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mercoledì 19 dicembre 2018

Oman 37 - Ma cosa si mangia in Oman?

Un po' di aragosta!


Pesce alla griglia
Dunque che si mangia da queste parti, o meglio cosa avrete occasione di mangiare se farete un giro in Oman? Dipende ovviamente da quale modo sceglierete per percorrere il paese. Considerate innanzitutto che la dieta base tradizionale omanita era molto semplice. In primo luogo il dattero di cui vengono coltivate oltre trenta varietà diverse e che erano la base del nutrimento, potendo fornire zuccheri a volontà, ma anche un buon apporto proteico e vitaminico, poi nei pressi della costa c'è sempre pesce a volontà e di qualità eccellente, dal tonno al barracuda, a tutti i pesci dalle qualità più pregiate. Potrà capitarvi di pescarlo voi stessi e mangiarvelo alla sera in una griglia improvvisata. In ogni caso gli omaniti usano solo pesce freschissimo e pescato in giornata. Infine il montone, che però rappresenta già un cibo più prezioso. Quindi partendo dal fatto che quasi dovunque troverete magnifiche grigliate di pesce, comprenderete bene che di fame non si muore. Se alloggerete in qualche elegante resort, vi verrà comunque propinata in prevalenza una cucina internazionale mediata dalle influenze asiatiche, ma se percorrerete il paese in modo fai da te, vi accorgerete che i ristoranti che offrono cucina espressamente omanita sono quasi inesistenti. In effetti, la maggior parte degli esercizi è gestita da immigrati di vari paesi che offrono soprattutto le loro cucine nazionali. 

Tranci di ricciola
Nei grandi centri ovviamente adesso trionfano i fast food in salsa orientale, ma di norma incontrerete moltissimi ristoranti turchi, che oltre al tradizionale kebab di pollo o di montone, offrono la tipica e ricca, oltre che varia, cucina turca, dai molti antipasti (mezé) tra i quali primeggia il noto hummus, in generale ottimo, le tahine a base di sesamo, salate e dolci e salse allo yogurt e cetrioli, accompagnate da focacce e poi carni o pesce ben cucinati. Ci sono poi ottimi ristoranti yemeniti, ma soprattutto la maggioranza è costituita dai ristoranti indiani e pakistani, anche questi ricchi della grande varietà di piatti di queste importanti cucine. Molto spesso nei ristoranti dall'apperenza tradizionale, mangerete seduti a terra sui cuscini e verranno portati grandi piatti comuni da cui pescare, direttamente con le mani o con le forchette  che a richiesta vengono sempre fornite. C'è sempre un gran piatto di riso, in genere biryani, allo zafferano e spezie, su cui viene adagiato il pollo, il montone o il pesce, poi carni o pesce sempre alla griglia. Comuni il Tikka e il Tikka Masala (tandoori), che riconoscerete facilmente dal colore vermiglio della carne. Sovente vengono servite insalate che potrete sempre mangiare in tranquillità, senza timori igienici derivanti dal nostro radicato rifiuto per il crudo nei luoghi esotici. 

Pranzo tipico
Ricordate tuttavia che si tratta sempre, sia per la frutta che per la verdura, di roba importata  dall'estero, in quanto in Oman, dato il clima, coltivare questi prodotti diventa difficile e anche molto più costoso. Frequente è la carne cotta allo spiedo (shawerma) e quindi presentata su focacce calde o con pani indiani, chapatti, paratha, nan, ecc. Di provenienza sempre indiana sono anche gli innumerevoli fritti che troverete nei chioschi e come cibi di strada, i classici involtini di verdure speziate, generalmente spinaci (samosa), le frittelle (pakora) o i ben noti falafel di farina di fave. Sempre dallo stessa provenienza arrivano i piatti masala (al curry). Un piatto molto tradizionale, ma non sarà facile trovarlo, è poi l'agnello cotto per due giorni al fuoco in una buca sotto terra (shuva). In ogni caso gli omaniti sono grandi amanti dei barbecue da fare davanti alle tende o sulla spiaggia, quando il clima lo consente naturalmente. I tranci di ricciola alla griglia o quelli di tonno pinna gialla che vengono serviti in questi casi, non li dimenticherete facilmente. Comunque raccomandatevi sempre di non cuocere troppo il pesce alla griglia, spesso c'è la tendenza a lasciarlo troppo fino a farlo diventare stopposo. Ottimo anche il tonno al vapore che trovate in vendita nei mercati.  Come ovvio molte sono le possibilità di mangiare crostacei di ogni tipo, granchi (ottime zuppe), gamberoni e aragoste (a prezzi molto accessibili). 

Datteri freschi
Comunque per la fine pasto ci sono sempre i datteri, la grande specialità omanita per eccellenza, dolcissimi e sempre offerti in tutte le occasioni sociali, sia che andiate a trovare qualcuno o che visitiate qualche museo tradizionale. Da provare anche quelli freschi. In generale vi suggerisco di acquistarli anche come souvenir quando transitate dal bazar di Nizwa, nel negozio specializzato che ve li fornisce anche sottovuoto, dopo averli assaggiati in lungo ed in largo prima di decidere quale tipo scegliere (non facciamoci riconoscere). Dai datteri si ricava anche uno sciroppo che potrete utilizzare per i formaggi stagionati, è un ottimo abbinamento da provare. L'altro dolce classico è l'halwa, una specie di pasta fatta di uova, amido, zucchero, burro chiarificato, noci, spezie ed acqua di rose, cotta in un gran calderone di rame come il nostro croccante, che viene offerto in tutte le feste, che troverete sicuramente un po' troppo dolce e simile ad analoghi dolci turchi. Un'altra grande specialità che troverete dovunque nei bar e negli appositi locali sono le spremute di frutta (anche qui tutta importata) assolutamente fantastiche, da quelli di mango, papaya, avocado e litchi a quelli meno esotici ma non per questo meno buoni, al melograno, banana, meloni, angurie, mele e ogni altri genere di frutta conosciuta. Si possono avere anche misti. Particolarmente interessante è quello menta e lime, che vi consiglio assolutamente. 

Tonno fresco
Anche qui assoluta tranquillità sanitaria, in generale qui la gente beve acqua del rubinetto fornita dalla municipalità, comunque dappertutto si trova acqua imbottigliata o le solite bibite gassate. Inutile fare il discorso alcoolici, anche per la semplice birra, per non parlar del vino. Non li troverete in vendita in nessun negozio o bar durante il vostro normale percorso, se non nei resort e alberghi di lusso per stranieri, ma io direi che per un paio di settimane se ne può fare tranquillamente a meno, senza sentirne la mancanza. Sempre a disposizione invece il caffè tradizionale bollito, piuttosto forte e il thé servito in vari modi, speziato al cardammomo, zenzero e roba varia o all'indiana con il latte condensato e altre spezie (karak tea). Poi ognuno ha la sua ricetta specifica. Chi vuole può provare il narghilè che si trova comunemente nei bar. Col tabacco viene generalmente messo un gusto particolare, alla rosa o alla ciliegia. Va molto il double apple, richiedendolo mostrerete di essere un buon conoscitore del posto. Per le colazioni si usa anche molto il piatto di uova, strapazzate o omelette all'inglese, specificate sempre che non ci volete il peperoncino. Se vi capiterà di soggiornare a Casa Oman, come ho fatto io, tenete conto che lì usufruirete di una ottima cucina romagnola, fissa, che contribuirà a rimandarvi a casa sempre con qualche chilo in più.


Il kebab


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domenica 16 dicembre 2018

Oman 36 - Ritorno a Muscat


Per le vie di Ras al Hadd

Anniversario (foto Procchio)
E' l'ultima cena a Casa Oman e la sorpresa arriva alla fine, con tutte le ragazze dello staff che ci portano la torta per il nostro 46esimo anniversario! Accidenti da quanti anni mi sopporta la mia dolcissima GS (Gentile Signora) e da un po' di tempo, questi anniversari, che si susseguono purtroppo con una rapidità impressionante, riusciamo a trascorrerli da qualche parte in giro per il mondo, cosa niente affatto spiacevole, essendo la cosa che più ci fa piacere. Riuscissimo a godercene ancora parecchi non sarebbe poi così male. Forse la grande soddisfazione di assaporare questi scampoli di mondo, qua e là, in situazioni sempre diverse e piacevoli, deriva proprio dal fatto di potermeli trascorrere accanto a questa persona così straordinaria che ha deciso tanti anni fa di scegliermi e farmi vincere, senza meriti, la mia personale lotteria di Capodanno. E non è che capita a tutti. Nel frattempo, rimaniamo a lungo a farci coccolare dagli amici, qui ormai è un po' una famiglia, diciamocelo pure, poi, adesso siamo solo quattro gatti. Prima di cena ci siamo fatti un giro tra le case del paese, percorrendo le stradine larghe e ricoperte di terra sabbiosa che lambisce le soglie delle case, dalle belle porte di legno ricoperte di borchie metalliche, fino alla piccola moschea, che esibisce però uno slanciato minareto, quello dal quale ogni sera sentiamo una voce chiara e potente che canta verso il cielo la sua preghiera. E' proprio dietro casa, ma ci fai presto l'abitudine, un poco come nella nostra casa di Fenestrelle, proprio sotto il campanile, che ogni ora batte implacabilmente le ore con la campana grossa e chi ci viene a trovare stupisce di come si possa resistere.

Case di Ras al Hadd
In realtà diventa una consuetudine che non avverti neppure più, l'uomo è duttile e si adatta a tutto, basta avere pazienza per un po' di tempo. Anche quella volta, nella casa dietro il tempio a Luang Prabang, gli altoparlanti cantarono la loro preghiera ininterrottamente per tre giorni e tre notti e sembrava impossibile resistere, ma la terza notte dormii come un ciocco e mi pareva addirittura avessero smesso, invece il monaco implacabile, proseguì fino al mezzogiorno successivo, come un acufene dimenticato. Dei ragazzini giocano sollevando polvere e terra, poi, dopo averci visto si fermano di colpo per osservarci a lungo, la bambina poi, raccoglie il lembo della veste e scappa via di corsa, rientrando in un portone vicino, dove si ferma a fare capolino, per non perdersi niente. Qualche donna sgaiattola via dietro l'angolo, è ancora presto, fino a sera la gente non esce in strada, fa caldo anche se a Ras al HAdd, il clima è meno severo che altrove, ma evidentemente si preferisce rimanere nel nuovo e moderno piacere delle arie condizionate. Passa un motorino che rasenta i muri che circondano tutte le case del paese. Questa è la tipologia prevalente delle costruzioni: villette a uno massimo due piani, con una piccola torretta rialzata con un terrazzo ed un cortile circondato da un alto muro che mantenga una accurata privacy, anche se poi sono un po' tutti parenti da queste parti, a causa della inveterata abitudine tradizionale di sposarsi tra congiunti anche stretti, cosa che, tra l'altro, provoca un sacco di problemi genetici.

Porte di ras al Hadd
Rientrando svuotiamo per l'ennesima volta, la trappola per tartarughini, davanti al cancello, già quasi piena. Anche questi si salveranno e stanotte verranno varati nel mare vicino. Dopo cena si rimane ancora a lungo sul divano del cortile a chiacchierare. Rachid ed il fratello, che è venuto a farsi un tiro di narghilè, discutono facendo previsioni. Si dice che anche quest'anno l'amato Sultano, che Allah lo protegga sempre, in occasione della prossima ricorrenza della sua 48esima salita al trono, farà un dono a tutti i sudditi, così ogni omanita a metà novembre si troverà sul conto un piacevole e graditissimo bonifico, anche se non si sa ancora bene quanto sarà corposo. Insomma un po' come la nostra IMU, però al contrario, si riceve invece di pagarla. Da queste parti funziona in questo modo insomma, bisogna farsene una ragione. Il nuovo giorno arriva sgradito perché sempre di più è vicino il momento di andarsene via, lasciare il castello e tornarsene a casa. C'è poco da fare quindici giorni sono troppo pochi per staccare davvero la spina. Intanto prendiamo l'ultimo giorno di completo riposo, dopo aver trottato parecchio in quelli scorsi, basta chilometri lungo strade assolate e rettilinee attraverso deserti o piste contorte tra le montagne, oggi si poltrisce per tutto il giorno trascinandosi al più sull'altra parte del capo allo spiaggione infinito di Ras al Jinz, cercando di scavalcare i solchi che hanno scavatole tartarughe nella notte, senza cascarci dentro, per risalire la riva e venire a compiere la deposizione delle uova, operazione complessa che il loro istinto incancellabile le obbliga a compiere.

Ras al Jinz (foto Procchio)
Oggi il mare da questa parte è un poco più mosso ed è più difficile entrare nell'oceano, che a tutta prima sembra respingerti, come fosse offeso dalla tua decisione di partire, di lasciarlo per sempre, quasi non fosse stato capace di convincerti con la sua solitaria bellezza a rimanere di più, lui che voleva solamente esserti amico e sodale. Al largo non vedi più neppure una piccola barca di pescatori che navighi lenta. I grandi dhow di legno invece, navigano più al largo. La sabbia farinosa ed umida scrocchia sotto i piedi, il rumore dell'onda che si adagia sulla battigia è lieve, ma si ripete come un implacabile metronomo che segna il tempo che trascorre. Lasceresti volentieri che il morso del sole scavasse la tua pelle, non hai proprio voglia di andare, ma quando vedi la Toyota bianca al margine della sabbia, ubbidiente, raccogli le tue cose e risali lentamente, il più lentamente possibile, per tenere ancora un poco quel senso di morbida carezza sotto i piedi. Poi le valige salgono sul cassone ed è ora di andare, tra abbracci e promesse, cercando di trattenere il più a lungo possibile scampoli di cielo, sentori e profumi, tessere di colori vivi che si alternano a sfumature d'ocra quasi impercettibili, ma diverse. Ripercorriamo un ultima volta la strada lungo costa verso nord, per raggiungere la capitale, dove arriviamo che è ormai sera, quando è già buio, per consentirci di godere delle mille luci che appaiono all'improvviso quando scollini dalle montagne retrostanti, nelle ampie curve dall'autostrada che si lascia andare verso l'ultima costa.

Gli yacht del Sultano Al Qabboos (foto Procchio)
In posizione un poco più rilevata rispetto alla città non puoi fare a meno di notare i colori e le tre eleganti cupole illuminate dell'altra grande moschea della capitale, la Mohammed al Ameen, che sembra lanciare barbagli d'oro nella notte serena, forse ancora più bella della sua più maestosa collega di rappresentanza. Le luci della città che si stende sotto la balconata delle montagne, uccidono il cielo stellato, ma la falce di luna è già salita oltre l'orizzonte, con quella sua gobba in basso che ti lascia capire di essere ormai dalle parti del tropico. Un'ultima sosta al suk per dare soddisfazione a chi ha dimenticato di fare l'ultimo acquisto all'andata. Al porto vecchio ci sono entrambi i megayacht del Sultano, sarà anche lui in città. Rimane la residua cena dalle note turche che ci regala l'ultimo scampolo della città di notte, poi una corsa a riposare le ore della notte nella nuovissima villa vicino all'aeroporto per non arrivare tardi domattina quando arriverà l'ora. La carissima Miki ci assiste fino all'ultimo come bimbi di ritorno dalla scuola materna. Ancora un abbraccio, poi Muscat, il mare turchino che le sta davanti, la montagna scura e le sabbie che la coronano da dietro, le vedi solamente più dall'alto. Lasciamo un paese piacevole da vedere e da vivere, almeno alla prima sensazione epidermica, un paese che mi hanno insegnato ad amare e che sa farsi ricordare, se sai vederlo con occhio amico o per lo meno se hai avuto la compagnia di chi ti ha insegnato ad amarlo. Grazie Iapo e Silvia, Michela, Roberta e Paola, Elisa e Yussuf e Rashid, Grezzolo e tutti gli altri. Chissà.


La moschea (foto Procchio)

Uovo di tartaruga schiuso (foto Procchio)
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Vecchio nido di tartaruga schiuso (foto Procchio)
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giovedì 8 novembre 2018

Oman 11 - Ras al Jinz e le tartarughe


Una grande tartaruga verde in fase di deposizione

La raccolta di Michela e Michele
Tra datteri e chiacchiera è venuta sera. Non appena il buio è completo, è quasi il momento di andare. Carichiamo i bacinelloni pieni di tartarughine sul pickup, ce ne sono a centinaia! Le ultime che raccogliamo, dopo aver allontanato un cagnolino che cercava di papparsele, stanno ancora sgambettando disperate attorno al portone. Poi via verso lo spiaggione di Ras al Jinz, chilometri di mare dove almeno 20.000 tartarughe, verdi ed embricate, vengono ogni anno a deporre, almeno questo è il numero calcolato, più o meno. Il periodo migliore è da settembre a dicembre, ma in realtà anche negli altri mesi se ne vedono parecchie. Da anni, per fortuna la riserva è protetta, c'è un centro a cui rivolgersi per le visite ed alla spiaggia si accede solo se accompagnati. Noi abbiamo il nostro ranger personale, in realtà si tratta di Said, il fratello di Rachid, che ha questo incarico ufficiale. La spiaggia è davvero senza fine, come faremo a trovare qualche tartaruga e soprattutto non disturbarla, anche se siamo solo noi, quattro gatti? Intanto è buio pesto, come direbbe l'Alighieri:- Lo lume era di sotto della luna, poi che entrati eravam nell'alto passo. -  Insomma non si vede un piffero ed il terreno è estremamente accidentato a causa delle alte sponde provocate dalle scie delle tartarughe che hanno risalito la spiaggia e dopo un paio d'ore l'hanno ridiscesa. Camminarci al buio è una trappola mortale, va beh, non esageriamo, sapete che mi piace colorire un po' il racconto. 

Mentre esce da buco
Comunque con la goffaggine caratteristica dell'anziano bramoso di esperienze naturalistiche, procedo affondando nella sabbia morbida, tra cadute e tragicomici tentativi di riprendere l'equilibrio, tentando di salvare la macchina fotografica; la Roby e Sabrina, le due sgarzoline che saranno con noi anche per i prossimi giorni, invece saltabeccano come cerbiatte sull'onda delle dune, sopportando di portarsi al seguito la nostra ingombrante vecchiezza. Procediamo silenziosi come serpenti, mentre Said e Rachid trasportano le bacinelle piene. Oltre ad una fioca luce di una piccola torcia che ci guida, c'è soltanto il lievissimo chiarore delle stelle sulla superficie dell'oceano, quello che dovrebbe guidare le schiuse verso la salvezza. Sopra, un cielo stellato che rare volte hai l'occasione di vedere. Le prime case di Ras al Hadd sono molto lontane da qui e la loro presenza non è più percepibile. La tenebra ti fa sentire solo davanti all'oceano di cui avverti solo il leggero frangersi dell'onda sulla battigia. Senti solo odore di mare, sulla pelle l'umidità salina che carica l'aria e la satura di umori sapidi e caldi. E' quel senso di pienezza selvatica, di sperduta lontananza dal mondo che richiamano le isole deserte sognate, le scogliere di corallo degli atolli solitari, i mari del sud col loro soffio caldo di mistero e di desiderio; della brama di liberazione della sensualità repressa che sopravvive ormai nell'umanità più globale e digitalizzata, quella voglia di mollare tutto e andare via o di non tornare più, che poi è la stessa cosa.
Seni delle tartarughe scese dalla spiaggia
Tutta roba teorica che si incista nelle menti impiegatizie per decenni, quando il sogno perenne rimane quella di aprire un chiringuito su una spiaggia solitaria, mentre si espunge una fattura o si archivia l'ultimo modulo della giornata (e i clienti poi, se è così solitaria?). Roba teorica. Dopo un po' tutti si sparerebbero in bocca. Conoscevo un tizio che un giorno ha avuto una di quelle opportunità che molti sognano, ha attraversato l'Atlantico con una bella barca e poi gli hanno offerto di fare lo skipper nei Caraibi. Credeva di sognare. Il primo mese pensava di essere in paradiso. Dopo tre mesi, molto di quello che lo circondava gli sembrava bello. Al sesto mese, sopraffatto dalla noia tornò in Italia ad occuparsi di impianti di purificazione. La mente dell'uomo è contorta (anche quella della donna eh!). Intanto mentre la china di sabbia si fa meno erta, ecco un essere enorme che nella penombra riesco a malapena a scorgere, che striscia faticosamente verso l'acqua. E' una tartaruga verde che peserà almeno 150 chili e che ha appena terminato di ricoprire le uova deposte e cerca di ritornare al mare. Con le zampe anteriori si spinge avanti a piccoli balzi, fermandosi di tanto in tanto a riprendere fiato. Sbuffa rumorosamente, che fatica essere pesanti, sono molto solidale con lei. Probabilmente intenta com'è a riguadagnare quell'elemento in cui si trova a suo agio, neppure si accorge di noi. Procede lentamente, d'altra parte è pur sempre una tartaruga, ma con determinazione costante.

Un carapace sulla riva
Alla fine raggiunge l'onda che si allarga sulla riva, avanza angora un po' e l'acqua la avvolge, finalmente; man mano che si alza, il suo stesso peso la sostiene, alla fine ne è completamente sommersa ed eccola che si libra, finalmente leggera ed agile, almeno quanto prima sembravano i suoi movimenti goffi ed inutili, prende l'onda successiva e scivola via, elegante e libera, nel suo elemento naturale, che l'abbraccia, l'accoglie, la porta via, verso altre avventure. Sensazione di libertà e di soddisfazione per un dovere compiuto finalmente, un compito da svolgere insomma, una funzione naturale della vita. Forse proprio quella che solo ieri, si accoppiava nell'acqua vicino alla nostra barca, una delle prossime sere salirà con fatica questa stessa riva per deporre un centinaio di piccole uova, finalmente fecondate, in una grande buca, una storia unica la sua eppure ripetuta all'infinito dalle sue innumerevoli compagne, del ciclo della vita. Siamo anche noi sulla battigia. Si rovesciano le bacinelle sulla sabbia bagnata dall'acqua. Le centinaia di esserini che abbiamo portato, cominciano ad agitarsi vorticosamente in tutte le direzioni. Due torce benignamente accese nell'acqua, li attirano immediatamente nella giusta direzione. Un piccolo aiuto insomma, che quantomeno pareggia il danno compiuto dalle luci ingannatrici del paese che le avevano trascinate verso una morte certa. A quest'ora non ci sono neppure i gabbiani che ne farebbero strage. In pochi minuti di convulsa agitazione sono tutte in acqua. Finalmente salve.

Durante l'accoppiamento
Torneranno qui tra qualche anno, quando si saranno mutate in giganti immemori di uno scampato pericolo, a cui un istinto ancestrale comanderà di prendere la strada giusta per la salvezza della specie. Già tutto questo ti riempie di ebbra soddisfazione. Il mare attorno a te è cosparso di puntini luminosi fosforescenti. Sono microorganismi che producono quello strano fenomeno di luminescenza detto del mare in amore. Come si può non desiderare di essere qui a vedere tutto questo? La meraviglia del mondo è sempre a disposizione, basta averne voglia ed allungare una mano. Sabri è senza parole, seduta sulla sabbia, Lina guarda gli ultimi esserini che scompaiono nell'onda e sospira a lungo. Chi ha voglia di tornare a casa? Però nel buio, l'ombra di Said fa grandi gesti, bisogna risalire la riva. Accidenti che fatica non inciampare nelle rotaie di sabbia che scendono verso il mare! Più in su, ecco una buca enorme, in fondo alla quale, un altro gigante è acquattato immobile. Nella parte più profonda della buca, dietro di lei, ad almeno un metro di profondità le uova sgorgano a due o tre alla volta e si ammonticchiano sul fondo, come tante palline da ping pong. Ce ne sono più di un centinaio, segno che l'animale ha quasi terminato il suo lavoro. I minuti passano, le palline che scendono sono meno frequenti, le ultime più piccoline, non saranno più vitali. Poi di colpo, dopo una sosta per riprendersi, la tartaruga si muove e comincia a sbattere gran colpi con le zampe anteriori per lanciare dietro di sé palate di sabbia umida. 
Deposizione


Ogni tre o quattro lanci, si ferma e sbuffa sonoramente la sua immane fatica, rimane un attimo immobile e poi ricomincia lo scavo. In pochi minuti, questo pesante lavorio sposta una grande quantità di materiale che a poco a poco ricopre completamente il mucchietto di uova fecondate e le nasconde definitivamente alla vista dei predatori. Dopo un quarto d'ora, con uno sforzo che appare davvero imponente, il grosso carapace emerge dalla buca, si issa faticosamente sul bordo e poi, come l'altra, già vista, comincia la sua ansimante discesa verso il mare. La guardiamo andare, inconsapevole o semplicemente incurante della nostra, sia pure non invasiva e silenziosa presenza, avendo terminato questa incombenza, un obbligo di vita a cui la natura l'ha sottoposta. Ce ne torniamo indietro; mi sembra che risalire l'erta sabbiosa comporti la stessa fatica anche per me, il peso in fondo è quasi uguale e anche se non ho lo scomodo carapace da trasportare, ho solo due zampe utili alla bisogna e anche quelle non troppo idonee. Sono passate un paio d'ore, la notte è ancora lunga. Mentre l'auto se ne va verso casa, sembra quasi di sentire, lontano, l'ansimare pesante di un popolo di femmine che da solo deve occuparsi di moltiplicare la specie. I maschi hanno già compiuto, al mattino il loro non sgradevole e veloce compito, la loro parte di questo meccanismo, completando il loro apporto, minimo anche se indispensabile, alla complessa macchina della riproduzione. Insomma si sono appropriati della parte più divertente e meno faticosa, lasciando tutto il resto all'altra metà del mondo e poi saranno andati al bar.


In attesa della liberazione

SURVIVAL KIT


Gabbiani in attesa della schiusa
Riserva di Ras al Jinz - E' una delle più importanti del mondo per dimensioni e numero di esemplari che arrivano a deporre. Vicino al paese di Ras al Hadd, a circa 40 chilometri da Sur sulla punta estrema dell'Oman. Si possono prenotare le visite direttamente al centro se arrivate con mezzi propri, tuttavia dovrete trovare da dormire in zona dato gli orari in cui avvengono le visite, dopo le 21 o verso le 4 di mattina. Starete sulla spiaggia per circa due ore, accompagnate da un ranger che trova gli animali. Bisogna stare in silenzio ed è vietato l'uso di flash e torce, che possono essere usate solo dagli accompagnatori. Ovviamente non si può assolutamente disturbare o toccare gli animali. La vista delle tartarughe e della deposizione è praticamente garantita. La visita costa 5 OR. Ovviamente se dormite a Casa Oman, pensa lui a tutto incluso il trasporto al punto di osservazione e a farvi includere nel numero contingentato di visite giornaliere. Comunque anche nelle spiagge al di fuori della riserva, per molte decine di chilometri, arrivano tartarughe a deporre. E' una esperienza assolutamente imperdibile ed emozionante.


La corsa dei tartarughini verso il mare (foto Di Spirito)

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