domenica 22 dicembre 2013

Una coppa di vino.



Visto il grigiore di questa giornata decembrina, visti gli obblighi anche assai terreni che l'incombere delle feste propone, oggi vi tocca una quartina la 164, dell'amato Ommar Khayyam,  come sempre amaro e disposto a perdersi per una coppa di vino.


Offrimi quel vino che per me è alimento dell'anima
Dammi di quello anche se il capo mi duole,
Metti nel mio palmo la coppa, perché è tempo di favole

E questa vita fugge via come vento, dammi del vino!


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Tarda primavera.

sabato 21 dicembre 2013

Biciclette.

Anni '30 - Sul ponte del Tanaro (quello che non c'è più).

Mio papà aveva una bicicletta nera. Certo, lui che non ha mai avuto la patente, in qualche modo doveva pure spostarsi, però nella vita, mai né un motorino né altro mezzo a motore. Solo e sempre la stessa vecchia bicicletta nera. Ce l'aveva almeno dagli anni 30 ed ha continuato ad usarla sino ad oltre 90 anni, almeno fino al 2002. Negli ultimi anni ci è anche caduto parecchie volte. Lui continuava a dire che era perché aveva preso male una buca o sfiorato il marciapiedi, in realtà era qualche problema di salute che non voleva ammettere, però una qualche mano sulla testa doveva avercela avuta, perché non ha mai riportato conseguenze, mai rotto un dito e sono stati gli unici incidenti che gli sono capitati sui mezzi di trasporto. Certamente una bicicletta che resiste almeno una settantina di anni, dimostra che la roba di qualità dura nel tempo. Insomma chi più spende meno spende, alla faccia della robaccia cinese, direbbe subito qualche antiglobalizzatore. Aveva superato egregiamente anche la guerra quando mentre andava a Valenza, sulla colla dovette buttarsi nel fosso di fianco alla strada della Colla perché un aereo aveva cercato di mitragliarlo; però l'unico vero tragico incidente che aveva subito era stato un terribile scontro frontale con una altra bicicletta mentre mi portava sul seggiolino montato sul manubrio allo stadio Borsalino. Io fui l'unica vittima dell'evento, precipitato a terra e con le ginocchia irrimediabilmente sbucciate, cosa che mi procurò cure amorevoli per settimane. Mi sembra che in seguito, vista la pericolosità del traffico, quel seggiolino fu smontato e accantonato definitivamente. 

Per la verità di quella bicicletta originale, alla fine rimaneva assai poco, in quanto durante gli anni un sacco di pezzi si erano rotti ed erano stati sostituiti, a partire dalle ruote che, all'origine avevano i cerchioni in legno, uno dei quali si era clamorosamente spezzato in marcia mentre stavano andando di corsa al rifugio mentre cominciavano i bombardamenti, con mia mamma che stava sulla canna, come si usava a quei tempi. Lui era arrivato a casa dal lavoro in ritardo mentre suonavano ancora le sirene, così arrivarono al riparo, con la bicicletta in spalla, proprio mentre vicino alla stazione cadevano le prime bombe. Ma si vede che non era destino neanche quella volta. Il campanello arrivò dopo, mi ricordo quando ancora ero bambino e a forza di scampanellare agli incroci si ruppe il grillettino che si spingeva col pollice, unica defaillance dovuta ai materiali difettosi. Poi si dovette cambiare la pedivella rotta spingendo sulla salita di Valle San Bartolomeo con le borse cariche di pomodori. Successivamente si squarciò completamente la sella e innumerevoli volte fu sostituita la catena. Negli ultimi anni una fase critica la passarono le camere d'aria, che sebbene più volte cambiate, avevano strane perdite dalle valvole, tanto che si ritrovava spesso con una gomma a terra e doveva tornare a casa a piedi, mugugnando. E poi ore e ore passate in cantina con pezze, carta smeriglio doppio zero e soluzione per ripararle. La dinamo invece rimase in perfetto funzionamento fino alla fine. Roba buona insomma, non come quella di mia mamma, acquistata in tempi di autarchia, coi freni a filo, inaffidabili, che mio padre criticò sempre senza pietà. Già in quegli anni avevamo pure subito l'embargo europeo, frontiere chiuse, tutta roba fatta in casa a chilometro zero. 

Il paese l'aveva subito e aveva dovuto aggiustarsi da solo, certo non come adesso che certi imbecilli pensano che l'autarchia ce la dovremmo imporre da soli ricominciando col sistema delle barriere. Beh, in verità anche a mia mamma era stata regalata da mio nonno una bicicletta di gran classe come regalo di nozze credo, una Maino robustissima, ma gliela avevano subito rubata. Già tempo di ladri di biciclette allora, così era arrivata una succedanea di poco spessore grigia, che comunque era durata fino alla fine degli anni 90, quasi 50 anni , mica poco. Ma la bicicletta nera di mio papà, che splendore, lucida e cromata, con i freni a bacchetta, garanzia di sicurezza assoluta. Negli ultimi anni era diventata quasi un pezzo di antiquariato, tanto che un tizio lo aveva fermato per la strada per acquistargliela, offrendo in cambio una moderna bicicletta nuova. Soprattutto il fanale aveva attirato il collezionista. Pezzo d'epoca ad ogiva nera con due piccole spie carenate in alto. Faceva davvero gola. Mio papà rifiutò sdegnosamente la ghiotta offerta. Peccato che qualche giorno dopo, nello stesso posto dove si era svolta la trattativa, dopo aver lasciato incautamente la bici fuori dal negozio per andare a comprare un polletto amburghese allo spiedo, che gli piaceva tanto, con grande stupore scoprì che glielo avevano rubato. La cosa lo depresse parecchio, ma anche se sapeva bene chi era stato il ladro, masticò amaro e si comprò un fanale nuovo, che però era tutt'altra cosa certamente. La vecchia bici nera continuò comunque a fare egregiamente il suo lavoro ancora per anni. Adesso, da quando lui se ne è andato, giace abbandonata in uno scantinato, di certo con le gomme sgonfie e coperta di polvere. Credo che senza di lui, dopo tanti anni passati insieme, non avrebbe più voglia di ricominciare ad andare in giro. Non ho neanche voglia di andare a vedere se è ancora lì. Mi rimane solo la chiavetta del lucchetto che faceva scattare una barretta tra i raggi che, chissà perché, continuo a tenere nel mazzo delle altre chiavi.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

giovedì 19 dicembre 2013

Er.



L'ideogramma che voglio raccontarvi oggi ha una storia antica. Anche se col passare dei secoli ha assunto un diverso significato, quello della semplice preposizione "a", oppure "fino a", nel cinese antico, il segno 而- ér,  era un vero e proprio pittogramma. Rappresentava infatti la stilizzazione di un mento con una fluente barba, con il primo tratto orizzontale ad indicare la bocca a cui sono attaccati una serie di lunghi peli che scendono diritti. Si sa che la barba folta, per un popolo tendenzialmente glabro come quello cinese, era un segno di grande distinzione che caratterizzava solo gli uomini anziani e per questa ragione, saggi a prescindere, essendo il concetto di rottamazione del vecchio, quanto di più lontano possa essere compreso in quella cultura. Pertanto se capitate da quelle parti, una bella barba, soprattutto se grigia o meglio ancora bianca, vi darà di certo uno status ed una attenzione particolare, facendovi partire, sia nelle trattative commerciali che nei contatti quotidiani da una posizione di vantaggio. Il suo significato antico era dunque quello di Essere attaccato, saldo. Secondo alcuni, partendo dalla scrittura dei segni più antichi, il pittogramma poteva far pensare anche ad un seme che diffondesse le sue radici, abbarbicandosi saldamente al terreno sottostante. Spesso infatti il segno orizzontale netto rappresenta la linea della terra. In ogni caso questo senso di essere incollato, abbarbicarsi, rimane in tutti i derivati della lingua moderna. Ad esempio se si pone il nostro sopra il segno di Donna otteniamo: 耍  - shuǎ, Recitare o Ricorrere all'inganno. 

Infatti nell'opera cinese, attaccarsi una maschera sul viso, sia una lunga barba o quella di una donna (le donne non potevano recitare in Cina e le loro parti erano interpretate da uomini), indica allo spettatore automaticamente il ruolo che interpreterà ancora prima che parli e l'attore, concettualmente, recita un ruolo diverso dalla sua reale natura, si traveste da personaggio ingannando così la platea. Se gli si affianca il segno di Misura (che è una mano stilizzata) otteniamo: 耐 - nài, Resistere, riuscire a sopportare, controllarsi. Insomma, anche se la politica è indecente, se il governo è corrotto e incapace, l'uomo saggio nella giusta misura, riesce ad avere la capacità di sopportare e di resistere, non impugna forche né picconi, perché chi grida è solo lo sciocco o il colpevole, ma attende, guarda e giudica quando è il momento. Rimane seduto sereno accarezzandosi la barba con la mano. Se vogliamo enfatizzare ancora di più il concetto ecco la parola bisillabica: 耐心 - nài xīn, che si ottiene aggiungendo il segno di Cuore, tipico di tutte le parole con un significato di sentimento o stato d'animo. Cosa significa? E' la condizione in cui si trova chi deve riuscire a sopportare il peggio, controllando l'ira, la voglia di spaccare tutto, la necessità di resistere alle pulsioni più violente che lo prendono se ad esempio il saggio sta ascoltando un telegiornale. La Pazienza. Fin che dura la barba naturalmente.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

mercoledì 18 dicembre 2013

Cronache di Surakhis 60: Il movimento delle marre.

Paularius si accarezzò a lungo la barba. Sospirò un poco prima di allacciarsi il sistema corazzato che lo proteggeva al di sotto della lunga tunica che gli scendeva quasi fino ai piedi. Ormai non si poteva più uscire senza un minimo di protezione, anche se era sempre circondato dal suo gruppetto di Sardar. Senza fidarsi troppo però. Qualche giorno prima, mentre andavano a presidiare un incrocio di strade per predare qualcuno dei rari carichi che ancora transitavano sulle strade, due dei suoi che credeva più fedeli, un monorchide di Capella III e un macropenico rigeliano, avevano cercato di farlo fuori per prendersi tutto il bottino. Da quando Surakhis era diventato un pianeta devastato dalla guerra tra bande, nessuno si fidava più di nessuno. I Little Crickets erano stati ormai messi in minoranza e i vari movimenti delle Marre, detti da tutti i Marroni per semplicità o Les Couilles, secondo i più raffinati, erano passati alle maniere forti e ammazzavano chiunque si parasse loro dinnanzi, predando beni e organi senza distinzioni. Paularius che annusava i cambiamenti sempre con un certo anticipo, si era messo a capo di una delle bande più feroci e aveva deciso di marciare direttamente sulla capitale per prendere decisamente  la testa dei vari gruppuscoli ed esautorare il fantasma di governo ancora formalmente al potere. Bisognava essere chiari a decisi per far convogliare tutta la massa delle Empty Pumpkins dietro al movimento, quindi guardarsi bene dal fare una qualche proposta di qualunque tipo, bastava solo gridare  e avanzare al grido di spacchiamo tutto e ammazziamo tutti coloro che si oppongono. Certamente molti degli sgherri che seguivano le bande, poi si perdevano per strada, bastava che si trovasse un gruppetto di femmine da violentare in santa pace e la marcia si arrestava di botto, per riprendere dopo due o tre giorni, placata la più grossa. 

Brandendo alte le marre in una mano e l'organo sessuale nell'altra i gruppetti sfilavano convinti della loro forza e della loro ragione distruttiva. Tutti gli altri se ne stavano cheti cheti nelle loro case ad aspettare che la furia passasse e nascondendo le donne in cantina. Anche il vecchio imperatore, cacciato a calci e sputi dal palazzo si era rifugiato in una località lontana assieme al suo harem e a qualche fedelissimo, che però si diceva, tramasse alle sue spalle per dare la sua testa alla piazza. Viveva così nascosto e timoroso, ingannando il tempo con i servizi personali delle sue vestali. Solo di tanto in tanto faceva trapelare qualche proclama minaccioso e vendicativo, che però veniva pubblicamente sbeffeggiato da tutti. Gli altri pianeti, a poco a poco avevano ritirato tutte le rappresentanza commerciali; poche astronavi arrivavano ormai allo spazioporto centrale ed erano cariche solo di mercenari in cerca di ingaggio e mestatori di torbidi, speranzosi di trovare occasioni di razzia e di disordini. L'aria pesante delle carogne putrefatte aleggiava nell'aria e aveva sostituito il profumo tipico delle centrali a merda, ormai fermate quasi completamente per mancanza di combustibile, che veniva usato tutto per essere trasformato in cibo. Nessuno voleva rinunciare alla preziosa materia prima, l'unica rimasta disponibile ed i punti di conferimento obbligatori erano quasi completamente deserti. L'alternativa all'energia alternativa era definitivamente svanita e il pianeta intero piombava nel buio più totale non appena dopo il tramonto. Da quel momento in poi la notte era il regno del più forte e del più violento che arrivava. Guardarsi le spalle, sempre. Paularius si calò la maschera sul viso, afferrò la marra e dopo un grido di incitamento ai suoi uomini, uscì nella notte.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Sansone
Civiltà perdute.

martedì 17 dicembre 2013

A Natale regala un libro!

Diciamo sempre che la cultura è parte fondamentale nella vita e nella formazione dell'individuo, ma ora più che mai lo deve diventare anche nel riscatto di una economia esangue. Ecco quindi che anche il provvedimento del governo di questi giorni, va finalmente in questa direzione. Dunque, poiché come sempre vi ricordo, questo è anche un blog di servizio, vi suggerirei di utilizzare le festività imminenti ed immanenti come occasione, per migliorare il livello culturale vostro e dei vostri amici; di non perdere tempo a girare inutilmente in cerca di regali che saranno invariabilmente riciclati; di far girare la nostra povera economia con poca spesa, oltretutto deducibile dalle tasse al 19%; di incentivare infine meritoriamente il mercato librario. A questo scopo vi consiglierei anche un autore molto interessante, ormai assurto agli onori dei più alti allori letterari. Sebbene non ancora conosciutissimo può vantare un successo editoriale quasi planetario, che può vantare, come recitano le fascette:

PIU' DI SEI EDIZIONI IN POCHI ANNI .
GIA' PIU' DI 10 COPIE VENDUTE.
MAI VINTI PREMI LETTERARI
NON ANCORA TRADOTTO IN 18 LINGUE A CAUSA ANCHE DEL SUO ITALIANO APPROSSIMATIVO.
140 SETTIMANE TRA GLI ULTIMI 5 IN CLASSIFICA TRA I BEST SELLERS.

Farete un piacere più a lui che ai vostri amici, ma senza neppure spostarvi da casa per andare in libreria, pensate alla comodità, vi suggerisco qui di sotto le sue ultime tre opere pubblicate, sia in cartaceo che in eBook (perché è anche uno scritt  autore digitalmente preparato). Basterà cliccare direttamente sui link qui sotto, per essere catapultati sulla pagina in cui mettere il libro nel carrello, addirittura a prezzo scontato.

















I vostri amici ve ne saranno grati. Se vi chiedono qualche cosa, dite che si tratta di un autore emergente di grande futuro. Se dopo invece non vi salutano più, non prendetevela, non erano veri amici. Ehehehehe.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:


lunedì 16 dicembre 2013

Tanka fiscale.

dal web


Ginko biloba.
Un senso di-struggente 
malinconia.

La foglia gialla è marcia,
quando hai pagato l'IMU


domenica 15 dicembre 2013

Food blogger?



Sì, credo proprio che, anche su consiglio dell'amica che aveva spinto me, dovrei convincere la mia gentile signora a diventare food blogger. Io potrei fungere da ghost whriter, certo però che bisogna mettere le idee. Guardate un po' cosa mi ha combinato qui di seguito. Intanto vi sottopongo il menù nel caso abbiate una brigata di amici da sfamare con tante cosettine un po' sfiziose, un po' finger food, da gustare a morsettini chiacchierando in salotto (politica esclusa naturalmente per non farsi andare tutto di traverso e io agli amici ci tengo). 

Aperò per farsi venir fame
Piña colada de noantri
Mango pa’a capa
Guay a v(a)oi

Per cominciare
Canapé chi più ne ha
Ne abbiamo pieni i datterini
Meglio parlare con l’avocado
Rotolando in Norvegia
Un’inchiesta di Poirot
Dopo l’IMU ritorna il sole
 Non prendere le caramelle a sorpresa dagli sconosciuti

Per continuare ridendo
Rosso a bicchieri(ni)

Finalmente qualcosa di sostanza
L’era del cinghiale in bianco castagnato  in torta gialla
Brasando il bramito si lacrima un po’

Dulcis in fundo
Ci han tritato i marrons
Tatin à l’orange caramellé
Freeze fruit mint cake
Petit patisserie à la mode de Genziana

Caffè non decaffeinato

Genepy della casa

Se non vi bastano le illustrazioni allegate, vi aggiungerei una breve descrizione lasciandovi però il piacere dell'immaginazione. Dunque intanto scelta tra tre aperitivi piuttosto classici, ma alleggeriti, per potere consentire un successivo consumo di vino più disteso. Per la pina colada si sono ridotte anche un po' le quantità di latte di cocco (6/10 succo di ananas, 3/10 latte di cocco, 1/10 rum bianco Bacardi), per Mango pa'a capa: 8/10 succo di mango, 1/10 rum avana club anejo, 1/10 Aurum, fette di arancio; per Guay a v(a)oi: 4/5 succo di guayava, 1/5 brandy spagnolo (va benissimo il Fundador, ma la proporzione corretta sarebbe almeno 3/5 e 2/5). Questi aperitivi vengono accompagnati da una serie di canapé in 5 versioni: : a) spumoncino di prosciutto cotto con mandorle, b) salsa aurora e gamberetti, c) burro salato e salame di felino, d) maionese peperoni e acciughina, e) paté di olive maison e olive verdi. 

Una congrua serie di antipasti permette di saltabeccare poi qua e là senza affaticare troppo lo stomaco. Si inizia con uno freddo: Ne abbiamo pieni datterini, che propone pomodorini spaccati per metà o a quarti, in tre versioni: 1) ripieni di salsa tonnata, 2) robiola pepe e olio, 3) uova sode con ricotta. Segue la serie degli antipasti caldi. Meglio parlare con l'avocado: quadratini di pasta sfoglia ricoperti di ricotta e avocado, con guarnizione di ciliegini (pepe a piacere e zeste di limone). Rotolando in Norvegia, un semplice rotolo di pasta sfoglia spalmata di Philadelfia con salmone affumicato, seguito da Un' inchiesta di Poirot: torta salata semplice di porri, besciamella e pancetta affumicata. Poi, Dopo l'IMU torna il sole, Due paste sfoglie rotonde sovrapposte farcite di ricotta e prosciutto crudo, tagliate a raggiera i cui spicchi vengono rigirati a torchon prima dell'infornamento. Per finire Non prendere le caramelle a sorpresa dagli sconosciuti: quartini di tomino con goccia di miele avvolti in una fetta di speck e infornati dopo averli avvolti a caramella con carta da forno. Accompagnamento con Champagne Laurent Perrier

Anche per il primo, solamente piccole porzioni in bicchierini (Rosso a Bicchieri) di riso rosso con crema di carciofi, carciofi e taleggio. Chi vorrà ne prenderà due. Qui ci stava assolutamente bene un Cote du Rhone Domaine Chantegrives.

Per il secondo necessitava qualcosa di robusto e stagionalmente indicato, quindi prima L'era del cinghiale bianco castagnato in torta gialla, bocconcini di cinghiale lungamente stufati in vino bianco e castagne con quadrelle di polenta fritta e Brasando il bramito si lacrima un po': un calssico civet di bocconcini di cervo e cipolline d'Ivrea mignon brasate al vino rosso. Qui intendevo servire un acconcio Brunello di Montalcino, ma la moderazione alcoolica che ormai impazza, mi ha impedito di stapparlo, sarà per la prossima.

In questi casi l'intonazione a piccoli pezzi che ha contraddistinto il menù deve proseguire anche nel dessert, che deve presentare un minimo di varietà. Quindi si principia con Ci han tritato i marrons, un semifreddo ai marrons glacés spezzettati, seguiti da una Tatin à l'orange carmellée, strato leggerissimo di confettura d' arance amare, strato di fette di arancia caramellate e corpo tipo Paradiso. Il Freeze fruit mint cake, deve essere un vero e proprio trompe l'oeil, tanta scena e meno arrosto insomma, ciambella classica (farina, uova, lievito, yogourt al cocco, sciroppo alla menta, farcita di Nutella e ricoperta di cocco in polvere, con centro e corona riempita di frutta (uva bianca, fragole, more, ribes) caramellati con effetto brina, molto scenografica. Gran finale con i cioccolatini fatti in casa (tartufini bianchi e neri, datteri e noci al cioccolato, marzapane al cioccolato, palline al cocco e cioccolato). Qui obbligatorio un passito catanese delle pendici dell'Etna Parsimo.

Cosa dite, la spingo a cominciare con le ricette raccontate? Per ora fatevi bastare le fotografie.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

sabato 14 dicembre 2013

III A, 48 anni dopo.



Ogni volta che ci si ritrova, si fa il conto di quanti anni sono passati da quella prova , che allora ci sembrava tremenda ed insormontabile dell'esame di maturità. Inevitabilmente si fa il conto. Accidenti già 48 ne sono passati, speriamo di ritrovarci tutti a 50. E ti ricordi di questo e di quello, della Morato e di Mulas, di Angelino e della Mamma, la Pagliano e via discorrendo, sempre gli stessi episodi che non ti tornano mai a noia. E poi quel constatare che alla fine, quella scuola ha preparato alla vita. In fondo eccoci qua, qualcuno addirittura ha ancora la forza e la voglia di lavorare, non ci risulta che nessuno sia ancora finito in galera e neanche qualcun altro va a mangiare alla Caritas, Solo fortuna, può anche darsi, è vero, però forse una scuola buona, accoppiata alle attitudini individuali, a qualche cosa serve. Si può dimostrarlo? Mah. Diciamo che si può avere solo qualche indizio. Ad esempio tutti tra noi, chi più chi meno, hanno fatto qualche cosa nella vita e nessuno ha dovuto seguire la strada di chi non sa fare nulla: la strada della politica.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

venerdì 13 dicembre 2013

Considerazioni sul Tai Ji: Le forme.

Zhang San Feng - Fondatore del Tai Ji
Una delle difficoltà che incontra il principiante quando si avvicina alla pratica del Tai Ji, consiste nella memorizzazione della serie di tecniche che compongono le Forme. Molto prima ancora di sapere eseguire ogni tecnica in maniera corretta e poi, nei passaggi successivi di coordinarne l'esecuzione con la respirazione e l'attitudine corporea adatta, il primo scoglio è proprio ricordare la sequenza dei movimenti e la loro concatenazione. Ma qual è lo scopo per cui le forme sono state create? In un mondo in cui la trasmissione delle conoscenze avveniva principalmente con l'osservazione del maestro e della sua imitazione, non c'è dubbio che la Forma rappresenta la necessità di istituzionalizzare una sequenza che comprenda porzioni vari del gran numero di tecniche da studiare, fino ad avere un riferimento che, in assenza di una regola scritta, descriva i principi della parte meramente fisica dell'esercizio. Di certo questo è una delle spiegazioni per cui le Forme sono state create, ma non è l'unica. Infatti le sequenze delle Forme stesse sono state studiate anche a fini salutistici e questo è anche uno dei molti motivi per cui si praticano. Secondo T.Y.Liu, un maestro di Hong Kong, il modo in cui la serie dei movimenti è stata congegnata, le ripetizioni speculari ed i modi di esecuzione, sono state concepite anche al fine di esercitare correttamente, via via, tutti i muscoli del corpo in modo simmetrico, estendendo ai tessuti periferici che sono più suscettibili di deterioramento e degenerazione, con l'uso e con l'età, una attivazione data dalla contrazione dei muscoli stessi, dando a ciascuno pari opportunità di lavoro. 

Poi, dove alcuni muscoli richiedono maggiore attenzione, alcune posizioni vengono ripetute. Il movimento comincia dai piedi (le dita e le piante che nella posizione iniziale agiscono radicandosi al terreno, ecco perché non bisogna sottovalutare la apparente semplicità delle posizioni iniziale e finale), poi attraverso caviglie e gambe, sale lungo la colonna vertebrale concentrandosi attorno alla vita, per sostenere correttamente il peso e l'equilibrio del corpo. Si estende infine verso l'alto fino al collo e al capo e lungo spalle e braccia per terminare nella punta delle dita della mano. Ogni cambio di posizione, che comprende da due a quattro piccoli spostamenti, coinvolge  alternativamente l'innalzamento o l'abbassamento del corpo, lo spostamento in avanti o indietro o una oscillazione con angoli diversi, fino alla completa rotazione. Questi movimenti, qualche volta apparentemente complicati, mirano non solo a mettere in azione tutta la muscolatura in maniera efficace, ma anche a migliorare e rivitalizzare la sensibilità di tutto il sistema nervoso centrale e periferico. Lo spostamento del peso da una gamba all'altra in sincronia con la respirazione profonda, rendono il movimento stesso lento, costante ed eseguito senza sforzo apparente. Questo è uno degli aspetti essenziali dell'esercizio e la sua lentezza e levità di esecuzione, può e deve essere eseguita solo con la spina dorsale in una corretta postura verticale, con la mente consapevolmente concentrata e rilassata, che escluda pensieri irrilevanti. Così eseguire, in pochi minuti, ogni mattina, prima di intraprendere le normali attività della giornata, può essere un aiuto importante, fisico e mentale, per affrontare le difficoltà di ogni giorno

Tutte le parti del corpo di conseguenza si muovono in assoluta armonia tra di di loro, senza contrasti o forzature. La sensazione generale può essere paragonata al movimento di un pesce nell'acqua o di un uccello nell'aria. Completato il percorso della Forma scelta, in maniera corretta, non solo si otterrà una sensazione di assenza di fatica, ma si dovrebbe avvertire un senso di vigore generale, in cui tutto il corpo apparirà carico e riscaldato senza sbuffare o ansimare, né con accelerazione indebita del battito cardiaco. Così la combinazione completa di movimento muscolare, integrato alla respirazione profonda, genera una attivazione dell'attività nervosa, stimola la circolazione sanguigna e quella dei processi linfatici ottenendo un impatto finale estremamente positivo sui processi mentali. Questa completezza è alla base dei benefici, che i più recenti studi stanno dimostrando essere ottenuti anche nella prevenzione e nella cura precoce di molte malattie tipiche dell'invecchiamento. Lo stile Yang e le sue forme è quello che più è indirizzato a questo aspetto di benessere fisico e mentale. Le sue forme codificate (8, 16, 24) per i principianti sono già di per se stesse complete e possono essere eseguite con soddisfazione da praticanti di ogni livello. La forma antica più completa infine, la 108 (o la 88  leggermente ridotta) rappresenta il libro non scritto che descrive tutte le tecniche previste. Tuttavia non è necessario lo sforzo mnemonico di ricordare molte forme. Grandi maestri ne hanno eseguita una sola per tutta la vita, continuando a migliorarne l'esecuzione.


Refoli spiranti da: Fundamental of Tai Ji Quan - Wen Shan Huang - Hong Kong -1973

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

giovedì 12 dicembre 2013

Tombeur de femmes.

1935 circa.
Una cosa è certa, mio papà doveva essere un gran tombeur de femmes, almeno penso e direi che in caso contrario, foto come questa non avrebbero avuto ragione di essere. Poiché in famiglia la cosa non ha mai avuto rilevanza o strascichi, devo dedurre che tutto questo avvenisse quando era ancora signorino, dato che si è sposato a trent'anni. Per lo meno, la mia mamma non si è mai lamentata per situazioni sospette in questo campo, per cui penso che questa attività sia cessata nel dopoguerra col matrimonio, anche perché credo che in quel periodo ci fosse altro a cui pensare. Oppure può anche darsi che questo fosse un atteggiamento, una posa tipica dei giovanotti nel periodo del ventennio (non quello berlusconiano, intendo). La foto è attorno alla metà degli anni '30 e fa parte di una serie in cui figura anche tutto un gruppo di amici che evidentemente con una certa costanza giravano i vari balli a palchetto della zona. Certo in quel periodo c'era solo il cinema e il ballo, dunque queste attività occupavano tutto il tempo libero dei giovani del tempo, niente ore da passare davanti alla TV, ai videogiochi o a cazzeggiare su feisbuc, per non parlare dei telefonini. Di certo, sempre a vedere dalle foto, anche considerando un periodo con meno bisogni, un minimo di disponibilità di argent de poche ci doveva essere anche per la classe operaia, calcolando che di certo non arrivavano paghette dalla famiglia; anzi di norma, una parte degli stipendi dei giovani venivano rastrellati per il bilancio familiare generale. 

Come si vede però rimaneva spazio per vestiti fatti dal sarto (d'accordo allora, tutti i vestiti venivano fatti dal sarto) e per il Borsalino (beh, essendo di Alessandria, ci mancherebbe). Le scarpe a mano se le faceva da solo, quindi il mio vecchio, quando se ne andava in giro alla sera, faceva la sua figura, direi. Comunque mi sono convinto che i punti fermi dei giovani di tutti i tempi differiscano pochissimo, anche col variare dei decenni. A ricordare i suoi racconti, quando andavano a Casale a vedere la partita, alla fine erano sempre botte con gli ultras avversari e qualcuno finiva sempre nel canale, che ancora adesso scorre di fianco allo stadio. E quando giravano per i paesi, in bicicletta per i matinée dei balli a palchetto nelle feste del paese, dove si pagava un soldo a ballo ed alla fine della canzone un addetto con una corda fissata al bordo, spingeva i ballerini fuori della pista, che rientravano pagando, mi pare 5 centesimi per il successivo ballo, dall'altra parte, l'interesse era quello che accalappiare qualche graziosa ragazzotta che concedesse qualche cosa. Si dice, anche se non ne sono tanto convinto e probabilmente in questo campo si faceva di più e si parlava di meno, che alla fine le ragazze di quel tempo concedessero molto poco. Chissà, come andavano le cose. Certo è anche possibile che alla fine della serata, mentre la primavera spargeva nell'aria profumi e promesse, coi sensi accesi ed inappagati,  quei gruppetti di ragazzi con l'occhio tenebroso, bicicletta alla mano, finissero tutti insieme al casino.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!