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mercoledì 8 gennaio 2020

Cina 27 - Templi lungo il fiume


L'interno del tempio


Nonna Mei
Costumi Lisu
Mi sono ingozzato di tre uova sode di fila e il thé verde non ne vuol sapere di farmele buttare giù; continuo a deglutire, ma non c'è niente da fare. Sarà per questo che nonostante il mio fluent chinese non riesco a farmi capire dall'addetta alla biglietteria, che a tutti i costi vuol farmi rifare il giro della funivia. Alla fine tra translator del telefonino e l'aiuto di Apple che stava ancora dormendo, riesco ad avere i biglietti e prendo al volo il trenino elettrico che risale il fondo valle. Il paesaggio che ci circonda è sempre bello, ma diciamo la verità dall'alto delle cime è un'altra cosa, qui potrebbe essere un nostro torrentello di qualche valle laterale delle nostre montagne. Dopo l'ultimo ponticello, c'è una fattoria nascosta tra le piante. Salto giù, intanto che il trenino fa le manovre per tornare indietro e entro nel cortile, dove ci sono materiali vari sparsi che sperano che esca un po' di sole per finire di essiccarsi, come si è sempre fatto negli ultimi duemila anni. Però seminascosto dietro il portico c'è anche un piccolo trattore, segno che la civiltà è arrivata anche alla fine del mondo e se non ti muovi, è il mondo stesso che ti lascia indietro. Però dalla casa esce fuori una vecchietta, un po' curva, col costume dei Lisu, pieno di ricami. Ne deve aver portati di pesi sulla schiena, nella sua gerla di vimini per tutta la vita, nonna Mei, però ha ancora la forza di sorridere a questi invadenti Gua Lo che girano per il suo cortile e non hanno niente di meglio da fare che continuare a scattare foto, clik clak, da sotto e da sopra. 

Portale del tempio
La chiesa
Ma sì lasciamoli fare che chissà da dove vengono. Oltretutto la vecchia Mei parla solo il suo dialetto locale e non c'è modo di spiaccicare altro che la lingua dei sorrisi.  Dal largo cappello pendono i fili di perline coi disegni a losanghe che erano della sua nonna e la giacca blu damascata copre appena il giubbetto rosso con le larghe bordure che forse proprio lei ha ricamato con pazienza da ragazza, assieme alla cintura che richiama i motivi del cappello. Sotto, la gonna plissettata è tutta un turbinar di colori. Anche le scarpette di panno nero sono ricamate con cura. Quanto lavoro, che fatica far le cose belle! Oppure è tutto un film che mi sto facendo e la vecchia lo ha comprato bello che fatto al negozio folk di Shi Gu, dove ne vendono a decine ai turisti che arrivano da Shang Hai e da Pekino, anzi, adesso che siamo fuori stagione erano pure in saldo. Il mondo va avanti e bisogna pure arrangiarsi, anzi, adesso nonna Mei sta andando a messa. La chiesetta è un po' più avanti in una deviazione della strada al di là del torrente. Davanti alla porta, c'è già una sua amica, anche lei in costume, se lo mettono sempre per andare alla funzione della domenica mattina, ecco perché sono tutte ben bardate, però invece del cappello tradizionale porta un semplice purillo maoista, non bisogna stare troppo a sottilizzare, si sa i tempi cambiano. La nipotina ha il vestitino nuovo invece, rosso con i volant e si nasconde timida. 

Chiesa Cattolica Patriottica
Ci fanno dare un'occhiata dentro, fino all'altare dove c'è solo una croce e invece della pala con le figure dei Santi e delle Madonne, tutta la parete di fondo è coperta da un poster pubblicitario con le montagne del parco e una scritta che inneggia alla Santa chiesa cattolica patriottica governativa, oppure è solo la reclame del sito, vai a sapere. D'altra parte business is business e quella che conta è l'intenzione. La messa comincerà solo tra un'oretta, loro sono venute a mettere in ordine prima che arrivino i fedeli. Ce ne andiamo dopo i saluti di rito. Ho cercato di spiegare che anche noi siamo un po' della stessa parrocchia, se vogliamo e le ultime frasi che ci hanno rivolto, le interpreto come un invito di portare tanti saluti al Papa. E' plausibile, comunque ha un suo senso e me lo faccio andare bene così, mentre risaliamo la valle per tornare verso la strada che sale verso più alti pascoli. Ma prima di salire in alto c'è ancora un bel tratto lungo la valle dello Yang Tzé che qui ha un corso pigro e piuttosto rettilineo, addirittura un poco anonimo, rispetto alle torsioni che ha fatto poco prima e che farà più avanti. Però lo capisci, dalle sponde e dalle aree di rispetto che qui il fiume quandosi arrabbia, fa danni e anche grossi. Pare che proprio qui, tre anni fa ci sia stata una esondazione piuttosto potente che ha devastato diversi paesi. Adesso non si vede più niente. Tutte le casette sono state rifatte nuove di pacca. Qui si fa tutto in fretta, non c'è tempo da perdere, permessi da chiedere o appalti da fare. 

Lo Yang Tsé
Anche il tempio tibetano più avanti ha solo pochi anni, ma è stato costruito con una certa larghezza di mezzi. Colonne maestose e profusione di ori e statue scolpite con raffinatezza. Nel giardino ordinatissimo, solo qualche monaco pacioso e grassoccio che si muove qua e là tra le siepi. L'aspetto non è certo quella di una minoranza perseguitata. Sarà che qui il Tibet è ancora lontano e il governo ha tutto l'interesse a mantenere una pax virtuosa e condivisa che così anche l'armonia di natura confuciana è più potente. C'è una strana commistione di tutte queste religioni nelle varie parti del paese. Hai l'impressione che la gente, sicuramente molto superstiziosa, se li fa andare bene tutti e dove trova il tempio taotista o buddista o cristiano, entra e fa le offerte e accende qualche bastoncino di incenso, non si sa mai, nel più ci sta il meno e casomai male non fa. Anche il governo approva, se si dà a Cesare quello che è di Cesare e non ficchi il naso nelle decisioni politiche, tutte le religioni sono buone e servono a tenere tranquille le persone, così almeno la vedeva Deng Xiao Ping, almeno in tempo di pace, così se pregano, non vengono fuori troppe teste calde a disturbarla, l'armonia generale. In tempo di guerra meglio di no, che le energie del popolo vanno meglio indirizzate verso il patriottismo e contro il nemico comune. Insomma qui tutti i vari edifici religiosi che vedi sono sempre abbastanza affollati di fedeli osservanti.

Tempio tibetano
Anche in un paesotto poco più avanti, accanto al tempio antico, un po' più sgarruppato, ne è sorto un altro più grande ed imponente con affreschi a tutta parete che raccontano le storie del Budda ed i guardiani di porta mostrano i loro visi più feroci per tenere lontani i malintenzionati e l'inferno con l'elenco delle pene per i reprobi, specialmente quelli che non fanno le elemosine ai monaci. All'interno è un prolufio di tanke, di stoffe di seta damascate che rivestono le colonne; le pareti completamente ricoperte di piccole nicchie dorate che danno spazio ad una miriade di statuette identiche, i cosiddetti diecimila Budda e tutta la facciata è ricoperta dalla classica grande stoffa nera a riquadri bianchi che veste i templi dei Berretti gialli che da queste parti devono avere sterminato a suo tempo le altre varie sette tantriche dai berretti di colori diversi. Adesso che hanno vinto possono predicare la pace e la bontà universale e passare il tempo a pregare sugli stalli ricoperti di cuscini ricamati. Per passare al di là del fiume, che qui è più stretto e pertanto mostra acque più vorticose e turbolente, un ponte sospeso consente il passaggio a motoveicoli e forse anche a mezzi leggeri. Avranno fatti i loro calcoli, penso. Qui se i ponti cascano, gli ingegneri che li hanno progettati fanno una brutta fine, quindi si sta abbastanza tranquilli. Di fianco al ponte un ristorante mussulmano, sembra che siano i migliori, ci dà un gustoso riso fritto con carne secca di maiale. 

Il ponte
Apple e l'autista invece preferiscono sempre la zuppa di noodles e verdure, che presenta bene anche lei, per la verità. Le due signore, servono veloci pescando dal pentolone e poi continuano a ricamare tomaie di scarpine nere, forse come secondo lavoro, visto che ne hanno già diverse impilate dietro la sedia. Subito dopo si può riprendere l'autostrada che sale velocemente di quota, tra non molto dovremmo superare il passo ad oltre 3200 che porta alla grande valle di Shangri La ed al suo lago. Le montagne si fanno più spoglie, gli alberi più radi e scarni, la roccia più nuda ed impervia. La carovaniera di ieri adesso è a quattro corsie e non è più percorsa dai piccoli cavalli carichi di merci ed i piccoli tappetini al posto delle selle. Dove forse c'era un caravanserraglio adesso leggi Hotel e sul terrazzo girato verso la valle, tanti tavoli di legno, dove fermarsi a fare colazione. Superato un ultimo dosso  appare il lago, una grandissima palude dalle rive ricche di erbe palustri dove si nascondono colonie di uccelli acquatici, papere e aironi. Nel cielo linee di gru dal collo nero formano grandi V, il cui vertice è rivolto verso sud in cerca di climi caldi. La strada che porta in città costeggia il lago. Sulla sponda opposta la linea delle abitazioni bianche, delineate dei tetti grigi. In mezzo le gemme dorate delle cime del tempio. Dietro un cielo scurissimo, quasi nero che minaccia un violento temporale. La temperatura è scesa decisamente. I pastori che accompagnano mandrie di yak neri e pelosissimi, camminano veloci in cerca di riparo prima che si aprano le cateratte del cielo.


La facciata


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Portale del tempio

domenica 5 gennaio 2020

Cina 26 - Il parco Lao Jun Shan di Li Ming


Turtle rock


Il cerchio
La casa dovrebbe essere una specie di centro comunale di aggregazione ed è dotata di un grande cortile interno, con un porticato all'intorno. Al centro un pentolone di ferro nel quale è stato acceso un grande fuoco che rischiara tutto lo spazio. Intanto la gente sta arrivando alla spicciolata, un po' di turisti e poi quella che sembra gente del paese, tra i quali almeno una trentina di donne in costume Lisu, quello col cappello che sembra un abat-jour tanto per intenderci, un largo cerchio calato sulla testa con tutto attorno fili di perline che pendono. La musica è diffusa tramite un altoparlante e tutti si mettono subito in cerchio a ballare. Non si tratta di uno spettacolo, semplicemente chi vuole si unisce al cerchio e balla con gli altri. I movimenti non sono complessi e la bramosia coreutica di esibizione delle donne è uguale in tutto il mondo, infatti i cerchi si fanno sempre più larghi e tutti, guidati dalle ragazze in costume, sembrano divertirsi un mondo. Gli uomini partecipano meno, al solito e guardano da fuori commentando forse l'avvenenza delle ballerine, forse l'entusiasmo partecipativi dei turisti, tutti cinesi ovviamente. Si va avanti per un'oretta almeno, poi, quando il fuoco comincia a spegnersi, piano piano si spegne anche la festa e la gente se ne va alla spicciolata. Insomma, una cosa per far divertire i turisti locali, ma anche la gente del posto, decisamente genuina, evidentemente pratica tipica nei paesi di campagna, come si vedrà anche da altre parti. Mentre ce ne torniamo a casa, il paese è ormai completamente deserto anche se non sono ancora neanche le 9.

Donne Lisu
Però qualche cosa bisogna pur buttare giù, anche se i vari locali sembrano tutti ormai deserti e sul punto di chiusura. Ci fermiamo in uno a caso. Dentro solo più la tenutaria con una bambina, entrambi stese sui cuscini del fondo, che si stanno guardando una telenovela sul telefonino, la mamma e un cartone la bimba. Già, un'altra cosa notata nei vari villaggi già incontrati nel viaggio è che non ci sono né televisori nei locali e nei negozi, né antenne sui tetti. O sono state tutte dismesse o si tratta di un altro step tecnologico completamente saltato, come i telefoni fissi. Comunque la signora si stacca a fatica dal suo schermino e viene a sentire cosa vogliamo a quest'ora. Questo è un locale specifico. I tavoli sono costituiti da una specie di stufa che si alimenta a carbone dal fianco, mentre sopra ha una superficie che si arroventa e sulla quale si dispongono i pezzi di carne che scegliete. La barriera linguistica è potente, ma i miei sforzi, con le poche parole che conosco, unite alle mie notorie abilità di mimo di animali, tra grugniti e coccodè, riescono a procurarci una serie di spiedini che prendo direttamente dal frigo, scelti più che altro per la forma che fa riconoscere pezzi di maiale, molto grasso e ali di pollo, ma non è che ci sia molta altra scelta, tralasciando quelli che potrebbero essere porzioni di trippe e altre frattaglie incognite. Intanto la madama ha pulito la piastra e alimentato il fornello che a poco a poco si arroventa.

Una cima
La carne o quello che è, comincia a sfrigolare e bisogna girarla man mano con le bacchette fornite, poi man mano che  i pezzi sembrano abbastanza rosolati, li tiri via e dopo averli pucciati in una bagna scura te li mangi. C'è più grasso che altro, ma bisogna fare di necessità virtù, certo che così non si ingrassa di certo. In albergo integriamo con un po' di frutta comprata al mercato, mandarini e pomelo, un po' secco in verità, prima di addormentarci al gorgogliare del ruscello che scorre in giardino. Al mattino, fa piuttosto fresco e andiamo a fare colazione al centro di accoglienza del parco dove avevamo già prenotato i biglietti ieri. La macchinetta elettrica che si tira dietro quattro vagoncini è semivuota e per una mezz'oretta si inerpica nella valle laterale che porta ai piedi dell'anfiteatro di roccia rossa, che il verde intenso dei pini fa ancora di più risaltare. Da qui parte una cabinovia di ovetti che ti fa arrivare senza fatica fino alla cima della montagna. Dici, almeno la parte più faticosa me la sono levata e invece qui comincia il calvario di una serie infinita di scale, molto ben preparate per carità, che in un continuo su e giù ti portano tutto attorno alla cresta permettendoti la vista nei punti più panoramici sulle montagne e sulle pareti circostanti, nonché sulle formazioni rocciose più spettacolari che il particolare tipo di materiale e l'erosione degli elementi naturali ha conformato in modo del tutto unico e presente solo tra queste montagne.

Erosione dell'arenaria
Il vento e la pioggia che cade copiosa durante la stagione primaverile, ha corroso questi monti di arenaria dalla forma vagamente tondeggiante segnandone profondamente la superficie in solchi regolari quasi squadrati fino a formare una infinita serie di bubboni a loro volta tondeggianti e poi ancora in frammentazioni più piccole con una andamento frattale che fa apparire queste superfici glabre come una infinita processione di minuscole tartarughe in marcia verso il sole del tramonto, che alla sera le colora, complice la struttura chimica della roccia di un rosso vermiglio davvero straordinario. Cammini lungo le scale appositamente stese negli spazi tra le rocce, per non consentire il calpestio di questa delicata superficie, cosi che puoi ammirare da ogni angolo, da ogni direzione, la bellezza e l'assoluta unicità della montagna delle mille tartarughe (千龟山, qian gui shan). La fatica dei gradini è lenita dal fatto che sei sempre fermo a guardarti intorno per non perdere nessun punto di vista, nessuno tra i tanti scenari che ad ogni rampa, ad ogni svolta ti si parano dinnanzi, sempre diversi. Attorno sei circondato dalla rugosa superficie, di fronte, al di là del vallone, gli spettacolari strapiombi della muraglia di monti che emergono dalla foresta. Pinnacoli rossi che la combinazione tra vento, acqua e temperatura ha spaccato in faglie taglienti e ripidissime fino a creare forme curiose e apparentemente innaturali, a cui sono stati dati nomi di fantasia, dal Budda in preghiera al Pilastro degli amanti che simula una coppia strettamente abbracciata che il sole della sera avvolge di rosso.

La roccia degli amanti
Una valle
Alla fine il tempo passa veloce e arriviamo alla cabinovia appena prima della chiusura delle 17. Forse è proprio questo avvertimento che gracchiavano gli altoparlanti mente tiravo il fiato sul culmine della montagna in cima alla scalinata infinita, "occhio al tempo" insomma, visto che ci sono telecamere dappertutto che non si sa mai. Mentre scendi ti godi tutta la valle che sprofonda nell'oscurità mentre il sole scompare dietro le creste più alte. Subito dopo gli addetti chiudono la baracca e arrivano anche loro a valle. Appena in tempo insomma, se no, oltre ai duemila gradini circa, ti dovevi beccare anche la discesa fino a fondo valle. Mentre si torna verso il centro si vedono le vie ferrate che definiscono la palestra di roccia attraverso spaccature che si insinuano verticali nella montagna e che sembrano piuttosto gettonate dagli amanti delle arrampicate estreme. Tentiamo ancora una passeggiata nella valle ad ovest del paese, lungo il torrente che ha scavato a fondo la stretta valle a V, in cerca di case sparse, di donne in costume e di un ipotetico paesino che pare nascondersi in una deviazione dopo un ponticello che scavalla il fiumiciattolo. Camminiamo per circa un chilometro, ma del paese nessuna traccia, mentre la strada continua a salire in curve continue e quindi rinunciamo anche perché sta calandola sera. Però il posto è talmente bello che non senti neppure la fatica, stasera però bisognerà spalmarsi le gambe di Tiger Balm, la panacea orientale che guarisce tutti i mali e ci addormenteremo tra gli effluvi di canfora che riempirà la stanza, dopo la doccia bollente che ristora il corpo e la mente.

Il sole cala
SURVIVAL KIT

Li Ming Nuomadi Inn (诺玛底客栈) - In mezzo al paese (a cento metri dopo il centro accoglienza del parco). E' uno dei più belli, con le camere attorno ad un bel giardino con vista delle montagne. Camere piccole (sui 300 Y la doppia) in legno rinnovate da poco, bagni nuovi e puliti, ben curati. Free Wifi in camera. Colazione inclusa al centro visitatori. Personale molto gentile.


Le valli del parco


Strapiombi
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lunedì 30 dicembre 2019

Cina 25 - Il balcone di Shi Gu sul fiume Azzurro


La grande ansa del Fiume Azzurro


Shi Gu
Ricominciare il viaggio, lasciare la valle incantata, risalire il monte, un tempo lo avresti fatto dopo aver caricato i cavalli o i basti degli asini di merci preziose, thé, seta, per andare verso ovest, sui sentieri che a poco a poco guadagnano quota, mentre l'aria diventa più fina e l'immenso altopiano tibetano si fa sempre più vicino. Giorni di cammino faticoso, di un respirare che si fa via via più ricco di affanno, scandito solo dalle campanelle delle greggi che incontri. Adesso invece è un attimo, la strada è grande, nuova e non basta mai evidentemente al nuovo bisogno di velocità, bisogna allargarla ancora per scavallare le montagne ed avere di fronte nuove creste, nuove valli di questo territorio complicato e un tempo evidentemente difficilissimo da percorrere. Un ultimo balzo ed ecco la valle dello Yang Tzé, il fiume azzurro, il più lungo ed importante della Cina. Lo incontri ancora bambino, anche se in verità ha già percorso all'incirca un terzo del suo lungo percorso, oltre 2000 chilometri per scendere dalle balze Himalayane dove nasce ad oltre 5000 metri. Ma la cosa più straordinaria è che proprio qui nel sud dello Yunnan, a distanza ravvicinatissima, corrono le tre valli che portano in direzioni diverse tre, anzi quattro dei fiumi più grandi ed importanti dell'Asia. Percorri questa grande valle incassata tra i monti e aldilà di questi ad un centinaio di chilometri a sud scende parallela la valle del Mekong, che poco più avanti prende tutta un'altra direzione e svolta decisamente verso sud per raggiungere la parte estrema del Vietnam.

Un agricoltore
Altri 50 chilometri e arrivi alla valle dell'Irrawady che, piegando ancor più a sudovest, crea l'immensa pianura Birmana. Poco prima aveva preso la direttissima verso l'oceano indiano anche il Bramaputra il cui delta infinito crea la maggior parte del territorio del Bangladesh. Acque vitali lungo le quali sono nate grandissime civiltà, che da queste sono state nutrite per millenni, basti pensare che nel bacino dello Yangtzé vive un terzo della popolazione cinese. Altrettanti almeno attorno agli altri due fiumi, più o meno un sesto della popolazione mondiale, tanto per capirci. E qui in pochissimo spazio li puoi abbracciare tutti. Sarebbe bastata una differente qualità delle rocce, una modalità di erosione solo leggermente diversa e masse di acqua colossali avrebbero preso direzioni differenti, cambiando completamente la storia del mondo. Ci sono tracce che testimoniano come attorno alle rive di questo fiume, l'uomo si sia insediato da almeno 27.000 anni e qui ha preso vita l'arte dell'agricoltura cinese. Il fiume, una vera e propria barriera invalicabile, ha segnato per millenni il confine tra la Cina del Nord e quella del Sud ed attorno a questo fiume sono nati regni che hanno combattuto tra loro guerre sanguinose. La storia ce lo racconta come protagonista fondamentale, con i molti nomi con i quali è stato conosciuto. Per tutto il tratto tibetano era ed è noto come Tuo Tuo Hé, 沱沱河  (il fiume in lacrime), poi nel Sichuan diventa Tong Tian Hé 通天河, (il fiume che attraversa il paradiso), per diventare poi Jin Sha Jiang 金沙江, (il fiume delle sabbie dorate)  ed infine prima di arrivare al mare a Shanghai, Chang Jian, 长江, semplicemente il grande fiume. 

Al ristorante
Una donna Yi
Ma già Marco Polo lo chiamava 江, Qian, (il fiume) e questo era sufficiente ad identificarlo e successivamente Matteo Ricci lo nomina come 洋子江, nome poi passato alla cartografia inglese come Yang Tse Kiang o Yang Zi Jiang, meglio noto nel 18° secolo come Fiume azzurro, in contrapposizione al Fiume Giallo, per il fatto che le sue acque sono spesso limpide a causa della assenza di materiali argillosi nel suo letto. Percorrendo il fondovalle arriviamo velocemente a Shi Gu, 石鼓, La pietra che sporge, dove il fiume compie una grande ansa che cambia di 180 gradi la direzione del corso d'acqua, da sud verso nord, mutandone definitivamente il destino. E' un punto particolarmente spettacolare e vale la pena prendere un sentierino e camminare una mezz'oretta per raggiungere la sommità della collina e osservare lo spettacolo del perfetto ferro di cavallo disegnato dalle acque attorno alla montagna. Il proprietario della casetta alla base, ci campa e invece di coltivare la campagna, sta lì davanti al cancelletto della sua proprietà a riscuotere il fiorino della gabella per il passaggio. Intorno, campi coltivati e terrazze con ortaggi invernali e stoppie di riso appena raccolto. Le acque per la verità, non sono affatto azzurre, ma questo è giustificato dalle abbondanti piogge autunnali che diventano poi sempre più scarse fino al minimo di gennaio. Bisogna considerare che la portata d'acqua del fiume aumenta fino a cinque volte nel corso dell'anno fino ai massimi registrati alla stazione idrografica di Datong di 50.000 m3/sec e che il corso del fiume ha prodotto inondazioni paurose con oltre 100.000 morti per volta, anche se non quanto quelle del Fiume Giallo, ancora più disastrose. 

Dal dentista al mercato
Però, l'acqua è vita sempre e permette una agricoltura ricca, in grado di far vivere popolazioni numerose. Anche qui, come nel resto del paese, la distribuzione delle terre, un tempo gestite attraverso le famose comuni, è rimasta di proprietà dei singoli villaggi che attualmente la affittano a tempo indefinito alle famiglie che in pratica versano annualmente una tassa/affitto e ne sono virtualmente proprietari a tempo indefinito anche se lo stato può per ragioni di pubblico interesse riprendersela quando vuole, se dovesse farci sopra un'opera necessaria alla comunità o decidesse di affittarla ad una società pubblica o privata per altri fini. C'è un piccolo paese alle spalle della collina. Oggi c'è mercato, tanto vale farci un salto. Qui si incrociano minoranze Yi che vivono in minuscoli insediamenti nelle parti alte della montagna, Nashi che occupano le balze intermedie e Lisu che vivono nei paesi in basso lungo il fiume e ne coltivano le terre più comode e più fertili, ma sono più soggetti alle intemperanze del fiume stesso. Il mercato è molto affollato ma le donne in costume sono assai poche; il mondo cambia troppo rapidamente per conservare certe abitudini tradizionali e anche qui, in fondo un piccolo paese piuttosto remoto e apparentemente lontano dal mondo moderno, vedi negozietti con merci assolutamente comuni ai nostri centri commerciali, mescolati a banchi che espongono licheni e funghi medicinali e taverne che confezionano cibi tradizionali. Apple consiglia un locale di una sua conoscente. Un gran pentolone di riso bollito dal quale ognuno si serve, da condire con il contenuto di altri quattro pentolini che sobbolliscono al fuoco di una stufa di ghisa. 

Scegliendo
Scelgo le patate in un sugo rosso abbastanza invitanti e verdure che vengono assicurate come quasi totalmente prive del famigerato chilly dello Yunnan, un peperoncino locale sembra alquanto feroce. In effetti il piatto è mangiabile, anzi piuttosto buono. Non resta  che riprendere la strada e risalire il corso del fiume per un'oretta. Poi prendiamo una stretta valle laterale che si incunea in un territorio di rocce rosse che incombono con pareti quasi verticali molto strette. Il contrasto tra il colore vivo della pietra ed il verde delle foreste che la ricoprono è potente. Gli alberi, quando non possono rivestire completamente la montagna a causa degli strapiombi o della roccia viva, si insinuano nelle fessure creando figure estreme. Stiamo entrando nel Li Ming - Lao Jun Shan National Park, 老君山国家公园, un territorio assolutamente inatteso e che presenta panorami e punti di vista particolarmente scenografici. Il piccolo paese all'ingresso del parco è un insieme di negozietti e alberghi, ma si incastona al fondo del canon in modo davvero piacevole. Il colpo d'occhio sulle montagne circostanti è davvero imponente e anche soltanto stare seduti sul terrazzino dell'albergo ad ascoltare il gorgoglio della cascatella d'acqua che scende attraverso il giardino per perdersi in una forra, vale la pena di essere arrivati fin qui. Usciamo subito richiamati da suoni e batter di tamburi. Un gruppo di donne bardate in vestiti colorati con ampi cappelli che si potrebbero definire facilmente come abat-jour, stanno andando verso una casa con un grande cortile. Andiamo un po' a vedere cosa succede.

L'alberghetto nel parco

SURVIVAL KIT

Shi Gu - A circa 10 km dall'uscita dell'autostrada verso Li Jiang (a circa 200 km da Dali). Punto panoramico sulla grande ansa dove lo Yang Tze cambia la sua direzione verso nord. Piccola passeggiata di 30 min. circa per raggiungere la collina e vedere il panorama dall'alto (ingresso 15 Y). Nel paese vicino mercato interessante il sabato mattina. 

La valle di Li Ming
Li Ming - Lao Jun Shan National Park - Risalire la valle del fiume verso nord per circa 50 Km , poi prendere la strada laterale a sinistra ben segnalata verso il parco per altri 15 km. In tutto circa 1 h e un quarto. Si arriva all'ingresso del parco dove ci sono diverse soluzioni per dormire e mangiare. Il parco è molto noto per le sue spettacolari vie ferrate. Al centro accoglienza potrete scegliere i vari tipi di escursione (diversi itinerari su macchine elettriche aperte), la funivia che porta nel punto più alto e panoramico per poi fare la discesa a piedi lungo comode scale di legno (calcolate almeno 3 h per vedere i punti più belli), oppure itinerari di scalate vere e proprie. Ingresso gratuito per gli over 60, ma si pagano i mezzi elettrici e la funivia (140 Y, 40Y per il giro al mattino di 1/2 h nella valle sulla macchinetta elettrica). Il parco è costituito da una particolare roccia rossa che presenta erosioni uniche che si vedono durante i vari trekking. Il parco copre oltre 1000 km2 ed è abitato dalla minoranza dei Lisu. Nelle sue foreste cresce il 10% di tutte le specie di rododendro esistenti ed ospita la scimmia dorata dello Yunnan. Tutte le sere, nel cortile di una casa comunale si svolgono danze in costume attorno ad un grande fuoco centrale. 

Ristorante


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