giovedì 13 dicembre 2018

Oman 34 - Bahia


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Rovine di argilla
Prima di tornare a Nizwa rimane un altro luogo interessante, che vale la sosta, percorrendo la collana di oasi che orna questa fascia di pianura al di qua della catena montuosa parallela alla costa. L'abitato di Bahia è anch'esso ormai completamente rinnovato e sorto a fianco della old town di argilla, completamente caduta in rovina, scomparsa o addirittura cannibalizzata dalle nuove case che hanno cercato spazio mangiandosi le vecchie. Da un punto un poco più sollevato, con un'ampia spianata che funge da parcheggio, puoi avere una panoramica a volo d'uccello su quella che è oggi la città nuova, nella quale, un po' qua e un po' là, spunta anche qualche residuato delle antiche case, monconi riattati o parti di muro consunto dalle intemperie che ancora resistono al disinteresse generale, come se fossero comunque un passato minore e desueto, da cancellare, da seppellire del dimenticatoio della storia in una sorta di damnazio memoriae che vuole eliminare quel senso di miseria spiacevole oggi mutatasi in dignitoso benessere. Proprio di fronte, l'esempio più tipico di questo sentire. A Bahia c'erano le vestigia del forte più grande ed importante di tutto il paese, anch'esso in quasi totale rovina e ad un certo punto si decise di iniziare un lavoro di restauro e di conservazione per i posteri di un tale meraviglioso manufatto. Si cominciò quindi una attenta ricostruzione da parte del dipartimento locale dell'arte e della storia, ricostruendo parte dopo parte, bastioni, mura e torri, rifacendo i mattoni in crudo e seguendo l'architettura della tradizione.

La fortezza di Bahia
Ad un certo punto, non è chiaro se per disinteresse colpevole o per la fretta di terminare il lavoro in tempi rapidi, tutto il rifacimento fu portato alla fine in quattro e quattro otto, ricostruendo le parti mancanti in cemento e completando il tutto in maniera molto discutibile e raffazzonata. Questo almeno dicono i critici dell'operazione. Al momento quindi, rimane soltanto questa imponente costruzione che dà un bel colpo d'occhio d'insieme per la sua complessità e per le sue dimensioni, ma la visita dell'interno, rimane piuttosto limitata come interesse. Al di là, la striscia verde scuro dei palmeti occupa la fascia al di sotto delle montagne come una cornice di un magnifico quadro naturalista. Ci fermiamo a mangiare un boccone (si fa per dire, ma è una espressione usuale) da un amico yemenita di Iapo. Il suo montone è assolutamente delizioso, anzi devo dire che è davvero privo di quel sentore selvatico che non mi piace e poi si scioglie in bocca, tanto per usare un altro luogo comune. Il proprietario viene da Taiz, la meravigliosa città tra le montagne del centro di quello sfortunato paese, in cui ero stato oltre quaranta anni fa, tempo in cui lui, forse, non era neppure ancora nato. E' molto stupito del fatto che io conosca quel luogo ed è  palesemente soddisfatto quando gli magnifico le case dalle architetture fantasiose, le finestre dai vetri di alabastro e i giardini dove il qat cresce libero con le sue foglioline verde pallido. pronte per essere masticate. Poi l'occhio si intristisce, manca da molto, chissà come sarà oggi quella terra in cui la guerra ha sempre saputo mutare in fretta il paradiso in un inferno.

Privacy
Non ha notizie recenti e la conversazione non va più oltre; preferisce portare via i grandi piatti col poco che abbiamo lasciato e sparisce in cucina. Nizwa non è molto lontana e riusciamo a raggiungerla nel primo pomeriggio, giusto in tempo per rifugiarci al riparo dalla calura nell'appartamentino dove trascorreremo la notte. Sabrina ci ha lasciato diretta a Muscat. L'aereo l'aspetta domattina e la lacrimuccia scende nella cerimonia degli addii. La botta di aria condizionata, rimette al mondo comunque dalle fatiche della giornata e quindi visto che la nostra base è proprio davanti alla piazza del mercato, ormai deserto, possiamo anche andare a rifarci un ultimo giro. Certo non c'è più la confusione del mattino, con i suoi gruppi di bestie pronte per la vendita, i camion di fieno e mangimi per gli animali, gli attrezzi agricoli in vendita e tutto il bailamme tipico della fiera. tutto è calmo e tranquillo, gli spazi deserti e nudi. Pochissima gente in giro, non è ancora calata la sera e fa ancora caldo. Rimane il divertimento di girare un po' per le viuzze del bazar, senza affanno, tra le botteghe solitarie a dare un'occhiata stanca agli otri di terracotta, alle lucerne ed agli incensi, ai pugnali rituali in argento intarsiato così simili alle jambye yemenite, anche se qui non possiedono il manico in corno di rinoceronte tradizionale, ma probabilmente e per fortuna, credo che anche laggiù questa pratica si sia estinta. Sono comunque bellissimi e infatti costano una tombola, almeno più di 200 dollari per i meno pregiati. E' un regalo rituale che si fa al maschio che raggiunge la maggiore età o all'ospite di particolare riguardo e noi siamo solo turistacci d'accatto.

Non si sa mai
Intanto il sole se ne va dietro le montagne lontane, la luce diminuisce assieme alla temperatura e qualcuno comincia a popolare le strade. Si accendono le insegne dei locali a mostrare che ormai sta arrivando l'ora della cena. Certo sono questi i segnali che scandiscono questi appuntamenti vitali e stasera ci tocca un indiano particolarmente famoso per i suoi piatti di mare. Ha sempre pesce freschissimo, anche se qui siamo piuttosto lontani dalla costa. Superato l'ampio spazio all'aperto coi tavoli, il ristorante ha l'aspetto di un negozio di pescheria con il bancone dove sono ben disposti in bella vista il pescato del giorno e gli ampi vassoi in cui troneggiano crostacei di tutto rispetto in quantità da fiera del pesce. Qui si tratta di scegliere quello che dovremo mettere sotto i denti, che viene debitamente pesato e successivamente portato in cucina per la lavorazione. Iapo decide di abbondare visto che di solito siamo molto parchi (ahahhaah). Quindi oltre le zuppe che sono la specialità del locale, sceglie due pesci di un paio di chili cadauno, da fare alla griglia, tanto per non esagerare. Tuttavia non contento, vista la dimensione e la bellezza, diciamolo pure, nell'agone gastronomia anche l'occhio vuole la sua parte, aggiunge come aperitivo un paio di gamberoni giganti a testa, che di certo non guasteranno l'appetito. Concordato il menù, ci accingiamo a prendere posto ai tavoli, mentre un delizioso sfrigolare di carbonella alle nostre spalla, fornisce la musica di sottofondo, gli aromi vengono di conseguenza.

I famosi gamberoni
Mentre stiamo chiacchierando amabilmente di canapa e sorgo, come dice Li Po in una sua bella lirica, arrivano le famose zuppe di granchio, dense e sapide al punto giusto, una vera squisitezza che non fanno che ribadire la qualità del locale. Noi ci allegrammo e tosto tornò in pianto, direbbe Ulisse nel XXVI canto dell'inferno, per modo di dire naturalmente, ma mentre sorbiamo col risucchio le ultime cucchiaiate del nettare zupposo, ecco arrivare un vassoio enorme con una montagna costituita da almeno una settantina di gamberoni grigliati da cui emana un odore invitante; ma noi non ne avevamo ordinato una decina? Non abbiamo ancora finito il nostro stupore, che un altro cameriere arriva con un secondo vassoio uguale al primo. A questo punto cominciamo a pensare ad un misunderstanding, che diventa di proporzioni esagerate, quando vediamo in arrivo un terzo vassoio uguale e forse ancor più colmo dei suoi precedenti compagni. Fermi tutti, chiamiamo il tizio e cerchiamo di chiarire la cosa. Lui casca delle nubi, come direbbe Checco, secondo lui noi non abbiamo ordinato dieci gamberoni, ma dieci vassoi da venti gamberoni ciascuno per un totale di 200 mostri, capaci di nutrire uno stuolo di turisti affamati. A nulla vale tentare di fargli capire l'assurdità della cosa essendo noi in cinque solamente, lui insiste che ce li dobbiamo mangiare tutti, al più ce li possiamo portare a casa. Il contenzioso prosegue ancora un po', poi lo convinciamo dell'assurdità della cosa e finisce che ci addebiterà un vassoio, che tentiamo comunque di mangiare visto che è stato pagato. Uno sforzo di un certo spessore che ci sottopone ad una prova maiuscola superata solamente grazie all'aiuto di Iapo, che se ne spazzola almeno una ventina. Rimangono da finire quei quattro chili di pesce, ma si sa il pesce è leggero e va giù facilmente e non avremo neanche una notte difficile.

La catena Al Akhdar





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