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sabato 14 dicembre 2013

III A, 48 anni dopo.



Ogni volta che ci si ritrova, si fa il conto di quanti anni sono passati da quella prova , che allora ci sembrava tremenda ed insormontabile dell'esame di maturità. Inevitabilmente si fa il conto. Accidenti già 48 ne sono passati, speriamo di ritrovarci tutti a 50. E ti ricordi di questo e di quello, della Morato e di Mulas, di Angelino e della Mamma, la Pagliano e via discorrendo, sempre gli stessi episodi che non ti tornano mai a noia. E poi quel constatare che alla fine, quella scuola ha preparato alla vita. In fondo eccoci qua, qualcuno addirittura ha ancora la forza e la voglia di lavorare, non ci risulta che nessuno sia ancora finito in galera e neanche qualcun altro va a mangiare alla Caritas, Solo fortuna, può anche darsi, è vero, però forse una scuola buona, accoppiata alle attitudini individuali, a qualche cosa serve. Si può dimostrarlo? Mah. Diciamo che si può avere solo qualche indizio. Ad esempio tutti tra noi, chi più chi meno, hanno fatto qualche cosa nella vita e nessuno ha dovuto seguire la strada di chi non sa fare nulla: la strada della politica.


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giovedì 20 giugno 2013

Notte prima degli esami.

Già sono cominciate le maturità e vedo sul giornale che col calo estivo delle notizie e dovendo riempire le pagine vuote, affidano ai vari scrittori il compito di dire le solite banalità sul tema, diversamente ci sarebbero solo i problemi giudiziari delle solite persone e il calcio d'estate. E chi sono io per sottrarmi a questo obbligo? Abbiate pazienza ma mi sento in dovere di dire la mia sull'argomento, tanto per non parer da meno dei miei colleghi. Dunque in generale la prassi è di tornare a quei giorni di quasi 50 anni fa e ripercorrere le tensioni di quei momenti, condendo la cosa con qualche aneddoto e chiosando con qualche scemenza moralistica e saccente. Come ovvio, se questa è la prassi non posso comportarmi diversamente. Intanto vorrei sottolineare che anche io, modestamente, sono stato tra gli ultimissimi a fare l'esamone su tutte le materie con i tre scritti e i riferimenti degli ultimi tre anni. Pare che sia come una medaglia al valore e ti mette automaticamente su un piano di maggiore autorità, quella del vecchiaccio saccente. In ogni caso questo benedetto esame era davvero come in tutti i tempi successivi, uno spauracchio terrificante e alla fine quello che conta è la temperatura avvertita, non quella segnata dal termometro, che fa sentire il caldo, non vi pare? Dunque i bocciati erano sempre nell'ordine di qualche decina ed i rimandati, sottoposti ad una ulteriore decimazione a settembre anche di più, su meno di un centinaio di maturandi. Una vera strage, che durante tutto l'ultimo anno veniva continuamente ricordata dai vari professori, un memento mori per tenerci allegri ogni qualvolta mollava la tensione. 

Niente sessantotto in vista e teste chine sul libro, guai a contestare qualcosa, sempre giacca e cravattina, magari con l'elastico. Un attuale principe del foro di Alessandria, per dire, fu rimandato a casa a cambiarsi perché era arrivato, uno degli ultimi giorni di scuola, in maglietta. Il preside si metteva piantato a gambe larghe in cima alla scalinata all'ingresso, scrutando quelli che entravano, per caricare di pensi chi varcava la soglia dopo il suono del fatidico campanello. E' finito in una casa di cura per malattie mentali e poi ha fatto una brutta fine, mi pare. La coorte dei bidelli ossequiosi, invece, provvedeva a smistare nelle classi il gregge silenzioso, popolato di ragazzotte tutte uguali in grembialone nero e calzine bianche, che guatavamo con occhio bramoso e rigonfio di ormoni. Comunque una delle poche cose che mi ricordo di quell'anno era che faceva un gran caldo, anche perché allora gli esami si facevano a luglio. Per un certo periodo studiavo coi piedi a mollo nella vasca da bagno, poi abbiamo cominciato il ripasso finale con una compagna di scuola che aveva una casa freschissima e una mamma che a metà pomeriggio ci portava biscottini e castagnole zuccherate. Così siamo arrivati tremebondi alla famigerata notte prima degli esami. Di qui in poi, data l'età i ricordi si fanno nebulosi. Non ho idea su cosa vertesse il tema o la versione di latino o quella di greco. Solo l'orale, in due fasi, materie scientifiche e poi quelle letterarie, mi misero davanti a quella commissione estranea in cui cominciai il mio futuro di venditore di parole. 

Anche qui non ricordo nessuna delle domande tranne un paio di storia dell'arte, perché non c'entravano nulla col programma, quali erano le opere industriali presenti in un museo americano di arte moderna (la Lettera 22, la Vespa e la radio parallelepipeda Brion Vega, allora non sapevamo ancora cosa fosse il design) e su un gruppo di statue in posizioni osé di un giardino di Copenhagen. Non ne avevo mai sentito parlare, quindi dovetti arrangiarmi con la supercazzola che probabilmente fu convincente, così come l'interrogazione di italiano che mi procurò un inopinato 7, tra lo stupore della mia prof di italiano che mi aveva (con giusta ragione) in assai poca considerazione e mi aveva sempre battezzato tra i mediocri della classe. Alla fine non ci fu neppure un bocciato e dire che il classico era ben noto per la sua severità. Forse stava cominciando il periodo di lassismo e noi ne fummo i primi beneficiari. Chissà. Comunque fu di certo una liberazione. Adesso dovrebbe essere il momento del pistolotto finale moraleggiante. Roba sul tipo, la prova che rafforza il carattere, un traguardo raggiunto, l'apertura ad una nuova fase della vita ecc... Ma io direi che va bene così, a questo ci pensano già i miei colleghi, io vado a fare la coda per contestare la bolletta dell'immondizia, che mi sembra un bel modo per passare la mattina. A domani, se ne esco vivo, ieri erano fin fuori della porta.


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mercoledì 10 dicembre 2008

Compagni di scuola

Cosa conduce un gruppo di over ... a sfidare le intemperie, le nevi della nuova glaciazione, ad abbandonare le tranquille serate accanto al caminetto con la copertina sulle ginocchia per ritrovarsi e raccontarsi il piacere di rivedersi di tanto in tanto? Certo qualcuno si dà malato, qualcun altro non si ricorda qual è la sera giusta (è vero che gli anni passano). Forse, però, è tutto racchiuso nelle parole che mi ha scritto l'altra sera Gian Maria e che vi riporto tal quale:

-E' tardi e domani devo alzarmi presto, ma voglio dirti che proprio in questo giorni credo che il periodo che abbiamo vissuto insieme a scuola ci abbia dato qualcosa di speciale. "I migliori anni" e mi sembra - anche adesso - che quei migliori anni siano continuati, anno dopo anno; i sogni ho continuato a farli e spesso si sono avverati; canto le canzoni di allora - ricordo i testi, le melodie, gli autori e i cantanti come se fosse oggi; ricordo le figurine di allora; gli autori latini, greci e italiani, la storia, la mitologia, l'onestà, il rispetto, l'educazione, il risparmio, lo studio, l'educazione civica e l'educazione fisica; la messa, la novena di Natale, Gelindo, la via crucis; l'esame di coscienza, l'esame di quinta ginnasio, la coscienza di zeno; la gita scolastica, la festa in casa di pomeriggio, col mangiadischi; l'università, il fidanzamento, il lavoro, la famiglia; la maturità (quella vera, non la fine del liceo), l'equilibrio, la riscoperta di certe cose; il sentire le stesse cose con le persone care; buona notte.-

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!