venerdì 17 agosto 2018

Etiopia 47 - La depressione di Dallol


L'area di Dallol

Le fumarole
Il vento è cessato. Non si riusciva a tenere neppure il bordo del sacco lenzuolo, che avevi paura che volasse via, poi la notte si è improvvisamente calmata, con la luna alta nel cielo e le ombre dei ciottoli sotto di te. E' una luce innaturale, sembra che ogni cosa si sia rovesciata e tu non sei qui che guardi in su verso quel disco che forse è la terra e questa invece è la superficie morta del suo satellite, così almeno devono averla vista i pochi che sono stati lassù. Più in sù brillano Orione davanti al Toro e le pleiadi ed i Gemelli (che goduria avere Skymap sul cellulare). La notte è davvero calma, eppure non riesco a dormire, essere qui è al contempo eccitante e pacato. L'adrenalina dopo un poco scende e lascia il posto alla riflessione, al silenzio assoluto, ora che non c'è più neppure il sibilo del vento. Puoi rimanere a guardare la luna che scende lentamente mentre all'opposto comincia il chiarore che presto illuminerà completamente il cielo sopra di te. Ma ancora prima bisogna mettersi in marcia, sciacquarsi la faccia con una bottiglia di acqua e radunare le quattro cose che hai tirato fuori dall'auto. Cerchi di allontanarti un po' per le necessità fisiologiche, ma qui davanti a te c'è solamente il nulla piatto. Shaka Zulu chiama per la colazione, uova, banane, anguria, ananas, non morirai di fame neppure oggi. Saranno le sei e mezza e fa già un caldo dannato. Partiamo in colonna verso una zona vulcanica chiamata Dallol. 

Dallol
Qui la depressione del Danakil affonda oltre i 100 metri sotto il livello del mare. Non è raro, percorrendo le piste di questa terra morta, pensare a superfici di altri pianeti o di altri corpi celesti, proprio per la totale estraneità di questi paesaggi con altri luoghi che tu puoi aver conosciuto. D'altra parte proprio da qui hanno preso spunto molti sceneggiatori per ricreare i set di satelliti alieni, Luna, Marte, Venere e altri senza nome che non potevano essere immaginati con i soli sforzi della fantasia e che invece qui incontri, spostandoti per linee diritte e veloci. A Dallol, una eruzione recente ha creato un campo di lava sconfinato, allargatosi come una macchia di liquame fuoriuscito da un bollitore scoppiato. Cammini sui grovigli di lava arrotolata la cui superficie scricchiola sotto i piedi; avanzi con difficoltà per centinaia di metri, sempre attento a non mettere un piede in fallo, sarebbe un peccato rompersi una gamba. E' un cammino che sembra lastricato di mattonelle fungiformi inserite nel terreno da gnomi malefici per metterti a bella posta in difficoltà. Terminata la salita, davanti a te si apre un campo irregolare di solfatare in perenne sobbollimento. Laghi di liquido verde o rosso o ciano si alternano a pinnacoli di depositi minerali, gialli di zolfo, mentre sbuffi di vapore bollente fuoriescono da ogni foro del terreno. E' tutto un alternarsi di stalagmiti colorate, rosse ed arancio, di ossidi di ferro o di diversi composti misteriosi, ricoperte di bianche patine di potassa o altri sali maligni, intrisi di verde cloro o marci marroni di tutte le sfumature.

New York
Ti aggiri su ponticelli di lava di certo pericolosi ed incerti, mentre rivoli di liquido bollente scorrono e ruscellano riunendosi in torrentelli limacciosi che scompaiono subito di nuovo nelle viscere di questa groviera aliena. Sali su un monticello più elevato degli altri e subito uno spazio più ampio ti si para davanti agli occhi, fatto di altre concrezioni e fumi e pozze fangose ribollenti, da rimanere senza fiato, anche e soprattutto per gli odori nauseabondi che ne emergono in continuazione o per i gas che non ti lasciano quasi respirare, facendoti tossire a lungo, fino a respingerti da questo luogo inadatto alla vita. Eppure qui sono venuti biologi da tutto il mondo proprio a ricercare la vita, una vita incongrua ed estrema che riesce a sopportare ambienti chimicamente e fisicamente impossibili, almeno sulla carta. E invece qui ci sono colonie di batteri che resistono a temperature di 120°C, a concentrazioni di zolfo, cloro e altri veleni superiori ad ogni possibilità conosciuta. Qui forse è possibile trovare e riconoscere quante e quali siano le possibilità della nascita della vita nei luoghi più diversi dell'universo; forse proprio la vita si può formare anche in situazioni che noi non riusciamo ad immaginare. Traversando altre fumarole scendiamo verso le macchine, tossicchiando, mentre il sole ormai alto, picchia feroce sulle teste. Riprendiamo la strada in una piana salata nella quale la superficie si solleva a scaglie continue mostrando il contrasto tra la coltre bianco sporco superiore e gli ossidi rossastri sottostanti.

Una cava di sale
La pista corre a fianco di monti di sale stratificato dalle forme contorte. Poi un varco si apre tra le alture e le penetri attraverso quello che potrebbe essere un letto scavato da una improvvisa fiumara che si è fatta strada in questo materiale tenero e terroso. Più ti infili tra le curve e le anse di questa caccia al tesoro, più le pareti si alzano e il canon scende verso il basso. I fianchi di quelle che sono ormai montagne vere e proprie, mostra forme fantasiose che subito la mente avvicina ad animali e mostri semza nome,  fino a che lo spazio si apre come per entrare in una colossale caverna della quale però la continua erosione ha fatto crollare il soffitto. Tutto attorno, alte formazioni di sale, pilastri di cattedrali crollate, fianchi di edifici deformati dai ruscellamenti, una set di una New York apocalittica e devastata da qualche catastrofe inattesa. Cammini tra le guglie e non puoi non immaginare un mondo post nucleare dove la vita umana non sia più possibile. Provi a sederti su un masso di sale, ma la superficie scotta, ormai abbiamo certamente superato i 45°C e qui non resisti a lungo. Meglio raggiungere la macchina dell'organizzazione, dove c'è un contenitore nascosto pieno di ghiaccio e Coke a 50 birr cadauna. Shaka Zulu è lì ad aspettare i suoi polli scrollando il testone rasta, tanto è lì che dobbiamo arrivare e bisogna fare in fretta che il ghiaccio si scioglie in un attimo appena apri lo scatolone.

I blocchi di sale
50 birr, più o meno fanno 1,5 euro, è il compenso di 50 chili di sale scavato nel deserto vicino. Sono dieci mattonelle  da cinque chili cadauna che uno degli uomini neri che scavano qualche chilometro più in là, riesce a scalpellare in almeno tre ore di lavoro, sempre che si possa chiamare così. Ripassiamo di nuovo vicino alla cava. Adesso è ancora relativamente fresco e gli uomini lavorano ancora di buona lena, cantano anche mentre sollevano i blocchi da spaccare con i picconi, per ridurli a lastre da ripulire successivamente. Ci guardano con occhi bassi. Tutto intorno i dromedari accucciati al suolo, per loro fa già troppo caldo, a ruminare silenziosi in attesa, brontoloni solo quando sono caricati dal cammelliere. Bisognerebbe stare molto attenti al momento in cuiti viene assegnata la parte del mondo in cuinascere, sempre che si possa scegliere. Se invece ti tocca come contrappasso a come ti sei comportato nelle vite precedenti, questi qua devono averla davvero averla combinata grossa. Lasciamo la cava correndo sul sale bianco, per raggiungere un altro luogo di rocce scure che emerge da quello che forse un tempo era il fondo del lago, ormai prosciugato da tempo. qui la roccia, frutto di eruzioni più antiche, è ormai solida, ma corrosa a fondo, e presenta una superficie cosparsa di spuntoni taglienti come coltelli. Camminarvi sopra è difficile, sempre attenti a non scivolare. E' una grande superficie cosparsa di buche e spazi dove la roccia è sprofondata in pozzi bui e nascosti dai quali escono fumarole e borgorigmi misteriosi.


Le pozze di potassa
Ti avvicini sotto ilsole cocente e dove la luce penetra vedi tutto un sobbollire di fanghi dai colori più incredibili che muove la superficie di fanghi spessi da cui esce una puzza davvero micidiale. Ogni pozza sembra avere caratteristiche diverse in quanto in ognuna si mescolano differenti proporzioni di acqua, zolfo e potassio. Nella prima, le proporzioni sono di circa un quinto e il liquido è molto oleoso e grandi bolle scoppiano quasi al rallentatore gettando attorno schizzi maleodoranti. La temperatura non è elevata e puoi immergervi le dita per raccoglierne stille da spalmare sulla pelle. Pare sia una panacea per tutte le magagne dermatologiche. In un altra vicina, di dimensioni maggiori, quasi un laghetto, le proporzioni sono al 50% e qui non si tratta più di liquido ma di una vera e propria pasta che anch'essa vanta miracolose virtù terapeutiche. Passi di pozza in pozza, tutte diverse, tutte ribollenti come le malebolge infernali, stando attento a  dove metti i piedi, tra vapori venefici e nebbie inquietanti. Più defilata invece, un grande specchio dall'aria finalmente purissima e chiara. Ma attenzione, tutti ti mettono subito sull'avviso: quella è una pozza di acqua e acido solforico quasi puro, metterci una mano dentro vuol quasi dire lasciarcela, meglio girare alla larga da queste trappole. Tutta l'area è davvero incredibile, cosparsa di fenomeni vulcanici inusuali ed estremi. Sembra che da queste parti all'inizio del secolo scorso, gli italiani avessero iniziato una attività di estrazione della potassa che veniva poi inviata al vicino porto di Massaua. Poi tutto finì con il disastro della avventura coloniale. Ce ne andiamo da questo mondo alieno ed unico al mondo, inseguiti dalle vampate di calore.



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

46 - Il lago salato

Nessun commento:

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 111 (a seconda dei calcoli) su 250!