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giovedì 2 aprile 2026

Mau 26 - Ultimo giorno a Nouakchott

Venditore - Nouakchot - Mauritania - gennaio 2026

 

Vendita cuscini
Dopo qualche chilometro, siamo ormai quasi in città, ci spostiamo di qualche isolato dalla direttrice principale che porta fino al centro e finiamo in un quartiere molto animato. E' una strada piuttosto larga, piena di negozi, magazzini e altri esercizi commerciali di vario tipo. Puoi subito vedere che qui vengono esitate molte tipologie di mercanzie, dai mobili, alle cucine con le varie attrezzature, tappeti, vestiario di ogni tipo, libri e anche gioielli vari. Si tratta del famoso Mercato delle divorziate, uno dei punti famosi della capitale. Qui è bene che apriamo un discorso sulla condizione femminile in Mauritania, per quel che ne ho sentito e almeno per quanto credo di avere capito. Appare evidente che l'Islam di questo paese sia decisamente più moderato e gentile di quello che si riscontra in altre nazioni più massimaliste. Probabilmente imputerei tutto questo al fatto che la maggioranza della popolazione di questo paese ha tradizioni più prossime alle etnie berbere, dove la donna è decisamente molto più padrona, sia di se stessa, che della gestione finanziaria ed economica della famiglia e mi sembra anche dal punto di vista legale, molto più protetta dal punto di vista delle intestazioni delle proprietà familiari, che nei vicini paesi arabi del Maghreb. Questo naturalmente non impedirà che anche da queste parti ci siano frange estremiste o infiltrati da altri paesi con ideologie estremiste, ma a voler dire il vero, in giro di barbacce salafite se ne vedono davvero poche. 

Divorziata
Comunque sia, da queste parti, il divorzio è pratica molto comune e può essere richiesto paritariamente sia dal marito che dalla moglie. Questo fatto non mette assolutamente in difficoltà la donna nel prosieguo della sua vita, in quanto, anzi, parrebbe che, questa si riaccasi con molta facilità, in quanto si dice che l'uomo mauritano, preferisca le donne con esperienza e non pensate subito male, che vi conosco, intendo dire, esperienza nella gestione della casa e in quella familiare e dell'economia in generale. Per questo motivo, spesso qui ci si sposa più volte nella vita, senza problemi, anzi alcuni parlano di signore che sono normalmente in doppia cifra, come si dice. A questo punto è nata una tradizione, la signora appena divorziata, dopo aver fatto una grande festa, a volte più sontuosa del matrimonio stesso e che simboleggia la nuova occasione di vita, ha per costume, quello di accatastare tutte le cose della casa che rimangono di sua proprietà, mobili inclusi, visto che il marito non deve versare appannaggi successivi e dopo essersi affittata un negozio o un magazzino, proprio qui al mercato delle divorziato, passi un certo periodo, un mesetto o più a vendere ogni cosa, da un lato per raggranellare soldi e ricominciare la nuova vita, dall'altro per liberarsi completamente del passato, da dimenticare definitivamente. Tra le altre  cose in questo luogo, vengono anche allacciati nuovi incontri che conducono a nuovi matrimoni, visto che come si è detto, le divorziate sono più ricercate delle ragazze nubili, insomma un posto da incontri e nuovi inizi di vita. 

Materassi
Ecco qui dunque che, camminando per la via, passi davanti a pile di materassi, coperte, mobili di ogni tipo, tavoli, vestiti vecchi, macchine da cucire, televisori e altri elettrodomestici, pentolame vario, tappeti e generalmente appoggiati in bella mostra, in una scatola di legno, una serie di gioielli che la signore aveva ricevuto dall'ex e che vuole far uscire definitivamente dalla vita, un po' per dimenticare, un po' per raggranellare un po' di soldini, il che evidentemente non guasta mai.. La gente passa, entra, soppesa, poi tratta e compra o se ne va, se la merce non corrisponde al suo gradimento. Per la verità credo che ci siano anche negozi che abusano della situazione, altrimenti non si spiegherebbero dei vecchietti seduti nell'angolo che stanno a mostrare roba, sempre che non siano stockisti che fanno su tutto e per poco dalle signore che hanno poco tempo da perdere e preferiscono liberarsi di tutta la partita in un sol colpo, come si dice, pochi, maledetti e subito. Al passaggio veniamo spesso chiamati ad entrare nei negozi, anche se appare subito poco probabile che possiamo rilevare, se pure a poco prezzo una cucina a gas o due poltrone, anche se in ottimo stato, però mi sembra un buon modo per scambiare quattro chiacchiere e fare qualche foto. Comunque sia, un luogo di un certo interesse e anche molto frequentato come vi ho detto. Ci dirigiamo poi verso il centro al mercato generale, veramente immenso, visto che serve una città di 1,5 milioni di abitanti all'incirca. 

Al mercato
I materiali esposti, vestiti, scarpe, attrezzature varie, sono spesso usati o di origine cinese. Più interessante come al solito la parte alimentare, la frutta e la verdura che nonostante il deserto è piuttosto rigogliosa e il settore delle carni e del pesce che a noi fa un po' rabbrividire per l'aspetto igienico, ma tanto poi va tutto cotto e quindi non è il caso di preoccuparsi troppo, certo che come potete facilmente immaginare, la quantità di mosche presenti potrebbe superare a peso, il resto del materiale offerto in vendita. Ci fermiamo solo un attimo alla grandissima e moderna Moschea Saudita di dimensioni enormi, si dice una delle più grandi dell'Africa, costruita appunto con fondi Sauditi, che comprende un intero isolato, ma il cui ingresso sembra non essere consentito ai non musulmani, almeno così mi sembra, a meno che il divieto non sia riservato agli orari di culto, anche se adesso mi pare che non ci sia nessuno, se pur siamo vicini al mezzogiorno, che sarebbe infatti un orario di preghiera. La costruzione, moderna e dotata di due alti minareti, domina il centro con il suo dispiegarsi di marmi bianchi di cui è ricoperta senza risparmio. Visto dagli ampi finestroni, il salone centrale della preghiera è davvero enorme, potrà contenere sicuramente qualche migliaio di persone e tutto ricoperto di un unico tappeto rosso scandito dagli stalli da preghiera, sotto un magnifico colonnato bianco. 

Il museo nazionale
Non lontano un edificio degli anni '70 costruito ovviamente dai cinesi, ospita il Museo Nazionale che presenta due grandi sale, una dedicata alla sezione etnografica che racconta i costumi delle popolazioni e delle diverse tribù del paese, con molti oggetti, tessuti, strumenti che raccontano delle loro tradizioni quotidiane accompagnate da una ricca iconografia, l'altra, archeologica, raccoglie tutti i ritrovamenti dei siti più importanti del paese, dall'età della pietra in poi, fino ai giorni nostri. Il tutto appare un po' datato e coperto di polvere, ma siamo pur sempre ai margini del deserto e quindi ci sta. Rimane naturalmente anche il tempo per una sosta in un quartiere piccolino, dove si sono raggruppati tutti i negozietti di artigianato che riescono a campare con il poco turismo che arriva fin qui. La motivazione principale è che vorremmo esaurire i pochi Ouguiya che ci sono rimasti. Tra l'altro come vi avevo fatto notare ieri nel post che, per fortuna, pochi hanno notato, questa è uno dei pochi sistemi di monetazione che presenta monete da 1/5 di unità. Curiosità interessante, ma noi non facciamo fatica a liberarci delle banconote che ancora stazionavano nel portafoglio, avanzate anche se avevamo cambiato pochissimo. Il fatto è che con Ahmed, non riesci a spendere quasi nulla, tanto dovunque vai, è già tutto pagato! I negozianti fanno di tutto per ripulirci il più in fretta possibile e noi aderiamo volentieri, anche per finire di riempire convenientemente le valigie. 

Lavorazione del pesce
Rimane l'ultima tappa della giornata, quella che si presenta come la più interessante, il mercato del pesce che si svolge sulla lunghissima spiaggia antistante alla città. L'area è circondata da molte costruzioni che servono alle necessità di contorno di questa che è la più importante attività commerciale. Uffici tecnici e fiscali, negozi e locali che si occupano di quanto serve alle migliaia di persone che gravitano nel centro e infine magazzini per la lavorazione e la conservazione del pesce che affluisce ogni giorno in grande quantità e che deve essere suddiviso per tipologia e preparato per la spedizione nei  più piccoli mercati di consumo. Ci sono enormi capannoni all'interno dei quali i grossisti hanno i loro spazi, con imponenti celle frigorifere dove vengono stivate le cassette di pesce. Poi in altri spazi avvengono le lavorazioni. Qui vengono scaricate a carrette le quantità di pescato che sulla riva hanno già subito una prima suddivisione per specie e per taglia. Su lunghi banchi decine di persone afferrano i pesci e li puliscono, poi a seconda della loro destinazione, li aprono per eviscerarli e infine li ammonticchiano ordinandoli in cassette che vengono poi stivate nelle celle ricoperti di ghiaccio. Il più comune è il muggine con pezzature che di certo superano il chilo. Non capisco invece dove si tratta la bottarga, a meno che questa lavorazione, data la sua preziosità, non venga fatta da qualche altra parte in stabilimenti dedicati. 

Barche
Poi andiamo alla spiaggia, dove lo spettacolo più straordinario è dato dalla sfilata di barche ammassate disordinatamente, ma una accanto all'altra direttamente sulla riva. Sono tutti scafi di legni lunghi una dozzina di metri o più, completamente dipinti di colori vivacissimi, anche se la salsedine non tarda a scolorirli in parte e renderli più tenui. Qui la fantasia dei pescatori si è davvero sbizzarrita. Le barche sono coperte di disegni generalmente geometrici, ma di tanto in tanto puoi apprezzare anche l'estro figurativo che racconta di storie floreali o di altre fantasie. Schemi tutti diversi tra di loro a rappresentare una fantasia incredibile e complessa. Sulla riva invece continuano ad arrivare vascelli che, ormai calate le vele si incagliano nella sabbia della spiaggia, vengono convenientemente scaricate di tutto il bottino della giornata, che va a prendere posto sulle decine di carretti in attesa, poi gruppetti di addetti di una decina di persone, si occupano con gran fatica di tirare a riva il vascello e spingerlo su un attrezzo a ruote, sfruttandone il bilanciamento e infine, grazie a questo, farlo rotolare fino in alto al sicuro dalle onde dell'alta marea. Si cerca di fare un po' di foto, ma alcuni gruppi di ragazzi sulla riva sembrano non gradire le nostre attenzioni, tanto che qualcuno viene a protestare accampando diritti di immagine e necessità di autorizzazioni varie. 

RIsalita della barca
Poi arriva un tizio che sembra il responsabile dell'area, che evidentemente è suddivisa in diversi punti di "appartenenza" e saputo che siamo italiani, subito dice a tutti che gli italiani sono grandi amici e che sono autorizzati a fare tutto quello che vogliono, intanto perché lo dice lui. Immediatamente tutti si rilassano e anzi, molti accorrono sono proprio loro a farsele fare le foto, a richiesta. Insomma davvero il posto più colorato ed affascinante della capitale, che non si può assolutamente mancare. Intanto il tempo passa veloce, qui puoi starci tutto il pomeriggio, alla fine però l'ora della partenza scatta e ce ne possiamo andare verso l'aeroporto visto il calcolo dei tempi necessari. Un'ultima sosta fuori città alla scritta Nouakchott, d'obbligo per le foto di rito ed eccoci di nuovo nel deserto, quella parte dove conduce il nuovo e larghissimo nastro di asfalto illuminato anche di notte, dove però dal cielo calano giù uccelli di metallo e non cormorani o pellicani dal grande becco giallo. Inutile dire dei grandi abbracci con Ahmed e Brahim, che vista l'ora dice che ci saluta e va subito nella piccola moschea che sta di fronte all'ala delle partenze a pregare per il nostro felice ritorno. Non c'è che dire, lasciare gli amici è sempre un po' doloroso e questa è la seconda volta che li dobbiamo lasciare, anche se la prima era stata, almeno per me decisamente più doloroso, visto che a causa del braccio che mi penzolava di fianco non avevo neppure potuto abbracciarli.

Prore
Ma poi l'ambiente aeroportuale asettico anche se ci troviamo in Africa, ci prende tra le sue braccia metalliche e marmoree al tempo stesso. Oramai tutti questi luoghi sono costruiti più o meno con le stesse caratteristiche prive di personalità specifica e appena ci entri sei proiettato in un'aura di internazionalità senza nome. Potresti essere a Caracas come a Seul, le lingue che senti intorno a te si moltiplicano all'infinito per diventare tutte uguali e la serie di facce che ti scorrono davanti rappresentano la varia umanità che popola il mondo e non dovrebbe dunque suscitare nessuna meraviglia. Il sentiero verso le tappe di rito si compiono così una dopo l'altro secondo le prassi comune, incluso il controllo della sicurezza, che, ultimo insulto davvero sgradito mi sequestra senza possibilità di discussione, il mio bastone antico, finemente scolpito, da sella di cammello, trasportato così inutilmente con fatica per tutto il paese con la massima cura per non scalfirne la bellezza e l'unicità. La motivazione del trattenimento è perché l'attrezzo potrebbe essere utilizzato per darlo in testa al pilota e quindi far precipitare il velivolo, come si può ben facilmente capire. A nulla valgono le reprimende e le richieste di risolvere anche bonariamente la questione, viene chiamato anche un ufficiale di grado superiore, diciamo il VAR, ma non c'è niente da fare, la Cassazione conferma il giudizio definitivo va già bene che non c0è pena accessoria. 

Pescatori
Il mio prezioso oggetto sparisce così nei meandri dei cestoni assieme alla montagna di forbicine, tagliaunghie e altri strumenti di offesa, che poi saranno convenientemente riportati al mercato per essere rivenduti ai turisti successivi. A una ragazzotta di un gruppo di Avventure nel Mondo che passa poco dopo di me. ma da un altro sgherro, capita invece di passare con lo stesso oggetto senza colpo ferire. Maledizione alle ingiustizie della vita e agli arbitri venduti! Con questo schiaffo salgo a bordo lanciando maledizioni a destra e a manca, ma tanto non c'è più niente da fare. Non riesco neanche a polemizzare qualche ora dopo a Casablanca, quando in attesa del cambio di volo, una robusta signora marocchina completamente addobbata di maglietta, tailleur e gonna animalier (d'altra parte siamo o non siamo in Africa) attacca bottone sparlando a piene mani di tutti quegli immigrati recenti che arrivano in Italia sprovveduti e pretenziosi. Lei che è arrivata in Italia oltre trenta anni fa e vive al confine con la Svizzera non può davvero più di questa gente che giunge senza arte ne parte e viene solo a crear problemi, cosa che afferma con decisione con il suo ormai forte accento ticinese, in cerca di contradditorio. Il razzismo verso i propri simili, è ancor più forte degli altri pur fastidiosissimi, come spesso ho avuto modo di constatare proprio in chi magari lo ha subito a sua volta. La tipa ormai infatti non sopporta più neanche i suoi vicini di qua, quando torna a casa a Casablanca a trovare i vecchi genitori, poi, stanca di non ricevere approvazione, se ne va a prendere il nostro volo per Milano, scrollando rumorosamente l'abbondante bigiotteria similoro che le addobba collo, orecchie, braccia. E' strano il mondo non è vero?

Mohammed


SURVIVAL KIT

La moschea
Da vedere a Nouakchott - Nella captale le cose da vedere non sono moltissime e di norma ritengo sia sufficiente una intera giornata per vederle tutte con calma. Imperdibile il Mercato dei cammelli, che si svolge appena fuori città alla periferia. Prendete la N2 in direzione sud e lo troverete sulla vostra destra, chiaramente visibile per la massa di animali presenti. Dedicategli una o due orette. Risalendo verso il centro non perdete il Mercato delle divorziate, dove potrete anche comunicare con le venditrici senza problema (un'ora). In città facendo un giro in centro dove passerete vicino ai palazzi del governo, potrete vedere la Moschea Saudita Ould Abas. Informatevi delle ore della preghiera se volete entrare all'interno. Poi merita un'altra oretta il Museo Nazionale sempre nei pressi, ci sono solo due grandi sale da visitare, dove è vietato fotografare. Un po' di tempo vi porterà via il Mercato generale sempre interessante e se dovete finire i soldi, una piccola zona di negozi per turisti, dove, più o meno, si trovano tutti gli oggetti souvenir che si rinvengono nelle altre parti del paese: Oggetti intessuti di paglia, collanine di pietre locali, pietre, cristalli e fossili, punte di freccia, giochi tradizionali, tessuti e similari. Infine dedicate tutto il tempo che vi rimane al Mercato del pesce, sulla spiaggia della città, assolutamente la sua parte più fotogenica e interessante. Se non è già previsto dal vostro itinerario, organizzare questo giro della città è possibile contattando agenzie sul posto che chiedono credo attorno ai 100 $, oppure credo assai più convenientemente contattare anche attraverso l'hotel, un tassista che vi porti in giro per tutto il giorno nelle tappe da voi indicate. portandovi infine all'aeroporto alla sera, visto che quasi tutti i voli per l'Europa, partono dopo le 20.

Un venditore


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martedì 31 marzo 2026

Mau 25 - Il mercato dei cammelli

Mercato dei cammelli - Nouakchott - Mauritania - gennaio 2026

 

La costa
Eccoci infatti arrivati ad incontrare nuovamente il nastro di asfalto della N2 che porta verso al città. Una lunghissima fila di pale eoliche la costeggia, d'altra parte siamo proprio vicino al mare ed il vento è una costante su cui si può contare sempre. Il mare adesso è un poco più lontano e man mano che procediamo il movimento del traffico aumenta, piccoli insediamenti, barche che incrociano verso la riva, attività commerciali lungo la strada e infine quando ci avviciniamo definitivamente alla capitale ecco la continuità della periferia con le costruzioni che si susseguono, in generale tutte di recente costruzione, segno che la città continua ad espandersi senza sosta, attirando i nomadi dal deserto per renderli definitivamente stanziali. Anche questo deve essere un cambiamento veramente difficile, pensando al tipo di vita a cui queste genti sono abituate, alla tranquillità di uno stile di vita che non prevede un controllo continuo del tempo, all'assenza di rumori, al cielo che ti sovrasta raccontandoti solo sensazioni di libertà assoluta, che qui invece, verrà scambiata con nuovi obblighi e nuove necessità, certo forse con maggiori opportunità e migliori comodità a disposizione, ognuna delle quali tuttavia avrà un costo e non solamente in termini economici, ma sicuramente anche psicologici. Un cambiamento che ogni civiltà, ad un certo momento ha dovuto affrontare e che per molti potrà essere traumatico, un momento a cui non ci si riesce ad abituare, mentre per altri, più fortunati certamente, si tratterà di un salto di qualità atteso da tempo ed apprezzato. 

Passiamo da un quartiere all'altro, senza che si palesino modifiche sostanziali, diciamo putre che se ti perdessi da queste parti, difficilmente sapresti raccapezzarti, in queste vie, molte della quali ancora di terra e sabbia, ad incroci regolari e squadrati che non si distinguono tra di loro. Alla fine arriviamo al nostro Hotel Flora, in cui ormai siamo di casa, che sta calando la sera. Questa volta ci tocca la dependance laterale, l'albergo sembra addirittura pieno, visto che di camere ce ne sono parecchie e la costruzione è un po' un labirinto per cui bisogna raccapezzarsi un po' prima di trovare la strada tra scalette laterali e corridoi nascosti, prima di raggiungere la zona dove ci sarà servita la cena, ovviamente pesce, qui siamo al mare e quindi il menù è quasi obbligatorio e non delude. Salek ci ha lasciato, domani ci sarà un suo collega, lui ripartirà con altri ospiti, il deserto lo aspetta di nuovo e lo abbiamo salutato con un po' di tristezza, d'altra parte gli incontri nel deserto sono così, un breve contatto e poi le strade tra le sabbie riprendono il sopravvento e ti conducono lontano. Questa è la nostra ultima notte in questa terra e anche se non è ancora il momento di tirare le somme, avverti sempre come al solito la sensazione della completezza del viaggio che sta per terminare, quasi senti che sta per arrivare il momento di mettere a posto le caselline, di riordinare le idee, di fare i bilanci definitivi e anche se a queste cose ci penserai quando sarai arrivato a  casa, questo è sempre un momento di statica tranquillità privo dell'ansia di scoprire la serie di cose che hai programmato e dell'itinerario da svolgere. 

Domattina avremo ancora tutto il giorno per scoprire la città che all'arrivo abbiamo appena passato e della quale abbiamo soltanto sentito qualche profumo e le sue immagini sfocate dal finestrino delle nostre auto. Così passa la notte e al mattino successivo siamo pronti per una classica colazione alla francese con brioche e marmellata. quasi quasi cominciamo a risentire il profumo dell'Europa più vicina. Poi partiamo alla scoperta della città. Uno dei punti più noti ed interessanti è il mercato dei cammelli che si svolge fuori città e sembra sia una dei più grandi dell'Africa intera, secondo, si dice, solo a quello di Khartoum in Sudan. Attraversiamo tutta la capitale che alle nove del mattino non è ancora completamente sveglia e raggiungiamo la periferia sud, sulla nazionale che in circa 200 chilometri raggiunge la frontiera senegalese, percorsa per un lungo tratto dal grande fiume omonimo dell'Africa Occidentale, che segna quasi la fine del Sahara propriamente detto. Ad un certo punto, lasciamo la strada e giriamo verso un ampio spazio verso il mare, quasi privo di costruzioni, dove però cominci a vedere spazi recintati, all'interno dei quali sono asserragliati migliaia di animali a gruppi più o meno numerosi. Ci si inoltra attraverso stradine e sentieri, dopo aver lasciato la macchina in un ampio parcheggio. 

Certo i cammelli, anzi più propriamente i dromedari sono animali grandi e maestosi e da vicino, anche se sono assolutamente calmi e mansueti, incutono un certo timore. Se qualcuno si imbizzarrisce e spaventato cominciasse a dar di matto qua e là ci si potrebbe anche fare male. Ma questi sembrano abbastanza tranquilli e continuano a ruminare in attesa di conoscere il loro destino. Qui si parla di circa 10.000 capi di cui almeno un migliaio viene venduto ogni giorno a prezzi variabili tra i 1000 e i 1500 €, insomma un giro di affari che supera il milione al giorno, mica poi così poco. I sensali si aggirano tra i gruppetti per valutare la qualità delle bestie, credo che anche qui come nei nostri mercati tradizionali di bestiame, siano vacche o un tempo cavalli, si controllano i denti e i famosi tasti (della grassella, sul collo, sulla groppa, sono reminiscenze del mio esame di zoognostica, dove rimediai un misero 20, quando ti mettevano n mano una dentiera e dovevi riconoscere l'età dell'animale, bei tempi). Il tasto è un particolare punto del corpo, per esempio quello detto della grassella è posizionato tra coscia e fianco, nella zona interna del ginocchio che alla palpazione deve risultare morbido e molto muscoloso, rivelando l'attitudine all'ingrasso. E qui vedi proprio i possibili acquirenti che si aggirano tra gli animali, palpeggiandoli qua e là per controllare la qualità della bestia e quindi il suo valore. 

Poco più in là gruppetti di uomini scuri, avvolti nelle grandi vesti azzurre e blu, che si gonfiano al vento, discutono animatamente, staranno trattando i prezzi, sempre troppo cari per il compratore e viceversa per chi vende, più in là vedi anche qualche scambio di danaro, uno che passa la mazzetta furtivamente, l'altro quasi incupito e con la testa china che conta sfogliandoli tra le dita nodose.. Ci sono anche delle  piccole costruzioni a lato dove c'è un va e vieni, sono i luoghi dove vengono ufficialmente registrati i contratti ed i passaggi di proprietà. Ma anche gli animali sono un bello spettacolo. Qualcuno sporge curioso il muso allungando il collo arcuato, altri si ritraggono, quasi sembrano impauriti come consci di essere di fronte a qualche cambiamento che non è detto essere migliore. Di certo infatti molti, i più vecchi che non sono più in grado di trasportare i pesanti carichi a cui sono abituati o i vitelli (si chiamano così anche i piccoli del dromedario) verranno destinati al macello. In fondo, qualcuno che ha concluso l'affare conduce il suo acquisto singolo o plurimo, verso il camioncino, tirandoli con una corta cavezza. Qualcuno fa resistenza e non vuole salire e allora ci si mettono in due o in tre a tirare, costringendolo a forza o stringendo dolorosamente l'anello che passa tra le narici, che non per nulla, come da noi, anche qui si chiamerà torcinaso. 

Alla fine vengono tutti ammassati nel retro di qualche camioncino o se si tratta di un singolo animale anche del cassone di un pickup, dove l'animale si accoccola senza protestare. Non è raro infatti vedere lungo la strada qualche auto che ti sfila accanto col collo del cammello che spunta fuori e si guarda intorno. Passiamo intanto in una zona particolarmente affollata. Gruppi di animali distinti tra di loro ma piuttosto ammassati, si agitano un po' anche se generalmente sono tutti impastoiati con un laccio che lega tra di loro le zampe anteriori, alla fine però uno si libera e tenta la fuga attraverso il mercato. Certo una bestia che supera sicuramente i dieci quintali, alta tre metri che corre qua e là, con degli zoccoloni che se ti sfiorano, non sei di certo contento, insegna che bisogna farsi da parte ed aspettare che dopo averla rincorsa, la acchiappino e la riducano a più miti consigli. Alla fine il dromedario riottoso viene ricondotto nei ranghi; brontola ancora un poco, lanciando al cielo quel suo raglio profondo e gutturale che si sente di lontano e poi si calma definitivamente, dopo aver afferrato una boccata di paglia e cominciato a masticarla rumorosamente roteando la mandibola. Certo che queste bestie hanno dei denti impressionanti quanto a dimensioni! Se li guardi da vicino noti subito che il pelo è stato accuratamente rasato in alcuni punti dai loro proprietari, fino a formare complicati disegni a rilievo, stelle, cerchi, mezze lune che abbelliscono le groppe e valorizzano ancor di più l'animale stesso. 

Anche i colori sono molto variabili; accanto a qualcuno decisamente più scuro, di  un marrone carico come certi cavalli bai, altri sono invece chiari e lucenti, qualcuno addirittura bianco che si distingue in mezzo agli altri e mi risulta sia particolarmente apprezzato. Insomma c'è da aggirarsi qui intorno per ore, lo spettacolo è sempre diverso. In fondo c'è un piccolo settore dedicato alle capre, bellissime col vello molto lungo e le corna ritorte di grandi dimensioni che si levano al cielo. Queste belano più tranquille e di certo si sentiranno intimidite di fronte alle dimensioni dei loro vicino che le dominano dall'alto delle loro dimensioni maestose. Mi tornano alla mente altri mercati, quello di Goulimine, in Marocco in fondo non molto lontano da qui, in cui passai una intera giornata quasi cinquanta anni fa, chissà se è ancora così frequentato in quella oasi lontana e quelli più piccolini, tra le montagne nei dintorni di Sana'a nello Yemen, quel meraviglioso e disgraziato paese, travagliato da guerre senza fine, tra muraccioli di pietra che alternavano piccoli dromedari ad asinelli grigi e già con i basti carichi di legna preziosa. Ma in fondo le differenze non sono poi molte anche se penso al grande mercato che avveniva un tempo, quando ero bambino nella mia città, Alessandria (non d'Egitto, eh).

Il mio papà mi portava a vedere la grande fiera tradizionale del bestiame che si teneva da secoli e non scherzo, a San Giorgio, tra le altre cose proprio il giorno del mio compleanno e che quindi finiva sempre con l'acquisto di una bella stecca di torrone Sebaste, il diavolo del torrone, un banchetto storico di quel mercato, assieme ai baracconi, certo da noi niente dromedari e capre, ma bovini dal mantello bianco e cavalli di ogni specie e anche allora, personaggi che si aggiravano con occhio esperto, proprietari appoggiati a un bastone in un angolo che spiavano tra la gente di passo, quale mostrasse anche solamente con un guizzo dell'occhio, un interesse che lo qualificasse come probabile acquirente. In fondo il mondo degli allevatori è lo stesso in tutto il  mondo, che siano cammelli, buoi grassi, lama o asinelli morbidi e pelosi, i gesti, gli interessi, le astuzie commerciali rimangono gli stessi. Al mercato di Nizwa nell'Oman, le capre più belle girano in tondo sotto l'occhio attento degli acquirenti fino a quando uno si alza, va a toccare l'animale, lo rimira un poco, poi comincia a discutere con il proprietario fino a quando escono dal recinto e la transizione si conclude, sempre nello stesso modo. Si va verso il camioncino e la bestia sale docile verso la sua destinazione, bella o brutta che sia. Alla fine però dobbiamo andare anche noi. Non abbiamo dato fastidio più di tanto, la gente era troppo impegnate nelle ricerca o nelle transazione per badare ai pochi turisti che si aggiravano qua e là, a non prendersi qualche calcio dalle bestie, stessero attenti loro, che gli uomini del deserto debbono badare agli affari. E' ora dunque di tornare verso il centro.




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mercoledì 18 febbraio 2026

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On the road - Mauritania, gennaio 2026 - foto T. Sofi

 

Nouakchott
La colazione al Flora è decisamente accurata, come me la ricordavo, frutta, succo fresco, uova e tutto il resto dell'ambaradan all'occidentale, con contorno di croissant, che ti ricordano che comunque questa era poi sempre l'Africa occidentale Francese, che ti mette a posto per tutta la giornata, nella quale anche se ci sarà qualche carenza di cibo, ma qui abbiamo giù avuto esperienza che non ci sarà, non avrai comunque problemi di sussistenza. I nostri amici arrivano di buon ora, come concordato che oggi di strada da fare ce ne sarà parecchia, d'altra arte questo è il tipico viaggio on the road come piace a me e che tra l'altro è ancora una delle tipologie che mi posso permettere, conosco ormai bene i miei limiti, quella di fare tanta strada vedendo molte cose, principalmente seduto comodo sui sedili dell'auto mentre qualcuno pensa a dove bisogna andare. Ho dato l'addio da tempo ai trekking, purtroppo, cosa di cui qualcuno ancora mi rimprovera di tanto in tanto, anche se ormai ha perso le speranze. Questa volta che siamo in quattro, abbiamo due Toyota pick-up 4x4, a disposizione, la nostra condotta dal fido Brahim, che mi butta sempre sguardi di tenerezza e l'altra guidata da Salek, taciturno, ma con l'occhio sicuro di chi conosce le strade tra le sabbie. 

Le Toyota
Sembrerà un po' uno speco, ma Ahmed dice che i suoi amici devono viaggiare comodi e soprattutto sicuri, visto che nel deserto è meglio viaggiare con due macchine piuttosto che con una. E noi, memori del giro mongolo subito da poco, non possiamo che dargli ragione. Così possiamo partire tranquilli, con un po' di soste in periferia, per fare il pieno delle cose che servono per il viaggio. Casse di acqua, questa è evidentemente la prima preoccupazione di Ahmed, come per tutti gli uomini del deserto, e poi frutta di ogni tipo, banane in testa, ai datteri ci si penserà lungo la strada, direttamente nelle oasi che attraverseremo, oltre alle incombenze burocratiche che evidentemente sono ancora necessarie, tipo registrazione negli uffici competenti che vogliono, pare presidiare il territorio, tenendo nota di chi va e dove. Così approfittando delle soste varie, si può dare un'occhiata alla vita che, se pur lentamente visto che qui ci si sveglia abbastanza tardi, si svolge attorno a te. I portatori di pane camminano lungo la strada tenendo sulla testa un lungo asse carico di corte baguette, uno dei lasciti culturali francesi, pane che anche qui si rivelerà delizioso se appena sfornato e ancora tiepido, croccante e leggero, che però diventa velocemente pesante e molliccio dopo poche ore. 

Carretti
I carretti con gli asinelli che avevamo visto sonnecchiare nella notte, hanno cominciato a fare il loro lavoro spostando merci vari, dal grossista di prossimità ai negozi al minuto, spinti da leggeri tocchi di bastone dati sommariamente e di default chi li guida, generalmente vecchietti avvolti nei pesanti caftani, non so come si chiamino qui, ma sicuramente hanno un loro nome specifico regionale, che sono piuttosto spessi visto che siamo decisamente in inverno e al mattino non fa caldo affatto. Si rinserrano allora sotto i cappucci conici che nascondono il viso già avvolto completamente dallo cheche e aspettano ad indossare, posto che lo facciano, la tradizionale Daraa, l'amplissimo vestito colorato generalmente di azzurro, che si porta durante la giornata. Qualche donna coperta dai teli colorati classici di quasi tutte queste parti dell'Africa, gira di negozio in negozio per portarsi avanti con il lavoro. Gennaio certamente non è il mese dell'anno in cui le ore centrali della giornata sono talmente calde da consigliare a tutti di starsene ben rinchiusi all'ombra dell'interno delle case, quando le città ed i villaggi ti appaiono come completamente deserti ed abbandonati, ma di questa stagione si vede gente in giro quasi tutto il giorno anche se sono le ore della sera quelle in cui le strade sono maggiormente popolate. 

Sul mercato
Tanto per aver qualche spiccio in tasca per i souvenir, eh, la malattia del turista, che comunque sia, dovrai pure far muovere un poco l'economia locale, abbiamo cambiato 100 euro che hanno reso all'incirca 4800 Ouguiya, la moneta locale, il cui strano nome è una deformazione della parola Oncia. L'unica stranezza è che è l'unica moneta (oltre a quella malgascia) a non avere suddivisioni decimali. L'Ouguiya è infatti suddiviso in 5 Koums, che comunque non ci sono più in giro vista la svalutazione. Potrete al limite trovare qualche vecchia moneta sulle bancarelle dei robivecchi. In realtà basteranno ed avanzeranno pure, visto che Ahmed, propugnatore assoluto del tutto compreso, si affretta a pagare tutto quello che capita non appena vede che mettiamo mano al portafoglio. I passanti danno un'occhiata al passaggio mostrando un minimo di curiosità ma senza mostrarsi troppo invadenti, in generale sorridono e questo è sempre un buon segno, anche considerando che solo pochi decenni fa, questo era un paese considerato piuttosto scorbutico verso gli stranieri.. Comunque mettiamo anche il gasolio, il cui prezzo mi sembra si aggiri attorno all'Euro al litro. Poi finalmente si parte e dopo pochi chilometri le case cominciano a diradare, diventando solo punti di appoggio per i pastori che arrivano in città e che si fermano lungo la strada. 

Deserto
E' la N1, la stessa che abbiamo percorso l'anno scorso almeno per il tratto iniziale, la strada principale del paese che prosegue fino alla lontana Algeria, perdendosi tra le sabbie del Sahara. Già nel primissimo tratto, lontane sulla sinistra cominci a vedere le dune aranciate dai raggi della luce del mattino, anche se, ma forse è proprio la stagione, visto che anche un anno fa avevamo avuto la stessa sensazione, la visuale, almeno di lontano è piuttosto offuscata come da una nebbiolina leggera che ammorba il paesaggio nascondendone alla vista le linee nette che hanno solo i climi più che aridi, ma qui non si tratta evidentemente di maggiore o minore umidità, ma semplicemente dalla sospensione del pulviscolo sabbioso che, sollevato dal vento ci mette qualche giorno a depositarsi. Non siamo in presenza certo, delle famose tempeste di sabbia che chiudono la visuale per giorni, ma comunque non è di sicuro il massimo per i fotografi. Insomma non ce ne va mai bene una. Poi il paesaggio si intristisce un poco e si trasforma in una spianata costellata qua e là di ciuffi di erbe aridofile, arbusti seccagni e qualche raro simulacro di acacia spinosa che eleva il suo contorto e sottile tronco per un metro o poco più allargando poi un ombrellino di quelle che vorrebbero essere foglie, ma rimangono a livello di tentativo malriuscito, pur se sono sufficienti a dare un piccolo sollievo di ombra per qualche capra isolata. 

Dromedari
I radi dromedari si contentano di vagare lentamente qua e là, alla ricerca di un po' di verde che consenta loro almeno di far finta di ruminare qualche cosa. Ogni tanto qualche tenda isolata segnala che comunque le greggi e gli altri animali dispersi in un'area apparentemente vastissima, sono di qualcuno, che magari ha lasciato un ragazzino a prendersene cura, oppure che ci penserà il padrone stesso quando tornerà dal mercato a raccogliere, tanto dove volete che vadano. Rimane ancora lungo il nastro infinito e perennemente rettilineo della strada qualche parvenza di attività commerciale, qualcuno che ogni tanto presenzia un banchetto per vendere frutta o altro e qualche casupola, che di certo sta lì in vista di qualche attività, anche se non si sa quale. In mezzo noti delle specie di cuscinoni di plastica blu o neri rigonfi che sono null'altro che serbatoi contenenti qualche metro cubo di acqua, che qualcuno evidentemente di tanto in tanto a richiesta passa con una cisterna a rabboccare e che sono l'unica fonte di idrica potabile per centinaia di chilometri privi di oasi e di relativi pozzi. Questa terra presenta anche questo tipo di necessità, che noi disabituati, nn riusciamo a considerare, ma che per chi vive qui diventano imprescindibili. 

sulla strada
Un unico distributore di carburante, molto primitivo, vediamo lungo il percorso e subito dietro una piccola costruzione nuova nuova, dipinta di giallo, è la moschea, come per altro certifica il cartello appeso alla rete metallica che funge da recinto, diversamente distinguibile solo da un palo con appeso un altoparlante, che userà il muezzin del caso non si sa bene rivolgendosi a chi, visto che siamo in mezzo al deserto. Dietro due casotti, sono i servizi, utili ed obbligatori anche per l'esercizio religioso, due bei water piastrellati e pulitissimi in mezzo al deserto che più deserto non si può. D'altra parte questo è un paese piuttosto osservante anche se di certo non fanatico. Anche i nostri amici, di tanto in tanto si fermano un attimo a pregare, dopo aver steso un piccolo tappetino dietro la macchina, ma come mi spiega Ahmed, non importa poi un gran ché, che l'ora sia precisa e il farla tanto lunga, quello che conta è l'intenzione. Invece la cosa più frequente che capita lungo la strada è la costante presenza di casotti della guardia nazionale, con tanto di sbarra che simulerebbe un vero e proprio posto di blocco, ben segnalato come giusto cinquecento metri prima, con obbligo di arresto, in modo che una sola macchina alla volta acceda al militare che staziona (non sempre) in mezzo alla strada. 

Cheche
Quindi specialmente se volete percorrere queste vie, per conto vostro, affittando un auto a Nouakchott, tenete conto che dovrete portarvi dietro una cinquantina di copie dei passaporti, per velocizzare la pratica, evitando che l'addetto nel casotto, che già non ha nessuna voglia di alzarsi dalla branda dove sonnecchia, si debba levar su e ricopiare i vari dati. Il nostro Ahmed allora, pronto alla bisogna, ha già sul cruscotto un bustone dove si è fatto una miriade di copie con i nostri dati bene elencati assieme a quelli dell'agenzia che organizza il giro e così basta sporgerli al milite che poi fa il solito gesto stanco per farti procedere visto che la sbarra rimane comunque perennemente alzata. Quando non c'è neanche il soldato, tocca scendere e andare a portare il foglio fin dentro al casotto e lasciarglielo lì, penso senza neanche svegliare chi è steso sulla branda. In realtà si conoscono tutti e il passaggio è mera formalità, ancorché in una tratta di due o trecento chilometri di questi post di blocco ne incontri cinque o sei o più. Il fatto è che probabilmente, fino a dieci o quindici anni fa c'erano  problemi grossi di infiltrazioni attraverso i confini di supposte milizie islamiche specialmente dal Mali o dall'Algeria, con conseguenti pericolosi risvolti e quindi un controllo del territorio, più volenteroso credo, che efficace, è stato predisposto dal governo. 

Si prepara il mechouì
Aggiungi a questo l'aumentare dell'attenzione ai cosiddetti flussi migratori provenienti dal sud del Sahel, ai quali oggi, anche sulle spinte europee, viene data maggiore attenzione, contribuiscono a questo stato di cose. Di certo l'impressione è che tutto sia piuttosto una facciata dimostrativa, forse deterrente ma non so quanto efficace. Intanto noi arriviamo a Akjoujt, un gruppo di case con meno di 10.000 abitanti che gravita sul nastro della statale e che campa attorno ad un paio di attività estrattive, oro e rame, pare, che ci sono nei dintorni. Intanto è arrivato il mezzogiorno e quindi ci fermiamo, come già l'altra volta nel ristorante di fiducia di Ahmed, una baracca in un cortile tra le case in centro al paese. Mi ero raccomandato di ripetere la sosta proprio qui e lui non se lo è fatto ripetere visto che a suo dire, questo amico fa il miglior mechouì della Mauritania. Avevo già mangiato questo piatto tipicamente maghrebino in Algeria ed in Marocco tanti anni fa e me era rimasto un ottimo ricordo, ma lo scorso anno quando ebbi occasione di riprovarlo proprio qui, ne ottenni un'esperienza gastronomica assolutamente fantastica, forse era passato tanto tempo ed il ricordo si era affievolito, ma il piatto era stato talmente buono che me lo riassaporavo nella mente ogni volta che controllavo che anche in questo giro avremmo pianificato la sosta. 

Tè e mechouì
Il mechouì non è altro che il capretto arrostito nella maniera tradizionale, cioè spalmato di spezie e burro fuso, avvolto ora nella stagnola, un tempo nelle foglie di palma e cotto per lungo tempo in una buca sotto terra ricoperto di braci. Ora non sono andato a controllare, se qui usano la buca e le foglie di palma, in cucina dove sono andato a mettere il naso, però il forno che potrebbe sostituirla lo stesso, non c'era, fatto sta che il piatto era molto buono. Nella tenda in fondo al cortile dove ci viene servito, arrivano, anche Ahmed ed i suoi e cominciano la preparazione del tè alla menta che d'obbligo, deve accompagnare il capretto. Questa del tè è una cerimonia che ci perseguiterà continuamente nei giorni a venire e che è evidentemente molto di più di una banale bevanda di accompagno, ma diventa un vero e proprio stile di vita, una necessità da un lato di condire un momento di pausa con  una cura particolare che sottolinea l'importanza anche di questo piccolo momento, dall'altro può diventare scusa per dare ufficialità a qualche cosa che deve essere ben rimarcato. Così qualcuno che ti deve parlare di una cosa importante, ti inviterà a bere un tè, addirittura l'avvicinamento di due famiglie per una richiesta di fidanzamento, viene preceduta da un invito a prendere un tè. 

In cucina
Una cosa seria ed importante insomma. Comunque una pausa significativa nel corso della giornata che va espletata con calme e senza fretta e con tutte le dovute attenzioni. Così Brahim dopo aver scaldato l'acqua sul fornellino ed aver atteso che il cucchiaio di tè versato abbia rilasciato la sua infusione, fa scorrere dall'alto del beccuccio il liquido ambrato nei bicchierini che poi per una serie infinita di volte vengono passate e ripassate di bicchiere in bicchiere fino a che lo zucchero disciolto all'inizio dell'operazione non provochi una densa schiumetta che riempie almeno metà del recipiente, solo allora i bicchierini possono essere distribuiti per poi essere bevuti, anzi gustati con calma mescolando il loro sapore, per il nostro gusto un po' troppo tannico e forte, al sapore delle carni che si sciolgono in bocca con una miscela perfetta di spezia e di menta. Intanto chi è incaricato continua a travasare bicchierini per mescere una seconda volta e poi una terza, in un continuo che mescola chiacchiera e riposo all'ombra della tenda. Davvero questo tè nel deserto è qualche cosa di più di una semplice bevanda per un luogo dove generalmente l'acqua non si beve mai tal quale.



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