martedì 12 giugno 2012

Vuoi uno stabilimento Fiat?

Perché la gente continua a chiedersi come mai in Italia nessuno vuol venire ad impiantare una azienda, quelle che ci sono se ne vanno e i posti di lavoro diminuiscono? Sarà colpa degli italiani che lavorano male, dei terremoti, del sole troppo forte? Magari bisognerebbe cercare di capire come fanno gli altri ad attirare investitori. L'Irlanda aveva ridotto le tasse sugli utili di impresa al 14% e lì i posti di lavoro sono fioriti come funghi, tanto da far parlare di miracolo irlandese in una terra buona solo per i campi di patate. Ma sentite cosa è capitato nei ricchi Stati Uniti. Un bel giorno la Volkswagen fa sapere che intende investire da qualche parte 1 miliardo di dollari per produrre per il mercato nordamericano. Intanto non è che in Germania gli hanno detto, come mai le macchine non le fai qui, brutta cretina e poi le porti con la nave in California. I tedeschi ce l'hanno il buon senso di capire che le macchine vai a farle dove le vendi. Comunque appena circolata la voce si è scatenata la bagarre tra gli stati americani a chi offriva condizioni ed incentivi migliori, una vera e propria asta.  Alla fine di questa lunga “battaglia” lo Stato che si è aggiudicato l‟apertura del nuovo stabilimento automobilistico è il Tennessee, a Chattanooga (quella del trenino ciuf ciuf). 

Questo stato si è impegnato a offrire una tal quantità di sgravi fiscali da coprire gli stipendi di tutti i dipendenti per i prossimi 30 anni pur di persuadere la società tedesca a investire in una delle aree più depresse del suo territorio. Il Tennessee ha dovuto svenarsi e offrire un pacchetto di incentivi record da 557 milioni di dollari pur di spuntarla sull'Alabama, che aveva messo sul tavolo 385 milioni di dollari, una somma mai spesa prima per attrarre un'azienda a casa propria. Praticamente lo stato ha offerto per i prossimi 30 anni: 200 milioni di dollari in crediti d'imposta per la creazione di posti di lavoro; un minimo di 150 milioni di dollari in sgravi sulle imposte immobiliari; il terreno su cui è stato costruito lo stabilimento, dal valore di 81 milioni di dollari; nuove infrastrutture, strade e autostrade, per 43 milioni di dollari; corsi di addestramento professionale per gli operai al costo di 30 milioni di dollari; 3,5 milioni di dollari per la manutenzione delle linee ferroviarie. Naturalmente il Tennessee sa bene che deve mantenere quanto promette perché diversamente l'azienda fa le valige e se ne va, come è capitato in Pennsylvania, dove uno stabilimento aperto nel 1978 fu chiuso dieci anni dopo, quando lo stato decise di non rinnovare gli incentivi promessi. (dati Varrone) 

Sono pazzi? Piangono prendendosela con le aziende che non vogliono invece andare dove la gente è bisognosa, pagando più tasse e avendo meno servizi che altrove? No, agiscono per ottenere risultati. Invece qui, se Marchionne fa sapere che prepara un investimento per un nuovo modello, secondo voi qualcuno si preoccupa di mettere in pista qualche cosa per convincerlo che gli conviene farlo qui? Posso capire Landini che deve fare il suo mestiere da vecchio stalinista, gettando cacca su tutto quello che fa l'azienda, ma subito i giornalisti si affannano a dire che la Fiat ha preso dallo stato un sacco di soldi e caso mai li deve restituire, ai politici da ogni parte, parte subito la mosca al naso, offesi perché il tizio in maglioncino lascia trasparire con troppa trasparenza quello che pensa di loro e quindi gli spiegano che non è capace di fare le macchine, altro che offrirgli condizioni vantaggiose, caso mai gli aumentiamo le tasse e gli altri industriali lo guardano con sufficienza per mascherare la loro torva invidia di incapaci che hanno campato per anni aspettando solo le svalutazioni competitive, senza mettere una lira in R&D; intanto i tribunali e i sindacati gli promettono un contenzioso infinito, l'opinione pubblica fa trasparire con chiarezza che lo ritiene un incapace se è di destra, che è un farabutto se di sinistra ed infine la gente si chiede: ma come mai Marchionne le macchine le va a fare in Serbia? 

In fondo mentre da tutte le parti del mondo lo guardano con ammirazione per le sue capacità, supportate dai risultati di bilanci, dall'aver avuto una azienda ormai morta ed averla resuscitata, per aver spiegato agli americani che gli Italiani sono i più bravi a fare belle auto, gli operai di tutto il mondo gli stendono il tappeto rosso appena arriva applaudendolo con entusiasmo,  pensando che ha salvato loro le chiappe, noi gli tiriamo solo palate di merda sulla faccia, dovrebbe fare uno sforzo per far finta di niente, senza permettersi di dire che da noi ci rimette soldi, anche se è vero. Son cose che non si dicono. In fondo le aziende non sono fatte per perdere soldi? dice l'Italiano medio pensando alle sue aziende (che infatti sono dei cittadini a cui sono state fatte pagare) come Alitalia, Ferrovie dello stato, Rai e chi più ne ha più ne metta. Pensa che questo vuole addirittura fare un'azienda che dia profitti! Ma vada in Uzbekistan, che noi qui coltiviamo i nostri begli orticelli biologici a chilometri zero, che fanno tanto bene e magari appoggiamo Capanna, detto l'aquila salvifica, che andrà ad abbattere gli alberi OGM, che quei ricercatori infami si ostinavano a conservare dopo 20 anni di studi. Magari investiamo nella ricerca sull'omeopatia. Bisogna proprio proprio votare Grillo! Avanti c'è posto, che più gente entra, più bestie si vedono:

lunedì 11 giugno 2012

Haiku di tarda primavera.

Verde mattino.
La bellezza mi induce
un calmo affanno.


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Primavera.
I fiumi non ritornano.
Caravanserraglio. 
Haiku
Grigio nebbia.

domenica 10 giugno 2012

Poesia della griglia.

Il Forte di Fenestrelle
Le tradizioni sono stampate nella storia dei popoli. Saturnali, Baccanali, tutto era giustificato dalla scansione del tempo calendariale; ma si sa ogni festa era giustificazione allo sfogo delle pulsioni inespresse, della voglia di esagerare che giustifica gli eccessi. Certo all'anziano, molte sono le brame che turbano la mente, ma poche ahimè, quelle percorribili. Tempo, modi, forme e possibilità pratiche gli consigliano o gli impongono di ridurle al minimo. Così addio feste della primavera, calendimaggio in cui il dardeggiare delle occhiate furtive, chiama a complicità allusive e promettenti, addio a momenti di gloria in agoni Pitici o Olimpici, dove gli stanchi corpi non possono più misurarsi se non attraverso una voyeristica azione da poltrona, addio ad eccessi da ambienti fumosi e mediati da sacerdotesse invasate dalla furia di Evoè. Rimane la parca soddisfazione del banchetto imbandito, della ricchezza della tavola farcita di prelibatezze, del piacere di sentire vicina la presenza degli amici che attenuano le asprezze delle voluttà e delle passioni sfrenate, in una dolce e pastosa comunione di intenti, quella, alla fine, di sbarazzare degli ingombri,  una tavolata  ricca e ripiena di colori e profumi, Parnaso di poesia e di ricordo. 
Vino, vino, vino!

Ecco perché non si può perdere la tradizionale Gran grigliata di Benvenuto all'Estate, mentre il gran Forte di Fenestrelle, sentinella delle Alpi, fa buona guardia alle spalle, con la sua rassicurante presenza, dove il consueto gruppo di amici, imbandisce ogni anno un sardanapalico banchetto. Si direbbe ogni anno di più, quasi a voler far scordare il passato, ma certo che quando, stesa la tovaglia, cresce la fungaia delle bottiglie di vino dalle provenienze importanti, per carità solo per tener ferma la copertura, che il venticello della tarda primavera non se la porti via, capisci che questa gente ha un tarlo nascosto che reclama il ricordo di eccessi passati da non dimenticare. Allora fioriscono come per magia, coppe calabresi le cui fette di raffinato rosa antico rilasciano profumi ammalianti, mentre il festival delle frittate comincia, anche per dare tempo alla legna raccolta con fatica nel bosco di trasformarsi in brace ardente, ché un duro compito avrà da svolgere. La griglia si scalda intanto che le verdure che una sua sorella minore aveva già approntato, scorrono, facendo saltar nei piatti spesse falde di peperoni di Carmagnola, fette di sapida melanzana, strisce di zucchine profumate. Tutto per tamponare gli stomaci impazienti e per aprir la strada ai primi arrivi che si fanno strada tra fumi e sfrigolar di grassi. 

le regine della griglia.
Subito si presenta la celebre luganega valtellinese, così tenera e indifesa, prima ad arrivare come avesse fretta di presentarsi al giudizio dei commensali. Che sapore delicato ed invogliante, ma ecco incombe il capocollo, così ricco di infiltrazioni grasse da renderlo talmente morbido e sapido al tempo stesso, da far dimenticare oh insensibile ingrato, la sua sorella appena ingurgitata. Ma subito incombono le regine della bragia, costate imperiali di piemontese di nota e certificata provenienza. Un chilozzo cadauna mal contato, splendore per la vista, delizia di palati ghiotti ed insensibili alle sirene vegetariane, tenere come burro, sapide come femmine, desiderose solo di essere mangiate. E vino, vino, vino come se piovesse sui pini e sulle tamerici, mentre l'ombra fronzuta promette un'estate finalmente piena di altri ghiotti appuntamenti. Ma un pensiero assale i ventri già troppo rigonfi, una preoccupazione assale le menti ormai ingombre, presto presto, che le scamorze stillano oramai gocce di piacere promesso, van subito tolte con attenzione e portate a guarnire i piatti ormai sgombri, per poi lasciar ulteriore spazio allo spicchio di gorgonzola che ammicca e sembra sciogliesi nell'attesa. Come rinunciare ad irrorarlo con un goccetto di marsala secco, sposo perfetto per una così promettente e bianca fanciulla. 

Sembra finita, le cinghie si smollano, le epe tirano e le camicie pur larghe, paiono fare difetto e invece no, si apre la saga dei dolci in cui molte spose voglion trovare, mostrando la loro fantasia, degno contrappasso al virile maneggio del forchettone e del coltellaccio da trancia. Tarte tatin alle albicocche dall'acidulo sentore, crostata di mele in variante morbida, frolla alle ciliege, pesche e riso nero, una sperimentazione appena testata dopo i suggerimenti vercellesi e gran finale coi piemontesissimi salami dolci della tradizione di gioventù. Meloni profumati e rossa anguria per ricordare ancora i colori dell'estate e per placare le affaticate pareti esofagee. Poi il riposo rotto solo di tanto in tanto da scaglie golose di cioccolata alla nocciola da assumere con lentezza per assaporarne l'effetto medicamentoso e sprigionare quel tanto di serotonina che ancora la ghiandola non aveva pompato, ma mescolato, per renderlo ancor più soave e ricco di sapore da deliziosi kumqat che da mesi insaporivano annegati nel liquore da loro stessi creato. Critici savonaroliani, non solo cibo volgare, ma rose e fiori di campo a render la tavola orgogliosa delle sue poetiche promesse! Giornata dura ma illuminante, in cui la compagnia degli amici ha condito quella che potrebbe essere una pantagruelica strippata, rendendola un richiamo ammiccante per un'estate serena.

Fumo e poesia.

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Febbre suina
Rosso anguria.

venerdì 8 giugno 2012

La quinta volta del Guggenheim a Vercelli.

Mondrian - Vaso di zenzero, 1912 - dal web

Mirò - Cane e uccelli, 1946 - dal web
Ieri appuntamento a Vercelli. Una tradizione che cari amici mi preparano con cura ogni anno. Quinta edizione ormai, dell'esposizione dei materiali delle collezioni Guggenheim, quest'anno dedicata a importanti lavori di tre dei maggiori esponenti dell'Avanguardia. Una quarantina di opere equamente distribuite a rappresentare lo sviluppo della ricerca di Mondrian, Mirò e Calder. Come sempre parlare dell'arte "moderna" è difficile per chi ha soltanto una infarinatura del mondo dell'arte figurativa. Tuttavia devo dire che anche per un bovaro come me, l'essere messo di fronte ad opere così importanti  in sequenza logica e corroborato da una adeguata spiegazione, non può lasciare indifferente. Certo è presuntuoso affermare di aver capito, ma una sensazione, uno stimolo arriva e di certo non si riesce a rimanere indifferenti. Il lento procedere della ricerca di Mondrian, che inizia da un figurativo in cui già intravedi le sirene cubiste che poi a poco a poco si libera di quanto gli pesa e comincia a ritenere superfluo, semplificando sempre di più, fino all'essenziale dei suoi ultimi lavori, scandisce gli spazi in maniera avvincente. Quel suo vaso di zenzero. quando ancora un'ombra di figura gli rimane nel pennello, emerge con una forza tale nel fondo che comincia a perdersi nelle partizioni dell'astrazione, che non può lasciarti indifferente. 

Calder- La testiera - (Foto Cimino)
Calder - Ritratto - (Foto Cimino)
Il mondo fantastico di Mirò, i quadri fiamminghi rivisitati, quel suo perdersi nel tratto sottile della linea e della visione poetica, lo rendono contemporaneamente immerso e pur lontanissimo dall'astrazione pura, in un mondo pittorico ricco di gioia e di colore, anche se a tratti venato da una leggera malinconia. I mobiles di Calder poi, ti immergono nel mondo dell'astrazione pura, della conquista della spazialità in cerca di soluzioni nuove e mai tentate prima, forse la vera premonizione di tutta l'arte contemporanea, con le sue sperimentazioni, di cui magari rimarrà poco, perché il tempo inevitabilmente fa pulizia di chiacchiera e incantatori di serpenti. Quella testata per il letto di Peggy Guggenheim e il ritratto in filo di ferro, rimangono fissi nella memoria anche dello spettatore meno propenso ad apprezzare l'arte del 900. Un interessante pomeriggio, ma avete solo più questo weekend per non perdervi la mostra, che tra l'altro permette di godere anche dello splendido contenitore, quell'Arca che continua a poco a poco a disvelare i tesori nascosti sotto la calce delle sue pareti, man mano che arriva qualche soldo per andare avanti con i lavori. E poi via, a finire la serata con le gambe sotto il tavolo, panissa vercellese come se piovesse (un sentito grazie agli amici!), ma attenti che appena fuori città sono appostati con l'alcoolimetro!

Calder - Mobiles, 1946- dal web
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giovedì 7 giugno 2012

Recensione: Vatel di R. Joffé.

Accolto con grande freddezza e critiche distruttive al festival di Cannes nel 2000, non mi è parso che il lavoro di Joffé si possa liquidare pontificando, come ha detto qualcuno, che la cornice vale più del quadro. La storia, che si svolge nel 1671, racconta un avvenimento famoso. Il principe di Condé, prossimo alla rovina economica invita per tre giorni Luigi XIV nel suo castello, speranzoso che il sovrano gli affidi il comando delle sue truppe nella prossima guerra contro l'Olanda, con un compenso adeguato che potrebbe risollevare le esauste casse del suo principato. Per far questo deve stupire il Re Sole e la sua corte, con banchetti e feste assolutamente fuori del comune, che allietino il sovrano e lo mettano di buon umore. A questo scopo si dedica con tutte le sue capacità il famoso Vatel, il più grande cuoco dell'epoca, inventore della crema Chantilly e grande creatore di feste sfarzose. Oggi diremmo un organizzatore di eventi. Il film è tutto giocato sull'antinomia della vanesia superficialità della corte e dei personaggi insulsi che la popolano e la dedizione estrema fino al sacrificio di Vatel che mette tutto il suo impegno per raggiungere il risultato voluto dal principe. Un Depardieu insolitamente meno gigioneggiante, svolge il ruolo con grande spessore, accompagnato da una sempre affascinante Uma Thurman nel perfetto ruolo della favorita, fascinatrice del sovrano e a sua volta affascinata dalla personalità di Vatel.  Girato con una notevole profusione di mezzi, con l'idea del colossal, con scenari spettacolari e fastosi, la storia si dipana fino al suo tragico finale, pagato perché il principe abbia quello di cui aveva disperatamente bisogno. Sarò di bocca buona ma secondo me si può vedere, dai, ce ne fossero.




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mercoledì 6 giugno 2012

Amarcord.



Il tempo è una dimensione anomala; si estende e si comprime secondo regole misteriose e non controllabili. Una matematica irrazionale e piena di sorprese anche se puoi riconoscerne facilmente i punti di riferimento. Così eccoci qua, sette vecchi amici, ragazzini ormai frollati che di tanto in tanto si ritrovano a raccontarsi cose. Soli, lontani dai compagni relativi, lasciati altrove per non infastidirli troppo con i nostri continui: ti ricordi? Eppure basta sedersi uno di fronte all'altro, Gilberto, Pina, Lauro, Paola, Rosy, Enrico, Giancarlo e con il calore dell'estate che arriva ti vedi subito come allora. Parte di colpo il film e siamo già seduti su quella panchina della piazza a parlar di niente, a ridere della panettiera che si lamenta perché facciamo baccano alla sera e delle sue tende staccate via e portate fin sugli alberi del viale. Che dispetto! Sono quasi spariti gli alberi di quel viale, dove la brigata si rifugiava alla sera, tutti pieni di speranze per gli approcci neppure tentati e sempre delusi, guardando di sbieco quelle ragazzine così belle e così impossibili, mentre le biciclette stavano là, riverse nel prato. 

Una cucchiaiata di gelato e subito senti il pepeee lontano del carrettino che passava alle due. Cono da 20 lire, panna e nocciola, da leccare seduti sulla balaustra della pompa dell'acqua salata. La musica nuova che stava arrivando rompeva schemi vecchi, il rockandroll, le serate alla SOMS. La pellicola si svolge lentamente, emerge qualche figura lontana, quasi sbiadita da un ricordo spezzettato che riaffiora, a poco a poco ricostruito dall'apporto di tutti fino a che il puzzle si ricompone. Ed ecco che riemerge Camilla, con cui la natura era stata così ingenerosa e la sua povera mamma che prenotava sempre il tavolino sul bordo della pista alla festa del paese e poi, non vista, faceva il giro di tutti i ragazzi a pregarli di fare ballare la figlia, vi prego, almeno una volta in tutta la sera. La sera, così carica di impossibili desideri inespressi, su per la salita fino al cimitero per la prova di coraggio. Il cancello che improvvisamente nel buio si apriva cigolando; le ragazze che scappavano di corsa, terrorizzate. Odore di ciliege, vento fresco sui capelli mentre girano vecchie fotografie. Accidenti come erano belle quelle ragazze.


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martedì 5 giugno 2012

Dàn , Xī .

Oggi ho voglia di poesia e se vuoi è facile, la trovi anche nelle piccole cose. Basta guardare un carattere cinese, un piccolo segno, qualche tratto vergato con un leggero colpo della mano col pennello del calligrafo ed ecco nasce all'istante un condensato, ancor più breve e concentrato di un haiku, un soffio di bellezza in un piccolo gesto. Ecco il primo, che immagino pensato e scritto quando la luce del sole ha appena accarezzato i petali delle peonie. Alba - dàn - 旦. Ci vedi subito i due caratteri più semplici che lo compongono, il tratto inferiore che rappresenta la linea dell'orizzonte e sopra il sole (Rì) appena sorto. pensate che basta aggiungerci davanti, il carattere che significa piccolo (xiǎo - 小) che potremmo leggere Piccola Alba, 小旦 e invece significa Ragazza, tanto illumina la giornata il vedere il volto di una giovane donna. A lato il suo opposto, il Tramonto, che la giornata conclude. Ecco dunque Xī  - 夕, un ideogramma in cui indovini il fianco diagonale e curvo della montagna vicina, dietro la quale fa capolino la falce pallida eppure così luminosa e diafana della luna. Dall'alba al tramonto. Un arco completo anche se purtroppo così breve. I due caratteri appaiati, 旦夕, infatti significano proprio: In breve tempo.


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lunedì 4 giugno 2012

Schmidheiny. L'importante è non vergognarsi mai.



Dal 20 al 22 giugno si svolgerà a Rio la conferenza mondiale sullo sviluppo sostenibile. Questa e altre manifestazioni simili sono da considerarsi davvero utili o sono solo chiacchiere in libertà, anche se funzionali al PIL locale ed al mantenimento della pletora di funzionari delle organizzazioni internazionali, che pure, lo capisco, tengono famiglia? Si potrebbe concludere: dipende. Dipende da cosa si dice e soprattutto cosa si conclude in queste conferenze. Una cosa importante per capire intanto se si parte bene, è verificare chi ci viene invitato a parlare. Così, da tre begli articoli della Stampa di oggi di Brambilla, Gaino e Mossano, scopro che uno dei relatori più accreditati, sarà una certo Stephan Schmidheiny, che come sottolineato negli articoli è un benefattore dell'umanità, guru dell'ambiente e grande filantropo della green economy che con continue e generose donazioni, sostiene a spada tratta, forse assieme ai km zero, l'agricoltura biodinamica e così via. Trattasi del signore della foto in alto. Ricordatevela questa faccia, che magari ve la trovate di fronte in qualche convegno di benefattori ed ecologisti.

Non lo conoscete? Ma non è altri che Mister Eternit, detto anche Faccia di amianto, condannato a 16 anni di galera (che non farà mai naturalmente) per disastro doloso, che nella vicina Casale Monferrato ha ucciso migliaia di persone per mesotelioma e altre decine di migliaia ne mieterà nei prossimi due decenni. Il nostro prodigo benefattore multimiliardario, che largheggia in contributi alla nobile causa dell'ambiente, si rifiuta naturalmente (per ora) di pagare i risarcimenti a cui il giudice lo ha condannato. Ma questo è un dettaglio marginale, infatti, carico di gloria e di lauree honoris causa per il suo lavoro indefesso in favore dell'ambiente che molte università di tutto il mondo gli hanno conferito, è anche stato consigliere di Bill Clinton sulla green economy appunto ed è stato ricevuto con tutti gli onori dai potenti della terra, Papa incluso. Aggiunge giustamente Brambilla, per la Conferenza di Rio è un po' come invitare una pornodiva a presiedere una tavola rotonda sull'importanza della verginità. L'importante date retta a me, per queste kermesse mondiali, è avere credibilità, così magari ce la possiamo prendere con gli OGM a cui lui sarà sicuramente contrario.


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sabato 2 giugno 2012

Considerazioni sul Tai Ji Quan 6: Dao Juan Guan.



Il sesto movimento, oltre al più tecnico ma prosaico Dao Juan Guan - Indietreggiare roteando le braccia, è anche conosciuto come Dǎo Niǎn Hóu. Infatti, proprio per memorizzare più facilmente questa tecnica l'astrazione poetica cinese, che si ispira sempre al mondo animale, lo ha denominato Indietreggiare respingendo la scimmia, raffigurando quindi il non opporsi all'attacco di una scimmia che si precipita frontalmente. Nella realtà marziale il movimento corrisponde ad assecondare un attacco frontale indietreggiando e afferrando al bavero l'opponente attirandolo ancor più verso di sé, seguendo il suo impeto, mentre contemporaneamente con l'altra mano lo si colpisce al viso col palmo aperto. La tecnica viene ripetuta per quattro volte alternativamente dx-sx-dx-sx, eseguendo quattro passi indietro con il piede opposto alla mano che colpisce. Come sempre la descrizione del movimento è più complessa che non facendola, per cui vi rimando all'osservazione del filmato sempre efficace di www.taiji.de in fondo al post. In ogni caso partendo dalla precedente posizione del Suonatore di Pi Pa, la mano dx scende con un largo cerchio in basso (col palmo in in alto) fino ad arrivare dietro il capo e prima di iniziare un movimenti diritto col palmo rivolto in avanti verso il volto dell'ideale avversario. 

Mentre la destra compie il lungo arco, la mano sinistra volge il palmo in alto e scivola poi indietro portandosi vicino al petto, scorrendo quasi sotto la dx che avanza. Come già detto il movimento viene ripetuto quattro volte alternando le braccia in contemporanea ai relativi passi indietro. Durante l'esecuzione il torso ruota prima a dx, fino a seguire il punto di massimo arretramento del braccio dx, riportandosi al centro quando il dx colpisce, quindi esegue la stessa torsione a sx e quindi ancora a dx e a sx. Lo sguardo rimane all'altezza del viso avversario seguendo il movimento della mano che colpisce. Il peso del corpo si sposta alternativamente e completamente sul piede che rimane arretrato.E' importante mantenere il bacino sempre alla medesima altezza evitando l'alzarsi e l'abbassarsi del corpo durante la tecnica, mantenendo le ginocchia sempre leggermente piegate. Anche le braccia non devono mai essere completamente estese, ma rimanere al termine di ogni passaggio, con una leggera curvatura del gomito verso il basso.Come sempre una attenzione particolare va posta  alla respirazione, fondamento dell'esercizio del tai ji. L'inspirazione si effettua durante l'arco che compie la mano arretrando e l'espirazione mentre la stessa mano avanza per colpire. Il ritmo, come in tutto lo stile Yang rimane sempre uguale e lento, modulato appunto dal ritmo respiratorio. 

Proprio questo ritmo del respiro che è lo stesso che accompagna gli esercizi di meditazione di tanti sistemi orientali di pratiche del corpo, come lo yoga indiano o gli esercizi zen giapponesi o lo stesso Qi Gong cinese, sono parte fondamentale della pratica e contribuiscono in maniera determinante al beneficio che si conta di trarne, sia dal punto fisico che mentale. Non per nulla il Tai ji viene anche definito come una meditazione in movimento. Oltre al benessere indubbio che il praticante rileva sempre sul suo equilibrio interiore, gli effetti benefici sul fisico sono stati studiati anche dal punto di vista scientifico, cosa molto più interessante per la nostra attenzione occidentale. Vi rimando quindi a questo interessante articolo di Tuttoscienze che illustra una indagine di lungo termine (30 anni) eseguita dall'Università di Princeton sugli effetti benefici della respirazione ritmata tipica dei processi di meditazione, sull'apparato cardiocircolatorio e sulla conseguente significativa diminuzione di malattie che attengono a questo apparato, nei gruppi che hanno eseguito tale pratica costantemente, rispetto ai gruppi campione. Inoltre poiché questo movimento è tutto incentrato sulla torsione verticale della spina dorsale, l'intero sistema nervoso periferico ne ottiene beneficio, così come la muscolatura delle cosce che sostengono alternativamente il peso del corpo.




Refoli spiranti da: Fundamental of Tai Ji Quan - Wen Shan Huang - S.Sky Book Co - Honk Kong -1973
Kung Fu and Tai Ji  Bruce Tegner -Bantam book - USA - 1968
www.taiji.de
Huard - Wong . Tecniche del corpo - Mondadori Ed. 1971


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venerdì 1 giugno 2012

Eufemismi e volgarità.



Quando una cultura si volge ad una fase di decadenza, spesso vede un rinvigorirsi di tendenze conservative e di incremento del sottinteso al contrario di quando succede con la vitalità barbara che ama la chiarezza dell'espressione se pur spesso sopra le righe. In Cina il prevalere della filosofia confuciana, rigida e regolata che  pretende un forte controllo formale sulle pulsioni, si è sempre accompagnata a periodi in cui il paese ha visto progressivamente spegnersi la sua influenza e la sua importanza nell'area. L' ultima dinastia, quella Manciù denominata Qing, subentrata ai Ming nel 1644 e terminata con il famoso ultimo imperatore nel 1911, ne è stato un esempio calzante. In questo periodo la Cina non è mai stata tanto confuciana come nel resto della sua storia ed a poco a poco si cominciò a considerare volgare ogni cosa in cui avesse prevalenza il lato fisico. Nella letteratura e nelle arti figurative si cominciò a sorvolare sulla fisicità dell'amore, scomparì il nudo come soggetto e ci si compiacque di figure illanguidite e di descrizioni dell'amore puramente letterario e platonico, potremmo addirittura dire stilnovistico. I giovani provavano sentimenti per ragazze descritte nelle poesie, gli innamorati erano delicati e ipersensibili, cadendo ammalati alla minima contrarietà. Le fanciulle avevano sempre il viso pallido e illuminato da lieto stupore, le spalle spioventi, le mani affusolate e ovviamente gli innamorati letterari morivano tutti giovani rapiti da morbi fatali. 

Ogni simbologia erotica viene trasposta soprattutto nel linguaggio. In un dipinto dell'epoca due giovani osservano il giardino con espressione innocente e sognatrice, ma piccolissimi in un angolo del quadro, seminascosti dal fogliame, due insetti si accoppiano. Ecco un'opera considerata estremamente audace e scandalosa. Ma l'artista non sa resistere all'affrontare il soggetto erotico; ecco dunque il fiorire di trasposizioni che sono rimaste ben fissate nella cultura cinese. Dunque le fanciulle sono raffigurate mentre ricamano strisce di seta e gli uomini intenti ad intingere il pennello da scrittura nel calamaio della china, mentre la bella è pudicamente seduta al loro fianco. Due gesti che sono stati trasferiti al linguaggio simbolico che negli ultimi trecento anni hanno dipinto l'atto sessuale con il "ricamare" da parte della donna e "intingere il pennello" da parte maschile. A poco a poco queste espressioni si sono modificate anche nel linguaggio moderno come rileva Lin Yu Tang, scrittore cinese che andava per la maggiore durante la mia gioventù, valendosi di simbolismi più moderni e recenti come come ascoltare la radio o fare le iniezioni. Diceva questo famoso autore dell' Importanza di vivere: La società può esistere solo sulla base di cortesi bugie a patto che nessuno dica esattamente ciò che pensa. Poi, però, non turbiamoci troppo, alla fine la vena taotista prevale sempre dietro il paravento.


Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966
Lin Yu Tang - The importance of living - 1937


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