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sabato 15 agosto 2026

Pam 44 - Il lago Issikkul

...la curva convessa del lago Issikkul... (G. Ajtmatov) - Kirghizistan - giugno 2026

 

Il fiume
Ci siamo fermati lungo il fiume che scende verso il basso diritto, ma sempre più impetuoso. In questo punto ormai è piuttosto largo, almeno un centinaio di metri e la corrente che anima questa massa di acqua argentea fa davvero paura. Qui c'è una specie di baraccotto con una grande veranda sul fiume che ha messo sulla strada l'insegna "Forelle", trote. E' un posto senza pretese che serve cibo ai viaggiatori di passaggio ed ai camionisti che qui sono frequenti, visto che questa è la strada principale tra la capitale ed il lago e si sa che dove si fermano loro, si mangia bene. Dato che qui si va a piatto unico e non c'è scelta, aspettiamo, convinti di vedere arrivare un bel piattino con il nostro pesciolino appena pescato. Dopo un po', ecco arrivare il ragazzo, con un vassoio colossale tra le mani, che reca un mostro completamente aperto che da vivo, non poteva pesare meno di tre chili almeno. Mai vista una trota così grossa. E' una bellissima salmonata che ha appena terminato la sua avventura, ben rosolata sulla griglia, che fuma in fondo al cortile. Che spettacolo, anche da vedere, figuratevi da mangiare, aggiustata com'è con le erbe locali, con le quali è stata infarcita. Certamente ne avanzeremo una gran parte, viste le sue dimensioni e essendo noi solo in quattro, anche se ci vantiamo di essere buone forchette. E invece, pianino pianino, il mostro scompare completamente dal piatto, dove rimangono solamente pochi e miserevoli reti, pelle e lische, visto che la testa non era contemplata nel servizio. Ragazzi che roba, veri sacchi senza fondo! 

Il mostro
Mentre siamo lì in semi coma a prendere fiato, come pitoni che hanno da digerire una intera gazzella appena mangiata, arrivano diverse auto che scaricano un bel po' di gente, almeno tre o quattro famiglie intere con donne e bambini vocianti. Assieme a loro, però, ecco che viene scaricato da un capiente Suv, anche un bel montone nero, che probabilmente ha già capito che questa non sarà per lui una bella giornata. Infatti ben legato, viene trascinato dietro la casa, dove, senza por tempo in mezzo, viene decapitato e rapidamente dissanguato e macellato, prima di essere portato all'interno, nella zona cucina. Io sono andato a buttare l'occhio e vedo che si tratta di una vera e propria cerimonia, con tutti i convenuti che procedono a pregare per una bella mezz'ora. Poi tutti tornano alle tavole e aspettano di cominciare il pranzo di quella che dovrebbe essere una vera e propria festa. Ho subito pensato, visto il sacrificio del montone, alla celebrazione dell'Eid, che in Kirghizistan si chiama Kurman Ait, la più importante festa musulmana che commemora la devozione ad Abramo, con questo sacrificio rituale, in cui ogni famiglia che se lo può permettere, deve abbattere un montone, in ricordo del racconto biblico e suddividerlo in tre parti, uno consumato in famiglia, il secondo per parenti e vicini e il terzo donato ai poveri e ai bisognosi. 

Le griglie
Tuttavia non mi tornano le date perché quest'anno qui la festa dovrebbe essere caduta il 26 maggio e qui sono già passati almeno quindici giorni, anche se i convenuti, sono tutti molto ben vestiti come si conviene, secondo la tradizione per questo evento. Diciamo che saranno in ritardo oppure ci sarà qualche altro motivo ricorrente, di certo di natura religiosa. Non ho voluto essere invadente e chiedere, perché sono sicuro che ci avrebbero di certo invitati a pranzo o meglio a cena, visto che il capro è appena stato fatto a pezzi e posto attorno alla griglia, dopo che eravamo già completamente rimpinzati e sarebbe stato imbarazzante, oltre che scortese rifiutare. Così ce ne ripartiamo percorrendo l'ultima ventina di chilometri che si separa dal lago. Siamo ormai in pianura anche se attorno ai 1600 metri sul livello del mare. Qui siamo ormai lontani, anche psicologicamente dal Kirghizistan delle montagne, delle yurte e delle transumanze, qui vedi un paese assolutamente moderno che è ormai volto verso la direzione generale in cui va il resto del mondo sviluppato. L'arteria che percorriamo è trafficatissima e spesso intasata di macchine nuove, molte elettriche, tutte cinesi ovviamente, e mezzi pesanti di ogni tipo. Certo, vedi circolare ancora qualche vecchia Zigulì o qualche Lada sovietica, ma si tratta assolutamente di rarità, che forse gli stessi locali guardano con sufficienza. 

Il lago
Infine sullo sfondo appare il lago, che si mostra dapprima come una linea blu sullo sfondo, poi adagio adagio allarga il suo spessore fino a mostrarsi nella sua intera, enorme dimensione. Non ci sono dubbi che questo lago sia parte di uno straordinario paesaggio che proprio per la sua ampiezza e per tutte le implicazioni di cui vi parlerò, sia assolutamente speciale, ma se devo davvero essere sincero, per tutta la serie di motivi che andrò ad elencarvi, non riesco a nascondervi un poco di delusione. Dopo le letture ed i racconti, che sono state anche una delle motivazioni che mi hanno spinto a crearmi questo itinerario che ha come punto finale proprio l'Issikkul, mi aspettavo di trovarmi di fronte all'immensità solitaria cantata da Ajtmatov, che lo narra non come un semplice elemento geografico, ma come un vero personaggio vivente, un santuario mitologico, uno specchio dell'anima. Il contraltare della purezza eterna della natura di fronte alle storture del mondo ed alle sue meschinità. Come racconta nel Battello bianco, forse il suo capolavoro assoluto, il lago, visto attraverso gli occhi del bambino protagonista, è: "...all'estremità della terra dove lo sguardo giungeva appena, con la curva convessa del lago di un azzurro intenso. Lì acqua e terra si toccavano, più oltre non c'era nulla...". E quando finalmente come tutte le sere arriva il battello bianco che scivola silenzioso come un fantasma sulle acque, lui sogna di trasformarsi in pesce per seguirlo e nuotare finalmente libero dalle crudeltà quotidiane. 

Il lago, custode della memoria ancestrale del paese, è lo sfondo della struggente leggenda della Madre Cerva dalle corna ramate, l'animale totemico della tribù kirghiza dei Bugu. Ma anche nel Giorno che durò più di un secolo, il lago, incastonato tra le cime innevate del Tien Shan, è protagonista assoluto con la sua asprezza magnetica che impone un profondo rispetto sacrale. Ora vi chiedo: pensavate di ritrovare queste sensazioni arrivando qui dopo aver letto con attrazione quasi morbosa queste pagine ed esservi fatti una immagine quasi oleografica di questo luogo magico? Lo so che non siete certo degli ingenui appesi al pero e che ovviamente avreste pensato che i tempi sono cambiati in tutto il mondo e poi se un posto è bello, alla fine la gente ci viene attirata in massa e dunque questo solo affollamento rovina tutto. Ovvio. Beh, io no, sono un ingenuo e ci avevo creduto assolutamente e queste sensazioni, che pensavo di trovare qui, in fondo le ho provate ugualmente e proprio queste di fronte al blu assoluto del Sonkul o nel deserto magnetico ed irreale del Karakul, ma qui devo ribadire la mia perplessità. Ora vado nei particolari. Il lago salato di origine endoreica, Issikkul, è di certo una delle meraviglie naturalistiche del mondo. Con le sue dimensioni, con una lunghezza di 178 km, una larghezza di 60 ed una profondità di ben 668 m. ha uno sviluppo costiero di quasi 600 km e si colloca quindi come il secondo lago di montagna al mondo dopo il Titicaca, essendo la sua superficie di 6.236 km2, quanto la provincia di Torino! 

Le rive
In effetti la sua posizione ai piedi di una delle catene montuose più scenografiche del mondo, lo fa collocare facilmente tra le meraviglie della natura e come ulteriore carico vi potete aggiungere che grazie alla salinità, non gela mai anche alle bassissime temperature invernali della zona, fenomeno grazie al quale ha avuto il nome di Lago Caldo (Issikkul). Il lago è poi circondato da sorgenti termali che lo rendono meta ricercata, anche per questo tipo di turismo. Se proprio volete trovargli una valenza negativa, dovrebbe essere accertato che proprio da qui nacque il focolaio della peste nera che nel 1338 dilagò nel mondo arabo e poi in Europa provocando circa 50 milioni di morti. Ma direi che questo riguarda un passato ormai troppo lontano. Percorriamo la riva nord del lago, quella più frequentata dal turismo, in quanto ormai da anni questa zona è diventata il vero e proprio mare per i kirghizi che arrivano dalla capitale e per i kazaki della ancor più vicina Alma Ata, un bacino di utenza di oltre 5 milioni di abitanti, che ha fatto del lago la loro riviera, con un seguito di paesini, di seconde case, di locali, hotel e guesthouse di ogni tipo, che la rendono simile alle nostre popolatissime coste marine, con parchi giochi, centri commerciali, spiagge attrezzate e così via. 

Ma la cosa che più impressione è che nella cinquantina di chilometri che ci portano dalla punta occidentale del lago fino a Cholpon - Ata, il centro turistico più rilevante, abbiamo passato per decine di chilometri aree transennate con le insegne dei costruendi resort che gli investitori internazionali, cinesi, russi e arabi, stanno riversando su questa costa, per costruire decine di migliaia di palazzoni, villette a schiera, miniappartamenti, casette di ogni tipo per appagare i desideri dei nuovi abbienti di questa parte di mondo. Tutto questo in lotti successivi lunghi un chilometro, che sorgeranno tra strada e lago per almeno 30 ettari di superficie ciascuno. Guardare tutto questo e ripensare alle parole di Ajtmatov che canta: "... alla estremità della terra, là dove terre ed acqua si toccano ed al di là non c'è più nulla...", mi turba, mi lascia un chè di amaro. Poi attenzione, non sono nato ieri e probabilmente non è neppure giusto avere questi pensieri di negativa propensione al rimpiangere un passato in cui ti toccava poi solamente una vita di una difficoltà estrema e dove si campava, morendo di fame, se va bene, fino a quarant'anni. Tutto questo non sarà bellissimo da vedere, ma sta portando una marea di posti di lavoro, la gente viene qui e si diverte come facevamo noi bambini sulle nostre riviere, almeno chi poteva, e intorno il paese cresce ed è in grado di far fronte ai bisogni materiali crescenti dei suoi abitanti, non si può negarlo, accidenti e se il senso di infinito, la memoria ancestrale e l'asprezza magnetica del lago si va perdendo a favore delle moto d'acqua e degli scivoli coi toboga, diciamo pazienza e facciamo finta di niente, che questo succede ed è successo in tutte le parti del mondo, con la complicità di tutti e buona notte. 

Vuol dire che arrivato a casa mi rileggerò il Battello bianco, pensando ad un luogo di un pianeta immaginario di un passato che non può di certo tornare, almeno fino a quando saremo 8 miliardi e più su questa terra. E non voglio essere amaro come quei vecchi che rimpiangono alla fine solo la gioventù perduta, cerco solo di essere realista. Noi intanto andiamo avanti tra macchine della polizia in agguato a far multe, con radar ogni chilometro, è il progresso, ragazzo. Procediamo a fianco al nuovo aeroporto non ancora terminato, dai cinesi naturalmente, in modo che qui possano arrivare ancor più rapidamente eserciti di turisti del regno di mezzo, per occupare le nuove stanze presto disponibili. Prendiamo uno stradino laterale che porta fino al lago con una spiaggetta che fa un bell'arco tra gli alberi vicini. Di qui non si vedono palazzoni, ci sono solo un po' di bagnati, famigliole con il borsone dei viveri, ragazze in bikini e giovanotti prestanti dalla bracciata vigorosa, e poi l'acqua salata tiene a galla meglio, si sa, che si cambiano tra gli alberi, alla buona, come quando noi da ragazzi andavamo al fiume vicino alla città. Dall'altra parte del lago, la catena di montagne lontane mostra la frangia di cime bianche. In fondo forse, basta isolarsi un po' tra gli alberi, il rumore della strada con i suoi clacson ed i motori delle auto è lontano e allora ecco che ritrovi, nell'azzurro profondo dell'acqua, nel curvo orizzonte le lago lontano, nell'immobilità di questa superficie dove il sole riflette i suoi barbagli dorati, l'essenza profonda del lago ed il suo conturbante magnetismo e magari immaginiamoci che nel boschetto dietro di noi, ci sia ancora quella Madre Cerva dalle corna ramate, o almeno, speriamo, la sua anima.



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