venerdì 19 luglio 2019

Central India 27 - Indore e la storia di Abdurrahim


Quale è la mia?

L'autostrada
Indore è un'altra delle grandi città indiane, oltre tre milioni di abitanti, il più grande agglomerato urbano ed industriale del Madya Pradesh. Tutta l'area centrale, specialmente attorno alla stazione (la città è anche un importante nodo ferroviario) è molto densamente popolata ed in pratica costituisce un unico gigantesco mercato, che occupa per intero un enorme quartiere della città. Il nostro treno parte alle 21:00, quindi ci sono diverse ore da aspettare e in questi casi scatta sempre il trip acquisti vari, d'altra parte con una intera zona della città davanti, formata unicamente di negozi senza soluzione di continuità, sfido qualunque donna a resistere. Abbiamo già fatto un blitz in un agglomerato di palazzi che si autodefinisce Mall all'americana, ma dopo un breve giro a vol d'uccello, siamo riusciti ad abbandonare l'area al nemico senza perdite, avendo visto solo una serie di negozi del tutto insignificanti. Qui invece la cosa sembra più complicata, al di là del parcheggio della stazione si estende una serie di strade a perdita d'occhio, brulicanti di persone che appaiono tutte prese da una frenetica attività che si aggira tra negozi e banchetti saltabeccando velocemente da un acquisto all'altro o almeno così pare. Dunque ci mettiamo in marcia alla scoperta di affari mirabolanti, con un occhio alle spalle, nella speranza di non perderci nei meandri dei vicoli del bazar e di ritrovare a a tempo la stazione quando sarà ora. Dopo una decina di isolati e diverse strade parallele, ci si accorge che, almeno in questa parte di mercato tutto è concentrato sui ricambi per auto e moto, nonché sulla parte ciclistica dei trasporti. La delusione della parte femminile del gruppo è forte.

Venditore di braccialetti
Se da un lato questo consola e potrebbe far prevedere una rinuncia definitiva ad una ulteriore esplorazione ed un anticipato ritorno alla zona ferroviaria, le ore che rimangono sono davvero ancora troppe e l'esplorazione, mio malgrado, prosegue. Così dopo avere passato altre zone straboccanti di prodotti per la casa, giungiamo finalmente nell'area stoffe e vestiti, cosa che eccita particolarmente le nostre signore. Di più, qualche strada dopo comincia la parte più interessante in assoluto, quella dedicata alla bigiotteria, che non è chiaro perché, si annida in vicoli sempre più stretti e contorti dove è difficile penetrare tra la folla che spinge ed i motorini e le biciclette che cercano di farsi strada per passare dove appare impossibile farlo. Più in fondo ancora e più nascoste, sono, chissà perché le gioiellerie vere, dove l'oro è oro e c'è quasi sempre un tizio col fucile sulla porta, scanso equivoci. I negozi che invece vendono il giargiattolame vario di plastica, lustrini e latta luccicante, si ammucchiano gli uni sugli altri esponendo la merce a grappoli, che deborda addirittura sulla via impedendo il passaggio. Qui trovi tutto l'armamentario dell'India delle feste popolari, paillettes e vetrini colorati, pile di bracciali con migliaia di pezzi di ogni sfumatura e misura, cavigliere, orecchini di diverse fogge, collane e cinture, di certo a milioni di pezzi tutti miracolosamente diversi, così tanti da far apparire impossibile l'impresa di farli tutti diversi tra di loro, seppure in piccola ma distintiva misura. E qui lasciatemi dire, il guardo della femmina ed il pensier suo si perde in questo mare.

Andando al mercato
Mettetele davanti ad uno di questi banchi e le vedrete muoversi a scatti, prender una cosa per lasciarla subito dopo attratte da quella vicina e poi ancora e ancora in un viluppo di ricerca e desiderio inappagato che tutto vorrebbe prendere e non riesce a trovare una soluzione per ottemperare ad una scelta. Passiamo un banchetto dopo l'altro, prima la scelta, poi la fase esistenziale della contrattazione, che in genere viene lasciata a me  che ne faccio più che altro un esercizio filosofico e di affinamento della tecnica affabulatoria, poi qualche acquisto, più per sfinimento che per convinzione. In ogni caso questa parte della città, quella del bazar, o suk o mercato che dir si voglia, qui in India si direbbe Chowk, attrae sempre in maniera particolare. La gente che la percorre, i suoi colori e naturalmente odori, ti ipnotizza l'occhio ancora di più della massa della merce esposta con generosità, quasi che più roba tu abbia da mostrare più riuscirai a venderne, anche se spesso devi constatare teorie di banchetti che espongono assolutamente la stessa tipologia di mercanzia, raggruppandosi gli uni vicino agli altri senza alcun tentativo di differenziazione, identificando anzi la zona proprio con una categoria merceologica. Il contrario di quel che accade da noi, dove addirittura per legge si voleva imporre, almeno fino ad un recente passato, di evitare la vicinanza tra negozi simili. Filosofie commerciali diverse evidentemente che qui forse si richiamano proprio al nostro medioevale concetto di corporazioni artigiane.

Dal bijoutier
Certo che in questo modo il tempo scorre, compriamo un po' di frutta ad uno dei tanti banchi dedicati, le bananine dolci che vanno giù al volo in un sol boccone, quei mandarini grossi e succosi, dal sapore così dolce da essere quasi stucchevole e poi cerchiamo di riavvicinarci alla stazione, dove avevamo lasciato il nostro Chigu a guardia di macchina e bagagli. Mancano ancor più di due ore alla partenza, ma qua le cose bisogna sempre farle con un certo anticipo, che non si sa mai. La stazione di Indore è enorme intanto bisogna trovare il varco giusto dove entrare. Un apposito baracchino, dato che è impedito l'ingresso al nostro mezzo, ci traghetta alla piattaforma numero 3, dove tra un paio d'ore dovrebbe arrivare il nostro treno, il Gwalior express che in una decina di ore o poco più, ci porterà ai margini nord del MadyaPradesh. Per la verità avremmo una sufficiente esperienza, maturata nella decina di viaggi fatti in questo paese per poter salire da soli i gradini di un treno e trovare i posti prenotati, ma la nostra agenzia è di quelle che vogliono assistere il cliente fino all'ultimo momento, timorosa che si perda definitivamente nel mare magnum del miliardo di indiani che lo circonda. Così salutato il nostro Chigu, ecco che sulla panchina della piattaforma dove abbiamo ammonticchiato le valige, si stanzia il giovane Abdurrahim, un ventenne dalla barbetta appena accennata che ha la consegna di non mollarci un attimo fino a che non sarà partito il convoglio con noi sopra, pena il licenziamento in tronco. 

Parcheggio
Due ore sono lunghe, così il ragazzo ha tutto il tempo di raccontarci la sua storia. Viene dalla provincia di Khajurao, proprio quella dei famosi templi dalle statue erotiche; lavora in questa agenzia turistica da un paio di anni, per farsi esperienza e tirar su qualche soldo, ma si vede subito dal suo sguardo leggermente perso nel vuoto, del ciondolare marcato della sua testa che ha qualcosa in mente, un sogno da realizzare e che considera tutto questo solo un rito di passaggio, un accidente al più utile per l'esperienza organizzativa necessaria per arrivare alla sua meta. E' chiaro che accompagnare turisti rintontoniti dai chilometri e dalla fatica non è il suo scopo nella vita. Lui ha altro per la testa. Gli chiedo quale sia il suo progetto. Aspetta un attimo, non risponde di botto, come volesse raccogliere i pensieri prima di raccontare tutto vuotando il sacco davanti a quello che è comunque uno sconosciuto. Poi si lascia andare ad un leggero sorriso, quasi dovesse valutare se rivelarmi il segreto senza correre il pericolo di farsi soffiare l'idea e dopo avermi guardato negli occhi dice: "Galline". Il padre è contadino, ma proprietario delle sue terre, quindi, immagino con una casotta da qualche parte nell'immensa pianura. Questa è la base di partenza, per costruire la sua impresa: un allevamento di galline per la produzione di uova e di carne. Leggo nelle sue parole un entusiasmo sconfinato. E' evidente che si immagina già davanti ad una serie di capannoni, ricoperti a perdita d'occhio da piumati bipedi che razzolano chiocciando, pronti a trasformarsi in rupie sonanti.

Gioielli
Forte della mia esperienza passata di frequentatore tecnico del mondo agricolo, comincio a fargli qualche domanda per sondarne le idee e la preparazione. E' evidente che, dato l'entusiasmo per il progetto che gli frulla in testa evidentemente da tempo, è disposto a superare ogni ostacolo, ma cerco subito di metterlo in guardia dagli slanci troppo facili. Sembra che abbia già fatto una sorta di ricerca di mercato nei dintorni, per valutare che la richiesta ci dovrebbe essere, tenuto anche conto che questo popolo in continuo aumento numerico deve pur mangiare, anche se si deve fare la tara di un consistente numero di induisti vegetariani. Ma lui è mussulmano e questo aspetto non lo considera. Poi cerco di spiegargli che deve decidere se fare uova o carne, che le razze sono diverse e i mercati pure. Rimane chiaramente stupito di questa mia competenza, risultandogli evidentemente strano che uno straniero europeo si sia occupato di galline e comincia a sua volta a farmi domande più specifiche, corrette nell'intenzione, segno che quantomeno capisce i problemi alla base del business. Cerco di consigliargli comunque un attento business plan prima di gettarsi a capofitto e di non fare il passo troppo lungo all'inizio, che questa, come è ben noto è terra di usurai occhiuti, quindi di fare attenzione a non mangiarsi anche il cascinotto del vecchio genitore. Insomma cose di buon senso, in cui non è necessaria una mente straordinaria. Come dicevano Cochi e Renato infatti, la gallina non è un animale intelligente. Per la fidanzata non c'è tempo al momento, poi a lui non piace questo modo moderno di essere troppo mischiati tra ragazzi e ragazze. Ci penseranno i suoi genitori a scegliergliela al momento giusto. Lui ha altro da pensare adesso. Intanto un fischio prolungato racconta che il nostro treno sta entrando in stazione.

Acquisti



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