mercoledì 4 febbraio 2026

Uzb 19 - Ancora a Samarcanda

Shakhi- Zinda - Samarcanda - Uzbekistan - ottobre 2025 - foto T. Sofi


 

L'ingresso
Quest'ultima giornata che ci aspetta, darà modo di buttare un'occhiata a tutto quanto ci resta, naturalmente tenendo conto solo delle cose di maggiore rilevanza della città di Samarcanda e poi non ci rimarrà che raggiungere la capitale dove ci aspetta la fine di questa e l'inizio di un'altra avventura. In pratica quello di oggi, e la giornata sarà indubbiamente lunga ed impegnativa, sarà a tutti gli effetti quella del nostro saluto all'Uzbekistan. Il primo shot della giornata spetta quindi allo Shakhi- Zinda ( il Re Vivente), un insieme spettacolare di tombe e mausolei, inframmezzate da piccole moschee e madrase, che copre una intera collina, il nucleo primigenio, si dice, della città stessa, che racchiude una serie di veri e propri capolavori architettonici, molti dei quali ancora attivi anche dal punto di vista religioso, quindi occasione per ammirare alcune delle maggiori opere architettoniche ed artistiche del paese ed allo stesso tempo sentire da vicino l'afflato spirituale dei fedeli che frequentano questi luoghi come pellegrinaggio. In una grande via commerciale frequentatissima, che dà spazio quindi anche alla fame di souvenir della massa di turisti che si mescola ai fedeli, già di prima mattina, si apre il grande portale che dà accesso alla scala che risale la collina. Qui i venditori di magliette lasciano spazio definitivo alle attrezzature sacre, nella consueta mescolanza di sacro e profano che caratterizza l'ambiente tipico dei mercanti nel tempio, proprio di tutti i siti religiosi del mondo. 

La salita
Quando ci venni la prima volta il luogo era completamente deserto, solo un paio di custodi dalle lunghe barbe salafite, sporgevano il capo dietro gli stipiti dei mausolei più importanti, poi solo qualche fedele in cerca del luogo dove effettuare le abluzioni di rito. Oggi, superata la calca dei venditori, organizzati anche con piccoli Apecar, carichi di magliette di ogni colore e taglia, c'è anche la mia pensate un po', fanno il loro business con incessante dedizione. Quella che va per la maggiore, è tutta nera con la scritta ammiccante: All you need is plof, che mi sembra di per se stessa tutta un programma. In fondo diciamocelo pure, a questo mondo, specialmente adesso, abbiamo bisogno soprattutto di sdrammatizzare e se ci scappa un sorriso ben venga. Ma finalmente entriamo e cominciamo a percorrere la scalinata che procede a zig zag verso la cima della collina, circondata ai suoi lati da una sorta di corridoio di edifici, dalle dimensioni abbastanza simili tra di loro, si allineano tombe di personaggi famosi, personalità religiose, artisti e potenti. Alcune di queste sono state ristrutturate e risplendono lucide e perfette, completamente ricoperte di maioliche stupende, altre lasciate un po' a se stesse, con le superfici dei portali più esposti alle intemperie o ai guasti del tempo, mostrano qualche scalfittura o abrasioni con la perdita di tessere o piastrelle, ma allo stesso tempo rivelano il loro carattere di artefatto antico e ancora perfettamente godibile. 

 Due tombe
Sono state costruite tra l'XI e il XIV secolo, le ha viste anche il nostro Marco, tanto per capirci, ma la struttura basica di ogni mausoleo è piuttosto simile, un edificio a base quadrangolare, sormontato da una piccola cupola, a cui si accede tramite un un grande portico ad arco che disegna la facciata e questo fa sì che l'intero complesso presenti una uniformità maestosa e quasi voluta, per arrivare alla costituzione di un insieme omogeneo che rappresenta di per sé una vera opera d'arte. Le ore del mattino sono l'ideale per risalire i gradini irregolari, scorrendo tra i portali illuminati dalla luce perfetta che mette in evidenza le migliaia di geometrie diverse che si formano con l'accostamento di queste piastrelle lucidissime, che mostrano una dopo l'altra, tutte le sfumature dell'azzurro simile all'acquamarina, fino al quasi nero del lapislazzulo, mescolate ai tanti verdi cangianti. L'effetto che si ottiene durante la salita è il continuo rutilare di un caleidoscopio straordinario che cambia ad ogni angolo, pur apparentemente rimanendo sempre uguale. E quando i colori, nella loro assoluta perfezione di accostamento, arrivano a stordirti, ecco che vieni preso dalla modanatura delle superfici, dall'alternanza delle ombre provocate dai vuoti e dai pieni, dalle stalattiti delle muqarnas che arricchiscono ogni angolo, ogni soffitto, trasformando dopo gli archi di ingresso anche gli interni in vere e proprie grotte di Aladino. 

Colonne
In mezzo, nell'interno un po' oscuro, le piccole tombe, apparentemente disadorne o coperte da piastrelle più semplici e delicate, rimangono mute, come se invitassero a lasciare una preghiera, ricordando sempre la caducità della vita terrena. In uno slargo tra gli edifici si apre una piccola piazzetta popolata di tombe povere di ornamenti. E' quello che viene anche chiamato cimitero di strada, evidentemente popolato da personaggi certo importanti, ma giudicati minori o forse semplicemente privi di rilevanza religiosa o politica. Qui infatti è tutto un peregrinare da un edificio all'altro da parte dei fedeli che evidentemente vanno ad omaggiare quelli che per noi potrebbero essere assimilati a persone sante e che per l'Islam rappresentano sapienti e personaggi comunque degni di devozione religiosa a cui rivolgersi, noi diremmo per chiedere grazie, anche se questo aspetto non sarebbe contemplato, ma si sa che questo topos è insito nell'animo umano e il rivolgersi allo spirito di chi è nella stima della divinità, non può che essere considerato prodromico alla soluzione dei propri problemi. D'altra parte si tratta comunque di una professione assoluta di fede. Quindi, dirà il fedele, male non fa. E come in tutti i luoghi santi, anche qui fioriscono le leggende.

La tomba del santo
Quella che sarebbe alla base della nascita del sito, racconta di Kusam ibn Abbas, addirittura cugino del Profeta, che già nel 640 venne qui e per 13 anni predicò il verbo dell'Islam e infine proprio qui fu decapitato dai sacerdoti zoroastriani, che stavano proprio sulla collina, evidentemente luogo sacro da sempre, a cui stava portando via tutti i fedeli. Ma si dice che il nostro personaggio, presa in mano la sua testa, cominciò a percorrere la scalinata fino in cima, deponendola nel luogo dove oggi c'è proprio il mausoleo detto del Re Vivente. Qui intorno, data la santità del sito, sono sepolti in cripte differenti alcuni dei parenti dello stesso Tamerlano, visto che l'intero complesso è stato completato nel 1434 dal nipote Ulug Beg. Un corridoio finale porta al cortile rotondo con un arco a volta, sul fondo dotato di una antichissima porta istoriata di legno, pare dell'epoca, attraverso la quale si accede proprio alla tomba del santo. Questo è il punto terminale del pellegrinaggio, che si dice, un tempo avesse pari valore di un Haji alla Mecca. Il percorso è davvero piacevole. Tu puoi scegliere, tra le costruzioni meno affollate, dove entrare, forse perché il personaggio lì custodito ha un'aura di santità inferiore, ma questo non di certo sminuisce la bellezza e l'eleganza del decoro, puoi così rimanere a goderti le differenze delle geometrie, cercare di riconoscere e interpretare le scritte, che ripetono i 99 nomi di Allah, oppure semplicemente perderti nei mille arabeschi, cercando il filo dei capi che si intrecciano in ghirlanda infinite. 

moschea Hazrat- Hizr
Davvero una esperienza di notevole spessore, che anche chi non fosse appassionato delle arti decorative non potrà non apprezzare. Già solo questo basterebbe a riempire una giornata completa anche perché quando scorri davanti a queste testimonianze, diciamolo pure, della grandezza della mente e del cuore umani, e non vedo come si possa definirle altrimenti, dovresti avere il tempo ed il buon senso di fermarti, guardare, ammirare, magari sentire qualche spiegazione, ma soprattutto ascoltare il tuo cuore e le tue emozioni, che non potranno che scaturire con lentezza anche se con una certa intensità, quindi ci vorrebbe tempo da dedicare anche a digerire e fare proprie queste emozioni, goderne pienamente, insomma e forse in questo modo portarle con sé a lungo, se non si riuscirà per sempre come meriterebbero. Invece il nostro destrino sprecone è sempre quello della fretta, dei tempi ristretti, una sorta di horror vacui della mente, per il quale non ci devono essere tempi morti nell'itinerario, per non pentirsi di non aver approfittato appieno del luogo o peggio dello scoprire a posteriori di aver lasciato indietro qualche cosa per trascuratezza o per mancanza di tempo. Va beh, non stiamo a rimestare le solite chiacchiere sulle differenza tra turisti e viaggiatori veri, tanto non portano da nessuna parte. A noi l'intermezzo serve invece per arrivare alla piccola moschea Hazrat- Hizr, che domina un'altra collinetta. 

La moschea Bibi Khanym
Da questa bella costruzione ben restaurata nel '900,, che contiene un minuscolo ma interessante museo e una piccola Khanaka, il monastero dove i Dervisci esercitavano le loro meditazioni ed insegnavano a raggiungere l'autoipnosi attraverso il compulsivo ruotare su se stessi, ed un elegantissimo minareto sormontato da una cupola gialla nervata, sopra la grande lanterna, si può avere un bel colpo d'occhio sulla città e soprattutto sulla grande e famosissima Moschea di Bibi-Khanym che sorge in un grande giardino proprio al di là della grande via di comunicazione che lo costeggia. La costruzione di questo colossale edificio, ai tempi di certo la moschea più grande del mondo, è avvolta anch'essa nella leggenda. Si dice che la costruzione fu voluta da Tamerlano stesso dopo la vittoriosa campagna in India, in onore della sua moglie favorita, appunto Bibi- Khanym, mentre secondo altri fu proprio lei ad ordinare la costruzione, che durò cinque anni, per fargliela ritrovare al suo ritorno. Centinaia di architetti, artisti, artigiani e pittori furono convocati a Samarcanda e quando il meraviglioso cortile era ormai terminato, si potevano ammirare i suoi porticati infiniti sostenuti da oltre trecento colonne di marmo ed i minareti che svettavano da ogni lato. Ma il fatto fondamentale era quello che dovesse essere il più straordinario e gigantesco edificio religioso mai elevato al mondo, col suo immenso portale il cui arco ricordava la Via Lattea e la spettacolare cupola blu che alcuni paragonavano al cielo.


Arco restaurato
Abbiamo ormai capito che l'ossessione per le dimensioni della dinastia Timuride, pervadeva ogni aspetto del regno. Lo abbiamo già visto ieri a Shakhrisabz e qui che era la vera capitale dell'impero, il concetto non poteva di certo essere annacquato. Purtroppo accadde che, o il progetto era troppo esagerato per le capacità costruttive del tempo e gli architetti seguirono la follia pantagruelica della committenza, per piaggeria o timore di una fatale reprimenda, o più prosaicamente, qualcuno rubò come non ci fosse un domani, risparmiando sulla qualità dei materiali, fatto sta, che non appena terminato, l'edificio cominciò a perdere pezzi, i muri iniziarono a scrostarsi ed a crollare a poco a poco. Il monumentale e famoso portale, cominciò a sgretolarsi è crollò solo pochi anni dopo la sua erezione ed i pregiatissimi marmi che erano stati fatti arrivare da ogni parte del mondo e le ricchissime piastrellature, i mosaici e le pitture cominciarono a cadere e i muri a sbriciolarsi. Troppi ladri anche a quel tempo, capaci di non impaurirsi neppure per le severissime pene che li avrebbero inseguiti in eterno assieme alle loro famiglie o più semplicemente un progetto troppo audace ed ambizioso per le conoscenze dei tempi? Il mistero non è mai stato svelato e per fortuna Tamerlano, morì giusto in tempo, per non dover assistere a questa debacle che di certo lo avrebbe colpito nel morale più di una campagna militare di sconfitte. 

La grande sala interna
Oggi la moschea viene a poco a poco restaurata, con un ambizioso progetto di rifacimento totale e pur trattandosi di un lavoro di ripristino davvero impegnativo, quasi quanto lo era forse il progetto originale, il governo appare piuttosto attento e disposto ad investire, visto l'accrescersi dell'interesse di tutto il mondo per il turismo uzbeko. Oggi puoi vedere larghi tratti dell'edificio, rimaneggiati e riportati all'antico splendore, anche se altri, come gli interni della grande sala di preghiera, sono solo una distesa di calcinacci e le pareti si presentano ancora completamente spoglie. Invece sono soprattutto i mosaici della facciata che cominciano a mostrare parte dell'antico e spettacolare splendore, con la ricostruzione meticolosa dei fregi che si sono potuti riprodurre partendo dalle poche tracce rimaste, mentre nel giardino il monumento che raffigura un grande Corano aperto, funge ancora da attrazione per le signore in cerca di gravidanze, che paiono quasi garantite se si ha l'accortezza di passare, chinate, sotto alla scultura di marmo. Tuttavia al momento la grande scultura è transennata, forse definitivamente e le aspiranti madri dovranno cercarsi qualche altra soluzione. Anche il blu assoluto della grande cupola svetta ormai nuovamente stagliandosi contro il cielo, da cui ha tratto ispirazione, nella speranza di confondersi con esso, nel tentativo forse di rinnovare il sogno dell'Imperatore. Noi più prosaicamente cerchiamo un po' di ristoro nei locali che opportunamente circondano il monumento, poi si vedrà.

Zona dei fianchi in restauro e cupola



Il Corano delle partorienti
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