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martedì 28 ottobre 2025

Azer 8 - Un mondo di petrolio

Flame towers e moschea - Baku - Azerbaijan - ottobre 2025


Il porto

E' ora di scendere in basso verso il porto, verso il mare, quel mar di Gheluchelan, che navigava già, in lungo e in largo, la repubblica di Genova in cerca di opportunità commerciali. Questa ne è la terra e dovunque ti giri, devi fare i conti con quello che c'è sotto il suolo, in questa terra del Fuoco o terra dei fuochi, come è stata sempre identificata e dove già un tempo, anche se ancora si faticava a comprendere la portata e le implicazioni di quanto stava qua sotto, c'era comunque una attenzione vigile, perché una cosa così inspiegabile e quasi contro natura, i segnali di un inferno che tenta di fuoriuscire dalle viscere del pianeta, accoppiato alla purezza salvifica delle fiamme eterne, attira forzatamente la curiosità umana e subito di seguito, la mente si attiva, si arrovella e cerca di immaginarsi come volgere a suo favore tutto questo. E qui, c'è poco da fare, l'olio nero è da sempre fuoriuscito da solo dalle spaccature della terra. I giacimenti di idrocarburi, sulle rive di questo mare, erano polle spontanee che gorgogliavano da sole, così come da sole, come abbiamo visto, le fiamme bruciavano emergendo dalle fessure che forse portavano diritte al mondo degli inferi, quindi ecco le carovane che venivano a raccogliere in otri di pelli questo combustibile gratuito "e in tutta la contrada non si bruciava altro che questo olio". 

Il primo pozzo

Poi il tempo è trascorso mentre l'inesauribile fonte continuava a dare materiale alle carovane e venne il momento in cui si scoprì che di questo materiale si poteva ricavare sempre di più e meglio e la richiesta crebbe a dismisura, così ecco che proprio su questa piana davanti al mare, crebbe una costruzione strana, mai vista prima, che la mente umana è sempre in cerca di metodi nuovi, più efficienti ed efficaci per aumentare qualunque tipo di produzione e diminuirne il costo, non facciamoci illusioni, questo è un assioma imprescindibile su cui è fondata tutta la storia umana. E' quella che si chiama economia e che a torto o a ragione fa crescere la facilità della vita. Senza, tutto si arenerebbe nelle pastoie della volontà decisionale, dell'ambizione personale, dell'affermazione dell'ego volto ad acquisire una notorietà effimera, solamente passeggera, mentre il vero meccanismo sotterraneo, ancorché moralmente discutibile che fa montare il tutto è la grana, motore immobile che riesce a spingere senza sforzo ogni cosa in una sola direzione. In ogni caso impossibile da deviare, ma tuttavia nella maggior parte dei casi alla fine della fiera, produttiva ai fini di quello che a torto o a ragione, chiamiamo progresso. Ed eccolo qui oggi, nel mezzo di un giardino commemorativo, il primo pozzo industriale del mondo per l'estrazione del petrolio. 

Trivelle tradizionali

L'incastellatura nera che sorge nel parco, quasi oggetto di venerazione per quello che rappresenta, pompa petrolio, pensate un po', fin dal 1846, anche se la sua produzione giornaliera si è oggi dimezzata a circa 1 tonnellata al giorno, ma rimane il simbolo dell'economia su cui il paese fonda la sua esistenza. Certo è una ricchezza fragile, visto che fornendo il 40% del PIL e il 90% delle esportazioni, condiziona pesantemente l'economia ad ogni minima variazione dei prezzi internazionali. Certo per il paese, la guerra di Ucraina è una vera e propria manna visto che con l'idea contorta delle sanzioni (come sempre bisognerebbe pensare alle conseguenze delle azioni, che arrivano con costante inevitabilità), posto che quando si pensano queste cose, non si vogliano ignorale a bella posta. Infatti, cessando (quantomeno in parte e a parole) gli acquisti da parte dell'Europa degli idrocarburi russi, l'Azerbaijan è diventato uno dei principali fornitori europei, attraverso i vari gasdotti ed oleodotti costruiti nel tempo e che transitando da Turchia e Mar Nero arrivano principalmente in Italia, ad esempio col famoso TAP, a suo tempo tanto contestato dai No-tutto. Tuttavia come ha segnalato in importanti articoli un famoso giornalista azero, questo enorme aumento della produzione richiesto dai nuovi contratti, non è fattibile con i giacimenti del paese, per cui le quantità di merce prevista dai contratti, potrà essere soddisfatta solo con la fornitura di idrocarburi russi fatti transitare dal paese. 

Comprati proprio da coloro che si voleva penalizzare e rivenduti con giusto guadagno, capirà, non siamo mica qua a pettinare le bambole. L'unica differenza starà nel fatto che l'Europa li pagherà più cari, visto il giro che devono fare.  A tale scopo le compagnie russe Lukoil e Gazprom, hanno già provveduto a fondare le analoghe imprese azere, senza neppure degnarsi di cambiarne il nome. Il giornalista dalla bocca larga, è stato subito imprigionato con scuse varie (incitamento all'estremismo religioso ed altre fantasiose amenità) e quindi messo a tacere, al momento si troverebbe ancora agli arresti domiciliari nel disinteresse generale, mentre il materiale, transita senza problemi proprio dagli immensi terminali che abbiamo visto durante il nostro secondo giorno nel Qobustan. Fatto sta che per il momento è una fase d'oro nella economia nazionale, bisogna vedere se la lungimiranza politica farà in modo di diversificare i cespiti economici per parare l'inevitabile colpo quando la pacchia finirà. Certo ormai questa incastellatura resa nera dall'uso e dagli anni, è un monumento molto significativo, che racconta in maniera inequivocabile la storia di un paese e solo la sua iconicità rappresentativa lo rende diverso dalle migliaia di altri sparsi in tutta la pianura circostante, fino all'interno della penisola di Abshalom, molti ormai fermi perché il campo si è esaurito, ma mai rimossi perché è antieconomico farlo, mentre al largo sorgono sempre in maggior numero le grandi e sempre più imponenti piattaforme di estrazione a cui attraccano direttamente le bettoline, le nuove isole che vanno a popolare un mare a fortissimo rischio ecologico. 

Il Mall

Le acque a poco a poco si ritirano, la vita è fortemente minacciata da scorie e da altre ovvie conseguenze di questa industria molto inquinante. E' un problema difficile da risolvere così come proporre soluzioni efficaci che vadano al di là delle facili semplificazioni. Comunque stare davanti ad un pozzo che pompa, con il suo lento movimento di su e giù, coordinato dalle mezzelune di ferro dei contrappesi, una attrezzatura di una semplicità commovente e che, invariata nel tempo, funziona perfettamente da quasi due secoli, racconta molto della industriosità umana, che da un lato fa scivolare l'umanità verso una rovina forse inevitabile, mentre dall'altra sarà forse la stessa capace di escogitarne la salvezza. Vedremo, è impossibile fare previsioni che poi vengono inevitabilmente sconfessate dal tempo che scorre, noi intanto camminiamo attraverso i pozzi, zigzagando nel giardino fino al grande Mall che è sorto sulle rive dal mare, un grandissimo fiore che sta sbocciando con i suoi petali di cemento e che all'interno offre il meglio di quello che arriva da tutto il mondo e che si può importare grazie al fiume di oro nero che proprio da qui parte. 

Museo del Tappeto
Facciamo un giro all'interno che poi alla fine per noi non ha un grande interesse, se non confermarci l'uniformità che la globalizzazione sta portando in tutti i paesi del mondo, altro tema dibattuto, certo, e che leva quell'interesse esotico per il turista, ma basta pensarci un poco e si capisce quanto egoistica sia questa pretesa, che altri rimangano ancorati ad un passato privo di sviluppo, negandosi anche le minime comodità per far piacere a quanti, con la boccuccia a cul di gallina, si compiacciono di transitare in villaggi dove la gente muore di fame, ma si fanno pur sempre delle belle foto. Certo viaggiare un tempo ti faceva vedere cose molto interessanti, ma il mondo procede e io dico, per fortuna per quelle genti che un tempo cercavano solo di sopravvivere con una ciotola di riso e che oggi, grazie a tecniche, diserbanti e tanto studio che ha generato la Rivoluzione verde degli anni '60 l'ha trasformata nella maggior parte dei casi in un pasto completo. Breve giro al supermercato dove constato con piacere, la presenza dell'intero scaffale di Ferrero, ricolmo di barattoli di Nutella, Rocher e Mon cherie e poi facciamo una sosta premiata in uno dei bellissimi bar all'esterno della struttura, dove potresti pensare tranquillamente di essere sulla Côte, visto che ci siamo fatti una bellissima e coreografica crêpe frutta fresca, cioccolato, panna e gelato alla crema, alla faccia di chi ci vuol male. 

Tappeto azero

Rimane la chicca che ci siamo tenuti per ultimo, poco più in là, nascosto tra gli alberi del grande giardino, il grande Museo del Tappeto, ha la forma allungata proprio di un grande tappeto arrotolato e pare raccolga una collezione degna del paese che la propone, visto che qui nascono alcuni dei tappeti più belli e preziosi del mondo. Quelli caucasici e azeri in particolare, sono giudicati tra i più raffinati ed eleganti con la loro totale aderenza al disegno geometrico, imposto anche dalla cultura sciita, che quindi ha dovuto sviluppare nella complessità del disegno e nell'eleganza dell'accostamento dei colori, la fantasia del progetto. Facciamo un lungo giro per arrivare all'ingresso, messo in posizione quasi nascosta ad uno dei lati e, sorpresa, il Museo è chiuso. Ci eravamo accertati che il giorno di chiusura fosse come di consueto qui, il lunedì, ma le porte sono sbarrate e altre due ragazze che come me cercano di forzarle, rimangono con un palmo di naso in attesa di una spiegazione. Dal fondo della sala buia, attirati forse dal rumore che provochiamo, compaiono un  paio di vigilantes, che con grandi cenni fanno chiaro segno con le braccia incrociate che per oggi non si entra, di andarcene altrove e piantarla di rompere le scatole. 

Piccola Venezia

Grande delusione ovviamente perché ci tenevo assai, qualcuno dice infatti essere questo, più ricco di preziosi esemplari di quello di Teheran e anche di quello più ridotto se pur molto interessante, di Erevan che abbiamo visto lo scorso anno. Tuttavia temo che dovremo rinunciare all'occasione. Non ci rimane che trascorrere inutilmente il tempo che dovevamo dedicare al Museo, stando al fresco a guardare, subito dietro, quella che viene chiamata La piccola Venezia, un insieme di canaletti di cemento dai bordi coperti di fiori, vezzosamente scavalcati da ponticelli, dove le coppiette o le famigliole in cerca di esotico, si fanno scarrozzare su barconi a motore, elettrico quanto meno, che non si è avuto neppure il buon gusto di fare a guisa di gondola, come vorrebbe il nome della struttura. E' pur vero che il Caronte di turno che guida il natante, tenendo solamente la barra, visto che va da sola, è vestito se pur grossolanamente, da gondoliere, camiciotto a righe orizzontali e paglietta approssimativa, ma la cosa è decisamente ridicola, se pure gettonatissima, le barche infatti transitano senza sosta tra gridolini di giubilo e la sequela di selfie senza fine. Bisogna rassegnarsi, questo comunque sarà il turismo del futuro. E' quasi giunta l'ora di tornare in albergo che abbiamo ormai i piedi piuttosto rotondi, ci resta solo da organizzare la cena. 

La grande Moschea


Crepe
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lunedì 27 ottobre 2025

Azer 7 - Baku

Heydar Aliyev Center - Bku - Azerbaijan - ottobre 2025


Fountains square

A questo punto direi che qualcosa da ingurgitare ci vorrebbe, se non vogliamo proprio negarci anche il sostentamento che ci rabbocchi le calorie spese durante la giornata, quindi una bella passeggiata serotina ci sta tutta, in ogni caso è una scusa per dare un'occhiata al centro con le luci della notte. La città anche a quest'ora, sono le 19:30, appare molto vivibile, c'è movimento e parecchi giovani che si muovono in gruppetti. Scendiamo lungo il corso verso la città vecchia passando davanti alla stazione della metro, che come tutte le espressioni sovietiche di questo tipo, nelle varie capitali dell'impero, come abbiamo vito le resto in quelle Uzbeke, Georgiane e Armene, ambivano a mostrare una presenza degna di un foyer teatrale e dopo circa un chilometro, superato il lungo sottopassaggio sotto l'arteria centrale, piena di negozietti che si alternano, pieni di proposte moderne, con una modalità che mi ricorda molto la Mosca dei vecchi tempi, alcuni dei quali addirittura pieni di borse taroccate molto ben fatte e a prezzi modici, roba che non si trova più neppure in Cina, arriviamo nella zona della movida serale, l'area pedonale di Fountains square, una zona molto grande luminosissima e piena di locali e vetrine illuminate. 

Heydar Aliyev Center

Direi che dopo aver girato un po' per i giardini, rimaniamo un poco delusi, in quanto le famose fontane sono spente, non si sa perché, né ce lo sanno dire nei vari locali visitati, forse anche qui per restrizioni di bilancio, sta di fatto che l'acqua e le luci partono solo certe determinate sere e non avremo modo di vederle in azione. Ci sono però, molte gioiellerie che espongono roba piuttosto raffinata e anche altri negozi molto lussuosi che raccontano comunque di una certa capacità di spesa. Anche il parco macchine che circola, è di tutto rispetto, ho già enumerato almeno cinque Porche Cayenne e il numero delle Mercedes e BMW non si conta e non sto parlando di scassoni d'annata di terza mano in arrivo dall'Europa e di provenienza furtiva come avveniva nell'ex URSS degli anni '90. Comunque alla fine prendiamo posto in un bel ristorante nei giardini, per concederci, come si dice una botta di vita, tra spiedini di agnello e involtini di pollo con mozzarelle. Con le birre stasera arriveremo agli 8 euro a testa, ma qui non si bada a spese. Intorno i tavolini sono pieni di coppie famiglie e di ragazze eleganti che cenano anche da sole e non si vedono praticamente velature di nessun tipo. 

il museo dell'auto

Intorno anche gli altri locali sono pieni di gente che mangia e ascolta la musica dal vivo, il meglio del rock azero dell'ultima generazione. Diciamo che attorno a te avverti l'atmosfera di una moderna capitale europea e calcolando che negli ultimi tre decenni, ci sono state situazioni decisamente preoccupanti a non finire, tra guerre, rivolte e sommovimenti politici, direi che non me lo aspettavo. E' pur vero che nel mondo moderno le cose cambiano velocemente, ma questo, credo che capiti soprattutto dove gira il grano e qui non ci sono dubbi che ce n'è. Dopo cena prosegue la sensazione di piacevolezza e passeggiare nelle vie che circondano queste piazzette piene di gente ti inviterebbe a stare più a lungo, in cerca di angolini e punti di vista gradevoli, alla fine comunque tocca rientrare perché la dura vita del turista prevede alzatacce e sgambate impegnative giorno dopo giorno. Infatti alle 10:30 del giorno dopo, anche se in leggero ritardo sulla tabella di marcia, ma col traffico cittadino bisogna sempre fare i conti e subirne gli imprevisti, come ci conferma il nostro Aqshin, ci muoviamo per dare un'occhiata a tutte quelle zone della città nuova non raggiungibili a piedi che mi sembra valgano la pena di essere viste. 

Flame towers

Infatti il primo stop lo facciamo al Heydar Aliyev Center, uno dei simboli del moderno Azerbaijan, che occupa una collina appena fuori dal centro. La struttura, completata nel 2012, anche se i lavori per i giardini che la circondano, una serie di bellissimi prati erbosi che ricoprono la collina e le sinuose scalinate che ne costituiscono l'accesso non sono ancora terminati, è immediatamente riconoscibile con le linee rotonde e prive di spigoli che lo disegnano quasi fosse un solo tratto di una penna tracciato nell'aria e privo di interruzioni, nello stile inconfondibile della grande archistar Zaha Hadid che lo ha progettato e che naturalmente non può non richiamare subito alla mente altri lavori della stessa artista, come la Dongdaemun Design Plaza di Seul o il nuovo aeroporto di Pechino. Un oggetto bianco, una scultura più che un edificio, che affascina per la purezza della sua concezione, quasi che la sua struttura di un bianco abbacinante volesse farsi accarezzare da mani amorevoli che apprezzino il suo porsi come un diamante tagliato a cabochon e deposto nel mezzo dell'erba smeraldina che lo circonda, tra le statue moderne che lo circondano e lo completano. E' in effetti un contenitore per esibizioni di arte moderna, oltre che per il museo dell'automobile nazionale, che con il vicino palazzo congressi, questa volta scuro e unitario come una astronave appena atterrata, vuole raccontare l'idea dell'Azerbaijan del futuro, a mio parere, riuscendoci in pieno. 

Torri e moschea

Passeggiare attraversando i grandi spazi della collina, guardando il panorama cittadino che si scorge al di là dei suoi estremi, dà un certo senso di pace che riescono a suscitare, almeno a me, i larghi spazi vuoti nelle aree sovrappopolate. Insomma una volontà di ricerca di soluzioni possibili in un mondo che deve comunque correre per non rimanere troppo indietro rispetto a chi corre più velocemente di te. Scendiamo con calma e ci spostiamo verso la zona delle Flame Towers, poste sul culmine di un'altra collina, questa volta proprio antistante il mare e dalla quale puoi dominare con un colpò d'occhio tutto il centro e la Promenade, che forma un arco perfetto sotto di te. I tre grattacieli, se visti da lontano e soprattutto di notte, quando le immense facciate fiammeggiano, ricoperte dalle immagini proiettate da un sistema di laser che li avvolgono di rosso, mostrano tutta la loro bellezza e soprattutto il senso del progetto che li pone come tre fiamme che scaturiscono dalla terra, come simbolo e testimonianza dell'essere questo paese appunto la terra del fuoco, materialmente, visto che giace sopra un mare di idrocarburi e spiritualmente, come madre e sviluppo delle religioni che proprio il fuoco adoravano e ponevano alla base della loro cosmogonia e anche visti da vicino e da sotto si manifestano in tutta la loro maestosità fatta dal rispendere delle pareti incurvate di specchi che riflettono il mondo antico e moderno che li circonda. 

Promenade

Quasi duecento metri la più alta e poco meno le altre due, si pongono orgogliosamente sulla collina ad attrarre lo sguardo di tutti i visitatori della città segnandone il centro spirituale moderno. Vero è anche che le malelingue dicono che a parte il grand Hotel a cinque stelle Fairmont, le altre due torri, predisposte per uffici e appartamenti di lusso, sono praticamente vuote ed invendute, ma il colpo d'occhio da qui è notevole ed una visita della città non può prescindere da un giro quassù dove si può arrivare anche dal basso tramite la teleferica. Inoltre c'è poi il bel parco panoramico Dagustu, che le circonda, dove non si può mancare di dare un'occhiata all'interno alla piccola e antica moschea di Hazi Aslanov Qubirustu Abidasi, che si riflette nella facciata della torre maggiore con un effetto di contrasto impareggiabile. Superata la minuscola edicola in marmo dedicata alla lavanda dei piedi, si entra nella piccola sala di preghiera, raccolta attorno al mihrab, mentre le signore, che entrano in una porticina laterale accedono al matroneo superiore dal quale si può invece vedere la sala dall'alto. Poi si percorre il parco a alato, verdissimo, fatto di una serie di scalinate che danno sul porto e sul Boulevard in fondo al quale spiccano i nuovi lontani grattacieli, compreso quello ad anello, uno dei prodigi della tecnica costruttiva in cui ormai i nuovi architetti cercano di superarsi l'un l'altro. 

I giardini

Dopo il lungo viale degli eroi dedicato alle vittime dei brevi ma sanguinosissimi momenti degli scontri con l'esercito russo che avvennero in città nel '92, al momento dell'indipendenza, un vero cimitero costellato di lapidi con grandi fotografie, si può continuare la passeggiata tra famigliole che passano un momento di sosta e spose che vengono a fare le foto con gli sfondi più evocativi. Una in particolare, agghindata in un misto tra il bianco vestito moderno e occidentale, con la larga gonna plissettata. ma coperta di un altrettanto bianco velo islamico, mi sorride continuamente mentre la fotografo, perfetta sintesi di un mondo a cavallo tra due colture che forse vorrebbe decidersi tra i contrasti dottrinali e culturali e il farne una sintesi definitiva che raccolga il meglio dei due atteggiamenti. Chissà se sarà questo il destino delle nostre culture, una sintesi che metta finalmente da parte attriti e dissapori. A questo punto ci spingiamo più a sud sulla strada che esce dalla città, per arrivare al promontorio dove sorge l'altra grande moschea cittadina, la Bibi-Heibat, completamente ricostruita dopo l'indipendenza, sulle ceneri di quella del XIII secolo, rasa al suolo dai bolscevichi nel 1936. La situazione fu curiosa in quanto, nella furia antireligiosa di quel periodo storico, furono minate e fatte saltare anche la cattedrale ortodossa e la chiesa cristiana, salvo il fatto che subito dopo il governo decise che i monumenti storici dovevano essere protetti e di conseguenza l'amministratore Salamov, responsabile del misfatto fu condannato a 20 anni di Siberia. 

Sala di preghiera

L'edificio, moderno ma costruito secondo i dettami della tradizione, sorge sulla tomba della figlia di Ukeyma Khanum, il settimo Imam sciita, qui arrivato per sfuggire alle persecuzioni del califfi e nota anche come la Moschea di Fatima, come la ricorda Dumas dopo la sua visita, quando scrive che il sito era meta di pellegrinaggio per le donne infertili che invariabilmente riuscivano a rimanere incinte nell'anno successivo. Anche qui tra turisti e fedeli c'è parecchia gente, vista anche la bellezza delle grandi sale interne che si sviluppano sotto le tre grandi cupole, ricostruite secondo il modello dell'antico  progetto con i due minareti. Le persone all'ingresso che controllano l'accesso sono molto cordiali, anche se subito ci prendono come israeliani, che evidentemente arrivano qui in gran numero. La parola Italia, spalanca grandi sorrisi oltre che vigorose strette di mano. L'interno è davvero monumentale, tra la distesa di bei tappeti coloratissimi ed i raggi di luce che penetrando dalle finestrature delle cupole, illuminano angoli segreti delle sale e i tre cenotafi del mausoleo, dove i fedeli si raccolgono in preghiera. Anche dal vasto sagrato antistante, il panorama è mirabile, anche se a tutto contribuisce una bella giornata di sole. A questo punto non ci resta che scendere verso il porto.

Il mausoleo

SURVIVL KIT

Ingresso

Da vedere a Baku - Oltre alla città vecchia che può occuparvi da mezza ad una intera giornata, considerate un  giro di almeno un' altra giornata completa che comprenda l'Heydar Aliyev Center (ingresso 15 M), il centro pedonale a piedi (Fountains Square), la zona delle Flame Towers, col panorama sulla città e la bella Moschea Hazi Aslanov Qubirustu Abidasi, col vicino Dagustu Park che offre le migliori panoramiche della città. Qui c'è anche la teleferica per salire e il viale dei Martiri. Poi in basso abbiamo il Museo del tappeto a forma appunto di un tappeto arrotolato e il parco lungomare detto Boulevard, oltre alla  sfilata dei moderni e avveniristici grattacieli che stanno sorgendo ovunque in città. Ancora la Moschea di Bibi-Heibat, di recente costruzione, anch'essa in posizione che consente belle viste sulla città. In uno dei giardini lungo mare merita anche la visita a quello che fu il primo pozzo di petrolio commerciale del mondo e anche un giro al grande Mall a forma di fiore sul porto che racconta la Baku del futuro, di fianco a quella che viene chiamata piccola Venezia un sistema di canaletti dove le coppie amano andare a fare un giro in barca tra fiori finti e cemento; almeno avessero messo delle finte gondole, invece dovrete contentarvi di finti gondolieri a motore. Si può concordare un giro per tutta la giornata per 4/6 persone a 130 M.

Dal matroneo


I giardini

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mercoledì 22 ottobre 2025

Azer 6 - Il tempio del fuoco

Tempio di Ateshgar - Baku - ottobre 2025

 

Questa del fuoco eterno che brucia in maniera quasi sovrannaturale e come potevano diversamente interpretarlo gli antichi, sembra una stupidaggine, ma alla fine come tante altre, è una delle basi fondamentale dei credi e delle filosofie nate proprio qui e da qui diffuse per tutto l'Oriente da millenni. Infatti è proprio in Azerbaijan il luogo dove, circa 3000 anni fa, nasce la figura quasi leggendaria del profeta Zarathustra che fonda una nuova religione monoteista attorno alla figura divina di Ahura Mazda il cui spirito è raffigurato appunto dal fuoco eterno che non si spegne mai e che, attenzione, non è esso stesso divinità, ma sua semplice rappresentazione. E dove se non qui, nella penisola di Abshalon, dove questi fuochi che fuoriescono dalla terra bruciano senza fine, come abbiamo appena visto a Yanar Dag, poteva nascere questa folle idea. Certo la cosa per quei tempi non poteva che essere considerata miracolosa e divina, tanto che attorno ad essa nacque proprio questo credo che in breve conquistò tutta l'Asia, arrivando, attraverso la Via della seta, cardine assoluto di ogni movimento nell'area, fino in Cina. In ogni luogo nacquero templi dedicati a questo culto ed in particolare qui, proprio nei siti dove bruciava la fiamma eterna. 

Il declino di questa religione cominciò nell'VIII secolo con il diffondersi dell'Islam, che tuttavia per un certo periodo di tempo tollerò il culto, purché naturalmente si pagasse una robusta tassa, capirà, pecunia non olet, facendo ottenere ai fedeli lo status di "popolo del libro" ed allora gli zoroastriani cominciarono una diaspora che li portò in gran parte verso l'India dove presero il nome di Parsi, religione che specialmente nel Gujarat e nel Maharastra (attorno a Mumbai) sopravvive tuttora con quasi 100.000 aderenti. Tuttavia piccoli nuclei di Adoratori del fuco, come vengono impropriamente chiamati, sopravvivono ancora sia nel Caucaso che in Iran e perché no, c'è stato un revival pure in Occidente new age, come sempre affascinato dai credi orientali. Niente di nuovo sotto il sole, anche nell'antica Roma, quando arrivava qualche cosa del genere dall'Oriente, nel sincretismo religioso dell'Impero, trovava subito facile breccia e nuovi templi dedicati al fuoco erano presenti anche nella Roma imperiale. Atteggiamento analogo all'induismo che come tutti i politeismi ama inglobare i nuovi dei proposti in arrivo da altre fedi, considerate magari esotiche. In India infatti i Parsi furono accettati senza problemi anche se fu loro imposto di non fare proselitismo e quindi di assumere una abitudine endogamica che impone ai credenti di sposarsi solo all'interno della loro comunità, abitudine che è stata mantenuta anche oggi. 

Lo Zoroastrismo è conosciuto attraverso i dettami del loro profeta Zaratustra, di cui però rimangono di originali, solo i Canti religiosi (ghata), mentre il loro libro sacro, Avesta, è frutto di una serie di contributi successivi. L'impianto del credo si basa sulla lotta tra il bene (rappresentato appunto da Ahura Mazda) ed il male, mentre rimangono fondamentali il concetto dell'uguaglianza tra popoli e tra i sessi, la carità, la pacificità, nasce da qui il perdono per il nemico, il porgere l'altra guancia traslato poi nel Cristianesimo, e anche della resurrezione, tutte cose che poi sono state assimilate in tutte le religioni abramitiche successive. Ricordiamo per inciso che i famosi Re Magi che arrivavano proprio da qui e secondo tradizione, erano appunto sacerdoti zoroastriani. Tutti questi concetti, naturalmente sono presenti ed enfatizzati nello zoroastrismo moderno nel quale ovviamente si pone l'accento anche sull'attenzione all'ambiente, la non violenza verso gli animali (di cui anche allora non venivano fatto sacrifici), la laboriosità e alla non oppressione verso gli altri esseri umani. La liturgia prevede la preghiera intorno al fuoco, inteso come simbolo, e che rimane alla base di tutti i concetti e l'atteggiamento verso la morte che forse è la parte più nota visto che ancora oggi sono presenti a Mumbai le famosi Torri del silenzio, edifici sulla cima dei quali vengono esposti i cadaveri affinché gli avvoltoi se ne cibino, per un ritorno della materia alla natura, visto che l'anima lascerebbe il corpo dopo tre giorni per reincarnarsi. 

Le feste invece sono quelle che seguono il dispiegarsi delle stagionalità e sono passate poi anche nelle tradizioni delle altre religioni successive, mentre la preghiera cinque volte al giorno sembra piuttosto traslata dall'Islam per uniformarsi. Insomma un bel guazzabuglio in questo Caucaso, dove lo sviluppo delle arti dell'agricoltura e del pensiero sembra nato prima che dalle altre parti e abbia poi successivamente influenzato a macchia d'olio il resto del mondo. Anche questa quindi è una delle fascinazioni di questa terra, uno dei tanti crocevia della storia, certo uno dei principali. Questo ragiono mentre procediamo all'interno della penisoletta di Abshalom, mentre lungo la strada moderna e perfetta scorgi tante incastellature, che capisci subito dalle forme diverse, più o meno consumate dal tempo, su cui girano continuamente i contrappesi a mezzaluna di metalli che consentono l'estrazione di quell'oro nero che da tempo immemorabile qui sgorgava naturalmente, attirando business da tutto il mondo anche quando, come diceva Marco, serviva solo per le lampade e per curare la rogna. Petrolio e gas, il segreto nascosto nelle viscere di questa terra magica, capaci anche di creare religioni. E dopo poco infatti quasi al centro della penisola arriviamo a Surakhani dove sorge quello che potrebbe essere stato infatti il punto centrale di questa generazione spirituale, il tempio di Athashgar og Madabi, una costruzione certo più recente nata attorno al XVII secolo, ma sulle basi del primo centro dello zoroastrismo. 

E' costruito con il sembiante di un caravanserraglio, un fortilizio circondato da un muro nel quale si sviluppa una serie di celle, che servivano da riparo ai pellegrini ed ai monaci del tempio che sorgeva al centro della corte, come quello odierno attorno alla più viva delle sette fiamme eterne menzionate dai visitatori del passato, Dumas incluso. Il fatto è che il famoso fuoco eterno si spense inopinatamente nel 1969, con gran dolore dei pellegrini e la causa fu l'intensivo sfruttamento del giacimento circostante quando l'estrazione cominciò in maniera intensiva durante e dopo la guerra. Niente fuoco, niente pellegrini e niente grano che gira, così il tempio già in rovina alla fine del secolo precedente era ormai destinato all'oblio perpetuo, ma fortunatamente è intervenuta, dopo l'indipendenza, un'opera governativa di restauro che ha rigenerato il tutto ed alla fiamma eterna ci pensa la municipalità di Baku con una bella tubatura ad hoc, che ha consentito il riaffluire dei pellegrinaggi. Il tempio in effetti è ricco di materiali e testimonianze storiche. Le steli rimaste in molte lingue, ne raccontano in qualche modo la storia ricordata in qualche modo da tutti i toponimi della zona. Surakhani significa regione dei buchi (o buco della fontana e ricordate certamente le fontane di olio citate da Marco Polo) e Athashgar, casa del fuoco, quando anche lo stesso nome antico dell'Azerbaijan (Odlar Yurdu) richiamava alla Terra dei fuochi. 

La zona, poi è citata in alcuni testi antichi come La zona dei sette buchi adorati. Insomma chi più ne ha più ne metta, anche se il tempio negli ultimi secoli ha assunto più le sembianze di un tempio induista dedicato al Dio del fuoco, tanto per cambiare. Inoltre è quasi una copia di un analogo tempio Jwala Ji a Khanga nell'Himalaya, dedicato appunto al Dio del fuoco dell'Induismo, senza contare che anche nelle molte iscrizioni si ripetono ii nomi di Ganesha e di Shiva. Insomma un bel guazzabuglio in cui la storia si diverte a mescolare le carte distribuite attraverso i millenni. Proprio per questo, aggirarsi in questo sito, calpestato da tanti visitatori famosi che ne  hanno scritto, meravigliandosi del fenomeno naturale e delle sue implicazioni religiose e filosofiche, è tanto fascinoso. Forster, un ufficiale bengalese, ad esempio,  alla fine del '700 racconta della struttura quadrata centrale, cuore del complesso, circondata dal muro e dalle stanze, ognuna delle quali presentava un piccolo getto sulfureo a guisa di altare che serviva anche come cucina e riscaldamento. Il terreno del cortile è di roccia sconnessa ed i visitatori si aggirano silenziosi guardandosi intorno e poi quasi come attirati da una forza misteriosa convergono verso la costruzione centrale che protegge l'ara dove brucia la fiamma e ognuno, credente o meno, pellegrino o turista si ferma a guardarlo come ipnotizzato dalla sua valenza spirituale. 

D'altra parte il fuoco ha sempre affascinato l'uomo fin da quando per la prima volta uno di loro ne ha visto scaturire la potenza nata da qualche fulmine casuale ed ha capito ed intravisto con una primitiva scintilla di intelligenze, quale potesse essere la sua enorme potenzialità. Mi sembra che qui ci siano genti di tutti i tipi, indiani certamente, ma anche donne con l'hijab nero e a gente apparentemente anonima che si raccoglie in preghiera anche solo per un attimo negli angoli tra gli archi. E' un luogo che porta con sé il fascino di un passato millenario, una storia condita da mescolanze di spiritualità primigenie destinate a crearne altre sempre più complesse e contorte, delle quali oggi sono rimaste solo gli epigoni, anche se condite sempre dalle loro lontane e comuni radici. E anche le iscrizioni scolpite nella pietra che si vedono sulle mura, come ho già accennato, sono cose comunque recenti anche se vergate in alfabeto come il guijarati, il sanscrito e anche il farsi, se pure fanno notare gli esperti, in quest'ultimo sono presenti forti sgrammaticature, tali da farlo sembrare quasi un tentativo di false attribuzioni. Ma sono tutte cose di scarsa importanza a fronte del risultato emozionale che ti segue in questa visita, al di là certamente del livello qualitativamente architettonico del complesso. 

Bisogna sicuramente considerare tutto questo insieme di motivazioni per metterlo nel novero delle cose imperdibili. Il ritorno in città, attraverso la sfilata dei modernissimi grattacieli aumenta la sensazione di contrasto tra nuovo e antico, tra la tensione verso il futuro e le pulsioni del vissuto che affonda nelle profondità dell'inconscio o forse si tratta solamente del fatto che non abbiamo mangiato quasi niente e lo stomaco brontola e la fetta di torta un po' asciutta seppur buona che abbiamo consumato nel baruccio vicino al tempio, con l'oste servizievolissimo che non sapeva più come contentarci visto anche il costo della stessa. Comunque il nostro Aqshin oggi ci ha convinto, con un servizio preciso ed inappuntabile, per cui prendiamo appuntamento anche per domani, per fare il giro dei punti topici della città non raggiungibili a piedi nel centro. Rientriamo in albergo che è ormai buio. Prima di uscire per una parca cena, butto un occhio dal balcone, quasi per cercare traccia di quel tempio lontano e invisibile, di quella fiamma eterna che brilla nella notte attraverso i millenni ed invece eccola là, la fiamma, alta enorme, che si leva orgogliosa nel buio, ma non è quella di Ahura Mazda, ma il simulacro di fuoco alto quasi 200 metri che colora le superfici lucide delle Flame Towers, il nuovo tempio che proprio quel gas benedetto ha contribuito col suo fiume di petrodollari a far crescere sulla collina e che, se non in eterno, per tutta la notte almeno continuerà a fiammeggiare su quelle facciate. Cambiano i riferimenti ma forse alla fine, non le finalità, né i risultati.



SURVIVAL KIT

Tempio di Ateshgar - A una trentina di km ad est del centro di Baku, quasi al centro della penisola, oggi sito Unesco e ristrutturato e trasformato in  museo con interessanti documenti fotografici d'epoca, dopo che era caduto in disuso e diventando quasi in rovina alla fine del 1800. La fiamma eterna è adesso mantenuta accesa da una tubatura del gas municipale. Il monumento è meta turistica importante e anche sede di festival e di pellegrinaggio da parte di Parsi e Induisti durante tutto l'anno e specialmente in occasione del capodanno zoroastriano, il Nowruz che si festeggia nell'equinozio di primavera, il 21 marzo. Visita di un oretta. Ingresso 9 M. Di norma viene incluso dalle agenzie nel tour del Qobustan.

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lunedì 20 ottobre 2025

Azer 5 - Il fuoco eterno della Yanar Dag

Lo Yanar dag - Azerbaijan - ottobre 2025

Aqshim guida veloce ripercorrendo l'autostrada che corre lungo il mare verso la penisola di Absheron e ci chiede se ci è piaciuto la zona dei vulcani. E' un buon diavolo e corrisponde in pieno allo stereotipo che avevo in mente riguardo la fisiognomica azera. Il primo contatto che avevo avuto con questo popolo risale a quando, diciannovenne di balde speranze, ero in un campeggio sui laghi Masuri in Polonia dove c'era una specie di raduno di giovani provenienti dalle varie repubbliche sovietiche. Tra gli altri un gruppetto di ragazzi Azeri che mi sembrarono subito tutti uguali, piccolini e grassottelli, di carnagione scura e con un solo sopracciglio che coronava loro la fronte e questa rigogliosità pilifera era la caratteristica distintiva che mi colpì particolarmente, capelli tagliati a spazzola, che giravano continuamente gli occhi attorno a loro, curiosissimi e ansiosi di comunicare. Aqshim mi sembra uno di loro cresciuto. Ha 35 anni, sposato con due figli piccoli dei quali è come giusto, orgogliosissimo, sembra piuttosto contento della situazione economica, che mi conferma essere ragionevolmente buona nel suo paese, che mi racconta in crescita costante e che presenta buone opportunità di crescita a suo vedere. Soprattutto mi pare molto soddisfatto per il motivo che la guerra sia finita e che soprattutto si è firmato un accordo definitivo. 

Naturalmente mi sembra decisamente nazionalista e vede le situazioni esclusivamente dal punto di vista azero, ovviamente condito con una certa dose di retorica, in cui gli è stato spiegato che la ragione sta come sempre tutta dalla loro parte. Qui la questione è complessa e neppure io conosco bene i dettagli della vicenda che praticamente è stata ignorata dalle nostre parti, così come mille altre guerre regionali dimenticate dopo poche righe subito scomparse dai giornali, eppure il conflitto risale soltanto al settembre 2023, avvenuto dopo la precedente guerra del 1988, durata ben 6 anni, durante il quale l'esercito Azero ha invaso l'enclave Armena del Nagorno Karabag, appropriandosene in un solo giorno e obbligando i circa 100.000 Armeni residenti ad abbandonare tutto, case comprese ed a riparare in territorio armeno, col beneplacito russo che in pratica aveva dato mano libera all'invasione. Il cessate il fuoco ed il recente trattato di pace accettato dall'Armenia, pur tra i forti mugugni della popolazione, ha così definitivamente cancellato il Nagorno Karabag e le sue pulsioni indipendentiste dalla carta geografica, che da enclave Armena, è diventato definitivamente parte della Repubblica Azera, senza problematiche internazionali, visto che già precedentemente questo territorio era stato riconosciuto come Azero a tutti gli effetti, anche se abitato quasi esclusivamente da Armeni. 

Come si vede una questione complessa (che ha molte similitudini con quella Ukraina, in verità) che ha finito come sempre per provocare morti e ingiustizie e dove a pagare è solamente la popolazione che lì abitava da secoli. Comunque sia il nostro Aqshim, che ovviamente sarà fiero portatore della sua parte di verità, non si sbottona un gran che sull'argomento preferendo magnificare le grandi prospettive attuali del suo paese, le cui ricchezze, soprattutto minerarie stanno contribuendo a generare un certo benessere che ricade in qualche modo sui cittadini a prescindere dalla forma di governo. Questa che possiamo annoverare tra le tante cosiddette democrature dell'Asia centrale e Mediorientale, che si è imposta subito dopo la dissoluzione dell'URSS, è tipicamente a chiave familiare. Ricordo infatti che l'attuale presidente è il figlio del primo presidente e che le vie di ogni città sono costantemente cosparse di giganteschi ritratti dei due personaggi appena citati, così come a loro sono intitolati vie principali, parchi, centri artistici ed universitari e così via, secondo il classico stile del culto della personalità così comune nell'Asia centrale e che non stupisce affatto la gente comune, abituata a questo tipo di affermazione. D'altra parte penso che quando le cose vanno bene economicamente, la gente sia ben disponibile ad accettare anche i regimi autoritari senza nessun problema e ritengo che, peraltro, il consenso di questi governanti sia di assoluta maggioranza, non foss'altro perché non ci sono neppure offerte alternative credibili. 

Comunque al momento il nostro amico mi conferma che gli stipendi medi qui viaggiano attorno agli 800/1000 Euro mensili e visto il costo della vita molto basso, vi ricordo che la benzina costa 0,6 € /lt e il diesel 0,5 € e si mangia tranquillamente con 5/8 € dappertutto, si può vivere dignitosamente anche se la maggior parte delle famiglie ha una sola entrata, visto che difficilmente le donne con figli lavorano. Quanto alla posizione femminile, Aqshim mi parla di una situazione ragionevolmente priva di imposizioni, in cui la donna è piuttosto libera di scegliere ed in effetti i capi coperti anche da un semplice foulard colorato che non nasconde nulla, sono molto  pochi, mi sembra meno del 20% ad occhio, specialmente in città e alla sera girando per le strade, incontri moltissime ragazze e signore, da sole o in gruppetti, e non accompagnate. Comunque bisognerebbe avere più tempo per indagare, ma ho osservato che generalmente nei paesi ex-URSS dove per 70 anni, la religione è stata messa in secondo piano, quando non decisamente repressa, il ritorno alle indipendenze locali, anche se ha segnato una rivalsa dei cleri delle varie confessioni, non ha portato ad una ripresa di costumi ormai sfilacciati nel tempo. Almeno così mi sembra. 

Noi intanto siamo arrivati nella penisola antistante Baku, un'area che si prolunga per una sessantina di chilometri ad est nel Mar Caspio e che contiene diverse curiosità interessanti. Come ovvio, data la sua vicinanza alla capitale, rientra nella maggior parte delle offerte turistiche che vengono proposte e noi non saremo certo da meno. Infatti dopo poco nell'intrecci delle strade, quasi tutte nuove e bene asfaltate, arriviamo ad una delle più note tra queste attrazioni, che ha una analogo nel mondo solo nella cosiddetta Porta dell'inferno Darvaza, nel Turkmenistan centrale, almeno a quanto io sappia. Ecco infatti il cartello che recita Yanar Dag e la deviazione porta ad un complesso recente che circonda un'area ormai circondata dalle case del vicino paesetto. Facciamo la nostra fila, nella quale chissà perché veniamo subito identificati come Israeliani. Poi arrivati alla balconata del complesso, che ovviamente è molto gettonata dai turisti che arrivano a Baku, si vede una collinetta di un centinaio metri di altezza che degrada in un tratto pianeggiante alla base della quale noti subito un fronte fiammeggiante che emerge dalle fessure del terreno per un tratto di diverse decine di metri. Lo spettacolo è abbastanza impressionante e nell'aria c'è un certo odore sulfureo. Scendi giù lungo le scale e puoi arrivare piuttosto vicino, se non ché, il calore diventa subito piuttosto forte e ti ricaccia indietro. 

Certo la sensazione di estere arrivati sul ciglio dell'Averno è forte, ma di giorno il fenomeno rimane fine a se stesso, mentre di notte, questa barriera di fiamme che illumina la notte senza sosta è molto più impressionante visto che la barriera di fiamme può alzarsi fino a tre metri di altezza e l'effetto deve essere molto più coinvolgente. Non è chiaro da quanto duri il fenomeno, secondo la vulgata, la montagna è in fiamme da secoli e non accenna a diminuire di intensità; ci è passato pure Marco Polo, tanto per cambiare, attirato evidentemente dalla notorietà del fenomeno, che però non fa cenno specifico al nome del monte in fiamme, ma solamente come già vi ho detto a olio e gas che bruciano. Secondo altri la cosa fu invece provocata da un pastore che si era acceso una sigaretta nelle vicinanze, solo negli anni '50. Sta di fatto che il fenomeno prosegue ininterrottamente con qualunque condizione metereologiche, anche in presenta di forti piogge che non riescono a spegnerlo con buona pace di tutti visto che sarebbe una bella perdita dal punto di vista turistico. In pratica qui siamo in presenza di un rilievo formato alla base, da arenaria porosa dove non c'è fango come avevamo visto precedentemente nei monticelli vulcanici, da cui il gas emerge in bolle, ma la fuoriuscita è continua e costante per cui il fuoco, una volta acceso non si spegne più fino all'eventuale esaurimento del giacimento. 

E' interessante notare che nelle vicinanze oltre alla presenza di sorgenti sulfuree, note fin dall'antichità come curative, ci sono antichi luoghi di sepoltura legati alla presenza zoroastriana, nata proprio da queste parte e sappiamo il legame indissolubile che c'è tra questa antica religione ed il fuoco. Anche Alessandro Dumas nei suoi viaggi, parlò di un fenomeno analogo di fuoco eterno osservato appunto da queste parti in un tempio in cui la fiamma era accesa naturalmente senza essere mai alimentata e da tempo immemorabile. Comunque sia, qui sembra successo naturalmente a differenza del cratere turkmeno che è stato prodotto da un cedimento del terreno e in cui il fuoco è stato intenzionalmente acceso negli anni 70 dagli scienziati che temevano un disastro provocato dal gas che fuoriusciva, senza riuscire a spegnerlo successivamente. Certo che questo legame della forza vitale del fuoco che arde eternamente dalle viscere della terra è quanto di più evocativo, quando si tratta di provocare o addirittura creare i prodromi per una religione ancestrale e in questa terra le premesse ci sono tutte, infatti poco lontano c'è ancora uno dei più antichi templi di Zoroastro e questa sarà l'ultima meta della nostra giornata. Diamo ancora un'occhiata distratta al piccolo museo annesso alla Montagna che brucia, che racconta comunque delle presenze umane antiche rinvenute attorno ad essa e poi giriamo il timone verso est.

Incontri

SURVIVAL KIT

Yanar Dag - La montagna che brucia - A pochi chilometri da Baku. Sito molto noto fin dall'antichità alla base dei culti del fuoco nati proprio qui. La collina presenta un fronte di circa trenta metri con fiamme continue alte fino a tre metri. Si può accedere anche vicino e salire sulla collina da cui si vede il paese vicino. Annesso un piccolo museo dei manufatti ritrovati in zona. Ingresso 9 M., incluso il museo, Calcolate un'oretta. Meglio andarci alla sera. quando la vista è più spettacolare. 

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