mercoledì 12 agosto 2020

Luoghi del cuore 46: Le pietre di Stonehenge


Le pietre di Stonhenge - Inghilterra - Agosto 1992


La supposta Tavola Rotonda
Sono stato qualche volta a Londra, ma se proprio devo dirvi la verità, la città non mi ha acchiappato completamente come è accaduto invece per Parigi, la cui atmosfera mi ha coinvolto in  maniera più convincente. Certo, i suoi fantastici musei, ricordo una spettacolare mostra sulle ninfee di Monet, i suoi parchi così grandi e ricchi di curiosità fino ai Key gardens con le loro serre ricchissime, per non parlare delle vie eleganti, la metro ed i tanti punti di interesse che sarebbe davvero lungo enumerare, rappresentano un qualche cosa di unico per una grande capitale, forse di ineguagliabile, è vero, ma non so perché non la metterei nei miei luoghi del cuore. Mi ricordo la delusione provata quando andammo alla discoteca Barbarella, brama e desiderio di tutti i giovani del mondo di allora, il tempio della beat generation, forse una delle prime in Europa, che trovai come un modesto locale troppo affollato dove in fondo suonavano solo dischi, quando da noi si andava ancora alle serate con i Giganti, l'Equipe 84 o i New Trolls dal vivo. Il cambio della guardia, ovviamente imperdibile, nel quale quasi ci perdemmo tra la folla, la sfilata di Pasqua di Battersee che in fondo non mi entusiasmò più di tanto. Erano i primi anni '70 e Londra pareva essere il centro del mondo, da dove arrivava ogni irresistibile moda, dalla minigonna alla musica yeyé, almeno allora si chiamava così. Invece il mio interesse si sviluppò molto più forte un paio di decenni più tardi, quando col camper si girava per le cittadine storiche inglesi, passando da Stratford on Avon a Canterbury, York, Cambridge, fino a Newcastle.

Case a graticcio
Un turbinio di centri storici da cartolina, di case antiche a graticcio, quel senso di regni antiche casate in lotta tra di loro, di mogli giustiziate e castelli severi e pieni di presenze inquietanti e di atmosfere illustrate dai racconti di Chaucer. La mia bambina si beveva le infinite storie che raccontavo per ingannare le ore di trasferimento ed alla fine davanti a ritratti di grassi re con le barbacce incolte finiva sempre di chiedermi se quello era uno York o un Lancaster tra lo stupore degli astanti, mentre io gonfiavo le mie penne di pavone all'inverosimile. Non parliamo poi della serie delle povere mogli del mio omonimo, anche se solo VIII, sacrificate sull'altare della ragion di stato e la storia, come tutte le favole che si rispettino, ad una bambina di sei anni, andavano ripetute in continuazione. Tuttavia il luogo in assoluto che ci colpì maggiormente fu il cerchio magico di Stonehenge. Quando ci arrivammo nel tardo pomeriggio la luce era perfetta, il cielo un poco nuvoloso ed i raggi del sole penetravano tra le nubi illuminando di sbieco le grandi pietre, mettendone in evidenza le asperità, la grandezza inusitata e accrescendone il mistero innegabile. Anche qui dovetti sbizzarrirmi nel racconto delle tante ipotesi, dalle più fantasiose alle meno eccitanti, tuttavia quei monoliti eretti verso il cielo nel verde smeraldino dei prati circostanti rimasero a lungo nel nostro immaginario come l'emozione più forte del viaggio. Ancora oggi, mi piacerebbe ritornarci per sentire quella sottile sensazione di mistero, quel sapore di alieno nell'aria, quell'indeciso attribuire il tutto al naturale svolgersi della protostoria oppure mandare il pensiero più in là, a macchine fantasiose e a scopi imperscrutabili, che devono rimanere tali se si vuole che il mistero rimanga immaginifico. Per tutta la strada del ritorno dovetti girare l'argomento sulle storie di Ulisse e dell'Odissea, perché non sapevo davvero più che soluzioni proporre per quella sfilata di dolmen giganti dove sempre, nella luce ambrata della sera, ti pare di sentire suoni lontani di strumenti antichi e canti di druidi che sacrificano vergini al solstizio.

Lo storico pub Seven Stars



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