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martedì 26 agosto 2025

Seta 27 - Medicina tradizionale

Beishan Tulou temple - Xining - Qinghai - Cina - giugno 2025


Monaco

Forse sarebbe bello ultimare il pellegrinaggio salendo almeno su una delle colline che circondano la città templare, se avessimo fatto un voto specifico magari lo faremmo anche, ma da informazioni raccolte gli edifici più belli ed importanti sono qui in basso e lassù, oltre alla scarpinata necessari per raggiungerli, sempre che non ci si voglia arrivare strisciando a terra come i fedeli, bisogna sempre considerare che a 3000 metri si fa una certa fatica a salire il monte e in fondo non ce lo ha mica ordinato il dottore di arrivare fino là per vedere la città dall'alto, giacendo sfiniti tra le bandiere di preghiera che garriscono al vento, in fondo non abbiamo così tanti peccati da farci perdonare ed i chorten che ornano le creste sono piccolini e di certo meno belli di quelli allineati sulla grande piazza di ingresso, che magari contengono reliquie ancora più importante, denti e unghie di qualche monaco celebre o addirittura qualche capello dello stesso Buddha, chi sa. Quindi al massimo conviene fare una kora penitente attorno a questi (in senso orario si capisce) e il dovere è fatto e possiamo uscire tranquilli. 

Negozi di frutta

Dopo quindi, torniamo nella città musulmana, dove anche questa comunità in pratica vive sull'afflusso dei pellegrini tibetani, che il giro di grano che si muove attorno al turismo religioso, è sempre imponente e addirittura aggiusta il PIL di certe località, ma alla fine, quando si mettono le gambe sotto il tavolo per mangiare siamo tutti uguali e ci facciamo degli ottimi spaghettini, con una salsina per nulla piccante che si lasciano mandar giù. Vedi che se ti dico di non metterci il chilli ci si può riuscire! Così ci mettiamo in cammino per tornare in città e individuata la fermata ed il senso di marcia del bus riusciamo anche a salirci, peccato che sia pieno come un uovo e tocca farcela tutta in piedi. Ci sarebbero anche i sedili riservati agli anziani, disabili, donne incinte e così via, ma sono già tutti occupati, appunto da anziani e altri aventi diritto, quindi ci mettiamo l'animo in pace e appesi alla maniglia cerchiamo di arrivare in città. Dopo un po', un paio di signori si prendono pietà e almeno le signore le fanno sedere, poi l'ora passa in fretta e nei pressi del centro riusciamo a sederci anche noi, ma ormai siamo quasi arrivati, ma va che anche questa è fatta. 

Museo della medicina

Però di è fatto piuttosto tardi, sono le 16:30, speriamo di farcela ad arrivare in tempo al Museo della medicina tibetana, aperto da non molto e dicono piuttosto interessante. Arriviamo nel bellissimo giardino che lo circonda e saliamo velocemente, almeno quanto possiamo, appunto da anziani bolsi e claudicanti, la scalinata che conduce all'ingresso del nuovissimo edificio che lo contiene e maledizione, i due addetti all'ingresso, due cerberi plurigallonati e severissimi, ci fanno segno che ormai è chiuso, tornate domani. E no, accidenti, noi domani saremo altrove. Faccio subito partire la supercazzola, dei turisti venuti apposta dall'Italia per vedere proprio questo straordinario e famosissimo museo che sarebbe un disastro perdere, un vulnus che ci segnerà per tutta la vita, ai due armigeri che capiscono solo il cinese stretto e neanche qualche parola di tibetano, sicuro che comunque sarà tempo perso e invece magicamente, i due si fanno un cenno di intesa e ci spalancano la porta che era ormai irrimediabilmente sbarrata e ci fanno entrare ugualmente, complici un po' di sorrisi e mille inchini e  ringraziamenti. Cose mai viste, ma in Cina è così, non sia mai che un comportamento malinteso faccia fare brutta figura all'intero paese! 

Strumenti medici antichi

Il museo in effetti è molto bello ed interessante ed oltre ad  una serie di meravigliose thangka di tre o quattro secoli, esibisce moltissimi dipinti che illustrano tutta la farmacopea tibetana fatta di erbe e polveri animali, vegetali e minerali di ogni tipo, accuratamente catalogati e con le specifiche delle malattie da curare. Addirittura nell'ultimo piano è conservata una striscia di antiche thanke lunga 618 metri realizzate da 400 maestri in 27 anni di lavoro. Ci sono poi gli schemi con i vari punti del corpo su cui esercitare le pressioni, l'agopuntura e le bruciature con le artemisie. Una vasta sezione mostra infine tutti gli strumenti che il medico può usare nella sua professione, che vanno dai vari coltelli e coltellacci, aghi e bisturi di ogni forma e dimensione, poste in scatole antiche di secoli. Naturalmente non mancano i testi della medicina tradizionale, tomi antichi ben conservati, come incunaboli medioevali. Non dobbiamo dimenticare che tutta questa branca della medicina orientale, non è fatta, come siamo soliti pensare, solamente di superstizioni e polveri da stregoni e sciamani, ma lo studio delle erbe e dei loro principi attivi, la cui potenza è utilizzata anche nelle nostre preparazioni, ha fondamenti scientifici ben riconosciuti anche in occidente e tutta la parte riguardante l'agopuntura è oramai accettata anche dalla medicina occidentale, soprattutto per quanto riguarda la parte analgesica. 

Testi di medicina tibetana

Naturalmente ci sono anche le famose statue di metallo che, riempite di acqua servivano agli esami degli aspiranti dottori, che pungevano con gli appositi aghi questi manichini, cercando di centrare i buchi nei punti giusti e se l'acqua non fuoriusciva, segno inequivocabile che il punto non era corretto, via, bocciati senza pietà, a casa a studiare e riprovateci l'anno prossimo. Non manca naturalmente il pistolotto finale (in inglese, perché lo possiate capire tutti) dove si rimarca il fatto che la sapienza tibetana in questo campo è antichissima, ma negli ultimi decenni, grazie agli sforzi del governo cinese si sono fatti passi fondamentali per migliorare drasticamente la salute dei cittadini con medicamenti e tecniche sempre più efficaci e moderne, risultati che si ottengono solamente grazie all'armonia, alla cooperazione ed alla pace sociale. Chi ha orecchie per intendere, intenda. Comunque bisogna dire che tutto il museo espone i suoi oggetti in maniera molto moderna ed efficace e vale assolutamente la pena di spendere un'oretta  per visitarlo, oltretutto gratuitamente. Rimarrebbe ancora da vedere il tempio della collina, il Beishan Tulou, un agglomerato buddista molto antico, nascosto in una grande area verde. Ci arriviamo che sono quasi le 18, dopo aver attraversato un quartiere molto confusionario di artigiani e capannoni, vecchi e nuovi, stile Cina vecchio stile. Il tempio, cosiddetto open air, è come dimensioni è il secondo del paese, però a quest'ora è irrimediabilmente chiuso e riusciamo a penetrare solamente nell'ampio cortile di ingresso, da cui si intravedono le scale che si inerpicano su per il colle che però in più punti sono interrotte. 

Thangke mediche

E' evidente che le nostre velleità di turisti indefessi rimangono frustrate e che si vede subito che vorremmo salire, magari di corsa, lungo le pendici del monte prima che arrivi il buio della notte, ma qualcuno, non è chiaro se addetti o passanti casuali, ci fa presente che sul fianco della collina c'è una frana in corso da più o meno 1900 anni, ce lo facciamo ripetere diverse volte pensando di non aver capito bene, e che quindi non si riesce a raggiungere la cima comunque, per vedere gli stupa più alti, che bisogna quindi accontentarsi degli edifici alla base, che in effetti sono già magnifici con le loro trabeazioni coloratissime che ornano i tre o quattro piani delle costruzioni principali. Lungo i fianchi della collina ci sono centinaia di costruzioni e naturalmente una serie di grotte scavate nella tenera roccia terrosa e presenta anche molti aspetti taoisti e confuciani a testimonianza della miscela culturale religiosa che ha sempre attraversato la Cina. Ci aggiriamo allora un poco tra le colonne rosso fuoco e i grandi portali laccati dai grandi maniglioni da cui pendono fiocchi di fili intrecciati dai colori dell'arcobaleno. Le campanelle provocano un dolce tintinnio, carezzate come sono dalla brezza della sera. Un suono che aveva colpito anche Marco Polo che lo ha specificamente citato. 

Litchi

C'è poco da fare, i templi tibetani sono in assoluto quelli che presentano l'aspetto più smagliante e complicato, sia dal punto di vista architettonico che da quello dell'arte pittorica che li orna, sia all'interno che all'esterno, se si aggiunge tutto l'armamentario degli oggetti sacri, delle lacche, dei gong, delle campane e chi più ne ha più ne metta, con i monaci salmodianti come chiosa finale, sono indubbiamente gli edifici religiosi più accattivanti da visitare in  tutto il mondo e questi di Xining non sono da meno. Torniamo in albergo, lungo la strada troviamo dei venditori di litchi assolutamente spettacolari, rossi come il fuoco e di dimensioni mai viste. Non so resistere, visto che oltretutto il nostro albergo non dà la colazione. Ne acquisto un bel chilo, la venditrice per meglio convincermi me ne dà subito uno da assaggiare; che spettacolo, la grande quantità di polpa gelatinosa che si scioglie subito in bocca, dolcissima e succosa. Il nocciolo scivola via come una saponetta e non ti resta che mordere e deglutire. Piacere infinito e la glicemia vada a farsi fottere, stavolta! Domani torneremo nel Gansu, la sua parte più meridionale per arrivare a Xiahe, una prefettura autonoma tibetana, dove non arriva nemmeno il treno, per cui dovremo prendere un pullman per addentrarci in questa specie di Shangrila perduta tra le montagne dell'altipiano, tra alti passi di quasi 4000 metri. 

Collezione di erbe medicinali


Il Beishan Tulou temple
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Biblioteca medica



25 - A Xuning

lunedì 25 agosto 2025

Seta 26 - Il Kumbum di Ta'er

Sala del tempio - Ta'er - Xining - Cina - giugno 2025
 

Uno dei templi

Oggi il programma prevede la visita alla città templare di Ta'er, che è costituita da una serie di templi buddisti tibetani che sorgono a circa 25 km dalla città. Così sveglia presto e andiamo di volata a prendere l'autobus che porta a Lusha'er, la cittadina vicino al complesso templare. L'autobus è quasi vuoto e passiamo così circa un'ora attraverso le immense periferie di Xining che salgono verso le colline, attraversando anche una zona di capannoni che potremmo identificare come industriale. Poi alla nostra fermata, ci troviamo in un'area prettamente islamica, testimonianza del crogiolo di culture che vive in questa parte del paese. Un taxi ci fa compiere l'ultimo tratto per arrivare al Kumbum, noto anche come il tempio delle 100.000 statue dei leoni ruggenti, la cui zona di ingresso è quasi al centro di una valletta tra tre colline, i cui vari rilievi sono sormontati da chorten, le cui bandiere di preghiera sventolano spinte da una leggera brezza che arriva da nord. Pensate che anchge il nostro amico Marco, che ormai seguiamo passo passo, era rimasto colpito dalla presenza di questa città templare, tanto che così ne riferisce al cap. 74: "...Egli ànno badie e monisteri, e sì vi dico che v'à una piccola città ch'àe uno monistero che v'àe dentro più di 2000 monaci e vestonsi più onestamente che tutta l'altra gente. Egli fanno le magiori feste agli idoli del mondo, co li magiori canti e cogli magioriu luminari...".  Quindi possiamo ragionevolmente concludere che questo sia un punto di grande importanza per i pellegrinaggi del popolo tibetano, che converge qui da ogni parte, quasi in ogni momento dell'anno, in particolare durante le festività. La città era anche una delle porte di accesso al Tibet centrale, arrivando da nord lungo la via della seta.

Tsongkhapa

Molti esploratori europei tentarono l'accesso a quel mondo dimenticato attraverso questa valle, come Alexandra David-Neel che vi soggiornò dal 1918 al 1921, assistendo alla festa annuale della esposizione delle statue di burro, quando il monastero ospitava più di 3800 monaci e poi Huc, Peillot e la fotografa svizzera Ella Mailart con Peter Fleming che esplorarono a lungo questa parte di universo. Insomma uno snodo nel mondo delle esplorazioni che illustra come pochi altri la cultura tibetana. Questa rimane tuttavia un'area considerata remota e ci troverete pochi turisti locali, men che mai occidentali. La maggior parte dei visitatori sono qui per motivi prettamente religiosi, soprattutto per compiere un pellegrinaggio nei luoghi dove nacque il famoso monaco Tsangkhapa, il fondatore della setta dei cappelli gialli Gelup ka, quella che in pratica ha assunto il predominio assoluto sulle altre dopo lotte secolari, anche sanguinose (ricordatevi sempre che in ogni religione c'è sempre una motivazione di potere e di grano, eheheheh che malalingua, per cui eliminare le altre linee di pensiero, tacciandole come eretiche, è fondamentale per ottenere il predominio con qualunque mezzo, di norma sempre cruento). 


Gli 8 chorten

E' la linea che oggi esprime il Dalai Lama, che tra le altre cose, ha studiato proprio in questo monastero e che tuttavia non volendosi assoggettare ai dettami del governo cinese, vive in esilio in India. Nella grande piazza di accesso al complesso templare sono allineati gli otto grandi chorten, gli stupa propri della religione tibetana, alti sei metri e costruiti nel 1700, attorno ai quali si assiepano i fedeli prima di cominciare le visite. Per la verità lungo il muro che circonda la parte centrale del complesso lungo circa 3 chilometri, bisognerebbe compiere, naturalmente in senso orario, la prima Kora del pellegrinaggio, il cammino di circumambulazione che si effettua attorno ad un luogo o anche semplicemente ad un oggetto sacro, per accumulare meriti, purificare il karma negativo e connettersi alla propria spiritualità interiore. In soldoni, significa acquisire meriti attraverso la preghiera, cosa che è uno dei punti chiave del buddismo tibetano, per cui ci si deve ingegnare in qualche modo per dirne il più possibile, anche se non ho idea di quante ce ne vogliano per acquisire lo status minimo della salvezza. Sembra però che il concetto base sia che vale un po' tutto, quindi va bene pronunciarle, come si fa nelle altre religioni, ma anche facendo ruotare allo stesso tempo i cosiddetti mulini preghiera, che ne contengono una scritta sulla superficie che ruotando si dice da sola. 

Mulini di preghiera

Questi possono essere piccoli, per così dire da passeggio, che si fanno roteare mentre si cammina, o una infinita serie a muro, disposti attorno ad un tempio, che si fanno ruotare appunto eseguendo la kora, oppure molto grandi, che contengono all'interno una gran numero di preghiere scritte che voi con una sola rotazione, direte d'un sol colpo. Infine ci sono le bandiere con la preghiera scritta sopra che, se disposta in un luogo ventoso, come un passo o una altura, continuerà ad essere pronunciata dal vento che la porterà direttamente in cielo. Insomma i modi sono molti e non vi paia blasfemia, questa mia semplificazione esplicativa, lungi da me la volontà di mancare di rispetto, ma è perché si possano capire più facilmente le cose che i pellegrini fanno in continuazione in queste località di pellegrinaggio e che possono sembrare strane da interpretare per chi non le conosce. Un altro modo è quello di compiere un percorso, ad esempio per raggiungere il tempio in cima alla collina od effettuare una kora attorno al perimetro di un tempio, misurando il percorso attraverso una serie di inchini in cui ci si butta a terra, rialzandosi ogni volta ed una volta in piedi, riposizionarsi nel punto dove sono arrivate le mani in avanti e ributtarsi a terra, per avanzare così di un paio di metri alla volta. Ci inoltriamo allora all'interno della città passando da un tempio all'altro, tutti affollati di fedeli senza far caso a tutte le manifestazioni di religiosità che ci accadono attorno. 

Le sculture di burro

Gli edifici sono di diverso tipo, ci sono templi di varie dimensioni con le statue dei vari Buddha, ci sono grandi sale di preghiera, dove i monaci si radunano ogni giorno, ci sono biblioteche che ospitano centinaia di libri sacri, costituiti da fogli sovrapposti vergati a mano o stampati pagina per pagina con appositi stampi di legno e contenuti in copertine di preziosi legni istoriati, ci sono  le scuole per gli aspiranti monaci e le abitazioni degli stessi, insomma una città vera e propria che però conserva al suo interno una serie di tesori antichi e preziosi. I tre punti di orgoglio di questo monastero, dette le tre meraviglie dell'arte sono: le celebri sculture di burro dette Torma, per le quali si celebrano importanti festival, i dipinti murali, vere opere d'arte che illustrano le storie della vita di Buddha e dei monaci più celebri e le Thangka, arazzi di seta dipinta con le figure delle divinità del pantheon del buddismo tibetano, che sono incorniciate in una serie di stoffe damascate e coperte da un drappo, per essere rivelate durante le cerimonie. Di queste c'è qui una celebre scuola e alle pareti all'interno dei vari templi, si può ammirare una vera e propria esposizione di queste opere d'arte di fattura magistrale. Le più antiche hanno acquisito una sorta di patina scura dovuta al fumo delle lampade a burro che le rendono ancora più affascinanti. 

Tempio delle tegole d'oro

Noi passiamo da un tempio all'altro introducendoci nei vari ambienti quasi di soppiatto, un po' sentendoci quasi dei disturbatori di questi ambienti religiosi, frequentati quasi solo da devoti in preghiera, ma poi, visti anche gli sguardi di simpatia con i quali monaci (pochi) e fedeli ti lanciano, ci lasciamo andare, fermandoci ad ammirare gli ambienti, le opere d'arte e la gente che ci si aggira. Bisogna dire che ogni ambiente è così affollato di statue, figure murali, oggetti evidentemente sacri, dalle campanelle agli altri che compaiono nelle mani dei monaci e poi addobbi di sete coloratissime e pendagli variopinti che calano dall'alto come cortine di un boccascena così ricco da far girare la testa, che non sai più dove guardare. Il tutto naturalmente è molto fotogenico, non foss'altro che per i colori rutilanti che avvolgono ogni superficie, ma dappertutto ci sono cartelli che severamente impongono di non fotografare. In realtà dopo un poco, comprendiamo che il divieto non è poi così draconiano e naturalmente lo interpretiamo come un avviso di usare almeno una certa discrezione. Entro in una grande sala la cui parte centrale è alta tre piani, in fondo si alza una grande statua dorata del Buddha, in mezzo tra le colonne una serie di panche foderate di velluti rossi dove sono disposti in ordine gli stalli dove i monaci siedono in fila. 

Sala di preghiera

Ad un tratto, al comando del monaco anziano al centro della sala, parte la preghiera, pronunciata con voce profondissima e quasi gutturale, subito seguita da tutti gli altri, che via via sfogliano le pagine dei libri sacri aperti davanti a loro. Nelle file in fondo qualche monaco più giovane pare distrarsi; uno, un po' nascosto, estrae dalle pieghe della tonaca rosso mattone un telefonino, ma poi il birbo lo fa sparire rapidamente, come uno scolaretto discolo. Nell'insieme, aiutata dalla sonorità dell'ambiente, si ha una fortissima sensazione di mistero e di sacralità. Qualcuno calza il classico berretto giallo proprio della congregazione, ma la maggior parte espone la testa rasata. Si può salire al piano superiore un po' per ammirare la parte superiore della statua da vicino, un po' per rimanere ad ascoltare il mormorio della preghiera che sale verso l'alto come un rantolo profondo. Le pareti di legno sono rosso fuoco, i paramenti di stoffa le ricoprono ancora di mille colori, fiocchi di stoffa pendono dalle maniglie, ogni spazio ospita statuette, altarini carichi di offerte, frutta, biglietti di banca di piccolo o piccolissimo taglio e ancora bellissime thangke con figure sacre, ecco qui riconosco la Tara bianca, là quella verde, poi un bel Milarepa con la mano sull'orecchio che ti ascolta e un Mahakhala dalle molte braccia e il viso rosso fuoco che lancia maledizioni verso i reprobi. Su un grande affresco ecco comparire il mondo nella sua complessità e poi l'inferno e il paradiso per i meritevoli o per lo meno la loro versione buddista. 

Preghiere

Volendo puoi passare ore a guardarti intorno, cullato dal salmodiare che viene dalle profondità dell'edificio. Sulla porta del tempio nel grande vestibolo, una schiera di donne si getta ritmicamente a terra su lunghi assi messi obliquamente, strisciando in avanti per allungarsi a terra, completamente prone, facendo scivolare le mani su appositi paramani in legno calzati sui palmi, per non farsi male e contemporaneamente per accelerare il ritmo, in modo da eseguire il maggior numero di inchini possibile. Ci sorridono, mentre i loro bambini, giocano intorno. Arriviamo al grande tempio delle Tegole dorate, in pratica con tutta la cupola esterna ricoperta di oro, uno dei punti preziosi dove più si accalcano i fedeli, compiendo l'intera kora all'esterno. Poi rimaniamo a lungo ad ammirare l'esposizione delle sculture di burro, che si elevano in una grande sala, lungo le pareti. Un profluvio di colori, un caleidoscopio di tinte che si spargono a raggiera tutto intorno, quasi rischiarando l'ambiente di luce. Evidentemente sono quelle più belle e meritevoli di essere viste, provenienti forse dall'ultimo festival e bisogna dire che sono di una complessità eccezionale, quasi da metterti in dubbio circa il materiale con il quale sono costruite. C'è anche una zona dove viene distribuito cibo a chi lo richiede; questa è un'altra consuetudine di quasi tutte le religioni orientali, nelle quali, si cerca quantomeno di soddisfare i bisogni primari del pellegrino. Usciamo piuttosto provati, le tre ore previste sono passate quasi senza che ce ne accorgessimo, ma abbiamo il fiato decisamente corto, ma credo proprio che sia un problema di altitudine e non di emozione religiosa. 

Distribuzione del cibo

SURVIVAL KIT

Biblioteca

Hotel Ni Hao - Building 4, n.26, Jianguo Road, Chengdong district- Xining - Vicino alla stazione, con solite caratteristiche. AC, TV, free wifi, letti king, molto pulito, camere spaziose, personale al solito lento ma gentilissimo. Doppia 220 Y senza colazione. 

Tempio Ta'er - E' uno dei cosiddetti Kumbum o lamaseria di scuola Gelup ka, dei berretti gialli, dove nacque il fondatore della setta Tsongkhapa. Costruito dal 1500 in poi oggi conta migliaia di costruzioni tra templi, abitazioni di monaci, stupa, scuole e altro su un area di più di 240 ettari, che occupa circa tre colline circostanti, rendendolo uno dei più grandi templi di buddismo tibetano esistenti. Qui vivono circa 800 monaci. Quattro volte l'anno si svolgono cerimonie con le maschere Cham. Visita un po' faticosa per gli spazi e le scale da percorrere ad una quota piuttosto elevata, quasi a 3000 metri. Calcolate almeno 3 ore per vedere le cose più importanti. Situato a circa 25 km da Xining, ci si arriva con l'autobus n.9 in un'oretta circa. 



Cappelli gialli

Monaci
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Sala delle thangke




domenica 24 agosto 2025

Seta 25 - A Xining

Tempio Nanshan - Xining - Qinghai - Cina - giugno 2025
 

Xining , periferia
Alleviati da una bella colazione a base di frutta che ci eravamo procurati grazie a Luca, ieri sera, ci avviamo alla stazione dove verso le 10 ci aspetta il nostro treno per Xining. Sono solo 2 ore e mezza e questa volta abbiamo un treno espresso che viaggia anche sui 160 km/h, senza fermate intermedie, per cui anche se la distanza è di circa 350 km, ce la caveremo piuttosto rapidamente. C'è pochissima gente, nonostante ciò, tutti si avvicinano subito per aiutare, vista la nostra difficoltà di anziani pesantemente valigiati e poi avanti con il consueto interrogatorio di dove andiamo, da dove veniamo ecc. a cui siamo ormai abituatissimi, anche se poi, alla fine, fa sempre piacere. Adesso stiamo lasciando, temporaneamente il Gansu, per arrivare nel Qinghai, la provincia più isolata ed arretrata della Cina, geograficamente parte settentrionale del Tibet, che è stata separata amministrativamente da esso solo nel 1928, per questo, non essendo più parte di quel territorio autonomo, non occorrono permessi speciali agli stranieri che vogliono visitarlo. E' lo stato più isolato e depresso del paese, se considerate che è grande quasi due volte e mezzo l'Italia con una popolazione di poco più di 5 milioni di abitanti, metà dei quali vivono nella capitale. Considerando che l'altitudine media è superiore ai 3000 metri, si tratta di un territorio estremo, con grandi pascoli e dedito all'allevamento. 

Moschea Gongbei

In questa zona si sono sempre scontrate le culture Buddiste arrivate qui attorno al IV/V secolo d.C. con quelle Islamiche che, succedute alle prime avevano fondato regni potenti e che hanno dovuto successivamente soccombere alle pressioni dei Tibetani che premevano da sud. Anche adesso la popolazione prevalente appartiene a molte minoranze etniche, con la presenza predominante di Tibetani e Musulmani Hui. Paradossalmente non essendo questa zona sottoposta alle pressioni del governo centrale come accade nella provincia autonoma del Tibet, qui gli usi e gli aspetti culturali tibetani, sono molto più visibili e liberi, diciamo che si fa molta più attenzione all'aspetto musulmano. Oltretutto la zona è turisticamente molto poco conosciuta e quindi ancora di particolare interesse, data la scarsità di pressione turistica interna. Xining, che fino a pochi anni fa era una sonnolenta capitale di provincia, è stata negli ultimi tempi sottoposta ad una pressione di cambiamenti ed ammodernamenti continui, succedutisi con una velocità senza pari, grazie anche al fatto che si sono sviluppate tutto intorno moltissime attività industriali legate alle estrazioni minerarie, incluse credo quelle delle famose terre rare, di cui oggi molto si parla.  

Anziano Hui

La città ha un centro formato da una selva di grattacieli nuovissimi e le periferie sono altrettante proliferazioni di centinaia di palazzi di 25 piani, appena finiti, tutti uguali ed in molti casi ancora da abitare. L'abitato stesso è tagliato in tutte le direzioni da sopraelevate a sei corsie che ricoprono letteralmente la città stessa, senza dimenticare che qui parte la famosa ferrovia inaugurata nel 2006 che raggiunge Lhasa, una imponente opera ingegneristica che ha dovuto superare grandi difficoltà logistiche, a lungo osteggiata dai tibetani stessi che ci hanno visto solamente lo scopo di poter portare nel paese un gran numero di Cinesi Han, con lo scopo ultimo di poter diluire la dominante presenza tibetana, almeno questo pensava la guida che avevo quando ho visitato quella parte di paese. Così nel Qinghai e a Xining in particolare, si è formata nel tempo una incredibile mescolanza di Tibetani, Hui, Han, Uiguri e molte altre minoranze etniche che hanno contribuito a formare una straordinaria combinazione culturale davvero interessante ed ancora oggi molto preservata. D'altra parte la città era una delle stazioni della via della seta nel famoso corridoio di Hexi, tra i due grandi deserti e lo stesso Marco Polo la cita col suo antico nome di Singiu o Singui, al capitolo 71 del Milione:

"...E uscendo dalla città di Erginul (l'attuale Wuwei) e andando verso Catai, truovasi una città c’ha nome Singiu (appunto la nostra Xining), e àvvi ville e castella assai. Le genti sono idoli, e àvvi buoi salvatichi che sono grandi come leonfanti, e sono molti begli a vedere, ch’egli sono tutti pilosi, salvo che lo dosso, e sono bianchi e neri, e’l pelo è lungo tre palmi, e sono si begli ch’è una meraviglia a vedere...... E la gente sono idole e grasse e ànno piccolo naso, li capelli neri; non ànno barba se non al mento. Le donne non ànno pelo adosso in niuno luogo, salvo che nel capo; elle ànno molto bella carne e bianca  e sono bene fatte di lor fattezze e molto si dilettano con uomini." 

La moschea Gongbei

Come vedete, al di là di questi ultimi particolari sulle donne che sempre colpiscono molto il giovane Marco, non è chiaro se per esperienza o per sentito dire, qui descrive con molta precisione la presenza degli yak, un bovide tipico di questi altipiani, che rende possibile con la sua resistenza l'allevamento a queste quote e di cui vediamo grandi quantità negli sterminati pascoli che si stendono ai fianchi della ferrovia. Così come sottolinea le fattezze di queste popolazioni, in generale piuttosto glabre e delle quali spesso io stesso noto le barbette che appena spuntano sul mento. Insomma una zona davvero interessante e poco conosciuta, che tuttavia ci stupisce proprio per il suo aspetto modernissimo e in via di vivace sviluppo ed in particolare per la cura con cui sono mantenuti i giardini, le aiuole spartitraffico, la pulizia che in generale noti per le strade. E' pur vero che il nuovo appare sempre come più pulito e ordinato, ma qui par d'essere a Singapore o in Svizzera, se capite quanto intendo dire e meno male che siamo nella provincia periferica e meno sviluppata del paese. La voglia di vedere di più è forte così alle tre siamo già sulla collinetta che ospita il grande parco cittadino al centro della città. Saliamo fino in cima dove tra il verde degli alberi fitti sono nascoste molte antiche costruzioni, la più importante è l'antica moschea Gongbei dalle fattezze molto diverse da quelle a cui siamo normalmente abituati, la cupola centrale infatti, appare come una costruzione templare tipicamente cinese, con i tetti in maiolica ricoperti di figure e gli angoli dei tetti colorati rivoli all'in su. 

Xining centro

L'edificio ed il giardino circostante sembrano in fase di ristrutturazione, infatti gli ingressi sembrano tutti chiusi ed  il tentativo che faccio di penetrare all'interno, visto che ci sono diverse persone che non sembrano affatto lavoratori, dai tratti tipicamente Hui, proprio con le barbette descritte da Marco, e le caciottine bianche in testa tipicamente islamiche, non hanno successo, anzi vengo respinto piuttosto nervosamente, con una certa rudezza mi azzardo a dire, piuttosto anomala, mi sembra. Sembra infatti che questa minoranza non sia molto amichevole con chi disturba il loro isolamento, bisognerà prenderla più alla larga insomma; infatti nascondo macchine fotografiche e telefonino e sfoderando il mio migliore sorriso, tento altri approcci penetrativi, ma non c'è niente da fare, confini invalicabili, a meno che il tutto non sia effettivamente chiuso. Comunque giriamo un po' intorno alla costruzione che è davvero bella e curiosa, poi ci fermiamo sulla balaustra belvedere affacciata sul centro città che mostra tutto lo splendore della modernità incalzante delle superstrade che la attraversano, facendosi largo tra i grattacieli. Poi percorriamo ancora le strade del parco tra edicole e tempietti minori e infine scendiamo alla base della collina dove il parco prosegue e sul fianco più scosceso si erge un altro dei famosi templi cittadini, quello buddista di Nanshan, il Tempio a Sud della montagna. 

Tempio Nanshan

La costruzione è molto grande ed è tutto un susseguirsi di scale che salgono il monte attraverso costruzioni successive, abitazioni di monaci, salette templari, luoghi di preghiera che espongono tutto l'armamentario di questa barocca versione del Buddismo, ricchissima di immagini sacre, di statue, di simbologia tibetana coloratissima. Un pochino stonano a dir la verità, alcuni simboli della ingombrante presenza Han, come degli enormi Cani di Po messi a guardia delle scalinate, che poco c'entrano con la iconografia tibetana, ma non è ben chiaro, e qui non vorrei malignare a sproposito, se la loro presenza è frutto di un volere impositivo per rimarcare comunque chi comanda o se invece sia una naturale mescolanza culturale che risale a periodi non sospetti, epoca Qing tanto per capirci. Pochi monaci che circolano per la verità e qualche fedele che prega, che fa offerte, che brucia incensi e accende ceri. Sulle scale si alterna una fauna di lettori della mano, di interpreti dell'I Ching, il famoso libro delle divinazioni taoiste e tutto quanto è logico trovare in questi luoghi di devozione, ma tutti senza troppi clienti mi sembra, anzi gli interpreti del divino, cercano di accalappiarmi senza successo mentre scendo. 

Cani di Po

Quello che non si può negare è comunque l'estrema attrattività esotica di queste costruzioni, con le loro forme accattivanti e barocche al tempo stesso, il loro horror vacui che non lascia a disposizione neppure un centimetro quadro, senza che non vi sia un simbolo, un segno, una immagine che parli della religiosità buddista. Così proprio in questa città, che offre continuamente il faccia a faccia tra le due religioni, non puoi che rimarcare la differenza tra la profusione del disegno, delle figure umane, di animali e di fantasia dell'uno, in contraltare con l'altrettanta ricchezza decorativa dell'altra ma rivolta invece che alla figura vivente, allo sviluppo inverosimile delle forme astratte, del viluppo delle tracce geometriche, della bellezza perfetta della calligrafia portata a forma di arte decorativa. Insomma una bella battaglia di espressioni artistiche, il contrasto di idee che sempre ci piacerebbe vedere, invece di quello ben più frequente delle armi. Scendiamo dalle scalinate del tempio tra profumi di incenso e aromi di frutta, proprio per misurarci con l'altra faccia della religiosità di cui vi ho appena detto ed eccoci alla nuovissima, è stata ultimata da poco, grande Moschea Nanguan, un vero trionfo di marmi e colonne, che a mio parere vuole un poco scimmiottare le grandi costruzioni religiose sorte negli ultimi anni negli emirati e negli altri paesi che il petrolio ha reso potenti e con capacità di spesa esagerate. 

Moschea Nanguan

La grande sala di preghiera non è aperta ai non credenti, ma dai portali si ha una visione che è sufficiente ad apprezzarne dimensioni e grandiosità. Intorno i visi di quegli Hui di cui abbiamo parlato, bianche tuniche fino ai piedi, cappellini bianchi e tondi a coprire il capo, barbette esili ma molto riconoscibili ad onorare i menti aguzzi. Gli occhi appena orientaleggianti hanno un taglio ben diverso da quello cinese e nei visi decisamente meno tondi leggi bene quell'impronta centroasiatica che ti ricorda bene che queste terre sono Cina solo da poco tempo. Un mondo di altipiani, lontanissimo dal mare, di genti dure abituate ad un mondo di alte quote, condito di temperature estreme e di vita difficile. Fotografo con molta discrezione e sempre chiedendo il permesso e ottengo in cambio solo sorrisi e cenni di approvazione. La costruzione è circondata da piante di bonsai e panchine piene di anziani che chiacchierano passando il pomeriggio. Evidentemente il luogo è religioso ma anche potente centro di aggregazione, forse dati i precedenti, non sempre graditissimo alle autorità. Nelle vie adiacenti un bel mercato dalle intonazioni decisamente turchesche con grande offerta di cibi tipicamente islamici, soprattutto a base di montoni che fanno bella mostra di sé, interi e a pezzi in ogni loro parte, dalle teste agli stinchi, cucinati in ogni modo possibile e offerti su montagne di riso che emergono da grandi pentoloni ramati. 

Anziani Hui fuori della moschea

Noi proseguiamo ancora, in questo grandissimo quartiere islamico, città nella città, fino ad arrivare all'altra grande moschea, la Dongguan, forse la più grande dell'intera Cina, della quale sono ben visibili gli enormi spazi dei giardini interni che pare si riempiano a dismisura nei periodi della grande preghiera, si parla di 50.000 fedeli e durante il ramadan addirittura di 300.000, tanto che devono essere chiuse dalla polizia, tutte le strade adiacenti all'edificio. Anche qui la sala della preghiera non è visitabile e devo confessarvi che l'insieme degli edifici è così complesso che mi ha creato un po' di confusione a causa delle molteplicità di stili (tibetani, han, islamici) che si intrecciano e si confondono. Così nel cortile si possono apprezzare le clock towers e diversi altri edifici complessi che risalgono agli anni dell'ultima costruzione, il 1913, mentre non sono riuscito ad individuare la grande facciata, per lo meno quella riportata nelle foto ufficiali, mentre l'ho scambiata con quella di un colossale albergo appena costruito su un altro lato. Quello che è certo che qui si cerca di mettere sempre più in sottordine l'aspetto religioso, rispetto a quello architettonico e artistico, scanso equivoci, non si sa mai, mentre si preferisce continuare a spingere l'acceleratore sulla chiave della conquistata armonia tra le diverse etnie del paese che convivono ormai pacificamente sotto la benevola ala del governo Han. 

Interno moschea Dongguan

Secondo alcuni siti che si trovano spulciando la rete, dopo la nomina da parte governativa del nuovo imam nel 2018, la predicazione avrebbe preso una nuova direzione, diciamo piuttosto lontana dallo spirito coranico e più vicina ai dettami politici correnti e per questo motivo molti fedeli si sono allontanati dalla preghiera. Bisognerebbe fare un salto da queste parti il venerdì per verificare la veridicità di tutto ciò e se i numeri citati nei dépliant siano ancora reali, inoltre pare anche che negli ultimi anni siano in corso decise ristrutturazioni dell'area del monumento che per la verità è citato nell'elenco dei beni culturali cinesi solamente con la lasse tre stelle (su una scala di cinque). Ho cercato di indagare cercando di orientarmi all'interno della cerchia di costruzioni ma, per colpa mia naturalmente, non sono riuscito a rintracciare quella che doveva essere la facciata riportata nelle foto di internet e dove credevo fosse invece, ho visto l'ingresso monumentale e nuovissimo di un grande albergo, ma probabilmente sono io che ho sbagliato strada, chiedo lumi eventualmente a chi c'è stato recentemente. Io sono maligno, eh, ma a pensar male spesso ci si azzecca, come diceva quel tale. Comunque adesso andiamo a mangiarci una scodellata di noodles con la raccomandazione che non siano troppo piccanti, al resto ci penseremo domani.

La facciata dell'hotel a Donggian mosque

SURVIVAL KIT

indovino

Zhangyexi (ovest) - Xining - Treno Z362 - 9:53 - 12:24 - 43,50 Y

Xining - Capitale del Qinghai con oltre 2 milioni di abitanti, a 2275 metri. Fondata oltre 2000 anni fa e isolata per secoli, nel corridoio di Hexi, sulla via della sta, al momento è uno dei più importanti centri industriali e minerari cinesi. Punto di partenza per esplorare la regione, la più isolata della Cina. Da vedere diversi templi buddisti (Nanchangsi, Beichangsi, Fazhuangsi) e moschee (Dongguan, Xi Guan, Nanguan) in città e il museo della medicina tibetana, molto moderno ed interessante. Gratuito. Chiude alle 16:30, quindi andarci per tempo. C'è poi anche un Museo provinciale del Qinghai. Fuori città invece a circa 30 km, ci si arriva con il bus n.9 in 40 min, il monastero Taersi o Kumbun, il più grande dopo Lhasa, fondato nel 1500 dal capostipite dei berretti gialli, il famoso monaco TsongKhaPa. Qui ha studiato il Dalai lama. Molte le sale importanti da visitare, la più nota quella delle sculture di burro, vere opere d'arte. Calcolate almeno 3 orette, faticose, siamo tra i  2500 e i 3000 metri. Teoricamente non si può fotografare all'interno, ma con un po' di attenzione... A meno di 100 km ad ovest si trova il lago Qinghai, il più grande lago salato della Cina, a oltre 3000 metri, grande attrazione turistica in via di forte sviluppo.

Sculture di burro

Bonsai
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Tempio tibetano





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