martedì 31 marzo 2026

Mau 25 - Il mercato dei cammelli

Mercato dei cammelli - Nouakchott - Mauritania - gennaio 2026

 

La costa
Eccoci infatti arrivati ad incontrare nuovamente il nastro di asfalto della N2 che porta verso al città. Una lunghissima fila di pale eoliche la costeggia, d'altra parte siamo proprio vicino al mare ed il vento è una costante su cui si può contare sempre. Il mare adesso è un poco più lontano e man mano che procediamo il movimento del traffico aumenta, piccoli insediamenti, barche che incrociano verso la riva, attività commerciali lungo la strada e infine quando ci avviciniamo definitivamente alla capitale ecco la continuità della periferia con le costruzioni che si susseguono, in generale tutte di recente costruzione, segno che la città continua ad espandersi senza sosta, attirando i nomadi dal deserto per renderli definitivamente stanziali. Anche questo deve essere un cambiamento veramente difficile, pensando al tipo di vita a cui queste genti sono abituate, alla tranquillità di uno stile di vita che non prevede un controllo continuo del tempo, all'assenza di rumori, al cielo che ti sovrasta raccontandoti solo sensazioni di libertà assoluta, che qui invece, verrà scambiata con nuovi obblighi e nuove necessità, certo forse con maggiori opportunità e migliori comodità a disposizione, ognuna delle quali tuttavia avrà un costo e non solamente in termini economici, ma sicuramente anche psicologici. Un cambiamento che ogni civiltà, ad un certo momento ha dovuto affrontare e che per molti potrà essere traumatico, un momento a cui non ci si riesce ad abituare, mentre per altri, più fortunati certamente, si tratterà di un salto di qualità atteso da tempo ed apprezzato. 

Passiamo da un quartiere all'altro, senza che si palesino modifiche sostanziali, diciamo putre che se ti perdessi da queste parti, difficilmente sapresti raccapezzarti, in queste vie, molte della quali ancora di terra e sabbia, ad incroci regolari e squadrati che non si distinguono tra di loro. Alla fine arriviamo al nostro Hotel Flora, in cui ormai siamo di casa, che sta calando la sera. Questa volta ci tocca la dependance laterale, l'albergo sembra addirittura pieno, visto che di camere ce ne sono parecchie e la costruzione è un po' un labirinto per cui bisogna raccapezzarsi un po' prima di trovare la strada tra scalette laterali e corridoi nascosti, prima di raggiungere la zona dove ci sarà servita la cena, ovviamente pesce, qui siamo al mare e quindi il menù è quasi obbligatorio e non delude. Salek ci ha lasciato, domani ci sarà un suo collega, lui ripartirà con altri ospiti, il deserto lo aspetta di nuovo e lo abbiamo salutato con un po' di tristezza, d'altra parte gli incontri nel deserto sono così, un breve contatto e poi le strade tra le sabbie riprendono il sopravvento e ti conducono lontano. Questa è la nostra ultima notte in questa terra e anche se non è ancora il momento di tirare le somme, avverti sempre come al solito la sensazione della completezza del viaggio che sta per terminare, quasi senti che sta per arrivare il momento di mettere a posto le caselline, di riordinare le idee, di fare i bilanci definitivi e anche se a queste cose ci penserai quando sarai arrivato a  casa, questo è sempre un momento di statica tranquillità privo dell'ansia di scoprire la serie di cose che hai programmato e dell'itinerario da svolgere. 

Domattina avremo ancora tutto il giorno per scoprire la città che all'arrivo abbiamo appena passato e della quale abbiamo soltanto sentito qualche profumo e le sue immagini sfocate dal finestrino delle nostre auto. Così passa la notte e al mattino successivo siamo pronti per una classica colazione alla francese con brioche e marmellata. quasi quasi cominciamo a risentire il profumo dell'Europa più vicina. Poi partiamo alla scoperta della città. Uno dei punti più noti ed interessanti è il mercato dei cammelli che si svolge fuori città e sembra sia una dei più grandi dell'Africa intera, secondo, si dice, solo a quello di Khartoum in Sudan. Attraversiamo tutta la capitale che alle nove del mattino non è ancora completamente sveglia e raggiungiamo la periferia sud, sulla nazionale che in circa 200 chilometri raggiunge la frontiera senegalese, percorsa per un lungo tratto dal grande fiume omonimo dell'Africa Occidentale, che segna quasi la fine del Sahara propriamente detto. Ad un certo punto, lasciamo la strada e giriamo verso un ampio spazio verso il mare, quasi privo di costruzioni, dove però cominci a vedere spazi recintati, all'interno dei quali sono asserragliati migliaia di animali a gruppi più o meno numerosi. Ci si inoltra attraverso stradine e sentieri, dopo aver lasciato la macchina in un ampio parcheggio. 

Certo i cammelli, anzi più propriamente i dromedari sono animali grandi e maestosi e da vicino, anche se sono assolutamente calmi e mansueti, incutono un certo timore. Se qualcuno si imbizzarrisce e spaventato cominciasse a dar di matto qua e là ci si potrebbe anche fare male. Ma questi sembrano abbastanza tranquilli e continuano a ruminare in attesa di conoscere il loro destino. Qui si parla di circa 10.000 capi di cui almeno un migliaio viene venduto ogni giorno a prezzi variabili tra i 1000 e i 1500 €, insomma un giro di affari che supera il milione al giorno, mica poi così poco. I sensali si aggirano tra i gruppetti per valutare la qualità delle bestie, credo che anche qui come nei nostri mercati tradizionali di bestiame, siano vacche o un tempo cavalli, si controllano i denti e i famosi tasti (della grassella, sul collo, sulla groppa, sono reminiscenze del mio esame di zoognostica, dove rimediai un misero 20, quando ti mettevano n mano una dentiera e dovevi riconoscere l'età dell'animale, bei tempi). Il tasto è un particolare punto del corpo, per esempio quello detto della grassella è posizionato tra coscia e fianco, nella zona interna del ginocchio che alla palpazione deve risultare morbido e molto muscoloso, rivelando l'attitudine all'ingrasso. E qui vedi proprio i possibili acquirenti che si aggirano tra gli animali, palpeggiandoli qua e là per controllare la qualità della bestia e quindi il suo valore. 

Poco più in là gruppetti di uomini scuri, avvolti nelle grandi vesti azzurre e blu, che si gonfiano al vento, discutono animatamente, staranno trattando i prezzi, sempre troppo cari per il compratore e viceversa per chi vende, più in là vedi anche qualche scambio di danaro, uno che passa la mazzetta furtivamente, l'altro quasi incupito e con la testa china che conta sfogliandoli tra le dita nodose.. Ci sono anche delle  piccole costruzioni a lato dove c'è un va e vieni, sono i luoghi dove vengono ufficialmente registrati i contratti ed i passaggi di proprietà. Ma anche gli animali sono un bello spettacolo. Qualcuno sporge curioso il muso allungando il collo arcuato, altri si ritraggono, quasi sembrano impauriti come consci di essere di fronte a qualche cambiamento che non è detto essere migliore. Di certo infatti molti, i più vecchi che non sono più in grado di trasportare i pesanti carichi a cui sono abituati o i vitelli (si chiamano così anche i piccoli del dromedario) verranno destinati al macello. In fondo, qualcuno che ha concluso l'affare conduce il suo acquisto singolo o plurimo, verso il camioncino, tirandoli con una corta cavezza. Qualcuno fa resistenza e non vuole salire e allora ci si mettono in due o in tre a tirare, costringendolo a forza o stringendo dolorosamente l'anello che passa tra le narici, che non per nulla, come da noi, anche qui si chiamerà torcinaso. 

Alla fine vengono tutti ammassati nel retro di qualche camioncino o se si tratta di un singolo animale anche del cassone di un pickup, dove l'animale si accoccola senza protestare. Non è raro infatti vedere lungo la strada qualche auto che ti sfila accanto col collo del cammello che spunta fuori e si guarda intorno. Passiamo intanto in una zona particolarmente affollata. Gruppi di animali distinti tra di loro ma piuttosto ammassati, si agitano un po' anche se generalmente sono tutti impastoiati con un laccio che lega tra di loro le zampe anteriori, alla fine però uno si libera e tenta la fuga attraverso il mercato. Certo una bestia che supera sicuramente i dieci quintali, alta tre metri che corre qua e là, con degli zoccoloni che se ti sfiorano, non sei di certo contento, insegna che bisogna farsi da parte ed aspettare che dopo averla rincorsa, la acchiappino e la riducano a più miti consigli. Alla fine il dromedario riottoso viene ricondotto nei ranghi; brontola ancora un poco, lanciando al cielo quel suo raglio profondo e gutturale che si sente di lontano e poi si calma definitivamente, dopo aver afferrato una boccata di paglia e cominciato a masticarla rumorosamente roteando la mandibola. Certo che queste bestie hanno dei denti impressionanti quanto a dimensioni! Se li guardi da vicino noti subito che il pelo è stato accuratamente rasato in alcuni punti dai loro proprietari, fino a formare complicati disegni a rilievo, stelle, cerchi, mezze lune che abbelliscono le groppe e valorizzano ancor di più l'animale stesso. 

Anche i colori sono molto variabili; accanto a qualcuno decisamente più scuro, di  un marrone carico come certi cavalli bai, altri sono invece chiari e lucenti, qualcuno addirittura bianco che si distingue in mezzo agli altri e mi risulta sia particolarmente apprezzato. Insomma c'è da aggirarsi qui intorno per ore, lo spettacolo è sempre diverso. In fondo c'è un piccolo settore dedicato alle capre, bellissime col vello molto lungo e le corna ritorte di grandi dimensioni che si levano al cielo. Queste belano più tranquille e di certo si sentiranno intimidite di fronte alle dimensioni dei loro vicino che le dominano dall'alto delle loro dimensioni maestose. Mi tornano alla mente altri mercati, quello di Goulimine, in Marocco in fondo non molto lontano da qui, in cui passai una intera giornata quasi cinquanta anni fa, chissà se è ancora così frequentato in quella oasi lontana e quelli più piccolini, tra le montagne nei dintorni di Sana'a nello Yemen, quel meraviglioso e disgraziato paese, travagliato da guerre senza fine, tra muraccioli di pietra che alternavano piccoli dromedari ad asinelli grigi e già con i basti carichi di legna preziosa. Ma in fondo le differenze non sono poi molte anche se penso al grande mercato che avveniva un tempo, quando ero bambino nella mia città, Alessandria (non d'Egitto, eh).

Il mio papà mi portava a vedere la grande fiera tradizionale del bestiame che si teneva da secoli e non scherzo, a San Giorgio, tra le altre cose proprio il giorno del mio compleanno e che quindi finiva sempre con l'acquisto di una bella stecca di torrone Sebaste, il diavolo del torrone, un banchetto storico di quel mercato, assieme ai baracconi, certo da noi niente dromedari e capre, ma bovini dal mantello bianco e cavalli di ogni specie e anche allora, personaggi che si aggiravano con occhio esperto, proprietari appoggiati a un bastone in un angolo che spiavano tra la gente di passo, quale mostrasse anche solamente con un guizzo dell'occhio, un interesse che lo qualificasse come probabile acquirente. In fondo il mondo degli allevatori è lo stesso in tutto il  mondo, che siano cammelli, buoi grassi, lama o asinelli morbidi e pelosi, i gesti, gli interessi, le astuzie commerciali rimangono gli stessi. Al mercato di Nizwa nell'Oman, le capre più belle girano in tondo sotto l'occhio attento degli acquirenti fino a quando uno si alza, va a toccare l'animale, lo rimira un poco, poi comincia a discutere con il proprietario fino a quando escono dal recinto e la transizione si conclude, sempre nello stesso modo. Si va verso il camioncino e la bestia sale docile verso la sua destinazione, bella o brutta che sia. Alla fine però dobbiamo andare anche noi. Non abbiamo dato fastidio più di tanto, la gente era troppo impegnate nelle ricerca o nelle transazione per badare ai pochi turisti che si aggiravano qua e là, a non prendersi qualche calcio dalle bestie, stessero attenti loro, che gli uomini del deserto debbono badare agli affari. E' ora dunque di tornare verso il centro.




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lunedì 30 marzo 2026

Mau 24 - La costa

Pescatore Imraguen - Lemhaisrat - Mauritania - gennaio 2026 (foto T. Sofi)

 

Airone bianco maggiore
E via di nuovo a velocità folle, (non poi così tanto, per la verità, ma sulla battigia, sembra folle davvero), mentre il mare fa l'onda alla tua destra e le dune si alzano a sinistra sfumandosi in mille colori diversi. Il cielo è coperto da migliaia di gabbiani che stentano a posarsi. Il sole riverbera sul mare in miriadi di stelline. Solitaria, una garzetta (Egretta garzetta) o forse sarà un airone bianco maggiore (Ardea alba), viste le grandissime dimensioni, rimane un poco fermo a guardarci, poi prende improvvisamente il volo come si fosse preso pausa specifica per osservarci da vicino. Allarga le ali che diventano immense e battono l'aria lente per lasciarti vedere anche le estreme penne remiganti che si distendono, espandendosi al loro massimo per poter poggiarsi meglio sull'aria e poi si alza, dopo aver sgambettato un poco sulle lunghissime zampe nere, secche secche che sembrava faticassero a tenerlo in piedi, poi, appena si sente sicuro nell'aria, le distende indietro che quasi spariscono alla vista tanto sono raccolte per opporre meno resistenza e infine plana lontano e solitario su un altro lato della lunga spiaggia, dove evidentemente non passeranno altri disturbatori della quiete che verranno ad inquietarlo mentre lui becchetta lungo il bagnasciuga in cerca di piccoli pesci. 

Pellicani
Noi seguiamo la pista, che poi non è neppure tale, se non una serie di tracce sulla sabbia morbidissima, inoltrandoci su una serie di isoloni che si distaccano lentamente dalla costa e che sembrano evidentemente emersi dalle acque basse di quella che diventa a tutti gli effetti una grande laguna. La sabbia qui è bianchissima e cosparsa dei detriti che lasciano le acque del mare. Solo in alcuni punti è completamente libera da tutto e si mostra in tutta la bellezza da cartolina alla quale ti riporta la mente quando immagini le spiagge dei mari del sud, che poi nella realtà sono così, solo molto raramente. Gli isolotti laterali sono completamente invasi da colonie di pellicani bianchissimi e starnazzanti. Ne aggiro uno morto, abbandonato lungo il mio cammino. Una immagine che ti riporta alla iconografia della vita vera, fatta anche di questo. Proseguiamo a piedi. La costa è ormai lontana e quasi neppure visibile se non come una sottilissima striscia di dune perdute all'orizzonte. La sensazione è quella di camminare in una terra di nessuno tra mare e terra, anzi più mare che terra, visto che l'onda ogni tanto arriva a lambire il tuo cammino. Non è chiaro se il mare si stia ancora ritirando o non cominci invece la sua normale avanzata a ricoprire queste barene lasciandoti qui in mezzo con difficoltà immaginabili, visto che le auto sono ormai piuttosto lontane. 

Sulla riva
Ma su un altro margine estremo quelli che si muovono disordinatamente non sono pellicani e neppure altre sorti di uccelli, anzi le loro dimensioni li raffigurano come specie decisamente più corpose. Infatti ecco un gruppetto di turisti, almeno una quindicina, con quattro Toyota al seguito, italiani ovviamente, un gruppo di Avventure nel mondo che sta disponendo tavolini per mangiare in mezzo al mare. Li aggiriamo con cautela, visto che comunque non sembrano per nulla desiderosi di socializzare, gelosi forse del fatto che abbiamo invaso un territorio ormai decisamente marcato e quindi proprietario, almeno fino a quando non saranno smontati i tavoli. Ma noi con discrezione aggiriamo l'accampamento sfiorando la battigia che si allarga ulteriormente, in effetti l'acqua continua a ritirarsi, quindi non dobbiamo temere e piano piano godendoci questo spazio selvatico e senza limiti, compiamo l'intero giro dell'isolone fino ad arrivare di nuovo ai nostri mezzi. Indubbiamente il nostro Ahmed o Brahim, lontani in mezzo al mare che guardano l'orizzonte mentre le loro enormi vesti blu vengono gonfiate dal vento, sono decisamente coreografici; il mare piatto che si estende all'orizzonte, le stelline di luce che ne punteggiano la superficie, le lame di acqua azzurra che si ritirano lente, davvero un momento raro. 

Essiccazione dei pesci
Poi, anche se fai fatica a lasciare questo posto avvolto nella magia, torniamo indietro per riprendere la via lungo il  mare. Ancora qualche chilometro e arriviamo infine a Nouamghar, sul margine più a sud della penisola, un villaggio piuttosto grande che ha una disposizione particolare. La casupole poste verso terra sono evidentemente più moderne, in muratura e disposte su un intreccio squadrato che le separa, mentre tutta la parte verso il mare è costituito da vecchie tende circolari di grandi dimensioni tenute insieme da fogli di plastica e teli, circondate da una serie di pali, di forma rotonda tenute insieme da reti da pesca dismesse a formare una sorta di corte. Sull'estremo superiore della palizzata sono disposte a seccare al sole le carcasse di bei muggini da un chilo almeno ed oltre, debitamente eviscerate, private delle teste e aperte a mostrare il loro interno di un rosato intenso, esposte senza vergogna al sole violento che le accarezza. Sono a cigliata ed evidentemente rappresentano il pescato in sovrabbondanza, che non è stato venduto al mercato e quindi necessita di un qualche sistema di conservazione. Tradizionalmente il sole è sempre stata la modalità migliore e più semplice dei pescatori di ogni parte del mondo e qui non si fanno eccezioni. Per terra, tra le capanne, giacciono residui di ogni tipo della lavorazione dispersi disordinatamente qua e là a compiere il loro ciclo di ritorno della materia organica all'ambiente. 

Muggini grigliati
Ovviamente vi lascio immaginare l'odore, tuttavia, anche se può apparire strano, meno di quanto potrebbe essere, vista la costante presenza di brezza marina che se lo porta via e il lavoro che il sole compie, prosciugando velocemente le carni esposte. Anche qui girano tra le case torme di bambini in libertà, evidentemente liberi da impegni scolastici. Gli uomini sono pochi, di certo ancora in mare. Al centro del villaggio una baracca più colorata delle altre funge anche da punto ristoro, dove approfittiamo per papparci due enormi muggini grigliati, disposti su un grande piatto di alluminio, all'incirca di un paio di chili cadauno, che vengono spolpati completamente e in poco tempo, da noi e dai nostri tre baldi accompagnatori. Devo dire che non è per niente male, come si dice pescato e mangiato. Rimaniamo ancora un poco a girellare per il paese circondati da bambini in attesa di caramelle, cercando qualche donna che metta la testa fuori dalle tende, senza timore di essere ripresa dai nostri teleobiettivi, poi lasciamo il paese e riprendiamo la via del sud. Questo tratto di spiaggia, lineare e con la costa fatta di dune alte pochi metri, mentre il bagnasciuga prosegue all'infinito, è sicuramente il più bello che abbiamo visto fino ad ora, con una serie di variazioni di ocre che si estendono dal giallo scuro fino ai rosa più tenui ed è una continua fonte di meraviglia e di stupore. 

Di certo una delle sensazioni più belle dell'intero itinerario. Non incontriamo più nessuno per tutto questo tratto e potete dire quello che volete, ma qui capisci veramente la bellezza del deserto, che nella descrizione rimane comunque riduttiva e rischia di rimanere vacua e spocchiosa esibizione di chiacchiera. Arriviamo quindi ad un punto che è una vera e propria scogliera. Qui la pista si riduce ad uno stretto e tortuoso cammino di sabbia profonda e apparentemente impenetrabile ai mezzi meccanici. Noi allora proseguiamo a piedi, aggirandola e godendoci il panorama della costa. Brahim invece torna indietro per un tratto e passa dietro alla costa dopo averla risalita fino al margine superiore. Dopo un poco lo vediamo comparire sulla parte più alta della falesia. Salek invece decide di tentare il passaggio diretto. Inserita la prima ridotta, la prende decisa e dopo il primo momento di passaggio tra le onde,  quando il tratto sale decisamente e la sabbia si fa più profonda e meno solida, ci salta dentro facendo salire i giri del motore e con due o tre scodate riesce a fare la curva nel punto più difficile fino a portarsi su un tratto un poco più solido che gli consente di proseguire, sempre a motore ruggente, verso l'esterno del banco di sabbia, fino a fargli raggiungere un terreno più semplice, di lì in poi anche se il percorso sale decisamente, tutto diventa più facile ed alla fine, il punto di arrivo è raggiunto tra gli applausi di noi che ne stavamo seguendo l'andamento precario. 

Pescato del giorno
Rimaniamo un po' sulla sommità della duna, da cui l'occhio corre lontano lungo la costa. Che privilegio abbiamo di poter vivere in questa epoca che ti permette di arrivare fin qui con così tanta facilità e goderne la bellezza. Non ce ne si rende conto mai abbastanza, mi sembra. Le dune alle tue spalle, il confine labile e cangiante tra sabbia e acqua, l'Oceano davanti a te con il sole che comincia a scendere, difficilissimo da rendere con le parole, men che meno con l'obiettivo. Bisogna solo cercare di imprimerselo nella mente il più a fondo possibile, farne un appunto indelebile, un tatuaggio da non dimenticare. Abbiamo fatto almeno quaranta chilometri lungo questo che è di certo il tratto di costa più bello in assoluto del paese e arriviamo ad un altro villaggio, credo che sia Lemhaisrat, un po' più grande degli altri e con la riva direttamente sull'oceano e piena di barche. Sulla battigia è pieno di gente con carrette e altri mezzi carichi fino all'inverosimile di pesci. Qualcuno scarica dalle barche, altri li ammucchiano sulla riva disordinatamente in mezzo alla sabbia, altri infine formano pile ordinate per pezzatura sui carretti, dove i soliti asinelli si apprestano a compiere la loro fatica giornaliera. Qui i pescatori si dimostrano meno propensi a che noi ci interessiamo del loro lavoro, non è chiaro se infastiditi dalla gente che invece che lavorare sta lì a disturbare, anche se solamente con la presenza o se si sentano dispiaciuti se le loro fatiche sono oggetto di tanta morbosa attenzione. Comunque ci teniamo a debita distanza per non suscitare sensi di fastidio e poi proseguiamo. Ormai Nouakchott è solamente ad una oretta di distanza. 




Muggini
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giovedì 26 marzo 2026

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Banc d'Arguin - Mauritania - gennaio 2026

 

Tramonti sul mare e tramonti nel deserto, uno di quei must che tutti vogliono delibarsi in qualunque momento ed ai quali, se ne hai l'occasione, non è facile sottrarsi. Qui, sulla Costa di Opale, su una duna, proprio dove il grande Sahara viene a terminare la sua corsa per lasciarsi andare mollemente nelle onde dell'Atlantico, ti trovi addirittura in un luogo iconico per questo tipo di spettacoli e stare qui seduto ad aspettare che la palla gialla che si avvicina a poco a poco alla linea appena visibile che separa due azzurri appena diversi tra loro, scompaia nel blu, diventa obbligatorio. Dietro le spalle hai il mare di sabbia che ha percorso per incalcolabili eoni, superando le linee teoriche tracciate sulle carte, ma non nel reale, dagli uomini di almeno dieci paesi diversi, facendo scorrere miliardi di granelli di sabbia con lentezza certosina. Sono rotolati lentamente su se stessi e poi gli uni sugli altri, scavalcando spinti dal vento, altezze vertiginose per scendere lungo i fianchi di dune altrettanto maestose, tinti di tutti i colori, per arrivare fino a qui, davanti a questo oceano che le lambisce, nel tentativo di portarli a sé come un dio delle profondità marine che vuole fare propri anche questi spazi ed a loro si mescola in un amplesso senza fine che li confonde in eterno. Eppure anche di fronte all'evento epocale, anche se si ripete ogni sera, c'è spazio per un po' di delusione. 

La cooperativa
Vorresti un cielo ed un mare incendiati di rosso, con striature viola che li macchino in maniera indelebile almeno fino a che non scende il nero della notte, invece, l'occaso particolarmente terso, un minimo di foschia che all'ultimo orizzonte il guardo esclude (eh!?), e la palla gialla diventa appena appena rosata e il resto dello spazio sopra di te rimane piuttosto uniforme e senza la serie di sfumature che ti eri aspettato che e l'esoticità del luogo prometteva, quasi quasi doveva garantire da contratto. Contentiamoci va', che c'è di peggio nella vita. Quel triangolo di vela lontana, quella riva punteggiata di capanne che si affacciano al mare, le ombre che si allungano confondendo le linee sinuose delle dune dietro di te, ti bastino, pauca sed bona edimus, bisogna sapersi contentare, e poi scendere piano affondando nella sabbia, evitando che ti entri nelle scarpe, verso le sagome dei bungalow, così da segnare un itinerario atteso e sognato al tempo stesso dal vecchio pensionato, lieto di essere ancora lontano dalla soglia di quella RSA temuta e respinta con tutte le proprie forze, almeno fino a quando si riuscirà a gestire una volontà gestibile. Che volete, anche queste bisogna metterle nella canestra delle soddisfazioni, di certo irripetibili e consumare qualche muggine grigliato per bene e che la consueta ratatouille di verdure ti allieti la serata senza l'acrimonia del sentirlo un po' secco, con la tua solita bocca a cul di gallina, abituata a sfornare giudizi gastronomici anche quando si dovrebbe solamente pensare a sfamarsi di quel che trovi e mi pare sia già molto su questa costa di poveri pescatori. 

ragazzino
A proposito lo sapevate che da queste parti si produce una gran quantità di bottarga di muggine, che poi approda alle tavole più sofisticate del pianeta, magari spacciata per sarda autentica e invece prodotta in fabbrichette della capitale, messe su con i capitali cinesi, appunto arrivati fin qui e provenienti dai famosi diritto di pesca? A volte le cose fanno giri strani e chiamali stupidi questi cinesi. In ogni caso noi andiamo a prendere possesso dei bungalow spartani che sono stati costruiti qui appena fuori del paese, in attesa degli auspicati turisti futuri. Le ombre delle baracche del paesino di Iwik si stagliano lontane ad un paio di chilometri vicino alla riva. Il campeggio è davvero basico, al momento deserto, anche se si dichiara in attesa dell'arrivo delle frotte estive che planeranno fin qui a sostituire gli stormi di uccelli che faranno la migrazione al contrario tra qualche mese, mentre al momento c'è solamente, oltre a noi, una famigliola di inglesi che stanno appartati senza tentare di comunicare, visto che ormai la Manica è diventata quasi un muro invalicabile anche psicologicamente. Ci ritiriamo allora per vincere il fresco della notte, cercando di chiudere alla meglio la porta con un cordino spelacchiato, visto che la serratura giace da un lato inservibile, con il cadavere della chiave arrugginita e saldata definitivamente nella toppa e l'operazione deve essere svolta alla luce della luna visto che le lampadine presenti sono irrimediabilmente morte, forse anch'esse in attesa dell'arrivo della stagione, operazione di certi più romantica , ma che risulta assolutamente più complicata.

Ragazza Imraguen
E infine, con giusta citazione omerica, giunge l'alba dalle dita rosate, salendo lieve dietro le dune, mentre la spiaggia di nuovo in bassa marea e completamente scoperta, è battuta dal vento. Le barche sono già quasi tutte salpate e non si vedono più neppure al largo, di certo i pescatori sono più mattinieri dei turisti e all'alba sono già in mare aperto, che i pesci non aspettano e i delfini neppure. Noi continuiamo invece a scendere lungo questa costa spettacolare e completamente solitaria, popolata solamente da uccelli di ogni tipo. Di fronte, isoloni di sabbia in attesa di essere divorati dalla marea che avanza e a poco a poco riesce a cancellarli completamente, lasciandone le tracce insidiose appena pochi centimetri al di sotto della superficie dell'onda leggera. Una trappola assoluta per chi questi fondali non conosca perfettamente, tanto da non lasciarsene ingannare. Di tanto intanto stormi di pellicani, ne rivelano le presenze, rimanendo così come a mezz'aria appoggiati sulle acque; i cormorani invece, preferiscono le rocce che spuntano leggermente più alte, mentre gli aironi, grigi e giganti sulle loro lunghe gambette stentate che sembrano spezzarsi solo a guardarle, hanno vite solitarie e deluse sui bagnasciuga, dove di tanto in tanto infilano i becchi affilati. 

Toyota pickup 4x4
Una fauna ornitologica ricchissima e attiva da obbligarti a soste continue per cercare di fissarne almeno qualche immagine con scatti che invariabilmente risulteranno deludenti, mossi e sempre o anticipati o troppo ritardati rispetto al momento clou del dispiegamento delle ali o della planata elegante alla ricerca del tuffo tra le onde dalle quali riemegerà il becco primo ed orgoglioso col  pesce ancora guizzante in cerca di salvezza, ma ormai diventato cibo. Chilometri su questa battigia a volte larghissima con la lama dell'acqua che la scorre perdendosi con una piccola porzione di schiuma che subito affonda o invece stretta ed un po' ripida, sulla quale l'auto è costretta a procedere un poco inclinata, scavando solchi profondi nel terreno troppo morbido, in cerca di raggiungere la sommità più solida dove procedere più speditamente. Il tutto senza cessare di rimanere immersi in una serie di sfumature pastello che la luce del mattino consegnano alla gioia del fotografo come un dono prezioso ma fugace, tanto poi i risultati saranno miseramente i soliti. Dite quel che volete, ma queste Toyota pickup, sono straordinarie. Economiche e funzionali, con un cassone dove puoi far salire anche dieci persone, con le ridotte e le ruote sgonfie puoi andare davvero dovunque, con qualunque tipo di sabbia e uscirne senza problemi, testimone ne sia il fatto che non ci siamo mai piantati in dieci giorni e più di deserti e piste anche molto impegnative. 

Il capo villaggio
Ormai vedi solo queste macchine in giro, con solo qualche copia di Mitsubishi apparentemente identiche. Le vecchie Land Rover, le regine del deserto, fanno ormai bella mostra di loro solamente nei cimiteri di carcasse abbandonate fuori dai centri più grandi. Sic transit gloria mundi, il tempo passa e le cose cambiano. Ecco intanto arriviamo in un altro paesino, Teichot, questa volta poche baracche davanti ad un molo fatto da contenitori di plastica galleggianti e legati assieme da corde provvisorie, sul quale puoi camminare, anche se con una certa difficoltà, ma Ahmed mi segue come un mastino timoroso di vedermi precipitare in acqua e pronto al salvamento, quindi procedo con  mirabile sicurezza fino al largo, tanto l'acqua sarà profonda, se va bene, non più di un metro. E' ancora presto e tra le case è tutto un inseguirsi di bambini che corrono, forse non è ancora il momento di andare a scuola e qualche donna è già davanti ad un piccolo magazzino che pomposamente espone il cartello di Complesso Cooperativo commerciale, in attesa di fare la spesa. Noi giroliamo un po' tra le capanne, poi arriva il capovillaggio ad accoglierci con molto sussiego, chiarendo subito che siamo ospiti graditissimi e ci invita in una capanna, evidentemente dedicata, dove ci ringrazia per la visita, mentre si prepara il classico tè. Una signora arriva con un bacile contenete un materiale bianco a scaglie piuttosto grandi. E' farina di pesce secco, quello che si usa normalmente da queste parti come colazione e aperitivo, almeno credo. 

Farina di pesce
Tutti se ne servono a piene mani e devo dire che non è neppure malvagia. Ci racconta un po' delle difficoltà dovute ad un certo calo del pescato. Qui ci vivono 500 persone circa e 21 barche, tutte sotto la sua responsabilità, che riescono a ricavare una media di due tonnellate di pesce commerciabile al giorno, che va poi al mercato di Nouakchott. Questo è uno dei paesi più isolati e forse tra i più poveri della costa, ma dice, che tuttavia almeno per ora ce la fanno ad andare avanti, sperando in futuro di integrare un poco con il turismo, che sembra una risorsa promettente. Cara gente, è inutile stare lì a fare discorsi con la puzza sotto il naso sui guasti e sullo snaturamento che porta il flusso di gente inconsapevole e carica di dollari su questi lidi. Qui si tratta di sopravvivere e io penso che ogni fonte di introito debba essere considerata benvenuta; certo bisognerebbe avere la capacità di gestirla il meglio possibile, conservando quella apparenza di autenticità che è poi quello che cerca il turista, ma non chiediamo  troppo a comunità di pescatori che cercano solo di continuare a campare senza dover andare ad ingrossare le periferie delle città. Il capo villaggio in ogni caso, mi sembra persona attenta e di buona volontà e ovviamente gli auguriamo il meglio per la sua comunità. Facciamo ancora un giro del paese dopo esserci profusi in grandi ringraziamenti e ci facciamo largo tra il gruppo sempre più numeroso di bambini vocianti che ci hanno subito circondato accompagnandoci fino alle macchine che ci aspettano al limitare delle baracche.

Nouamghar (da Google map)


SURVIVAL KIT

Iwik community cottages
Banc d'Arguin - Riserva ornitologica che comincia appena fuori da Cap Blanc, patrimonio Unesco. Comprende 7 paesini sulla cosiddetta Costa di Opale, più o meno grandi, ognuno con qualche centinaio di pescatori residenti con le loro famiglie, gli unici autorizzati a pescare con barche a vela e con reti tradizionali. I paesi sono: Arkeiss, Ten Alloui, Iwik, Tessot, Teichot, R'gueiba, Nouamghar. Nella zona ci sono diversi campi tendati, con bungalow spartani in cui fermarsi per la notte come all'Arkeiss Camping oppure all'Iwik Community Cottages (una ventina di bungalow molto basici ma con bagno, acqua corrente, doccia calda con pannelli solari e mi sembra anche AC, dove siamo stati noi). In ognuno dei paesini comunque si trova qualche soluzione per la notte, basta rivolgersi al capo villaggio. Possibilità di uscite in barca per la pesca. In ogni caso vale la pena fermarsi almeno una notte lungo la costa per visitare con calma tutto il parco per un paio di giorni.



Barche Imraguen
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