sabato 7 febbraio 2026

Uzb 20 - Un ultimo saluto

Moschea Bibi - Samarcanda - Uzbekistan - ottobre - foto T. Sofi


Zona della Moschea Bibi 
Il grande parco, queste città dell'Asia centrale amano davvero la presenza continua di spazi verdi, amati tanto evidentemente per tradizione dagli abitanti di queste terre, circonda la moschea di Bibi in un fresco abbraccio, ricco di acqua che corre, fontane e alberi fronzuti. Tra questi si nascondono locali di ogni tipo, d'altra parte la necessità di sfamare queste orde di turisti che arrivano ormai in numeri sempre maggiori, li ha moltiplicati. Noi ci sistemiamo sui sedili di un ristorante di cucina mista, con i tavoli bendisposti sotto delle pergole ricoperte di verde e disposte tra grandi alberi. Non oso pensare quanta gente si riverserà qui quando il complesso della moschea, delle due madrase annesse e del cortile, saranno completamente ripotate al loro splendore originale, si tratterà di uno dei monumenti topici del paese, almeno credo e non solo per le dimensioni ma anche per la qualità artistica assoluta che ne fanno un unicum nel ventaglio delle offerte turistiche uzbeke. L'ambiente del ristorante è gradevole, senti parlare un po' tutte le lingue e forse per questo il menu offerto cerca di contemperare l'internazionalità dei gusti, tuttavia, a mio parere con poco successo per ché i piatti non suscitano il nostro entusiasmo. Abbiamo ancora qualche ora di tempo e facciamo quindi un salto in un sobborgo appena fuori città, nel quartiere di Konigil, dove è stato creato una sorta di parco tematico, in una vasta zona verde attorno ad un piccolo corso d'acqua, più che altro credo per rispondere proprio a questa pressione turistica che ama questo tipo di cose e parlo specialmente di quella utenza che si è affacciata al mercato turistico solo negli ultimi decenni e mi riferisco specialmente agli orientali in genere. 

Macerazione gelsi
Quindi anche qui tra il verde gradevolissimo di un grande parco in cui si alternano ruscelli, boschetti e piccoli gruppi di costruzioni tradizionali, nelle quali sono presenti varie attività dimostrative, quella principale è la cosiddetta Cartiera Meros, una sorta di museo attivo in cui si racconta la tradizionale attività di produzione della carta fatta a mano a partire dalle piante di gelso, una tecnica importata qui durante la fase di espansione cinese, fin dal X secolo. Assistiamo così alla lavorazione, a partire dal macero dei rami di gelso, la successiva spremitura del materiale ottenuta attraverso un mulino mosso da energia idrica,  poi la strizzatura della pasta, fino alla produzione dei fogli attraverso l'immersione dei telaietti, che vengono poi asciugati con l'apposizione di pesanti pietre che ne fanno fuoriuscire la residua umidità. Poi c'è ancora una fase di lisciatura attraverso l'abrasione ottenuta con conchiglie e corna di animali appositamente levigate ed i fogli di carta saranno pronti per essere utilizzati per usi di pregio come cartoncini di invito a cerimonie importanti o matrimoni. Un anziano maestro provvede a mostrare i vari passaggi con la calma serafica dell'0rientale che attribuisce importanza al gesto in sé e impreziosisce l'oggetto prodotto solo per il modo in cui è fatto. Sono procedimenti antichi e affascinanti che attraggono soprattutto per la storia che si portano sulle spalle.

Lisciatura della carta
Comuni in tante parti del mondo per carità, li abbiamo visti in Madagascar, in Vietnam, in Etiopia e perché no anche nelle cartiere tradizionali della nostra Costiera Amalfitana, ma sempre conservano il loro interesse di artigianato antico e che da solo valorizza un aspetto storico di un paese. Un buon tè servito alla fine con i dovuti modi ti fa apprezzare ancora meglio l'intermezzo. Intanto puoi approfittare del parco e fare una bella passeggiata nel verde godendoti i vialetti solitari, i giardini fioriti, le case dalle forme antiche. Il gorgogliare dei ruscelli rendono il luogo così piacevole che molti trascorrono qui tutta la giornata. Noi invece, come sempre via di corsa ci sono ancora cose da vedere e il tempo scorre. Così eccoci, nuovamente rientrati in città su di un'altra collinetta dove sulla cima nelle viscere della terra si trova l'osservatorio di Ulug beg, ritrovato nelle sue fondamenta solo nel 1909. L'opera era decisamente straordinaria per il tempo e tramite gli studi dei sapienti che il re fece arrivare dall'India e da tutti i luoghi più famosi della cultura dell'epoca, si fecero osservazioni astronomiche, ad occhio nudo impensabili per quei tempi, con una precisione assolutamente incredibile; pensate che la lunghezza dell'anno solare fu calcolata con una imprecisione inferiore al minuto e le osservazioni produssero un libro di astronomia sul movimento dei pianeti e con le coordinate di ben 1018 stelle, fondamentale per l'astronomia, come riporta il grande Babur, fondatore dell'impero Mogul in India nel 1526, nato in Uzbekistan e discendente di Timur, a sua volta poeta e scienziato oltre che grande condottiero. 

Il sestante sotterraneo
La costruzione era un gigantesco goniometro con un raggio di 40 metri perfettamente allineato sul meridiano passante. Gli scritti e gli studi prodotti in questo luogo per tutto il XIV secolo rappresentarono la summa delle conoscenze scientifiche di tutta l'Asia. L'osservatorio fu distrutto dopo la morte di Uluk Beg dai fanatici religiosi che ne presero possesso e vi costruirono edifici religiosi per stimolarvi redditizi pellegrinaggi, tra cui la Casa delle 40 vergini, con la successiva distruzione di quasi tutti i preziosi testi della biblioteca anch'essa bruciata con i suoi libri ed il suo sapere, così per secoli  il potere religioso ebbe il sopravvento, riuscendo a cancellare e spegnere la torcia della scienza e dell'osservatorio rimasero solo le fondamenta nascoste sotto terra e venute alla luce solo cinque secoli dopo. Oggi possiamo vedere queste rovine con la base del sestante che sprofonda sottoterra e il piccolo ma interessante museo che conserva alcuni degli antichi manoscritti salvati. Pensate alla storia straordinaria della cultura di quei tempi, ancora visibile in questi volumi, considerati materiale preziosissimo e che giravano per il mondo attraverso le vie delle carovane ,diffondendo la cultura nel mondo allora conosciuto. 

Ingresso
Pensate a gennaio ero in Mauritania, dove tra le antiche rovine della città di Cinguetti ci sono ancora oggi famiglie che conservano antiche biblioteche con manoscritti che risalgono fino al X secolo, così come accade anche a Timbuctu e pensate che in queste città chi viaggiava con le carovane doveva per tradizione, riportare al ritorno a casa almeno un libro e in caso non fosse stato possibile comprarlo avrebbe dovuto studiarlo a memoria e riscriverlo appena rientrato a casa. Ecco così che anche qui, in mezzo alle dune africane che si sono quasi completamente mangiate la città, si possono oggi trovare antichi testi scritti in Farsi, in Uzbeko, nelle lingue turchesche dell'Asia centrale, forse proprio qualcuno di quei testi salvati a fatica dalla furia dell'estremismo religioso. La scienza viaggiava attraverso i deserti e si è tramandata attraverso i secoli, incurante delle panie e dei tentativi di ostacolarla di ogni religione che ha sempre temuto la potenza della verità dimostrabile, sulla irrazionalità della fede. Ma ci rimane ancora una visita da fare, poco lontano, sulla collina successiva ad Afrasiab a nord est della città, la tomba del Profeta Daniele, uomo santo per le tre religioni monoteiste e quindi luogo designato di pellegrinaggi continui. In un piccolo e semplice, ma lungo edificio, sormontato da cinque cupolette disadorne, circondato da un piccolo giardino in cui campeggia un albero di pistacchio contorto e stortagnolo, oltre che seccato, anche se si dice che dopo la visita del Patriarca di Mosca nel 2010, sia addirittura fiorito, pare di 600 anni, ecco la strana tomba lunga bel 18 metri, ricoperta da un drappo nero ricoperto di scritte d'oro.

La tomba di Daniele
Si dice che i resti siano stati portati qui dai primi cristiani, mentre secondo altri fu Tamerlano a recuperarli e a costruire la tomba, nella credenza che essa avrebbe protetto la capitale del suo impero, quanto alla sua strana lunghezza si dice invece che sia stata fatta in questo modo per nascondervi importanti reliquie, sottraendole così ad eventuali ladri di sepolcri. Secondo altri invece la spropositata lunghezza deriva dal fatto che si crede che tuttora il corpo del profeta cresca di circa un centimetro all'anno, quindi capirete bisogna prevedere spazio. E' credo un unicum, questo luogo dove ebrei, musulmani e cristiani convergono per adorare la tomba dell'antico profeta e successivamente bagnarsi alla fonte vicina dall'acqua miracolosa e guaritrice. Credo che per noi a questo punto la visita della città sia finita, nel poco tempo che le abbiamo dedicato ci ha dato tutto quello che ha potuto e penso proprio che si possa dire che è stato davvero molto. Bisogna allora prepararci a lasciare il paese. Facciamo una puntata ad un supermercato per prendere qualche genere di conforto, poi via alla stazione a prendere il treno per Taskent e poi via all'aeroporto. Detto così, viene subito spontaneo un: ma ti fidi, e se il treno ritarda sei in mezzo all'Asia e l'aereo se ne va e ti molla lì! Avrete ranche ragione, ma guardate che i tempi sono cambiati, qua, tra tecnici Coreani e grano Cinese, gli han costruito una ferrovia che attraversa il paese come una saetta e in 2.:20 ti fa fare i 332 km, che presto sarà upgradata ad alta velocità, per fare tutto il tratto in poco più di una oretta. 

fedeli
E qui vi assicuro che le cose ormai si fanno in fretta, per lo meno i vicini cinesi  li hanno abituati in questo modo e tutto questo fa parte di quella Via della seta che prevede una linea merci veloce che possa attraversare l'Asia a spron battuto che il business ha mica tempo di aspettare. Così eccoci sul nostro comodissimo treno, sedili da aereo imbottitissimi, tre ogni fila, una vera goduria viaggiare così. Tutti gli altri passeggeri che ti aiutano con le valigie, il capotreno che vie a vedere se hai trovato i tuoi posti e se stai comodo, i vicini che continuano ad interrogarti per sapere l'età, non è chiaro se per meravigliarsi che dei poveri vecchi non se ne stiano a casa o se facciano considerazioni sull'efficienza fisica degli Europei. Meno male che riusciamo a nascondere gli acciacchi ancora abbastanza bene. Insomma un vero piacere, tanto da piegare la testa di un lato e mentre il treno fila veloce e non vedi nemmeno più l'esterno perché l'oscurità ormai si è preso lo spazio che le spetta e quasi dormiveglio. Pensa un po', se al mio fianco ci fosse, proprio qui, il mio amico Marco Polo, cosa penserebbe? Pensa Marco, ci avresti messo circa dieci giorni di cammino con la tua carovana per fare questo tragitto e poi chissà che caravanserraglio avresti trovato laggiù dove stiamo andando, pieno di Saracini disleali e malevoli che volevano fregarti la merce. Prima di trovar un'altra carovana, a cui aggregarti per percorrere tutta la valle di Fergana e arrivare al Pamir, quel terribile tetto del mondo e come hai scritto mi pare al Cap.32 : " Partendo da Baghashkar, procedettero attraversando gli altopiani del Pamir e quindi scesero verso Khashgar...". 

Il treno
Forse proprio la via che cercheremo di fare a giugno prossimo per completare quel piccolo tratto che ancora ci rimane da fare, Marco, seguendo quasi passo passo le tue orme. Tu forse diresti che siamo matti, anzi che sono matto ad essere quasi perseguitato da questa mania, ma cosa vuoi fare noi uomini moderni siamo spesso condizionati dalle vostre imprese. Scommetto che pensare che noi ci stiamo arrivando in poco più di due ore come ti ho detto, ti potrebbe apparire come una di quelle fanfaronate che pensavano dicessi proprio tu, i tuoi vicini di Vinegia, quando gli raccontavi di carbone, di cartamoneta, di olio sotterraneo che brucia nelle lampade e di uomini pelosi con la coda detti urangoutang nel Borneo dove precisi, soggiornasti cinque mesi. Che tempi eh, roba da non credere insomma, così quasi mi sveglio di colpo e riprendo allora la chiacchierata con Eldor che vicino a me sorride contento perché tutto è andato bene e i suoi clienti sembrano soddisfatti. Ma quali sono i tuoi sogni Eldor? quasi mi confondo e lo chiamo Marco tanto sono stordito. Lui vorrebbe solamente il meglio per la sua famiglia, una vita tranquilla e scrivere un bel romanzo, ma gari che gli desse la fama. Ma come hai fatto a imparare così bene l'italiano, gli chiedo. L'ho studiato da solo e poi parlando coi clienti l'ho perfezionato, a poco a poco, ma continuo a studiare eh, mi sottolinea sorridendo. 

Scendendo dal treno
Sai l'inverno è lungo. E poi potendo vorrebbe anche viaggiare, vedere qualche altro paese oltre il suo. Ma Eldor, non ce l'hai davvero un grande desiderio? - Ci pensa un po', poi con la testa leggermente inclinata da un lato e stringendo ancora di più gli occhi, alfine si apre in un lieve sorriso e mi confessa: - Sì, certo, mi piacerebbe tanto vedere il mare. - E rimane lì a guardare fuori dal finestrino, forse a sognare quello che ha letto sui libri e la cui immensità e bellezza cerca solamente di immaginare. Intanto il treno entra nella stazione. Nessun ritardo ovviamente, non è che qui siamo come in quei paesi dove il fatto che il 70 % dei treni siano arrivati in orario è considerato un successo. No la norma dovrebbe essere quasi il 100%. A noi non rimane che andare all'aeroporto, abbracciare per l'ultima volta l'amico Eldor e andare al check-in. Chissà le grane perditempo che ci saranno per controlli e passaporti, Ci avviciniamo ai banconi e appena identificati come italiani, partono i festeggiamenti e le congratulazioni. Cannavaro è appena stato ingaggiato come Commissario Tecnico per la nazionale Uzbeka e grazie al genio italico pallonaro, si prevede che il paese parteciperà appunto per la prima volta ai campionati del mondo di calcio (al contrario dell'Italia che non si sa mica ancora!). Grandi ringraziamenti allora e via privilegiata verso il gate; procedere quindi seguendo le indicazioni per trovare alfine la via verso la nostra nuova carovana, volante questa volta, che ci porterà nel cuore della notte verso un'altra avventura.


SURVIVAL KIT

Treno Samarcanda - Tashkent - Ce ne sono una decina al giorno , circa 330 km in 2:20 h - Biglietto da 19 a  29 € - 18:10 - 20-30

L'albero di pistacchio di 600 anni



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche  interessare:

 01 - Il progetto

Nessun commento:

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 122 (a seconda dei calcoli) su 250!