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sabato 20 aprile 2024

India 12 - L'holi di Vrindavan

Holi a Vrindavan - India - Marzo 2024



Quando arriviamo a Vrindavan, colorati come coriandoli, seguiamo la folla festante ancora ebbra della giornata. A terra ci sono i residui che raccontano anche senza parole quanto è avvenuto nel corso delle ultime ore. Tutta la strada è cosparsa di colore come una enorme tela di Pollock, il risultato di una azione generalizzata di drip painting, dove gli schizzi di un grande ed unico artista creato dall'insieme delle volontà di una folla di milioni di persone, sono sgocciolati sulla folla stessa e poi di conseguenza sulla terra che li ha accolti e fatti propri. Camminiamo lungo il corso principale della città, mentre tutti si salutano, apparentemente ancora non stanchi abbastanza. Non si lanciano più polveri. Forse tutti le hanno finite. La sera è illuminata dalle luci dei negozi e delle bancarelle. Arriviamo all'area del Prem Mandir, un grande tempio di marmo bianco dedicato a Lord Radha Khrishna e Sita Ram e mantenuto da una associazione di fedeli internazionale. L'area è gigantesca e occupa oltre venti ettari. Al centro la grande sagoma bianca, che adesso nel buio della notte è particolarmente spettacolare, essendo continuamente illuminata da un caleidoscopio di colori che cambiano a rotazione, dal rosso, al verde, al blu. Il problema come al solito è entrare. Per fortuna c'è un baraccotto dove lasciare le scarpe e poi cerchiamo di inserirci nella coda che spinge da tutte le parti per passare dalla stretta apertura. 

Prem Mandir

Ci sono ingressi separati per le donne, dato che questa ressa viene sfruttata spesso per i palpeggiamenti più audaci ed apparentemente inevitabili. C'è anche una specie di controllo attraverso metal detector, che non si sa mai, ma non capisco se si tratta di una cosa più nominale che altro. Comunque spingi di qua, spingi di là, riusciamo a oltrepassare l'arco dell'ingresso. A entrare all'interno del tempio, neanche a pensarci, la coda già incanalata in robuste transenne promette una attesa di ore e poi non so se ne valga la pena, se non sei un credente vero con la tua brava offerta in mano, di fiori, frutta e incenso, oltre che di qualche soldino, da depositare tra le mani di uno delle decine di sacerdoti che salmodiano all'interno. In effetti si sentono arrivare canti e musiche, mentre l'alto vimana centrale, la pagoda che i sacri scritti dei Veda, assimilano per la forma alle navi spaziali che hanno visitato il pianeta migliaia di anni fa, e tutta la serie degli archi marmorei si colorano di arancio vivo. La gente che ha rinunciato ad entrare, gira attorno alla costruzione in senso orario, per lo meno si crea un grande fiume che scorre senza troppi gorghi, disperdendosi per l'enorme giardino che ricopre il resto dell'area. Si tratta di un terreno curatissimo, dove tra siepi e prati all'inglese sorgono un gran numero di costruzioni e templi secondari, popolati da un moltissime di statue a grandezza naturale, di certo molte centinaia, anch'esse coloratissime come si conviene all'iconografia moderna dell'hinduismo, che raccontano storie della vita degli dei a cui il tempio è dedicato. 

Il giardino

Il tutto può apparire a noi occidentali come molto naif, ma bisogna ricordare che lo stesso tipo di aspetto avevano da noi la statuaria e l'architettura  greca e romana, che solamente oggi ci appare spoglia e severa e forse per questo più affascinante. La gente si ferma, ammmira e commenta e forse ricorda ai più piccoli le storie e le leggende che circondano l'aura sognante dei personaggi raffigurati. Bambini che sgranano gli occhi davanti agli esseri mostruosi o bellissimi, come noi quando le nonne ci raccontavano i prodigi di orchi, fate e principesse. Alla fine del giro, compiuta la richiesta rotazione e fermatici ad ogni stazione prevista, usciamo senza danni, mentre all'ingresso la fiumana continua ad accedere. Per tornare in albergo non si trova neppure un tuktuk e siamo costrtti a ricorrere a due trasportatori muniti di risciò a pedali. Fa un po' impressione vedere lo sforzo dei due ciclotassisti, assai minuti per la verità, che nei tratti in leggera salita devono scendere e spingere il mezzo, carico dei nostri grassi e pesanti corpacci, con la forza delle braccia. Non è una bella sensazione, ma d'altra parte bisogna considerare che se non li utilizzassimo e rimanessero senza clienti, non guadagnerebbero nulla e anche questo non sarebbe una cosa bella. Alla fine raggiungiamo l'hotel per avvicinarci alla nostra parca cena, anche perché quello solo c'è da mangiare. 

L'aggiustiamo col solito dahl e una sorta di pasta in salsa bianca, fusilli e penne, che qui in terra vegetariana sembra andare molto di moda, visto che tutti la propongono e che per lo meno, ha la virtù di essere libera da spezie di ogni tipo. Va bene che non si spende mai più di tre o quattro euro, ma il risultato in termini di calorie ingerite è piuttosto deficitario. Colpa mia che non sono più adattabile come un tempo, altro difetto della vecchiaia incipiente, l'intolleranza. Anche questa è stata una giornata impegnativa direi e ci vuole ancora un po' di tempo prima di andare a letto, visto che dobbiamo liberarci definitivamente degli abiti da battaglia, direttamente nella doccia, perché perdono polveri e colori da ogni parte e non vogliamo insozzare anche tutta la camera, viste le penalità minacciate.  Alla fine riusciamo a raccoglierle in un piccolo pacco per abbandonarle definitivamente nel cestino dei rifiuti. Poi bisogna ancora tentare di ripulire, almeno sommariamente le epidermidi e l'apparato tricologico, dove comunque la ferocia dei coloranti è arrivata a lordare, forse irrimediabilmente, ogni cosa. Forse resteremo per sempre marchiati da questi tatuaggi multicolori, frutto di un lavoro di action painting di tanti artisti diversi, che però, in questo caso si potrebbe definire decisamente come un valido esempio di body painting. 

Vedremo nei prossimi giorni, se qualcosa andrà via, dato che specialmente il rosso e l'arancio sembrano duri a morire. E in un attimo è mattina e il nuovo giorno ripropone la stessa colazione, dove ritroviamo il gruppetto di italiani che ieri, come noi si era smarrito tra la folla e riporta chiaramente visibili su epidermidi e capigliature i segni della battaglia, d'altra parte non credo che sia possibile arrivare fin qui e restarne fuori.  Il problema è che non è ancora finita e l'holi oggi si sposta qui in città e la massa dei giovani festanti è sparsa per tutto il centro per fare festa e continuare ballare fino a sera, anche se mi sembra che il parossismo sia decisamente inferiore ai giorni scorsi, quando la parte teligiosa e quindi come sempre più partecipata, aveva decisamente il sopravvento, specialmente all'interno dei templi. Qui intanto parliamo solo di polvere colorata e non più di meno simpatici gavettoni idrici e anche la folla, essendo la città molto più grande mi pare decisamente più diluita. Comunque sia vista la mala parata, andiamo a ripescare i vestiti già dati per morti e ribardati alla meglio ci gettiamo in strada, camminando per il centro per gustarci l'ultima giornata di festa. Ci sono ancora molti gruppi specialmente di ragazzi giovani che ballano in strada, in sostanza però mi sembra si tratti di una riedizione di quanto abbiamo già visto nei giorni scorsi. 

Banchetti

C'è tutto il tempo di fermarsi ai tanti banchetti colorati di venditori, dai tessili, sempre piacevoli da vedere che espongono bei sari, camicie e kurta, punjabi interi e salwar kamiz, dai colori bellissimi e dalle infinite fantasie con le relative dupatte, le lunghe sciarpe vaporose che cadono poi sui fianchi con effetto elegante, abbinate. Ce ne sono a migliaia e non ne trovi mai uno uguale. Certo sui banchetti i materiali sono di bassa qualità, ma i prezzi sono davvero molto popolari e la gente si affolla intorno a comprare; l'holi è anche occcasione per avere qualche capo nuovo e ogni famiglia cerca secondo le possibilità, di rispettare la tradizione. Poi c'è tutta la parte dei cibi di strada, che in questa occsione è ricca soprattutto di dolciumi e vedi dispiegarsi la fila di banchi dei friggitori, davanti a grandi pentoloni neri pieni di olio che ribolle, che buttano a cascata frammenti di pastelle varie; le piramidi di laddù di pasta dolce e farine di arachidi amatissimi dai bambini, padellate di gulab jamun, le frittelle todeggianti immerse in uno sciroppo dolcissimo e i barfi bianchi al cocco ricoperti di granella di pistacchi. Insomma il tipico armamentario delle fiere di paese di tutto il mondo. Ci sono anche i venditori di colori, ma questo aspetto oggi è un po' meno calcato e nei ragazzi che si aggirano in strada, sento meno aggressissività, che forse si è già quasi completamente sfogata nei giorni precedenti. Comunque oggi mi sembra che non si corrano rischi particolari se non te li vai espressamente a cercare. 

Ci fermiamo ad un grande incrocio dove si vede un po' più di gente che va avanti ed indietro facendo la spola tra i tanti templi della città. Qui c'è un presidio di polizia piuttosto numeroso, che sembra si dia un gran da fare per fare passare alternativamente le due folle che a piedi si incrociano, come se si fosse davanti ad un effettivo crocicchio semaforico. E' tutto in trillare di fischietti e mulinare di bastoni, che uomini e anche donne con occhi severissimi, utilizzano a dismisura, imponendosi alla gente, anche con metodi decisamente bruschi, strattonamenti vari e toni da polizia adusa ad un potere piuttosto determinato. Questo deve anche essere il punto dove convergono quelli che si cercano, deve essere infatti facilissimo perdersi tra la folla. Ecco infatti seduta su una panchetta, una bimba bellissima, che piange disperatamente guardandosi intorto evidentemente in cerca della mamma. Cerca di dare qualche indicazione alla poliziotta che tenta di consolarla, ma evidentemente è troppo piccola per fornire informazioni utili. Così dopo poco, riprende il fiume disperato di lacrime e la donna non sa più cosa fare per tranquillizzarla. Dopo un po' che la bimba continua a guardarsi attorno disperata sperando di vedere un volto noto, la portano via, al posto di polizia dove sta evidentemente il luogo più naturale per ritrovarla. Mi vengono subito in mente storie indiane di bambini perduti tra la folla e di conseguenza delle peripezie che hanno dovuto subire e mi intristisco subito, ma di certo non sarà questo il caso. Alla fine stiamo in giro quasi tutto il giorno senza una meta precisa, solo perdendoci tra i rumori ed i colori di questa festa che sembra non finire mai.    

Sui ciclorisciò


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mercoledì 17 aprile 2024

India 9 - L'holi a Barsana

Holi a Barsana - India -  marzo 2024
 

Verso Barsana

Sono appena passate le nove e la città è già in movimento, tanto che il tuktuk che ci porta fino al parcheggio della macchina ci mette quasi mezz'ora. Anche i prezzi del trasporto sono maggiorati per l'occasione, 200 rupie invece delle consuete 100. Capirà, le maschere si vendono a carnevale! Dobbiamo raggiungere quindi Barsana, il villaggio a pochi chilometri da Vrindavan, dove secondo la tradizione è nata Radha, la consorte di Khrishna e dove sorge il  tempio a lei dedicato. La strada è già una colonna di mezzi di tutti i generi, auto, tuktuk, carri, camion e trattori carichi all'inverosimile di gente che tenta di raggiungere il luogo dove si svolgeranno i festeggiamenti di oggi. Tutti cantano lodi alla dea e il grido/saluto che tutti si rivolgono al passaggio è Radhé Radhé, una sorta di urlo beneaugurante che risuona lungo la via come un boato continuo, un ritmo scandito da una folla decisamente sovraeccitata, che non aspetta altro che di arrivare nelle vicinanze del tempio per scatenarsi ancora di più. La strada è contornata per tutto il suo percorso di bancarelle di ogni tipo, venditori di generi alimentari vari, cibi di strada, dolciumi e frutta, ma soprattutto polveri colorate che sono esposte agli acquirenti in capaci sacchi già aperti oppure in confezioni chiuse di varie dimensioni che possono andare da un paio di kg a pacchettini più piccoli di un paio di etti. 

Al tempio

Per la verità tutti quelli che si stanno dirigendo verso Barsana, sembrano già forniti a sufficienza, alcuni hanno le mani già piene per la battaglia, altri tengono le scorte ed i sacchetti già aperti ai loro piedi per rifornirsi man mano alla bisogna. La maggior parte dei futuri combattenti sono ragazzi giovani e bambini, ma non mancano le donne e le ragazze, raccolte in aggerriti gruppetti o in coppia con fidanzati e amici. Naturalmente non mancano i gaudenti più attempati o le figure iconiche con grandi turbanti tra i quali cerchiamo di mescolarci per confondere le idee, che se non son matti non li vogliamo. I chilometri non sono molti, non più di una quindicina, ma la massa è così numerosa che ci mettiamo quasi un'oretta per arrivare alla periferia del paese, anche tagliando attraverso i campi dopo che, anche qui, uno sbarramento della polizia impedisce di andare oltre. In effetti c'è un certo servizio d'ordine di poliziotti armati di bastone che dovrebbero governare la folla, ma la sproporzione del numero è tale che si capisce subito trattarsi di un lavoro pretenzioso e velleitario, pur se qualche volenteroso di sbraccia e martella i timpani con i fischietti di ordinanza per cercare di controllare il flusso. Intanto, da tutte le parti la gente comncia a lanciarsi manate di polveri, che volano alte creando una sorta di nebbia multicolore che rimane nell'aria prima di depositarsi sulla gente. 

Folla

Arriviamo ad un passaggio a livello dove la gente si accalca e le battaglie individuali cominciano a scatenarsi. Noi cerchiamo di metterci in una posizione leggermente defilata per non essere coinvolti negli scontri più violenti, ma non si può fare a meno di essere colpiti dagli spruzzi che arrivano da ogni parte. Io mi sono attrezzato con una specie di candido camice da infermiere psichiatrico, ma dopo pochissimo somiglio già più ad uno dei pazienti in fuga dal reparto stesso, la bandana che doveva proteggermi è già completamente variegata di rosso e di blu, mentre cerco di proteggere al meglio la macchina fotografica. Per la verità la gente non cerca intenzionalmente di attaccarci, ma è difficile non essere coivolti nei lanci che arrivano da tutte le parti e considerate che qui siamo ancora piuttosto fuori dalla mischia. I più mefitici sono i ragazzini che ti si mettono davanti con radiosi sorrisi, che te li mangeresti tutti e poi appena a tiro, ti schiaffano direttamente in faccia una bella manata di arancio vivo o di viola, mentre per fortuna hai appena chiuso la bocca per evitare appunto di mangiarla. Poi corrono via urlandoti radhé radhé e sghignazzando a più non posso. Attorno ci sono anche i venditori di colori e questa area in generale è risparmiata dai più accaldati, evidentemente c'è una sorta di accordo preventivo. 

Dai tetti

I colori sono bellissimi, accesi, violenti. La tradizione vorrebbe che fossero tutti di provenienza naturale da fiori e piante. L'arancio e il rosso dall'ibisco secco o dai fiori di Palash (Butea monosperma) e dallo zafferano, il verde dalle foglie secche del Gulmohur (Delonix regia), il blu vivo, dalla pianta di Indigo o dalle Jacaranda, il vermiglio porpora dalle bietole rosse, il marrone dalle foglie di the e il nero dal carbone vegetale. La realtà è ben diversa, i colori sono oggi quasi tutti di produzione chimica, la più fetente possibile e spesso, specialmente se finiscono negli occhi, provoca irritazioni anche violente, ogni anno milgliaia di persone vengono ricoverate negli ospedali per questa causa, ma che volete non si può togliere la poesia alla gente. Fatto sta che siamo appena arrivati e siamo già ricoperti dalla testa ai piedi di ogni tipo di sfumature. Pertanto ci facciamo coraggio e ci dirigiamo verso il tempio della dea lungo un percorso obbligato che percorre tutta la strada principale che ormai ribolle di una folla strabocchevole che spinge da tutte le parti per avanzare. In realtà la strada è transennata in mezzo e dovrebbe consentire due sensi di marcia, uno per chi sale e un altro per chi scende, ma si sa che la folla è un po' anarchica e all'interno dei due flussi si formano subito controflussi e rivoli in senso cntrario che si interpongono, spingono e vogliono farsi largo con la forza e con gli spintoni. 

Ragazzi

Il nostro Roshan, ci tampina da vicino e si guarda sempre intorno circospetto cercando di evitarci guai, indicando la strada migliore o quantomeno la meno intasata. Quando arriviamo nella piazza cerntrale sotto al tempio, dove è eretto un piccolo palco, punto di osservazione per la polizia e per supposte autorità, è ormai passata l'una e in mezzo alla folla non passa più neppure uno spillo. Tutti lanciano polveri da ogni parti, ma non solo, dai tetti delle case noti subito una nutrita sfilata di donne e ragazzini, armati di ogni genere di pacchetti e sacchetti che bombardano la folla sottostante senza pietà, al sicuro dai proietti nemici. Non solo, ma avevi già notato che negli androni, delle case, sulle strette case che conducono alle terrazze superiori, alacri artefici, mescolavano le polveri in grossi contenitori di acqua per creare quantità di liquidi colorati, che adesso i bombardieri scaricano dall'alto con gavettoni continui e vere e proprie bombe d'acqua, sui malcapitati sottostanti, che passano senza difesa alcuna, se non tentare di ripararsi sotto i balconi, bagnati come pulcini di blu o di magenta in attesa che qualche altro fromboliere passi loro di fianco lanciando una bella manata di polvere gialla per completare l'impanatura. Non riusciamo più a procedere verso il tempio, troppa è la folla e la mia impressione è che la cosa stia diventando alquanto pericolosa, perché la gente è sempre più sovraeccitata e corre qua e là per inseguire le vittime o per sottrarsi ai carnefici, mutando poi un attimo dopo, il ruolo. 

Andiamo a bastonar!

Ci imbuchiamo sulla soglia di un negozio che cerca di scacciarci perché così impediamo decisamente l'accesso e inoltre non compriamo n bel nulla, ma la folla è strabocchevole e ci rinuncia. Oltretutto siamo pressati da un gruppetto di italiani che anch'essi si stanno facendo prendere la mano. Indubbiamente le scene che ti passano davanti agli occhi sono decisamente inconsuete. Difficile non lasciarsi coinvolgere da questa specie di follia collettiva, di canti, di grida, di urla sovraeccitate, di gente che si lancia ogni cosa e ride, si diverte, si rappresenta come una manifestazione assoluta di gioia, di liberazione, di abbandono per un giorno almeno di chissà quali situazuioni, forse di miseria assoluta, forse solo di onesta povertà o di frustrazione di sogni ormai ben conosciuti e non raggiungibili. Forse tutta questa follia cerca solamente di colorare il diritto alla felicità a cui tutti aspirano. Quando sono ormai passate le tre e il parossismo sembra giunto al culmine, prende forma l'ultima manifestazione che corona i giorni dell'holi, un aspetto molto sentito qui nella regione del Braj, nell'ovest del'Uttar Pradesh. Verso sera infatti le donne escono di casa, in vestiti tradizionali, armate di nodosi bastoni per dar vita al Lathmar, la performance durante il quale sono autorizzate a rincorrere gli uomini, anch'essi bardati a festa e a bastonarli senza pietà. 

Chi c'è c'è

Questi cercano di proteggersi al meglio con degli scudi di legno che ne riparanono le terga e intanto, mentre cercano di scappare ai colpi, prendono in giro le donne con canti licenziosi e sboccati, che nel frattempo, una tantum cercano di colpirli. Tranquilli che poi il giorno dopo tutto rientrerà nella normalità che purtroppo è segnata dal fatto che spesso e volentieri le mogli indiane sono regolarmente bastonate come muli, se non di peggio, Non si contano ancora oggi le morti perché i sari prendono fuoco davanti ai fornelli della cucina o quelle sfregiate con l'acido, attività per la quali sembra ci siano dei professionisti specializzati nell'eseguire questa orrenda operazione che segna le malcapitate per tutta la vita. Fatto sta che gruppetti di donne scendono dal tempio e cominciano a menar bastonate a destra e a sinistra; il punto clou dove si svolge l'azione è proprio al centro della piazza. I malcapitati cercano di scappare maldestramente o facendo sberleffi per rendere ancor più divertente lo svolgimento dell'azione. Sta di fatto che la folla ondeggia in tutte le direzioni, preme e si sposta in preda ad una  furia violenta e quando si rivolge nella nostra direzione, la pressione diventa quasi insostenibile. Anche se siamo in una posizione ancora abbastanza riparata, ho subito una sensazione brutta, di deciso pericolo. 

Paura

Qui, c'è poco da fare, se qualcuno cade a terra e viene calpestato ci scappa qualcosa di grave. Siamo in un gruppo di qualche centinaio di persone, decisamente schiacciati contro un muro, sotto, il terreno è molto irregolare, c'è una canalina di scolo di una fogna, si rischa di finirci dentro e rompersi una gamba. Dopo forse è anche peggio. Le donne corrono indietro, gli uomini si spostano verso il tempio e nella nostra direzione si crea un po di spazio attorno. Roshan si fa largo e ci infiliamo dietro di luirapidamente, cercando di uscire dal punto più gremito della piazza, dal cielo intanto piove acqua colorata. L'urlo della folla è un sabba feroce e senza sosta che ti insegue minaccioso. Radhé radhé, tutti gridano, come impazziti, incuranti di quanto sta accadendo, tutti spingono, per guadagnare una posizione o per ripararsi o per arrivare invece al centro del bailamme, per non perdersi l'acme del divertimento. Ti sembra di essere circondato da folli con gli occhi sbarrati, le bocche spalancate, che i colori violenti di cui sono cosparsi, rende ancora più minacciosi. Noi sfiliamo di lato verso un punto meno affollato, poi facendoci largo, anche con una certa foga, tra spinte e spintoni non troppo gentili, riusciamo ad arrivare ai margini della piazza, lungo la strada che esce dal paese. Il gruppetto di italiani lo abbiamo perso di vista. L'urlo della folla ci insegue sempre meno violento, si attenua nella lontananza, che concede sicurezza; adesso sembra addirittura gioioso e gentile. Ci sediamo sui gradini di una casa, esausti, sfiniti, ebbri di una emozione mai provata prima; un ragazzino ci sfila accanto e con mossa furtiva ci scaglia contro un ultimo pugno di blu. Ma vai a farti benedire. Vi confesso che, per un po' ho avuto paura. 

A che punto siamo ridotti

SURVIVAL KIT

Sulla piazza

L'holi nel Braj - In questa parte di India (siamo a qualche centinaio di chilometri a sud di Delhi, l'holi è particolarmente sentito e famoso e si svolge una settimana prima che negli altri stati indiani ed è particolarmente partecipato, con l'arrivo di alcuni milioni di persone da ogni parte del paese. Le feste clou si svolgono a Barsana, luogo di nascita della dea Radha, il giorno successivo a Nandgaon, luogo di origine di Khrishna e in misura minore a Mathura. Le sere precedenti vengono fatti i falò propiziatori (holika) con canti e danze, mantre nei tardi pomeriggi si svolge la tradizione del Lathmar in cui le donne si vendicano sugli uomini cercando di bastonarli con i lunghi e nodosi lathi. La festa prosegue poi per tutta la settimana e nel weekend successivo si svolge in tutto il resto dell'India con varie declinazioni, che tuttavia alla base contemplano soprattutto il lancio di polveri colorate tra la folla. Se volete partecipare a questo che è uno dei più importanti e folkloristici festival del subcontinente, fate base a Vrindavan, prenotando diversi mesi prima, perché in questo periodo la città è molto sovraffollata e dedicate un giorno ad ognuno dei due paesi. Se non lo avete visto in viaggi precedenti, non perdetevi la visita della cittadina di Mathura che ha uno dei più bei templi dell'India con un famoso pozzo baori, che presenta una serie straordinaria di scalinate che lo penetrano. 

Verso il tempio


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martedì 16 aprile 2024

India 8 - Finalmente a Vrindavan

L'holi di Vrindavan - India - marzo 2024 



Cosrtuzioni nuove

Delhi di notte è un mostro oscuro che dorme con un brontolio sordo che ne percorre le viscere ingombre delle brutture ingoiate nei millenni. Borborigmi di umanità costretta ad una esistenza difficile segnata dalla povertà eterna ed inestinguibile e oggi, che questo aspetto comincia ad avere una rilevanza inferiore, dai meccanismi inumani tipici di tutte le megalopoli, traffico, inquinamento, disumanità dovuta ad una sovrappopolazione inarrestabile, in barba a tutti i trend mondiali di calo delle nascite. Tuttavia, rispetto alle mie precedenti visite, correndo nel buio della notte per i larghi viali della New Delhi, non vedi più vacche che dormono nelle strade e lunghe file di attendamenti di plastica blu, che segnalavano la presenza di un popolo intero costretto a vivere sui marciapiedi in attesa che qualche cosa succedesse. Forse in questo senso, qualche cosa è migliorato, ma mi riserbo di aggiornare le sensazioni a quando ritorneremo in città di giorno. Al momento le strade buie e quasi solitarie nel cuore della notte, forniscono un teatro diverso dalla realtà che potrebbe confondere le idee, oltretutto obnubilate dalla stanchezza, visto che in tre giorni sono riuscito a dormire solo poche ore. Quindi dopo aver caricato in periferia, Roshan che sarà la nostra guida durante l'holi a Vrindavan, crollo sui sedili posteriori in una sorta di dormiveglia che non riesce a darmi comunque nessuna sensazione di riposo. 

Sono da poco passate le quattro del mattino ed il cielo è ancora buio pesto, un nero sporco ed offuscato dallo smog che senti palpabile nell'aria, mentre sfili gli enormi piloni di cemento che segnalano lo sviluppo incontenibile del mostro che si autoalimenta quasi automaticamente, divorando tutto quello che lo circonda, una sorta di buco nero affamato che attira morbosamente ogni frammento di materia che lo limita, continuano la sua bulimica crescita di peso e di dimensioni. Così intravedi le nuove immense linee della metro di domani, le grandi corsie accessorie delle autostrade che lasciano la città, dando spazio ad un traffico in aumento esponenziale ed ai palazzi che sorgono come fungaie, già vecchie prima ancora di essere finite, coi muri su cui si allarga l'impronta nera della muffa impietosa che il monsone nutre ad ogni stagione a ricoprire senza uniformità cose e persone, come fa da millenni. Il tempo scorre attraversabo periferie infinite di case basse, dalle facciate irregolari, come si dice di architettura spontanea, orlate ai marciapiedi di serrande ancora abbassate di mercati infiniti, che l'India urbana è tutta un mercato anche se a quest'ora semiaddornetato, perché qualcuno, anche se sono appena passate le cinque, già si muove, stira le membra stanche dalla notte passata nei retrobottega su giacigli improvvisati, per essere tra i primi ad aprire, ad aspettare il primo cliente, quello che dà il buon auspicio per gli affari della giornata ed al quale bisogna sempre fare uno sconto speciale per ingraziarsi Ganesha ed avere un mattino fortunato. 

Almeno lui, il cliente, se lo aspetta e bisogna sempre lasciarglielo credere, almeno se sai fare bene il tuo mestiere di commerciante. L'alba sorge livida quando la strada corre ormai lungo i campi sterminati di questa infinita pianura alluvionale che si stende per tutta la valle del Gange ed oltre. Abbiamo puntato decisamente vreso sud e la palla rossa, ancora offuscata dalla foschia della notte, sorge a fatica all'orizzonte alla nostra sinistra, disegnando sagome scure di alberi lontani, accarezzando le spighe dei campi quasi pronte a piegare la testa alla calura in arrivo. La strada è adesso più frequentata soprattutto dei coloratissimi camion, con la scritta dietro, sul cassone dipinto: Horne please, che invita allo strobazzamento continuo; questi almeno non sono cambiati nel tempo. Si vedono addirittura mietitrebbie pronte a spostarsi lungo i bordi della strada, segno che anche qui l'agriciltura va avanti, ma lontano nei campim vicino agli stagni putrescenti, vedi ancora gruppi di teloni gialli, circondati da zebù dalle lunghe corna bianche, tende di contadini nomadi che si spostano lungo le rotte di un tempo ad offrire la loro opera stagionale per la mietitura, sudra o peggio senza casta, che devono stare fuori dei villaggi per non inquinare la vita degli strati sociali superiori. Indispensabili certo, ma tenuti ai margini, per non turbare la vista, d'altra parte se lo meriteranno sicuramente visto quello che avranno combinato nelle loro vite precedenti. Alla prossima reincarnazione, se saranno stati al loro posto durante questa vita, chissà.

Passata la paura

Certe situazioni sono dure a scomparire, anche nel mondo degli smartphone e dell'AI. Arriviamo a Vrindavan che sono appena passate le otto, assonnati e sbilenchi. La città come accade in questi casi è completamente bloccata da un paio di milioni di persone arrivate per l'occasione eil transito delle auto è vietato entro la cerchia più ristretta del centro. Così dobbiamo abbandonare la macchina fuori della città davntoi alal transenne sorvegliate da baffuti ma irremovibili poliziotti armati di bastone (i temibili lathi, con cui si tiene a bada la folla) e proseguire con fue tuk tuk, i famosi Ape piaggio, istituzione indiana immarcescibile, uno per noi e l'altro per le valigie. Percorriamo il tragitto per stradine secondarie ma già intasate di gente. Il nostro albergo è lungo la strada principale, in centro città e in teoria il check in sarebbe alle 13, ma alla reception ci vedono così sbarellati che si prendono pena ed in una mezz'oretta le camere sono già a nostra disposizione. Ottimo perché presto che è tardi, riposeremo quando quando sarà ora dopo aver tirati i calzetti come si dice tra noi mandrogni e quindi, rassettata veloce e doccia fredda per svegliarci completamente, colazione rapida, anche perché per chi come me aborrisce il cibo indiano, non c'è niente di edibile al di fuori delle banane. 

Khrishna e Radha
Per la notte saltata pazienza, recupereremo domani e allora via perché sta comincialndo l'Holi, la ragione per cui siamo venuti fin qui. Si delinea così la mostivazione del nostro viaggio, un pellegrinaggio tra i differenti aspetti delle manifestazioni religiose dei molti credi indiani. Il festival dell'Holi prende forma da una tradizione di fondo comune a quasi tutti i popoli, (per saperne di più cliccate qui), che ha origine dalle culture più antiche, dal Mediterraneo a tutto l'Oriente. L'uomo ha sempre sentito la necessità di festeggiare la fine dell'inverno ed il risveglio primaverile della natura, che ha sempre assunto il profondo significato di una rinascita, un risveglio generalizzato dei sensi e del ritorno alla vita dopo il momento di letargo invernale in cui tutto è sopito. Così ogni cultura si è inventata una gran festa nella quale si festeggia proprio questo ritorno alla vita ed il risveglio della sensorialità generalizzata. Queste feste sono sempre caratterizzate da una sorta di follia collettiva dove tutto sembra essere ammesso, dove i servi diventavano padroni per un giorno (salvo poi rientrare giudiziosamente nei ranghi appena tutto era finito), in cui la sensualità e l'amore veniva licenziosamente conclamato ed i druidi nel nord benedicevano le nuove unioni, mentre le matrone romane si ubriacavano e così via. 

E' quindi anche la festa dell'amore in cui (quasi) tutto è concesso e che sta alla base di tutti i carnevali del mondo. Nel mondo hinduista L'Holi è una delle due feste più importanti dell'anno (l'altra è il Divali, la festa delle Luci in autunno) e si celebra attorno alla metà di marzo a seconda dei pleniluni. Ufficialmente si svolge in onore del dio Khrishna e della sua amata Radha, la pastorella che lo accompagna e si unisce a lui mentre suona estaticamente il flauto. Il dio ragazzino, sempre raffigurato di colore blu, di cui le pastorelle Gopi sono innamorate e lo ascoltano estatiche sulla riva del fiume. E' quindi questa la festa dei colori, dell'amore e della primavera, una vera e propria esplosione di gioia che percorre come una furia tutto il subcontinente per ogni sua città e paese ed è caratterizzata in particolare da grandi feste che si svolgono attorno ai templi dedicati a Khrishna e a Visnu (dato che si festeggia anche la vittoria del suo quarto avatar, Narashina, l'uomo leone, sul malvagio re demone Hiranyakashipu) lanciandosi l'un l'altro polveri coloratissime, a volte mescolate con l'acqua, in modo che alla fine della giornata tutti siano colorati dalla testa ai piedi. 

E' il trionfo della gioia, dell'allegria e della confusione che percorre per un paio di giorni tutte le città del subcontinente. Naturalmente in linea con le altre tradizioni, fin dal 17° secolo festeggia anche l'agricoltura, la fertilità della terra ed il buon auspicio per gli ottimi raccolti. Una sorta di carnevale delle arance di Ivrea, durante il quale invece che i nostri sugosi frutti, ci si lanciano polveri multicolori che ricoprono la folla di una onnipresente nube iridata. Naturalmente siamo in India e quello che nelle altre parti del mondo coinvolge qualche migliaia di persone, qui invece devi contare a milioni. E qui nascono i problemi, perché mentre nelle altre grandi feste di massa come la fiera di Puskar o il Khumba mela, dove la gente è ancora più numerosa, il movimento della folla è compatibilmente abbastanza ordinato e tranquillo, qui, la gente sembra quasi impazzita, tutti sembrano percorsi dalla follia che la divinità insuffla, quasi come nell'antica Roma, le baccanti erano ebbre ed inferocite e quindi capaci di eccessi pericolosi. Qui siamo in una situazione simile, di certo particolare ed emozionante, a cui secondo me vale assolutamente la pena di partecipare, per provare sensazioni ed emozioni, antiche, primordiali, ma assolutamente vive e vitali. Qui a Vrindavan o meglio in due paesini dei suoi dintorni, si svolge l'holi più famoso e partecipato dell'intero paese, ecco quindi la ragione della nostra presenza qui ed ecco perché ci siamo bardati di tutto punto con vestiti bianchi usa e getta, bandane a riparo delle capigliature fluenti, occhiali e protezioni di plastica per le macchine fotografiche e telefonini pronti alla pugna come aranceri eporediesi in attesa della battaglia. L'auto ci aspetta, il divertimento anche. Dai che ci proviamo a portare a casa la pelle!

Prima della cura

Dpo la cura













SURVIVAL KIT

Holy - Il più grande festival indiano, che potrete trovare in tutto il subcontinente, più o meno nel mese di marzo. La leggenda vuole che ricordi l'innamoramento di Khrishna verso Radha che disperata perché lui non la guardava a causa del colore troppo scuro della sua pelle (aspetto a cui gli ndiani sono piuttosto sensibili), su consiglio della madre, si cosparse il viso di polveri colorate conquistandolo definitivamente. Vi rimando al sito per quanto riguarda le altre leggende sul quarto avatar di Visnù o di quelle dell'incenerimento di Kama, il dio dell'amore che Shiva, disturbato nelle sue meditazioni, ridusse in cenere, per poi perdonarlo dopo quaranta giorni di penitenza (notate i rimandi dei topoi assolutamente simili ad altre religioni), come era solito fare dopo i suoi accessi di ira e farlo infine rivivere, perché il mondo non può stare senza amore, da qui i festeggiamenti coloratissimi. Il giorno prima in molti luoghi si usa anche festeggiare con grandi falò. Nulla di nuovo sotto il sole. A Vrindavan ed in particolare in due paesini vicini che ospitano appunto i templi dedicati a queste divinità si festeggia la settimana prima ed è l'Holy più importante del paese a cui partecipano milioni di persone da tutta l'India. Per questo è necessare prenotare con molto anticipo le eventuali sistemazioni alberghiere, prese d'assalto durante questa settimana cruciale. 

Hotel Krishnam - Raman reti road - Vrindavan - 3 stelle in linea con gli standard indiani - In posizione ottimale sulla strada centrale della città. Camere spaziose, letto king. AC, TV, ventilatore, cassaforte. Free wifi ottimo anche in camera. Dotazioni per il bagno scarsine e pulizia sommaria, compensata dalla grandissima gentilezza e disponibilità del personale che ci ha concesso la stanza quattro ore prima del checkin senza sovrapprezzi. Ristorante interno prevalentemente di cucina indiana. La doppia attorno tra i 30 e i 40 € con colazione, ma durante l'holi i prezzi possono salire anche consistentemente.

Turisti

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