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lunedì 26 agosto 2024

Caucaso 18 - Passeggiando a Batumi

Mare a Batumi - Georgia - maggio 2024


I delfini
Il cielo è scuro, il mare livido, la pioggia è sempre triste e non sa raccontare belle storie eppure questa viene raccontata proprio come la città dell'amore e tale vuole sembrare. In ogni giardino ci sono statue su questo tema, grandi cuori intrecciati, figure tenere che si baciano, cuori rossi serviti su vassoi di ferro battuto, ma se nessuno cammina per la strada tenendosi per mano, se tutti cercano di ripararsi alla meglio sotto cortine di fortuna, la spiaggia è triste, inclusa la statua di Medea, che quella caso mai avrebbe i suoi motivi, le panchine nei giardini vuote ed i chioschi attendono invano di servire freddi gelati a bambini che non piangono neppure. Tuttavia possiamo certo criticare questa città per le sue esagerazioni e la sua smodata voglia di diventare quello che forse non riuscirà mai, ma questa passeggiata ti racconta di chilometri di spazi pubblici che vengono regalati ai cittadini, pieni di alberi e di fiori, accessibile a tutti gratuitamente, con bar e luoghi di divertimento, di giardini curati e di panchine, piste ciclabili ed una bella spiaggia pulita anche se con questa pioggia che magari ti disturba, ma ci dobbiamo ricordare che siamo in un'area quasi tropicale e la pioggia deve essere di casa, se, tra le altre cose vuoi tutto questo bel verde che ti circonda. 

Nuovi palazzi

Certamente c'è anche il trash e le costruzioni di speculazione che già si sbriciolano, ma anche quelle antiche e sovietiche che celebravano la grandeur del sistema, tutte interessanti da vedere, come ad esempio l'Octopus Batumi, il bar a forma di polpo rivestito di mosaici o le nuove realizzazioni celebrative come la grande torre illuminata dedicata all'alfabeto georgiano, alta 130 metri, con le sue pareti in traliccio su cui si stagliano le lettere, su cui salire per ammirare i dintorni, oppure il nuovo grattacielo con la ruota panoramica o la fontana progettata per erogare direttamente chacha, cosa poi ovviamente non realizzata sia per il costo spropositato della grappa stessa che per i problemi di ordine pubblico che avrebbe procurato, vista la presenza della massa di russi notoriamente poco inclini a contenersi quando si parla di alcool. Insomma una città all'apparenza un po' matta, una specie di Disneyland fortemente voluta dal politico Saakhashvili, prima di essere cacciato, amatissima dai turisti russi a loro volta molto mal sopportati se non addirittura odiati dai locali che invece vivono ad un paio di isolati verso l'interno ancora nelle vecchie krushove che si stanno lentamente disfacendo, sottostando da decenni all'ingiuria del tempo. 

Panchine

D'altra parte per capire questo sentimento basta dare un occhiata alle sfilate delle panchine del parco che portano intarsiato in un bel legno più chiaro, proprio sulla seduta, la scritta Fuck Putin e non si tratta di un graffito, sono proprio state progettate così. Sulla punta del molo, non lontano dal faro costruito a somiglianza di quello antico di Sukhumi, nella vicina ma irraggiungibile Abkhazia, spicca un grande monumento mobile alto quasi dieci metri. Costruito nel 2010 dall'artista georgiana Tamara Kvesitadze, è un inno all'amore contrastato. I protagonisti sono due personaggi di un famoso romanzo georgiano, Ali un ragazzo povero e musulmano azero e la principessa cristiana Nino, che all'inizio del secolo scorso furono irrimediabilmente separati dalla guerra e che, novelli Romeo e Giulietta, si giurarono amore eterno senza potere mai ricongiungersi per la morte di lui. Le due grandi statue ruotano lentamente per poi riuscire a ricongiungersi lentamente compenetrandosi in un lungo bacio per poi separarsi nuovamente senza speranza, proprio a rappresentare il desiderio del superamento delle divisioni religiose ed etniche attraverso l'amore, argomento che in questo Caucaso dai cento contrasti e dalle guerre infinite, è quanto mai particolarmente attuale. 


Ali e Nino
E' intanto arrivato il tramonto e osservare queste due figure di acciaio che si attraggono l'un l'altra in questo movimento circolare fino a fondersi per un attimo prima di lasciarsi apparentemente per sempre, di fronte al mare, coinvolge assolutamente, come si capisce anche guardando i volti delle tante coppie ferme qui di fronte con il naso all'in su, che si stringono l'un l'altro, anche perché la brezza della sera è già un poco freschina. Per calarci il carico da undici poi, proprio sotto il monumento un piccolo gruppo di artisti suona una melodia struggente, il violino la infiora, il flauto la colora di malinconia; quasi quasi colano le lacrime. Poi caso mai ci si va a prendere un gelato sul molo, che qui li fanno i turchi e sono molto buoni. Adesso che è ormai scesa la sera andiamo a farci un giro nella città vecchia, che è uno straordinario misto frutta tra costruzioni d'epoca restaurate in modo "creativo" con aggiunte di certo molto criticabili secondo il nostro metro, ma che hanno creato una serie di edifici quantomeno interessanti da considerare, al fianco di altri moderni, ma costruiti secondo stili falsi e rigenerati, fino a creare un melange che ha comunque un suo lato assolutamente curioso. 


Torre dell'alfabeto

Naturalmente poi abbiamo anche le varie piazze di cui vi ho parlato, con le copie della fontana del Nettuno e tante altre curiosità che vanno viste più che raccontate. Tuttavia rimane molto piacevole passeggiare lungo queste vecchie vie di acciottolato umido e portoni di legno scolpito. Riusciamo a vedere la moschea molto colorata, che racconta di una terra che per tre secoli è stata sotto l'impero ottomano che qui ha lasciato molto della sua impronta islamica, mentre la Cattedrale è ormai chiusa e ci dobbiamo contentare della sua imponenza esterna. Niente da fare anche per la sinagoga, in quanto di ebrei, qui ne sono rimasti pochissimi, da quando alla fine dell'URSS la maggior parte ha scelto di trasferirsi in Israele. Bisogna comunque fermarci per un boccone e dobbiamo scegliere se provare una delle tante offerte di cucina locale, in quanto pare che questa abbia un tocco particolare rispetto a quella tipica del resto del paese. Sembra infatti che le khachapuri agiare siano assolutamente imperdibili a cominciare dalla Adjaruli, che dovrebbe essere nata proprio qui. Si dicono poi meraviglie della Lazuri che prevede l'uso di due tipi di formaggio, in sostanza spesse fette di sulguni che viene fatto fondere sopra al consueto strato di imeruli sottostante. 

La moschea

Se vi chiedete cosa significhi formaggio fuso sopra un altro formaggio fuso, bisognerebbe provarlo, si dice una delizia sibaritica per gli amanti caseari che non ha eguali. E poi ancora i Sinori, fatte di pane lavash (pensate alla carta da musica sarda) inondato di burro e ricotta, per non parlar del Borano, una specie di fonduta con ancora burro caramellato ed infine si dice che qui si mangi il miglior stufato di manzo possibile. Tuttavia noi siamo attirati, visto che con l'amico Gianluca, si stanno progettando scorribande senza limiti negli sconfinati spazi dell'Asia centrale, dal ristorante Altai che promette cucina genuina delle steppe. Infatti qui si mangia il più genuino plof possibile, un riso cotto con spezie, uvetta e carne, che teoricamente dovrebbe venire rimestato per ore in un gran pentolone, che secondo tradizione non si dovrebbe mai pulire. Devo dire che questo è un altro tuffo nel passato, di un tempo quando al termine di una lunga trattativa andata a buon fine fui invitato a festeggiare nella casa del nostro cliente a Taskent in Uzbekistan. In una grande corte c'era infatti proprio il pentolone, che troneggiava sul fuoco nero di fuliggine, con gli inservienti che rimestavano il contenuto di continuo e ne mangiammo molto visto che era buonissimo. 

La cattedrale

Non facemmo certo caso, dato il clima di festa che aveva contagiato tutti, alla quantità davvero importante di mosche che vi stazionavano sopra di continuo e che un ragazzino tentava di scacciare volenterosamente con un  scopino, né alla adiacenti latrine dall'altro lato del cortile, di certo precedente stazionamento delle mosche stesse. Il plof (da cui deriva pilaf) è un cibo comunitario che appunto deve essere presente in tutte feste, per consacrare amicizie e buonumore. Ci divertimmo molto tra canti e balli, visto che ad un certo momento in questi casi, dopo che la vodka ha cominciato a scorrere copiosamente, compaiono un paio di strumenti e tutti si mettono a ballare. Fu davvero un bel momento che ricordo ancora con piacere tra abbracci e rinnovate amicizie. Tuttavia nei tre giorni successivi dovetti sottostare ad una durissima punizione di Montezuma o di Tutankhamon o come diavolo si chiama da quelle parti, di cui oltre non vi dirò per non impressionarvi troppo, ma ricordo bene che è stata dura e questo non ha contribuito a farmi avere un buon ricordo di Taskent. Questo invece, servitoci con garbo e anche con un cero stile, è andato giù benissimo accompagnato anche da una buona zuppa che ha sapientemente riscaldato lo stomaco prima di andare a dormire.

Palazzi

SURVIVAL KIT

In giro

Cosa vedere a Batumi - Passeggiare sul lungomare, girare per il centro storico godendosi i vecchi palazzi liberty, quelli neoclassici o quelli sovietici, con i vecchi portoni in legno, dove vedere se sono aperte, la Sinagoga e la Moschea, tanto per capire che la Georgia non è monoliticamente cristiana; la piazza degli eroi; i baretti turchi sempre aperti; il museo Archeologico e quello etnografico della regione Agyara; la Cattedrale e la Chiesa di S. Nicola; il mercato centrale, non molto dissimile da quelli delle altre città. Fuori città, c'è il grande orto botanico, la collina raggiungibile con la teleferica (Agro cable car) da cui vedere la città dall'alto; gli scavi archeologici romani di Gono-Apsaros. In città provate a gustare la cucina agiara, gustosa e ancor più pesante della normale georgiana, con sovrabbondanza di formaggio e di burro. Bando ai trigliceridi, vi rimetterete a casa.

In centro a Batumi
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7 -  Kazbegi

sabato 24 agosto 2024

Caucaso 17 - Dalla montagna al mare

Al ghiacciaio Shkhara - Svaneti- Georgia - maggio 2024

Verso il ghiacciaio
E' mattino presto a Mestia e l'aria è molto frizzantina. Rinunciamo definitivamente alla colazione dell'Eden che abbiamo visto non essere indimenticabile e ce ne andiamo a piedi fino alla stazione degli autobus. Dietro di noi l'arco delle montagne sta manifestando tutto il suo splendore, proprio oggi in cui si preannuncia una magnifica giornata di sole. Ushguli e la sua valle magica e misteriosa sono lontane e anche il fronte del ghiacciaio Shkhara, che arriva a tre chilometri dalle ultime case è ormai alle spalle, un mondo davvero lontano dalle montagne comuni che incontri per il mondo e che non pensavo di trovare in questo Caucaso dei misteri e delle promesse. Le torri della cittadina sfilano alla nostra destra, quasi si siano messe in ordine per salutarci mentre le lasciamo per sempre, solitari soldati di una armata ormai desueta a guardia di un mondo perduto a cui non servono più allo lo scopo per cui erano state create mille anni fa, ma ancora utili oggi a nuovi scopi, quelli di mostrarsi orgogliosamente a chi viene apposta fin quassù per vederle ed apprezzarle ed allo stesso tempo portando un po' di soldi in questa asfittica economia di montagna che altro non spera, visti i chiari di luna. La marshrutkha è in orario come al solito e, pur essendo appollaiati in posti non troppo comodi, partiamo alle 8 in punto. 

La casa rovesciata

C'è il sole ma fa ancora piuttosto freddo e subito mi rannicchio, mettendomi addosso quanto ho a disposizione, un pile piuttosto spesso e la giacca a vento leggera che avevo tenuto a portata di mano, mentre a fianco a me un giapponese giovane e baldanzoso sta in ciabatte e maglietta. Ma questa è gente dura e pura che gira il mondo a scarpinare per sentieri di montagna, figuriamoci se abbada a coprirsi. Pelle dura e occhiali scuri, movimenti felpati da ninja, chissà quanto Himalaya si sarà già sciroppato con quegli occhi a fessura stretti e compressi, come chi si sforza dopo una settimana che non riesce ad andare in bagno, absit iniuria verbis! Comunque mentre si scende verso le valli più basse, non puoi fare a meno di rallegrarti per aver goduto della bellezza dello Svaneti, dei suoi monti e delle sue foreste, delle sue antiche case e della sua gente che lassù resiste inverno dopo inverno, anche se i ghiacciai dai fronti grigi e sassosi raccontano anche qui di un cambiamento inarrestabile ed ineludibile ritirandosi a poco a poco come anche loro delusi dal cambiamento dei tempi. Così gira questo mondo e poco ci sarà da fare, se non fermarci come all'andata alla stessa trattoria di posta dove fare pipì e poi risalire dopo aver sgranchito le gambe, per le altre quattro orette di viaggio. 

la spiaggia

Poi, più o meno giunti dalle parti di Jvari, dove abbiamo raggiunto la piana e il bivio, il nostro mezzo se ne torna a Kutaisi e noi cambiamo corriera e ci lanciamo verso il mare. Noti subito che qui è cominciato un altro mondo; paesi dalle case più nuove e moderne, auto numerose che affollano la strada; un'aria diversa insomma, quella che si crea quando improvviso, avverti che comincia a correre il grano. Infatti superato il fiume Rioni, che oramai ha il corso più calmo e lento di chi scorre nella piana senza quegli sconvolgimenti e salti di livello che hanno qui i corsi d'acqua quando lasciano le montagne, costeggiamo un grande lago o meglio lo stagnone di Paliastomi, una riserva naturale del parco di Kolkheti e arriviamo al mare, la riviera della Georgia, dove da tempo si è sviluppato una sorta di turismo che richiamava un tempo soprattutto i tanti sovietici bramosi di sud e di sole e che oggi tenta di aprirsi al turismo internazionale. Famose spiagge si susseguono, Shekhvetili, Kobuleti, Tsikhisdziri, accidenti ma come è difficile da pronunciare questa lingua. Quando, arrampicandoci sulla collina dove sorge il grande giardino botanico, capiamo di essere quasi arrivati, in parte per la coda di auto in cui ci troviamo imbottigliati e poi perché lontano sul golfo che compare all'orizzonte, intravedi subito i grattacieli di Batumi, quella che voleva essere la Dubai georgiana e capoluogo dell'Agiaria, l'estrema regione ad ovest del paese. 

Palazzi di Batumi

Già Batumi, l'antica Batoum, fu importante porto della Colchide e chissà se proprio qui approdarono gli Argonauti o poco più in su, in quell'Abkhazia misteriosa più vicino ai monti, che nascondeva tra le loro valli misteriose le pagliucole d'oro che si andavano ad impigliare nei velli delle greggi che discendevano a valle traversando i fiumi. Sia come sia, Batumi divenne il più grande e frequentato porto sia coi bizantini che col regno di Georgia verso l'anno 1000, che successivamente nell'Impero Ottomano. Oggi, a pochi chilometri dal confine turco sarebbe forse ancor più rilevante, vista la ferrovia ripristinata che corre alla periferia della città e che sta diventando vitale nel transito di merci tra Russia e Turchia, esageratamente aumentato con la guerra in corso, in cui l'orso russo necessita disperatamente di sbocchi e transiti percorribili per aggirare l'isolamento a cui vorrebbero sottoporlo. Così proprio qui la città si è sviluppata mostruosamente visto che si voleva creare in questo luogo un punto di attrazione che sfuggisse ai rigori religiosi dei vicini del sud ed alla durezza dell'ingombrante regime del nord, insomma un oasi libertaria dove si potesse dar via libera al peccato, leggi alcool, casinò gioco d'azzardo e  altro naturalmente. Insomma una sorta di città dell'amore, una Love city come venne subito battezzata. 

Orbi Hotel

Quindi via libera al cemento selvaggio, che tuttavia, non avendo a disposizione la montagna di petrodollari del Golfo, si è sviluppato un po' alla Dubai dei poveri, alla vorrei ma non posso, con una serie di costruzioni esagerate ma anche volgari e dalla qualità discutibile. Era da prevedere che si sarebbe gonfiata una bolla potente mentre le gru si innalzavano veloci e che forse avrebbe lasciato una selva di megacostruzioni non finite e destinate ad una trista decadenza, ma poi è scoppiata la guerra e una torma di giovani russi abbienti, in cerca di una soluzione per sfuggire alle trincee, hanno varcato massicciamente la non lontana frontiera e hanno cercato tra questi grattacieli soluzioni di sopravvivenza che comunque contribuiscono a mantenere viva e vitale la città, mentre il turismo ancora non decolla. Sono le due e ci abbiamo messo più o meno sei ore ad arrivare calando dai monti e qui possiamo dire di essere precipitati di colpo in una Las Vegas de noantri, con tutte le caratteristiche tipiche di questi posti, un po' cafonal come direbbero i nostri fighetti con la bocca a cul di gallina. Noi cerchiamo di raggiungere comunque il nostro alloggiamento che dovrebbe essere in riva al mare in uno dei palazzoni Orbi, ognuno di 54 piani che si affacciano su una spiaggia grigia e battuta dal vento, per un totale, almeno così recita un cartellone pubblicitario che incita all'acquisto, di un residence di 32.000 appartamenti! 

una facciata

L'indirizzo che ci avevano segnalato era sbagliato per cui trottiamo a lungo qua e la per trovare la nostra meta. La reception della vagonata di appartamenti da poco finiti è al piano 38, dove siamo accolti, con amichevoli "ehi bro", da un gruppetto di picciotti dall'apparenza furbastra e un po' mafiosa, che gestiscono il via vai di chi arriva, parlando in un anglo-russo alquanto bizzarro. Poi per la verità tutto funziona regolarmente e noi prendiamo possesso del nostro, al 35esimo piano, da cui si ha un bel colpo d'occhio su tutta la città. Intanto capisci subito che tutto in città è un po' anomalo. Pare che la metà di questi appartamentini siano vuoti ed in vendita e che uno studio viene via sui 6/7000 € tanto per capirci e pur essendo decisamente carini, anche perché sono appena finiti, qui i costi sono inferiori a tutte le altre città georgiane. Se vi piace insomma, il luogo più economico per venire in vacanza, anche se magari i corridoi sono ancora da piastrellare o gli ingressi ancora piuttosto indietro nelle finiture. Eppure in giro sulle spiagge che si prolungano all'infinito verso il confine turco, si continua a costruire. Usciamo subito per immergerci in questa realtà un po' folle, così diversa, diciamo pure opposta a quella dello Svaneti che abbiamo appena lasciato. La passeggiata è infinita, da qui alla punta centrale ci sono almeno un paio di chilometri, dal lato opposto più di quattro. 

Il colosseo hotel

Larga e contornata da bei giardini, costeggia una spiaggia di tipo riminese anche se ciottolosa, che, complice una giornata con tanta, tanta voglia di piovere, si presenta grigia e un poco tristanzuola, visto che non c'è quasi nessuno, anche perché, essendo aprile, l'acqua deve essere ancora un po' freddina, ma piacevole. Qualcuno si avventura fin sulla spiaggia un po' per toccare l'acqua, un po' per avere la sensazione della vacanza adriatica, tutto piadine e divertimento, tornando poi mestamente tra qualche traccia di stabilimento balneare ancora in fase di preparazione. Poi è tutto un seguito di chioschi, negozietti di souvenir semichiusi, gelaterie, attrezzature da mare e fornitori di altri generi di conforto in attesa che la stagione si dispieghi, almeno se mai lo farà. Dall'altra parte della passeggiata, oltre i giardini, per la verità molto ben tenuti, una ridda di costruzioni diciamo così fantasiose, che vanno dalle case apparentemente capovolte, a un colosseo bianco e piastrellato, una specie di torre di Pisa ma poco pendente, non si sa mai, una improbabile fontana del Nettuno bolognese nella Plaza all'italiana e ad una serie di grattacieli bizzarri e pretenziosi che tuttavia non mostrano gli slanci di fantasia progettuale di altri luoghi consimili. Intanto comincia a scendere una fastidiosa pioggerella, come se anche il cielo ce la mettesse tutta per farti apparire questo luogo come tristanzuolo e poco attraente, mentre in fondo non ci si starebbe affatto male col sole e una sdraio. Noi proseguiamo tra palme, panchine, fontane, sentieri e bar, lungo questo boulevard che pensate, è lungo oltre sei chilometri, con parchi divertimenti, delfinario e giardino zoologico. Vediamo dove riusciamo ad arrivare prima del tramonto!

Il mar nero a Batumi

SURVIVAL KIT

Orbi City


 Aparthotel Orbi City - New Boulevard -  Batumi- Li noterete subito essendo 3 parallelepipedi di 54 piani di taglio di fronte al mare. Appartamenti di varia metratura, con cucine e bagno, nuovissimi molto bene attrezzati, con AC, riscaldamento, TV, frigo, bagno bene attrezzato e ben funzionante con doccia chiusa. Cucina fornita e lavatrice. Adatto anche per lunga vacanza. Letto king, free wifi, cassaforte. Booking lo dà sui 40€, ma sembra che si trovino prezzi molto più bassi fino alla metà, perché ce ne sono moltissimi vuoti. 

Comunque in città si trovano un sacco di camere a 20 € e anche meno. 



La torre di Pisa


Al mare
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