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domenica 23 ottobre 2022

Taste of Tuscany 28

 


come un sipario

si aprono i cipressi -

colora il cielo

sabato 22 ottobre 2022

Taste of Tuscany 36

 


glicine lilla

dipingi il muro antico -

profuma l'aria


venerdì 21 ottobre 2022

Taste of Tuscany 35

 


edera fitta

risale lungo il muro -

che umidità!


giovedì 20 ottobre 2022

Taste of Tuscany 34

 


terme lucenti

come l'acquamarina -

tra gli smeraldi 


mercoledì 19 ottobre 2022

Taste of Tuscany 33

 


la nube azzurra

naviga sopra i colli -

com'è leggera!


martedì 18 ottobre 2022

Taste of Tuscany 32



tra gli smeraldi

risplende il cupolone -

bianco diamante


 

lunedì 17 ottobre 2022

Taste of Tuscany 31

 


ciotola rosa -

tra l'erba ciularina 

ti fai più bella


domenica 16 ottobre 2022

Taste of Tuscany 30

 


rami fioriti

abbracciano la vite -

che sintonia!


sabato 15 ottobre 2022

Taste of Tuscany 29

 


sulla collina

la vite è generosa -

prepara il tino


giovedì 13 ottobre 2022

Taste of Tuscany 27

 


sul colle avito

buca il cielo un cipresso -

aspetta sera

mercoledì 12 ottobre 2022

Taste of Tuscany 26

 


muri sbrecciati -

la piccola finestra 

nasconde un falco


martedì 11 ottobre 2022

Taste of Tuscany 25

 


tra antiche torri

suona mesto un rintocco -

è la più alta?


lunedì 10 ottobre 2022

Taste of Tuscany 24

 



nel bosco fitto

suonano i cinguettii -

dura salita


sabato 8 ottobre 2022

Taste of Tuscany 22

 


fiorisce il pesco

davanti al muro rosso -

chiuso è il convento


venerdì 7 ottobre 2022

Taste of Tuscany 21



tra antiche mura

l'erba fa capolino -

dov'è il soffitto?

 

giovedì 6 ottobre 2022

Taste of Tuscany 20

 


uno smeraldo

brilla col sole vivo -

tetri i cipressi

venerdì 16 settembre 2022

Un tour d'Italie 35 - Back home

Lucca - Il Duomo - foto T. Sofi


 Passeggiare per la città, ecco la cosa giusta da fare l'ultimo giorno prima del ritorno definitivo, perché qui è un po' come il coro della Forza del destino: Partiam, partiam, partiamo e alla fine non si parte mai, sei sempre lì che vuoi dare un'occhiata ad un'ultima cosa. Essendo stata poi Lucca definita come ultima tappa in assoluto di questa zingarata che ci ha portati un po' a zonzo per la penisola, ci sta che ci si aggiri senza meta per respirare al meglio anche di giorno l'aria della città, che riconfermo, è davvero gradevole. Il centro, in realtà tutta la parte dentro la cerchia delle mura, è un omogeneo insieme di abitato tardo medioevale, case antiche, palazzi di poderose dimensioni e chiese ben conservate che ornano piazze e piazzette ad ogni svoltar d'angolo. A cominciare dalla curiosa e tra le poche in Italia, piazza dell'Anfiteatro, costruita materialmente sulle rovine del grande ovale dell'arena romana, le cui tracce si riconoscono chiaramente all'interno di ogni negozio, di ogni costruzione. La sua origine rimane comunque inequivocabile, vuoi anche per la mancanza di vie dirette di accesso, infatti entri nel grande spazio solo attraverso quattro strette porte, probabilmente le stesse che consentivano l'ingresso nel luogo degli spettacoli. Ovviamente questo è uno dei centri più frequentati della città, non foss'altro per la serie di locali disposti lungo i suoi fianchi che attirano tra sentori di tartufi neri e di pappardelle al cinghiale, i turisti in cerca di cibo. Comunque non voglio star qui a raccontarvi i vari punti attrattivi di questa bella città, le diverse chiese, i palazzi, le piazze, men che meno i musei, potrete dare un'occhiata sul web e li trovate tutti bene elencati con dovizia di particolari.

Ma se avete solamente una giornata o peggio qualche ora, dopo aver dato una occhiata sommaria alle chiese di S. Michele e di S. Frediano e se ce la fate, dopo essere saliti i 230 gradini della torre Guinigi, vero e proprio bosco verticale ante litteram, con i lecci che crescono sulla sua sommità, da cui potrete avere una visione di insieme straordinaria di tutta la città (e aver considerato che Lucca aveva ben 250 torri di ogni dimensione alla fine del medioevo, delle quali rimangono solo questa e quella delle Ore), non perdetevi almeno una visita a fondo del Duomo dedicato a S. Martino, vero pezzo d'arte di grande spessore che necessita come minimo di un paio di orette di attenzione, per poterselo godere con calma. Con la sua bella facciata ispirata al duomo di Pisa, vi stupirà immediatamente a causa della sua innaturale asimmetria che lo differenzia da qualunque altro. Anche qui bisogna considerare come in ogni epoca la necessità abbia fatto virtù, infatti pare che la costruzione della chiesa, essendo iniziata successivamente al preesistente campanile, abbia dovuto artificiosamente restringere le dimensioni esterne della navata di destra, con questa particolarissima soluzione che ne fa così un unicum interessante. D'altra parte tutto l'edificio ebbe una storia costruttiva particolarmente travagliata, guarda caso mancanza di fondi, progetti iniziati e portati avanti con leggerezza e molti furono quelli che dovettero metterci le mani, per correggerli. Ad un certo punto si parlava addirittura di lavori "meschini e non solidi a sufficienza" e di "grande negligenza di costruzione", insomma tutto il mondo è paese, tanto che molte cose, pilastri ed altro dovettero essere addirittura rifatti ex-novo.

Fatto sta che alla fine, dai e ridai, chiamati maestri che avevano contribuito alla costruzione della fiorentina S. Maria del Fiore, ne venne fuori la magnificenza che potete vedere oggi, con la particolare armonia del romanico pisano con la sua alternanza di vuoti e di pieni, ombre e luci, data dalla sfilata delle colonnine marmoree che ricoprono la facciata e che la rendono leggera e piacevolissima. Naturalmente tante cose da vedere, a partire dalla statua medioevale di S. Martino che dona il mantello al povero, al misterioso labirinto inciso alla base del pilastro addossato al campanile, che ricorda quello di Chartres e richiama ricordi dei misteriosi Templari condannati ad una damnatio memoriae che ne aumenta l'alone di magico mistero. Oltre alle tante opere contenute all'interno, vi ricordo solamente un Tintoretto ed un Ghirlandaio, ma ben sapete che in Toscana, basta entrare in una chiesa e ne trovate di ogni. E' ovvio comunque, che la sosta più attesa e sospirata sarà comunque quella nella cappella laterale che contiene la famosissima tomba di Ilaria del Carretto di Jacopo della Quercia, vero capolavoro scultoreo che ritrae la ragazza dormiente, morta giovanissima, riccamente abbigliata, con ai piedi un delizioso cagnolino. effettivamente la bellezza dell'opera è sconvolgente e vi farà prolungare la sosta oltre le vostre previsioni. 

Un'altra curiosità è data dal crocifisso nascosto nel tempietto fatto ad edicola della fine del '400, nella terza campata della navata di sinistra, che raffigurerebbe addirittura il vero volto di Gesù, dato che secondo la leggenda sarebbe stato scolpito dal fariseo Nicodemo stesso e giunto miracolosamente attraverso il mare sulle coste toscane. Naturalmente non perdete tutto il resto incluso il museo che contiene tutta una serie di opere, messali miniati e i gioielli. A pochi passi dalla Chiesa, poi, sulla piazza c'è poi il complesso monumentale archeologico delle chiese di S. Giovanni e S. Reparata col famoso portale del 1100, antecedenti al Duomo. Se ce la fate salite anche sul campanile col suo concerto di sette campane, alcune originali dell'epoca. Mentre tornate sui vostri passi non perdete la bella ed ariosa piazza di Napoleone col suo imponente palazzo Ducale. Ci sarebbe anche il museo Mansi, collocato in un magnifico palazzo contenete tutti arredi di epoca, con la sua pinacoteca, ma tanto non avrete tempo di andarlo a vedere e quindi non ve ne parlo per malizia. Insomma ce n'è da godere. Invece a voi tocca percorrere di nuovo la strada verso l'uscita, passare sotto le mura imponenti, senza aver potuto neppure percorrerle tutte, 4 chilometri, alte 12 metri e larghe 30, con il viale alberato che le percorre per intero! Come un'autostrada di oggigiorno e unico esempio di mura difensive dell'era moderna giunte fino a noi completamente intatte. La macchina è ancora lì e sembra non avere nessuna voglia di portarci fino a casa, ma questo è il tragico e barbaro destino che ci aspetta alla fine di ogni viaggio e quindi facciamocene una ragione.

Duomo - L'edicola


mercoledì 14 settembre 2022

Un tour d'Italie 34 - Lucca

Lucca - Piazza dell'anfiteatro - foto T. Sofi

 

La via del ritorno è lunga, sempre molto più lunga di quella di andata, anche se in realtà la percorri in un tempo più breve, perché la vacanza è finita e hai voglia di arrivare a casa di levarti le scarpe e sei anche un po' intristito dal dover svuotare la valigia con tutto quello che ne consegue anche se non sei tu quello che deve fare le lavatrici, ma devi solamente mettere a posto le macchine fotografiche e poco altro. E' così, c'è poco da fare. Anche i panorami che scorrono attorno a te, da quel finestrino che ti ha dato tante visioni piacevoli, diventano meno interessanti, quasi scontati, eppure a volte erano gli stessi che all'inizio del viaggio ti avevano entusiasmato. Come è umorale l'animo umano! Allora spunta, al viaggiatore incallito, l'idea della giunta, come quella che il venditore di bellecalda davanti alla scuola col suo triciclo che portava due padelle, una di farinata e una di castagnaccio, usava fare in cambio delle dieci lire che tiravi fuori dalla tasca del grembiule, tre fette e poi alla fine una più piccolina, la giunta, data quasi come fosse una regalia speciale, proprio e unicamente per te, cliente abituale e che invece veniva gratificata a tutti gli avventori bambini che si affollavano attorno a quel carrettino a tre ruote. Eppure a forza di dieci lire quel tipo ha fatto studiare sei figli, diversi fino all'università. Eh già, la giunta è importante, Ecco perché si è deciso sulla lunga via del ritorno che è partita addirittura quasi da Salerno, si potesse fare uno stop in una città ancora non vista, da poter quindi aggiungere alla collezione. Ah, sempre quella maledetta smania del collezionista! La fortuna che in Italia i luoghi da vedere comunque eccellenti, sono talmente tanti che hai solo il problema di scegliere quale. 

E lungo la strada appunto ecco una tappa che ci è sembrata importante per piantarci una bandierina, la murata città di Lucca, in cima a quella Toscana, da dove poi in un veloce balzo si arriverà fino a casa. Quindi viaggiando di conserva dopo aver lasciato la costiera a Vietri, con  la sua ultima esplosione di colori e di maioliche luminose che ci ha regalato quel tocco di malinconia per aver lasciato uno dei luoghi di bellezza assoluta del nostro povero paese, imbocchiamo l'autostrada e lemme lemme risaliamo la penisola. Verso le diciotto veniamo premiati dalla vista delle mura imponenti che circondano questa nobile città, direbbe Marco Polo giunto sotto le torri di Samarcanda. Ma noi siamo italiani in Italia e quindi scafati alla bellezza e pronti invece al lamento generalizzato. Quindi invece di apprezzare l'imponenza della cinta del terrapieno che cinge completamente l'antico abitato, facendone un'oasi di tranquillità praticamente priva di auto, salvo i residenti, come dovrebbe fare qualunque città di buon senso, che si può ammirare anche comodamente percorrendone il largo camminamento che lo corona, ne vediamo immediatamente solo il lato negativo. Infatti avendo avuto l'accortezza di prenotare la notte in un bel palazzo antico del centro, siamo obbligati a lasciare l'auto negli amplissimi ed appositi parcheggi che circondano appunto i bastioni della città. Il fatto è che, porco qui, porco là, dobbiamo trascinarci le valigie, benedetto chi ha inventato i trolley con  le rotelle, dal parcheggio fino all'albergo, sotto una pioggerellina insistente e fastidiosissima, di quelle che ti penetrano nelle ossa artritiche e scricchiolanti da vecchio buono per le RSA, non è secondario alla sensazione di sgradevole persecuzione della nuvola fantozziana. 

Tuttavia grazie alla attenta programmazione valutata nella preparazione della trasferta, ci dirigiamo verso la nostra meta, con una certa sicurezza, grazie ai vari moderni strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione, benedetto anche chi ha inventato i GPS, e dopo aver sbagliato strada, non più di un paio di volte, porco qui e porco là, eccoci a bussare all'antico portone, che ci fa entrare oltre che nelle nostre camere, anche nell'atmosfera della città. Senti subito quel delizioso sentore di antico perché i palazzi che si alternano lungo le strade che vanno verso il centro hanno mantenuto la medesima omogeneità che rende Lucca davvero una bella città. Complice il tempo bigio, quasi da sottile nebbiolina alessandrina e la bassa stagione, camminare nelle strade con la luce fioca dei lampioni, incrociando solo qualche raro passante sul selciato bagnato e lucido, dà una suggestione rara che ti fa riconsiderare l'impressione di nervosa accidiosità che ti aveva pervaso all'arrivo. Sarà che non devi più trascinarti i bagagli e che invece le luci altrettanto nascoste del ristorante scelto per passare la serata in stile osteria toscana, sono ormai vicine e il cuore si riscalda, oltretutto il pranzo è stato quasi saltato. Mangiare bene, in buona compagnia, magari tagliatelle al cinghiale e pasta fatta in casa e camminare lentamente per le strade di una antica città per te nuova, è un grande piacere, un ultimo boccone di piacevolezza da aggiungere alla fine come un delizioso dessert in uno di quei pranzi che hai gustato dall'inizio alla fine. Tanto per restringere in fondo all'animo la tristezza del momento, un modo di rimandare ancora un poco quel termine del viaggio, tratto ideologico che vorresti non finisse mai.

San Frediano

SURVIVAL KIT

Guest house S. Giustina - Via S. Giustina - Lucca - In pieno centro storico ma ragionevolmente vicina ai parcheggi esterni alle mura dove dovrete lasciare la macchina (500 m. circa). Poche camere ricavate in un antico palazzo e arredate con cura. 68 € la doppia senza colazione (c'è comunque caffè e té). Bagno privato esterno. Dotazioni buone, pulito e silenziosissimo. Il gestore è molto gentile e dà buoni consigli. Possibilità di pacchetto con affitto biciclette molto interessante per girare la città e le mura. Consigliatissimo per qualità/prezzo. 

Vecchia Trattoria Buralli - piazza S. Agostino 10 - Lucca - Classica trattoria toscana, con piatti tradizionali e lucchesi in particolare, una delle più antiche della città, molto frequentata dai locali. Ambiente consono. In generale tutti i piatti da noi ordinati (eravamo in quattro) piuttosto buoni. Crostini, pappardelle al cinghiale, tagliatelle con tartufo nero e altre piacevolezze. Pasta fatta a mano e cacciagione disponibile. Servizio cortese e professionale. Rimane la voglia di provare altri piatti che ti passano accanto per gli altri tavoli e appaiono golosi. Prezzo congruo. Da riprovare.

Pappardelle al tartufo

sabato 4 giugno 2022

Un tour d'Italie 15

Montemerano - verso piazza del Castello


Per fortuna, alla fine, c'è il fatto che in Italia ti sbagli in pochi posti, se sei deluso da un luogo, basta che ti sposti di un soffio e godi di nuovo. Infatti aggiri le cascatelle del mulino prosegui in una larga curva fino a salire la collina, dove tra l'altro hai anche un bel punto panoramico dove dare un'altra occhiata, diciamo un esame di riparazione, al sito termale e diciamo che alle ultime luci della giornata, la gente ha in massima parte abbandonato il luogo, per cui il colpo d'occhio, seppur di lontano, lo rivaluta alquanto. Le pozze blu orlate del bianco calcare che ne disegna i bordi si estendono sotto la vecchia casa a ventaglio, scendendo a balze irregolari fino al fiumiciattolo che porta via le acque, quasi un sistema naturale di pulizia, dato che praticamente il ricambio quasi totale avviene in qualche decina di minuti, garantendo ai bagnanti un liquido curativo quasi vergine che accarezzi la pelle e ne sprigioni l'effetto taumaturgico che già i Romani venivano a cercare tempo fa. Io comunque mi immergerei il più a monte possibile, voi vedete pure e fate poi come vi pare. Da questa terrazza a fronte, si ferma comunque qualche macchina per un'ultima foto, la posizione è ottimale e qualcuno la macchina ce la lascia anche, visto che è gratis e alzato il filo che recinta il campo, lo discende abusivamente fino ad arrivare al torrente da questa parte ed aggredire le piscine da valle anziché da monte. De gustibus. Ma la strada sale ancora un po' su questo colle ornato alla cima, tanto per cambiare, da un altro splendido paesino, Montemerano, gemma nel cuore della Maremma, che, anche se a me sconosciuto è pure annoverato tra i borghi più belli d'Italia, che immagino saranno a centinaia. Perché diciamocelo pure, il nostro paese, ha un po' tutto quello che si va a ricercare quando si vuole ad andare a scovare il bello in giro per il mondo. 

Cultura e natura, mare e montagna, cibo e bevande, città d'arte e piccoli paesi in quantità, tra i quali non riuscirai comunque a scegliere il più bello. So di dire una cosa scontata, ma di tanto in tanto giova ripeterlo.  Per questo piacciamo e siamo noti in tutto il mondo. Ricordo sempre un cliente russo degli Urali, che nel '93 usciva dai suoi confini per la prima volta, stupito all'inverosimile e deluso pure percorrendo la periferia di Milano, perché pensava che l'Italia fosse costituita tutta da paesini come San Giminiano, mentre a Venezia si chiedeva come mai non venivano rifatte tutte quelle case così vecchie e rovinate dall'acqua lungo i canali. Si comprò però una bella gondola da mettere in camera da letto ed un Pantalone di maiolica made in China, facendo il suo dovere di buon turista e se ne ritornò a Ufa (uno dei tanti buchi del cxxx del mondo) felice. Noi che abbiamo trascurato ingiustamente Pitigliano e Civita, pur vicinissime, ma già viste, sempre alla ricerca del nuovo e stupefacente, eccoci invece qui a salire le stradine ripide che portano alla sommità di Montemerano in festa, che poi in giro per paesini, qualche festa la trovi sempre in Italia, patria delle sagre. E infatti facendoci largo tra una folla tutto sommato considerevole, saliamo per le vie curve attraverso porte antiche a superare ben tre cerchie di mura, le une incastrate nelle altre e fuse in costruzioni successive, camminando a fianco a vecchie torri ancora oggi trasformate in case ed abitate, lungo acciottolati che ti conducono in piazzette solitarie circondate da facciate ricoperte di edera e fiori, con scalette che conducono a porticine nascoste, fino alla piazza del Castello che mantiene completa quella sensazione di arresto del tempo. 

Potrebbe uscire ad ogni momento, dalla vecchia porta di un monastero di legno antico una processione di nobili e cavalieri a portar labari e bandiere fino alla Chiesetta vicina a festeggiare il Santo, scende ripide stradine e risalire vicoli fino a fare al completo il giro del paese, circondati da un'ala di folla plaudente o silenziosa a seconda del quadro che si presenta. Ma non è fantasia, la processione c'è davvero, se no che festa sarebbe. I turisti son venuti apposta e vanno contentati. Cosi slappandosi un gelato puoi sederti su un gradino e goderti la sfilata con i bimbi compresi della loro occasione di camminare coperti di panni antichi e ragazze ansiose di mostrare la loro fiorente bellezza nella vesti di Madonne rinascimentali con i capelli baroccamente agghindati. I tamburi rumoreggiano in ritmi che poi alla fine son sempre gli stessi, tatatàn tatatàn tatatàn tàn tàn, e anche gli ultimi passano tra il plauso del volgo che ammira come cinquecento anni fa, la processione che si dirige verso la chiesa. Peccato che questa rimanga irrimediabilmente (e pare perennemente) chiusa. Informatevi eventualmente se telefonando ve la fanno vedere, perché questa di San Giorgio, oltre ad essere un vero e proprio gioiello romanico, contiene una sequela di opere assolutamente meritevoli di essere viste tra le quali affreschi di scuola senese, un polittico di Pietro di Sano, un San Pietro ligneo dle '400 e la celebre, pare, Madonna della Gattaiola che presenta alla base del dipinto un buco nel muro, fatto, si dice, da un parroco animalista, per far passare i gatti. Pazienza, vuol dire che la guarderò sul web. Così girolando e godendo viene il tempo di accedere all'osteria, quella che la nostra amica Nunzia ci aveva saggiamente segnalato, per far venire sera, come si usa in Maremma, tra due pici ed un bicchier di vino.


Madonna della Gattaiola

SURVIVAL KIT

Montemerano - (GR) - Se avete già visitato i più importanti borghi vicini di cui vi ho detto, non perdetevi anche questo gradevolissimo paesino, che potrete gustarvi in un paio d'ore, salendo fino al Castello attraverso una serie di porte successive e passando dalla Pieve e il monastero. L'abitato è splendidamente conservato, forse meglio godibile nei momenti di poco afflusso. Cercate di riuscire a vedere la chiesetta di San Giorgio, provando a questo numero 0564 602736, se riuscite a concordare un orario per farvela aprire ed ammirare le molte opere d'arte, tra le più importanti del Grossetano.

Vecchia osteria Cacio e vino - Montemerano - Dal sapore tipicamente toscano qui, accompagnati dalla simpatia ironica del personale, gusterete piatti tradizionalissimi in un ambiente amichevole da trattoria di paese, comunque non disgiunta dalla qualità. Noi abbiamo avuto gnocchetti o tagliatelle al sugo di cinghiale, capocollo e salcicce, dolci fatti in casa e un Morellino assai gradevole. Tra i 25 e i 30 € per due piatti e un dolce,  a seconda di quanto mangiate. 



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venerdì 3 giugno 2022

Un tour d'Italie 14

Cascate del mulino - Saturnia - ore 12


 Il tempo di sbarcare i bagagli e sistemarli alla meglio nella camera e via veloci verso il target di oggi. Fare il turista, l'ho già detto più volte è mestiere faticoso. Non è certo il dolce flanare del viaggiatore che indugia a suo piacimento rimandando a momenti successivi eventuali impegni o desideri, se al momento gli sorge la voglia di fare altro, di godersi più a lungo una sosta o peggio ancora di oziare atarassicamente e rimanere in una fase di assenza di pensiero, possiamo anche chiamarla di meditazione assertiva, il non fare nulla convinti che questo da solo giustifichi il farlo. No, il turista ha itinerari preparati da seguire, orari da rispettare e cose da spuntare sul suo maledetto e ben preparato taccuino, non ci sono spazi per il riposo, questo si farà poi, tornati a casa, né tempo per i cambi di programma, tutto è perfettamente incastonato nel diario di bordo, studiato a suo tempo. Dunque via veloci per le terme di Saturnia tagliando in due la valle tra piante di ulivi e campi di grano. Come ho detto ci tenevo a questa tappa, avendone molto sentito parlare e come accade spesso la forte aspettativa si è tramutata poi in forte delusione. Un vero  peccato. Già la strada di avvicinamento, mostrando un traffico anomalo per essere tutto sommato una stradina di campagna, dava da pensare, visto che in fondo possiamo considerare la fine di aprile come un periodo decisamente fuori stagione. Il paese sulla collina non presenta interesse particolare e si è quindi deciso di procedere direttamente verso le cascatelle termali, sfilando il celebre resort che proprio su questa termalità ha fondato le sue lussuose fortune. 

Il faraonico parcheggio che occupa un intero e vasto campo deve mettervi in allarme e le torme di visitatori che vanno per almeno un chilometro versi il sito, bardati di tutto punto in accappatoi di spugna quando non direttamente in costume da bagno, calzato alla meglio tra le portiere aperte, con ceste e borse termiche contenenti il necessario per pasti lucculiani, dovrebbero mettervi in sospetto che la bellezza e l'unicità del luogo debbano subire una logica deturpazione, inevitabile certo, ma assolutamente fastidiosa. D'altra parte mi direte voi, se un luogo è bello e merita in assoluto una fruizione, come posso impedire a torme di abborracciati visitatori di accedervi in ogni modo. A meno che non si voglia impedirne del tutto l'accesso o limitarlo al massimo rendendolo a pagamento. Infatti o il luogo è così remoto e difficile da raggiungere, come lo era Pammukkale agli inizi degli anni '80, oppure, anche se si impone un ingresso a pagamento, la gente ci va comunque ed allora devi vietarne il calpestio materiale se, come in questo caso, questo può contribuire a rovinarlo materialmente. Fatto sta che compiuto il lungo percorso per arrivare dal parcheggio al sito, che tuttavia non serve a scoraggiare nessuno, in fila compatta tra torme di ragazzini urlanti, giapponesi occhialuti e turisti da gita fuori porta, accedi alla zona dove la gora che ha traversato i campi come piccolo ruscello si apre dietro ad un vecchio mulino cadendo in balze successive in una serie di piccole piscine che il deposito calcareo ha contribuito ad arrrotondare di bianchi bordi, mentre l'acqua tiepida procede verso la vasca successiva diluendosi in mille rivoli di delicato azzurro, fino a scendere nel fondo della valle dove il torrente che si forma quivi, se la porta via. 

Il tutto incorniciato dal verde dei prati primaverili circostanti, smeraldo puro punteggiato di margherite. Tutto questo è quanto dovresti vedere, l'aspettativa insomma, la realtà è un'altra. La gente che continua ad affluire essendo ormai quasi mezzodì, non solo ha occupato completamente i prati circostanti ricoprendoli di tovaglie e altri teli, ma ha già cominciato a disporre ogni cosa per i picnic, dalla lasagna untuosa, alle melanzane alla parmigiana con tutto il contorno del caso che non starò ad elencarvi. I prati smeraldini sono completamente occupati e non trovi eventualmente neppure un posticino per sederti a tua volta, posto che te ne venisse il desiderio. Ma questo è nulla. Anche le piscine balsamiche,che i due rivoli che avvolgono il casotto del mulino, hanno formato nei millenni appena trascorsi, sono completamente popolate da altrettanta, se non ancor più numerosa folla. Un carnaio di corpacci seminudi, c'è poco da fare, l'italiano medio è grasso, grassissimo con tendenza definitiva all'obesità, a mollo nelle pozze sguazzando chiassosi  che si beano a più non posso della presunta efficacia curativa dell'acqua che, come ben si sa ed è reclamizzato, rende la pelle di pesca anche ai rettili squamati. Praticamente l'intero sito, con la sua conclamata bellezza, non è assolutamente visibile, ripieno com'è di rotoli di ciccia debordante, chiappe maestose suddivise da fili interdentali e intanto, la gente continua ad affluire festosa. 

Cammino un po' intorno risalendo la scarpata a monte per vedere se nei punti un poco più scoscesi la folla dirada, ma è speranza vana, tutto occupato anche la parte finale del ruscello che arriva da monte, anche questo in larga parte occupata da bagnanti beati. Ora, non pensavo certo di fruire del beneficio balsamico delle acque, non essendo punto attrezzato alla bisogna, ma almeno il colpo d'occhio me lo aspettavo. Certo sono rimasto deluso e innervosito, ma pensante a cosa deve essere questo luogo nei veri momenti di grande afflusso, vacanze comandate, estate o altro. Va beh, si è fatta l'una, cerchiamo almeno di buttar giù qualche cosa, visto che qui tutti mangiano e bevono ai quattro palmenti, d'altra parte con un simile afflusso chissà quanti bar e locali faranno i soldi con la pala alle spalle della massa turistica disposta a tutto. Altro errore di giudizio clamoroso. C'era un baretto all'ingresso un tempo almeno, ma al momento per motivi ignoti è chiuso. Ora che in un luogo simile dove si affollano affamate e assetate, migliaia di famigliole in preda al sabba consumatorio di bibite, gelati, panini e porchette, non ci sia un locale che dia questo servizio mi pare cosa criminosa e assolutamente stolta, visto che sarebbe una vera e propria miniera d'oro. Non vale certo l'osservazione che si aumenterebbe la propensione a lordare il luogo sacro, visto che tutti arrivano già ben forniti in  materia. Comunque se non ci hai pensato prima morirai di fame o di sete, in alternativa, vattene quindi visto che non c'è niente più da vedere. Torniamo quindi mestamente al paesello soprastante, ma  il toast che ci siamo permessi ad un assolato baretto vicino alla piazza centrale, mi ha ingozzato a talmente da non farmi bastare una intera bottiglietta di acqua. Questo è quanto, cerchiamo di andare a vedere qualcosaltro, va', che è meglio, che oggi non marca mica bene.


ore 20

SURVIVAL KIT

 Terme di Saturnia - Marciano (GR) - Complesso costituito da una sorgente di acqua termale a 37,5°C costante tutto l'anno, in parte deviata in un resort di lusso con campo di golf, in parte nel parco termale a pagamento e infine nella parte gratuita e aperta al pubblico delle Cascate del mulino, dove il torrente Gorello che arriva dal Monte Amiata, forma una serie di piscine naturali calcaree nelle quali è possibile fare il bagno. Parcheggio a pagamento a 1 Km dall'ingresso. Sempre affollatissime. Portatevi da mangiare e soprattutto da bere, perché non sono previsti servizi di bar o ristorante se non al paese soprastante lontano circa 3 km. Contrariamente a quanto riporta il sito. Per non rimanere quindi delusi dal sito che comunque dovrebbe avere una sua straordinaria bellezza, veniteci d'inverno e lontano da qualunque festa comandata, tanto se volete fare il bagno l'acqua ha temperatura costante tutto l'anno. In alternativa pensate di trascorrere una intera giornata al Parco termale a pagamento, che affitta anche asciugamanie accappatoi.


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