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lunedì 13 gennaio 2025

Sudamerica 6 - La diga di Itaipù

Diga di Itaipù - Brasile - novembre 2024

 

Ormai siamo rientrati in Brasile e giriamo decisamente a nord seguendo il corso del  Paranà, l'immenso fiume che condiziona tutto questo territorio con il suo corso ricco di acque. In pratica la strada corre lungo il confine, visto che questo è segnato all'interno del corso del fiume, condiviso a metà con il Paraguay e dopo una decina di chilometri arriviamo nel territorio della diga di Itaipu, una delle sette meraviglie della ingegneristica mondiale, costruita negli anni '70 e '80 e che ancora oggi si può considerare come la più grande centrale idroelettrica del mondo. Giustamente non si è persa l'occasione di utilizzarla anche come attrazione turistica, vista la massa di gente che arriva fin qui per le cascate ed in effetti il grande parco creato attorno al gigantesco impianto ben si presta anche a questo scopo. Immensi prati verdi popolati di animali e famiglie di capibara ti accompagnano fino alla vista dei formidabili bastioni che sbarrano il fiume alle spalle dei quali si è formato un lago di circa 1400 km2. Pensate che, dati gli accordi che prevedono che a beneficiare dell'opera siano tutti e tre i paesi confinati che hanno partecipato alla costruzione, l'impianto produce circa il 95% dell'energia che serve a tutto il Paraguay e ad un terzo di quella necessaria al Brasile, visto che alimenta Rio e San Paolo. L'estendersi del bastione di oltre sette chilometri è effettivamente mirabile e non puoi fare a meno, in questi luoghi di ragionare sulla grandezza dell'ingegno umano e delle sue possibilità di intervento, in questo luogo dove la presenza di  una natura possente si intreccia alle possibilità costruttive della nostra specie, altro che i castori, diciamo la verità. 

Prima di arrivare alla diga si percorrono grandi praterie dove è stata fatta un'opera di rimboschimento con alberi locali, ognuno dei quali reca il nome di una delle persone che hanno collaborato alla costruzione. I bastioni, alti quasi 200 metri, si elevano dinnanzi a te come mura di una città aliena posta a difesa di una qualche civiltà arrivata dalle stelle con capacità costruttive inimmaginabili ed invece proprio il piccolo uomo che ha iniziato il suo cammino coperto di pelli, maneggiando con difficoltò qualche pezzo di selce per procurarsi il nutrimento e poi via via utilizzandolo come strumento di produzione di ingegneria e di arte, lo ha immaginato, progettato ed infine costruito rendendolo produttivo di quella energia che ormai gli è indispensabile alla vita della sua specie. Certo oggi questo uomo si preoccupa di più di un tempo, di proteggere anche l'essenza naturale di quanto lo circonda; un tempo era più una lotta tra il progresso e la natura, vista addirittura come un avversario da annichilire, almeno a quanto si legge negli scritti degli ingegneri sovietici che si addentravano nelle foreste siberiane col chiaro intento di sterminarle come nemici del progresso socialista, non riuscendo ancora a prevedere i danni irreparabili che si prospettavano, ma questa è la storia consueta dell'umanità tra errori e conquiste, vai a capire dove sono i punti di caduta e quelli di ripresa. Lo deciderà solo la storia successiva e a tentare di porre rimedio saranno le generazioni che verranno. 

Intanto noi dal Mirador appositamente preparato per questo ci godiamo le spettacolari vedute della diga con i suoi contrafforti che proteggono le turbine alla base, lasciando scorrere le cascate del fiume che deve proseguire la sua corsa verso l'Oceano e che infatti a valle, riprende il suo cammino lento e sinuoso segnando la frontiera tra i due stati, prima di lasciarli definitivamente per entrare trionfale in quella Argentina che lo accompagnerà per il suo tratto finale. Il giro in autobus che percorre anche la parte iniziale della diga è molto spettacolare e panoramico e se arrivi fin qui deve essere fatto assolutamente. Ritorniamo mentre il cielo riprende a gocciolare come usa al tropico e non bisogna poi lamentarsene troppo. A questo punto direi che abbiamo visto quello che ci eravamo prefissati e recuperati i bagagli, attraversiamo finalmente la frontiera con l'Argentina. Anche qui non ci sono problemi di sorta, scendiamo dal taxi e passiamo un attimo nell'ufficetto per timbrare il passaporto mentre dalla parte argentina basta allungarsi al baracchino a fianco della corsia della strada, poi, passato l'altro ponte siamo finalmente nel paese meta effettiva del nostro itinerario. Chatwin adesso guidaci tu. Arriviamo velocemente, dopo essere passati al fianco della Cattedrale dedicata alla Vergine di Guadalupe, e sbarchiamo nel nostro nuovo alberghetto, dove lasciamo il nostro Gerson che ci ha guidato per tutto il giorno in modo molto soddisfacente. La cittadina di Puerto Iguazu, il contraltare della gemella in terra brasiliana e di quella paraguayana, è molto più piccola e serena, fatta di quartieri tranquilli in cui si alternano casette basse e silenziose. Si respira un'aria più familiare e decisamente meno caotica. 

Il piccolo centro ha una via principale dove trovi la sfilata dei locali e qualche negozietto di souvenir per turisti ma non molto di più. Si capisce subito che la massa staziona dal lato brasiliano, compra dal lato paraguayano e qui viene solo per vedere le cascate dal lato sud e poi proseguire per altre delizie e paesaggi dirigendosi verso la parte meridionale del continente. Comunque anche se a pranzo ci siamo saziati con diversi bocadillos paraguayani, serva mettere qualcosa sotto i denti. Raggiungiamo quindi a piedi la via centrale, gioiosa ed illuminata come si conviene ad una cittadina comunque turistica sotto ogni aspetto. Andiamo dopo un breve giro, ma domani avremo occasione di guardare meglio, a imbucarci in una bella birreria, che serve griglia e pizze, come di consueto da queste parti e ci becchiamo il primo sontuoso filetto della serie che ci accompagnerà per tutto il nostro itinerario argentino. Bisogna subito dire che la carne da queste parti è molto buona e ci mancherebbe altro. Come consiglio per palati difficili ricordatevi che qui alle classiche diciture medium (qui a punto), o al sangue o via di mezzo, corrisponde una cottura leggermente più prolungata della nostra. Quindi se volete la vostra bistecca ben sugosa, chiedete medio sangre. Altra cosa che subito vedremo comune a tutti i conti dei ristoranti, è la mancia del 10% che viene esposta nel conto automaticamente sia che il biglietto sia scritto a mano o con il tagliando cassa. Se non volete lasciarla naturalmente è possibile, ma dovrete farla togliere dal totale, cosa che si rivela alquanto imbarazzante. Si tratta insomma del servizio a parte che dovrete considerare quando vi fate i conti. Nulla vieta di accrescerla naturalmente. E con ciò direi che, dopo aver ringraziato il cameriere, è venuta l'ora di andare a nanna che si è fatto anche tardi e la giornata è stata abbastanza faticosa, considerando anche che siamo stati in tre stati diversi! Ma alla fine, state tranquilli che sarà sempre più è meno così.

SURVIVAL KIT

Diga di Itaipu - A 10 km dalla città in un grande parco da visitare in un paio d'ore, rappresenta un'opera importante dell'ingegno umano incastonata all'interno di un'area naturalistica anch'essa di eccezione. Progettata nel 1966, con accordi tra i tre stati, pur in epoca di dittature che ne hanno inficiato per un certo tempo la soluzione è stata terminata nel 91 con la posa finale della 18esima turbina, ltre due furono aggiunte nel 2006. Alta 196 metri e lunga 7.000 produce oltre 90.000 GWh e serve i tre stati, tra cui la quasi totalità dell'energia necessaria al Paraguay. L'ingresso nel parco costa 58 Real a testa, incluso il giro in bus di oltre 1 ora con due soste. Merita.

Hostaria los Elechos - P. Amarante 76 - Puero Iguazu - Piccolo hotel  3 stelle da cui si raggiunge il centro a piedi. Comodo anche per aeroporto (15 min e Cascate 20 min.). Camere piccole e semplici, TV, wifi, AC, bagnetto piccolo ma pulito. L'albergo offre parcheggio ed è inclusa una ricca colazione. Reception 24 h, giardino interno e piscina. La doppia sui 20 €. Si paga sul posto prenotazione non rimborsabile. Valido soprattutto per la posizione. 

Holy Brewery - Av Cordoba 158 - Puerto Iguazu - Bel locale nella via centrale. Offre ovviamente piatti argentini e carne di ottima qualità. Anche le birre valide. Buon servizio. $ filettoni ottimi e due birre 82. Caruccio, ma in linea con i prezzi argentini. 


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sabato 11 gennaio 2025

Sudamerica 4 - El parque das aves

Iguaçu - Lato Brasiliano - novembre 2024


C'è un'atmosfera del tutto particolare in questi luoghi. Certo ormai sei circondato dalla civiltà, case, costruzioni di ogni tipo, la strada, le auto che passano, però la sensazione della natura prorompente che ti circonda è comunque nell'aria, una sensazione di primitivo, di umida incontenibilità, la certezza avvertita che basterebbe lasciare per un attimo tutto all'andamento naturale ed ogni cosa verrebbe in poco tempo riappropriato dalla potenza delle forze del pianeta, come per i templi della jungla cambogiana. E questa riconquista sarebbe anche rapida e distruttiva; avverti come ogni opera umana sarebbe in breve ricoperta da un manto verde, quasi animalesco dominato dalla brama di rimangiarsi tutto, quasi lo ritenesse scientemente di sua esclusiva proprietà. Un diritto inalienabile che solo per poco ha dovuto essere lasciato all'uomo che deve tenerselo a forza, senza distrarsi pena la sua perdita immediata e definitiva. E' un senso di natura prorompente, abituata a vincere e in qualche modo comunque disposta a mostrare la sua potenza di tanto in tanto, con la forza distruttiva delle sue manifestazioni se è necessario. Camminiamo lungo la strada nell'aria umida quasi che la pioggia volesse lasciare nell'aria il ricordo della sua presenza. State tranquilli tornerò tra poco, sembra dire, non penserete che tutta questa acqua che scorre nella piana zigzagando in larghi e lenti meandri, che disegnano curve sinuose tra gli alberi della foresta o che si precipita nelle forre e nei canaloni, fino a lasciarsi andare per i salti verticali fino a schiantarsi cento metri più in basso, scorra qui per caso? 

No di certo è tutta roba che è cascata dal cielo e continuerà a cascare all'infinito, violenta e pesante, prima di raccogliersi ed incanalarsi sulla strada tracciata per arrivare all'Oceano. Lungo la strada un elicottero si sta levando in volo, profittando della breve schiarita tra le nuvole, dà l'opportunità a chi vuole investire 100 $ di vedere le cascate dall'alto, un altro dei cento punti di vista diversi dai quali apprezzare questa meraviglia naturale. Tutto va sfruttato al massimo e tra queste foreste un tempo perdute nel nulla, casa dimenticata o ancora da scoprire di povere tribù Guarani che a pena sopravvivevano nel verde, è sorta una industria multiforme su cui centinaia di migliaia di individui, campano e prosperano tranquillamente. Così gira il mondo e così si adatta l'uomo per sopravvivere e moltiplicarsi malthusianamente. Abbiamo ancora un paio d'ore prima di rientrare e vogliamo approfittare del Parque das Aves che sta proprio dall'altra parte della strada. Sedici ettari di Mata atlantica, la foresta primitiva che arrivava fino all'Oceano con centinaia o forse migliaia di essenze vegetali diverse, una ricchezza di biodiversità incredibile (che goduria poter utilizzare anch'io questa inutile parola di cui ormai bisogna forzatamente riempirsi la bocca se ti vuoi sentire à la page), che nasconde nelle sue immense voliere, delle quali a volte stenti di vedere la parte sommitale, centinaia di specie di volatili sudamericani. 

Seguendo un percorso obbligato, ma perdendo di vista immediatamente le altre centinaia di visitatori, ecco che ti trovi alla presenza di alcuni dei più emblematici rappresentanti della fauna avicola di questa parte del mondo, dai fantastici ibis rossi che quasi ti accecano con il violento colore vermiglio del loro piumaggio, ai tanti tipi di tucani, altra specificità tipicamente amazzonica che con i loro enormi becchi gialli sembrano faticare a mantenersi in equilibrio sui rami dove si posano. Non sto a descrivervi lo stupore dell'aggirarsi tra tanta bellezza, la curiosità ti conduce per mano lungo il sentiero e rimanere attonito nel farfallario dove migliaia di lepidotteri di ogni dimensione, dai più minuscoli che affollano le pozze fangose come nuvole colorate, ai più vistosi grandi quanto una mano che si posano su di te quasi fossi proprio tu il fiore desiderato dal quale suggere nettare o sul quale riposarsi solamente un attimo prima di compiere la loro breve e intensissima vita, che si compie in pochissimi giorni dopo l'uscita dalla crisalide che le ha maturate. Un volare ossessivo e senza tregua nella ricerca assoluta dell'amore, della riproduzione e che subito dopo si completa nella morte, avendo compiuto infine quel destino a cui nessuno riesce a sottrarsi. Sognerà la farfalla in questi brevi attimi? Avrà contezza di quanto l'attende o è solo spinta da un istinto inconsapevole che non le dà alcuna tregua, che le impedisce di fermarsi prima di aver compiuto gli atti che la natura ha predisposto per la sua specie, un decalogo obbligatorio per perpetuarsi, calcolato dall'ottimizzazione dei comportamenti della sua evoluzione che le ha consentito di sopravvivere per milioni di anni?

Altre varianti più calme, meno ossessionate dal sesso, invece non ce l'hanno fatta e le loro progenie sono scomparse nei meandri di una storia mai scritta e neppure ricordata. Certamente si sa che ce la fa solo chi risponde alle regole evolutive, il più forte, il più resistente, il più intelligente o semplicemente il più fortunato, magari solo perché grazie ad una inattesa variazione genetica, è nato con un disegno particolare sul proprio corpo o sulle proprie ali, configurato dal caso per farlo somigliare ad una specie consorella ma terribilmente velenosa ad esempio, che distoglie il suo predadore dalla voglia di mangiarla e lei trasmetterà questa caratteristica alla sua fortunata progenie, per gli altri nessuna pietà da parte della natura, matrigna crudele o come diceva il poeta dell'Infinito, semplicemente disinteressata ed indifferente. Mentre sto seduto ad ammirare una serie di vulturidi rari, appollaiati in alto, un inserviente del parco si ferma a chiacchierare. E' un fuegino di Ushuaia che si è trasferito qui a lavorare come tanti. La zona è in continuo sviluppo e la gente si sposta facilmente in cerca di condizioni migliori. Cerco di succhiare informazioni utili al nostro itinerario, che mi conferma essere ben strutturato, vedremo. Poi, dopo essere passati nell'enorme padiglione delle are coloratissime riesco ad avvisare il nostro tassista che è giunta l'ora che volge al desio e in un attimo siamo pronti per la cena. Questo primo giorno in sud America è stato decisamente entusiasmante. Intanto ho già preso accordi per domani. 

La mattina, opportunamente strafogati dalla solita splendida colazione, sistemiamo i bagagli, nell'apposita stanzetta, visto che stasera ci trasferiremo in Argentina e aspettiamo Gerson che starà con noi tutta la giornata per fare un salto nel vicino Paraguay. Ora capisco che questa potrebbe essere considerata una inutile deviazione, solamente per il piacere ed il gusto di piantare un'altra bandierina sulla mappa, ma non vedo perché si dovrebbe rinunciare all'opportunità di vedere qualche cosa che sta lì ad un palmo di mano, così comodo da raggiungere, anche solo per vedere se c'è qualche cosa di interessante da raccontare, qualche particolarità da rimarcare e da capire. Io sono così, se arrivo in un posto dove tra l'altro, penso sia molto probabile che non tornerò più, voglio approfittare di tutte le opportunità che mi si propongono, non si sa mai. Già perché qui siamo proprio al centro delle tre frontiere tra i tre paesi, anzi si può dire che qui ormai le frontiere non esistono proprio e si passa rapidamente da uno all'altro senza problemi, ancor di più se sei un residente. Quindi ci avviamo in un traffico infernale verso il grande ponte dell'amicizia che ad un'altezza di 75 metri attraversa il Paranà congiungendo la brasiliana città di Foz de Iguaçu alla paraguaja Ciudad de l'este, in realtà una città unica separata dal corso del fiume. Questa città che con astuzia è stata trasformata in una sorta di zona franca praticamente esentasse, per approfittare dell'afflusso dei milioni di turisti che qui convergono per ammirare le cascate, è costituita da una serie infinita di colossali centri commerciali,, che ospitano i marchi di ogni parte del mondo accanto ad ogni cosa di comprabile che qui arriva da tutto il sud America. 

Ovviamente i prezzi sono molto convenienti, insomma una sorta di outlet dove potete trovate dall'ago all'elefante a buoni prezzi. Non per nulla qui arriva la fila delle auto la mattina, provenienti da Argentina e Brasile ed alla sera il serpentone se ne torna in senso opposto carico di pacchi, pacchetti e pacchettini che gli svogliati doganieri fanno passare con movimenti della mano appena accennato. Solo qualcuno che evidentemente mostra carichi di alcool di pregio, bottiglie dai nomi blasonati o similari, viene fermato ed investigato, ma sono convinto che poi la soluzione venga trovata rapidamente, D'altra parte il business imponente continua a funzionare in modo egregio ed il flusso è continuo. Comunque si procede a passo d'uomo e il nostro Gerson non si fa pregare a chiacchierare. Io amo conversare con tassisti ed accompagnatori per cercare di capire il sentiment della gente sull'andamento del paese ed in questo periodo il Brasile sta attraversando un periodo particolarmente difficile dal lato economico, mi sembra di capire che l'inflazione, complice gli eventi internazionali, abbia ricominciato a mordere ed è una bestia che qui ha combinato in passato grossi danni come ricordo bene quando c'ero stato negli anni '80 e bisognava cambiare i soldo una volta al mattino e una al pomeriggio tale era veloce la variazione del cambio. 

Il nostro amico che possiamo catalogare in quella fascia di lavoratori poveri, ma in un settore che comunque beneficia di flussi di denaro importanti, dei quali comunque c'è una certa ricaduta, tra mance varie ed evoluzione continua dei prezzi, se la prende con  le masse dei diseredati, degli invasori di terre altrui in cerca di soli sussidi statali e che, utilizzando un refrain molto sfruttato in ogni parte del mondo, "non hanno voglia di lavorare, ma solo di cantare e ballare", quelli del nord insomma, manca solo il suono del mandolino e del putipù e poi siamo al completo. Ma questo scoprirò in seguito è un sentire molto comune da queste parti, anzi il nostro invidia l'andamento ultraliberista della vicina Argentina e auspica che questo momento arrivi presto anche in Brasile, classificando l'attuale leader come un "lixio", la cui traduzione è decisamente pesante, lasciando intendere che preferiva di gran lunga chi c'era prima. Mi sembra che questo sia un sentire abbastanza classico in tutto il mondo, specialmente per chi fa lavori per così dire in proprio, nei quali la libertà assoluta nel libero imprendere è un po' la chiave del guadagno, forse comprensibile in specie se si ha una visone immediata e di corto raggio. Comunque ne sentiremo altri prima di farci una opinione più generale. Intanto chiacchierando, chiacchierando, superiamo le  costruzioni affollate di pullman di turisti in cerca di affari, allineati in giganteschi parcheggi, ma noi ci fermeremo al ritorno e procediamo nella campagna paraguaja, del tutto indistinguibile da quella brasiliana o da quella argentina in cui invece saremo domani.

SURVIVAL KIT

 Parque das Aves - Gigantesco parco tematico a pochi passi dall'ingresso delle Cataratas. Qui potrete vedere la maggior parte delle specie di uccelli del Sud America nel loro ambiente naturale della cosiddetta Mata Atlantica. Calcolate almeno un paio d'ore per godervi il percorso attraverso sentieri nascosti che vi condurranno da uno spazio recintato all'altro e definito per tipologia di specie. C'è anche un grande allevamento di farfalle, dalle quali vi troverete completamente avvolti. Ingresso circa 20 $. dalla città il parco è raggiungibile anche con bus pubblico. 

Frontiera col Paraguay - Attraverso il ponte dell'amicizia lungo circa 500 metri. Il passaggio è automatico, non mettono neppure il visto sul passaporto e le due città al di qua ed al di là del ponte si susseguono senza soluzione di continuità. Una escursione di una intera giornata che vi consentirà di vedere un pezzettino di questo paese confinante, fare acquisti a Ciudad de l'este se lo riterrete opportuno, andare fino alla vicina città di presidente Franco e alla cascata Salto Monday, poco visitata. Al ritorno immancabile stop alla diga di Itaipù una delle più grandi del mondo, che alimenta i tre stati. Il metodo migliore a mio parere è trovare un taxi che vi porti in giro tutto il giorno con un itinerario consono ai vostri interessi.

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martedì 7 gennaio 2025

Sudamerica 3 - Le Cataratas de Iguaçu

Cataratas de Iguaçu Lato brasiliano - Brasile - novembre 2024

 

Chissà com'è, ma la maggior parte delle persone che (come me, per carità) al mattino fanno colazione ingurgitando velocemente un caffè o poco più, io mi accontento di due o tre biscotti al massimo, quando sono in giro e si trovano di fronte agli spesso straripanti buffet degli alberghi si ingozzano come oche da fois gras e diciamo la verità io mi metto in testa alla fila. credo che la ragione sia appunto la sindrome da buffet, quella che non appena ti trovi davanti al pantagruelico trionfo espositivo, che tuttavia spesso è più immaginifico che reale, si rimane istintivamente abbagliati dalla voglia di provare tutto, dalla curiosità di sperimentare le cose che non conosci oppure anche solamente di voler capirne la qualità testandole direttamente, visto che non sono solamente esposte dietro il cristallo di una vetrina, ma lì sul tavolo da prendere solamente allungando una mano. Sta di fatto che qui al Colonial il bancone è davvero superbo e come fai allora a non voler testare almeno un pezzo per ogni tipo dei tanti dolcetti offerti si direbbe al pubblico ludibrio, sarebbe offesa lasciarli lì, oltretutto il problema è di come non fare il bis per quelli che finito il primo giro, ti sono parsi i più buoni e che dire della frutta tropicale, che se non la mangi qui, dove? Alla fine tocca alzarsi gonfi come otri e questo non va bene, se ti vuoi muovere, poi nel corso della giornata con la leggerezza richiesta al turista che vuol vedere il più possibile. 

Per fortuna di norma, di giorno in giorno poi, la quantità che si riesce ad ingurgitare diminuisce con gradualità, ma solo verso la fine e quando è ora di tornarsene a casa, il divorato mattiniero decresce fino a limiti accettabili, ma ahimè generalmente è troppo tardi. Vero è che uno delle motivazioni addotte è anche che visto che è bene prevedere un massimo di due pasti principali al giorno, si tende a sostituire il pranzo con la colazione, visto che come ribadiscono i dietologi, è bene aumentare le quantità ingerite al mattino per scopi assolutamente salutistici e noi siamo molto attenti a questi consigli, calcolando poi al mezzodì di fruire solamente di parchi spuntini a beneficio quindi del guadagno di tempo e di ristoro del portafoglio, visto che generalmente la colazione è compresa nel costo dell'hotel. Dunque pienamente giustificati anche se troppo appesantiti, cominciamo sereni il percorso di approccio all'itinerario di oggi che ci dovrebbe mettere di fronte al Parco delle cascate di Iguaçu dal lato brasiliano, occupandoci in pratica per l'intera giornata. Occhiutamente ho scelto un albergo vicino all'ingresso alle cosiddette Cataratas, meno di un chilometro e il tassista ci porta in pochi minuti e ci molla nell'ampio spazio approntato per accogliere gli stuoli di visitatori, dandoci appuntamento via whatsapp verso sera. Così ci dirigiamo di buon passo verso le biglietterie dove tuttavia non troviamo tutta la coda che mi aspettavo, infatti espletata la pratica ci ritroviamo subito sul primo autobus che percorre gli undici chilometri che ci separano dal sistema di passerelle.

Queste sono approntate per condurre i visitatori lungo un itinerario razionale che consente di dare uno sguardo il più completo possibile alla complessità del parco. In effetti l'area delle cascate comprende un territorio davvero vasto ed imponente, ricoperto come è dalla foresta sud amazonica, rigogliosa e in ogni caso abbastanza selvatica come ci si aspetta, anche se questo è un luogo sul quale l'impatto del turismo di massa è consistente. Ma tant'è non vorrei che ci si aspettasse che un luogo così straordinario ed iconico, fosse a disposizione di una ristretta cerchia di umanità. Da quando il turismo è diventato  possibile, dando luogo ad una vera e propria imponente industria universale, questi ambienti attirano le folle in maniera logicamente sempre più pesante e dunque è necessario pensare ad un tipo di fruizione il più possibile poco impattante e che riesca a non deteriorare i luoghi più di tanto, lasciandoli fruibili il meglio possibile anche alle folle del giorno dopo. Capisco che non sia facile, ma è un problema comune a moltissime parti del mondo e che tuttavia, volendo si riesce a contenere in maniera accettabile. Qui in ogni caso si è aiutati dalla vastità dello spazio a disposizione e alla fine la gente si distribuisce in maniera abbastanza accettabile, vista anche la quantità di punti topici da vedere. Solo in pochi punti clou hai la sensazione di essere in troppi, ma alla fine bisogna farsene una ragione, d'altra parte anche tu con la tua presenza dai fastidio agli altri e se vuoi sentirti nello stato d'animo che avevi assorbito guardando Mission, ti sei un po' illuso. 

D'altra parte, essendo queste elencate tra le meraviglie naturalistiche del mondo odierno, non è che potevi aspettarti di ritrovarti da solo a prenderti gli spruzzi sulla faccia alla Garganta del Diablo, mettiti quindi l'animo in pace e accetta di dividerli con gli altri, molti altri, sopportando i gridolini di gioia di giapponesi e americani invece delle musiche di Morricone, nel momento forse migliore della sua produzione. Comunque obbiettivamente non saprei concludere se queste siano le più belle cascate del mondo, ma se così non fosse ci andiamo certamente molto vicino. Odio fare liste di merito, quindi le metterei sicuramente nel gruppo di testa senza dubbio, tra le Victoria dello Zambesi, il Niagara e il pacchetto delle cascate Islandesi prese in gruppo, senza numero di ordine. Purtroppo mi manca il salto Angel in Venezuela, il più alto del mondo, ma pazienza sarà per la prossima vita, temo. In ogni caso, per imponenza e vastità, direi che non hanno uguali e questo giudizio lo riconfermereste anche voi, ne sono sicuro, al termine dei tre giorni di permanenza quaggiù, che progettando il giro, non esito a confermare come tappa obbligata, essendo tra l'altro sulla strada del sud. Il parco nel suo insieme è poi talmente vasto che si presta a visite complesse e variate, ricco com'è di spunti di interesse. 

Sembra comunque che la parte brasiliana, che, complice anche il fatto dei due stati diversi, oltre quello orografico delle due rive, è sempre necessario distinguere da quello argentino, sia quello che si può vedere più velocemente, tanto che qualcuno vi dedica solamente mezza giornata. Tuttavia il mio consiglio è: prendetevela con calma e visto che comunque anche l'esborso non è lieve, godetevele il più possibile, riempitevi gli occhi, che in ogni caso si tratta di una di quelle visioni che vi porterete dietro per tutta la vita. Il percorso del bus che porta verso il sistema di passerelle è lungo ed il mezzo lo percorre lentamente anche per darti modo di godere del paesaggio circostante, fatto di radure ai margini della foresta. Nei prati attorno, famiglie di capibara si aggirano brucando l'erba che cresce rigogliosa vista la intensa piovosità della zona. Sembrano dei grossi cagnoni col muso da marmotta che si guardano attorno con aria mezza addormentata, ma senza mostrare timori di nessun tipo evidentemente abituati alla folla che scorre loro accanto con gridolini di stupita ammirazione. Il bus ti scarica dove iniziano le passerelle e qui comincia un percorso di circa un chilometro nella foresta che percorre tutta la sponda del fiume Iguaçu, con frequenti deviazioni per arrivare fino ai punti di vista più panoramici che ti mettono di fronte a porzioni di salti d'acqua sempre diversi e di alta spettacolarità.

Da lontano comincia a sentirsi il rombo della cascata, anzi per la verità delle 275 cascate e cascatelle che compongono l'insieme delle cosiddette Cataratas, per uno sviluppo di oltre 2,7 chilometri. Dalla parte opposta del fiume, lontane ma visibili, puoi scorgere lo svilupparsi della serie di passerelle che bordano tutto il lato argentino, più contorto e nascosto nella foresta e quindi molto più lungo. Ma di certo il colpo d'occhio è imponente man mano che ti avvicini alla parte finale, quella sorta di spaccatura a stretto ferro di cavallo il cui arco misura più di 700 metri e dentro il quale precipita la massa di acqua imponente e rumorosa. E consideriamo che in novembre non siamo certamente al punto della sua massima portata che nel corso dell'anno, a seconda dell'entità delle piogge, può aumentare fino a dieci volte tanto, fino a 11.000 metri cubi al secondo. Giunto al punto estremo, sei quasi alla base del salto e rimani frastornato dalla violenza dell'acqua che precipita dall'alto colpendo la base del bacino con forza inaudita e sollevando, con un violento ruggito, un pulviscolo bianco di umidità, una nebbiolina che sale verso l'alto quasi a voler nascondere tutta la parte terminale della cascata, ricoprendo completamente il fiume di cui non riesci più a seguire  il percorso verso valle. 

Anche i battelli che portano i turisti lungo il fiume fino ad arrivare all'interno della nuvola, scompaiono con il loro carico di dannati completamente avvolti in mantelline gialle e rosse che dovrebbero servire a salvarsi dall'acqua, almeno vengono distribuiti a questo scopo, e che invece si riveleranno inutili protezioni che di certo non potranno evitare una sorta di battesimo salvifico, restituendo i creduli utilizzatori al punto di ritorno, marci come pulcini dopo l'acquazzone. Insomma una specie di prova di valore al cui destino non si riesce a sfuggire. Io, memore dell'analoga esperienza a Niagara, ho evitato di bere l'amaro calice, anche perché l'esperienza non è di nessuna utilità visiva, anzi se, non occulti con cautela le macchine  fotografiche, nascondendole sotto più strati protettivi, rischi di salutarle per sempre, visto che con l'umidità (che in questo caso è acqua completa) "l'electronique c'est fotue" come mi disse quel francese dopo che fui ripescato dalle acque del Mekong dove ero cascato, completo di Nikon al collo! Comunque sia, lo spettacolo è maestoso, non saprei trovare altri aggettivi per definirlo e ci si aggira avanti e indietro sporgendosi ai mancorrenti per trovare una prospettiva più emozionante ed ognuna è più forte della precedente, c'è poco da fare. Saliamo sull'ascensore che porta in alto sulla terrazza, che mostra quasi la cascata dall'alto e anche questa è un'altra emozione forte. Il sentiero prosegue poi nella foresta e di tanto in tanto ti passano tra i piedi delle bestiole di ragguardevole dimensioni, un bel metro coda a strisce inclusa. 

Sono i deliziosi coati (Nasua nasua), dal musetto aguzzo ed i peli foltissimi che ne fanno batuffoli puffosi come le nostre volpi, procionidi del cui innocente e coccoloso aspetto, frequenti cartelli invitano a diffidare, ricordando che non si tratta affatto di peluche, ma di carnivori a tutti gli effetti, mordaci anche se non aggressivi, consiglio assolutamente apprezzabile visti gli aguzzi e lunghi dentini che si scorgono non appena aprono la bocca. Rizzano la coda verso l'alto facendoli apparire come porta anelli dalle ragguardevoli dimensioni, che potresti scambiare per dei lemuri malgasci. Ti guardano un attimo per capire se puoi essere messo in relazione con qualcosa di commestibile, poi sgusciano via velocissimi correndo sull'erba. Sotto le passerelle poi, scorgi di frequente dei piccoli varani semimmobili che esibiscono tutte le sfumature di verde e che si confondono con il manto del terreno. I rami degli alberi infine, sono abitati da una grande varietà di volatili, tucani dai maestosi becchi inclusi. Insomma un habitat nel quale vale veramente la pena di immergersi con entusiasmo. Farebbe caldo, ma alla fine non lo si soffre più di tanto, visto che con frequenza, dal cielo viene giù una pioggerellina calda che tutto bagna, così che alla fine non capisci più se sei tutto bagnato per colpa della cascata o per la pioggia, anche se il risultato alla fine non divaria. Insomma quando raggiungi la strada dove viene a raccoglierti il bus per riportarti all'ingresso, potrebbe essere passata un'ora o un giorno, non te ne sei reso conto e questo è una sorta di filtro da fata infingarda che aleggia costante, in tutti i luoghi magici. 

SURVIVAL KIT

Iguaçu - Lato Brasiliano - Il parco di oltre 250.000 ettari di foresta subtropicale si estende sui due stati, ma è diviso dal corso del fiume. Le cascate sono 275 e arrivano ad oltre 80 metri di altezza e ovviamente sono molto più imponenti nei momenti di massima portata dopo piogge abbondanti. Il nome deriva dalla parola in lingua guaranì I, che significa acqua al superlativo, appunto per sottolinearne le dimensioni. Questa parte si visita più velocemente, su un chilometro circa di passerelle e l'ingresso costa attorno ai 20 € a seconda del cambio e include il bus (per 11 km circa) e l'ascensore. Vengono proposte anche altre attività come giri naturalistici nella foresta e rafting sulle rapide che seguono sul fiume prima di arrivare alla giunzione con il Paranà. Potete dedicargli tranquillamente anche una intera giornata, facendo le cose con calma o solo qualche ora. In ogni caso non si prescinde dalla visita successiva del lato argentino che è però un altro parco (che richiede quindi un altro biglietto) dove le cascate si vedono con altre prospettive anche più interessanti e con percorsi diversi. All'ingresso luoghi di ristoro dove potrete bere una bibita o un mate e mangiarvi un panino, oltre a bighellonare nei negozietti di souvenir dedicati. All'interno anche un albergo 5 stelle che consente di vivere il parco dall'interno con tutti i vantaggi che questo comporta.. 



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martedì 24 dicembre 2024

Sudamerica 2 - L'arrivo

Partiti
 


Così con lo zaino pieno più di fogli di prenotazioni che di masserizie, fiducioso come sono delle comunicazioni via telefonino (noi uomini del passato abbiamo, pur utilizzandole, poca fiducia nelle comunicazioni tecnologiche moderne), siamo finalmente partiti in una mattina nebbiosa e tristanzuola. Per la verità e per fortuna eravamo anche carichi di dollari in contanti, memori delle raccomandazioni raccolte sul web e consci di quello che ci si poteva aspettare, vista la situazione, ma sai com'è quando decidi di salire sul ballo poi bisogna ballare e nella terra del tango poi, questo è un imperativo assoluto. Dunque, riformato il solito quartetto dell'Ave Maria con cui sono solito girare per il mondo, nel senso che ci si rivolge al cielo nella speranza di superare la prova, di claudicanti aspiranti alle RSA, tra un ginocchio dolente e una schiena scricchiolante, siamo comunque riusciti ad arrivare fino a Malpensa, via parcheggio della Mariuccia che ormai ci conosce abbastanza bene. Nella spasmodica ricerca di un po' di risparmio (penserete che questo sia un chiodo fisso da braccino corto alessandrino, ma vi assicuro che questo è un viaggio impegnativo da questo punto di vista), abbiamo scelto un volo Latam, che presentava diversi vantaggi. Intanto il costo, poi il fatto di essere diretto, senza scali, fino a Sao Paolo ed infine considerando la prosecuzione ad Iguaçu, aveva anche il vantaggio di evitare il passaggio da Buenos Aires, dove abbiamo programmato di fermarci solo al ritorno. 

C'era, è vero, un po' di preoccupazione data dalla compulsiva lettura delle recensioni estremamente negative su questa compagnia, in particolare i tuoni e fulmini di un amico che aveva appena avuto una esperienza pessima con questo vettore, ma come sempre capita anche coi medici, fenomeni per quelli a cui va bene e portano a casa la ghirba, macellai per gli altri, devo dire che l'esperienza è stata ottima, anzi se devo proprio dire il vero, lo spazio per le gambe anche nella classe bestiame, che tocca a noi, era addirittura, apparentemente per lo meno, migliore che su altre compagnie più titolate e le cibarie distribuite ben tre volte sono state quasi accettabili e per una compagnia aerea questo è già fuori dall'ordinario, non avendo provocato nelle ore successive quella cosiddetta maledizione di Montezuma di cui sono di solito la causa principale, causa chissà, i successivi scongelamenti e ricongelamenti. Un problema però è subito saltato fuori però nei tempi della coincidenza, ma questo non per colpa di Latam. Avevamo infatti due ore e mezza tra i due voli cosa che mi sembrava più che sufficiente a fare tutto con estrema calma, ma non avevo considerato e vi prego di tenerlo presente, che passando da un volo internazionale ad uno domestico, non si tratta di un semplice transito, ma è obbligatorio ritirare i bagagli, fare dogana e rifare il check-in reimbarcandoli per il volo successivo, cosa che tra le code varie e la strada da fare, gli aeroporti ormai sono delle vere metropoli, ha richiesto quasi tre ore. 

Questo inghippo non previsto, ci che ci avrebbe creato un grosso problema, probabilmente di perdita del volo, se quello per Iguaçu non fosse stato anch'esso in ritardo, cosa che ce lo ha fatto acchiappare con grande affanno e corse, per la coda. Forse avrebbe aspettato perché c'era un sacco di gente che avrebbe avuto il nostro stesso problema, ma insomma un po' di patema d'animo, solo attutito dal fatto che eravamo bello che rincoglioniti per la notte passata a contare le pecore, ma che invidia per quelli che appena poggiano la testa sullo schienale sono già addormentati, l'abbiamo avuto e con gli occhi cisposi e le membra dolenti, quando le ruote hanno finalmente strisciato l'asfalto dell'aeroporto di Foz do Iguazu all'una di notte, visto il ritardo accumulato, in fondo non troppo, abbiamo tirato un respiro di sollievo. Il fatto poi che agli arrivi ci fosse anche il tizio promesso dall'albergo che ci aspettava col cartello in mano, ti fa ancor di più allargare il cuore. Il viaggio comincia bene insomma e senza sorprese. Già, questa cosa di vedere il tuo nome scritto su un cartello a migliaia di chilometri da casa ha sempre un effetto psicologico notevole, viaggiare insomma non è più come una volta e arrivando quasi sotto le cascate non trovi più un gruppo di selvatici Guaranì da civilizzare, con in mano arco e frecce, che ti guatano dubbiosi se infilzarti o meno, ma solo tassisti e guide ansiose di spillarti un po' di dollari, che ti aspettano invece graditissimo ospite pagante visto che su questo riescono a far campare le loro famiglie. 

Così varcare quelle sliding doors aeroportuali diventa davvero come entrare in un nuovo mondo. Un attimo prima sei in un non luogo internazionale, una terra di nessuno, dove la babele di lingue che avverti nell'aria te lo confonde con qualunque altro di ogni parte della terra, con le stesse caratteristiche e gli stessi marchi, le stesse bamboline nelle vetrinette tutte in arrivo dalle stesse fabbriche cinesi e che tuttavia ti dà la bella sensazione di essere padrone di un spazio comune, senza frontiere, dove cadono almeno per un momento i distinguo dei politici idioti che blaterano di barriere, invasioni e supremazie e dove ti puoi muovere a tuo piacere, almeno se hai in tasca passaporto e svanziche, naturalmente. Va beh, in ogni caso i piedi sono ormai posati sulla terra brasiliana, sentor di samba e fejoada incluse. Ti pare di avvertir nell'aria quel senso di festa che questo paese si porta con sé solamente a pronunciarne il nome o forse sarà solo uno dei tanti pregiudizi che ci portiamo da casa. Comunque siamo talmente stanchi che non appena arriviamo all'hotel, ascoltiamo con orecchio semichiuso le spiegazioni del concierge notturno e ci precipitiamo direttamente nel lettone dopo aver afferrato le chiavi, questa volta sì, addormentati non appena tocchiamo le federe col capoccione in attesa dell'alba ormai vicina.


SURVIVAL KIT

Parcheggio Malpensa - Ceriapark da Mariuccia - Malvaglio , Via Pozzi 43. E' leggermente più lontano degli altri (15 min), ma imbattibile sui prezzi per le lunghe soste (Scoperto, 45 Euro + 1 Euro al giorno, è aumentato dopo il Covid). Se dovete partire molto presto c'è anche la comodità dell'albergo adiacente con ristorante. Consigliatissimo.

Voli internazionali - Come sempre è consigliabile acquistarli con largo anticipo. Noi abbiamo comprato a luglio, scegliendo, dato l'itinerario previsto, all'andata Latam (diretto Malpensa San Paolo e poi Iguazu, lato brasiliano, Foz de Iguazu,) 580 € con bagaglio in stiva. Per il ritorno, da Montevideo via Madrid con Iberia a € 535.

Hotel ColonialAv. das Cataratas, 11237 - Vila Yolanda, Foz do Iguaçu  - Bellissimo albergo 3 stelle, in un grande parco molto vicino all'ingresso delle cascate lato Brasiliano. Belle camere spaziose e silenziose, TV, wifi, AC, buone dotazioni nel bagno, cassaforte, frigo. Il ristorante non è eccezionale, ma la colazione inclusa nel prezzo è ricchissima. Transfert all'aeroporto incluso. 2 piscine con sorgenti termali. Tutto per 39 Euro la doppia con cancellazione, inclusa cenna di benvenuto la prima notte. Possibilità di organizzare ogni tipo di escursione. Consigliatissimo per rapporto qualità/prezzo.



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venerdì 17 luglio 2020

Luoghi del cuore 31: La baia di Rio

Rio de Janeiro - la baia - novembre 86

Copacabana
Sentire quanto sta succedendo in questi mesi in Brasile, mi fa male al cuore. Un paese dove ho conosciuto solamente gente di una cortesia e di una gentilezza unica e la cui caratteristica che più mi ha colpito è quella di parlare sempre sottovoce con un tono che sa solo di sorriso e piacevolezza. Adesso invece, senti solo il numero dei morti, che non si riesce, o meglio, non si vuole contare; gli spazi cosparsi di buche dove depositare le file di bare, la sensazione di uno sbando totale di un paese così bello, così allegro, così straordinariamente pieno di gioia di vivere. C'ero stato la prima volta nell'86, quando, malgovernato come la maggior parte dei paesi dell'America Latina, era in piena crisi economica, con una ipersvalutazione in atto. Ricordo che cambiavamo i soldi due volte al giorno, al mattino e al pomeriggio, perché il cambio aumentava ad ogni ora, distruggendo risparmi, che ormai nessuno aveva più e riducendo a carta straccia le già misere pensioni per chi ce le aveva e gli stipendi miserandi di chi riusciva a lavorare. In fondo è quello che tanti "amici dell'Italia" si auspicano anche per noi, plaudendo ed auspicando ad una uscita dall'euro, che ci metterebbe esattamente in quelle condizioni. Rio era però comunque spettacolare in quel novembre assolato ed ognuno dei suoi punti topici, dalle spiagge al Corcovado, al Pan di Zucchero, da cui dominavi le viste di una delle baie più belle del mondo, mi incantavano, assieme al calore della gente che reagiva al disastro economico, sorridendo e facendo spallucce, tanto era ormai da tempo che avevano perso tutto, come mi diceva un ragazzo sulla spiaggia. 

Oba Oba
C'erano un sacco di turisti in giro però. Chiacchierando con un argentino in visita a Ipanema, che passeggiava guardando tutto un po' dall'alto in basso, si parlava della situazione. Lui ostentava un certo disprezzo per una popolazione che riteneva, si capiva bene, geneticamente inferiore e proclamava orgogliosamente che ogni argentino poteva venire lì e comprarsi il Brasile tutto per pochi dollari. Faceva il poliziotto e si capiva al volo da che parte era stato nei momenti più bui che aveva attraversato il suo paese, che evidentemente riteneva avere un luminoso avvenire, essendo stato depurato nel decennio passato da ogni scoria dannosa. Chissà che fine ha fatto la sua spocchia quando solo un decennio dopo, il populismo d'accatto ed i politici che evidentemente amava, hanno precipitato quel paese nella voragine del disastro economico e nella miseria più nera, mentre proprio il suo vituperato vicino, ne veniva fuori a poco a poco. Certo i primi responsabili sono i cittadini, ma i governanti ci mettono tanto del loro, specie quando si tratta di fare andare male le cose. Così in un alto e basso continuo, i due paesi si rincorrono nell'ottovolante della storia, ma, almeno mi è sembrato, nel bene e nel male, mentre gli argentini hanno sempre i musi lunghi di quella tristezza negativa di molti popoli malandati, che i brasiliani non riescano a togliersi dalla faccia quel sorriso che ti dice, che comunque la vita vale la pena di essere vissuta, ancora di più se puoi stare sulla sabbia di Copacabana o sui selciati dorati di Salvador Bahia. Alla sera, sia che si trattasse di un colorato spettacolo di candomblè o di sculettanti Oba Oba, come si fa ad essere pessimisti davanti alla samba nella sua espressione più carnale, così contrastante con la tristezza immusonita del tango, si girava per le strade piene di gente con la voglia di divertirsi. L'acqua della baia era d'argento in quei giorni e la sua bellezza appariva devastante e se passavi al fianco del Maracanà ti sembrava di sentire ancora l'urlo dei 200.000 che osannavano l'ennesimo goal di Pelé. 

Le spiagge



Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!