lunedì 30 dicembre 2019

Cina 25 - Il balcone di Shi Gu sul fiume Azzurro


La grande ansa del Fiume Azzurro


Shi Gu
Ricominciare il viaggio, lasciare la valle incantata, risalire il monte, un tempo lo avresti fatto dopo aver caricato i cavalli o i basti degli asini di merci preziose, thé, seta, per andare verso ovest, sui sentieri che a poco a poco guadagnano quota, mentre l'aria diventa più fina e l'immenso altopiano tibetano si fa sempre più vicino. Giorni di cammino faticoso, di un respirare che si fa via via più ricco di affanno, scandito solo dalle campanelle delle greggi che incontri. Adesso invece è un attimo, la strada è grande, nuova e non basta mai evidentemente al nuovo bisogno di velocità, bisogna allargarla ancora per scavallare le montagne ed avere di fronte nuove creste, nuove valli di questo territorio complicato e un tempo evidentemente difficilissimo da percorrere. Un ultimo balzo ed ecco la valle dello Yang Tzé, il fiume azzurro, il più lungo ed importante della Cina. Lo incontri ancora bambino, anche se in verità ha già percorso all'incirca un terzo del suo lungo percorso, oltre 2000 chilometri per scendere dalle balze Himalayane dove nasce ad oltre 5000 metri. Ma la cosa più straordinaria è che proprio qui nel sud dello Yunnan, a distanza ravvicinatissima, corrono le tre valli che portano in direzioni diverse tre, anzi quattro dei fiumi più grandi ed importanti dell'Asia. Percorri questa grande valle incassata tra i monti e aldilà di questi ad un centinaio di chilometri a sud scende parallela la valle del Mekong, che poco più avanti prende tutta un'altra direzione e svolta decisamente verso sud per raggiungere la parte estrema del Vietnam.

Un agricoltore
Altri 50 chilometri e arrivi alla valle dell'Irrawady che, piegando ancor più a sudovest, crea l'immensa pianura Birmana. Poco prima aveva preso la direttissima verso l'oceano indiano anche il Bramaputra il cui delta infinito crea la maggior parte del territorio del Bangladesh. Acque vitali lungo le quali sono nate grandissime civiltà, che da queste sono state nutrite per millenni, basti pensare che nel bacino dello Yangtzé vive un terzo della popolazione cinese. Altrettanti almeno attorno agli altri due fiumi, più o meno un sesto della popolazione mondiale, tanto per capirci. E qui in pochissimo spazio li puoi abbracciare tutti. Sarebbe bastata una differente qualità delle rocce, una modalità di erosione solo leggermente diversa e masse di acqua colossali avrebbero preso direzioni differenti, cambiando completamente la storia del mondo. Ci sono tracce che testimoniano come attorno alle rive di questo fiume, l'uomo si sia insediato da almeno 27.000 anni e qui ha preso vita l'arte dell'agricoltura cinese. Il fiume, una vera e propria barriera invalicabile, ha segnato per millenni il confine tra la Cina del Nord e quella del Sud ed attorno a questo fiume sono nati regni che hanno combattuto tra loro guerre sanguinose. La storia ce lo racconta come protagonista fondamentale, con i molti nomi con i quali è stato conosciuto. Per tutto il tratto tibetano era ed è noto come Tuo Tuo Hé, 沱沱河  (il fiume in lacrime), poi nel Sichuan diventa Tong Tian Hé 通天河, (il fiume che attraversa il paradiso), per diventare poi Jin Sha Jiang 金沙江, (il fiume delle sabbie dorate)  ed infine prima di arrivare al mare a Shanghai, Chang Jian, 长江, semplicemente il grande fiume. 

Al ristorante
Una donna Yi
Ma già Marco Polo lo chiamava 江, Qian, (il fiume) e questo era sufficiente ad identificarlo e successivamente Matteo Ricci lo nomina come 洋子江, nome poi passato alla cartografia inglese come Yang Tse Kiang o Yang Zi Jiang, meglio noto nel 18° secolo come Fiume azzurro, in contrapposizione al Fiume Giallo, per il fatto che le sue acque sono spesso limpide a causa della assenza di materiali argillosi nel suo letto. Percorrendo il fondovalle arriviamo velocemente a Shi Gu, 石鼓, La pietra che sporge, dove il fiume compie una grande ansa che cambia di 180 gradi la direzione del corso d'acqua, da sud verso nord, mutandone definitivamente il destino. E' un punto particolarmente spettacolare e vale la pena prendere un sentierino e camminare una mezz'oretta per raggiungere la sommità della collina e osservare lo spettacolo del perfetto ferro di cavallo disegnato dalle acque attorno alla montagna. Il proprietario della casetta alla base, ci campa e invece di coltivare la campagna, sta lì davanti al cancelletto della sua proprietà a riscuotere il fiorino della gabella per il passaggio. Intorno, campi coltivati e terrazze con ortaggi invernali e stoppie di riso appena raccolto. Le acque per la verità, non sono affatto azzurre, ma questo è giustificato dalle abbondanti piogge autunnali che diventano poi sempre più scarse fino al minimo di gennaio. Bisogna considerare che la portata d'acqua del fiume aumenta fino a cinque volte nel corso dell'anno fino ai massimi registrati alla stazione idrografica di Datong di 50.000 m3/sec e che il corso del fiume ha prodotto inondazioni paurose con oltre 100.000 morti per volta, anche se non quanto quelle del Fiume Giallo, ancora più disastrose. 

Dal dentista al mercato
Però, l'acqua è vita sempre e permette una agricoltura ricca, in grado di far vivere popolazioni numerose. Anche qui, come nel resto del paese, la distribuzione delle terre, un tempo gestite attraverso le famose comuni, è rimasta di proprietà dei singoli villaggi che attualmente la affittano a tempo indefinito alle famiglie che in pratica versano annualmente una tassa/affitto e ne sono virtualmente proprietari a tempo indefinito anche se lo stato può per ragioni di pubblico interesse riprendersela quando vuole, se dovesse farci sopra un'opera necessaria alla comunità o decidesse di affittarla ad una società pubblica o privata per altri fini. C'è un piccolo paese alle spalle della collina. Oggi c'è mercato, tanto vale farci un salto. Qui si incrociano minoranze Yi che vivono in minuscoli insediamenti nelle parti alte della montagna, Nashi che occupano le balze intermedie e Lisu che vivono nei paesi in basso lungo il fiume e ne coltivano le terre più comode e più fertili, ma sono più soggetti alle intemperanze del fiume stesso. Il mercato è molto affollato ma le donne in costume sono assai poche; il mondo cambia troppo rapidamente per conservare certe abitudini tradizionali e anche qui, in fondo un piccolo paese piuttosto remoto e apparentemente lontano dal mondo moderno, vedi negozietti con merci assolutamente comuni ai nostri centri commerciali, mescolati a banchi che espongono licheni e funghi medicinali e taverne che confezionano cibi tradizionali. Apple consiglia un locale di una sua conoscente. Un gran pentolone di riso bollito dal quale ognuno si serve, da condire con il contenuto di altri quattro pentolini che sobbolliscono al fuoco di una stufa di ghisa. 

Scegliendo
Scelgo le patate in un sugo rosso abbastanza invitanti e verdure che vengono assicurate come quasi totalmente prive del famigerato chilly dello Yunnan, un peperoncino locale sembra alquanto feroce. In effetti il piatto è mangiabile, anzi piuttosto buono. Non resta  che riprendere la strada e risalire il corso del fiume per un'oretta. Poi prendiamo una stretta valle laterale che si incunea in un territorio di rocce rosse che incombono con pareti quasi verticali molto strette. Il contrasto tra il colore vivo della pietra ed il verde delle foreste che la ricoprono è potente. Gli alberi, quando non possono rivestire completamente la montagna a causa degli strapiombi o della roccia viva, si insinuano nelle fessure creando figure estreme. Stiamo entrando nel Li Ming - Lao Jun Shan National Park, 老君山国家公园, un territorio assolutamente inatteso e che presenta panorami e punti di vista particolarmente scenografici. Il piccolo paese all'ingresso del parco è un insieme di negozietti e alberghi, ma si incastona al fondo del canon in modo davvero piacevole. Il colpo d'occhio sulle montagne circostanti è davvero imponente e anche soltanto stare seduti sul terrazzino dell'albergo ad ascoltare il gorgoglio della cascatella d'acqua che scende attraverso il giardino per perdersi in una forra, vale la pena di essere arrivati fin qui. Usciamo subito richiamati da suoni e batter di tamburi. Un gruppo di donne bardate in vestiti colorati con ampi cappelli che si potrebbero definire facilmente come abat-jour, stanno andando verso una casa con un grande cortile. Andiamo un po' a vedere cosa succede.

L'alberghetto nel parco

SURVIVAL KIT

Shi Gu - A circa 10 km dall'uscita dell'autostrada verso Li Jiang (a circa 200 km da Dali). Punto panoramico sulla grande ansa dove lo Yang Tze cambia la sua direzione verso nord. Piccola passeggiata di 30 min. circa per raggiungere la collina e vedere il panorama dall'alto (ingresso 15 Y). Nel paese vicino mercato interessante il sabato mattina. 

La valle di Li Ming
Li Ming - Lao Jun Shan National Park - Risalire la valle del fiume verso nord per circa 50 Km , poi prendere la strada laterale a sinistra ben segnalata verso il parco per altri 15 km. In tutto circa 1 h e un quarto. Si arriva all'ingresso del parco dove ci sono diverse soluzioni per dormire e mangiare. Il parco è molto noto per le sue spettacolari vie ferrate. Al centro accoglienza potrete scegliere i vari tipi di escursione (diversi itinerari su macchine elettriche aperte), la funivia che porta nel punto più alto e panoramico per poi fare la discesa a piedi lungo comode scale di legno (calcolate almeno 3 h per vedere i punti più belli), oppure itinerari di scalate vere e proprie. Ingresso gratuito per gli over 60, ma si pagano i mezzi elettrici e la funivia (140 Y, 40Y per il giro al mattino di 1/2 h nella valle sulla macchinetta elettrica). Il parco è costituito da una particolare roccia rossa che presenta erosioni uniche che si vedono durante i vari trekking. Il parco copre oltre 1000 km2 ed è abitato dalla minoranza dei Lisu. Nelle sue foreste cresce il 10% di tutte le specie di rododendro esistenti ed ospita la scimmia dorata dello Yunnan. Tutte le sere, nel cortile di una casa comunale si svolgono danze in costume attorno ad un grande fuoco centrale. 

Ristorante


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Venditore di thé

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