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giovedì 7 dicembre 2023

Corea 16 - Intorno ad Andong

Aggiungere la pietra - Tempio BongJeongSa - Andong - Corea del sud - ottobre 2'23

Saòa centrale
Appena ritornati in centro, si tratta di decidere come utilizzare al meglio il resto del pomeriggio che abbiamo ancora a disposizione, calcolando che purtroppo non ci sarà il tempo di vedere tutte le cose consigliate dalle varie guide. Quindi bando al risparmio e contatto un taxi per vedere se può farci fare un giro al meglio ad un prezzo accettabile. Il tipo, a cui do fiducia perché mi sembra capire quello che dico e non è poco, comincia a fare calcoli e ragionamenti poi conclude che il prezzo corretto sarà 80.000 W per l'intero percorso che dovrebbe durare almeno 3/4 ore. Alla fine accetto anche perché ho ormai maturato la convinzione che qui non cercano quasi mai di fregarti e anche perché non vedo altra soluzione e partiamo alla volta del tempio BongJeongSa, altro patrimonio Unasco in montagna ad una trentina di chilometri dal centro. La strada si mostra subito tortuosa ed anche il traffico non consente un gran velocità e questo si rivela ottimo perché il paesaggio della montagna circostante è davvero bellissimo. Siamo in un grande parco forestale, con conifere nere che ricoprono i fianchi della montagna stessa inframmezzate dal verde pallido e ingiallito delle latifoglie e dal fiammeggiare degli aceri che si preparano a dispiegare tutta la loro violenta pennellata sul bosco. Di tanto in tanto nei minuscoli quadrettini piani incastonati tra i ripidi fianchi dellle colline, striscie di giallo delle risaie che farebbero invidia al Van Gogh provenzale. 

Pagoda in pietra

Davvero piacevole aggirarsi per questi boschi, si capisce bene come siano consigliate agli amatori dei percorsi di trekking da queste parti. Comunque sia arriviamo fino ad una strada laterale che segna il punto di entrata al tempio, uno dei più antichi e famosi del paese, visto che risale al periodo Silla del VII secolo. Una erta strada conduce alle costruzioni principali e con fatica la percorriamo seguendo i molti visitatori che la risalgono. I padiglioni che compongono il corpo principale non sono molto grandi e come per le altre costruzioni religiose del paese non sono neppure molto appariscenti o baroccheggianti come i tanti templi delle nazioni vicine, forse perché qui il confucianesimo, scuola molto rigorista anche nell'aspetto esteriore, ha mantenuto mentalità e forme decisamente lineari e semplici. Per la verità il padiglione centrale è in restauro, ma è una cosa che accade spesso in tutte queste costruzioni in legno, materiale di per sé deperibile e quindi di tanto in tanto, in particolare in questi climi particolarmente piovosi, ci sono travi o addirittura intere colonne portanti, che sono fatte con giganteschi tronchi, che vanno sostituite, quindi c'è un po' di confusione, ma basta lasciare lo spazio centrale e girare un po' tra gli altri edifici laterali, o dietro il gazebo che ospita la grande campana di bronzo per ritrovare la pace che contraddistingue questi luoghi. 

La campana

Le statue dei tre Budda guardano misericordiose i fedeli che si altrernano in preghiera o per deporre offerte di fiori o di frutta o infilare nella sabbia i piccoli bastoncini di incenso. C'è una grande pace all'intorno. Piccoli sentieri risalgono la montagna dietro al tempio e portano ad altri luoghi più appartati, spazi di meditazione, abitazioni dei monaci, piccoli sacelli e pagode. Come in molti altri templi coreani e in questo in particolare, sembra sia diventato assai di moda, per i turisti esperienzialisti (così li potremmo definire) venire a trascorrere uno o più giorni qui, vivendo la vita del monastero e partecipando ai suoi aspetti meditativi. Si dice tuttavia che la cosa non sia poi così appagante, oltre al fatto di svegliarsi nel cuore dlela notte e seguire la dieta monacale, alquanto povera, mentre per la fase meditativa si verrebbe un po' lasciati a se stessi, cosa che, per la verità, forse corrisponde concettualmente allo scopo stesso della ricerca. Comunque io, dato che credo di aver già dato in qualche mia vita precedente nella quale ero di certo un monaco disperso nella foresta in qualche tempio orientale, mi limito a fare il mio dovere di aggiungere la mia piccola pietra alla piramide di altri sassi che si è andata creando dietro la sala della preghiera, dove tutti prima di andarsene vengono a lasciare testimonianza della loro visita. Passo poi davanti alla piccola pagoda in pietra a tre balze del periodo Goryeo e risalgo ancora verso l'alto. 

Gunja Hanok

In effetti il tempio immerso nel bosco ha un suo interesse naturalistico, più che dal punto di vista architettonico, ma in Corea questo non sarà mai il punto di forza, quanto invece l'ambiente nel quale vive il sito. Il panorama, benché schermato in parte dal bosco, è davvero maestoso. Riscendiamo lentamente verso la macchina, all'ingresso ci hanno fatto segnare il nome come visitatori e controllato il passaporto, ma non sabbiamo dovuto pagare biglietti di ingresso; bravi i monaci. Riscendiamo verso valle e poi via ancora per colline e rigagnoli d'acqua, superando crinali e baratri scavati dalla forza delle acque. Il nostro guida piuttosto allegro, anche se è molto attento e quando vedo che rallenta vistosamente è perché subito sta per saltare fuori lungo la strada un radar del controllo velocità; qui pare siano piuttosto severi e i massimi sono piuttosto bassi. O conosce perfettamente la strada o il cruscotto della sua auto elettrica, più simile ad una astronave che ad un auto e che tiene tutta la parte anteriore sotto al parabrezza, segnala ogni cosa e lo induce alla prudenza. Dopo un'oretta circa comunque arriviamo all'Hanok di Gunja che mi sembra una vera chicca, dove non arrivano moltissimi visitatori essendo un po' defilato rispetto alle altre attrazioni di Andong e anche per il motivo che bisogna aver voglia di venirselo a cercare, disperso come è tra le montagne. Questo villaggio antico che conta solamente una ventina di case, ma perfettamente conservate, è posizionato in una località assolutamente anomala ed inconsueta per gli standar coreani in quanto il complesso sorge sui fianchi scoscesi della montagna, contrariamente alla tradizione che li prevede presidiare le resaie nel fondovalle. 

Il bar dii Gunja

La spiegazione è semplice in questo caso: una diga, infatti ha coperto completamemte la sede originale e le case sono state tutte accuratamente smontate e ricostruite in alto e ora sono tutte private e abitate da cittadini come seconde case. In una c'è pure un piccolo caffè disposto in un delizioso giardino dalle siepi e dai cespugli potati a forma di animali del bosco. Naturalmente fiori a profusione dappertutto che spuntano tra le pietre e le steli antiche e che fanno di questo luogo un oasi piacevolissima. In basso le frastagliate propaggini blu scuro del lago rartificiale, rendono ancor di più, se possibile, affascinante questa montagna. Non oso immaginarne la magia, quando sarà coperta da delicate spruzzate di neve. Meritava davvero spingersi fin qui per godere di queste sensazioni. Torniamo in città dopo tre ore e più e per malizia che altro, controllo il tassametro che era comunque stato messo in funzione alla partenza. Segna 78.000 W, diciamo che il nostro sa fare perfettamente i suoi conti. Breve sosta in albergo tanto ormai è buio, in città suonano da tutte le parti, ma a noi rimane la voglia di mettere sotto i denti un po' di costolette alla griglia. Capitiamo dunque in un ristorantino, quelli classici con  le cappette sopra ogni  tavolo rotondo con tanto di griglia centrale e ci facciamo un piatto di costine. Poche ma buone avrebbe detto il nostro compianto amico Vito, ma ormai siamo abituati a queste diete francescane ed è bene non appesantirsi troppo, alleggerendo nel contempo il portafogli. 

La foresta

SURVIVAL KIT

Il lago

Cose da vedere ad Andong -  Per concludere ricapitolo i punti imperdibili di questa cittadina e dintorni che necessiterebbero almeno di due giorni e mezzo pieni, diversamente dovrete tagliare qualche cosa. In ordine di importanza, il succitato Hahoe village con la Byeolsingut Talnori dance (una volta al giorno informarsi se alle 13 o alle 14) per almeno mezza giornata, il Tempio BongJeongSa, un paio d'ore più viaggio, l'Hanok Gunja (un'oretta più viaggio), il museo del soju con eventuali acquisti, la scuola confuciana di Dosan Seowon in riva al lago, dove c'è anche il padiglione Manjhueong del XVI secolo con cascata sottostante, reso famoso da un notissimo K-drama girato proprio qui, il folk museum, uno dei più completi della Corea, in centro, poi il ponte di legno Wollyeong-gyo, illuminato alla sera con eventuale gita in barca sul lago al chiaro di luna, classico luogo degli innamorati, il mercato coperto da vedere soprattutto di notte e dove mangiare qualche specialità locale. A questo proposito i piatti tipici di Andong sono: Il pollo Jyimdak (anche in versione non speziata, consigliata) soprattutto al mercato, ci sono 20 stalli che lo propongono a prezzi equivalenti, lo sgombro salato servito con 10 contorni e zuppe, lo Heotjesatbak, tradizionale cibo funerario, l'Andongguksi, zuppa con i noodles molto saporita, oltre al già citato pane bianco al  formaggio morbido di Mammoth. Provate naturalmente il soju in versione grappa forte o come soft drink più leggero. 


Tra le case


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Pietre di passaggio al tempio








mercoledì 6 dicembre 2023

Corea 15 - L'Hanok di Hahoe

Tra i crisantemi - Hahoe village - Corea del sud - ottobre 2923

Case di Hahoe

Il mattino ha l'oro in bocca e visto che le cose da vedere sono sempre tante ed il tempo a disposizione poco, gambe in spalla e via alla colazione, visto che la nostra guesthouse non la prevede. Come ho già detto, per le colazioni i Coreani si sono appassionati alla cultura occidentale, che presuppone un invadente uso del caffè in tutte le declinazioni possibili, partite dall'Italia ma mediate dagli Stati Uniti, mentre per quanto riguarda l'accompagnamento, la filiera è completamente riferita ai francesi, quindi tutte le varianti possibili, di brioche, croissant, dolcini, tortine e sfogliate che riempiono gli scaffali di catene del settore che impazzano in ogni città: qui ad Andong ce n'è una in particolare, molto famosa, la Mammoth Bakery, che al mattino sembra un assalto alla diligenza con una lunga coda che si dipana fin sulla strada. Sembra che il loro pezzo forte siano una sorta di panini bianchi al formaggio cremoso ed i clienti che aspettano ordinati con tanto di vassoio in mano da riempire, accedono alla cassa con il pieno di 10/12 pezzi cadauno, in attesa di ordinare la tipologia di caffè preferita, espresso, lungo, americano, latte macchiato e così via. In realtà sarebbe previsto anche il cappuccino ma pare che alla domenica non sia disponibile per carenza di personale, impegnato a fare pacchetti ed imbustare croissant come se non ci fosse un domani. Pazienza, ci contentiamo di un thè e dei relativi dolcini a prezzi di affezione, ma noblesse oblige. come si dice in questi casi, poi via pronti alla meta prevista per oggi, il villaggio storico di Hahoe situato poco fuori della città, racchiuso da un'ansa pittoresca del fiume. 

Orti

Ci si arriva tranquillamente in bus e lungo la strada ti godi questo magnifico paesaggio collinate fatto di rilievi erti e coperti di boschi verdissimi, tra i quali cominci ad indovinare gli aceri che virano al rosso fuoco, accanto ai primi ingiallimenti delle querce, dei castagni e delle altre latifoglie che sentono i primi brividi dell'autunno in arrivo. Nelle vallette poche case sparse a guardia di campetti di riso giallo oro pronti per la mietitura. Davvero un quadro bucolico di grande piacevolezza, non rovinato assolutamente da presenze meccaniche. Si arriva dopo un percorso piacevole e dalla zona dell'ingresso ecco una navetta che conduce alla porta vera e propria del paese. In Corea ci sono molti di questi paesini rimasti nella loro originale forma antica, con le case tipiche della tradizione ed i Coreani hanno capito bene che questo è un punto di interesse che attira turisti e produce giro di affari, inoltre questi luoghi vengono utilizzati moltissimo come naturali fondali di film e serie che la fiorentissima industria cinematografivìca nazionale, produce a getto continuo. Quindi in generale dove si è potuto, hanno mantenuto con grande rigore quello che c'era a disposizione, pur consentendo che il tutto potesse essere vissuto in maniera razionalmente accettabile dai residenti. Ecco quindi che nel villaggio, e questo di Hahoe è probabilmente il più bello ed il meglio conservato del paese, le case sono tutte intose nella loro forma originale.

Protezioni di paglia dei  muretti

Tutto l'ambiente circostante ha conservato i tratti caratteristici costruttivi della architettura di campagna della dinastia Joseon, ma le case sono attualmente abitate e vi si svolgono anche attività turistiche che tuttavia non paiono molto invasive, come piccoli bar, negozietti e naturalmente guesthouses tradizionali per coloro che vogliono provare l'emozione del dormire per terra sulla sottile trapunta, tra le porte di pannello scorrevole di legno e carta dipinta. Sono case in legno dai tetti spioventi, dette Hanok, costruite attorno ad un cortile centrale e circondate da un bel giardino nello stile architettonico Joseon del XVI secolo, pensate per creare una comunione di armonia positiva tra la casa stessa ed i flussi di energia della terra sella quale sorge. Ma le attività, diciamo turistiche, sono poi assai poche e non disturbano più di tanto, mescolate come sono tra abitazioni di contadini, orti e risaie. Passeggiare nei sentieri tra le case, tutte circondate da ampi giardini e muraccioli di terra, ti fa considerare la bellezza curata di questa vita di campagna, tra i solchi dove si allineano le file di cavolo invernale, i tanti alberi da frutta, specialmente i magnifici cachi che ormai in questa stagione hannno perso tutte le foglie, stando fermi con le braccia nere e scheletriche rivolte al cielo e paiono come finti dispensatori di bocce dorate che stanno aspettando solo di essere colte e messe sulle stuoie a approntarsi per la tavola. 

Siepi di crisantemi colorano i giardini di viola pallido, di giallo impertinente, di rosa tenero e le ragazze in visita ci si buttano in mezzo inclinando la testa da un lato, con occhi sognanti rivolti verso l'alto e una mossa sbarazzina che evidenzi le fossette sul mento, mentre i telefonini delle amiche o dei fidanzati, mitragliano senza sosta. Intorno alla chiesetta, in cui si stava svolgendo la messa (la presenza di cattolici in Corea è molto alta percentualmente) anche qualche campicello di cotone che offre già al vento un turbinio di batuffoli bianchi. C'è da chiedersi se è stato seminato solamente per la pura bellezza o per un reale utilizzo. Al di là dell'ansa dei fiumi, invece cominciano le risaie d'oro, qualcuna con i culmi raggruppati a mazzetti per facilitarne la falciatura manuale. Passeggiamo a lungo tra le case apprezzandone i dettagli costruttivi, con le tegole di maiolica per le più signorili ed i tetti di paglia di riso per le costruzioni più povere ed i magazzini; i molti portali di legno sono intagliati e dipinti di colori vivaci, con gusto artistico evidente e quelle dove si riesce ad entrare, senza per questo turbare più di tanto la vita dei residenti, ti raccontano bene il tipo di vita contadina che doveva esssere l'assoluta dimensione di normalità del paese fino al periodo precedente il conflitto mondiale.  

Musicisti

All'una ci ritroviamo in uno spazio aperto vicino alla grande ansa del fiume che circonda l'abitato, dove su di un piccolo palco è previsto uno spettacolo di maschere, una delle più note tradizioni della zona e per le quali si svolge  in questi giorni un festival dedicato. Si tratta di spettacoli che probabilmente erano comuni in questi paesi per festeggiare il raccolto e che raccontano vicende di paese con lazzi e intrecci divertenti e salaci. per i quali gli spettatori locali si sbellicano dalle risate. Noi possiamo solamente intuire la base delle vicende, mariti ingannati, giovanotti prestanti che insidiano le giovani mogli e così via seguento i più classici tòpoi di tutte le rappresentazioni popolari di ogni parte del mondo. Qui sono particolarmente vivaci i costumi e le belle maschere colorate che rappresentano i caratteri in gioco. Alle spalle, una piccola orchestra di strumenti popolari di quattro elementi, bardati nella tradizionale tunica bianca con i cappelloni conici a tesa larga, neri e trasparenti, che sono molto esotici e curiosi per il nostro orecchio non abituato, sono la colonna sonora della vicende sottolineando i momenti topici. Insomma un piacevole intermezzo molto fotogenico, anche se i locali, forse abituati a questi spettacoli, prestano una attenzione a dir poco blanda, resistendo poco e filandosela via dopo pochi minuti e dire che l'organizazione fornisce a chi lo voglia anche un apposito sedile di plastica per non rimanere direttamente con le terga appoggiate direttamente sulla umida terra. 

La quercia sacra

Gli attori invece corrono avanti e indietro nella zona prospiciente il palco per i frequantissimi cambi di abito e si offrono volentieri a chi vuole sparacchiare un po' di foto, di certo contenti che almeno qualche straniero mostri un interesse acceso per le loro performances. Finita la festa ce ne andiamo verso le due, non prima di aver omaggiato l'albero piantato dalla regina Elisabetta durante una sua visita ed il piccolo giardino, nascosto tra le case, evidentemente con stigma di sacralità, con una grande quercia secolare con cinque tronchi al centro, dove tutti vanno ad annodare nastrini bianchi con grazie e desideri debitamente vergati con pennarelli neri. Noto che queste credenze sono evidentemente diffuse anche tra i ragazzi più giovani che si fanno la fila a prendere i nastrini e poi ad annodarli con cura dopo aver pronunciato una preghiera a mezza bocca. Non mi voglio sottrarre agli usi locali, anche per non sembrare uno stravagante e anche io appongo il mio nastrino in un punto defilato, dove non si faccia troppo notare e poi, come si dice, non si sa mai. Le necessità di trascendenza e di soprannaturale sono una caratteristica comune a tutte le culture, c'è poco da fare e rimane comunque un bel terreno dove lucrare con profitto. Ce ne andiamo con calma a riprendere il bus per la città, in fondo qui tutto si fa senza troppo affanno e la giornata è ancora lunga, in questo scampolo di provincia piuttosto periferica e così lontana, almeno all'apparenza dalla concitazione della capitale. 

Gli attori

SURVIVAL KIT

Muraccioli del villaggio

Hahoe village - Forse il più famoso e meglio conservato tra i villaggi tradizionali Coreani, risale al XIV secolo ed è patrimonio Unesco e visitato da oltre un milione di visitatori all'anno. Oltre a case contadine contiene anche padiglioni aristocratici e scuole confuciane, con sei edifici designati come tesori nazionali. La pianta del villaggio ha la forma di un fiore di loto ed è tracciata secondo i crismi geomantici del feng shui coreano (pungsu). Ogni anno si svolgono festival di teatro delle maschere, con pantominme e opere folk tradizionali durante le quali si esibiscono compagnie importanti e musicisti di fama. In luglio, sul fiume ci sono gare di poesia e recitazione. Si raggiunge in circa 40 minuti dal centro di Andong con il bus 210 (1.200 W), con frequenza ogni ora, poi si prosegue con la navetta fino al paese (1.000 W) dove non sono ammesse le auto, In taxi circa 30 '. Apre alle 9:00, ingresso 3.000 W.

Personaggi della piece


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sabato 18 novembre 2023

Corea 14 - Il pollo di Andong

Pollo Jimdak - Andong - ottobre 2023

 

Antipasti

La città di Andong è in festa. Tutte le vie del centro sono occupate da stalli, banchetti, zone preparate per manifestazioni o spettacoli che si svolgeranno durante le varie ore del giorno. Noi abbiamo ancora uno scampolo di pomeriggio quindi ci buttiamo in strada senza por tempo in mezzo, capitando subito in una strada trasformata in area giochi per bambini, che si divertono come matti rotolandosi qua e là, mentre a lato scorre una sfilata di personaggi mascherati, dato che questa è la città delle maschere tradizionali coreane e quindi dappertutto ci sono spettacoli in cui queste ed i personaggi che le portano sono i protagonosti di innumerevoli performances. E' sempre piacevole percorere le strade in festa delle città, c'è una atmosfera di sagra paesana, la gente gira e si ferma ai banchetti allegra e con la voglia di divertirsi, insomma si sta sempre meglio allegri che tristi, verrebbe da dire. Giroliamo un po', poi vicino al fiume ci prendiamo un taxi per andare a vedere il museo del Soju, il più famoso liquore del paese che sembra nato in tempi immemorabili proprio in questa città o per lo meno qui al momento c'è la più nota distilleria del paese. La strada passa al di là del fiume fuori dalla città ed il museo è poi un grande capannone, credo nel sito della distilleria e comprende soprattutto una sorta di grande spaccio, che sembra piuttosto frequentato. 

Alambicco per il soju

Questo distillato tradizionale è il classico liquore ottenuto dalla fermentazione e dalla successiva distillazione del riso, ma mi sembra anche di altri cereali come frumento ed orzo, anche se risulta che nella produzione moderna venga usata anche la tapioca e le patate, cosa che non mi pare risponda molto alla tradizione, insomma una sorta di vodka (o quello che in Russia viene chiamato samagòn) formata da un liquido assolutamente trasparente e all'apparenza innocuo, ma che viene prodotto a 45° e che all'assaggio brucia come il fuoco come le nostre grappe più potenti, ma senza particolari sapori, anzi direi che si presenta decisamente neutro e che mi sembra non si discosti molto dai vari derivati alcoolici del riso, comuni nei paesi dell'estremo oriente, dalla Cina al Giappone. La storia dice che sia arrivato qui verso il XIII secolo portato dai Mongoli che avevano imparato l'arte della distillazione nella Persia e nell'Asia centrale. Probabilmente la sua qualità, come anche per la vodka, si eleva proprio di fronte a questa assenza di gusti secondari, che significa fare spiccare la purezza assoluta del distillato, che dovrebbe nei casi di maggiore qualità, presentarsi come morbido al palato. Qualcuno definisce il gusto delle migliori produzioni come lievemente dolce, burroso e maltato. Ci sono anche diverse marche di soju alla frutta. 

Piatti vari

A me, la versione offerta è sembrata particolarmente alcoolica e neutra. Esiste tutta una etichetta specifica nel consumare questa bevanda, infatti non dovrebbe mai essere servita a se stessi, ma versata con rispetto e con due mani nella ciotolina di chi la berrà, se questi è più anziano, mentre se è servito ad un commensale più giovane il beneficiato deve tenere il bicchiere con due mani, inoltre il bicchierino non si rabbocca mai, ma deve essere prima vuotato completamente. Naturalmente in diverse sale viene presentato tutto il metodo di produzione con oggetti antichi con una ricca documentazione fotografica, visto che il prodotto aveva tradizionalmente una origine casalinga ed evidentemente in ogni villaggio si potevano trovare piccole distillerie. Naturalmente il prodotto viene poi declinato in molte altre versioni con gradazioni alcooliche più basse, fino ad arrivare ad una bevanda che si potrebbe assimilare a vino di riso, di uso molto comune in tutti i ristoranti, tra i 14 ed i 20 gradi. Ma il museo è dedicato anche al cibo coreano e presenta una ricchissima esposizione di tutti i possibili piatti, anche regionali, che la cucina del paese propone, suddivisi in categorie, antipasti, zuppe, carni, pesce e dolci, tutti debitamente riprodotti in forma naturale e presentati come pronti per un colossale banchetto. Già solo i colori che spiccano dalle molteplici vetrine, allettano la vista, per il gusto, dove dovrebbe prevalere soprattutto la piccantenza non saprei dire, anche se amo provare tutto, ma non sono un particolare estimatore di sapori esotici. 

Orci per la produzione del soju

La parte più divertente consiste poi nell'assaggio del soju tradizionale prodotto in questa che dovrebbe essere la più titolata distilleria del paese. Il tizio versa con grande degnazione il liquido negli appositi bicchierini e poi si gode le espressioni di approvazione dei visitatori nella speranza che diventino possibili clienti dello spaccio che offre bottiglie di ogni tipo a prezzi di affezione. Le ragazze fanno gridolini di stupore e smorfie di ogni tipo, visto che la gradazione morde le papille, ma poi si sciolgono in parole di estatica ammirazione e tutti si dirigono poi verso il bancone ad acquistare. Infatti la maggior parte dei visitatori esce con scatole voluminose di confezioni regalo da portare a parenti ed amici al ritorno dalla vacanza. Noi sgusciamo via velocemente a cercare una macchina che ci riporti in città. Anche il tassista tuttavia, avendoci raccolti fuori della cancellata del museo si stupisce che non abbiamo pacchi e pacchettini. Evidentemente è difficile arrivare fin qui ed andarsene a mani vuote del delizioso nettare. Ci ributtiamo quindi nel centro che arrivando la sera diventa sempre più vivace ed affollato. Passiamo per il mercato fermandoci poi davanti a palchi improvvisati dove si esibiscono di volta in volta artisti dei più vari generi. Ci sediamo e subito da un banchetto due ragazzi ci offrono una Sprite, quila gentilezza verso l'ospite straniero, evidentemenet è un obbligo. 

La violinista

Rimango subito incantato da una coppia di violiniste che eseguono pezzi di Vivaldi e altra musica classica occidentale, poi ci spostiamo più in centro, dove nell'incrocio più importante si svolge un vero e proprio concerto. Ci sediamo e subito un signore, evidentemente uno degli organizzatori della manifestazione, viene subito, visto il nostro interesse, a sedersi vicino a noi, ci offre un caffè per scaldarci, visto che con il calar della sera è calata anche la temperatura e poi rimane con noi a commentare gli artisti che via via si esibiscono. E' il direttore del locale conservatorio o scuola di musica che sia e stasera qui si susseguono molti dei suoi allievi in una sorta di saggio. Ecco infatti che si alternano diversi suonatori di strumenti tradizionali e occidentali, alcuni dei quali davvero bravi, come il virtuoso di una sorta di grande ocarina che si suona a due mani ed un altro, un baritono che si esibisce in una serie di canzoni coreane che il pubblico evidentemente conosce perché lo accompagna nei ritornelli. Una voce davvero ben impostata che suscita il plauso generale, mentre il maestro si guarda attorno compiaciuto e gode assai specialmente dai miei commenti di approvazione. Si vede bene che è entusiasta dei suoi ragazzi e se li mangia con gli occhi man mano che si alternano sul palco. 

Palco di strada

Ce ne andiamo poi quando è finita l'esibizione, accompagnati da mille inchini e ringraziamenti, anche questo è l'Oriente. A questo punto si tratta di organizzarsi una cena e qui bisogna tassativamente provare il pollo Jimdak, la insostituibile ed assoluta specialità di Andong. E' un piatto regionale famoso e praticamente tutti i ristoranti lo propongono nel menù. Ci facciamo tutta la via principale che è un ristorante dietro l'altro, poi anche le laterali, non c'è un tavolo libero, tutto pieno di gente che mangia polli come se non ci fosse un domani. Dopo essere stati cacciati fuori dal quarto, mi prende un certo scoramento. Mi sa che tocca rinunciare e mi dispiacerebbe assai. Alla fine in un angolino ne troviamo uno meno appariscente, che ci fa la grazia di un tavolo di risulta, il classico vicino alle toilettes. Ecco, dopo tanta attesa, che arriva il famoso pollo e dato che si poteva sceglere, ci siamo raccomandati per la soluzione absolutely no spicy. Si tratta di un pollo sbollentato e poi lungamente stufato, servito con patate, carote, cipolle e zucchine. Buono è buono e come si dice, si scioglie in bocca, ma dallo sguardo di riprovazione del cameriere si capisce che la sua particolarità specifica sarebbe nella salsa, naturalmente rossa e piccante come il fuoco, ma a noi va bene così. la bocca infuocata la lasciamo per domani, per adesso possiamo andare a dormire tranquilli.

Varietà di dolciumi

SURVIVAL KIT

Macine per orzo

Andong - Città turistica a sud di Seul, nota soprattutto per il villaggio tradizionale di Hahoe, patrimonio dell'Unesco. La città è nota anche per l'annuale Mask dance festival che si tiene in aprile, dato che questo è un altro aspetto culturale importante della zona. Presenta anche molti altri punti interessanti, come il bel Folk museum, il tempio Bonjyeongan, il ponte in legno Woryeonggyo da cui ammirare il tramonto ed una importante scuola conficiana. Sono molto belli i dintorni nei quali si possono percorrere parchi magnifici con antichi templi nascosti nei boschi, in particolare in novembre periodo del foliage. In generale due notti sono il periodo sufficiente per vedere le cose principali. Si raggiunge da Seul in bus in circa 3 ore e mezzo ed è parimenti ben collegata con Gyeongju e con Busan.

Andong Soju MuseumGangnam-ro, Andong-si Appena fuori città (2 km, in taxi circa 5000 W). Racconta la storia ed i metodi di produzione di questa bevanda tradizionale coreana ricavata dal riso ed è allo stesso tempo un museo del cibo coreano. Ricca iconografia. Possibilità di acquisto del famoso liquore nello spaccio con relativo assaggio. Ingresso gratuito, calcolate un'oretta al massimo per la visita completa.

Mangiatori di pollo


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