venerdì 18 luglio 2014

Albania 6: Bunker e laghi

Pagliai di montagna



Il ponte romano
Le piccole catene di monti che corrono parallele al mare si susseguono una dopo l'altra in una serie intricata di forre e precipizi, salite improvvise che ti conducono a passi tra le nuvole e susseguenti zig zag in discese mozzafiato in mezzo a boschi intricati. E' una vera pacchia per chi ama il fuoristrada, seguire queste carrarecce sassose che paiono seguite solo da muli imbardati e greggi di capre. Ogni tanto un piccolo guado in fondo alla valle per passare un pigro rivolo di acqua che, dal greto che lo circonda, indovini invece, violento e prepotente in altre stagioni e poi via a risalire il costone, senza incontrare mai nessuno. Ti sembra quasi un mondo deserto e primordiale, forse abbandonato dai suoi abitanti che un tempo lo popolavano. Il problema si presenta quando è ora di mettere qualche cosa sotto i denti, perché anche il fuoristradista non vive di sola polvere e pietrisco, dell'adrenalina dei guadi e della guida ai limiti del ribaltamento. Su un costone, libero dal bosco, quattro case circondate da orti stentati, due campi di mais e qualche prato già sfalciato, circondato da grandi pagliai. In una di queste, la stanza che dà sulla strada, un po' più grande, funge da solito negozio tuttofare e quindi ci sono anche i due tavoli e qualche sedia che lo qualificherebbero come bar. Il ragazzo rimane perplesso alla nostra richiesta di cibo, non so se per la dimensione dei richiedenti o per una oggettiva ed inusuale stranezza della richiesta. Chiediamo di conferire con la mamma, che arriva dall'orto tutta trafelata, anche lei però incerta sul da farsi, poi, convinta dalla pressione esercitata dai famelici stranieri, forse per non farci rimanere male, corre in cucina a preparare quello che ha nel suo frigo. 

Alcuni bunker
Così, dopo poco, compaiono assieme alle birre fresche, qualche piatto di tzatziki, delle belle insalatone alla greca, che qui comunque è bene chiamare insalate miste, salsicce arrostite e un fenomenale piatto di ricotta tiepida e striscioline di peperoni sott'olio, che viene sbarazzata in un attimo, sotto gli occhi sbarrati della gioventù del paese che si è radunata davanti al negozio a prendere parte all'unico avvenimento della giornata. Finale con caffè turco, corposo, sapido, forte, che come si sa premia chi sa accontentarsi e punisce l'ingordo lasciandogli sabbietta fine di caffè in bocca per tutto il giorno. E' un problema anche pagare, la signora vorrebbe solo i soldi delle birre, in quanto secondo lei non ci ha fornito un vero e proprio pasto. Alla fine si riesce a farle accettare un euro e mezzo a persona. Poi la strada prosegue per fondo valle, lungo un fiumicello un poco più pretenzioso che ha scavato una bella gola scura e silenziosa. Attraversi il bosco per arrivare ad una spiaggetta dove l'acqua prende più forza prima di buttarsi nella profondità di una forra più oscura e arrivi davanti ad uno dei tanti gioiellini sconosciuti e completamente occultati dal segreto della foresta. Appena le piante si aprono un poco ecco, un grande ponte di epoca romana, perfettamente conservato che scavalca l'acqua con una curva elegante e slanciata. Pilastri robusti adatti a durare per millenni, archetti precisi che ne alleggeriscono la forma sinuosa, il selciato ancora solido ad aspettare i passi delle legioni che vanno a presidiare lontani confini, zoccoli di muli, ruote di carri pieni di derrate da portare in ogni parte dell'impero, la ricchezza del commercio e della commistione di popoli e di idee, la grande forza della soluzione romana, forse la spiegazione vera della durata del suo dominio. 

Una granata
In alcuni punti seminascosto ancora dalla vegetazione ricca e rigogliosa per l'umidità costante, che ne fa ricoprire la pietra di muschi, mentre giganteschi salici e altri arbusti lo assalgono alle spalle per tentare di vincere senza riuscirci, l'opera dell'uomo. Così lo vuoi percorrere ancora per intero, perché solo in questo modo ti par di sentire i passi cadenzati della marcia di quei lontani invasori; lo ammiri dal basso per chiederti se queste cose possono rappresentare nel tempo la grandezza dell'umanità, dell'uomo faber intendo e non del guerriero distruttore. Chissà, comunque il paese è pieno di questi  resti millenari, ben conservati, ci vuole solo la voglia di scoprirli e di andarseli a vedere. Magari di metterli a paragone con le opere più moderne e recenti, gli infiniti bunker di cemento di cui vi ho già parlato, che però già cominciano a sgretolarsi sotto il giudizio della storia. Al fianco nel costone della montagna ce ne sono di grandissimi, forse servivano a riparare carri armati e sono tutti comunicanti tra loro. Butti  un'occhiata dentro e per terra tra il fango ecco che spunta una granata, piccola, verde, maligna, ancora pericolosissima, a testimonianza che non bisogna fare gli stupidi. Questo ritrovamento getta una certa ansietà e fa riflettere sul fatto che se chi ti accompagna ti dice che in certi posti non bisogna entrare, ci sarà pure un motivo. L'ultimo passo della giornata, poi compare in un varco tra le nubi, la piatta superficie del lago di Okrit. E' uno dei tre grandi laghi albanesi, enorme e chiuso tra le montagne, ai confini di Macedonia e Montenegro. Visto dall'alto mentre il sole è già sceso, ha il colore plumbeo dei laghi glaciali alla sera, solo a tratti imporporato dagli ultimi barbagli di un tramonto ormai consumato, sotto nubi che si preparano a vestire il velluto grigio scuro per il galà notturno, che le mille piccole luci promettono sulla linea curva della riva lontana. La pista precipita a valle in una serpentina angosciata di curve. Pogradec, la capitale del turismo locale lacustre, aspetta laggiù in fondo. 


SURVIVAL KIT

Le fuoristrada al ponte romano
Ponte romano - Lasciare la strada principale che da Elbasan va a Pogradec, più o meno a Oukes e prendere la pista destra che va verso il fiume, dopo poco a destra, una piccola pista laterale porta, con un centinaio di metri, fino al torrente dove, tra gli alberi rimane un po' nascosto il ponte. Eventualmente chiedere a qualche passante. Proseguendo poi la stessa pista nella gola che porta al passo per Pogradec, sulla sinistra a fianco alla strada, molto visibili, l'ingresso di 3 bunker , magazzini per materiali pesanti. NON ENTRARE. E' molto pericoloso a causa della possibilità di calpestare al buio, residuati bellici ancora attivi e mettereste anche in difficoltà chi vi accompagna, Accontentatevi di dare un'occhiata attraverso le grandi entrate.

La discesa dal passo a Pogradec sul lago di Okrit

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5 commenti:

Juhan van Juhan ha detto...

Meraviglioso!
Nel senso di più del solito.

Enrico Bo ha detto...

Grazie Ju, è il paese che è davvero interessante.Da Oggi mi trasferisco in Val Chisone!

Juhan van Juhan ha detto...

Che è interessante quasi uguale. Tranne i problemi per la lingua (prossimamente un post su)

Ciccola ha detto...

WOW ma che meraviglia! Mi rendo conto che non avevo davvero idea che l'Albania avesse posti del genere.

Enrico Bo ha detto...

@Ju - beh anche qui col patois non scherziamo.

@Cicco .- e ancora non siamo al mare che è ancora una cosa davvero bella!

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