose col posto macchina davanti, dotate di uno o due letti queen o addirittura king size. La dotazione e la disposizione è sempre la stessa e l'avrete vista nelle miriadi di telefilm americani. Generalmente a un piano (a volte due), le camere sono disposte in due ali attorno all'office, dove in qualche caso viene servito uno spartano breakfeast incluso nel prezzo. Le camere hanno in genere free wifi, AC, frigo, TV più o meno vecchio, phon e dotazioni da bagno, ferro da stiro e set per prepararsi thé e caffé. Nel cortile, distributore automatico di bibite e ghiaccio. Comunque chiedete sempre lo sconto che almeno un 10$ ve li fanno sempre.

Saco Motel  -473 main Str. - Saco - Un po' datato. Sulla strada verso Portland. Camere vecchiotte. 70$ con letto queen. La padrona, molto simpatica, fornisce al mattino una colazione spartana, su due tavolini messi all'esterno (se non piove). Pulito ma le dotazioni sono piuttosto limitate. Tranquillo e silenzioso.

Rosalinda's Family Restaurant - 506 main str. - Saco - Ambiente simpatico, menù americano con tendenze mex. abbastanza economico. Pollo fritto + Sirloin steak piccolina ma buona,dolcino e Coca per 42$ tutto compreso. E' la classica via dimezzo tra ristorante rustico con servizio al tavolo e fast food. Lascerei perdere gli Italian dishes.

Cape Elizabeth - Area sul mare nei pressi di Portland circondata dai boschi, che comprende due minuscoli parchi con tre fari ampiamente visitati. Il Fort Williams park ospita quello più famoso, il Portland Head Light, che si può visitare assieme all'annesso piccolo museo. Particolarmente bella la scogliera percorribile senza problemi in alcuni tratti. Bei tramonti. Vale la pena passarci qualche ora per i paesaggi marini.


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sabato 11 novembre 2017

Usa 5 - Gloucester

Gloucester



La costa del Massachusset
Bisogna proprio dire che la costa atlantica del New England, procedendo verso nord è davvero deliziosa. Tutto sommato abbastanza popolosa, specialmente nella parte del Massachusset, New Hampshire e il sud del Maine. I paesi, per non parlare delle cittadine sono pochi, ma tra la infinita serie di boschi che si estendono quasi fino alla costa, è un continuo susseguirsi di casette in legno ben tenute in generale, con il loro bel prato all'inglese attorno, rasato alla perfezione. Questa sembra l'attività principale, forse l'unica, del tempo libero dei mariti residenti, se si esclude il tempo dedicato al barbecue dei week end. D'altra parte credo che altro da fare non ci sia, se non andare a pescare trote e salmoni nei laghetti o nei torrenti del circondario. Certamente la sensazione che hai, passando anche per le strade secondarie, è di grande ordine e pulizia. I paesini poi, sono ancora più accattivanti, raccolti attorno ai porticcioli, ricolmi di piccole imbarcazioni di ogni tipo; appare chiaro che qui, quasi tutti hanno una barca per andare per mare a pescare. Come più volte detto da molti, ti sembra di essere nel set della Signora in giallo, in quella Cabot Cove di fantasia che è perfettamente ricopiata dalla realtà. 

Onnipresente scuolabus
E' un'atmosfera da paese del nord, mare freddo, oceano con nubi nere all'orizzonte, temperatura fresca anche col sole che ti consiglia sempre l'uso di felpe o cerate marinaresche, anche perché un po' di pioggerellina gelida te la becchi un giorno sì e l'altro pure. Però bisogna dire che è molto piacevole passeggiare sul lungomare tra abitazioni curate da cui ti aspetti sempre di veder uscire bambini puliti, ragazzine bionde e casalinghe con la torta di mele in mano, come in ogni telefilm che si rispetti. Che poi ci escano quasi sempre dei vagoni di carne tremula strizzati come salame da sugo da leggins improbabili  è un altro paio di maniche. E' la differenza tra la realtà e la finzione scenica. Il problema però è sempre quello di trovare parcheggio. Lungo le strade in generale è vietato. I luoghi dove invece è consentito sono quasi sempre a pagamento, e salato, tanto per intenderci. Il posto lo trovi sempre, se metti mano al portafoglio insomma. Spesso sei costretto a lasciare l'auto in parcheggi che prevedono una cifra secca per tutto il giorno (flat fee), tipo 20$, anche se stai solo un paio d'ore. Anche su questo fronte multe senza pietà. Tuttavia in molti casi capita di trovare zone dove non si paga per la prima mezz'ora, cosa molto utile se ti devi firmare poco, poi il parchimetro, quando scade l'ora, comincia a lampeggiare per richiamare l'attenzione del multatore! 

Spiaggette atlantiche
Gloucester è la prima cittadina che incontri, risalendo una ventina di miglia da Salem, graziosamente adagiata sull'Ann Cape, attorno ad un bel porto di pescatori. Anche qui, grazie alla costa particolarmente frastagliata, l'oceano si mostra nel suo volto più calmo e tranquillo anche se il sole che fa capolino tra la nuvolaglia, non riesce a colorarlo del blu mediterraneo, ma lo lascia grigio e imbronciato, come a voler rimarcare la sua differenza dai mari da bagnanti a cui sono abituati gli europei in vacanza. Insomma qui è roba seria, tenete a portata di mano la giacca a vento non il costume da bagno, anche se gli abitanti del posto, non appena sentono la carezza dei raggi solari, anche con 10/12 °C, si bardano in maglietta e calzoncini corti, forse per esorcizzare i lunghi mesi di inverno che ormai sono alle porte. Ma questa, come tutto il resto della costa, dal Connecticut al Maine, ha un'altra caratteristica imperdibile, la pesca abbondantissima delle aragoste, che poi sono nella realtà astici dalle gigantesche chele rosse che te li fanno apparire mostruosi mentre nascondono sempre una deludente e minuscola coda mangiabile, nel senso che paghi a peso e la parte che mangi non supera il 20% del totale, inclusa una bella fatica per rompere il carapace e succhiare il succhiabile. 

Il porticciolo di Gloucester
Certo siamo lontani le mille miglia dalle succulente loro compagne cubane dal gigantesco posteriore esibito a fratellanza delle steatopigie abitanti dell'isola, per non parlare di quelle asiatiche. Comunque questo è il cibo must di tutta l'area e non c'è locale, ristorante o bar di tutta la costa che non offra alla vista un'insegna colorata di arancione con mostruosi astici che invitano ad entrare per degustarli. Naturalmente ci son anche baraccotti che raccolgono il pescato e lo vendono direttamente alle massaie ingorde. Insomma questo è uno dei cibi più caratteristici della zona, che volenti o nolenti dovrete comunque abbassarvi a provare. Assieme a questi, ostriche (piccoline ma gustose), cozze a volontà e vongoloni giganti (clams) che vengono servite anche nei tanti oyster bar, a mo' di aperitivo. Per quanto riguarda l'astice, datemi retta, non scendete sotto le due libbre, altrimenti rimarrete delusi e dovrete aggiungere qualche cosa di altro per riempire le vostre epe insaziabili. Per attirare il cliente molti ristorantini pubblicizzano un piatto da 1 lb e 1/4 anche al di sotto dei 20$, ma vi assicuro che c'è davvero poco da mangiare. Insomma se è tanto per togliervi la voglia fate pure, ma poi non lamentatevi se dovete aggiungere un hamburgher. 

Pronti per Halloween
Il nostro localino scelto per la dimensione dell'animale che fa da insegna, è accogliente e il cameriere molto gentile come tutti i camerieri in generale, visto che pare che le mance siano la parte consistente del loro stipendio. Questo della mancia è un capitolo che va aperto per dirne tutto il male che volete. Possibile che in un paese moderno ed avanzato, trionfi globalmente un'abitudine così incancrenita da far impallidire tutto il male che diciamo di consuetudine dei vari e fastidiosi bakshish orientali? Eppure si tratta di un obbligo insistente (comune ai taxi, categoria perversa anche lì) a cui vieni sottoposto in ogni esercizio di bar o ristorazione. A parte il fatto che ad ogni prezzo che leggi, nello scontrino ti trovi poi aggiunta anche la tassa, che ti sposta il totale del 10/15% a seconda dello stato in cui fai l'acquisto, quando il cameriere ti porta col conto, su cui ha scritto di suo pugno, il suo nome ed i ringraziamenti con punto esclamativo, così chi ha occhi per intendere intenda, compare sul POS in cui inserisci la carta di credito (se paghi in contanti nasce subito il sospetto che tu abbia rapinato una banca) una sezione in cui ti si chiede di premere i tasti sui quali è evidenziata la percentuale di mancia che vuoi aggiungere, il tasto minimo è del 15% a salire, 20, 25. 

Perplessità
Ovviamente non sarebbe obbligatorio, ma provate a non lasciarla. Si scatenerebbe l'inferno e voi verrete guardati come dei luridi e ingrati pezzenti. Insomma una  cosa a mio parere davvero fastidiosa e volgare, indegna di un paese serio. Si metta tutto nel prezzo, almeno sai che tutto costa almeno il 30/40% in più di quanto indicato. Comunque sacrifichiamoci a buttar giù questi astici, trafficando con le pinze spaccachele che scivolano tra le dita unte. Tanta fatica per poco risultato, la codina va giù in un boccone e per tirare fuori il pur gustoso contenuto della pinza ci vuole perizia ed abitudine per non imbrattarsi completamente. Ma a tutto c'è una soluzione già prevista e, questa volta, inclusa nel prezzo, infatti, per fortuna vengo bardato da apposito bavagliolo di plastica con tanto di aragosta stampata sopra per far sapere a tutti cosa sto mangiando e non rimanere completamente inzaccherato dagli schizzi di sugo e burro fuso. La mia vicina invece, una signora molto distinta con la bocca a cul di gallina, insolitamente sicca sicca, che mi ricorda quelle dive anni 50 alla Audrey Hepburn, se la fa pulire dal baldo cameriere, mentre lei consulta con degnazione il telefonino, si vede che abbonderà con la mancia.




SURVIVAL KIT

Top Side Grill - Gloucester - Localino da turisti, apparentemente di cucina casalinga, sulla strada principale di fronte al posto, che attira con la pubblicità dell'astice intero, da 1 libbra a basso costo (13,99 altro vezzo questo che noi abbiamo gloriosamente ereditato). Lo riconoscerete dall'insegna. Ambiente piuttosto datato. Per un astice da 1 lb e 1/4 con patate e verdura bruciacchiata e una Coca (non posso bere birra per un po') ha voluto 25 $ comprese tasse e mancia (la minima). Deludente per quantità e qualità.


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venerdì 10 novembre 2017

Usa 4 - Salem


Il foliage


Salem
Poco più di una ventina di chilometri molto trafficati, lungo la costa e arrivi a Salem, praticamente una meta obbligata per chi arriva da Boston. Una bella testimonianza a dimostrazione che chi è sveglio, anche se non ha quasi nulla da mostrare, può costruirci sopra un bell'ambaradàn e camparci discretamente. Infatti tutta la cittadina vive del famoso episodio del 1692, (vedere qui i dettagli) durante il quale si scatenò una caccia alle streghe che provocò la messa a morte di 19 persone di cui 14 donne, più uno morto sotto le torture, ma impiccate e non bruciate come si potrebbe pensare, con uno dei processi più famosi, che durò mesi, raccontato  in tutte le salse e che rimase testimonianza piena di dove l'isteria collettiva e la irrazionalità della superstizione religiosa può condurre. Quindi oggi la cittadina di Salem campa su questa suggestione ed è diventata definitivamente la città delle streghe. Il piccolo centro è tutto un seguito di negozietti a tema con i vari gadget stregoneschi. Naturalmente essendo ormai ottobre, tutto è amplificato dalla vicinanza di Halloween che negli Stati Uniti è una festa a tutto tondo, preparata con grande cura. 

Il cimitero
Dappertutto è pieno di zucche di ogni dimensione esposte in vendita e quasi ogni casa espone davanti alla porta oltre alle succitate cucurbitacee, manichini di streghe, veli di fantasmi appesi agli alberi, scheletri ciondolanti e altre piacevolezze del genere, mentre le brave massaie cominciano a mettere in forno quantità industriali di biscottini e dolciumi, in attesa che gruppi organizzati di ragazzini arrivino alla porta cantando l'ormai celebre: " Trick or treats, smell my feet, give me sometinghs good to eat", da noi reso bene col noto dolcetto o scherzetto. Bisogna dire che tutto questo colore  che circonda le varie abitazione abbinato alle foglie degli alberi dei giardini che cominciano a dispiegare tutto lo splendore del floliage autunnale, è davvero piacevole e si integra assai bene nello spettacolo del paesaggio circostante. Naturalmente in città è tutto un circolare di ragazze conciate con cappelli a punta e trucchi stregoneschi, che fanno da guide ai gruppi di debordanti e anche spesso mal messi anziani fuoriusciti dalle varie case di riposo della Florida che ascoltano i racconti cupi e terrorizzanti del fatto storico davanti ai luoghi del misfatto, spostandosi in carovana da un luogo all'altro al seguito di relativa streghetta concionante. 

I cenotafi delle "streghe"
La parte più suggestiva è, come in molti altri luoghi del New England, il cimitero storico della città, con le sue file di piccole lapidi di pietra grigia che raccontano storie vecchie di quattro secoli racchiuse in quei nomi di antichi pellegrini giunti qui da un'Europa lontanissima e ormai perduta. Le date quasi cancellate, soprattutto lasciano un senso di caldo interesse. Appena fuori del cimitero una parte è stata approntata come una sorta di santuario ad memoriam delle 16 donne uccise, dove molti depongono un fiore per sottolineare l'umana follia provocata dagli imbarbarimenti religiosi. Chissà perché degli uomini uccisi non c'è memoria, a meno che non mi siano sfuggiti, naturalmente. Passeggiare in lungo ed in largo in queste cittadine dall'aspetto antico, secondo il canone americano, rimane comunque una attività assai piacevole, anche se sfuggi ai fari baracconi da paco divertimenti come villaggi ricostruiti di streghe e vari, gioia forse dei bimbi, che il popolo locale sembra amare particolarmente.

Una casa preparata per Halloween
Poi, usciti dalla città ed allontanandosi sempre di più dalla metropoli di Boston, il dolce paesaggio del New England comincia ad avvolgerti da ogni lato, un susseguirsi ininterrotto di boschi e di foreste alternati a laghetti e specchi d'acqua che arrivano fino alla splendida e frastagliata costa dell'Atlantico, che ci farà compagnia andando sempre di più verso nord fino a che, dopo aver attraversato un breve tratto di New Hampshire, non arriveremo nel Maine, coni suoi spazi ancora più vasti e meno popolosi. Comincia a dispiegarsi quello che rappresenta la ragione principale del nostro viaggio: lo spettacolo del foliage, quel momento dell'autunno in cui tutte le foglie dei boschi cominciano a cambiare colore per formare un rutilante caleidoscopio di ogni possibile tonalità che va dal giallo al rosso, fino al marrone cupo, inframmezzato dai pochi verdi di quelle conifere che non cambiano il loro colore, immortali testimoni della varietà della natura. Al momento topico, l'esplosione finale del rosso vivo degli aceri, manca ancora una decina di giorni, che dovremmo recuperare continuando la strada verso nord fino al Canada, fino a quando non riscenderemo per rientrare negli States, riattraversando la frontiera. Ma per adesso godiamoci la costa in tutto il suo splendore.

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giovedì 9 novembre 2017

Usa 3 - In auto, consigli pratici

On the road


E' ora di riprendere la strada. Questa è la costante dei viaggi in auto che si prefiggono innanzitutto di attraversare i grandi spazi e che diventano alla fine una delle componenti fondamentali del viaggio. Queste poche righe possono quindi rappresentare una minima serie di consigli pratici e di considerazioni sul tema che potrebbero essere di utilità per chi ha intenzione di guidare da quelle parti. Bisogna dire che guidare negli Stati Uniti è da un lato più rilassante che da noi e allo stesso tempo fonte di stress continuo. Una contraddizione? Così sembra a tutta prima. Mettersi al volante di un'auto obbligatoriamente a cambio automatico può essere fonte di perplessità per chi non vi è abituato, ma certo dopo poco si prende la mano e subito se ne apprezza la comodità, anche se si deve rinunciare alla prontezza di comandi delle nostre care vecchie carrette. Tuttavia, la costante di questo paese (e del Canada) è l'ossessione per i limiti di velocità, che rispetto quanto detto, funziona in entrambe le direzioni. Il discrimine è che se li superi vieni quasi sempre beccato e paghi salate multe, quindi la quasi certezza della pena, come direbbe Beccaria, fa sì che la regola sia universalmente rispettata, anche perché sono vietati i sistemi di rilevazione dei punti di controllo, radar e pattuglie. 

Parliamo quindi di multe. Le cifre sono importanti e progressive, arrivando fino all'arresto e variano da stato a stato, partendo da un minimo di 50 $. Si dice che ci sia una tolleranza di 10 miglia ma non sarei tanto sicuro. Però in alcune zone, spunta anche un cartello che sotto l'indicazione del limite orario, recita Zero tolerance, così chi vuol capire capisce. Spesso se si supera di 15/20 miglia, non ti viene detto quanto pagherai, ma ti rifilano una convocazione dal giudice con tanto di luogo e ora, Se ti presenti (cosa piuttosto difficile per un turista) ti viene proposto di convertire la multa (sui 150 $) in un certo numero di ora davanti ad una scuola a far attraversare i bambini con tanto di paletta, se non ti presenti ti arriverà a casa l'importo da pagare ed è meglio che lo paghi. Questo vale anche per i divieti di sosta (anche per sosta in senso contrario a quello di marcia, già presa anni fa o entro 5 metri dai famosi estintori dei pompieri, altra fissa questa degli incendi, visto che tutte le case sono di legno), anche se qui, non avendo rilevato i vostri dati, ci penserà la compagnia di noleggio ad inseguirvi e quindi in caso di inadempienza, non dovreste avere problemi in caso di rientro negli Stati Uniti. In alcuni casi e stati, per violazione lieve, la multa può essere sospesa e applicato solo in caso di recidiva entro sei mesi. In questo caso le pagherete entrambe, la seconda maggiorata. In caso di violazioni in zona di lavori in corso, le sanzioni sono raddoppiate, così imparate.  

Da un lato dunque, essendo questi limiti, secondo il nostro metro molto bassi, succede che tutti procedano incolonnati ad una velocità prossima a quella massima. Quindi non si evidenzia quasi mai la necessità di superare, il ché rende la guida molto più rilassata e tranquilla, anzi, e questo è un male, anche piuttosto soporifera. Dall'altro lato, accade che, essendo previste tutte le velocità massime possibili di cinque in cinque, Tra le 20 e le 65 (in alcuni casi 70) miglia/h, ogni poche centinaia di metri o al massimo ogni qualche chilometro, si ha un florilegio di cartelli che limitano le velocità secondo una fisarmonica variabilissima e senza una logica prefissata. Prima 40, poi 25, poi 35, poi 20, poi 45 e così via. Questo ti costringe ad avere una attenzione costante e preoccupata, che ti condiziona continuamente. A questo aggiungi l'ossessione per il segnale di stop, presente nella quasi totalità degli incroci anche minori, in cui la macchina deve rimanere assolutamente ferma, almeno per un attimo prima di ripartire anche se non c'è nessuno all'orizzonte e vedi che, insomma, devi essere continuamente in campana. Vero, direte voi che anche il nostro codice della strada prescrive che allo stop tu debba fermarti ed inserire la prima marcia (che lì non c'è più), ma innanzitutto le situazioni sono infinitamente minori come numero, sostituite dal dare precedenza e poi mi sembra che da noi ci sia un certo margine, per così dire, di interpretazione. 

Un ultimo mantra ossessivo è quello degli scuolabus, curiosamente per un paese dove tutto sipaga, unico servizio gratuito in ambito scolastico, presenti in numero enorme se raffrontato agli altri mezzi pubblici quasi inesistenti e che girano tutto il giorno obbligando, anche qui la norma è severissima, a limitare la velocità al di sotto delle 20 miglia, alla pratica impossibilità di superarli ed all'obbligo tassativo di stop per tutti quando si arrestano, non solo per chi segue, ma anche per chi arriva dall'altro senso, caso mai qualche bambino attraversi impunemente la strada. Quando questi mezzi di fermano, esibiscono luci rosse intermittenti o un segnale di stop sul fianco del veicolo. Quindi attenzione perché sono molto severi. Certamente questi comportamenti limiteranno gli incidenti, ma devo dire che ho comunque visto sulle strade diversi grovigli di auto con relative ambulanze che svolgevano il loro macabro compito. Credo che tutti questi comportamenti, incluso la scarsità di sorpassi da effettuare, la bassa velocità e la pigrizia che induce il cambio automatico e il cruise control, presente su tutti i mezzi, conduca inevitabilmente anche ad una minore capacità di guida e di prontezza ad affrontare situazioni inaspettate. 

Questo si nota anche nelle enormi difficoltà a parcheggiare che vedi continuamente girando per le città. Infatti le statistiche parlano chiaro, a fronte di un numero di mezzi circolanti che in Italia è circa 1/6 (40 m. contro 240 m.), i morti per incidente stradale sono 1/10 (3500 circa contro 35.000), dati che confermerebbero la mia tesi. Comunque occhio alla penna, perché la severità è d'obbligo e se non pagate la multa, negli Stati Uniti non ci rimetterete più piede; verrete infatti irrimediabilmente respinti alla frontiera, perché voi vi sarete dimenticati dopo anni, ma il cervellone, ha il vostro nome ormai stabilmente marchiato come violatore della legge. Nonostante questo vi confesso che sono stato graziato due volte in questo viaggio, ma ve ne parlerò al momento, per ora allacciamoci le cinture (obbligatorie) e posiamo il telefonino, anche se non è ancora obbligatorio, ma in fase di, e partiamo per il nostro itinerario, che essendo stato tracciato con una certa possibilità di varianti, si dipanerà di volta in volta a seconda delle situazioni. Per ora, mani sul volante, anzi ricordatevi che se vi fermano, si deve accostare a destra immediatamente, tassativamente non scendere dalla macchina, tenere le mani ferme bene in vista sul volante e non fare i furbi. Quindi, ago della bussola in direzione nord e immettiamoci nel traffico pesante intorno alla periferia di Boston.


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domenica 5 novembre 2017

Un giorno a Vigevano

Vigevano - la piazza


La torre
Pausa nel giro americano che non è neppure ancora cominciato, per relazionarvi di una meta di grandissimo interesse a un tiro di schioppo da casa e che merita assolutamente un giretto di un giorno almeno. Molti di voi ricorderanno la gustosa serie di romanzi di Mastronardi, a partire dal Maestro di Vigevano, che raccontano questa bella città così importante nel tardo medioevo per il segno lasciato dagli Sforza e da Ludovico il Moro. Quindi ieri, con la sempre precisa organizzazione dei viaggi di istruzione del Museo dell'Agricoltura del Piemonte, ho approfittato della giornata uggiosa, ma fortunatamente ultima senza pioggia, per gustarmi questa chicca lombarda. Da Alessandria è un attimo; un breve tratto attraverso la triste piana lomellina, resa ancor più tetra dalle grandi camere delle risaie ormai trebbiate dove anche i pochi aironi rimasti scoperti tra le stoppie tenevano la testa bassa come in attesa di quella pioggia che ancora tardava a venire. Una serie di paesi quasi anonimi, isole raggrumate sui lievissimi sollevamenti destinati ad essere circondati dall'acqua quando la coltura del cereale che ha etichettato queste terre comincerà il nuovo ciclo e poi arrivi in questa che, alla fine del medioevo era un centro davvero importante, dal passato longobardo che ne aveva precisato i confini. 

La strada coperta
In quel tempo, in cui si decise l'aspetto odierno della regione, Ludovico il Moro, iniziò una grande stagione di lavori pubblici, diremmo oggi, con il tracciato definitivo dei navigli che dovevano servire, oltre che a migliorare gli spostamenti, a trasformare l'agricoltura della zona che da un territorio malsano fatto di marcite e acquitrini, si avviava a diventare l'area di maggiore produzione del riso, fino ai tempi moderni. Contemporaneamente presero la forma definitiva il castello e la famosa piazza antistante, davvero uno dei più bei salotti d'Italia, con la sua precisa scansione neoclassica, le eleganti colonne, l'unità delle case che la circondano da tre lati e la grande finta facciata della cattedrale che due secoli dopo ne racchiude degnamente il quarto lato. La visita di tutta questa area ci ha preso l'intera mattinata anche perché è stato davvero un piacere ascoltare il racconto di una guida davvero preparata e preziosa che ce l'ha resa piacevolissima. Ma la vera chicca che mi ha davvero colpito nel segno ed emozionato è il museo della Leonardiana (ingresso 8 €)all'interno del castello aperto da poco più di un anno per la volontà di privati. 

I palazzi della piazza
L'esposizione disposta in modo molto moderno e multimediale nelle sale del primo piano del castello, che tra l'altro è anche l'unica opera originale di Leonardo che si può vedere, raccoglie, racconta e illustra la storia e le opere complete del grande genio, mostrando attraverso copie perfette e poco distinguibili dagli originali, tutti i manoscritti con i famosi disegni, i taccuini e in dimensione originali, tutti i dipinti attribuiti con certezza a Leonardo. Attenzione particolare è posta al lavoro che fece proprio qui nel ducato di Milano per Ludovico e la sua sposa, per cui divenne davvero uomo di corte tuttofare, dai progetti ingegneristici e architetturali, allo studio di macchine di ogni tipo, ma anche stilista di abiti e disegnatore di elaborate pettinature per le dame di corte. Una sala specifica è dedicata alla avvincente storia del famoso gigantesco cavallo progettato e mai realizzato proprio per il monumento del Duca. Ma la cosa che più colpisce a mio parere è proprio il curriculum che invia a Ludovico a cui era stato raccomandato perché gli dia lavoro. Una lettera che potrebbe essere presa a modello per chi ancora oggi invia domande alle varie aziende. 

La scuderia
Dopo essersi presentato, elenca in dieci punti quelli che oggi chiameremmo i suoi skills, lavori di ingegneria, progetti idraulici, opere architettoniche, studio di armi e macchine da guerra, competenze agricole e di design, insomma le cose che potevano interessare il suo futuro datore di lavoro e mecenate, ma è soprattutto il finale che rappresenta il personaggio a tutto tondo, quando termina le sue competenze dicendo: è infine sono anche discreto pittore! (casomai potesse servire). Davvero straordinario non vi pare? Nel cortile del castello sono poi da non perdere la visita delle scuderie dove lui progettò anche un sistema semiautomatico di pulizia dei rifiuti dei cavalli mediante acqua corrente e al primo piano il Museo della calzatura (visita gratuita) dove, in quattro sale è esposta una serie di pezzi che raccontano un'altra delle eccellenze per cui la città è stata famosa nel mondo. Calzature storiche e antiche tra cui la famosa pianella ritrovata nel restauro del castello delle dame, i pezzi commissionati per VIP e personaggi famosi dai più grandi stilisti e maestri della città, le scarpe dei Papi, poi una serie di calzature etniche provenienti da tutto il mondo ed infine nel corridoio finale la storia del tacco a spillo, inventato sì in Francia, ma che qui fu perfezionato con l'invenzione dell'anima metallica (prima i tacchi si spaccavano invariabilmente) che portò nell'anno d'oro di questa moda, alla produzione di oltre 21 milioni di paia di scarpe. 

Il Mulino di Mora
Una collezione curiosa che vale la pena di vedere. Non perdetevi poi, dopo aver percorso la strada coperta che collegava i due castelli, la vista del duomo e dei suoi begli affreschi prima di fare qualche chilometro fuori città per vedere, dal di fuori purtroppo, la Sforzesca, una grande cascina voluta da Ludovico e che rappresentò il modello di sviluppo agricolo per tutta la regione e forse la prima vera azienda agricola italiana moderna, di cui si auspica una futuro restauro. Nel borgo a fronte un pranzo amichevole ha contribuito a ristorare gli stanchi visitatori nel ristorante, appunto Ludovico il Moro, specializzato in risotti e prodotti a base di oca e scusate se è poco. Infine, dall'altra parte della città, dietro al cimitero, non perdetevi, il Mulino di Mora, vecchia costruzione coeva del 1400, che raccoglie una serie nutritissima di macchine costruite da un appassionato in decenni di lavoro, a partire dai disegni di Leonardo, tutte perfettamente funzionanti, oltre agli esempi di chiuse nel grande giardino che illustrano i sistemi in uso all'epoca per la misurazione delle acque. Ce n'è insomma per completare una giornata di visita e andando veloce. Una esperienza che vi consiglio assolutamente.


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venerdì 3 novembre 2017

Usa 2 : Uscire dalla città.

Travelodge -Natick


Superato il pacco teutonico, un po' per il rintontimento della notte saltata e un po' per le sei ore di fuso, bisogna in qualche modo affrontare il nuovo mondo che mi aspetta al di là delle sliding doors dell'aeroporto, moderno ed efficiente ma certo non come gli sfavillanti nuovissimi scali d'oriente avviati anche in questo campo a lasciarci un po' indietro. Del resto si sa, chi arriva per ultimo di certo ha la possibilità di fare le cose meglio di chi lo ha preceduto, leggendone l'esperienza, naturalmente se ne ha la volontà. Come temevo arriva subito violento l'impatto della lingua. Io, come ho già detto, pur avendo molte tuttologiche esperienze in diversi idiomi, secondo il mio sacro principio del sappile pure male ma un po' tutte, sono in difficoltà in qualunque idioma che non sia il dialetto alessandrino e il tentativo di comunicare col mio basic english, assolutamente sufficiente in qualunque paese dove non sia la lingua principale, su terra inglese e ancor di più su quella americana, diventa una tortura fisica e mentale. Aggiungi il fatto che in generale scopro che i luoghi pubblici di questa terra non sono ricchi di indicazioni facilmente comprensibili, aumentando il mio senso di panico, quando cerco di approcciare qualcuno per avere chiarezza su come procedere. 

In generale poi, questi americani guardano lo straniero, non con la sufficienza tipica degli inglesi che vogliono mettere a prova le tue conoscenze come per punirti di non aver studiato bene o comunque per non essere britannico a prescindere e non appartenendo alla razza eletta, ma hanno piuttosto un atteggiamento di genuino stupore che esista al mondo qualcuno che parli una lingua diversa dalla loro, anzi che esistano lingue diverse dalla loro, per cui non fanno alcuno sforzo per chiarire un po' meglio la loro, per me, terrificante e larghissima pronuncia, oltretutto ben diversificata da luogo a luogo per aumentare se possibile ancora di più la tua difficoltà. Per non parlar dei neri che utilizzano spesso espressioni ancora più criptiche o per lo meno questa è stata la mia sensazione, di certo carica di pregiudizio. Parlare poi al telefono con qualcuno diventa infine una montagna assolutamente per me, invalicabile. Comunque essendo sopravvissuto in qualche modo in luoghi diversi, credo che me la caverò anche questa volta. Insomma avrete compreso che tutto il soggiorno sarà segnato da incomprensioni varie, che tuttavia faranno parte dell'esperienza. Mentre elucubro queste considerazioni, arriva il comodo bus della Blue Line che porta al centro dove si affittano le auto, seconda tappa esperienziale sul suolo americano, come ovvio anche questo gigantesco come ogni  altra cosa, secondo lo schema del lo volemo esaggerato. 

Comunque nonostante le decine di affitta macchine esistenti, dappertutto c'è la coda in attesa, argomento questo su cui ritorneremo per altre considerazioni. Alla fine però devo ammettere che tutto si svolge con una certa facilità anche se spesso do consensi e affermo di avere capito anche se ho avuto la sensazione di conversare in un dialetto bantù. Alla fine, accanto a qualcuna più complicata, molte cose sono più easy del solito e un addetto svagato, in un garage grande come tre campi di calcio, mi fa segno di prendere la macchina che mi pare tra la fila parcheggiata e di togliermi dai piedi che lì ingombro. Si capisce bene, già dai primi contatti, che la pietra miliare di ogni contatto o transazione è: metti una firmetta qua e consegna una carta di credito funzionante e capiente, poi fai quello che ti pare che tanto poi ti castigo con calma. Intanto sta scendendo la sera e bisogna impratichirsi al volo dell'uso dell'indispensabile (se volete un vero viaggio on the road) navigatore, che stavolta mi sono ricordato di prenotare e smanettare un minimo sui comandi della macchina, luci e bottoni vari, che del cambio automatico ho ormai buona esperienza dalla Malaysia e che qundi ritrovo subito come un vecchio e tutto sommato comodo amico. 

Esci dal garage e subito vieni avvolto dalla melassa densa del traffico di Boston, esagerato ovviamente, come la serie di strade, tunnel e cavalcavia attraverso i quali il santo navigatore ti guida, pur con una certa difficoltà interpretativa, verso una meta che appare lontanissima in termini di ore, imbottigliato come sei nella rush hour, in cui tutti lasciano la città per rientrare negli sconfinati quartieri periferici, dei milioni di casette, più o meno lussuose, lucide e ricche o squinternate e cadenti, dove abita l'americano medio a seconda del suo reddito, che se non ce l'ha finisce a dormire per la strada. Il fiume di traffico ti porta lento, spesso quasi fermo, lasciandoti comunque il tempo di interpretare i vari "gira decisamente a destra, gira lievemente a sinistra tra un quarto di miglio" della gentile voce femminile che sono riuscito a far parlare in italiano, lingua che conosco relativamente meglio. Alla fine ci metto quasi un paio d'ore per arrivare, nel buio della notte, al motel che avevo prenotato e che mi pareva invece appena fuori città. Un sobborgo completamente anonimo come tutti gli altri degli Stati Uniti. 

Un paese dove puoi riconoscere bene le varie skyline di ogni importante centro cittadino, dalla sola sagoma, ma dove appena esci da downtown, potresti essere in qualunque irriconoscibile luogo d'America. Capisci solo se sei in una città grande, in una piccola oppure fuori città. Il motel ha la classica impostazione di tutti gli altri del paese. Uno o due piani con la porta delle camere sull'esterno davanti alla quale lasci la macchina, un megaletto king o due queen, comunque enormi per i nostri standard, TV, frigo, wifi gratuito non troppo potente, ferro da stiro,  phon e occorrente per scaldarsi thé o caffè. Le camere sono sempre piuttosto grandi, come tutto in America, ma forse l'ho già sottolineato. Le uniche differenze consistono nell'aspetto nuovo e efficiente di alcuni e quello scalcagnato con una sensazione di abbandono (tipo quello di Psyco o di quelli dei polizieschi di Chandler, tanto per capirci). Alcuni forniscono anche, compresa nel prezzo, una specie di colazione che può consistere solo nel caffè o thé e succo di frutta, cereali e latte o anche qualche merendina di supermercato confezionata. E potete farvi comodamente farvi consegnare da mangiare in camera.

Onnipresente il distributore di ghiaccio, che non è mai abbastanza e di bibite a pagamento. Nell'ufficetto un desperado, dalla faccia priva di espressione (che sia già un robot?) abbandonato lì e apparentemente avulso dal mondo e da qualunque altro interesse, il cui unico motivo di esistere è strisciarvi la carta di credito, darvi la chiave e farvi firmare una manleva se contravvenite a regole come il fumo o altro, con relative trattenute a posteriori. Difficile strappar loro qualche informazione di natura turistica, ancor meno chiacchierare per capire come la pensano su quanto li circonda. Se parli di elezioni o di Trumpo e chiedi se già piovono bombe in Corea, l'unica cosa che riesci a strappare è un laconico: la politica non mi interessa, forse non sa neppure dove si trovi la Corea. Voi direte ma se avevi detto che avevi tutte queste difficoltà con la lingua... Il fatto è che questi personaggi sono per la maggior parte stranieri peggio di me e parlano in generale un inglese elementare ancora più basico del mio e quindi del tutto comprensibile. Adesso intanto andiamo a nanna che sono distrutto, la realtà è che sono vecchio, non ce la faccio più a saltare le notti eppure mi ostino a farlo, chissà perché alla fine ce la andiamo sempre a cercare.


SURVIVAL KIT

Rent a car - Io ho proceduto con Rental car che è il portale più utilizzato di internet e che mi aveva già dato prova di funzionare molto bene. Anche questa volta, in fase di prenotazione sono stato assistito ottimamente con la soluzione di vari interrogativi che avevo e che non emergevano dal sito. Ho avuto la macchina da Dollar che aveva la tariffa più conveniente. Ho pagato anticipatamente alla prenotazione la macchina, il navigatore e l'assicurazione di base, attivando sul posto tutte le assicurazioni aggiuntive, per eliminare qualunque franchigia od esclusione, che in America non si sa mai. Il navigatore a mio parere è assolutamente indispensabile, ma ricordatevi di dire che avete bisogno anche delle mappe del Canada, se ci andate altrimenti vi ritrovate in difficoltà laggiù (naturalmente io non me ne ero ricordato). Importante è farsi dare, ma ve lo propongono al ritiro, il marchingegno che preleva sempre dalla vostra carta, i pedaggi sulle autostrade automaticamente al passaggio, tipo il nostro Telepass, molto comodo. Dove ci sono dei varchi, sono segnalato in viola. In totale, incluso, pedaggi autostradali, pieno carburante, chilometri illimitati, sovrapprezzo over 70 anni, navigatore ecc. ho pagato circa 850 Euro per 18 giorni, per una Elantra Hyunday, comoda e quasi nuova, bagagliaio capiente che conteneva tutti i bagagli senza fatica e che non ha mai dato problemi per 4000 miglia (oltre 6500 km). Patente italiana valida e se volete dovete pagare un sovrapprezzo per il secondo guidatore o se avete meno di 25 anni.

Assicurazione medica - Causa mie paturnie ho fatto l'assicurazione Globyrosso di Allianz che dovrebbe coprire soprattutto  tutte le grane di natura medica, che in America ti rovinano, e che per un mese ti costa 170 euro (copertura illimitata senza franchigie per Usa e Canada).

Travelodge - 1350 Worcester street - Natick . A una 15 di km dal centro di Boston, scelto in quanto il giro partiva da lì, rimandandola visita della città al ritorno e di prezzo ovviamente più congruo rispetto al centro cittadino. Catena standard di qualità media. Dichiarato 2 stelle. Facilmente raggiungibile e comodo se il mattino dopo dovete uscire dalla città. Pulito e tranquillo. Camere standard come ho descritto, con colazione. 75 Euro con Expedia. 

giovedì 2 novembre 2017

Usa 1: Partire non è mai facile



Ormai è più di una settimana che sono tornato e il nervoso ancora non sbollisce, quindi posso cominciare a buttare giù qualche cosa, tanto ormai ho capito come va a finire. Mai fidarsi di chi ha buona fama per tradizione, sono quelli che ti fregano meglio, sarebbe la morale della favola. Quindi cominciamo pure dal principio. Questa volta il viaggio aveva diverse motivazioni. Un anniversario importante da festeggiare, cosa che induceva ad una meta decisamente più onerosa di quelle mie consuete, il fatto che coincidesse col momento del famoso "foliage" di cui tanto ho visto in foto e di cui tanto ho sentito parlare, un insieme di componenti diverse ma tutte stimolanti, l'atmosfera del New England e del vicino Halloween, il favoleggiato Canada francese e non ultima la chicca di una scappata a Nashville, per una immersione total body nella culla della musica country. E poi sempre questo oriente, basta, andiamo un po' in giro per il mondo civile. Insomma un bel mix che mi aveva convinto da tempo nonostante non avessi trovato adepti ad unirsi a me, che non volessero lasciarci soli in una terra straniera dal linguaggio particolarmente ostico e in cui mi trovo sempre in grande difficoltà a capire e a farmi capire, si sa, con le lingue sono sempre in difficoltà, faccio fatica anche con l'italiano. 

Torniamo dunque alla partenza segnata da un tempo grigio e anonimo, privo degli entusiasmi che accompagnano di solito gli inizi delle grandi avventure. Forse era destino, ma la giornata era già cominciata male. Difficoltà a trovare il parcheggio vicino a Linate, abituato com'ero ad arrivare ad occhi chiusi da Mariuccia, il mio punto di partenza consueto di Malpensa. Qui la portiera posteriore dell'auto che non si chiude più costringendomi a lasciare per 24 giorni la macchina praticamente aperta anche se virtualmente custodita. Insomma c'era di che sospettare che l'inizio fosse segnato da indizi sfavorevoli, anche se gli aruspici non avevano segnalato niente di malevolo nel volo degli uccelli. L'autista che ci accompagna in aeroporto faceva il camionista e oggi, trasportare gitanti per cinque chilometri da S. Donato all'aeroporto, avanti e indietro gli sembra un divertimento se paragonato alla vita di smazzi che si faceva attraverso tutta l'Europa, dalla Norvegia alla Grecia, dal Portogallo alla Lituania. Sogna certo viaggi intercontinentali, vacanze al sole su spiagge di sabbia bianca e forse potrebbe anche permettersele se non ci fosse il fatto che è terrorizzato dall'aereo e quindi la sua meta fissa rimane la Brianza. Insomma ognuno ha i suoi problemi e questo è un altro motivo per cui stai più sereno se scegli di volare con chi ha da sempre la patente di puntiglioso perfezionismo meccanico.

Con buona ragione pertanto avevo deciso per il volo, di affidarmi ai tedeschi, tanto per essere più tranquillo, snobbando un altra compagnia di cui non farò il nome per carità di patria e che tra l'altro mi sarebbe costata anche una ventina di eurini in meno e non mi avrebbe obbligato a partire da Linate cosa che mi ha succhiato altri 40 eurini in più di parcheggio. Ma cosa sono pochi soldi di fronte alla sicurezza! Dunque, ali germaniche sulla cui efficienza e serietà non si mette dubbio. Allora vai con Air Berlin che, sebbene messa in difficoltà dai biechi petrolieri mediorientali non tradisce di certo le sue radici teutoniche. Forte di questa convinzione mi presento all'ora convenuta al bancone del check in con il mio bel biglietto in mano. Qui una spaesata fanciulla controllando il monitor mi pronuncia la fatidica frase: -Temo di doverle dare una brutta notizia. Il suo volo è stato annullato. - Basito e incapace di pronunciare alcunché ascolto la telefonata che rivolge ad altro ufficio annuendo con aria grave, dopodiché allargando le braccia recita: -Temo di non poter fare nulla per lei. La compagnia non può riproteggerla su alcun altro volo e credo, sebbene non sia ancora ufficiale, che anche il suo volo di ritorno sarà annullato. Per cui se vuole partire, vada a comprarsi un altro biglietto dove vuole e poi "sicuramente" la compagnia la rimborserà.- In pratica come si suol dire sono affari suoi. 

Ammetto che un caso del genere non mi era mai capitato e accuso violentemente il colpo. A questo punto si tratta di perdere tutto, prenotazioni, auto che aspetta a Boston e così via, quindi bisogna fare di necessità virtù e vado al bancone ticket dove con un largo sorriso da avvoltoi che aspettano la preda, mi servono su un piatto d'argento un bel biglietto sostitutivo andata e ritorno al doppio del prezzo che avrei a suo tempo pagato, con quella stessa compagnia allora snobbata. E' il karma che si abbatte con intento punitivo, è evidente. Rosicando amaro e rifiutandomi di farmi rovinare la festa dalla perfida valchiria, salgo col collo storto per la botta subita, offeso nell'onore e nel portafoglio, sul volo per Amsterdam, dove, data la ben nota efficienza nordica, i sistemi automatici per produrre la carta di imbarco non funzionano (se ancora non lo sapete ormai negli aeroporti bisogna farsi tutto da soli) e le bionde treccione, bianche coscelunghe, parenti delle loro colleghe confinanti, che mi hanno fatto il pacco, dicono che non possono farci niente e se non mi posso imbarcare, saranno cavoli miei.

E' proprio la giornata sbagliata. Leggermente innervosito e rimpallato da un bancone all'altro per tre volte, come nel più becero ufficio anagrafe d'Italia, mi impunto e chiedo con una certa veemenza che mi venga fornito il titolo di imbarco che ho profumatamente pagato. Finalmente la cicciona dalle carni lattee, evidentemente troppo stressata dal lavoro, che sogna di esporre le sue tettone flaccide a Rimini, si decide a stamparmi l'agognato cartoncino (che ormai è ridotto ad un foglietto di cartaccia) con procedura manuale (come una volta diremmo), fatica improba che tuttavia ottiene il risultato voluto e così stanco e nervoso salgo sul velivolo che mi porterà a Boston, durante il quale, forse per compensazione morale, mi viene addirittura fornito del materiale edibile che si riesce a trangugiare senza farselo andare di traverso, mentre mi guardo La mummia nuova versione per consolarmi degli eventi negativi. Che vuoi che sia mi posso permettere di dire mentre sorvoli l'Atlantico. 

Il paventato arrivo in terra americana sarà nuovamente pregno di difficoltà e problematiche? A tutta prima così sembra, dovendosi completare innanzitutto le operazioni di immigrazione, che potrebbero addirittura impedirti l'ingresso, di questi tempi e con queste facce distrutte dalla notte trascorsa sui comodi sedili della economy. Ma niente interrogatorio, anche qui tutto si fa ormai davanti alla impersonale macchinetta, sapendola usare naturalmente. Se no chiami l'abbondante mamie che ciondola a guardia di questa massa di questuanti barbari in arrivo da tutto il mondo e che dopo averti guardato con commiserazione (questi mediorientali ignoranti e forse terroristi, non sono neanche capaci a inserire informazioni in una macchinetta, oltre a non capire quello che con la mia chiara pronuncia gli dico), ficca il tuo passaporto nella fessura e preme un po' di tasti, tanto sembra che con la procedura ESTA per il visto ormai tutti i miei dati, incluse le mie dichiarazioni di non voler fare attentati o non avere intenzione alcuna di introdurre nel paese armi et similia, sono già nella macchina e quando arrivi davanti all'uomo nero che ti prende le impronte, ti dirà solo, squadrandoti dall'alto in basso se hai roba da mangiare nei bagagli e poi via libera. Oramai siamo negli States e anche se siamo un po' sversi, non ci ferma più nessuno.


SURVIVAL KIT

Parcheggio Linate - Costa quasi il doppio che a Malpensa. Io mi sono trovato molto bene con Rogoredo Park - 90 Euro per 24 notti (ma era in offerta). Servizio molto celere e preciso.

Volo - Come ho detto avevo scelto il volo AirBerlin LIN-DUS_BOS e ritorno per 430 Euro che è stato annullatosenza avviso ho dovuto comprare seduta stante un LIN-AMS-BOS a 870 Euro. Attualmente il Sito LolTravel con cui ho acquistato il volo ha iniziato la pratica dirimborso. Io ho anche scritto direttamente a Air Berlin che mi ha risposto con una mail che dice testualmente: Dear guests, airberlin has permanently discontinued its business. We would like to take the opportunity to thank all our guests and say “Tschüss, Auf Wiedersehen and Bye Bye”. Non ho parole per definire la correttezza tedesca. Già Lufthansa a suo tempo mi aveva fatto un odioso pacco per cuil'ho messa in black list, ma questo non me lo aspettavo. Se qualcuno ha qualche suggerimento in materia lo ringrazierò.

Visto - Per le visite turistiche è ora possibile la procedura on line ESTA. ad un costo di soli 20 Euro. Andare sul sito e seguire la procedura abbastanza semplice. Con questo pre-visto non arete problemi alla frontiera, perché in pratica siete già stati accettati. Con questo visto potete andare anche in Canada e poi rientrare. Se invece andate solo là dovete fare analoga procedura canadese, sempre on line.


martedì 31 ottobre 2017

Zucche e torroni

dal web - nientepercaso


Leggo della polemica di poco spessore sulla moda di Halloween che turberebbe le coscienze di tanti puristi della tradizione italiota. Bah, mi sembra argomento di così poca rilevanza, da poter essere trascurato senza troppi turbamenti, ma oggi nel rituale giro dei cimiteri pensavo a quando ero bambino e in Valle San Bartolomeo mio zio Enrico mi aveva preparato una grande zucca, scavata e ritagliata con i denti aguzzi e la candela dentro che la illuminava rendendola quasi trasparente, la sera appoggiata sul davanzale della finestra bassa. Non faceva paura di certo, ma era una novità per me quando già allora si faceva il giro in bicicletta dei cimiteri e poi si veniva a casa con un borsone pieno di cachi maturi, dopo aver lasciato una monetina da cinque lire allo zio, perché i cachi non si regalano, che poi porta male. Dunque già 65 anni fa si intagliavano le zucche, anche se non si sapeva, per lo meno io, che fosse Halloween. 

A Valenza invece andavo in treno con mia mamma e dalla stazione fuori città mi aspettava una lunga passeggiata. Visto oggi però, e va bene che lo fai in macchina, non è poi così lungo quel viale che parte dal cimitero ormai ricoperto di foglie secche. Per lo meno non così lungo come mi appariva quando lo percorrevo, bambino, con la mia mamma da un lato e la nonna dall'altro. L'una giovane e bella, l'altra curva sotto il peso della vita che l'aveva costretta a seguire il feretro di un figlio morto per la consunzione seguita al campo di lavori forzati in Germania, uno di quelli che qualcuno oggi, a leggere i vaneggiamenti di internet, rimpiange e quindi subito vedova di un marito consunto dal dolore. Tutte cose che allora neanche sapevo, contento di quella giornata che ero certo sarebbe finita in gloria, con una magnifica barretta di torrone da sgranocchiare mentre percorrevamo lentamente quel viale per arrivare fino al cascinotto dove lei viveva sola, anche se forse non era una scelta. 

Una piccola cascina tra i campi di allora, oggi credo coperti da villette di orafi evasori, tra le quali non ho mai più ritrovato i ruderi, giacché, lei morta e venduta in fretta la terra, era crollata in pezzi, testimone di un tempo destinato a scomparire, polverizzata dallo scorrere di un tempo impietoso a cui danno fastidio i ricordi. Era dolce quel torrone alle mandorle, Sebaste il diavolo di Alba recitava la scritta sul banchetto davanti al cimitero, e l'impegno che ci mettevo a sgranocchiarlo, dopo avere aperto con cura il cellophane che lo ricopriva, mi rendeva lieve la strada fino ad arrivare quella casa di cui ho un solo ricordo vago di uno stanzone con un grande camino fuligginoso e nulla più. Avevo già cominciato la scuola perché l'unico altro ricordo che mi rimane vivo era la raccomandazione materna di non raccontarle che mi avevano comprato, su suggerimento della maestra Signorina Fracchia, il Novissimo Vocabolario Melzi di italiano, perché non avrebbe capito la spesa di tutti quei soldi per l'acquisto di un libro. 

Chissà se invece non l'avrebbe apprezzato anche lei, magari per quella sorta di reverenza che avevano i contadini di un tempo per la cultura, al contrario di oggi, tempo in cui si irride il sapere e si celebra l'orgogliosa e tronfia ignoranza. Ma io, ubbidiente, non tradii la consegna, avevo il torrone a cui pensare. Anzi forse ne avevo conservato ancora un pezzettino da finire mentre percorrevamo a piedi la carrareccia lungo la ferrovia fino alla stazione per tornare a casa, lasciandola lì, vecchia e curva nella sua lunga veste nera, senza più lacrime da spargere, a rimestare un pentolino appeso ad una catena nel grande camino nero di fuliggine.


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