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giovedì 30 maggio 2013

Tristi amori.

Oggi, ancora una lirica di Yu Xuen Ji, la poetessa triste, dove ritroviamo un topos comune alla poesia classica elegiaca greca e latina, il παρακλαυσίθυρον, il lamento davanti alla porta chiusa, qui illustrato all'inverso, visto cioè dalla parte della fanciulla che, incurante del giovane, l'exclusus amator, che si strugge invano per lei, sogna invece, inappagata, il suo amore lontano da tempo:

旦夕醉吟身,相思又此春。
雨中寄书使,窗下断肠人。
山卷珠帘看,愁随芳草新。
别来清宴上,几度落梁尘

Fino al tramonto, ubriaca, recito i miei versi,
malata d’amore ad ogni nuova primavera.
Sotto la pioggia, un messaggero ha una lettera,
sotto la finestra un uomo con le viscere a pezzi.
Se alzo le cortine di perle, posso vedere le montagne,
le pene si rinnovano come l’erba profumata che rinasce.
Da quando ci siamo divisi, ai banchetti
quanta polvere è caduta dal soffitto.


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Peonia appassita

giovedì 16 maggio 2013

La peonia appassita (Yu Xuan Ji - 844-871 d.C)

YU Xuanji - dal web

Vi avevo parlato di Yu Xuan Ji, la poetessa triste della dinastia Tang, epoca particolarmente raffinata nelle arti e nella poesia. Essendo lei, un'etera e riguardando la sua poetica soprattutto i temi amorosi, vi avevo sottolineato come i suoi versi fossero considerati particolarmente crudi e realistici, tali da essere giudicati molto scandalosi a quel tempo e quindi recitati con diletto in quelle che all'epoca, potevano essere considerate come cene eleganti, ma che poi finivano tutte alla stessa maniera, come si può ben capire. Per soddisfare dunque la vostra prurigine maliziosa, ho tentato di tradurre, con gran fatica in verità, uno dei componimenti della nostra sfortunata Yu, giustiziata a meno di 30 anni con un'accusa probabilmente falsa (ah, la malagiustizia e i giudici politicizzati...). Si tratta di una breve composizione di due quartine, nella classica forma di versi di sette caratteri. E' uno struggente lamento verso il tempo che passa irrimediabilmente e che rende ordinario quello che la bellezza della gioventù aveva etichettato come prezioso e quasi irraggiungibile. Rimango in attesa di eventuali osservazioni e correzioni, da parte di qualcuno che il cinese lo sappia davvero.


卖残牡

临风兴叹落花频
芳意潜消又一春。
应为价高人不问
缘香甚蝶难亲
红英只称生宫里
翠叶那堪染路
及至移根上林苑
孙方恨买无因


La bella vende una peonia appassita.

Emette sospiri nel vento, come petali che cadono e cadono,
Profumati pensieri che svaniscono e scompaiono ad ogni nuova primavera.
Nessuno chiede il prezzo, troppo alto da accettare,
anche le farfalle sono respinte da un profumo troppo prezioso.
I fiori rossi devono essere cresciuti solo nei palazzi più ricchi,
le foglie verde smeraldo non sopportano di essere imbrattate dalla polvere della strada.
Se solo ne fossero spostate le radici in un giardino regale,
anche i più nobili rampolli si dispiacerebbero di non poterli comprare.



Come potete ben vedere, si tratta di metafore e riferimenti talmente arditi e volgari da far arrossire qualunque gentile signorina del tempo, mentre si prestava di certo agli sghignazzi nascosti ed al darsi di gomito dei giovani perditempo e degli studenti che frequentavano assiduamente le case da thé della capitale. Gli accenni alla peonia ed ai fiori rossi era decisamente troppo audace per essere sopportato nelle severe case confuciane, per non parlare delle foglie imbrattate dalla polvere, una autentica ed insopportabile volgarità. Eppure questi farfalloni che sono attirati morbosamente dall'irresistibile aroma della sensualità, sono icone presenti in ogni epoca e sotto ogni cielo. Scusate dunque la nostra bella e la sua audacia triste, a meno di trenta anni si sentiva già vecchia e non più sufficientemente desiderabile per le cene dell'imperatore, che certo ricordava con rimpianto, soprattutto per le congrue prebende, dovendo ridursi obbligatoriamente per campare a qualche ospitata in discoteca.       


Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966


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Yu Xuanji.
Caldo.        

lunedì 6 maggio 2013

La storia di Yu Xuan Ji.

La poetessa Yu Xuan Ji
La dinastia Tang fu in Cina, l'epoca dei poeti e della cultura. Le stesse cortigiane erano apprezzate solo se assieme alle arti classiche della loro professione, mostravano di essere anche poetesse capaci. Una sorta di etere alla moda greca, che dessero ai clienti anche il piacere della conversazione, perché forse non è poi così vero che agli uomini piacciono solo le donne belle e stupide. Yu Xuan Ji, vissuta alla fine del IX secolo, fu una delle più famose. La sua vita spregiudicata e promiscua e le sue poesie scritte in uno stile autobiografico diretto e piuttosto crudo, l'hanno resa famosa anche nel mondo femminista degli anni '70, come esempio di donna libera e capace di vivere intensamente i suoi amori. Il suo nome 鱼玄机, significa Principio misterioso o anche Teoria profonda, in linea con le sue capacità, ma come nome d'arte assunse dapprima quello di You Wei 幼微(Giovane e magra, la flaca insomma), poi quello di Hui Lan  蕙兰 (Orchidea fragrante), perché poi alla fin fine all'uomo, che apprezzerà pure una bella testa, devi dare comunque questa impressione di bellissimo fiore da cogliere. Lei, bellissima dalle guance di albicocca e gli occhi come mandorle, all'età di sedici anni, cominciò a farsi cogliere dai molti studenti di letteratura che popolavano la capitale Chang An (l'odierna Xi An) e infine uno di questi, tale Lo Yi, conclusi gli esami imperiali, se la portò alla provincia di origine in qualità di concubina, dato che lei commise il classico errore, innamorandosene perdutamente. Qui la prima moglie del buon Li, le fece vedere i sorci verdi, isolandola in una specie di casa per amanti, dove la poveretta poteva vedere il suo amato, che la andava a trovare di rado, lasciandole il tempo di vergare versi strazianti anche se assai espliciti. Quando il bravo funzionario imperiale se ne stancò definitivamente, la bella Xuan Ji, si fece monaca taotista, ma di un ordine particolare che consentiva, diciamo, molta libertà. 

Tornò alla capitale dove teneva un cenacolo per poeti, che declamavano le loro opere ogni sera durante cene eleganti, al termine delle quali, la bella si concedeva al vincitore della tenzone letteraria. Beveva assai, ma tutti i poeti sono sempre stati amici del vino. Errare è umano ma perseverare nell'errore non è cosa buona e la nostra Yu ci ricascò, innamorandosi nuovamente del famoso poeta Wen Ting Yun, con il quale cominciò a peregrinare per tutto l'impero lasciando dietro di sé una scia di debiti. Naturalmente fu di nuovo abbandonata, perché si sa come è fatto l'uomo, se artista poi non parliamone. Ricominciò la sua vita ma a poco a poco i letterati famosi tra i clienti, lasciarono il posto, man mano che passavano gli anni ad avventurieri, ladri e farabutti ed alla fine la nostra Fragrante orchidea non fu più in grado di scegliere a chi concedere i suoi favori, ma obbligata a compiacere il primo che glielo chiedesse. Ma dichiarandosi poetessa, si rifiutò sempre di pagare la giusta tassa sulla prostituzione, da cui il governo ricavava fondi cospicui evitando all'imperatore la necessità di imporre una qualche sorta di IMU, mettendosi così in forte contrasto con le autorità fiscali. Un giorno una giovane cameriera al suo servizio fu trovata morta e la nostra povera Yu fu accusata di averla uccisa, gelosa della sua acerba bellezza. I funzionari di Equichina, che gliela avevano giurata, con in mano tutte le bollette di arretrato rimaste insolute, la accusarono di omicidio e Yu Xuan Ji fu giustiziata a soli trenta anni sul patibolo della piazza dei supplizi di Chang An. Allora non andavano troppo per il sottile e non è che ti rateizzavano il debito o ti pignoravano il quinto. Alla fine è sempre una questione di tasse. 

Sono rimasti di lei solo 49 poemi di cui, tralasciando per levità, quelli più espliciti e salaci, che potrete cercarvi con comodo nella rete qui, vi riporto una famosa e triste quartina.

Invano cerco parole
scrivendo sotto la lampada.
Sola non riesco a dormire,
il letto è vuoto, la notte lunga.



Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966


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La poesia ha un prezzo.


martedì 24 aprile 2012

La poesia ha un prezzo?

Xue Tao in una stampa d'epoca.

Xue Tao (dal web)
Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior, diceva il nostro cantore genovese e spesso la storia gli ha dato ragione. Qualche anno fa, mentre ero a Cheng Du, dopo aver visto da bravo turista il parco dei panda giganti (che comunque vi consiglio), passeggiavo sotto l'ombra dei salici del parco di Wang Jiang Lou, un oasi di tranquillità che lascia al di fuori dei suoi bassi muri il caos del traffico della Cina moderna. Superato il boschetto di bambù dove gruppi di donne praticano il tai ji al mattino presto, è una vera delizia camminare per i vialetti, quando la temperatura è ancora fresca della brezza del mattino. Circondata da una corona di alti alberi, quasi nascosta, come timorosa di mostrarsi,  una bella statua bianca fa l'occhiolino con un sorriso ammiccante. 

Carta fatta a mano con inclusione di fiori.
E' la poetessa Xue Tao, forse la più famosa della Cina classica dell'epoca Tang. Ebbene, costei fu una famosa prostituta, regolarmente iscritta all'albo della città già all'età di quindici anni, nota per la sua straordinaria bellezza, quanto per l'abilità con cui praticava la sua arte amatoria con cui irretì molti ricchi benefattori, incluso il generale governatore della provincia, che la fecero vivere nel lusso più completo, libera di lasciarsi andare alla vena poetica che la appassionava fin da bambina. E' strano come il potere politico sia sempre stato affascinato dall'amore a pagamento, ma tant'è. Una spiegazione del suo fascino consisteva forse nella sua capacità di trasfondere nella vita lavorativa di tutti i giorni la vena artistica che come sempre in quel mondo si accompagnava a grandi capacità manuali. Fu infatti eccellente calligrafa e creatrice di una speciale carta fatta a mano con inclusioni di fiori chiamata ancora oggi la carta di Xue Tao. Di lei ci rimangono oltre cento poemi che la confermano come una delle più importanti poetesse della letteratura cinese. Oggi ve ne riporto un breve esempio che vuole sottolineare la facilità con cui il potente può cadere ammaliato dalla grazia prezzolata.

Per amore del gioco delle nuvole e della pioggia,
egli perse il suo regno.
Tristi e soli si levano i salici.
A primavera le loro foglie dal pallido verde
invano,
si fanno rivali 
dell'arco delle mie sopracciglia.



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domenica 18 dicembre 2011

Davanti al vino.

Dietro il paravento - stampa popolare.

La temperatura si sta abbassando velocemente. Adesso è davvero inverno, sotto il cielo sgombro di nubi. La poesia di oggi è Davanti al vino di Li Po, il poeta più famoso della dinastia Tang.


Vino di vigna,
coppe di oro.
Una ragazza giovane e bella
venuta in groppa ad cavallo bianco
ha sopracciglia tinte di nero
e stivaletti di seta rossa.
Canta vezzosa sbagliando le parole.
Durante la festa mi vola tra le braccia.
Cosa ti farei dietro il paravento.

Li Po (700-761)


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giovedì 29 settembre 2011

Una sera di fine estate.



Oggi sono di un animo più lieve; ho capito che come dice il Tao non bisogna irritarsi più di tanto e anche se una vicenda kafkiana che mi sta perseguitando, non vuole prendere il giusto verso, ho deciso che non serve gridare, tanto così va La vitola. Magari ve ne parlerò un giorno, tanto per ridere; adesso seguendo le tre regole fondamentali del taoismo, Non portare armi, Non guidare carri velocemente, Non fare la pipì in piedi, rimane la consolazione della poesia. Così voglio condividere quindi con voi questa lirica di una famosa poetessa Tang dell'XI secolo, Li Ching Chao.

Una sera di fine estate.

Un colpo di vento e di pioggia,
la sera lava il calore del giorno.
Smetto di tessere e ricamare
per farmi bella davanti allo specchio.

Sotto la veste di seta leggera
liscia e bianca la mia carne profuma.
Sorridendo dico al mio amore:
"Vieni il cuscino è fresco".

Capisco che questi versi siano assolutamente indecenti e licenziosi, con tutti quei riferimenti al gioco della pioggia e delle nuvole e nessuna fanciulla ben costumata avrebbe mai pensato, figuriamoci scritto quantomeno i primi versi, ma il mondo cambia e oggi queste cose appaiono meno gravi. A domani.


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sabato 13 agosto 2011

Voglia di immortalità.

immagine dal web
Il mio voto
Il Fiume Giallo corre verso l’Oceano dell’Est,
Il sole scende nel mare dell’Ovest.
Come il tempo, l’acqua fugge per sempre,
Non arrestano mai la loro corsa.
Con la giovinezza scompare la primavera,
L’autunno giunge coi miei capelli bianchi.
La vita umana è più corta di quella d’un pino.
Che meraviglia allora,
Se la bellezza fugge e fugge la forza?
Perché non posso inforcare un Drago Celeste
Per respirare essenza di luna e di sole
E divenire immortale?

Li Po - 701 -762 d.C. (din. Tang )

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mercoledì 17 novembre 2010

Tramonto.


Mi sento proprio pigro e svuotato, per fortuna è uscito un po' di sole. Allora oggi per voi solo una lirica di Li Shang Yin, un poeta triste e malinconico del tardo periodo Tang.

Vagando nella pianura.

E' sera: tra pensieri inadeguati
guido il carro verso l'antica piana.
Il sole al tramonto è straordinario,
però si avvicina l'imbrunire.



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A Tan Ciu
Lao shi.
Essere o non essere.

mercoledì 7 ottobre 2009

Un liuto

Oggi sono un po' giù di corda, quindi non vi tratterrò a lungo, cosa del resto richiesta da molti; vi prego soltanto di porre la vostra attenzione su questo pensiero di Liu Chang Chin, uno dei più grandi poeti del periodo Tang.

Ascoltando il suono del liuto.

Sul tintinnare del liuto a sette corde,
sento il sibilo calmo del vento tra i pini.
Amo quel brano, anche se è antiquato;
la gente d'oggi, del resto, per lo più non sa suonare.

sabato 18 luglio 2009

In montagna un giorno d’estate


Certo qui l’atmosfera è decisamente diversa, anche se per tutta la notte il vento teso dell’Assietta ha spazzato con forza la valle portando con sé nubi e umidità. Non è certo il feroce vento gelido dell’inverno che faceva dire al Cardinal Pacca “Se vuoi conoscer l’inferno vieni alle Fenestrelle d’inverno”, pure le folate che sibilano sotto il tetto fanno temere ogni genere di disastri; poi, la mattina, trovi al più qualche vaso rovesciato ed il cielo terso con qualche bianca nuvola alta che ti riconcilia con il mondo. Così i rudi camminatori prendono la strada delle vette, mentre i pigri, che vogliono approcciare la natura con più calma, si stendono sui prati con gli amici ritrovati, con cui è bello dialogare su come è passato l’inverno. Deve essere un po’ la stessa serena malinconia di Li Po in questa lirica forse meditata tra i monti, dopo un caldissimo luglio a Chang An.

Agito lievemente un bianco ventaglio di piuma,
Seduto colla camicia aperta in un verde bosco.
Mi tolgo il berretto e l’appendo ad una pietra che sporge;
Il vento dei pini piove aghi sulla mia testa nuda.

domenica 14 giugno 2009

Calura estiva.

Adesso che è scoppiata l'estate non se ne può già più del caldo. Solo si aspetta la sera quando una brezza più leggera interviene e l'oscurità si fa amica e magari si va a prendere un gelato da Cercenà (probably the best in the world). Chissà se anche Wang Chang Ling agli inizi del 700 aveva tutto 'sto caldo nelle notti estive davanti al lago (e se aveva una gelateria vicino).

Godendo del chiaro di luna con mio cugino, nella camera del Sud, mentre ricordiamo Tsuei, prefetto di Shan Yin.

Nella camera del Sud me ne sto senza angosce,
mentre la luna nascente, a tende aperte, già si mostra.
Su erbe ed acque i suoi riflessi, tra il chiaro dei bagliori,
grandi onde a scavalcare la finestra.
Quante volte crescerà la luna, per svanire puntuale?
Intanto ogni momento svanirà nel suo passato.
Sulle rive di acque chiare, una bella
questa notte canta di tormenti e sofferenze.
Perchè mai tanta distanza, smisurata tra di noi?
Una brezza lieve mi riporta una fragranza di orchidee.

Meglio andare in montagna oggi, farà caldo.

sabato 6 giugno 2009

Sul lago.

Oggi ancora vena poetica e ancora con Li Po dopo una notte inquieta.

Canto del lago.

Lucide acque profonde; luna di primavera.
Sul lago del Sud vado a cogliere le bianche ninfee.
I fiori dal lungo stelo sinuoso,
pare che vogliano dirmi qualcosa;
ahimè, che li uccide la mia piccola barca oscillante.

venerdì 5 giugno 2009

Jiǔ

L'ideogramma "jiǔ" è molto utilizzato nell'impero di mezzo, come del resto lo sarebbe in tutte le altre culture millenarie. La parte destra si identifica facilmente con un' anfora vinaria classica, dalla forma panciuta, il collo stretto con anse ed il fondo che va rastremandosi. Pensate che i cinesi scoprirono per primi l'utilizzo dela funzione del baricentro applicato alle anfore. Venivano infatti prodotte in modo che, immerse nell'acqua de fiume, si raddrizzassero spontaneamente una volta piene (sottolineo di nuovo, che appena questa gente smetterà di copiare, saranno dolori per tutti). La parte sinistra è la ben nota stilizzazione ridotta dell'acqua, mirabilmente raffigurata da tre gocce che cadono, guardate, quella più in basso, che ha già raggiunto la superficie di impatto addirittura rimbalza in un delizioso schizzetto. Bene, quindi, il liquido contenuto nell'anfora vinaria , cioè "alcool, liquido alcoolico". Basta infatti aggiungere davanti i caratteri "pú táo " (uva) e abbiamo vino, "pí " e abbiamo la birra, "mǐ" (riso) e abbiamo il vino di riso e pensate un po', anteponendo "kòng xīn" abbiamo "alcool dal cuore vuoto, senza sentimento" che significa aperitivo, un giudizio un po' tranchant che mette questa pratica così diffusa in occidente, tra le cose futili. Detto questo, rimane il fatto che l'alcool, sotto le sue più diverse forme ha lavorato a fondo in tutte le culture, riuscendo ad essere resposabile di molta espressione artistica. Quanti poeti, da Bodelaire a Ommar Khayyam sono debitori all'alcool per la loro produzione. Il mio favorito Li Po, che ormai ben conoscete, non era certo da meno e in questa occasione doveva essere piuttosto "rotondo" ed oggi, stimolato ed invidioso dell'eleganza proposta qui da Popinga che vi invito a leggere con piacere, voglio tentare una indegna traduzione di una sua famosa lirica (nello stile dei 20 caratteri in 4 versi) e vi assicuro che di mattina non sono solito toccare alcool.

杂曲歌辞

金花折风帽,
白马小迟回。
翩翩舞广袖,
似鸟海东来


Andarsene cantando una canzone sguaiata.

Un colpo di vento e il costoso cappello è perduto,
mentre il candido cavallo ritorna pian piano.
Ballo elegante, muovendo le ampie maniche,
come l’ uccello marino che viene dall’est.

sabato 18 aprile 2009

Shí




Premettiamo che oggi ho preso una formina di Montdor, ho fatto sulla parte superiore un piccolo scavo con un cucchiaino e dopo avervi versato mezzo bicchierino di Sauternes che mi ero tenuto appositamente da parte, e dopo averlo avvolto in carta argentata, l'ho infilato a 180° C nel forno per 20 minuti. Toltolo, l'ho spartito a cucchiaiate con la mia famigliuola, che sembra abbia gradito, innaffiandolo col rimanente della bottiglia. Ciò detto passiamo ad esaminare l'ideogramma Shí , ben importante in Cina, in quanto laggiù si ama molto stare intorno alla tavola, sia coi famigliari e amici che per fare affari. I neonati vengono presentati con un gran pranzo (non bolliti, come pensano alcuni), e affari e dispute si appianano e si concludono al ristorante, come ho spesso avuto modo di constatare. Anche il matrimonio tradizionale si celebra con un sorso di thè dalla stessa ciotola durante un gran pranzo per legittimare l'inizio della vita in comune di due persone. Il carattere dunque è composto, partendo dall'alto da quello di "insieme", più sotto "pentola" e ancora sotto "mestolo. Quindi "radunarsi in casa di chi sta cuocendo il riso, partecipando alla mensa", quindi "mangiare", un'azione sociale comune, non solitaria. Il termine è usatissimo in espressioni come : Yué shí - mangiare la luna per dire "Eclisse" durante la quale la luna viene divorata dalla cattiva stella LuòHou Xing; oppure Shí yan - mangiare la parola per dire tradire la parola data. Quindi, messo (temporaneamente) da parte Montd'or e Sauternes, in onore di Niki e della sua ricetta mi preparo il riso basmati e la cannella per la prossima settimana e stasera pollo alle mandorle con le bacchette (scusa Doc) e poi manifestazione di Kung Fu al palazzetto.

Per addolcirvi la bocca, beccatevi questa lirica primaverile di Meng Hao Jan del solito periodo Tang.




Breve visita ad un vecchio amico.




Per me miglio e pollame, da un caro vecchio amico;
sono invitato alla sua casa.
Piante verdi e rami tutto intorno al villaggio,
tra montagne azzurre, chine sulle case.
Sulla veranda davanti all'orto,
tra i boccali pieni, parliamo dei raccolti dei gelsi.


domenica 15 marzo 2009

Partenza



Non ho mai capito come mai il momento che precede la partenza è per me di difficile gestione. Malesseri ipocondriaci, metereopatie varie, chissà; è sempre stato così; un timore dell’ignoto che litiga con la sindrome di Ulisse, una contraddizione nascosta tra le mie inquietudini. Quindi oggi ci sta a pennello una lirica di Zen Shen , poeta di frontiera che nel 750 scriveva così:


Canto della neve bianca.

Il vento del nord avvolge la terra e falcia l’erba bianca
mentre qui, dal cielo tartaro scendono fiocchi di neve.
Questa notte, sento d’improvviso la brezza di primavera;
tra i tanti e tanti rami di mille peri in fiore.
Entra la neve dalle tendine di perla, bagna schermi di seta;
le pellicce di volpe e le trapunte di broccato non danno più calore.
Il deserto non si cura delle distese di ghiaccio,
ma le nubi pesanti tremano per tutto quel gelo!
Qui, sullo spalto, cade qua e là neve di primavera;
il vento sferza una bandiera rossa, immobile, gelata.
Ci siamo detti addio, lì, sulla porta est della Torre della Ruota,
mentre la neve copriva la pista del Cielo.
Dietro la curva, intorno al monte , non ti ho visto più;
sulla neve, solo le tracce dei cavalli.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 122 (a seconda dei calcoli) su 250!