domenica 1 febbraio 2026

Uzb 17 - Tra le tombe di Shakhrisabz

Shakhrisabz - Uzbekistan - otoobre 2025 . foto T. Sofi
 

Dal passo
Eccola laggiù, in fondo, nella pianura che succede al termine della valle che si è aperta nella discesa dalla montagna di granito che sembra proteggerla da nord, la città di Shakhrisabz, oggi a tutti gli effetti una cittadina di meno di 100.000 abitanti, che vive soprattutto del suo grande passato. Proprio dai qui partì la leggenda di Amir Timur detto lo Zoppo, a causa di una caduta da cavallo in età giovanile, che lo obbligò per tutta la vita a trascinare una gamba e a farsi aiutare nella deambulazione. Quando cominciò la sua ascesa militare con i successi sul campo che già facevano intravedere la dimensione che avrebbe potuto avere quello che si sarebbe chiamato impero Timuride, cominciarono anche i suoi progetti per trasformare la città in quella che sarebbe dovuta essere la "sua" capitale. Sembra che durante le sue campagne di conquista, nella quale non badava molto al numero di morti che si lasciava dietro quando si trattava di radere al suolo città riottose che non si piegavano subito al suo volere, aveva però cura di salvare sempre artisti, sapienti e grandi artigiani, già proponendosi di utilizzarli successivamente per ingrandire il suo futuro impero. Insomma crudele senza pari, ma lungimirante mecenate. Il gigantismo caratterizzava non solo le sue mire di conquista, ma anche le dimensioni di quanto progettava di costruire a testimonianza della sua grandezza. 

Il cortile del complesso Dorut Kilovat
Infatti questa sua mentalità è espressa chiaramente dalla scritta posta in cima al monumentale ingresso al palazzo che recita: - Se metti in dubbio la nostra potenza, guarda i nostri edifici - ed in effetti, basta guardarsi intorno e valutare quanto rimane dopo 600 anni e la frase appare completamente chiarificatrice e profetica di una intenzione poi conclamate nella realtà. Certo doveva essere davvero una grande città, questa Shakhrisabz, nel momento del suo massimo splendore, al termine della costruzione dei principali palazzi voluti da Timur nel 1404, quando già l'aveva ribattezzata la Città verde, sostituendolo all'antico nome di Kesh, come era fino ad allora conosciuta. Il colore, sacro all'Islam, faceva certo riferimento alla bellezza dei grandi parchi da lui voluti e progettati, dove voleva, al fine della sua vita riposare per sempre nel grande mausoleo, che progettò per anni. Ma la sorte opera per vie parallele e non sempre le cose vanno nel verso previsto. Infatti il nostro Tamerlano morì l'anno successivo al termine dei lavori più importanti, ma lontano dalla capitale, mentre infuriava una fortissima nevicata che bloccò per settimane le strade attraverso al montagna, così che la volontà dell'imperatore fu giocoforza disattesa ed il corpo fu tumulato nel meraviglioso ma piccolo mausoleo di Samarcanda destinato all'amatissimo nipote, anche lui premortogli, di cui già vi ho detto, mentre quello preparato in pompa magna a Shakhisabz rimase ad ospitare il riposo dei due figli prematuramente scomparsi. 

Il mausoleo
Così l'imprevedibile andamento degli eventi metereologici, hanno cancellato le incrollabili volontà del sovrano e come si dice sic transit gloria mundi. La grandezza della città durò solamente fino al XVI secolo, quando un altro beffardo scherzo della sorte, ne provocò la distruzione completa, operata da parte dell'emiro di Bukhara, Abdullah Khan II, che la conquistò con una epica battaglia, ma che voleva approfittare delle sue straordinarie costruzioni, salvo che proprio al termine della battaglia, il suo cavallo preferito fu ucciso da una freccia che arrivava dalle mura. Così in un impeto di rabbia ordinò che la straordinaria città fosse definitivamente rasa al suolo e dello straordinario insieme architettonico, orgoglio dell'Asia Centrale, rimasero solo le poche cose che si possono vedere ancora oggi. Ancora una volta per l'imprevedibile ironia della sorte, le volontà ed il disegno di un grande condottiero non sono valse la vita di un cavallo. Intanto che si ragiona sulla vacuità dei desideri umani, arriviamo al margine del grande parco del centro, all'interno del quale sono racchiusi tutti i monumenti. Qui ci aspetta il nostro Eldor, che abita proprio qui in città. proprio ai margini del parco e quindi ieri sera era tornato a trovare la .sua deliziosa famiglia. Stamattina è venuto ad accoglierci con due dei suoi quattro figli, il ragazzino aspirante campioncino di calcio e la ragazza che invece aspirerebbe in futuro a lavorare proprio nel settore turistico e quindi ci accompagnerà per cominciare ad imparare dal papà che si compiace assai, come si sente chiaramente, della sua amatissima famiglia. 

Anziani
E' davvero una brava persona il nostro Eldor, durante il lungo inverno che è ancora povero di turisti, ma io credo non sarà così per molto, si dedica a scrivere romanzi storici, argomento di cui è appassionato e poi traduce libri francesi, materia in cui è laureato, in lingua uzbeka. Uomo di lettere quindi, da cui si capisce come le sue spiegazioni appassionate davanti ai monumenti siano così interessanti ed esaustive. Molto spesso anche vedere un luogo per conoscerlo un po' meglio abbia la necessità fondamentale di essere accompagnato da qualcuno che sappia trasmetterti, con la sua conoscenza approfondita dell'argomento, soprattutto sotto l'aspetto storico, il valore effettivo di quei posti con tutto quello che nascondono e che possono raccontare, per far sì che diventino definitivamente indimenticabili. E' questa la vera abilità di una guida e proprio questo Eldor sa fare, per cui nel caso, ve lo raccomando assolutamente, non rimarrete delusi. La nostra prima tappa è il mausoleo del mistico Sufi Amir Kulal, che fu maestro del padre di Tamerlano e per il quale lo stesso imperatore ebbe sempre grandissima venerazione, il complesso di meditazione di Dorut Kilovat. Il bel cortile attorno alla quale si alzano la piccola moschea e i due mausolei è calmo e tranquillo, in fondo qui non arrivano le folle di turisti che si ammassano a Samarcanda e l'impressione è quella di un pacifico luogo di meditazione, quale in realtà aspira ad essere.

Ingresso della moschea
Un gruppetto di donne monopolizza il cortile con qualche banchetto, qui i prezzi sono decisamente inferiori a quelli delle altre città gremite di turisti e quindi facciamo man bassa anche perché bisogna pur far muovere un po' il business anche qui. Davanti alla moschea, quattro o cinque anziani stanno a prendere il sole, forse discuteranno del fatto che le pensioni sono troppo basse, visto che non ci sono cantieri da commentare e qualche ragazzino gioca correndo sul pavimento di pietra antica, inseguendo un pallone. Le tre belle cupole azzurre che risplendono sotto i raggi del sole, incombono sulle costruzioni e appaiono ancora più alte. Le decorazioni all'interno degli edifici poi, sono sempre bellissime e raffinate. Quelle che sembrano greche geometriche che ricoprono completamente le facciate e gli archi degli ingressi non sono invece altro che la stilizzazione delle parole Allah akbar, Dio è grande, ripetute all'infinto come fossero simbologie ornamentali, vista l'impossibilità di raffigurare esseri viventi, come sui nostri edifici religiosi e su quelli di altri credi. Come vedete, comunque sia, interpretando o meno prassi e divieti, la vena artistica dell'uomo non può fare a meno di utilizzare quello che le regole gli offrono o gli consentono, per sfogare il suo desiderio di ornare le sue opere con la rappresentazione della bellezza, comunque la si possa declinare. 

Le tombe

E qui non si può certo dire che questo modo interpretativo della sola scrittura non riesca a creare una tavolozza di splendidi disegni che non si può fare a meno di ammirare in silenzio seduti sui muretti che circondano il cortile. La tomba del famoso Sufi, figura veneratissima, adesso è deserta e noi rimaniamo lì per un poco ad osservarne la piccola tomba, apparentemente umile e dimessa, dalla superficie superiore piatta ed incavata sulla quale si forma naturalmente una piccola pozza di acqua, forse frutto dell'umidità che scende dal soffitto. Entra qualche donna che subito si raccoglie in preghiera davanti alla tomba e con grande devozione si bagna in quell'acqua e cerca di raccoglierne un poco per inumidirsi la fronte. Come è umano ed universale questo gesto, così comune in tutte le religioni. Le esternazioni fisiche che si trovano accanto ai resti dei grandi personaggi in qualche modo santificati, vengono ritenute materiali, polveri, acque in qualche modo benedette e salvifiche, protettrici da mali presenti e futuri o contenenti miracolose proprietà taumaturgiche, tali da poter guarire da ogni male o quanto meno da proteggere da cattivi eventi futuri. Naturalmente l'autorità religiosa, in questo caso islamica, disconosce assolutamente queste pratiche, evidentemente promotrici di superstizione che allontanano dalla vera spiritualità, ma l'animo umano è debole e cerca comunque di attribuire a cose, oggetti, reliquie, acque, poteri salvifici così potenti da superare qualsiasi precetto di divieto. 

Il mausoleo dei figli
L'uomo vuole toccare con mano, la spiritualità basata sul solo pensiero è appannaggio dei sapienti, degli studiosi, dei filosofi teologi che hanno studiato anni nelle madrase, ma è difficile da comprendere per la mentalità semplice dell'uomo comune e quindi in ogni tempio di qualunque religione del mondo, assisterete sempre alle file di fedeli che raccolgono ampolline di acqua, di olio santo, di cenere salvifica o di qualunque altra cosa da portare a casa e da venerare in privato per accreditarsi meriti e protezione divina. Tranquilli, su questo anche campa tutto il merchandising del turismo religioso in ogni parte del mondo ed è senza ombra di dubbio, uno dei business più importanti che fa girare l'economia di questo tipo di viaggi e quindi senza troppo scandalizzarsi, lasciamola girare, in fondo, l'industria religiosa ci campa da millenni e se poi anche questo fa bene alla mente, sappiamo la potenza dell'effetto placebo, sarà sempre meglio del Prozac. Ma noi ci spostiamo un po' più in là, nella spianata sulla quale si ammonticchiano solamente più rovine, pietre colossali sbracciate, mura cadute. In mezzo a questo quello che rimane del maestoso Mausoleo Dorus Saodat, la costruzione che doveva essere gigantesca almeno a vedere quanto ne è rimasto. 

Il sarcofago vuoto di Tamerlano
Ad un altissimo muro appartenente al pilone frontale di uno degli ingressi è addossata la gigantesca cupola di 27 metri che sormonta la tomba del primogenito di Timur, Jahanjir, morto giovanissimo nel 1376, cadendo da cavallo e dall'altra parte, l'altra sepoltura del secondo figlio Umar Sheik, anch'esso prematuramente mancato. E proprio in questo luogo, dove per Timur doveva sorgere quello che avrebbe dovuto essere il più grande e fastoso mausoleo, in onore dei suoi due mancati eredi, proprio dietro, quasi nascosta, in una piccola cupola, si cela una cripta sotterranea con un cenotafio, dove dalle scritte si evince chiaramente dovesse diventare la vera e definitiva tomba di Tamerlano. Tutte le tombe furono aperte in epoca sovietica sia per gli studi che gli esperti delle grandi università volevano fare su questi personaggi, sia nella speranza di trovarvi immensi tesori, che per tradizione i grandi re orientali amavano portare con sé nel regno delle ombre, ma le speranza andarono deluse, nessuna particolare ricchezza fu rinvenuta nelle semplici sepolture. Questa fu dunque la storia che accompagnò il grande condottiero che fu capace di costruire un impero immenso e ricchissimo, quasi importante come quello del suo ancor più famoso presunto antenato Gengis Khan, ma che non ebbe la fortuna di veder continuare la sua dinastia come avrebbe sognato e forse meritato. 

La scritta sulla lastra tombale


SURVIVAL KIT

Il Darus Saodat con la cupola di 23 metri
Shakhrisabz - Antica capitale della Sogdiana, patrimonio Unesco per la serie dei monumenti rimasti attorno alla gigantesca piazza-parco centrale. Da vedere in città con un giro che si può fare tranquillamente in giornata da Samarcanda: L'Ak-Saraj, il portale del palazzo di Tamerlano; La statua in piedi di Tamerlano, posta al centro di quello che doveva essere il palazzo; Mausoleo di Darus Saodat, dove sono sepolti i figli; la cripta di Timur, proprio dietro, che doveva essere la sua tomba; il Complesso Dorut Tilovat, la casa della meditazione costruita per onorare il Sufi maestro del padre di Timur, con le sue bellissime cupole blu; la Moschea Kok Gumbaz con l'acustica della sua bellissima cupola centrale; le parti rimaste della Cinta di Mura che circondava la città, molto simili a quelle di Khiva; Il Museo della storia e della cultura nella Moschea Chubim; il Bazar coperto di Chorsu, con molti esempi di artigianato. 

Fregi

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