giovedì 9 gennaio 2020

Cina 28 - Shangri La

La valle dello Yang Tzé

Il lago dal passo
La vallata qui è amplissima. Il lago, o palude come vogliamo chiamarla, ne occupa un largo spazio e le sue rive apparentemente inselvatichite danno una sensazione di luogo fuori dalla civiltà anche se lontano, sulla riva opposta vedi la sfilata dell'agglomerato urbano, da cui però, data la distanza non riesci ad identificare il tempo. Non fosse per il nastro d'asfalto e le auto che passano, potresti tranquillamente essere qui, come transumante pastore o mercante in carovana verso l'ancora lontana Lasha. Il confine col Tibet è solo ad una cinquantina di chilometri, anzi, usciti dall'autostrada che ci va direttamente, ce ne siamo già allontanai un po' verso sud, ma ormai respiri definitivamente l'aria fina dell'alta quota, quella in cui finalmente gli yak campano bene, per lo meno dal numero che vedi pascolare tranquillamente attorno nei prati. Le dimensioni e gli spazi, più estesi e sconfinati, parlano di un territorio ormai diverso, fatto dei pianori semideserti dell'altopiano, della quota nella quale a te, uomo della bassa, camminare sarà sempre fatica e respiro affannoso ed i pochi uomini che incontri avranno la faccia rugosa e cotta da un sole violento e segnata dalle crepe del gelo. Certo, qui l'aria è assolutamente frizzante mentre sta arrivando l'inverno, stagione di secco rigore, lunga e difficile, anche quanto tutti stanno aspettando la prima neve, con tanti mesi da trascorrere prima di quella lontana primavera, quanto tutto sembra rinascere e le piane ricoperte di erba secca si ricoprono di un tappeto di piccoli fiori colorati.

Tetti di Shangri La
Shangri La (香格里拉) se ne sta in fondo al lago appesa a metà strada tra acqua e cielo e si riflette nella superficie a specchio che il sole, quando compare definitivamente cambia in azzurro violento, confondendoti l'occhio e mostrandosi quasi come un miraggio a mezz'aria, una di quelle morgane che i viaggiatori credono di vedere nei deserti del mondo e delle quali hanno imparato a dubitare. E invece ti aspetta laggiù in fondo al lago, luogo favolistico e misterioso in attesa di mostrarti i suoi tesori. Questo almeno è la sensazione che vuole darti il ministero del turismo che ne ha fatto un costruito emblema di come bisogna sfruttare quello di cui si dispone. Il nome della cittadina infatti era Zhang Dian, conosciuta ovviamente con altri nomi, locali e tibetani, uno dei punti di sosta della carovaniera, ancora ben conservata nella sua struttura di case di legno del periodo Qing, raccolte attorno al tempio che sorge sulla collinetta appena rilevata, ma il governo ha pensato bene, quando ha programmato il lancio turistico della intera regione, di mutarne il nome in Shangri La, utilizzando il toponimo ormai noto, dal romanzo Lost Horizon, del '33 di Hilton e dal successivo film che ne fu ricavato, una mitica valle felice da allora sinonimo in tutto il mondo di paradiso nascosto, marchio ottimo quindi, per lanciarla turisticamente. Certo per i Cinesi è di difficile pronuncia infatti viene normalmente modificato in Xianggelila, ma la zuppa è quella.

Uno stupa
Purtroppo tre anni fa uno spaventoso incendio, prodotto pare, dalle fiamme di una stufa, la distrusse completamente; è il tragico destino comune alle tante città di legno del mondo, e allora in breve tempo, come di consueto da queste parti, è stata completamente ricostruita, identica all'originale, che tanto ai fini dell'occhio è lo stesso (vi ricordate quanto la Cina mandò ad una mostra Svizzera, copie di una decina di guerrieri di Xian, stupendosi del fatto che la gente non li apprezzasse come gli originali, dato che in fondo erano assolutamente uguali?). E' interessantissimo questo fatto, della scarsa rilevanza che qui viene data al concetto stesso di originale e che è alla base anche di tutto il problema delle copie. L'importanza in fondo viene data non all'oggetto specifico (che quindi si differenzia evidentemente dalla sua copia) ma dall'idea che contiene e che in fondo ne costituisce l'utilità, anche artistica e visiva esteriormente. Quindi chi ti copia mostra verso di te un assoluto apprezzamento, copiare è imparare (si può usare uno stesso ideogramma), anzi rispetto ad un dipinto o una statua antica (vecchia) quella nuova e uguale è di certo migliore. Quindi nessuna diminutio nel presentare qualcosa di artistico completamente rifatto. Così anche Shangri La, novella fenice risorta dalle sue ceneri presenta ancora le sue belle vie circondate da case e negozi che fanno cornice a piazzette lastricate di pietra che fai fatica a distinguere da un piccolo nucleo di casette leggermente più periferiche che si sono miracolosamente salvate dal rogo. 

Yak al pascolo
Il nostro albergo è invece in un gruppetto di case fuori città, una ex fattoria proprio sulla riva del lago appena nascosto dai canneti e dalle erbe palustri. Recinti di campagna con qualche piccolo cavallo tibetano e yak che foraggiano liberi nei prati ancora per poco verdi, lungo la riva tra i sentieri resi ancora fangosi dall'acqua dell'autunno morente. La casa tutta in legno, ha le caratteristiche comuni proprie dell'architettura di campagna di queste parti. Presenta infatti sul davanti una grande costruzione in vetro che ricopre la facciata, avvolgendola in una sorta di immensa serra, che evidentemente funge da polmone riscaldante durante il lungo inverno, certo freddo ma quasi sempre soleggiato. Passeggiare nella campagna, appena fuori, ti dà la sensazione degli spazi solitari dei grandi nord del mondo, con l'aria che ti pizzica le guance, l'assenza di rumori che non siano i brevi stridii degli uccelli che si nascondono tra le erbe della riva, la solitudine dei luoghi aperti, dei panorami lontani fatti di rilievi scuri e senza alberi, dell'ovattato silenzio dei deserti freddi. Il blu del cielo e dell'acqua, con le nuvole che si riflettono uguali, copie accettabili appunto di se stesse, si confonde e si integra in un territorio severo, dove spiccano solo le gemme d'oro delle torri del monastero lontano. Una terra che si appresta ad accogliere la notte buia e senza luci delle alte quote, quando cielo e lago nuovamente uguali si tingeranno di nero assoluto e non riuscirai davvero questa volta a riconoscere l'orizzonte.

I monti lontani
SURVIVAL KIT

Dalla finestra
Sky Valley Cottage - Conggu grassland - Shangrila - Bell'albergo, riadattato a nuovo nel 2018, con grandi camere spaziose e bene arredate. Letti king size, doppie da 200 a 300 Y. Colazione 20 Y. Bagni nuovi e ben dotati. Stufetta, Schermo TV gigante, free wifi in camera. Pulito. Spazi comuni dove bere il thé. Possibilità di colazione e di cena in Hotel. Gestore estremamente gentile. Molto bella la posizione sulle rive del lago di fronte alla città. A un paio di km dal centro, è necessario comunque un mezzo per andare in città, il gestore effettua il servizio. Si può passeggiare intorno in un ambiente naturalistico molto bello o riposare sulla grande terrazza ammirando il lago. Molto gradevole e tranquillo.


Arcobaleno


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