mercoledì 27 settembre 2023

Ansia

dal web

 

Man mano che il giorno della partenza si avvicina, ecco che si ripresenta ed ogni ora è più pungente e fastidiosa, la sindrome classica degli anziani che vogliono sempre fare il passo più lungo della gamba. Ecco che arriva l'ansia. Giunge da lontano, come il temporalone d'agosto che annuncia la fine dell'estate e si presenta con neri nuvoloni che si addensano dietro le cime delle montagne e poi, con quei brontolii sordi e prolungati che ti comunicano di essere pronti a scatenarsi, con il preannuncio di disastri inequivocabili oltre che inevitabili. Tutto è poi rinforzato da saette che rischiarano il cielo ormai buio e ti fanno stringere il cuore. La sensazione è proprio la stessa e a te non rimane che stare lì come un babbaleo ad attendere il rovescio dell'acqua gelida sulla testa, senza neanche aver a disposizione un ombrello.. Certo non hai un problema preciso da risolvere, ma quella sensazione generica di problemucci che non riescono a disvelarsi completamente e che quando saranno pronti a deflagrare tutti insieme, creeranno il disastro, a te  proprio a te che ti troverai a 10.000 chilometri da casa, senza gli strumenti a cui sei abituato, in un mondo che sarà sconosciuto ed ostile. Poi in effetti non è mai così e tutto si risolve sempre con un po' di buona volonta e di esperienza, ma è la mia sensazione che precede la partenza che è pessima ed invece dovrebbe essere un momento di adrenalinica spinta ed entusiastico non star più nella pelle, fino al momento di salire la famigerata scaletta, che poi adesso è quasi sempre un tubo. Un budello che ti dà la sensazione di reinfilarti in un caldo (ed è quasi sempre un caldo soffocante) ventre materno da cui uscire solo dopo una lunga gestazione di ore ed ore, sudaticcio e sfiancato dalle gioie della classe bestiame, come la chiamava un giornalista famoso al quale il giornale, evidentemente non passava la business. 

Il problema è che io sono fatto così e non riesco a godermi, specie negli ultimi giorni, l'eccitazione della patenza. Invidio chi ne parla in termini entusiastici e almanacca i piaceri e le sensazioni che proverà o che si aspetta quanto meno di provare. E' uno stato d'animo che si legge spesso sul web, a meno che non sia tutta fuffa e l'ansia mefitica, in misura più o meno grave assalga un po' tutti, anche se non lo vogliono ammettere, chiamiamola sindrome premestruale del viaggiatore. Io soffro in silenzio e conto i giorni che mancano, sempre troppo pochi per quello che c'è ancora da fare, anche se comunque non basterebbero mille in più. E' che ho questa maledizione di voler prevedere i dettagli per non trovarmi impreparato al momento del bisogno, quando poi in effetti di tutti gli intoppi prevedibili non ne capita mai uno e quei pochi inattesi arrivano sempre a ciel sereno e vanno risolti in loco adattandosi alla circostanza. Vero è che mai come in questo caso, parto completamente impreparato, ma è anche vero che dico così tutte le volte, a parziale consolazione. Ma la Corea è un paese di cui conosco talmente poco da farmi nascere mille dubbi e preoccupazioni. Oltretutto questo progetto è nato così,  in maniera assolutamente casuale, in sostituzione di un'altra meta a lungo investigata e vivisezionata e infine scartata, obtorto collo, a causa di prezzi per me improponibili ed altrettanto inspiegabili visto che si trattava di un paese con le pezze al culo, dove tutto avrebbe dovuto costare pochissimo. Va bene, rinviata sine die, sarà per un'altra volta, ma intanto mi sono trovato alle prese con questo altro progetto, nato solo da voli trovati a prezzi, cari ma ancora accettabili, ma che ha dovuto prendere forma in tempi per me rapidi e che mi hanno costretto ad un concitato lavoro di scoutung sulla rete, su cui come immaginerete, non sono un furetto. 

Comunque alla fine le cose essenziali, almeno credo, sono in bisaccia e al resto penseranno gli dei, speriamo non troppo invidiosi, che accompagnano il viaggiatore nelle sue peregrinazioni e la stella della sera che lo protegge, premiando la sua buona volontà. In realtà aspetto ancora qualche conferma, ma in linea generale, dovrei dichiarami, per quanto possibile, pronto. D'altra parte, un punto che mi allieta l'attesa della partenza, è che da questo viaggio non  mi aspetto moltissimo e che la Corea, pur essendo nel novero dei paesi in lista d'attesa, non era mai stata una meta posizionata nei primi posti della lista. Questo generalmente è un fatto positivo, in quanto ho sempre verificato che la mancanza di grosse aspettative genera una sensazione di sorpresa e apprezzamento che ti fa godere molto di più il viaggio. Al contrario le grandissime attese, provocano quasi sempre delusione più o meno forti, ancora di più per quei luoghi molto famosi, che hai già visto mille e mille volte in documentari perfetti, ripresi con le luci più straordinarie possibili, girati nei momenti migliori, che li rendono straordinariamente fotogenici, poi quando ti trovi davanti alla realtà, che gode sempre del fatto di essere lì nell'ora sbagliata, con la luce scadente o la foschia, la temperatura insopportabile o la pioggia fastidiosa, diminuiti enormemente del fascino certo che avevi messo in conto, producono solo un pensiero affievolito e qualche foto pessima anche se obbligata. Ricordo la sensazione di leggera delusione di fronte al Grand Canion e dico poco, di cui avevo già assaporato la bellezza nelle centinaia di foto storiche da cartolina, al confronto dello sconosciuto, per me, Brice Canion, che mi affascinò come assolutamente non potevo prevedere. Va bene, si vedrà. Intanto vediamo se mi risponde il tizio a cui ho chiesto se ha la possibilità di affittarmi uno scooter senza la patente internazionale.


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