giovedì 23 agosto 2018

Etiopia 53 - Le cerimonie del Sabato Santo


Afez


Il mercato
Dopo la Dancalia, imperdibile luogo di conoscenza interiore, dura e respingente come pochi altri luoghi del mondo, tutto sembra più semplice e facile. Mancano solo più cinque giorni alla partenza, senza difficoltà di sorta e molte cose interessanti sono ancora davedere. La strada ormai ha preso la direzione fissa verso la parte sud del Tigray e se possibile il paesaggio cambia di nuovo completamente. Questa è una caratteristica davvero notevole di questo paese: la continua varietà dei paesaggi che si attraversano partendo delle foreste più intricate, ai fiumi dalle rive spopolate che tagliano la terra rossa, ai canon prodigiosi, alle altissime montagne, con acrocori ed agli altipiani oltre i 2500 metri, alle campagne ubertose e coltivate, ai deserti di roccia, di sabbia, di lava e di sale al di sotto del livello del mare. Questa zona invece è vieppiù interessante, presentando montagne alte e scavate in valli scoscese e profonde, ricoperte di alberi e di verde, segno inequivocabile di una buona piovosità. Tutto è piuttosto spopolato con qualche capanna sparsa e paesini di case in muratura di tanto in tanto al lato della strada. Dopo l'Amba Alagi, nome che riporta ad un passato non troppo remoto eccoci in una cittadina un po' più corposa dove ci fermiamo ad un grande mercato di bestiame. Siamo nella settimana santa etiope e la maggior parte delle persone, qui c'è una maggioranza ortodossa, porta in testa una specie di cinto fatto di foglia di palma che tutti usano portare durante queste festività religiose.

Ragazza Tigrina
Il grande spiazzo è pieno di gente che si aggira attorno ai gruppetti di bestiame, zebù dalle corna monumentali o capre dai palchi ritorti, che stanno fermi, governati dai proprietari in attesa di essere osservate, stimate ed infine acquistate dai vari compratori che vagano qua e là con fare fintamente disinteressato per non svelare le loro intenzioni. Di tanto in tanto vedi qualche discussione, che di certo prelude ad una decisione di acquisto. Molti girano armati del solito inquietante mitra appoggiato alla spalla, cosa che se all'inizio turbava un po' l'animo, oramai che siamo verso la fine del giro, è diventata una sorta di abitudine quasi innoqua. Bisogna dire che i Tigrini sono particolarmente belli, gli uomini alti e slanciati hannosguardi decisi e penetranti e le donne, dai lineamenti fini ed eleganti, si aggirano tra la gente conscie della loro bellezza e quasi fiere di esibirla. Molte ragazze poi hanno i capelli acconciati in forme complicatissime che mostrano con intenzione volgendo il capo qua e là, ogni volta sia possibile. Ci fermiamo a mangiare qualcosa in una successiva cittadina, in un locale piuttosto bello dove volteggiano nell'aria buceri dal becco imponente. La solita pasta e tonno, talmente unta e bisunta, che sto finendo di digerirla adesso e son già passati quattro mesi, tanto per capirci. Il caffè invece lo prendiamo fuori nel dehor dove è allestito il consueto banchetto conle tazzine ed i fumi di incenso, serviti, per il nostro piacere estetico, da due ragazze di non comune bellezza.

Lalo
Il nostro buon Lalo non resiste e provoleggia con costanza ammirevole, benevolmente accettata dalle giovani che sfoderano sorrisi di dolcezza infinita. Lo guardano con sguardo compassionevole mentre fa il simpatico con una deliziosa bambina, tanto per ingraziarsi la mamma e versano il nero liquido profumato nelle tazzine al solito strabordanti. Poi viene l'ora di affrontare il tratto più impegnativo della strada. Nei giorni scorsi è piovuto abbondantemente e la nazionale sembra sia franata in più punti, gioco forza prendere una strada secondaria, in massima parte sterrata che risale e poi riscenderà in una valle laterale. I tratti fangosi diventano più frequenti e risalire i contrafforti lungo i fianchi della montagna, appare sempre più disagevole. Qui si incontra molta più gente che a piedi o con mezzi di fortuna segue questa strada di montagna che collega un gran numero di piccoli paesi. Intanto riprende a piovere e la strada è sempre più scivolosa, tuttavia il paesaggio è davvero maestoso. Più sali di quota e più vedi le valli che si distaccano lateralmente per perdersi nel lontanissimo sfondo pianeggiante. La velcità ridotta che siamo costretti a mantenere permette una visuale decisamente accattivante, tra gli alberi della foresta di montagna e le radure che lasciano scoperti valloni e dirupi, molti dei quali accuratamente terrazzati. Quando accidentalmente una delle nostre valigie mal fissata precipita giù dal tettuccio e dobbiamo fermarci sotto una insistente pioggerellina, per rifissare il carico, siamo subito circondati da una pletora di ragazzini che accorrono, uscendo fuori dal nulla, mostrando tutta la loro disperata povertà fatta di vesti sdrucite e magrezza sospetta. 

Panorami nei pressi di Lalibela
In ogni caso anche questa regione riconferma la bellezza ed il fascino di questo territorio, di cui comunque avverti sempre la selvatica distanza e la sua vastità infinita, nella quale ti sembra quasi d'obbligo il perdersi. Quando arriviamo nella zona di Lalibela è ormai sera ed il sole è appena calato dietro le montagne e le colline aspre e rocciose, che costituiscono le parti elevate di questa valle famosa. Qui c'è una concentrazione esagerata delle chiese rupestri più belle e note dell'Etiopia. La cosa straordinaria di questi edifici sta nel fatto che ognuno di essi è stato scavato nella roccia viva dall'alto, su aree piane poste sulla cima di colline di arenaria, scendendo quindi in basso lungo la profondità di diversi piani. I blocchi così ottenuti, squadrati generalmente a forma di croce greca, sono stati poi ulteriormente scavati all'interno per ottenere dal pieno, stanze, navate, pilastri, scale e cunicoli, il tutto in un blocco unico di pietra monolitica. Oltre alla bellezza unica e particolare, questo è uno dei centri religiosi di maggiore importanza del paese dove convergono migliaia di pellegrini. Oggi è un giorno molto particolare, in quanto sabato della settimana santa, nella quale si svolgono le più importanti cerimonie di questa chiesa antica e legata alle prime tradizioni ortodosse della cristianità monofisita. Quando ormai è scesa la notte e l'oscurità è quasi completa, le luci sono sempre molto scarse e fioche nelle città etiopi, ci dirigiamo verso il gruppo delle cinque chiese più importanti, dove per tutta la notte si svolgerà la cerimonia del Sabato Santo. Gruppi di fedeli si dirigono nella nostra direzione e li distingui chiaramente dai grandi scialli bianchi dentro i quali sono avvolti, che il vento gonfia come vele sul mare. 

Alla chiesa
Quando arriviamo nell'area dove ci sono le fosse profonde dentro le quali sono state scavate le chiese, la folla si addensa. Seguiamo la fila che prende poi un sentiero scavato nella roccia e che scende sempre più in basso, mentre si alzano ai tuoi fianchi pareti levigate che sembrano tagliate di netto da una lama. Si segue un percorso tortuoso che immette infine agli stretti passaggi di piccoli cortili che circondano il grande monolite, in cui sono addensate centinaia di persone. I più che stazionano lì intorno, digiunando da più giorni, sono sdraiati a terra o su mensole di pietra avvolte negli scialli come in macabri sudari e dormono cercando evidentemente di risparmiare le forze, altri invece fanno il giro del monolite o passano negli spazi interni della chiesa. Comunque sembra che ognuno cerchi di raggiungere la sua posizione predestinata. Noi risaliamo una costa per sederci in una posizione magnifica che consente di vedere tutto lo spazio antistante l'ingresso della chiesa stessa, davanti alla quale sono già piazzati un gran numero di religiosi, ben distinguibili per le varie tiare colorate, i grandi e complessi mantelli, i bastoni da preghiera che brandiscono con decisione nella mano destra. Alcuni hanno anche sistri d'argento, altri grandi tamburi. C'è ancora movimento di fedeli tutto intorno, fino a che ogni spazio viene completamente occupato. Nella penombra appena illuminata da fioche lampade, queste centinaia di figure bianche senza volto si dispongono alla celebrazione della cerimonia. Vengono distribuite a tutti candele accese e dopo poco tutta l'area brilla di minuscole luci che trapuntano la notte nera, c'è una atmosfera di attesa e di incredibile misticismo. 

La cerimonia del Sabato Santo
Anche le figure coricate a terra sembrano prendere improvvisamente vita, come un'esercito di morti che risorge improvvisamente e con lentezza, predisponendosi a quanto sta per avvenire. D'un tratto, i tamburi cominciano a ritmare i colpi, subito seguiti dai sitri che trillano squilli argentini e infine tutti cominciano un canto di fervore intenso che segue una melodia antica ed inusuale, una sorta di trifonia a saliscendi che alterna bassi profondi a note acute ed intense, come onde di sentimento che si rivesano verso la chiesa, mentre i bastoni di preghiera e le candele ondeggiano nella notte. Tutti cantano a gola spiegata rivolti in alto verso il buio della notte. E' un momento di vibrante intensità a cui tutti partecipano senza mezze misure. Non conosci il significato di questi atti, ma disicuro raramente ho ascoltato una preghiera così fervida ed intensa ed anche tu vieni preso dalla foga, vorresti cantare e gridare e battere i piedi o suonate tamburi, se soltanto ne conoscessi la corretta sequenzialità. Sull'aria del coro e della cantilena, tutto sembra ondeggiare, quasi ogni cosa ed ogni partecipante al sabba fosse preso da una specie di trance che stordisce ed annulla le altre sensazioni a favore di un completo coinvolgimento della celebrazione. E' ormai notte fonda, tra alti e bassi i canti e le preghiere proseguono al di fuori e dentro la chiesa, mentre a tratti, altri preti vengono fuori ad esporre monumentali croci antiche e libri sacri miniati, aperti su immagini evidentemente topiche. Poi parte una specie di processione di tutta la gente disposta più in basso, che fa tre volte il giro della chiesa, lungo il camminamento nella roccia, con i preti in testa che salmodiano al ritmo dei sistri, dei cembali e dei tamburi. 

Il riposo nella notte
Di certo così si cantava ai tempi del Re Salomone e quipotresti vedere la Regina di Saba che viene ad omaggiare il suo Dio e l'arca dell'alleanza. Cercando di calmare il dolore delle gambe anchilosate dalla posizione innaturale in cui abbiamo assistito a tutta la cerimonia, ce ne andiamo quando le voci sembrano calare di intensità, anche se sappiamo che le operazioni proseguiranno per tutta la notte. L'eco del canto ci segue, mentre risaliamo i sentieri di pietra scavata. Qua e là corpi abbandonati avvolti nel bianco, privi di forze o stanchi per giorni e giorni di devozioni continue, stesi sulla pietra per trascorrere lì la notte, in attesa delle prime luci dell'alba. Una esperienza decisamente forte e coinvolgente che ti dà la misura della fede di questo popolo. Credenze antiche che si sviluppano in modi e forme altrettanto antichi, quasi dimenticati nella moderna tradizione cristiana, ma che inevitabilmente ritrovi in tutti i grandi luoghi del fervore religioso, i grandi santuari, i luoghi ritenuti miracolosi, i templi più santi dove si dispiegano tutti i grandi avvenimenti religiosi. Non posso negarlo, io sono assolutamente affascinato da queste manifestazioni di folla credente; ci senti una forza assolutamente inusuale e superiore a qualunque motivazione di logica e di obbedienza. Ci senti inevitabilmente la possibilità di poter convincere, senza fatica, l'uomo, in nome del sovrannaturale a fare qualunque cosa, nel bene o nel male, convinto assolutamente di essere nel giusto e di riuscire nel compito, proprio per questo, cosa che tra l'altro riesce proprio per questa motivazione. E' per me una morbosa attrazione, che da un lato mi respinge ideologicamente e dall'altro mi attira proprio per questa sua forza irragionevole ed inesplicabile. Peccato non poter andare una volta alla Mecca.

Bimbi tigrini


SURVIVALKIT


Hotel Zag Fouyun - Lalibela - Hotel moderno di recente costruzione situto nella periferia della città, camere grandi anche se basiche. Pulito. Acqua calda disponibile senza problemi, free wifi funzionante. Personale molto gentile e disponibile. Ristorante annesso con personale molto volenteroso, ma cibi soliti e poco soddisfacenti. Possibilità di birre e bibite fresche nei baraccotti al di là della strada. Le chiese si raggiungono facilmente con i tuktuk che stazionano nei paraggi (20 birr).



Ragazza del Tigray





Il mercato degli zebù
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Tigrina

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