venerdì 27 luglio 2018

Etiopia 35 - Di passaggio ad Addis

Donna dell'Omo VAlley
 
La strada per Addis
I chilometri per arrivare ad Addis Abeba sono ancora molti, almeno 150; il paesaggio dell'altopiano è quasi monotono; così mentre la strada scorre attorno a te, è il momento di fare una specie di primo bilancio di questa prima metà del nostro viaggio. Questo è stato l'itinerario che ci ha portato a compiere un giro piuttosto contorto ma a mio parere, abbastanza completo del sud del paese, la parte più povera e selvaggia, ma anche più ricca di interessi etnografici e che permette di avvicinare la maggior parte di quei popoli considerati tribù primitive dagli stessi Etiopi e che il governo tenta, per ora con scarsi risultati, di normalizzare. Sono stati 3280 chilometri in buona parte su strade sterrate, attraversando il territorio che era stato in larga parte oggetto delle esplorazioni del nostro Bottego alla ricerca della foce del fiume Omo con la scoperta del lago Turkana e di molti altri laghi che fanno parte della catena di specchi d'acqua che si sussegue lungo la Rift Valley e che ospitano una grande parte della ricchezza faunistica del paese. Inutile dire che questa era la parte dell'itinerario dalla quale mi aspettavo di più e confermo che non ha deluso per nulla le mie attese, anzi potrei dire che non prevedevo di riuscire a vedere tutte le cose, le situazioni, le culture che poi in effetti ho visto. Nel programma abbiamo fallito purtroppo solamente il raggiungimento del lago Turkana, con lo sconfinamento attraverso il confine keniota, a causa delle violente piogge che si sono abbattute in zona proprio nei giorni in cui eravamo lì. 

Etiopia rurale
Consiglierei comunque a chi intraprenderà un viaggio di questo tipo di prevederlo, in quanto, con questa estensione, vi sarà possibile raggiungere alcuni villaggi remoti sulle rive del lago che, anche se le tribù appartengono ai gruppi già incontrati più a nord, come i Daassenack, quelle mantengono caratteristiche di isolamento maggiore, ci arrivano pochissimi turisti e poi si tratta sempre di raggiungere una metà significativa dal punto di vista psicologico. Questa parte del viaggio è stata anche l'occasione di incontro con popoli davvero lontani dal nostro modo di vivere, anche se in fondo non è a loro sconosciuto, ma la loro situazione, oltre che una imposizione economica mi è parsa anche una scelta precisa di attaccamento alla tradizione, mentre tutto ciò che è nuovo viene visto con una certa apprensione e giudicato come non scevro da pericoli. Le cose da vedere sono così tante (e avendo più giorni a disposizione sicuramente si potrebbero approfondire ancora aspetti parimenti interessanti), che questo potrebbe essere considerato anche un viaggio a sé stante, assolutamente consigliato. Io raccomanderei comunque di tentare di alloggiare il più possibile all'interno dei villaggi visitati per poter in qualche modo "sfuggire" alla sensazione del turista braccato, che comunque si avverte soprattutto nella prima ora di permanenza, quando tutti, ospiti ed ospitanti, sono in preda all'adrenalina da contatto esotico, i primi ad effettuare il consueto mitragliamento di foto, i secondi a cercare di monetizzare al massimo l'occasione della settimana.

Intanto la periferia di Addis si avvicina e dobbiamo ricordare che qui siamo in una città di quasi 5.000.000 di abitanti in continua e rapida crescita ed inurbazione. Dappertutto costruzioni in fase di avvio, molte abbandonate a metà, poche in fase di conclusione, mentre tutto attorno aumenta, man mano che si procede verso il centro, la classica confusione vorticosa delle metropoli africane, fatte di traffico convulso di mezzi approssimativi e di una umanità pressante che vive sulla strada e della strada, attendendo a piccoli commerci sia ambulanti che stanziali, dallo straccio steso a terra al negozietto che diventa la sera casa-baracca e ricovero per la notte. La città comunque ha pochi punti distintivi e chi cercasse una impronta di tipicità lasciata dai brevi anni della nostra presenza, rimarrà deluso. Il marchio rimane in pochissimi edifici, molto rimaneggiati e in qualche nome italiano leggermente deformato dal tempo come piassa, merkato e così via. Ma noi arriviamo nel tardo pomeriggio e domattina partiremo molto presto così per il momento non avremo tempo da dedicare alla città, lasciandoci questo piacere per l'ultimo giorno di permanenza. Siamo alloggiati nella zona delle università e delle ambasciate, una delle aree elevate della città che, non dobbiamo dimenticare ha una altitudine di circa 2500 metri, arrivando in alcuni punti anche a 3000, ed intorno ci sono anche altre montagne! 

Bidonville
Il nostro albergo è su una arteria di passaggio e rimane quindi la possibilità di una passeggiata prima di cena. Al di là delle costruzioni che si affacciano sulla strada di scorrimento, basta buttare un occhio giù dai ponti che consentono di superare i dislivelli per vedere distese di quartieri costituiti unicamente di baracche dai tetti di lamiera, sorta di bidonvilles non molto dissimili dagli slums indiani. Molta gente cammina apparentemente senza una meta precisa spostandosi di continuo da un punto all'altro come fosse in cerca di occasioni. Proprio dietro al nostro albergo la cattedrale cattolica della Natività, religione seguita qui da neppure l'1% della popolazione, un edificio piuttosto nuovo e di scarso interesse, mentre poco più in la quella più famosa Etiope ortodossa, che è anche la religione principale del paese, della quale rimandiamo la visita. Lungo la strada è parcheggiato un numero impressionante di Zhigulì, le Fiat 1200 costruite in Russia a Togliatti, la città dell'auto, in cui era stata spostata la linea in questione e che per 40 anni è stata la macchina più prodotta nell'Unione Sovietica e di cui una consistente parte di produzione è stata evidentemente scaricata in questo paese a prezzo di favore. Insomma direi che è venuta l'ora di mandar giù un boccone e quindi andare a riposare andando a letto presto visto che domani la partenza è prevista per le sei. Oltretutto finalmente dopo giorni di blocco, qui sembra ripristinato l'uso del wifi e ci si potrà scatenare nella ricerca delle notizie dal mondo fondamentali per la nostra curiosità.




SURVIVALKIT
Banco delle patate
Hotel Green Valley - Megenania road - Addis. -  Come molti alberghi di questo tipo è posizionato sopra una banca, con ingresso su scala laterale. E' un po' invecchiato ma tuttavia le camere sono abbastanza grandi e tutte le dotazioni sono funzionanti, compresa acqua calda ed connessioni elettriche. Free wifi buono anche dalle camere. La doppia 840 birr. Noi abbiamo avuto una camera al quarto piano e al ritorno al primo, meglio perché non c'è ascensore. Pulito. Il ristorante dell'hotel presenta abbastanza bene, con buon servizio,anche se i piatti sono più o meno sempre gli stessi. Il pollo arrosto è migliore che in altri ristoranti analoghi. Prezzi come in tutti gli altri posti di uguale categoria.





Un nido
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giovedì 26 luglio 2018

Etiopia 34 - Il parco Abijata - Shala


Il lago Shala

Il parco
Ormai la strada corre abbastanza rettilinea lungo il grande plateau dell'Etiopia centrale. Siamo a non più di 200 km dalla capitale, nella parte nord dell'Oromia e qui vedi tracce maggiori di un paese che tenta di svilupparsi. Mezzi meccanici, un'agricoltura che ha superato la fase della mera autosussistenza, addirittura qualche tratto di capannoni industriali. Ma non dobbiamo dimenticare che siamo comunque in un mondo dove la natura ha la sua parte preponderante e qui sull'acrocoro, che rimane comunque sempre i 1500 metri, navighi tra spazi sconfinati che portano l'occhio verso l'orizzonte alla ricerca di cime isolate e lontane. Di tanto intanto, qualche spaccatura geologica di natura vulcanica o dovuta ai sommovimenti della crosta terrestre ingigantiti dal successivo lavorio delle acque ha modificato questo stato di fissità immota e monotona. Il grande taglio della Rift Valley, la ferita gigantesca che ha segnato questa parte di Africa, ha generato anche una collana di laghi successivi che hanno prodotto habitat particolarmente favorevoli alla vita animale. A una quarantina di chilometri da Shashemenne, la nazionale 7 attraversa una serie di specchi d'acqua piuttosto grandi che formano il parco nazionale di Abijata-Shala dal nome dei due laghi più grandi. Per arrivare alla balconata di fronte alla grande valle che li contiene, percorri un largo tratto di savana ancora gialla ed in attesa delle prime piogge punteggiata di acacie spinose ad ombrello.


Struzzi
Tra l'erba alta, qualche gazzella di Grant, famiglie di facoceri che scavano la terra in cerca di cibo e anche qualche struzzo curioso che gira la testa facendo perno sul lungo collo al nostro passaggio. Poi solo la scarpata a ridosso dell'istmo che separa i due specchi d'acqua con il monte Fike al centro che lo ha creato. Intorno è pieno di uccelli multicolori anche di notevoli dimensioni che cinguettano in lingue diverse; gruppi di faraone invece scorrazzano scappando da tutte le parti non appena muovi un passo nella loro direzione. Sarebbe il caso di rimanere qui ad osservare questo panorama antico ed apparentemente immutabile. Lo spettacolo della natura selvatica non sazia mai, almeno questa è la mia sensazione. Scendiamo lungo piste scavate dai rivoli d'acqua nelle fenditure della terra, il lago che, visto dall'alto, sembrava così vicino, in realtà non arriva mai; si deve andare per un percorso tortuoso e difficile, procedendo lentamente per non impantanarsi o scivolare in una forra ai lati, nel caso la terra non regga il peso dell'auto. Tuttavia l'area non è solitaria come sembra. Il parco è abitato e mandrie numerose di zebù si muovono lungo i rilievi in cerca di sorgenti di acqua, perché quella meravigliosa ed attraente che si vede lontana come un miraggio è in realtà salmastra ed imbevibile. Seguendo un gregge di capre dalle corna attorcigliate, si arriva in una fenditura laterale della collina all'interno della quale si svela la natura vulcanica di questa terra, che pare immobile da milioni di anni, ma cova dentro di sé un fuoco ancora vivo e violento che a volte, sa scatenare tutta la sua furia e la sua violenza.

Solfatare
Qui gli dei degli inferi si materializzano in un modo meno duro, anzi stemperano la propria natura iraconda e maligna nel tempo, consumandola senza dare strappi improvvisi e devastanti come in altri luoghi. Tra le fenditure della terra, esce fumo e odore fetido, in basso un ruscellare d'acqua che va verso il lago, fuma esso stesso mostrando la sua natura intrinseca. Poco più in là una grande pozza fangosa ribolle in continuazione con gorgoglii sotterranei che inducono timori e consigliano di non avvicinarsi più di tanto. Dai fori nella scarpata esce fumo, molto fumo e l'acqua che sgorga da certe spaccature, frigge come fosse olio bollente. Sembra che qui l'acqua esca a 97°C e che le uova immerse in questo liquido bollano in cinque minuti. Tutto intorno i fanghi e le rocce terrose che circondano le polle sono intrise dei mille colori degli acidi, dei veleni, dei componenti sulfurei che cercano di uscire allo scoperto abbandonando le viscere della terra. Appena dietro in una valletta laterale, invece, magia impossibile a credere, altre sorgenti, questa volta fresche e pure formano altri ruscellamenti, ricchi e gorgoglianti che vogliono unirsi a quegli altri. Qui convergono gli armenti all'abbeverata. Adesso tutta la riva è occupata da un centinaio di dromedari che assumono tutta l'acqua di cui abbisognano mentre si guardano intorno con uno sguardo piuttosto severo, come per impedire a chiunque altro concorrente di avvicinarsi.

Dromedari all'abbeverata
Quelli che hanno già provveduto alla loro bisogna stanno leggermente distaccati e masticano erba secca con quel movimento tipico della mandibola che sfrega in circolo orizzontale contro la mascella, mentre l'occhio, con la palpebra a mezz'asta sorveglia tutto lo spazio circostante. Ma perché il dromedario ha quell'aria da essere superiore che sembra disprezzare il mondo che lo circonda? Si dice che sia perché è l'unico essere vivente che conosce il centesimo nome di Allah, chissà, intanto loro continuano a masticare instancabili per ore, mentre noi raggiungiamola riva del lago. Qui l'acqua si presenta assolutamente immobile, come fosse solida, seppure azzurrissima ma non trasparente. Sembra bassissima, non più di pochi centimetri eppure, al centro, lo Shala è il lago più profondo dell'Etiopi, 275 metri. A pochi metri dalla riva intanto, centinaia di flamingos passeggiano con la testa nell'acqua strusciando il becco arcuato nel fango del fondale in cerca di cibo. Le lunghe zampe sembrano a tutta prima incapaci di sostenere il pur leggero peso del corpo. Altri, più al largo, sono invece completamente adagiati sulla superficie e si muovono lentamente verso la zona più profonda. Poi improvvisamente, come rispondendo ad un ordine secco o forse impauriti dalla nostra presenza sulla riva, tutti all'unisono si alzano ed apparentemente con una certa fatica cominciano a correre ciabattando sull'acqua nel tentativo di alzare almeno di poco il peso del corpo. Intanto hanno allargato le ali che sbattono con frequenza sempre maggiore fino a che, uno dopo l'altro, tutti perdono contatto con la superficie dell'acqua e comincia il volo.

Flamingos
Come un attimo prima sembravano sgraziati esseri pesanti che tentavano, forse inutilmente, la pratica del volo a cui, goffi gallinacei, parevano miseramente inadatti ecco che invece, lasciato l'elemento che li tratteneva come una pania oleosa, tutti si librano con una grazia insospettata, allungati in una sorta di freccia dal becco al collo, alle lunghe zampe, mentre le larghe ali si appoggiano all'aria in un battere e levare, adesso sì finalmente produttivo ed elegante. La lunga fila si snoda ormai nel cielo come fosse una scia rosa che disegna linee perfette su una tela azzurra. Sono uccelli di bellezza rara, che il loro stesso numero aumenta. Vorresti rincorrerli per non perdere la loro scia, per vederli almeno ancora un poco, per calcolare la loro strada nel cielo o prevedere dove, lontano, andranno a posarsi, sempre eleganti e nobili nell'atteggiamento, così diversi da quei caciaroni dei loro vicini, i pellicani che schiamazzano in continuo per trovare posizioni migliori, sempre a protestare coi vicini alzando i becchi ingombranti verso l'alto, senza che nessuno li richiami ad avere un contegno più serio. Gruppetti di bambini pastori ci hanno raggiunto sulla riva. Oggi siamo noi lo spettacolo, non i flamingos che vanno e vengono dalla loro vita da sempre, senza più destare meraviglia. Poi risaliamo la china e riprendiamo la statale. Ci si ferma in un locale piuttosto nuovo per un caffè e un omelette, infine ancora un paio d'ore di guida fino ad Addis, sfilando una infinita distesa di serre a perdita d'occhio per chilometri, dove grandi ditte olandesi producono i fiori che ogni mattina, in aereo, raggiungeranno, graditi immigrati questa volta, il ricco mercato di Amsterdam. La prima metà del nostro viaggio è completata.

Pastorelli

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33 - Shashemenne

mercoledì 25 luglio 2018

La valle di Cervières

Val Cervières

 
Il bivio
Breve intermezzo nel viaggio etiope. Tanto per alleggerire un po', voglio dare un piccolo suggerimento per coloro che sono dalle parti di Briançon, magari arrivando da Sestrières o da Bardonecchia e dintorni e vogliono fare un giretto attorno in un posto meno consueto che non sia la solita, anche se meravigliosa Val Claret, che comunque avranno già visto, dato che si tratta di uno dei venti posti più belli di Francia. Comunque, prendete la strada in fondo alla discesa che esce da Briançon verso il passo dell'Izoard, cercando di non arrotare le decine di ciclisti che si fanno il mazzo su per le balze di questo must pedalatorio, anche se ho notato che adesso sono più quelli che vanno con la pedalata assistita che gli altri. Comunque per questo problema tenete conto che il venerdì mattina fino alle 12 la strada è riservata alle biciclette e chiusa per i mezzi a motore. Quando arrivate a Cervières (11,4 km da Brinaçon), verso la fine del paese girate a sinistra (verso la chiesa del cimitero, che tra l'altro deve essere carina) e prendete la strada per Les Fonds. Sono una decina di chilometri di stradina asfaltata in una valle deliziosa, larga e verdissima. Lungo la via, dalla quale potrete avere punti di vista splendidi sui panorami circostanti, potrete ammirare un bel costone di calanchi, due creste, a destra ed a sinistra, con pinnacoli erosioni interessanti ed i costoni delle montagne circostanti che a mio parere sono molto belle. 

Una baita
A metà circa ci sono delle fortificazioni della seconda guerra mondiale diroccati sulla destra. Di tanto in tanto si incrociano gruppi di case costruite nello stile delle montagne francese, molte delle quali ancora con le originali scandole di legno sui tetti. In una di queste frazioni, bene indicata, c'è una vendita di formaggi di un produttore locale che paiono interessanti, da cui ci si può fermare a mangiare. Ci sono anche sul passaggio due o tre chiesette microscopiche interessanti, anche se purtroppo chiuse. In fondo, dove la valle termina in un classico circo glaciale, c'è il paesino di Les Fonds con un rifugio in cui ci si può fermare a dormire (23 euro a testa) o a mangiare. Io ho avuto un gigot d'agneau che era il plat de jour, con una birra, dolce e caffè per 18 euro. Uno dei migliori che abbia mai mangiato, l'agnello, non il caffè certamente, personale molto simpatico, lo ha servito strizzando l'occhio, caffè da rifugio, ha sottolineato ridendo. Naturalmente qui è la goduria dei trekkers e dei camminatori vari, con o senza bastoncini. Da tutte le parti cartelli con le indicazioni dei sentieri e delle ore necessarie a percorrerli. Arrivi a piedi anche in Italia, infatti oggi c'era un camioncino della Gendarmeria che veniva giù, casomai qualche negrotto arrivasse a piedi dall'italo suolo, che tristezza! Comunque  se siete da queste parti venite a dare un'occhiata, secondo me, per una gitarella fuori porta di un giorno vale la pena.


Chiesetta



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martedì 24 luglio 2018

Etiopia 33 - Shashemenne


Facendo i conti


Due pettegolezzi
Lasciato il plateau, bisogna ripercorrere la strada già fatta fino a Shashemene. Uno stop a Robe per mangiare qualche cosa, ma sembra che benché il ristorante presenti piuttosto bene, pieno di fiori e frequentato da gente ben vestita, abbiano soltanto pasta al pomodoro. Richiedo, memore dellasera prima e del mio scontro diretto col peperoncino etiope, di averli eventualmente al tonno,  cercando di mettere in difficoltà il cuoco, ma Lalo fa cenno di non preoccuparsi, ci pensa lui, corre fuori ad un baracchino, e torna subito dopo con una scatoletta di tonno tra le mani; cola un po' di olio perché ha cercato di aprirla col coltello, ma arriva e me la svuota nel piatto in mezzo al maccherone e la cosa è risolta. Ripartiamo quindi sazi e soddisfatti per fermarci quando ormai è già pomeriggio al mercato di Dinsho che avevamo trascurato il giorno prima per non perdere tempo. Qua la maggioranza è mussulmana, le donne camminano a gruppetti e sono velate completamente, mostrando solo sguardi interrogativi sotto uno spesso mantello, pochi quelli colorati, gli uomini con barbacce incolte guardano da lontano e con la coda dell'occhio. Prendiamo un caffè ad  un bar appena fuori dal mercato, ma le foto è meglio farle di soppiatto, le occhiate non sono invitanti. A questo punto bisogna dire due parole a proposito di questa peculiarità etiope: il caffè, che qui si chiama bunna. 

Al caffè
Intanto se ne beve moltissimo, sarà che è nato proprio qui o nei dintorni, sulla vicina costa yemenita, ma di tazzine se ne buttano giù tutti diverse al giorno, ancor più che da noi e la mattinata non comincia mai se prima non ci si ferma a berne una tazza. Inutile dire che in ogni posto dove ti fermi o sei invitato ospite, la prima cosa che ti verrà offerta è una bella tazza di bunna e se sei uno da orzo macchiato, qui trovi lungo perché, essendo fatto alla turca, è sempre molto carico e forte. In generale si tratta di arabica, molto profumato ed aromatico, ma dipende sempre dal costo, i poveracci, il bunna ad esempio, se lo fanno con i gusci del caffè tostato e ben che va. Sia i locali appositi, che i ristoranti o gli hotel hanno sempre un angolino dedicato apposta a questa, che è considerata una vera e propria cerimonia. L'attrezzatura consiste in un tavolino basso di legno generalmente scolpito o laccato con disegni locali, sul quale è posto il fornellino con le braci costantemente alimentato ed una fila di tazzine pulite. Sopra vengono messi anche pezzettini di incenso che bruciando, profumano l'ambiente quasi fosse una chiesa. A terra sono sparsi fasci di erbe e rametti verdi, di pino, ginepro o di altre essenze odorose o anche fiori che devono dare un senso di freschezza, di accoglienza, di area dedicata al benessere e al piacere, assieme ad un altro braciere d'incenso più grande. 

Contenitori di paglia intrecciata
L'incaricata pone sul braciere un apposito bricco di terracotta nera in cui bolle l'infuso ben carico, in genere già zuccherato, che successivamente viene colato nelle tazzine, senza manico fino a farle trabordare. Poi tutti si servono dall'apposito vassoietto, prendendo la tazzina sull'orlo con due dita per cercare di non scottarsi vista la temperatura di fusione, magnificando la qualità del prodotto e ringraziando la coppiera. Insomma, come ho detto, una vera e propria cerimonia alla quale nessuna padrona di casa vuole venir meno. Io vi consiglio comunque di portavi a casa un paio di chili di questo ottimo caffè. Meglio però comprarlo nella capitale nei negozi specializzati, dove, consigliati, troverete la qualità migliore, ad un prezzo comunque di circa un quarto di quello italiano. Ci avviamo sulla strada fangosa verso il mercato, qui quando piove è un disastro, bisogna saltare tra le pozzanghere se non vuoi infradiciarti completamente. In questo momento comunque c'è una folla che si sta muovendo avanti e indietro, tutti trasportano pacchi e materiali, con carretti, carriole o sulla testa, qualcuno ti guarda di storto, altri ti ignorano, solo i ragazzini sono particolarmente tignosi nella loro insistenza di chiedere soldi a prescindere. Il mercato è piuttosto grande e le merci abbastanza varie. 

Il mercato 
Oltre alla solita parte dedicata a frutta, verdura e altri prodotti alimentari, cereali, farine, legumi, ci sono una sacco di venditori di vestiti, magliette e attrezzature varie, da quelle agricole a quelle da cucina, pentole e contenitori di ogni dimensione e materiale, alcuni di paglia intrecciata a colori davvero belli ed artistici, che certamente compreresti se sapessi come portarteli a casa. Qualche donna si tira il velo sulla testa appena vede il brillare dell'obbiettivo, qualcun altra fa finta di non accorgersi di niente ed esibisce invece al meglio le sue bellezze. Insomma la solita manfrina. Ce ne andiamo dopo un po' perché la strada da percorrere è ancora molta e la sera non è lontana. Questa parte della provincia dell'Oromia è apparentemente più ricca oltre che più popolosa. Abbiamo ormai lasciato la montagna alta fatta più che altro di verdi pascoli e piuttosto spopolata. Qui le campagne, più fertili sono completamente coltivate, anche se siamo sempre su di un altipiano più elevato dei 1500 metri e anche con un livello di meccanizzazione piuttosto moderno. Tuttavia nei paesini, uno dei mezzi più utilizzati è il cavallo. Animali piccoli e forti abituati al trasporto oltre che ad essere cavalcati. Infatti sono frequentissime le carrozzelle ad un asse usate come taxi collettivi che vedi correre veloci lungo le strade cariche di ragazze, famiglie, ragazzini che tornano da scuola. 

Un banco
Quando c'è il cambio di turno nelle aule e ce ne sono anche due o tre al giorno data la carenza di aule e di professori, vedi una massa di bambini e ragazzi con le divise sdrucite che lasciano le scuole e marciano, con in mani un pacchettino di plastica o un sacchetto malandato che contiene un libro e un quaderno, verso casa, al villaggio o nelle periferie delle cittadine che attraversi. Evidentemente qui, ormai fuori delle aree più remote e tribali del paese, la scolarità è generalizzata. Intanto che ci avviciniamo ai centri più grandi, il traffico aumenta in misura notevole, la strada è sempre piena di auto e camion di ogni tipo e si marcia piuttosto a rilento. Quando ci si trova davanti a curve o discese improvvise, non è raro trovare mezzi incidentati da molto, abbandonati ed evidentemente cannibalizzati nel tempo a favore di qualche altro loro simile bisognoso. Arriviamo in città che è quasi sera, gran confusione e quasi blocco del traffico, rimaniamo imbottigliati per un certo tempo prima di trovare il nostro albergo piuttosto centrale. E' abbastanza recente ed è stato costruito da un famoso sportivo di atletica, eroe nazionale per le medaglie vinte che pare abbia voluto investire nel turismo di qualità. Infatti bisogna dire che l'operazione è riuscita, si vede una netta differenza rispetto ad altre sistemazioni e anche il ristorante dice la sua, con personale che proviene da apposite scuole di turismo e il cuoco, che visti gli stranieri (che saremmo noi, tanto per cambiare, unici presenti) viene preoccupato a chiedere il giudizio sul suo lavoro. 

Saluti
Per la verità ha voluto esibirsi in una pasta alla carbonara in cui ha messo cipolla, funghi, olive e mortadella, ma se gliela hanno spiegata così che ci può fare il poveretto. Tento di spiegargli i componenti della carbonara vera, senza stare troppo a sottilizzare su guanciale e pancetta e sulle differenze tra pecorino e parmigiano; lui ascolta con attenzione e quantomeno sembra prendere nota mentalmente delle nozioni impartite. Se ne impara una nuova tutti i giorni. Comunque compiliamo una scheda di valutazione che elogia quantomeno la sua buona volontà. Qui sembrano tenerci molto. Nel giardino con piscina, che è comunque frequentatissima, intanto si deve essere radunata la parte danarosa della città, che popola anche il bar che, tra l'altro, mesce ottime birre alla spina. Dopo lunga indagine assodiamo definitivamente che in tutta l'Oromia, dove vige ancora lo stato di emergenza a causa dei disordini degli ultimi due mesi di cui avevamo visto tracce nella distruzione dell'hotel a Jimma, è stato sospeso internet che si sa è molto temuto dai governi e quindi niente wifi. Tanto per informazione il servizio è stato riattivato un paio di settimane dopo la nostra partenza con la nomina e la presa del potere del nuovo primo ministro, appunto uomo dell'Oromia, che in questi giorni, e la notizia è stata su tutti i giornali, ebbene ignorata dagli altri media, ha portato a termine il processo di pacificazione con l'Eritrea nel conflitto che durava da decenni. Ogni tanto una buona notizia. Meglio andare a nanna, però, che domani la strada è di nuovo tanta.


Al mercato
SURVIVALKIT

Hotel Haile - Route 7 - Shasemenne - Nuovo in centro città. Probabilmente uno dei migliori che abbiamo avuto nel giro. Doppie pulite e ben attrezzate a circa 33 €. Personale molto gentile. Acqua calda e prese elettriche tutte funzionanti. Bagni efficienti e puliti. Free wifi. Bel giardino con piscina, Bar e ristorante buono. Piatti principali sui 150 birr, birra alla spina 25. Ottima soluzione. Consigliato.
Chiacchierando


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