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Monastero di Labrang - Xiahe - Gansu - Cina - giugno 2025 |
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Tibetani |
L'ingresso della città monastero è a soli trecento metri dal nostro albergo, quindi ci avviamo senza fretta per girarcela con calma, avendo quasi tutto il pomeriggio a disposizione. Oltretutto essendo uno dei pochi agglomerati monastici che si sviluppa completamente in orizzontale, non dovremo neppure affrontare il solito incubo delle scale infinite che si arrampicano sulle colline circostanti. I fedeli in visita sono parecchi, senza però essere una folla, non siamo in periodo (purtroppo) di particolari festività, come quelle che prevedono l'esposizione della grande thangka o dei festival delle maschere, quando i monaci si scatenano nelle danze rituali; in compenso adesso si può visitare il complesso con una certa calma. Tuttavia qui si respira un'aria decisamente moderna e non troppo spirituale, la serie di negozi e banchetti attorno alle mura, gli uffici, le biglietterie, la parte dedicata all'accoglienza delle previste torme di visitatori non aiutano a mantenere particolare sacralità nel luogo. Gruppi di monaci giovani, evidentemente studenti delle diverse università ospitate nel complesso, si aggirano scherzando e maneggiando i soliti telefonini, appendice ormai indispensabile di ogni giovane che si rispetti in tutto il mondo, certo che questo toglie un po' la poesia, inoltre tra i dintorni del tempio e la cittadina, ci sono gru dappertutto e si potrebbe dire che la zona è in pieno sviluppo, soprattutto per quanto riguarda le strutture turistiche.
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La grande kora |
Possiamo tranquillamente dire che il governo ha un occhio particolare per quanto riguarda lo sviluppo del settore e la questione tibetana sarà pure una rogna politica non indifferente, ma dal punto di vista del turismo è una vera e propria miniera d'oro che sarebbe un peccato trascurare. Quindi, grande spazio a strutture giganti per l'accoglienza di visitatori e curiosi, cosa che tra l'altro contribuisce a far considerare la religione tibetana e tutto quanto la circonda, non un punto di contrasto politico ma una curiosità esotica, tuttavia arretrata, del passato, molto attraente dal punto visivo, artistico e culturale, ma comunque estranea alla vita vera della società cinese, quindi di conseguenza meno foriera di grane di pensiero e soprattutto di pretese di autonomia politica. Leggo che in altri complessi monastici minori, come ad esempio a Langmu, che si trova a 180 km più a sud, al confine col Sichuan, l'atmosfera è più autentica e la pratica religiosa maggiormente sentita, ma in ogni caso, anche qui siamo nel cuore nel buddismo tibetano e il mondo va avanti e di certo non si può pensare che mentre tutto il paese sta progredendo a cento all'ora, ci siano zone dove si rimane nel medioevo.
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Interno di un tempio |
In ogni caso passeggiare per la città è sempre piacevole, i pellegrini camminano svolgendo le loro pratiche religiose, recitando preghiere e percorrendo la kora principale, lungo il corridoio dove d'infilata vedi il susseguirsi all'infinito dei grandi rulli, che qui sono stranamente esagonali invece che cilindrici, ricchissimi di colori freschi e brillanti che mostrano in rilievo i diversi mantra che ogni fedele si adopera per far ruotare nel giusto senso, procedendo nel cammino, senza saltarne uno, o quelle secondarie attorno ai vari edifici templari più importanti. Queste costruzioni sono di diverso tipo, ci sono le abitazioni dei monaci, a gruppi, un po' in disparte, ai margini, da dove vedi uscire gruppetti di macchie amaranto; altre invece molto grandi che ospitano le zone universitarie con sale di studio, biblioteche e zone di preghiera e insegnamento, gli stupa ed i chorten, certo ognuno contenete sacre reliquie attorno alle quali ruotare in senso orario camminando o prostrandosi procededto a tentoni ed infine i templi che espongono le statue, dove i fedeli vanno a depositare le loro offerte o a fare le fumigazioni o a seguire i riti officiati dai monaci.
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Torma - Sculture di burro |
Alcuni di questi dispongono di grandi sale di preghiera a due o più piani, con le statue al fondo, con una serie di panche sulle quali i monaci si radunano per la preghiera serale guidata dagli anziani. Naturalmente questi ultimi edifici sono i più belli e smaglianti di colori e rilucenti per la doratura delle statue, grandissime e isolate oppure piccole e numerosissime ad occupare intere pareti, alternate alle grandi superfici affrescate ed a quelle ricoperte di thangke dipinte nella migliore tradizione tantrica. Questo complesso è anche famoso per la particolare bellezza delle sue statue, dai tratti molto realistici e delicati. I visi mostrano sempre un tono di grande comprensione compassionevole, in linea con la più classica tradizione buddista. Non mancano le sale che potremmo chiamare museali, con l'esposizione delle famose sculture di burro e farina, anch'esse coloratissime che sono parte della più classica tradizione religiosa. Entro in una di queste; dalle indicazioni non è chiaro se si tratti di lavori storici o di quelle che sono state usate nelle processioni dell'ultimo anno, ma davanti alle vetrine, rimani a bocca aperta. Le statue minuziosamente scolpite con tutti i particolari che vanno dalle pieghe degli abiti ai dettagli delle unghie dei piedi, sembrano fatte di lucida porcellana e non si notano neppure le pennellate che pure sono state necessarie per distribuire i colori vivacissime dei quali sono cosparse.
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Giovani monaci |
Ognuna delle figure ha una sua particolare posizione delle braccia, della testa, delle mani, ognuna con un suo particolare significato per il fedele. Intorno a me qualcuno rimane immobile di fronte alle statue stesse e penso che provi il mio stesso stupore meravigliato di fronte alla perfezione dei dettagli che sarà costata agli artisti un infinito numero di ore di lavoro. Ma proprio questo è il significato, almeno credo. Il tempo non conta, solo importa la volontà di effettuare un opera certamente effimera, ma nella quale si è profuso tutto l'impegno possibile, poi, come per i mandala di sabbia che verranno, dopo giorni e giorni di accanito e precisissimo lavoro, spazzati via in un attimo con un solo gesto, testimonianza della caducità del mondo materiale, si darà spazio alla preghiera e alla meditazione per il raggiungimento di quello stato mentale puro, che è il solo interesse meritevole. Non voglio addentrarmi in considerazioni che comunque sarebbero solo superficiali e prive di validi fondamenti teorici, ma la parte estetica di tutto questo mi tocca profondamente ed è difficile distaccarmi dall'ammirazione dei particolari di queste esposizioni. Fuori, in un vicoletto, un gruppo di ragazzi, alcuni con la tonaca del giovane monaco, giocano con alcuni skateboard.
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Disegni |
Difficile l'equilibrio sul terreno sconnesso del vicolo, ma i ragazzi ci mettono buona volontà, evidentemente si tengono al corrente delle abitudini dei loro coetanei occidentali ed evidentemente questa attività non contrasta con gli insegnamenti religiosi che imparano in questa scuola. D'altra parte il pensiero tibetano è molto giocoso e portato allo scherzo e al divertimento, che non è mai visto come distrazione dalla seriosità degli studi, ma forse, anzi, è considerata un aiuto per aumentare la serenità della mente. Di tanto in tanto nelle vie adiacenti agli ingressi dei templi vedi monaci che dipingono sulla superficie scura del terreno ghirigori curvilinei di grande eleganza, in preparazione a qualche particolare celebrazione che avverrà nelle prossime ore o nei giorni successivi. Davanti al grande tempio centrale, sono addirittura in un gruppo a disegnare, ormai tutta la parte della strada davanti all'ingresso è coperta di un omogeneo grande tracciato che simula il disegno di un cielo pieno delle piccole nuvole bianche consuete dell'estate sugli altipiani. In un angolo, i monaci che evidentemente hanno compiuto il lavoro, guardano l'opera, ma senza apparente compiacimento per le perfezione con cui i segni sono stati tracciati, quasi anche in questa attività bisogni lasciarsi alle spalle l'emozione per aver compiuto bene un dovere o il piacere per l'ammirazione di una cosa bella, ma considerare invece il più corretto atteggiamento di una atarassia senza emozioni e non certo un inutile e forse controproducente travolgimento passionale.
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Sala di preghiera |
O forse sono solamente io che mi sto facendo un seguito di trip mentali lontanissimi da una più semplice e reale momento di stanchezza di chi è stato qualche ora sotto il sole, con una pesante tunica sulle spalle. Spesso la realtà è molto più prosaica della fantasia e siamo noi occidentali che, vinti dal senso dell'esotico e dalla bellezza dell'immagine, ci lasciamo portare con la mente a dare giudizi arzigogolati e lontani dal reale. Intanto si avvicina l'ora dorata della sera; la luce dei raggi bassi indorano le cime dei templi coperte di lamine lucenti e barbagli di un giallo fulgido. Le ombre si allungano e c'è nell'aria un qualche segnale che si sta avvicinando il momento serale della concentrazione e della preghiera. Forse qualche campanella o qualche segnale di gong sono già risuonati, dalle porte delle abitazioni più lontane escono monaci bardati di tutto punto, che a testa scoperta e con la grande feluca giallorossa sfrangiata sottobraccio o appoggiata sulla spalla si dirigono in una direzione. Andiamo anche noi. Entriamo infine in uno dei templi maggiori, che ospita una grandissima sala di preghiera con altissime colonne rosso fuoco che scompaiono verso l'alto avvolte di drappi damascati, bardature di fiocchi colorati, serti di bandiere sovrapposte. Superiamo una serie di quinte costituite da innumerevoli thangke antiche, scoperte per l'occasione.
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Tamburi |
Le panche ricoperte di tappeti si stanno riempiendo di giovani monaci. In fondo, una grandissima statua dorata del Buddha sorveglia tutto l'ambiente con il capo perso nella parte più alta della sala, come nascosto con la sua corona di punte, tra le nuvole di drappi colorati che ne celebrano l'assenza di passioni. Poi al centro, un vecchio monaco posto in una seggetta un poco più alta delle altre, comincia a salmodiare con una voce talmente bassa e gutturale da sfiorare l'infrasuono. Sembra che più bassa sia la nota vocale con cui si recitano i sutra e più alto sia il valore della preghiera. E' una specie di rimbombo cupo e ritmato in cui le parole si confondono e perdono di valore e significato, anche se tutti gli astanti seguono con il dito la traccia sulle antiche pagine vergate a mano. Un borborigmo ipnotico che si alza tra le pareti coperte di drappi e di immagini in ascolto. Poi i monaci vanno avanti come in un salmo responsoriale, alternando la preghiera collettiva a quella iniziale. Davanti hanno un pacco di pagine di un libro antico, i cui fogli staccati vengono sollevati ad uno ad uno e successivamente deposti su quelli appena letti, in modo da passare al successivo. A tratti il tono ed il ritmo recitativo cambiano, per poi tornare al basso continuo iniziale.
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Monaco |
La sonorità della sala è decisamente suggestiva. Anche se sei un semplice turista e non capisci nulla di quanto viene detto, avverti sicuramente questa tensione ipnotica che c'è nell'aria, di certo queste vibrazioni sonore, queste note basse che fanno risuonare l'interno del corpo, i rintocchi ritmati della campanella nelle mani del maestro o le onde sonore dei colpi di gong e dei cembali che di tanto in tanto rimbombano tra le pareti della sala, generano nell'ambiente un'atmosfera assolutamente particolare, un misto tra il misterico e il cerimoniale che attrae in maniera morbosa, almeno me, comunque, faccio fatica a distaccarmene. A nulla vale che in fondo i monaci più giovani si distraggano o si facciano scherzucci l'un l'altro, fino a quando l'occhiata severa di un anziano sorvegliante non li riporta alla seriosità necessitata dal momento, l'atmosfera rimane comunque esoterica e in un certo senso magica. Quando siamo fuori il sole sta ormai scendendo, solo lontani rintocchi da altri templi, da altri consessi; la città prega, anche i turisti si sentono intimiditi. La forza della dimensione religiosa, checché se ne dica è potente e non si può metterla da parte semplicemente perché non si crede. Non c'è dubbio che si tratta di una delle componenti della mente umana più complesse e difficili da inquadrare, la cui potenza può portare a qualunque eccesso, nel bene e nel male, come la storia ha ampiamente dimostrato e in luoghi come questo lo avverti profondamente e ti penetra fin nel fondo delle ossa. Torno a casa un poco scosso.
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Tibetane |
SURVIVAL KIT
Xia he - Piccola cittadina (80.000 ab.) sul fiume Xia, a lato del grande monastero di Labrang, abitata da minoranze Hui e Tibetane. Importante per la vicinanza al monastero.
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Il monastero |
Monastero di Labrang - Uno dei 6 più importanti monasteri dell'ordine Gelugpa (Moldello di virtù), quella detta dei Berretti gialli, fondato nel 1700 ospito fino a 4000 monaci e sede di importante università buddista.. Sede di sanguinosi conflitti tra Tibetani e Hui soprattutto all'inizio del 1900, da parte della cosiddetta cricca di Ma Qi, uno dei signori della guerra della famiglia Ma. Si trova a circa 4 ore da Lanzhou sul fiume Daxia affluente del fiume Giallo, a circa 2800 metri in fondo alla valle tra la Montagna della Fenice e quella del Drago. Lo stile architettonico è misto tra il Tibetano e l'Indiano e il Nepalese. Vanta il più lungo corridoio (oltre 3,5 km) con mulini di preghiera, con 1700 cilindri esagonali, che circonda il monastero, una delle possibili kore e itinerario per le prostrazioni. Occupa oltre 800 ettari e più di 10.000 tra stanze e sale. Riaperto dopo la Rivoluzione culturale nel 1980, che ha risparmiato la maggior parte degli edifici originali, il numero dei monaci è limitato ora a 1500. Nel 2008 anche qui si videro proteste sanguinose antigovernative da parte dei Tibetani. Divieto di fotografie all'interno. L'esposizione della thangka gigante avviene nel 13° giorno del primo mese lunare assieme alle Torma, le sculture di burro.
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L'ingresso
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