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martedì 5 marzo 2019

Bangla Desh15 - On the beach


La scuola coranica

Cox's Bazar è davvero un altro Bangla Desh. E' una località di mare che si è sviluppata proprio secondo gli schemi per i quali in occidente si concepiscono le città di mare. Per la vacanza, per la vita da spiaggia, per quel modo di vivere, assolutamente incongruo per la vita d'oriente e che invece è tanto cara al nostro stile di vita sviluppatosi solamente nell'ultimo secolo. Questa che era una località con un piccolo porto di pesca e un mercato locale, dal quale ha derivato il nome, si è subito adattata grazie alla spiaggia immensa che si confà all'immagine vacanziera che abbiamo dato al mondo. Tutti i bengalesi poveri sognano un giorno di venire qui a fare le "vacanze" all'occidentale, tutti quelli, non molti, che se lo possono permettere, l'aspirante middle class, cercano di trascorrere qui qualche giorno, passeggiando poi sulla lunga battigia, in sari colorati e preziosi o salwar kamiz di seta e pashmina, che il costume da bagno è ancora di là da venire, e di fermarsi nei locali che danno sulla spiaggia a bere qualche bibita con l'ombrellino. Quando ho parlato con qualche bengalese, lavoratore all'estero, della mia intenzione di venire in questo posto, lo sguardo si è mutato subito in occhi sognanti e sono uscite le espressioni tipo: è il luogo più bello del mondo e similari e stiamo parlano di gente che vive tutto l'anno in un resort alle Maldive, di fronte a una lagna da sogno oppure che lavorava in qualche ristorante davanti alle spiagge dorate di Ras al Hadd, popolate di tartarughe marine in Oman.

La spiaggia
Diresti che questo atteggiamento è incomprensibile e invece no. Come non si può comprendere l'orgoglio nazionale, di chi lontano lavora duro per dare alla propria famiglia a casa di che vivere decentemente? Bisogna capire e assentire col capo, quanto tutto questo viene definito, con una certa esagerazione, come una delle meraviglie naturali del mondo. Ma quale è la realtà? Siamo, è vero, davanti ad una spiaggia infinita e larghissima di sabbia scura, per la verità sorprendentemente pulita, sulla quale puoi passeggiare senza mai pensare di arrivare a vederne la fine. Parliamo di decine e decine di chilometri. In qualche punto c'è qualche tipo di attrezzatura, ombrelloni di paglia e sedili che consentono l'utilizzo del luogo per una sosta prolungata in spiaggia. Tuttavia l'acqua è piuttosto opaca e priva di trasparenza, il fondo un poco limaccioso e degrada molto lentamente verso il largo. Come ovvio c'è plastica in giro e se, donna, ci arrivi in costume da bagno ti sentirai sicuramente a disagio, circondata come sarai, da altre donne completamente vestite se non velate, non tutte per carità. Risulterebbe anche, ma non ho assolutamente prove di questo, riporto solo quanto dicono le guide, che al di fuori delle aree riservate agli alberghi sulla spiaggia, ci potrebbe essere la presenza sgradita di importuni disturbatori ed inoltre si sconsiglia di aggirarsi da soli lungo la riva dopo il tramonto.

Al porto
Insomma al di là del buon punto di vista del calar del sole sull'oceano che scenderà esattamente di fronte a voi ad occidente, la sagoma scura delle palme e la risacca lontana, direi che l'entusiasmo della middle class locale è di decisa sopravvalutazione, ma tant'è questo è un paese assolutamente particolare, dove senti ancora storie incredibili e dolorose, anche lasciando da parte i problemi della miseria assoluta, che certamente sono i più dolorosi. Ci sono ragazzi che, forse attratti dalle conoscenze che arrivano attraverso i normali canali di informazione che ormai sono uguali in tutto il mondo, dalle telenovele bolliwoodiane e turche che impazzano su tutti i canali, sognano situazioni assolutamente incongrue alla morale ed allo stile di vita ancora corrente. Ho sentito di amori impossibili, specie in città dove il controllo ossessivo delle famiglie può essere all'apparenza meno pressante, di relazioni durate anni, tra giovani, di ragazze rimaste incinte e quindi costrette dalla famiglia all'aborto, perché il ragazzo non era considerato all'altezza del matrimonio e poi fatte sparire, forse consenzienti o meno, in città vicine. Drammi per noi impossibili da capire, eppure ancora evidentemente molto presenti. Vere e proprie tragedie per chi deve viverle e subirle. Per cui direi che possiamo, senza troppa critica, lasciarli sognare la sabbia dorata di Cox's Bazar, dove la vita è sogno per molti e gli scialli delle ragazze si gonfiano alla brezza del mare. Se quando torni in albergo i piedi sono poi neri, che importanza ha!

Pescatore
Intanto appena sorge l'alba, bisogna assolutamente vedere una delle attrazione della città, il mercato del pesce. Vicino al minuscolo porto dove arrivano le pesanti imbarcazioni di legno cariche quando è ancora scuro, sorgono diverse costruzioni dove fin dalle prime luci c'è una grandissima confusione. Dai moli malandati è tutto un andirivieni di portatori che trascinano enormi ceste, da soli od in coppia, cariche di ogni genere di pesci. Questi vengono divisi poi per varietà e dimensione ed esitati in una lunga tettoia che rappresenta il mercato vero e proprio. Qui sono trattati, aggiudicati e poi trasportati via dai vari compratori. Ci sono, sparsi in giro, tutti i vari attrezzi di pesatura. Alle spalle del mercato, una grandissima fabbrica del ghiaccio sforna continuamente enormi pilastri bianchi che vengono poi spezzati in un grande cortile. Macchine tritatrici, provvedono successivamente a trasformare le schegge ottenute in una granatina di piccoli frammenti che riempiono i secchi adiacenti. Una catena umana si incarica di prelevarli ed andare a riempire le casse in cui alternativamente vengono gettati i pesci acquistati, colmate fino all'orlo prima di essere ben chiuse e stivate sui diversi mezzi di trasporto che provvederanno a portarli a destinazione. Davvero un grande movimento, comunque ben organizzato a prescindere dalla sensazione di luridume e di puzzolente residuo di frattaglie che invade ogni angolo. Anche camminare tra grandi tonni, cumuli di barracuda, aguglie lunghissime e decine di altre specie esotiche proprie di questi mari, risulta difficile; ad ogni passo rischi di scivolare e di finirci lungo e disteso dentro, oltre che impuzzolentito fino alla punta dei capelli. 

Mercato del pesce
C'è di tutto, dal vecchio pescatore con la barbetta rossa di henné e la coppoletta bianca salafita, al moderno commerciante in giacca nera, che sceglie la merce da comprare annotando tutto su un libricino, ragazzi di fatica che caricano e scarico e nullafacenti che si aggirano con aria dubbiosa. I pescatori che hanno ormai finito la loro fatica, si riposano sulle murate delle loro imbarcazioni prima di ricominciare un'altra dura giornata di lavoro. Una grandissima confusione insomma, ma come sempre davvero interessante da vedere. Tanto anche qui dopo una decina di minuti la puzza non si sente più. Poi, data un'ultima occhiata dalla piscina sul tetto dell'albergo, dalla terrazza bar, deserta ed in attesa di clienti danarosi in vacanza, è il momento di andare verso il piccolo aeroporto in periferia, non senza rimanere di nuovo imballati in mezzo alla teoria SUV rombanti delle ONG di tutto il mondo, che escono dagli alberghi di lusso per dirigersi verso sud, ai campi della vergogna della disperazione Ronghya. Invece proprio vicino all'aeroporto, abbiamo l'occasione, grazie alle conoscenze di Eusuf,  di andare a visitare una scuola pubblica confessionale, questa volta di matrice islamica. Bisogna premettere che la corrente preponderante dell'islamismo bengalese sunnita è quella Sufi, decisamente più tollerante delle altre. In questa grande scuola ci sono ragazzi e ragazze dalle elementari alle superiori. 

Scolaresche
Veniamo accolti con grandissima cortesia e col desiderio evidente di mostrare il valore dell'istituzione. Il preside ci porta in giro mostrando aule e organizzazione generale. Ci presenta ai vari insegnanti che ci fanno vedere i testi di studio, i più importanti dei quali sono dedicati all'inglese ed alle materie scientifiche, oltre ovviamente alla religione. Nell'aula di informatica, un gruppo di una decina di ragazzi e ragazze stanno lavorando attorno alle tastiere. Il maestro di inglese che ci accompagna dopo averci mostrato i ragazzi certamente più bravi, li fa cantare. Hanno voci dolcissime, specialmente i maschietti. Poi non resiste e ci propone lui stesso alcune canzoni di tema religioso che canta con aria ispiratissima e voce piuttosto impostata tra l'approvazione generale. La tradizione Sufi, pur essendo piuttosto tradizionalista, dà grande importanza alla musica ed alla poesia, sia nell'espressione religiosa che nella vita di ogni giorno, questo in palese contrasto con altre visioni islamiche che invece la riprovano assolutamente bandendola come manifestazione riprovevole e diabolica, da condannare senza remissione. Dopo la meritata serie di applausi, ce ne andiamo salutati da tutte la scolaresca al completo chiamata a raccolta dagli insegnanti e schierata con le uniformi bianche e blu, i bambini con il cappellino bianco, le bimbe col velo. Non manca il responsabile politico del partito della barca che ci tiene a far notare il suo fattivo apporto all'istituzione. Sulla pista sta già rullando il nostro aereo che torna alla capitale.

La pesa del pesce



SURVIVAL KIT

Classe elementare
Cox's Bazar - La località è la più nota ed apprezzata da tutti i Bengalesi, come paradiso vacanziero marino. Per cui non mostratevi troppo delusi, per il fatto che la spiaggia sia, certo grandissima e sconfinata, ma di bellezza discutibile. Comunque potrete passeggiarvi o sostare in uno dei tanti locali che forniscono asciugamani e attrezzatura da spiaggia. Qui non sarete disturbati. Chiedete lumi al gestore sulla possibilità di stare in bikini o meno. Il bagno però forse è meglio farlo nelle varie piscine degli alberghi. La lunga strada che costeggia la spiaggia, Sea Beach road, è sempre sovraffollata e ricca di mercatini, oltre che essere piuttosto lurida. La spiaggia invece è ragionevolmente pulita.

Classe di religione
Il mercato del pesce è l'altra attrazione da non mancare. Nella zona del porto, al mattino presto per vedere tutte le imbarcazioni che arrivano dal mare cariche di pescato. L'attività è frenetica e ci si può aggirare a lungo senza nessun problema. L'altra zona da vedere è quella fuori città verso nord, sulle spiagge dove ci sono tutte le attività riguardanti l'essiccazione del pesce stesso. E' un'area molto vasta ricoperta di banchi e stenditoi, trespoli e steccati su cui il pesce viene appoggiato per essiccarsi. Odore garantito. Altro interesse possibile dell'area sono i campi profughi dei Ronghya a qualche decina di chilometri verso sud della città. Per chi ha questo tipo di interessi, bisogna tuttavia essere in possesso di un preciso invito/permesso di accesso, da parte di una qualche organizzazione che operi nell'area. 

Il maestro canterino




Classe di informatica
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BD14 - Cox's Bazar

sabato 2 marzo 2019

Bangla Desh 14 - Cox's bazar



Più si scende verso il mare e più entriamo nel Bangladesh vero, quello delle moltitudini infinite e indistinguibili, della piana sabbiosa che si perde nel golfo del Bengala, del traffico infernale e senza sosta che si dispiega su una rete stradale inadeguata a questa crescita esponenziale ed imprevista. Eusuf, con l'aiuto di Anis canta con voce suadente, ma la serpentina in mezzo al traffico che per fortuna impedisce velocità pericolose, rimane impervia, ma evidentemente consueta ai nostri traghettatori che non se ne preoccupano minimamente. E' un bravo ragazzo Eusuf, discreto e gentile, anche se di tanto in tanto, rivela il suo carattere deciso e magari un po' fumantino, quando ritiene di essere nel giusto. Cede facilmente all'onda del sentimento, in tante occasioni, nelle quali avverti una situazione di disagio, il suo sorriso si spegne subito e un'ombra di triste partecipazione compare immediatamente nei suoi occhi. Senti che vorrebbe dare una mano in ogni caso e non appena può lo fa di cuore. Decisamente è un gran tenerone, forse anche ingenuo, che non resiste a prendere in braccio un bimbo e coccolarselo quasi a consumarlo. Indovini qualche dramma profondo, che lo ha scosso in passato e che fatica ancora ad accettare. In fondo è solo, la sua famiglia dispersa in qualche paesino in una campagna lontana, con la necessità di attaccarsi a qualche cosa di solido, il suo compito specifico, le persone che gli vengono affidate, la stima del suo datore di lavoro.

Verso il mare
Una brava persona insomma con cui ti è piacevole trascorrere il tempo e sentirgli raccontare storie. Anis invece è più scafato, è uno che ha l'aria di chi conosce il mondo e le sue cattiverie, pronto però sempre a prenderne il lato più positivo, ragionevolmente furbo per adattarsi alle circostanze, sa fare il suo lavoro senza difficoltà e senza farsi prendere dal panico. Guarda le ragazze con l'occhio lungo e consapevole di chi ne già ha fatto piangere qualcuna. Una coppia funzionale insomma che si compensa bene. Così tra una canzone d'amore e una risata, arriviamo alla confusione di Cox's Bazar, la città ambita dove tutti i bengalesi vorrebbero andare a trascorrere qualche giorno di vacanza, avendone la possibilità. Dall'immenso mercato del centro indovini subitola sua attitudine vacanziera, coi negozi pieni dei materiali da mare, ciabatte, parei, braccioli e salvagenti di plastica, l'ambaradan classico di tutte le città di mare. davanti alla immensa e larghissima spiaggia che si estende a perdita d'occhio lungo la striscia di terra sabbiosa che costituisce la riva sinistra del fiume Naf, uno dei tanti bracci, che è anche il confine con la vicina Birmania, del delta infinito che ha formato questa piana alluvionale, lunga una sessantina di chilometri verso sud fino al confine birmano. Una specie di riviera romagnola, che vorrebbe essere dedita alla vacanza e al divertimento, sognata da molti, ma che rimane comunque gravata dai problemi di un paese pieno di problematiche molto complesse per lasciare spazio alla sola logistica di un turismo più danaroso.

Certamente vedi famigliole e gruppi di giovani che appartengono evidentemente ad una classe media che si può permettere la vacanza così come è intesa in Europa e che si aggirano in vestiti di qualità e magliette dal gusto occidentale, ma non puoi fare ameno di vedere anche e ben presente, il volto feroce della povertà più misera, delle fogne a cielo aperto, delle baracche senza fine. C'è poi anche un altro aspetto che attiene a questa città. Andando verso sud, lungo la costa, ma è necessario avere particolari permessi e motivazioni per farcisi portare, si arriva ai campi dei profughi Ronghya, che sono riusciti a fuggire e ad arrivare vivi su questa costa, salvando la pelle e niente altro, dalle persecuzioni feroci del vicino stato birmano. Una pulizia etnica piuttosto decisa ed inequivocabile, con una netta impronta religiosa, guidata dalle sfere di potere del buddismo di quel paese. Si tratta più o meno di un milione di persone che vivono nella disperazione di immensi campi profughi di tende sdrucite, mal sopportati, anche se accolti per obblighi di religione, in un paese già a sua volta poverissimo. Mi sarebbe piaciuto entrare un po' più a fondo in questo problema, vedere come si dice direttamente con i propri occhi, tanto per farsi un'idea più concreta e vicina al reale. Quello che vedi dalla spiaggia dorata di Cox's Bazar è, al mattino ed alla sera, soltanto una coda infinita, e parlo di oltre un centinaio di giganteschi SUV da oltre 50.000 $ cadauno, che vanno e vengono dai campi.

Barracuda
Sulle fiancate leggi tutte le sigle conosciute delle più varie organizzazioni internazionali, da tutte le possibili emanazioni dell'ONU e della Croce  e della Mezzaluna Rossa, ai vari Unicef, Save the children, di ogni nazionalità e chi più ne ha più ne metta, che si dirigono al mattino verso i campi ed alla sera ritornano, intasando ulteriormente il traffico. Si tratta di centinaia, se non migliaia di persone, nella maggior parte occidentali e ritengo, sicuramente fruitori dei cosiddetti stipendi di giada,  che alla fine risulteranno certamente graditi al paese ospitante, visto che occupano i giganteschi alberghi di lusso del circondario e certamente incrementano non poco l'economia locale e penso anche il PIL nazionale. Insomma la grande macchina conosciuta delle grandi organizzazioni sociali internazionali, che come si dice, consuma in spese interne e stipendi all'incirca il 90% del denaro raccolto. Difficile dare giudizi in merito, si rischia di cadere facilmente nel demagogico. Vero è che il volontariato puro è di certo meno efficiente ed efficace dal punto di vista organizzativo, tuttavia anche il gigantesco spreco di queste sigle, dovrebbe avere larghissimi margini di efficientamento, anche se è vero che comunque i soldi fanno girare l'economia e sono comunque sempre meglio spesi così che in bombe. Discorso difficile, eh. 

Lavorazione del pese
Mentre sto elucubrando su questi argomenti, facciamo un lungo percorso sulla costa a nord della città per arrivare fino ad un'area dedicata all'essiccazione del pesce. Si tratta di un territorio piuttosto vasto che costeggia un canale prima del suo sbocco al mare, dove grandi appezzamenti di terreno sono variamente attrezzati con tavolati, steccati e stuoie dove ogni tipologia di pesce, ben suddivisa per specie e dimensioni, viene pulita, liberata delle viscere e distesa o se necessario, appesa a seccare al sole. Va da sé che la puzza che aleggia nell'aria come una cappa permanente, respinge i visitatori, ma considerate anche il fatto che dopo un quarto d'ora al massimo, il naso si anestetizza e il tutto diventa più sopportabile, in modo tale da potersi godere soltanto gli aspetti della particolarità del luogo e della sua eventuale fotogenia. Volendo si può anche comprare il prodotto che si desidera, appunto dal produttore a km zero, più di così! Eusuf infatti prende un paio di kg di aguglie  per Bulu che pare ne vada matto e le caccia in macchina, tanto per sostituire l'arbre magique ormai consumato. Ma presto che è tardi, bisogna correre subito verso l'albergo per l'appuntamento classico del tramonto del sole sull'oceano che sta proprio di fronte con la sua spiaggia dorata, secondo qualcuno, la più lunga del mondo. Certi aspetti sono un obbligo a cui non ci si può sottrarre.

La spiaggia di Cox's bazar

SURVIVAL KIT

Cantiere 
Neeshorgo Hotel & Resort- Cox's Bazar - Bella posizione di fronte alla spiaggia, Hotel nuovissimo, 4 stelle, molto bello con grandi spazi, Pulito, personale gentilissimo, Camere a 53 €. Colazione abbondante a buffet. Noi abbiamo avuto addirittura una suite,molto attrezzata, AC, frigo, TV, free wifi incamera, cassaforte, bagno ben fornito e pulito, acqua calda. Volendo SPA e airport shuttle. Decisamente accogliente. Ristorante ben fornito, cena attorno ai 4 €. Il punto più distintivo è la grande piscina all'ultimo piano che affaccia direttamente sull'oceano. Decisamente una location da vacanzieri. Ottimo rapporto qualità prezzo, consigliato.





Stuoie di pesce secco
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BD13 - Lasciando le colline

venerdì 1 marzo 2019

Bangla Desh 13 - Lasciando le colline verso il mare

Donna di Tong Chong

Tong Chong - Erosione idrica
Ancora un ultimo giro di mattina presto tra le colline che circondano Bardarban in un abbraccio di tenero verde. Sembra proprio che non ci rassegniamo a lasciare questo mondo, così apparentemente sereno, anche se con tutte le sue implicite contraddizioni. Le temperature severe del mattino, per questo mondo naturalmente, tutto è relativo, alzano tra gli alberi un leggera nebbia azzurra che nasconde forme e figure e contribuisce a rendere all'ambiente una maggiore carica di mistero e di selvatico. Un ultimo villaggio, Tong Chong, sulla strada, segnalato dai fumi di piccoli fuochi davanti ale capanne, attorno ai quali si radunano gruppetti di uomini e ragazzini infreddoliti, avvolti alla meglio in coperte e stracci. Nulla è peggiore del freddo, nei luoghi dove fa sempre caldo. Un sacco di gente tossisce e da ogni capanna senti scatarramenti convulsi. Molti bambini hanno il volto coperto di pasta bianca protettiva, tra poco il sole sarà alto, ma nessuno ha ancora voglia di parlare. Beviamo un thé caldo aduna baracca lungo la strada e poi prendiamo la N108 che in un centinaio di chilometri ci porterà fino a Cox's BAzar. Ma ancora prima di uscire dalla periferia estrema di Bandarban, rimaniamo bloccati da un grosso assembramento di persone ad un incrocio.

La questua
Dalla vicina collina, sta scendendo una lunga teoria di monaci buddisti per la questua settimanale del mattino e tutto il quartiere si è fermato. La strada è gremita di gente, i poliziotti gestiscono la folla e deviano le macchine. Noi ci buttiamo subito nel mucchio. La fila di monaci si è fermata nella strada in attesa di ricompattarsi, sono guidati da quelli più anziani con la tonaca marrone, mentre i giovani con il manto giallo seguono, infine i ragazzini rasati di fresco ma anch'essi compunti e serissimi. Tutti hanno il vaso che conterrà il cibo che verrà loro offerto durante la processione e che loro accetteranno senza mostrare alcun segno di accondiscendenza o gratitudine. In realtà sono loro che fanno un favore ai fedeli accettandolo e rendendogli così possibile di fare un gesto di carità che aumenterà il loro punteggio di meriti, da far valere per la prossima reincarnazione. Un folto gruppo di donne prega intanto con fervore attendendo che la fila si muova nella loro direzione, alcune in ginocchio, altre in piedi di lato. Una campanella, dal vicino monastero, continua a suonare ipnoticamente. Il traffico ormai si è fermato completamente, poi i monaci cominciano a sfilare con passo ritmato, sfiorando la folla come se non esistesse. La gente getta loro qualcosa nei vasi, i cui coperchi sono stati levati e poi continua a pregare recitando i mantra previsti. 


Il tempio Rama Zadi
Come ho già detto i popoli tribali di questa zona sono in massima parte buddisti e mi pare che le due religioni convivano con assoluta tolleranza, assieme anche alla minoranza indù che comunque ha anch'essa numeri importanti. Infatti da queste parti erigono in continuazione nuovi templi dedicati a Buddha. Un paio di chilometri fuori città infatti, un grande portale incornicia una lunghissima scala che risale la collina, secondo la prassi templare classica. E' il Rama Zadi, la cui costruzione è quasi terminata. Dal basso si indovina la grande pagoda dorata la cui guglia svetta sulla cima del rilievo in posizione dominante sulla valle. Ci stiamo rassegnando alla consueta sgambata di gradini penitenziali, ma i tempi sono cambiati e subito compare a lato una comoda strada carrozzabile che risale il rilievo e conduce, guarda caso, fino all'entrata posteriore del tempio. Questo riluce davvero della pittura fresca e dorata degli imbianchini che sono ancora alacremente all'opera. Un giovane monaco, che si premura di accompagnarci, ci conduce a fare un giro all'interno e mostra lo splendore delle statue (che arrivano dalla vicina Birmania e dalla Cina, così come le lucide piastrelle moderne che coprono il pavimento. Artigiani locali sono all'opera nella preparazione dei fregi da applicare alle porte ed ai soffitti. Pare stiano valutando ancora l'acquisto dei lampadari, ma la Cina è in prima fila nelle preferenze. 

La festa del Pongal
Andiamo a suonare la campana, di buona fortuna si ha sempre bisogno. I rintocchi forti e brillanti rotolano giù nella valle verso il lago sottostante e da soli già mostrano i segni di un buon auspicio. A fianco sulla terrazza che domina i panorama, sono in contemplazione della vicina catena di montagne due anziani monaci, che ci attaccano subito un bel bottone. Uno, anzi è nientemeno che il priore, o come si dice, del tempio stesso. Vuol sapere di noi, di che religione siamo, notizie di figli e nipoti e di come ci troviamo da quelle parti. Fa cenni di assenso paciosi e condiscendenti, dondolando il testone, praticamente ci benedice per la nostra visita. Mettiamo nella borsa anche questa, chi, d'altra parte, non ha bisogno di benedizioni. Carichi di futuro favorevole, riscendiamo dunque a valle e dopo pochi chilometri eccoci in un altro paesotto dove è in pieno svolgimento la festa Hindu del Pongal. Evidentemente qui è area induista e infatti tutto il paese è pavesato a festa, percorriamo a piedi una stradina che traversa il paese fino ad una vicina area aperta dove è stato innalzato il solito classico capannone dove per i quattro giorni della festa si raduneranno i fedeli. Il Pongal è una celebrazione fondamentalmente agricola che si svolge per quattro giorni nel periodo che dovrebbe segnare la fine dell'inverno, con una serie di sacrifici rivolti alle divinità che sono deputate a garantire raccolti abbondanti.

IL grande Buddha sdraiato
Oggi, il 14 di gennaio, è il primo giorno e si preparano offerte per Indra, il dio della pioggia, che ovviamente ha notevole rilevanza nell'andamento della vita di campagna, Domani sarà la volta del dio del sole e poi toccherà agli onori dedicati al bestiame che larga parte hanno nell'andamento dei lavori agricoli e infine a Ganesha, il quarto e ultimo giorno, il dio della ricchezza e della buona sorte che non guasta mai. Nel capannone si stanno preparando grandi pentoloni di dal giallo, una specie di polentone di lenticchie, che viene in questi giorni distribuito a tutti coloro che si presentano. Gruppi di donne cominciano a convergere nel luogo della festa, i pentoloni bollono sbuffando fumo mentre i fochisti rinfocolano le fiamme, noi ce la filiamo dalla porta posterione, che se no ci tocca fermarci a mangiare. Qui non si scampa ti invitano dappertutto. Ricomincia lo slalom tra camion e tuk tuk, la strada scivola ormai quasi rettilinea nella pianura che va verso il mare. Prima di arrivare a Cox facciamo un altro stop ad una grande statua di un Buddha sdraiato di dimensioni imponenti almeno una trentina dimetri. E' curioso che in ogni caso vengano in visita,anche famiglie di musulmani che si identificano facilmente dai cappellini degli uomini e dai veli, se pur coloratissimi delle signore. evidentemente fa parte del giro turistico e anche qui non si riesce ad esimersi dalla interminabile serie dei selfies.

Donne in preghiera
SURVIVAL KIT

Pongal
Da Bandarban a Cox's Bazar - Sono 116 km di strada apparentemente discreta, ma calcolate almeno da 3 a 4 ore causa un traffico che subito dopo Bandarban diventa difficoltoso. Subito fuori del paese, fermate consigliate al tempio buddista di Rama Zadi, nuovo di zecca (bella vista dall'alto sulle colline circostanti) e poi a metà strada alla statua del Buddha sdraiato, parimenti nuovo. Lungo la via serie di paesi in cui si può sostare tra mercati e negozietti. L'inverno è anche periodo di matrimoni, per cui se vedete assembramenti o costruzioni posticce di padiglioni decorati da stoffe colorate, fermatevi sempre a dare un'occhiata, sicuramente si sta celebrando un matrimonio o in alternativa un Mela (festa religiosa), di norma verrete subito invitati a partecipare. Gettatevi nella mischia senza paura, loro saranno contentissimi e per voi rimarrà sempre una esperienza interessante, specialmente se siete in pochi e potrete mescolarvi agli invitati, per i grossi gruppi ovviamente, si dà sempre un po' di fastidio, con un certo senso di invadenza. Ricordatevi però che se siete invitati, qualcosa dovrete mangiare, rifiutare non sarebbe molto garbato. Se non volete correre rischi alimentari, limitatevi ai chapatti o ai paratha e ad una  ciotola di dal bollente che comunque è roba cotta, evitando verdura cruda o frutta sbucciata.

Adorazione dei monaci

Fregi del tempio
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