Visualizzazione post con etichetta Saba. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Saba. Mostra tutti i post

sabato 28 maggio 2016

Le città perdute: Marib delle sabbie


Marib - Yemen - agosto 1977
Una città morta fatta di terra che non si stava sbriciolando sotto il peso dei secoli a cui aveva resistito impavida come poteva sembrare ad un primo sguardo poco attento. Solo le cannonate dei Sauditi, in una delle tante guerre sconosciute, l'avevano spopolata, ferita, graffiata anni prima, in quella lotta senza fine tra sunniti e sciiti che prosegue da sempre, virulenta anche oggi. E pensare che se mai piovesse da quelle parti, la città di terra cruda si scioglierebbe in circa 24 ore, così almeno si è calcolato, ma non è mai successo laggiù in quell'aria tersa e senza umidità, secca tanto da bruciarti la gola. Dormire per terra, in una di queste case abbandonate all'ultimo piano per poter trovare, sul terrazzo del tetto, sollievo al calore che brucia e che non dava tregua neppure durante la notte ricoperta di stelle, le stelle magiche del deserto che ricoprono il velluto nero del cielo, fino a quando non compare la luna a disegnare le ombre lunghe delle sagome delle case sbocconcellate dalle bombe e aspettare l'alba. Una città morta è magica soprattutto la notte quando puoi far lavorare meglio la fantasia, a fabbricare storie e racconti. 

Di giorno è solo un insieme di quinte deserte anche se scenografiche. Allora ti rimane il deserto che la circonda, il margine estremo del Rub-al Khali dalle cui dune può arrivare il nemico, nascosto tra le sabbie. Sabbie dove, semisepolte, ancora emergono le tracce millenarie del regno di Saba, residui immarcescibili di quell'Arabia Felix che un impero millenario al di là del Mediterraneo riteneva dispensatore di ogni profumo, ricchezza, spezia e fragranza. Forse certamente sopravvalutato, grazie all'astuzia dei suoi abitanti che nascondevano quella che era soltanto una attività commerciale con il ben più lontano Oriente. Quelle otto colonne squadrate rimaste ritte verso l'alto per millenni, raccontano di un orgoglio invincibile, in lotta perenne per non essere inghiottite dalle sabbie, ancora una volta la natura contro l'uomo e la sua voglia di vincere il territorio, affermare la propria superiorità di specie dominante. Poco lontano, l'immenso muraglione della diga che 3000 anni fa rendeva questa valle irrigua e fertile come lo è tutto il deserto quando è baciato dall'acqua, mostra cosa si poteva fare anche con pala e carriola. Che fantastico privilegio ho avuto di poterci arrivare in una delle poche pause tra gli interminabili conflitti che da sempre devastano lo Yemen, una delle terre più magiche diquesto pianeta.

Marib -Il tempio -Yemen - agosto 1977

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

lunedì 17 ottobre 2011

Il Milione 56: Pesci secchi.

Seppie a seccare ad Hodeida (Yemen)

Chissà se anche Marco Polo, mentre si avvicinava la fine del suo viaggio quasi trentennale, sarà stato pervaso da quella sottile malinconia che prende il viaggiatore quando comincia a sentire l'aria di casa, in quella guerra di sentimenti che si svolge tra il piacere di ritrovare cose ed affetti e di lasciare la strada ricca di scoperte e di conoscenza che tanto gli ha dato. Però il nostro amico sta ancora risalendo il Mar Rosso dalle coste yemenite e il profumo del Mediterraneo è ancora lontano. Tuttavia, questo Yemen ancora oggi così turbolento e misterioso deve averlo colpito assai se per diversi capitoli ne racconta le lotte intestine tra le diverse fazioni di mussulmani e infine non manca di segnalarne il clima terribile e le abitudini più curiose.

Cap. 191

Pescatore al mercato di Hodeida (Yemen)
Qui si ànno molti dattari e pesci assai, che per uno viniziano si averebbe due grandi tonni. E sapiate che a' buoi e a' camegli e a' montoni ed a' ronzini piccoli, danno a mangiare pesci; e questa è la vivanda che danno a loro bestie. Questo è per cagioni che in loro contrada sì non à erba, perciò che ella è la più secca contrada che sia al mondo e si à grandissimo caldo ch'a pena vi si puote campare. E li pesci di che si campano queste bestie, si pigliano di marzo e d'aprile e di maggio  in sì grande quantità ch'è una maraviglia. E seccagli e ripongogli per tutto l'anno e così li danno a loro bestie e mangialli anco loro. Veritade si è che le bestie loro vi sono oramai avvezze che altra vivanda non danno a lor bestie. Ancora vi dico che di molti buoni pesci fannone biscotto; ch'elli tolgono questi pesci e tagliali a pezzuoli d'una libbra il pezzo e poscia sì li appiccano e fannoli seccare al sole. Così li mangiano tutto l'anno come biscotto.

Questo gran caldo, a noi insopportabile mi aveva quasi steso, quando, stolidamente avevo scelto proprio il mese di agosto per passeggiare lungo la fascia costiera yemenita sul mar Rosso, la Tihama. C'erano oltre 50 gradi e proprio al porto di Hodeida, davanti a queste infinite serie di pesci secchi distesi, mi sentii quasi mancare, non so se a causa del caldo o dell'odore. Ma la forte fibra della gioventù mi fece raggiungere l'ombra rovente dei cannicciati che proteggevano le stradine strette del mercato dove i grandi pentoloni roventi dei piccoli ristoranti, aiutavano ad aumentare la temperatura già insopportabile e servivano pesci in ogni forma e sapore, incluso il famoso makbous (più o meno una cernia) con il riso speziato che di certo avrà assaggiato anche il nostro viaggiatore. Ma l'interesse del brano è appuntata su questo uso della farina di pesce come mangime per animali, di cui qui si certifica l'abbondante uso in quel lontano passato, quasi a smentire tutte le giaculatorie di quanti, puristi della domenica, pontificano sulle proteine animali che vengono date negli allevamenti agli erbivori, quasi fosse un'operazione contronatura inventata dalla avidità dell'uomo moderno. L'alimentazione nell'allevamento (pratica che, come l'agricoltura, è ontologicamente contronatura, questo sì) ha sempre seguito la logica di fornire all'animale  allevato dall'uomo, il cibo a disposizione più economico ed allo stesso tempo più valido dal punto di vista nutrizionale, anche se allora tutto questo era calcolato empiricamente. Ma non voglio essere polemico, continuiamo dunque la risalita verso nord.
Carico dei cammelli al mercato di Sana'a (Yemen)

Cap. 190
Qui nasce lo 'ncenso in grande quantità e fassine molto grande mercatantia. Ed in questo porto (Aden)  li mercatanti traggono da le barche le loro mercatantie e càricalle in su camelli e vanno 30 giornate per terra infino ad Alexandria e in questo modo ànno li saracini d'Alexandria lo pepe e le altre ispezie delle isole d'India.

Viene così confermata la rotta delle spezie e dell'incenso che percorreva le rive del Mar Rosso fin dai tempi dei romani, rendendo ricco e potente il regno della regina di Saba  e che aveva avuto come punto di arrivo, prima Petra, poi Palmira ed infine Alessandria. Quando arrivai in quella Marib, capitale dei Sabei, ormai inghiottita dalle sabbie del deserto arabico, non più contenuto e coltivato come allora quando la grande diga, i cui resti mi impressionarono per le loro dimensioni, che permettevano tremila anni fa la vita ai margini del Rub-al-Khali, mi colpirono soprattutto quelle 5 colonne del tempio sacro, 5 dita lugubri che emergevano a stento dalla sabbia, l'unico segno rimasto della grandezza di quel regno, fondato sul commercio di quella globalizzazione ante litteram. I centri di potere passano ed i grandi imperi cedono la mano facilmente. Bastano pochi mutamenti e il centro del mondo si sposta in un attimo, ma bisogna considerare che è sempre stato il commercio e la finanza a condizionare questi mutamenti. Difficile farsi illusioni, già con il baratto, quando l'uomo ha incorporato nel suo genoma il senso dello scambio di cose, l'economia ha segnato il destino della nostra specie. Meditate gente, meditate.

Una carovana in Egitto.

Refoli spiranti da: Marco Polo - Milione - Ed.Garzanti S.p.A. 1982


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:


I gradini di Palitana.
Un indovino
Tibet misterioso.
L'IVA della porcellana.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!