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venerdì 3 luglio 2015

Grexit?


Visto che ho dovuto tornare in questa fornace per motivi vari di cui magari vi parlerò, approfitto del fatto che il calore fa funzionare meglio le (poche) cellule cerebrali che ancora mi rimangono prima dell'inevitabile decadenza senile, per fare un punto di chiarezza sul caso Grexit, visto che non se ne può più di sentire proclami in giro. Va bene che chi parla dal pulpito ha solo meri interessi a carpire voti nostrani partendo dalle disgrazie altrui, ma c'è un limite alla decenza. Quindi vedo di affrontare il problema il più asetticamente possibile visto che non cerco voti e non sono a libro paga di qualcuno (comunque se qualcuno volesse mettermici, si faccia avanti e ne parliamo). Intanto come tutti gli argomenti economici, per capirci qualcosa, questi non vanno affrontati mescolandoci i problemi etici, non bisogna fare confusione, intanto in quanto a morale, ognuno ha la propria come la religione e non ci si discute. Se vogliamo esaminare questo caso, invece, bisogna innanzitutto rinfrescare gli avvenimenti storici per partire da basi inoppugnabili. 

Tutto comincia, per farla breve, dalla introduzione dell'Euro, che è stata senza alcun dubbio la più straordinaria occasione economica accaduta in Europa da tempo, che ha offerto al contesto europeo quindici anni di incredibile stabilità monetaria accompagnata da tassi bassissimi e inflazione ai minimi. Mai si è potuto avere di meglio per lo sviluppo economico, tutto questo offerto anche a paesi in difficoltà e con le finanze che da sole non avrebbero mai potuto avere questa opportunità. Chi dice il contrario o è in malafede o è davvero a digiuno di economia spicciola. Naturalmente le cose non sono mai tutte positive ma si portano sempre assieme qualche difetto, qualche errore, qualche difficoltà, che i capaci ed in buona fede cercano di risolvere o minimizzare, pur di poter approfittare dei grandi vantaggi offerti. In effetti un punto oscuro la moneta unica se la portava dietro. Era arrivata prima di una vera unione politica, che avrebbe significato una (benedetta) perdita di sovranità nazionale, cosa assai invisa ai politici che su questa scemenza ben sanno sobillare la folla, basta sentire i proclami dei vari felpati ruspanti, locuste stellute e fratelli di minchia.. Questo ha impedito che le cose da fare fossero fatte dappertutto con solerzia e onestà. Così i paesi svegli e aggiungo ben governati come ad esempio la Germania, hanno approfittato delle magnifiche opportunità della moneta unica per sistemare le cose in casa, modificando in senso moderno i rapporti di lavoro (con l'aiuto di sindacati pragmatici e lungimiranti) e di sistemare in modo sostenibile il sistema pensionistico, oltre a riuscire con efficacia a far pagare le tasse quasi a tutti quelli che le devono pagare. Per questo sono così odiati, quelli bravi provocano sempre una invidia malevola.

Altri paesi meno virtuosi o semplicemente malgovernati (ma la colpa è completamente del popolo che quei governanti ha voluto e votato) hanno goduto dell'occasione, ma  non hanno voluto provvedere a sistemare in tempo di vacche grasse, quanto faceva acqua: prolungare gradatamente l'età pensionistica, rendere più conveniente il mondo del lavoro, limare la spesa pubblica, facendo aumentare l'avanzo primario e riducendo così gli enormi debiti accumulati incoscientemente, far pagare le tasse agli evasori, che ovviamente hanno premiato che strizzava loro l'occhio. Sono andati avanti sperando che il bengodi continuasse finché la crisi mondiale ha fatto emergere le magagne e chi non aveva fatto le cose per bene si è trovato immerso nella cacca. C'erano da fare delle cose in fretta e furia (che si sarebbero potute fare con calma a suo tempo), con qualche tutto sommato accettabile sacrificio si sono fatti i compiti a casa, anzi infingardamente i politici hanno chiamato a farle qualcun altro. Le hanno approvate all'unanimità, tranne qualche infingardo che, sapendo che sarebbero comunque andate avanti, ha votato contro per potersene poi servire, salvo poi buttare merda addosso a chi aveva salvato il paese dalla catastrofe. Ma ci sta, è il gioco delle parti. Così i vari Irlanda e Portogallo e poi Spagna e poi anche la più infognata Italia si sono quasi messe a posto e adesso se tutti tirassero il carretto dalla stessa parte si potrebbe con fatica risalire la china, ma in Spagna invece di ringraziare la buona stella votano Podemos e in Italia qualunque cosa si tenti di fare provoca resistenze tali da renderle quasi impossibili. 

La Grecia invece no. Non contenta di avere sciupato l'occasione insperata che avevano avuto e di aver sperperato anche la seconda, le Olimpiadi, che per tutti quelli che le hanno fatte sono state una ottima occasione di rilancio e di crescita, hanno continuato ad andare in pensione a 50 anni, avere una pletora di statali e soprattutto a non far pagare le tasse quasi a nessuno, per alcuni, tipo gli armatori, addirittura per diritto costituzionale. Va da sé che poi i debiti non sono in grado di pagarli. Il popolo greco che si è scelto consapevolmente i politici che lo hanno messo in queste condizioni ben contenti di avere questi che ormai si possono definire privilegi, hanno nuovamente scelto, non chi dice di fare le cose necessarie ed obbligatorie, ma chi ha fatto promesse elettorali insostenibili, convinti che qualcun altro pagherà al posto loro. Normalmente chi si è messo in una posizione debitoria insostenibile, ha solo due soluzioni. O alza le mani e dice non pago e nell'immediato risolve un problema ma si caccia in uno molto più grosso, perché da quel momento nessuno gli fa più credito e quel che ha bisogno lo deve pagare in anticipo e più caro degli altri, oppure dice fatemi delle dilazioni e io poco per volta cercherò di ripagare il tutto. E' ovvio che questa soluzione è più gradita al creditore che nel primo caso perderebbe tutto mentre nel secondo può sperare di riavere il suo anche se con fatica  e tempo. Però in questo caso il debitore deve dare una dimostrazione di buona volontà e dimostrare nei fatti che questi nuovi soldi che chiede non se li va di nuovo a giocare alle macchinette, ma li usa per ripartire. Quindi il minimo che possano fare i creditore è chiedere alla Grecia che mandi la gente in pensione come tutti gli altri, che riduca la macchina statale e che faccia pagare le tasse alla gente. 

Se invece questa gente va a chiedere soldi e in più ti sputa in faccia, riassume i 750 addetti alla pulizia del ministero delle finanze e di tasse non se ne parla, ti vien voglia di dire subito, ma allora vai a farteli prestare da Grillo che te li dà lui i soldi. Vero è che nella sua mano di due di picche per mantenere il bluff, Tzipras qualche arma ce l'ha, in primis quella di buttarsi nelle braccia accoglienti di Putin che non aspetta altro per fare breccia nella Nato, sempre comunque da verificare se sia disposto a tirare fuori la quarantina di miliardi necessari che anche lui, complice il prezzo del petrolio non naviga in acque cristalline. Inoltre l'uscita della Grecia dall'Euro potrebbe aprire scenari pericolosi, tali da consigliare obtorto collo, i negoziatori europei a mandar giù l'aglio e dire che è dolce. Tuttavia, tutto questo, in mancanza di seria volontà dei Greci di mettersi a posto, prolungherebbe solamente l'agonia spostando continuamente il problema in avanti come una mina vagante, il che vorrebbe dire ancora altri soldi  e altri ancora, visto che il malato non smette di andarsi a giocare i soldi alle macchinette. Anzi probabilmente vederebbe la cosa come una bella vittoria da esibire al suo furfantesco elettorato e l'ultima cosa che farebbe è scontentarlo con misure antipopolari. Questi non sono statisti sono burattinai, bisogna capirlo. Certo che la tentazione di dire a quella faccia di bronzo di sedicente ministro motociclista: allora affogate pure nella vostra merda, ce l'avranno in continuazione a Bruxelles (con l'appoggio sicuro della loro opinione pubblica). 

Il referendum è stata l'ultima mossa di chi, vile, non ha il coraggio di fare le cose, plaudito ovviamente dal populismo più becero e indecente. Non conosco purtroppo la costituzione greca ma questo referendum dovrebbe essere naturalmente anticostituzionale, come lo sarebbe in Italia. Ma benedetti ragazzi, qualunque padre costituente lo sa a memoria che non puoi dare alla gente la possibilità di dire non pago le tasse o non pago i debiti, perché la folla se ne frega dell'economia e di qualunque cosa, la colpa è sempre degli altri e devono sempre essere gli altri a pagare. D'altra parte gli stati debitori senza speranza, hanno sempre avuto una sola soluzione al problema. dichiarare il default, fare una nuova moneta, una bella ipersvalutazione e i debiti non ci sono più. Ci rimette il creditore, che sono o gli stati che ti hanno prestato i soldi (come nel caso della Grecia), o i tuoi stessi cittadini risparmiatori che hanno comprato i tuoi titoli di stato (come sarebbe il caso dell'Italia) inoltre tutti i percettori di pensioni o di redditi fissi che se li vedrebbero ridotti ad un potere di acquisto quasi nullo, cioè la maggioranza dei cittadini, perché alla fine sono sempre questi ultimi che pagano. 

L'importante è che se ne rendano conto quelli che in Italia vorrebbero uscire dall'Euro, non i politici che lo propongono, quelli lo sanno benissimo cosa succederebbe, ma tanto peggio tanto meglio. Poi ci sono anche quelli (pochi) a cui converrebbe, eh!? Ad esempio i grandi ricchi che da tempo hanno spostato i capitali su altre valute o in accoglienti porti lussemburghesi o singaporini, oppure gli industrialotti incapaci di fare e di innovare, già falliti mille volte se non avessero avuto le svalutazioni competitive a catena che sono state l'inizio del nostro declino, oppure qualche giovinotto senza lavoro, né volontà di cercarlo, che spera nel casino generale. Tutte le soluzioni a qualcuno convengono. Comunque intanto vediamo cosa succede. Adesso vado a bere, che ho caldo. 


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giovedì 12 gennaio 2012

Qiàn.

Il carattere 欠,- qiàn, su cui oggi vorrei porre la vostra attenzione è molto semplice ed elegante. E' un pittogramma antico che illustra molto bene un omino visto di fianco che cammina leggermente chinato in avanti portando faticosamente sulla spalle una gerla o un peso gravoso. Il suo significato originario, che poi condiziona i suoi vari composti moderni, era quello di "esausto, senza fiato" per indicare che proprio la mancanza d'aria, ti conduce ad una debolezza talmente grave da annichilirti completamente. Questa difficoltà a respirare ovviamente non è solo fisica, ma può anche essere riportata in un campo più astratto. Ecco dunque, se lo accoppiamo al carattere 户 Hù, che significa Porta, famiglia, ma anche conto in banca, vogliamo significare: Essere debitore -欠户 - qiàn hù,, in quanto quando un uomo o anche un paese è coperto di debito, gli manca l'ossigeno, non riesce più a respirare, è esausto o come si dice anche "incravattato", con bella espressione popolaresca meridionale. Quindi avere debiti gravosi, conduce ad una situazione di spossatezza tale da impedire di risollevarsi o a doverlo fare solo con molta fatica, tempo e pazienza, consci che per risolvere questo problema ci vuole tempo, determinazione e molto, molto sacrificio e sudore, rendendosi anche conto che è inutile sperare che i debiti te li paghi qualcun altro. 


Refoli spiranti da: E. Fazzioli - Caratteri cinesi - Ed. Mondadori

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giovedì 27 ottobre 2011

Manuale di economia politica 4: La mia manovra.

Come promesso ieri, passiamo ad illustrare l'elenco dei provvedimenti contenuti nella mia lettera alla BCE, che spedirò appena eletto a proconsole unico (o quando prenderò autonomamente il potere come dittatore). A cappello di tutto emanerò una serie di provvedimenti fiscali per regolare molti strumenti finanziari a disposizione di banche e di tutte le istituzioni del settore che rendano più oneroso e non conveniente l'uso di strumenti e leve finanziarie, quando vengano utilizzate a fini speculativi e non propri della loro natura di utilità per la quale sono state studiate. Infatti la mancanza di queste regolamentazioni è stata l'innesco della attuale crisi, che si è comunque sviluppata a causa dei problemi preesistenti che vi ho illustrato ieri. Non voglio entrare nei particolari, ma si può fare facilmente da punto di vista tecnico. Purtroppo queste regole imprescindibili le potrò applicare solo quando sarò nominato imperatore del mondo, in quanto devono essere contemporaneamente valide per tutti   per essere efficaci. Ma passiamo a noi. I provvedimenti che imporrò verranno presi tutti assieme, anche se alcuni avranno applicazione diluita nel tempo, per attaccare sui due fronti il nodo italiano, massa del debito pubblico e mancanza di crescita. A cappello di tutto alcune misure, molto demagogiche, che non hanno come oggetto quella di produrre una cifra cospicua, anzi il gettito sarebbe assolutamente poco consistente, una goccia nel mare, ma che mi darebbero l'autorità morale di poter cavare la pelle a tutti senza essere indicato come un indegno percettore di privilegi. 

Quindi le varie disposizioni con esecuzione immediata, di dimezzamento dei parlamentari, assessori, consiglieri e così via e riduzione degli emolumenti ai rimanenti a un decimo, aumentabile nel tempo solo le le cose andranno a posto. Io percepirei solo 1 euro l'anno come compenso simbolico, anzi neanche quello che è più di impatto. Eliminazione delle province, comunità montane, circoscrizioni e accorpamento dei comuni con meno di 5000 abitanti. A seguire i provvedimenti che daranno la ciccia. Misure per fare cassa e convogliare una consistente massa monetaria. Minipatrimoniale, di non grande entità, ma estesa proporzionalmente non solo ai grandi patrimoni, che sarebbero troppo pochi, ma anche ai piccoli patrimoni che sono tantissimi, in maniera stabile, riducibile solo in un futuro in cui le cose migliorino, sia finanziari che immobiliari, incluso il ripristino di una sorta di ICI (ma con un altro nome, anzi con lo stesso nome, tanto sono il dittatore e faccio quello che mi pare) ridotta sulla prima casa. Introduzione di una serie di ticket quasi generalizzati su ricoveri ospedalieri, pronto soccorso, medicinali, scuola, università. Ogni esclusione riguarderà solo i casi di indigenza assoluta. Un consistente dimagrimento dell'apparato statale, con l'utilizzazione dei soprannumerari provenienti dai settori depurati in attività esclusive di recupero dell'evasione fiscale, affitti non denunciati, lavori in nero, case non censite e così via, eliminando la possibilità, attualmente percorribile con facilità, soprattutto nei casi di forte evasione, di diluire nel tempo e alla fine non pagare l'accertato. 

Per le pensioni, in effetti sono già a 67 anni, quindi non serve nessuna nuova legge, salvo per quelle di anzianità, con una applicazione di questi parametri su base volontaria con incentivi e disincentivi. Vendita graduale di una parte del patrimonio dello stato a cominciare da quello che genera perdite. Accordi con la Svizzera e gli altri stati (come già fatto da parte di Francia, Germania e Inghilterra, quindi possibilissimo) per prelevare le tasse ai capitali italiani colà emigrati. Questi provvedimenti iniziali avranno una entità tale (da attenuare nel tempo in base agli andamenti) da mettere assieme alcune centinaia di miliardi, la parte più consistente dei quali dedicata alla riduzione del debito pubblico, con una botta iniziale molto consistente, esempio non rinnovando i primi 100 miliardi di Bond in scadenza nei prossimi mesi, cosa che provocherebbe certamente una consistente diminuzione dei tassi di interessi, (ricordo che ogni punto in meno darebbe un ulteriore risparmio di 16 miliardi). A questo punto e in quasi contemporanea farò partire i seguenti stimoli alla crescita. Eliminazione di tutti gli ordini professionali, valore legale delle lauree e liberalizzazioni a pioggia in tutti i settori, licenze, orari, ecc. Semplificazione estrema di tutte le pratiche burocratiche e inerenti al lavoro, creazione di imprese e commerci, copiando semplicemente quelle che ci sono in molti paesi, dove si apre una attività in 5 giorni, riducendo l'interfaccia tra stato e mondo del lavoro ad un unico sportello, applicando su vasta scala il silenzio/assenso e lasciando allo stato l'onere del controllo (con tutti quei soprannumerari di cui abbiamo parlato prima) e della punizione finanziaria implacabile ed immediata a chi sgarra, che la gente capisce solo se la tocchi nel portafoglio. 

A questo punto si innesta il difficile discorso dei rapporti di lavoro. Facciamo un passo indietro. Avendo accettato il sistema di mercato (vedi lezioni precedenti) dobbiamo convenire che il rapporto tra datore di lavoro e prestatore d'opera è per sua natura conflittuale, con un soggetto da una parte che, potendo, vorrebbe che chi lavora per lui stesse a disposizione, lavorando alla bisogna per 24 ore al giorno, senza pagarlo affatto, magari facendogli versare anche una piccola cifra a titolo di ringraziamento perché lo si tiene occupato, con eventuali concessioni motivate solo dal fatto di renderlo più efficiente; dall'altra invece, si pretenderebbe, di non presentarsi neanche sul posto di lavoro, ricevendo possibilmente a casa uno stipendio adeguato e che consentisse un tenore di vita di alto livello, seguito da una pensione del 100%. Le diverse condizioni di forza relativa dei vari momenti storici, producono tutte le fasi intermedie in un equilibrio sempre instabile e che si sposta con facilità da una parte o dall'altra. Quindi questo rapporto va concertato tra le parti, tenendo conto della situazione mondiale, salvo che poi la imporrò con la forza. Ora appare evidente da un lato che la serie di garanzie e protezioni di cui gode giustamente una sempre più ristretta fascia di lavoratori e che va ad esaurimento, è difficilmente sostenibile a lungo; d'altra parte abbiamo un crescente numero di fasce produttive che stanno scivolando verso un rapporto reale che potremmo definire di schiavitù volontaria ridotte ad accettare qualunque vessazione dalle leggi vigenti accanto ad una sistema del lavoro, gravato da oneri tali da non renderlo più concorrenziale col resto dei suoi competitors. 

A questo punto è necessario che dalla parte sindacale, si cessi di combattere una battaglia anacronistica ed inefficace, ma che invece di cedere pesantemente, "contratti" quella che dovrebbe essere una coerente flessibilità con la modifica di leggi, che parevano inizialmente buone, ma che hanno dimostrato errori mortali, sostituendo nella pratica la necessaria e utile flessibilità ad una ingiusta e mortifera precarietà. Chi ha bisogno di un lavoratore per pochi mesi deve avere la possibilità di assumerlo, ma basta che questo gli costi di più di uno fisso, per sconsigliarli questa strada, se l'assunzione a tempo fosse stata invece fissa. Basta agli stage semigratuiti e le finte cooperative e i vari cocopro fasulli, tutti eliminati se il loro costo sarà superiore, contributi pensionistici decenti inclusi, alle assunzioni a tempo indeterminato. In cambio e solo in questo caso,  il sindacato conceda la maggiore flessibilità richiesta e contemporaneamente lo stato una riduzione degli oneri fiscali su impresa e lavoro, con soldi arrivati dalla strizzata di palle iniziale. Comunque in mancanza di accordo interverrò io direttamente. I rimanenti soldi a disposizione derivanti dallo squeeze, tutti su ricerca, istruzione e turismo interno, non a pioggia ma a cominciare dai punti di eccellenza, che non debba più sentire da un professore del Politecnico di Torino, con gli occhi disperati, che le ricerche del suo istituto sulle nanotecnologie che sono ai più alti livelli del mondo, devono rimanere nel campo teorico, perché i suoi colleghi americani hanno avuto un finanziamento di centinaia di milioni di dollari e lui niente  e che ha dovuto lasciare andare i suoi più promettenti dottorandi in Svizzera e Germania dove gli garantivano 3000 euro al mese e aiuto nella sistemazione logistica, in istituti dove la sola area relax è di 600 m3, mentre lui non riusciva a trovargli due metri per lavorare. Intanto attorno a quegli istituti si stanno creando aree tecnologiche per sfruttare le idee ed i brevetti di quelle ricerche in termini economici ragguardevoli, senza preoccuparsi, anzi essendo ben contenti che le magliette le facciano i cinesi ad 1 euro l'una.  

Ho detto cose, strane? Mi sembra che siano le stesse cose che hanno proposto via via tutti i diversi gruppi, la differenza consiste nel fatto che io le applicherò e tutte insieme. Il fatto che in seguito a queste misure, che chiamerò manovra economica e di sviluppo Bo, tutti i sessanta milioni di italiani urleranno nelle piazze come gatti scuoiati maledicendomi, sarà segno inequivocabile che è giusta e saggia. Bene, in caso mi venga affidata da voi questa incombenza, io comincerei da lunedì, tenendo conto che qualcosa avrò comunque dimenticato ed ho bisogno di qualche giorno per limarla ed organizzarmi. In mancanza di elezione diretta per acclamazione, provvederò a prendere il potere con la forza ed inutile che mi diciate che farò la fine di Gheddafi. Ognuno deve essere preparato ed accettare il proprio destino. Con calma penserò alle mie residenze ad alla creazione del mio gruppo di Amazzoni.Alea jacta est.

Continua.


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mercoledì 26 ottobre 2011

Manuale di economia politica 3: Creditori e debitori.

Abbiamo visto ieri, che non si può fare a meno delle banche (i cui meccanismi sono bene esaminati anche da Francesco) anche se è necessario indirizzino le loro operazioni per evitare la fioritura di pericolose storture, con regolamenti, ma anche e soprattutto con la leva fiscale. Basta infatti una intelligente sovratassazione sulle operazioni pericolose (transazioni veloci, vendite allo scoperto, leve finanziarie) per ridurre le frange puramente speculative e lasciarne intatti gli utilizzi sani e necessari per cui sono state create. Ricordando che per essere efficaci, queste misure devono essere ugualmente applicate in tutti i paesi. Ma questo laisser faire, certamente miope, che ha condotto alle esagerazioni che hanno innescato la crisi mondiale, non avrebbero avuto le conseguenze devastanti che stiamo vedendo, se non si fossero innestate su quello che è il vero problema, la smisurata crescita dei debiti sovrani. Bisogna avere l'onestà di accettare che nella maggioranza degli stati, il nostro tra i primi, per un paio di generazioni, la mia in testa, è stato concesso per motivi vari (ma non ci interessa qui capire di chi è stata la colpa, ora esaminiamo lo stato dell'arte) alla stragrande maggioranza della popolazione di vivere al di sopra delle proprie possibilità, spendendo per questo più ricchezza di quanto ne producesse e finanziando questo sperpero con debito pubblico, che poi significa indebitarsi con sé stessi. 

La crisi ha evidenziato questa stortura che non può gonfiarsi all'infinito ed ora ci si chiede di rientrare. Sta di fatto che debitori e creditori sono alla fine le stesse persone, che magari si indignano e gridano: non vogliamo pagare il debito. In realtà la maggior parte di questi non capiscono che non ripagando il debito non potranno riscuotere il credito che hanno verso lo stato (e quindi sempre verso sé stessi) ad esempio perdendo tutti i loro risparmi se ne hanno, oppure non ricevendo più la loro pensione a fine mese o la loro copertura sanitaria, sociale, scolastica e così via. Pochi, gridando in piazza, capiscono che quando salta lo stato e dichiara bancarotta, saltano anche tutti questi servizi e si azzera tutto, non si possono più acquistare beni ed energia che nello stato non ci sono, perché nessuno dà nulla ad un debitore che non ha saldato i conti, deve far vedere moneta per avere cammello e lo deve pagare anche un po' di più. Lacrime e sangue vere, non queste in cui tutti gridano come se gli avessero levato la pelle per qualche provvedimento da un centinaio di euro. Vuol dire crollo della produzione del 50%, metà delle gente di quelli che attualmente lavora che perdono il posto, difficoltà a riscaldarsi e molte altre piacevolezze di questo genere, accadute in ogni posto che ha fatto il cosiddetto default (Russia nel '90, Argentina e così via). 

Quindi, qualunque siano i sacrifici da fare, saranno sempre di gran lunga meno gravi per i cittadini di un default dello stato. L'operazione primaria per evitare questo dramma è la riduzione graduale di questo pesantissimo debito, che tra l'altro, con il suo costo (gli interessi da pagare, che aumentano vieppiù, se aumenta il timore che questo debito non possa essere restituito) si mangia una bella parte di risorse utili ad avere quella crescita, che come abbiamo visto nella prima puntata, è obbligatoria e vitale alla sopravvivenza del sistema. Dobbiamo pensare che tutta la popolazione nel suo insieme, abituatasi ad un tenore di vita che non si poteva permettere, è andata dallo strozzino (il suo vicino di casa e viceversa) a farsi prestare i soldi per ricevere una pensione superiore ai soldi che aveva versato, una sanità di ottimo livello quasi gratuita rispetto alle trattenute dedicate e così via senza ripetermi, ed ora deve trovare i soldi per restituire questo prestito, perché se no, il vicino non compra più i Bot il prossimo mese e se lo fa, dato il rischio vuole interessi sempre più alti come ogni buono strozzino.D'altra parte anche lui si comporta nello stesso modo con il suo vicino. Una tentazione classica con cui si sono spesso risolti questi problemi nel passato, è quella di azzerare il debito, in pratica con una ipersvalutazione selvaggia e che evita il default dello stato, bruciando i risparmi, riducendo vicino allo zero pensioni e stipendi, colpendo soprattutto le fasce più deboli, per poi ricominciare il giro. 

E' accaduto spesso, generalmente accoppiando la cosa ad una bella guerra, generale e/o civile che spaccasse tutto per poter poi ricostruire da capo e ricominciare il gioco (le due mondiali, la Yugoslavia, tanto per ricordare le più note). La salvezza italiana è per ora data dal fatto che esistendo l'Euro, mai abbastanza ringraziando e santificando chi, contro l'incredulità generale, è riuscito a farci entrare e a cui ogni giorno  bisognerebbe ricordare di baciare i piedi, questa strada graditissima agli industriali e da loro praticata in maniera soft con la liretta, non sia percorribile, fino a che non verremo cacciati fuori dal sistema, cosa che per la verità e per fortuna non conviene neanche agli altri, se no lo avrebbero già fatto. Allora per trovare l'enorme massa di denaro necessario a ridurre questo debito (il cui andamento, vedete qui a lato di secondo in secondo), è necessario pescare in tutte le tasche alla grande, date le sue enormi dimensioni. Certo tutti si tirano indietro, dicendo, io ne ho già dati fin troppi, prendete ad altri, senza capire che ne servono talmente tanti che se non si preleva da un enorme numero di persone, meglio da tutti, non si scalfisce neppure il problema. Certo bisognerebbe avere un governo che non si preoccupi innanzitutto di perdere consensi e che volesse davvero risolverlo, il problema. Domani vedremo quali sono le mie proposte al governo e che metterò in atto senza tentennamenti, appena nominato cunctator di questo stato.


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venerdì 5 agosto 2011

Nave sanza nocchiero.

La grande barca solca il mare solitaria. Tutto è sempre andato bene in fondo, le tempeste che ha subito nel recente passato erano soltanto temporalazzi di poco conto. Qualche sbandata, poi il peggio era passato. Finiti i fulmini e il vento pareva che fosse merito dei marinai se la nave era salva, invece erano tutte cosette di poco conto, si sarebbe salvata anche una carretta arrugginita. La grande barca sembra salda e robusta, ma sotto è piena di magagne, tavole messe assieme malamente, corde vecchie e mezze marce che paion tenére, ma son sempre sul punto di spezzarsi. E il carico, mio Dio che carico. Pesantissimo e ingombrante, frena la corsa al massimo e anche quando le vele rabberciate alla meglio venivano spiegate per poter guadagnar la via, rallenta, non dà un attimo di respiro, pare consumare da solo tutta la forza e la volontà dell’abbrivio. Certo si è deciso tanto tempo fa di caricare tutte quelle casse piene e pesanti, ma ad ogni porto se ne sono aggiunte altre, con spensieratezza, senza curarsi del futuro, pensando solo all’ingordigia del presente, ma, man mano che le miglia correvano, ai capitani che si sono succeduti, mai è passato per la mente di alleggerire un po’, di far scaricare qualche cassa ciascuno ai tanti marinai che ben se ne stanno a divorar la cambusa. L’ultimo poi, che la guida ormai da lungo tempo è impegnato solo ai suoi affari e pare disinteressato completamente al fatto che tutti valutino che il battello è destinato ad andare a picco. Chiuso nelle sue cabine con le ragazze reclutate nell’ultimo angiporto, si dà bell’agio e di tanto in tanto manda a dire ai passeggeri di non preoccuparsi. 

Eppure era stato ingaggiato a furor di popolo, dopo aver promesso una navigazione facile e serena, si sarebbero toccate le isole felici e tutti avrebbero potuto prendersi tutto quel che volevano, ragazze, frutti esotici, ricchezze e felicità. Adesso che si è scatenata la tempesta, tutti si guardano intorno smarriti, tutti si chiedono cosa bisogna fare, mentre la nave sbanda appesantita dall’enorme debito nelle sue stive di cui nessuno a voluto impegnarsi ad alleggerirla. Certo, se lo avesse comandato, forse non sarebbe stato più ingaggiato; si sa, i marinai sono dei fannulloni di natura e odiano chi li fa lavorare, i passeggeri poi, peggio ancora, figuriamoci loro hanno pagato il biglietto. Gli ufficiali si lanciano occhiate interrogative, nessuno sa cosa fare, non ci sono ordini, le bordate d’acqua arrivano come furie, spazzano il ponte distruggendo ogni cosa. Dal ponte di comando tutto tace, solo qualche risatina delle ragazze e inviti stizziti a non rompere le scatole, che tanto tutto va bene. Ormai le falle si aprono da tutte le parti, le altre navi amiche si tengono al largo, lontane; hanno capito che questa barca ormai priva di guida è allo sbando totale e non vogliono essere trascinate nel naufragio. Eppure sottocoperta, tra i passeggeri straniti dalla furia degli elementi, non c’è cenno di quel che sta per accadere. Tutti litigano tra loro, per avere più spazio o una porzione più grande di galletta e alici, nessuno che pensi minimamente di alleggerire la nave cedendo una piccola parte del suo spesso inutile bagaglio. I venti urlano sempre più forte, le vele sono ormai tutte perdute e pendono slabbrate tra gli alberi malfermi. Eppure tutti cantano, qualcuno balla e ride. I marinai e gli ufficiali hanno deciso che da domani cominceranno le loro vacanze. Il nocchiero ha distribuito loro il soldo perché si abbiano buon tempo, se mai si arriverà in un porto e dorme ormai ebbro. Le ragazze del bordello sghignazzano. Nessuno guarda davanti alla prua. Lontano, tra le onde altissime sferzate dall’uragano, le nere scogliere taglienti sono armai vicinissime.


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martedì 12 luglio 2011

Too big to save.

L'importanza economica dell'Italia è più o meno doppia di quella di Grecia, Portogallo e Irlanda messe insieme. Il nostro debito pubblico è il terzo tra i più ricchi, ma il nostro PIL è solo il settimo o l'ottavo, in compenso la nostra crescita è nell'ultimo decennio è una delle ultime del mondo. Questo debito (che potete vedere nel suo sviluppo continuo nella casella a fianco) è, caso anomalo nei paesi occidentali, per oltre la metà nelle mani delle famiglie italiane, nota da un lato positiva in quanto dà una minore volatilità speculativa e funge da cassa sociale, mentre il lato negativo (per chi lo detiene) è rappresentato dal fatto che un eventuale default, colpirebbe i singoli, cosa che non renderebbe utile alla comunità internazionale, un salvataggio, al di là delle dimensioni dell'impresa. Quindi non vorrei che qualcuno si illudesse che gli altri paesi ci salvino. Il cucuzzaro è troppo grosso per essere salvato e soprattutto i salvatori presunti non sono nostri creditori (come per gli altri PIGS, che se non li salvi non pagano te). Gli scossoni speculativi conseguenti, benché amplifichino notevolmente la situazione, non sono in generale sostanziali più di tanto, sono solamente indicativi di un trend e possono mutare direzione con la stessa rapidità con cui sono cominciati. Tuttavia le vie di uscita da queste posizioni sono ben note, per essere accadute molte volte nel passato ed in molte aree del mondo. 

Non interessa, per capire cosa potrebbe accadere, individuare di chi sia la responsabilità di tutto ciò e chi vuol sottolineare che chi ha governato negli ultimi otto anni su dieci, ha portato il debito da 1400 a 1900 miliardi, forse solo perché sfortunato, compie solo un esercizio retorico di poca utilità. Di norma si esce da queste paludi in tre modi. Il più consueto, consiste nel default dello stato che per quelli come il nostro privi di risorse naturali, porta al disastro totale, la fame (quella in cui la gente non ha più da mangiare tanto per capirci) per la maggioranza della popolazione, una ipersvalutazione che in pratica annulla il debito ed i beni mobili e che conduce quasi sempre a contrasti sociali così gravi da sfociare in soluzioni totalitarie. Un secondo, un po' più sofisticato ed al contempo più morbido, consiste nel dare via libera ad una forte svalutazione (analoga a quella degli anni settanta) che presuppone comunque una uscita dall'Euro, unica diga che ci protegge dalla svalutazione selvaggia, che di norma è accompagnata da una provvisoria dinamicità economica data dalla migliore competitività monetaria che innalzerebbe velocemente il PIL migliorandone il rapporto col debito. 

Questa soluzione brucerebbe velocemente la massa di risparmio oggi in mano ai cittadini che si troverebbero in mano un valore fortemente decurtato, quasi carta straccia, risolvendo allo stesso tempo il carico percentuale delle pensioni e degli stipendi pubblici che dimezzando o peggio il loro potere di acquisto, inciderebbero assai meno sul bilancio totale. Naturalmente nella speranza che la perdita di consumi interni fosse compensata dalla competitività acquisita nell'export. Tutto questo è di norma un sollievo piuttosto labile i cui effetti vengono rapidamente compensati, salvo la mazzata sui risparmi e sul potere d'acquisto. Rimane un ultima soluzione, che è il rientro graduale ma deciso del debito. Per fare questo sarebbe necessario una serie di manovre di tagli e di tasse, ripeto di tasse, tasse, tasse ed ancora tasse, talmente forti ed esagerate che la gente neanche riesce ad immaginare. Vi ricordo solo che la tremenda manovra di cui si discute in questi giorni e su cui tutti gli italiani si strappano i capelli, taglierà quest'anno 2 miliardi. La gente dovrebbe soltanto cercare di immaginare cosa significherebbe portarne a casa 70 o 100 come almeno servirebbero alla bisogna. 

Certamente tutti grideranno che bisogna tagliarli agli sprechi, ai politici e comunque agli altri, senza rendersi conto, che tagliare metà o più dei compensi dei politici, dei furboni e delle pensioni e stipendi dorati, cosa che comunque andrebbe fatta per ragioni di esempio morale per fare accettare il resto e per essere credibili (Obama chiede sacrifici e per prima cosa si riduce lo stipendio), porterebbe a casa neanche un decimo di quanto serve. I soldoni, quelli necessari, li porti a casa solo tosando qualche centinaio di euro ai 20 milioni di conti bancari o raddoppiando il prezzo della benzina o con una ulteriore tassazione feroce sugli immobili. Nessuno è in grado di fare questo, che rimane comunque la più indolore delle soluzioni, se non un governo composto di persone che non abbiano interesse alla rielezione. Certo la gente attendata nelle nostre istituzione è molto lontana da tutto questo, non vi preoccupate, le lacrime e sangue saranno solo teoriche e se ne discuterà per mesi per salvare questa o quella prebenda. Meglio lasciare andare tutto alla malora. Oppure andare in vacanza, ma mi raccomando sconsiglio il mare, meglio i Monti (ma uno solo, non tre, mi raccomando).


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lunedì 20 giugno 2011

Verde pisello.

Che tristezza il mogio pratone verde pisello sempre più ammosciato. Neanche più fanno effetto le pillole azzurre. Ormai manca anche il coraggio di mostrare a TV e giornalisti trote e altri pesci. Ci si rifugia celticodemocristianamente in un folklore che soffochi i mugugni dei fedeli con le corna, legati alle operazioni operettistiche della prima ora, sognatori di marce su Roma e birrerie di secoli passati. Grandi tuoni ingobbiti dunque dal palco, ma niente tempesta, neanche pioggerellina e non poteva essere altrimenti, ma come sempre alti ministri e responsabili di governo che accusano lo stesso governo di improvvida incapacità, anche se questo sembrerebbe incredibile a raccontarlo a qualcuno. Ma come, tu sei al governo da un ventennio, un po' con gli uni e un po' con gli altri e ti lamenti che il governo non è capace di combinare nulla? Nemmeno nell'Atellana più sganasciona e volgare si farebbero battute simili. Ma qui è la norma, bisogna dare un contentino alla base che rumoreggia con i mantra del passato, quindi lenzuolata di richiestone (a sé stessi?), ma se le leggi tra le righe sempre sfumate e interpretabili a soggetto, con lo stile classico di quei decretoni ruggenti di obblighi a cui però, per apparente dimenticanza, si scorda di scrivere il comma delle sanzioni da comminare in caso di non ottemperanza.

Parole che possono valera per la bionda e per la brunetta, nani e ballerine della compagnia di giro, ma che alla fine l'imperatore accoglie con un sospiro liberatorio, appena capito che sotto c'è il nulla, solo un avviso a Giulio che è stato prescelto il capro da sacrificare, l'unico forse che non mangerà il panettone, ma tanto ormai c'è abituato. Intanto accoglie con un risolino sghembo le richieste opposte che gli arrivano da tutte le parti e rimane lì nella speranza che si annullino l'una con l'altra, ma i numeri sono numeri e non chiacchiere e se da tutte le parti si chiede di diminuire le tasse, e chi non è d'accordo, dalla parte dei numeri e della logica nessuno può fare quello che solo un governo di unità nazionale potrebbe fare senza timore di inimicarsi i votanti, la cura da cavallo che tutti conoscono e che solo se si paga in 60 milioni e tutto quello che serve fino all'ultimo euro, puoi tirare fuori il paese dal baratro. Qui a fianco, c'è un contatore; dategli un'occhiata, è il debito pubblico italiano; non si ferma mai, neppure di notte. E' un debito che abbiamo a carico noi, non qualcun altro; non conta chi l'ha fatto, l'unica cosa certa è che siamo tutti noi che lo dobbiamo pagare.

Certo tutti protesteranno che loro hanno già pagato e caro, ognuno dirà che è quello che ha già pagato di più e per molti è anche vero, ma questo non serve più, non esistono altre soluzioni per tirare fuori 130 miliardi di euro in tre anni, altro che diminuire le entrate. Tutti quelli che hanno fatto aritmetica alle elementari sanno bene che non si cavano queste cifre colpendo solo uno o l'altro dei gruppetti che hanno sempre pagato di striscio o sono stati furbamente fuori dal tiro. Troppi ne servono di soldi; solo con lacrime e sangue per tutti puoi tamponare gli squarci nella chiglia e rimanere a galla. E quindi solo un governo in cui ci siano tutti, indifferenti alle ire dell'elettorato, può aumentare le tasse (altro che diminuirle), reintroducendo quelle improvvidamente tolte, menare fendenti dolorosi e strutturali su sanità, pensioni e spesa pubblica, alleggerendo tuttalpiù per chi crea occupazione, ma reale e stabile, non certo truffaldinamente precaria come è stato concesso per due decenni, per aumentare i problemi futuri e facendo ponti d'oro per chi vuole arrischiarsi ad investire in questo disgraziato paese.

Certo bisognerà accompagnare l'amarissima medicina con qualche provvedimento di manifesto morale, che pur avendo poca valenza in termini di cassa, rappresenti un esempio che tutti piangono davvero, poveri e ricchi e soprattutto politici, come abolire immediatamente province, parlamentari, emolumenti di giada, tanto per placare un poco la piazza, ma intanto non fatevi illusioni, sarà sempre la parte più debole e numerosa che deve pagare il resto (che è la maggior parte) del conto salato che ci ha preparato il craxismo andreottiano della Milano da bere e che l'ultimo Ventennio, che come i precedenti sta volgendo al termine, ha lasciato lì a marcire sperando che si pagasse da solo. L'alternativa è il precipizio, lo sprofondo all'Argentina o alla Weimar, dove con la pensione o lo stipendio non si riesce più a comprare un chilo di pane e dove poi la massa acefala si governa con facilità e allora si comincia davvero a spaccare tutto e come sempre si chiede sangue, ma sangue vero stavolta fino a quando arriva un uomo forte che lo beva. Perché quando i Maroni sono pieni, non serve scorrazzare sui prati sbiaditi o mitragliare i barconi, bisogna ragionare con i numeri.



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giovedì 2 giugno 2011

Previsioni astrologiche.

Essendo trascorsi ormai tre giorni di decantazione, mi sembra che, passata la sbornia iniziale, si debba fare qualche considerazione sui risultati elettorali. Come sempre cercherò di utilizzare un approccio il più possibile asettico, anche forzando il mio pensiero, perché ritengo che solo valutazioni con meno parzialità possibile, siano in grado di avere prese di visione corrette. Veniamo dunque ai fatti. Al di là dell'evidenza, cosa è accaduto davvero nella tornata di domenica? Ha vinto il centrosinistra? Io penso che sia più corretto dire che ha perso il centrodestra e che ha fatto quasi tutto da solo. Una parte degli elettori del PDL infatti, a causa della ormai assoluta impresentabilità del premier per i suoi comportamenti pubblici e privati, in seguito alla verifica che da 18 anni le promesse, continuamente ripetute non hanno avuto nessun seguito, posto che la crisi, continuamente negata, morde e non si fa nulla ed infine anche per una campagna condotta intenzionalmente con toni violenti, slegando i vari Stracquadagno e Santanché, tardivamente nascosti ed ammutoliti, mentre il motore primo di tutto ha continuato a parlare nello stesso tono, perché gli scappa e non resiste, hanno deciso di non votare o dare il classico voto di protesta ai Grullini o addirittura, gli altalenanti che decidono di volta in volta a seconda di un ragionamento pratico, sono passati a sinistra.

Nella Lega è poi accaduto un fatto completamente inaspettato, almeno da me. Invece di ereditare i voti persi da PDL e di andare verso il previsto 14/15%, ha mantenuto solo i voti pervicaci di chi vuole mitragliare gli extracomunitari e rom, uniti ai secessionisti borgheziani della prima ora, mentre i voti operai e di protesta raccolti fino a ieri, uniti ai leghisti di ultima raccolta, stanchi dei comportamenti di un premier che hanno sempre mal sopportato, hanno seguito la stessa via. Tutto questo non significa per nulla voti consolidati e convinti, il voto di Napoli che premia un outsider comunque discutibile, invece del candidato PD lo conferma. Tutto questo sarebbe illusorio se lo si volesse ritenere come un sicuro trend per il futuro. Ricordo che la seconda parte della scorso quinquennio berlusconiano fu costellato da sonore sconfitte elettorali incluse le regionali trionfali per il centrosinistra con un sonoro 12 a 2 e il funereo Fede che cambiava mesto il colore delle bandierine. Eppure alle successive politiche la coalizione di centrosinistra che appariva lanciatissima, nella pratica pareggiò rimanendo sottoposta ad un biennio di quasi ingovernabilità, prodromo della succesiva pesante sconfitta. Quindi credo, ancora tanto, tanto lavoro da fare e cose da non sbagliare, perché come già dimostrato, il sentiment della massa fluttua rapidamente e basta qualche nuova promessa mirabolante dell'ultimo giorno per spostare percentuali di voto rilevanti. A questo punto però la cosa più interessante è cosa succederà nei prossimi due anni, cosa alla fine vitale per il paese.

Gli scenari sono ovviamente molti e con differenti gradi di probabilità. E' impossibile prevedere quale accadrà con sicurezza, ma è facile valutarne le conseguenze per ognuno. Sgombrata subito l'opzione impossibile di una spontanea uscita di scena considerato il personaggio, le possibiltà rimangono: un traccheggio di due anni oppure una rivolta della Lega o dei mercenari acquisiti da poco con due opzioni, elezioni immediate o governo tecnico per cambiare la legge elettorale e poi voto. Le prime due soluzioni sono le più probabili alla pari, la terza, sebbene migliore, un po' più difficile, per la difficoltà di accordare le troppe voci dissonanti, ma tutte e tre tragiche comunque per il paese. Nel primo caso, il più tremendo si assisterebbe ad un biennio con una rincorsa continua alla spesa clientelare dettata dall'unico scopo di ricomprare voti. Il baratro economico, ben lungi dall'essere evitato, si aprirebbe in maniera mortale e forse definitiva a forza di provvedimenti per contentare questa o quella lobby, per spargere danaro improduttivo a tutti i questuanti presunti portatori di voti. Il secondo caso, porterebbe forse ad una vittoria di misura del centrosinistra con l'apertura di un periodo molto difficile da gestire e, tra l'altro già visto, a causa della discordanza di intenti da parte delle molte voci necessarie a raggiungere la vittoria accoppiato ad una maggioranza comunque risicatissima in Senato. 

Il terzo scenario non garantirebbe un risultato diverso dal secondo, ma quantomeno darebbe maggior tempo al centrosinistra di organizzare una offerta più valida che, se non venissero fatti gravi errori, potrebbe dare un risultato un po' più solido. Nella realtà il nostro paese è di fronte ad una situazione davvero difficile. Tasse altissime, casse vuote, economia esangue. Impossibile a chiunque abbassare le prime, fare nuovi debiti per rilarciare il paese, risolvere almeno parzialmente il debito pregresso, palla al collo che impedisce qualunque decollo. La sola soluzione potrebbe essere quella, nei fatti impraticabile, di una große Koalition alla tedesca, che comprendesse la quasi totalità dei partiti per fare tutti quegli interventi assolutamente impopolari che contribuissero a tagliare il debito, unica via per poter, dopo un periodo di lacrime e sangue, ripartire alla pari con gli altri. Questo è il solo tipo di governo in grado di poter prendere queste misure necessarie ed obbligatorie, senza timore di perdere consenso, unica preoccupazione di ogni parte che governi da sola e che ha condotto alla situazione attuale. In Germania, pur considerando che partivano da una posizione migliore della nostra, lo hanno fatto con successo. Per noi è troppo duro, credo che sarà un sogno impossibile.


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