giovedì 17 luglio 2014

Albania 5: Sul monte Dajti

Tirana - La moschea Ethem Beu
 
Gli affreschi all'interno della moschea
La grande piazza Skenderberg, al centro di Tirana, al mattino presto mostra un traffico non troppo confuso e caotico, ma quello di una tranquilla città di provincia. Ti puoi fermare con calma e trovare un comodo parcheggio per dare un'occhiata intorno. I palazzi dei ministeri gialli e rossi che la circondano, mostrano un inconfondibile stile littorio coloniale. Su un angolo, la Moschea Ethem Beu, si erge tranquilla e minuscola, senza la consueta pomposità degli edifici religiosi. Non aspettatevi niente di straordinario, tipo Moschea Blu o Moschea di Cordoba, si tratta solo di un piccolo edificio, miracolosamente sfuggito alle distruzioni iconoclaste del regime, che aveva, con una famosa legge, abbattuto ogni costruzione che concernesse attività religiose di qualunque tipo. Ci fu qualcuno che mise il dubbio che, in fondo, si trattava di materiale culturale e storico che sarebbe andato perduto a detrimento della grandezza del paese stesso, così fu compilata una lista di edifici da salvare, dai quali, siccome parevano troppi, fu stralciato successivamente un più contenuto elenco, un po' come la storia dei nostri Enti inutili, solo che da noi non si riesce ad abbatterne nessuno, mentre lì, diciamo che ci hanno dato dentro pesantemente e quello che è rimasto non è davvero molto. La Moschea di Tirana è un piccolo edificio, ma con i soffitti ancora ricoperti di affreschi floreali molto belli, che un simpatico custode ti apre a richiesta. Per la verità sono disponibili anche degli opportuni foulard per le signore visitatrici, con i quali le nostre ragazze vorrebbero affrettarsi a coprire le loro troppo esibite bellezze, ma il custode fa un cenno eloquente con la mano, che non si prendessero troppo fastidio, che non è poi una cosa così importante. 

Gruppo di osservanti
Puoi rimanere seduto tra i tappeti a guardare il soffitto e il piccolo mirhab sul fondo con tutta calma. Rimane così sempre il fascino discreto di tutti gli edifici religiosi quando li puoi osservare in quasi solitudine al loro interno. Appena al di fuori la torre dell'orologio. Già perché, per una sorta di political correct ante litteram, si era previsto anche la costruzione di una chiesa a fianco, un po' per uno non fa male a nessuno, poi, si sa come vanno le cose, sono finiti i soldi ed è rimasto solo il campanile. Un giro rapido attraverso i quartieri più vecchi della città, dove puoi ancora vedere la sfilata delle fatiscenti costruzione del regime, che si stanno sbriciolando sotto il sole estivo, la calce degli intonaci già consunta da tempo, i mattoni che le vanno dietro. La zona di Biloku che invece era off limit alla popolazione normale, guardata a vista dai poliziotti a protezione dell'establishment, appena al di là del fiume Lana che divide in due la città, adesso è diventata un seguito di giardini aperti, negozi di lusso e pub, dove la nuova Tirana che può, passa le sue giornate cercando di imitare la way of life che passa in televisione, nelle tante telenovelas che arrivano dalle varie parti del mondo, anzi adesso ce n'è una turca che va per la maggiore con un certo Billu, uno strappamutande dall'occhio morbido e fascinoso che fa impazzire le fanciulle locali come nessun altro mai prima. Usciamo alle spalle della città traversando i quartieri periferici, una sfilata di palazzi nuovi coloratissimi, per la maggior parte vuoti e non abitati. 

Le sorgenti del monte Dajti
La crisi immobiliare ha colpito duro anche qua e gli investitori stranieri piangono, chi ha dato a larghe mani i permessi di costruzione, un po' meno. La strada si inerpica subito verso il monte Dajti, che domina la città. Di tanto in tanto tra la macchia mediterranea che con i suoi forti profumi la fa da padrona, spuntano sorgenti impetuose e getti d'acqua dove gruppi di macchine cariche di taniche e bottiglie fanno scorta. L'acqua è una delle caratteristiche fondamentali di questo paese, dovunque presente, impetuosa e violenta, oppure frusciante e fresca, al solo vederla, ricchezza storica che ha reso sempre il paese vivibile senza troppi affanni anche nelle sue zone più remote. La strada diventa pista e si inerpica verso l'alto dove i bassi boschi di corbezzolo, lentisco e giuggiolo e i bassi cespi di erica, mirto e ginestra, lasciano spazio alle faggete e alle querce e poi in ultimo ai pini. La gente diviene sempre più rara anzi a poco a poco scompare. E da queste parti a pensarci bene di gente ne è scomparsa molta. Li portavano quassù, quelli che venivano definiti dissidenti, ma bastava la denuncia di un vicino invidioso o il giuramento al partito fatto in modo incongruo per catalogarti tale e verso le quattro di mattina, bussavano a casa tua, ti buttavano giù dal letto e dopo una specie di giudizio sommario finivi qui, dove, in mezzo ai boschi, nelle radure tra i lecci, si aprono voragini, doline, foibe profonde.

Un bunker
Una fucilazione rapida e poi si finiva lì in fondo senza neppure bisogno di scavare una buca per terra. Si fa fatica ad immaginare da queste parti,  un futuro immediato fatto di localini graziosi e piccoli ristoranti, bambini che giocano e danno da mangiare ai daini. E' un luogo che come tanti altri nel mondo, conserva memorie pesanti da metabolizzare. Meglio fermarsi di tanto in tanto e lasciarsi invece vincere da questo paesaggio esagerato, con i piccoli specchi d'acqua blu scuro, zaffiri puri negli angoli in fondo alla valle, a far da contraltare alle tante tonalità di verde. Se ti sforzi riesci a dimenticare tutto il resto e aspiri soltanto il profumo forte del bosco e quasi neanche più vedi qua e là tra i cespugli i piccoli funghi di cemento delle migliaia di bunker che il dittatore faceva continuamente costruire in ogni spazio libero, tutti rivolti ad occidente, un po' per tenere occupata la gente, un po' per creare l'idea di un nemico, ancor più temibile in quanto sconosciuto e mai visto, per fare del paese intero una fortezza Bastiani in perenne attesa del peggio, che poteva arrivare ogni giorno, anzi che un giorno sarebbe certamente arrivato. 

Laghi di montagna
SURVIVAL KIT

Moschea Ethem Beu - Andateci al mattino, se non è aperta chiedete a chi sta lì intorno, Arriva il guardiano che vi apre. Vestiti decenti, ma non ci sono esagerazioni fanatiche anzi, l'atmosfera è molto rilassata. Lasciare una piccola offerta. Non si paga l'ingresso. Attorno potrete vedere la Piazza Skenderberg con i palazzi dei ministeri e visitare il Museo Storico Nazionale, proprio di fronte.

Tirana si visita a piedi nel centro, ma per avere un'occhiata d'insieme si può tranquillamente girare con la macchina per avere un'idea dell'architettura Fascista del centro, di quella delle case del regime e della nuova Tirana che sorge sulla precedente con case di 4/8 piani molto colorate.


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