giovedì 23 gennaio 2020

Cina 36 - Intorno al lago


Sul lago


Festa di villaggio
Ormai sono le 7 ed è buio pesto sulle rive del lago. Fioche luci all'interno delle case non riescono ad arrivare fino a lambire l'acqua. D'altra parte qui la luce elettrica è arrivata da pochi anni e non si può pretendere. Partiamo alla ricerca del paesino dove sembra tutte le sere si faccia festa. Al buio non è agevole trovare la strada. Prendiamo uno sterrato che risale la collina, poi seguiamo la polvere sollevata da qualche altro mezzo, coi turisti che ci sono; dove vuoi che vadano le auto se non lì. Infatti dopo poco si arriva ad un gruppo di case e già si fatica a parcheggiare fuori dall'abitato, di certo non pensato per ospitare tanti mezzi a motore, al massimo qui si è sempre arrivati con l'asino. Comunque seguiamo la gente che poi entra in un cortile dove una piccola folla si è già assiepata attorno ad un fuoco centrale. Riusciamo a trovarci due sedili di fortuna in un angolo, ma essendo arrivati tra gli ultimi risultiamo in prima fila. E' il privilegio dei ritardatari, gli ultimi saranno i primi. Anche il nostro autista è curioso di vedere cosa succede alla festa e si siede anche lui in un angolo, chi sa cosa gli avranno raccontato delle disinibite donne Mosuo. In mezzo al cortile intanto, una ventina di ragazze, ma ci sono anche delle signore anzianotte, in costume, cominciano a ballare attorno al fuoco mentre un gruppetto di uomini con giacche ricamate e cappello western, che pare piaccia tanto ai tibetani, suonano un semplice flauto e marcano il tempo. 

Donna Mosuo
Ragazza Mosuo
Le acconciature delle ragazze sono piuttosto elaborate e piene di fili di perline che ricoprono gli abbondanti chignon. I balli sono costituiti da passi non troppo complessi e non dissimili da quelli che si sono già visti in precedenza, ma c'è un'aria di festa popolare piacevole. Poi tutto prende una classica piega paesana, perché è poi questo che piace molto agli spettatori cinesi, almeno così pare. Il pubblico infatti è invitato a partecipare e ad unirsi ai ballerini e a quanto sembra non si fa pregare, anzi tutti si buttano nella mischia con grande entusiasmo. Poi parte il karaoke e anche qui la partecipazione è decisa, in molti fanno a gara per esibirsi anche con un certo ardore; chi canta canzoni tradizionali, applauditissime, mentre qualche ragazzotta ci dà dentro con quelle che dovrebbero essere le ultime hit pop del momento. Insomma l'ennesima cosa diversa dalle aspettative, ma tutto serve a cercare di capire questo mondo. Quando si torna alla base, pare sia già passata l'ora giusta, sono ormai le 9, e tutti i pochi locali sono chiusi. Alla fine due ragazze di un bar si prendono pietà di due gualò affamati e ci portano un riso fritto, una morbida piadina di patate ed due thé allo zenzero che un poco scaldano e un po' bruciano la lingua e l'esofago e alla fine calmano la più grossa; poi di filato a nanna. 

Cappello Mosuo
Al mattino, verso le nove, tutto il lago è ancora coperto di nebbia e la montagna dietro di noi è completamente coperta ed invisibile; si decide allora di rinunciare alla cabinovia che porta fino in cima e di fare il giro completo del lago sulla sponda del Sichuan, dove ci sono diversi paesi poco battuti dalla folla. La strada corre lungo il bordo nord del lago e di tanto in tanto qualche piccolo rilievo si affaccia sulle acque e quando la nebbia si dirada un poco, i panorami sul lago sono particolarmente fascinosi. Da una piccola balconata tra due alti stupa bianchi avvolti in colorate bandiere di preghiera che sventolano vigorosamente. Tre donne fasciate in corpetti stretti e coperti di fitti ricami, scendono il sentiero verso la riva dove un altro piccolo tempio si protende verso le acque, portano bastoncini di incenso già accesi e qualche frutto. Dietro di loro il filo di fumo lascia una scia profumata di impegno religioso. Aggiungo un legnetto attorno alle pietre dello stupa, nel punto in cui sembrano più pencolanti, in mezzo alle decine di altri. E' commovente questa simbologia. Sotto ogni pietra aggettante, nei luoghi sacri almeno, tutti quelli che passano, aggiungono un piccolo bastone sotto la roccia, come se anche la sua piccola fragilità fosse sufficiente, in quanto sorretta dalla fede ad evitare che prima o poi la pietra precipiti. Così tutte queste centinaia di bastoncini rimangono lì, in maniera apparentemente incongrua ed inutile, a reggere l'enorme peso, ma la gente pensa che anche un piccolissimo sforzo, unito a quello di tutti gli altri sarà utile allo scopo finale. 

Donna Yi

Dall'altra parte del lago, le acque si disperdono in una grande zona umida di canneti attraverso i quali si può passeggiare, godendosi l'ambiente pieno di uccelli che nidificano tra i giunchi. La passerella sembra attraversare tutta l'area congiungendo piccoli gruppi di case e sembra fosse utilizzato in passato per quello che, tanto per tornare sulle abitudini notturne delle donne Mosuo, per quello che viene poeticamente chiamato il walking marriage (走婚 zǒu hūn), un edulcorato modo di definire la vita sessuale sbarazzina delle signore locali. In sostanza, sembra che col favore delle tenebre, infondo l'attività sessuale è sempre considerata con molta pruderie in questa società, l'uomo sgaiattolasse fino alla casa della ragazza interessata e che lo aveva invitato, ovviamente, e rimanesse con lei fino alle luci dell'alba. I figli che nascevano erano ovviamente di padre incerto e rimanevano nella casa materna, sottoposti al più alla protezione dello zio materno, come del resto in tutte le società di tipo matrilineare. L'uomo non aveva quindi alcun impegno verso la ragazza che naturalmente poteva avere più partner anche nello stesso periodo, stante il fatto che nella lingua Na, propria dei Mosuo, pare non sia contemplata la parola gelosia. Lungo i paesi che attraversiamo intanto, si vedono diverse anziane in costume, ma decisamente più sobrio rispetto a quello della festa. I grandi cappelli che avvolgono il capo sono neri e privi dell'ornamento di perline. 

Casa di campagna Mosuo
Quelli degli uomini invece non di rado sono fatti di ricche pelli di volpi o altri animali dal lungo pelo fulvo. Le case sono vecchie e circondate dai campi; sulle balconate il mais rosso e vitreo è steso a seccare al sole. C'è un gran senso di pace campagnola, qui che dove la folla dei turisti arriva solo sporadicamente. Anche la gente si ferma a guardarti con più interesse, visto che sei un naso lungo, qualche bambino scappa impaurito, poi rimane a fare capolino dietro la porta, curioso e protetto dall'oscurità della tenda. Intanto è venuto fuori un bel sole caldo e la luce è bellissima. Quando sfiora le acque del lago, la vegetazione secca pare oro che risplende riflesso su uno specchio blu. Ci fermiamo alla casa di una amica di Apple che purtroppo non c'è, sembra che sia andata ad un matrimonio in città. Ormai anche qui la tradizione se ne è andata al diavolo e matrimonio ormai vuol dire abito bianco, tempio, servizio fotografico e viaggio di nozze possibilmente a Venezia e all'outlet di Serravalle, altro che walking marriage. Peccato, mi sarebbe piaciuto chiedere qualche spiegazione in più di quanto si legge sulla vulgata in materia. D'altra parte queste tradizioni erano di certo viste come utili e necessarie ad scongiurare le possibilità di endogamia, troppo frequenti tra queste montagne isolate e questo costume del passato, ricordate Marco Polo, delle ragazze che venivano offerte ai mercanti di passaggio affinché le ingravidassero, era tesa proprio ad evitare questo ed ad arricchire con sangue straniero l'esangue omozigosi di questi popoli lontani dal mondo. La mescolanza è sempre stata vista come rinforzo in contrapposizione alla debolezza della "razza pura".

Giocando a Majong
Ancora qualche chilometro e si arriva alla città di Nin Lan con il suo bel mercato. Qui ci sono un sacco di donne in costume Yi. Molte sono in una particolare zona del mercato, sedute su dei seggiolini ed esercitano l'arte della chiromanzia. Circondate ognuna da un gruppetto di questuanti, guardano la mano del soggetto con molta serietà, poi pronunciano verdetti inappellabili scuotendo il grande cappellone nero trapezoidale. Una ragazza pare prendere il consiglio piuttosto seriamente e se ne va a testa bassa. Poco più in là ci sono molti tavoli dove si gioca a majong. Quasi tutte donne e il gioco procede in maniera accanita, senti solo il continuo ticchettare delle tessere di plastica dura che sbattono sul tavolo di metallo producendo il caratteristico rumore che sembra un pigolare di uccellini, cosa che si dice sia alla base del nome del gioco stesso. Una vecchia rannicchiata fuma una lunga pipa di argentone. Poco più in là il mercato si allarga in tre grandi capannoni, quello delle carni, poi quello della frutta e infine la verdura, tutti pieni di roba. I banchi sono coperti di carne appena macellata, più in là pesci che sguazzano nelle vasche. Mentre sto scrivendo non riesco a non pensare che in questi giorni, un migliaio di chilometri più a nord, forse proprio in un mercato come questo  è appena partita una di quelle epidemie che si appresta a fare il giro del mondo. Siamo tanti e la Cina è uno dei luoghi del mondo dove te ne rendi davvero conto. Prima o poi partirà, forse da proprio queste parti, la pandemia davvero definitiva che spazzerà via i 9/10 dell'umanità, riportando il numero della popolazione ad una densità congrua al potere tampone del pianeta e allora non servirà più neanche Greta.

Del maiale non si butta via niente



Uno stupa sul lago
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Uomini Mosuo

La zona umida









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