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sabato 16 dicembre 2023

Corea 22 - Una serata a Gyeongju

Nodongri park - Gyeongju - Corea del sud - ottobre 2023

 

nel parco

Non saprei come meglio definire lo stare seduti sulla terrazza di un bel locale di fronte al ponte di Woljeonggyo, gustando un magnifico gelato, se non con il concetto di pace e serenità. Le coppie camminano lungo il fiume tenendosi per mano, gli abiti vaporosi delle ragazze sfiorano la terra senza sporcarsi, suoni pizzicati di antichi strumenti nell'aria, tinnare di campanelle che arrivano dalla scuola confuciana, qualche salmodiare di monaci nascosti in cerca dell'illuminazione, sullo sfondo verso il grande parco Nodongri, i tumuli lontani formano sinuose curve, assediate dalle nuvole rosa dei campi di pink muhli, che appaiono come una nebbia bassa che tutto avvolge. Bello aspettare la sera quaggiù, quasi non senti la stanchezza e le ombre della sera che arriva non sono cariche di dubbi e foschi presagi, ma solo di serena attesa della notte, come sempre dovrebbe essere. Perché l'uomo dovrebbe temere il domani? Perché non dovrebbe godere di una serena accettazione dell'esistente, del solo fatto che quanto il mondo ti offre sia appagante e sufficiente. Sarebbe questa l'atarassia, l'assenza di desiderio, lo stato di annullamento della bramosia inappagata dell'avere sempre di più, nonostante secondo alcuni, sia proprio questo il motore di spinta del mondo, della crescita funzionale al nostro sistema? 


Tumuli

Triste quel mondo che sente la necessità di ricontare ogni sera i suoi soldi. Certo che se non ne hai e devi andare alla caritas a fare scorta con la schiscetta, manderesti afarsi pottere chi fa questi pensieri, ma il mondo è fatto così, gli piace filosofare, dopo che è riuscito ad avere la pancia piena. Certo che queste sono domande difficili, quesiti bicorni ai quali entrambe le risposte presentano lati negativi che turbano la mente, che al contrario vorrebbe solo lasciarsi abbandonare all'aria calma di questo autunno dolce e carico di profumi, fosse anche quello non gradevolissimo dei frutti di ginko che giacciono a terra, schiacciati al passaggio da improvvide e disattente snikers, ma anche questo è parte circolare (come si ama dire adesso) della natura. Forse è sbagliato proprio lasciarsi andare al ragionamento, al voler mettere dei punti, provare, giustificare, dare risposte invece di mantenere una assenza di pensiero speculativo, oriente contro occidente insomma, discussione invece di meditazione, dibattito contro respirazione cosciente. E' difficile farlo per noi abituati alla filosofia speculativa della nostra cultura, forse proprio questo atteggiamento però sta alla base della nostra insoddisfazione perenne. Chissà. 

Al ponte

Fatto sta che, calando la sera fa piuttosto frescolino e la giacca a vento sulle spalle fa decisamente piacere, mentre ci inoltriamo nel grande parco, tra campi di girasoli e appezzamenti di fiorellini umili ma bellissimi, con i loro mille colori. I coreani amano molto quelli che potremmo definire fiori di campo, apparentemente insignificanti, ma così assommati in interi campi punteggiati di macchie infinite di colori, assolutamente affascinanti. Qualche monaco passeggia paludato negli ampi abiti grigi e spicca proprio per il suo rigore atonale nello sfolgorio circostante. Sfioriamo un immenso tumulo senza nome, alto oltre venti metri. L'erba verde e fitta lo ricopre come un tappeto uniforme e raso, la sua curva è perfetta. Ah, poter essere stato un re, per poter riposare sotto questa espressione di matematica purezza, imperturbabile nella sua magnifica sacralità. Cammina cammina, tra questa bellezza non avverti quasi la fatica e lemme lemme arriviamo fino all'osservatorio, una torre di laterizi che appare quasi curva sotto il peso dei secoli. L'osservazione del cielo per carpirne i misteri è stata sempre affiscinate per i sapienti di ogni parte del mondo fin dalla preistoria, per capire, per calcolare, per interpretare e forse prevedere. 

Cagnolini

E da sempre stato nella mentalità umana il voler incasellare numeri, per giustificare avvenimenti che a posteriori possono sempre essere provati, dando luogo a certezze metafisiche e pseudoscienze consolatorie, accanto a misurazioni che a poco a poco sono riuscite a spiegare fatti, ad aumentare la conoscenza, ad aprire la strada alla scienza vera, per carità una strada contorta spesso costellata di errori, ma alla fine produttivi. Tutto il giardino attorno alla torre è un tappeto di fiori, fatto di migliaia di piccoli vasi invisibili soffocati sotto il colore dei petali, così freschi e ricchi, evidentemente curatissimi e sostituiti alla bisogna per avere sempre una immagine perfetta del circostante, set ideale per il bisogno di documentare, di posare, di ritrarre, una necessità così presente nella nostra epoca che vuole non solo ricordare a se stessi, ma soprattutto dimostrare a tutti la propria presenza. Non riesco a staccarmi da questo luogo fino a che non scendono le ombre della notte, per nulla paurose, ma anzi carezzevoli e amabili. I tanti visitatori, continuano a passeggiare, altri piano piano se ne vanno verso la città, tenendo per mano buffi bambinetti coi cappellini a forma di animali fantastici o spingendo passeggini che ospitano cani microscopici e curatissimi. 

Pink mulhi

Alla fine anche noi ce ne andiamo, qualche fermata del bus ed eccoci all'altro mercato cittadino, questa volta più grande e ancora abbastanza affollato, anche se qualche banco sta già chiudendo. Ci fermiamo da una donnina che mostra delle belle cosce (non le sue eh, non siate malpensanti), ma di pollo al forno, che sembrano e lo sono, prive della solita speziatura cattiva e che si riveleranno in effetti buonissime, invece la tempura di un qualche tipo di verdura sconosciuta o altro che sia, ma è meglio non indagare troppo, ha un sapore così respingente ed una consistenza così gelatinosa che non invoglia a deglutire. Vorremmo ordinare anche un po' di riso, indicando il piatto ricolmo dei vicini, ma la donnina capisce male e ci porta la portata completa che comprende anche una cotolettona impanata, ricoperta da una densa salsa di cipolle che comunque va giù bene, si vede che avevamo fame, dopo tutti i chilometri che ci siamo sgobbati oggi. Così va giù bene anche il chutney di zucca servito di default, mentre non va proprio il brodino di pesce servito alla fine come dessert, sarà contrario ai miei credi religiosi, ma il mio corpo lo rifiuta decisamente. Con la birra ce la caviamo con 22.000 W. Facciamo ancora quattro passi tra le bancarelle. 

Aglio

Non resisto a non fermarmi da un vecchietto che vende dei nashi così grossi da sembrare meloncini, avvolti in una retna di polistirene perché non si rovinino. Peseranno almeno un chilo l'uno. Cerco di sceglierne un paio, tra i più belli, ma il venditore non me li lascia nemmeno toccare timoroso che si ammacchino. E' il concetto assoluto di bellezza che la fa da padrone, specialmente nella frutta, come vi ho già relazionato, simbolo proprio di perfezione della natura, di rara ed esagerata esposizione di forme per appagare innanzitutto la vista ancor prima del gusto. 2000 W cadauno, acquisto più per il mio desiderio di pura bellezza, ma anche perché dei nashi vado matto e successivamente nella solitudine della nostra cameretta, lo sbucciare religiosamente quella mostruosità, dividerla in piccoli pezzetti e poi trangugiarli ingordamente con la scusa che bisogna farlo in fretta perché subito si anneriscono all'aria appena privati della spessa buccia, non ha prezzo. Che delizia infinita, quel dolce sapore, quel confine inespresso tra la mela e la pera, la impudicizia di quella grazia che si offre alla tua bramosia indecente, rilasciando una sugosità  generosa e birichiana, quell'aromaticità esotica che si sprigiona affondando i denti nella carnosa polpa sensuale come pochi altri frutti! Domani ne compro altri. 

L'osservatorio

SURVIVAL KIT

Osservatorio Cheomseongdae (La torre di osservazione delle stelle) - Torre di pietra composta da 362 pietre (come i giorni dell'anno lunare), posto nel grande parco dei tumuli al confine con il centro, circondato da un grande giardino fiorito. Si reputa sia il più antico dell'Asia ed è stato innalzato attorno al 640 d.C. durante il regno Silla della regina Seondeok e serviva per le osservazioni astronomiche. E' alto una decina di metri.Ingresso gratuito. Godetevi il resto del bellissimo parco che lo circonda ed in cui sorge isolato. Da qui al mercato in centro prendete il bus 600, per sole due fermate.


Market food

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Al mercato








giovedì 14 dicembre 2023

Corea 21 - L'hanok di YangDong

PonteWoljeonggyo - Gyeongju - Corea dels ud - Ottobre 2023
 

Una casa di Yangdong

Oggi ho previsto un'altra gita fuori porta, visto che il tempo è magnificamente clemente un delizioso autunno dalla temperatura fresca e carezzevole, oltre che asciutta, cosa, sembra non così frequente da queste bande. Così eccoci sul mezzo che porta fino a YangDong, un altro dei bellissimi villaggi hanok di cui evidentemente la Corea pullula. Il comodo bus cittadino ci porta, facendoci fare il circa 25 chilometri che conducono appena fuori città, in poco più di una mezz'oretta. Oltre a noi ci sono solo quattro ragazzi romani che fanno un po' di cagnara, ma ci attaccano bottone tanto per confrontare le esperienze. Uno è evidentemente l'organizzatore e ha dei parametri concreti da rispettare, gli altri si fanno portare e hai un po' l'idea che non sappiano neanche dove stanno andando, ma anche questo è una opzione di viaggio, in effetti in ogni luogo dove arrivi, hai lo stupore dell'inaspettato e spesso in questo modo le cose di vero interesse ti colpiscono maggiormente, un po' come per le mete dalle quali non ti aspetti molto e che diventano in realtà più soddisfacienti di quei luoghi che straordinari che hai già visto mille volte in foto meravigliose con la giusta luce, fatte da grandi professionisti, assolutamente più appaganti della nuda e spesso deludente realtà. Dunque arrivati al terminal del bus c'è ancora una bella scarpinata da fare per arrivare al villaggio; è inutile, qui in Corea il destino barbaro e crudele è che bisogna camminare e camminare molto. Superato l'ingresso e dopo esserci ristorati un attimo ad un localino posto saggiamente ai piedi del varco che apre la strada tra le case che risale la collina, procediamo verso l'alto. 

Tetti di Yangdong

Le costruzioni antiche, si tratta per lo più, per quelle originali di abitazioni che risalgono al XV secolo, in pietra, terra e legno, presentano le caratteristiche del periodo Joseon e sono in alcuni casi non visitabili all'interno in quanto ancora regolarmente abitate dai discendenti delle famiglie che le hanno costruite. A differenza degli altri già visti, in questo caso il villaggio si presenta sparso per un vasto tratto della collina e le case sono, ognuna a presidio di campi coltivati, i cortili ancora adattati alla conservazione dei raccolti, con l'angolo pieno di orci marroni predisposti per la maturazione dei kimchi e poche di queste sono state adibite ad un uso, diciamo così, turistico. C'è un solo ristorantino tradizionale all'ingresso e poi vi potrete perdere sulla collina facendo chilometri sui sentieri alberati che conducono da una casa all'altra, fino alla scuola e tra i campi. La cartina che ti danno all'ingresso racconta abbastanza bene i luoghi più importanti, ma è soprattutto l'atmosfera tranquilla e bucolica che regna nel paese che lo rende attraente. In effetti non c'è quasi nessuno in giro e anche molte case sono all'apparenza disabitate, cosa che ti fa sentire la campagna di un tempo senza pressioni, in effetti potresti trovarti qui in qualche secolo passato senza vedere cose diverse. Alla cima della collina ci perdiamo tra gli alberi che costeggiano il crinale. 

Cachi

C'è un vecchietto ai margini di un campo con una sorta di vanga in mano, ma perché in oriente fanno manici così corti e apparentemente scomodi per gli strumenti agricoli? In fondo a stare con la schiena curva, stanca di più. non ci sono dubbi, ma forse è per trovare conferma alla maledizione biblica, maledicendosi perché la terra è così bassa. Comunque cerchiamo di capirci col tizio, ma ci sono difficoltà. Alla fine arriva una macchina e il tipo, dopo un'occhiata alla mappa, fa cenno all'altro versante della collina. Stiamo per rinunciare, considerando anche il fatto che le case non differiscono poi molto le une dalle altre, ma il signor Kim (da queste parti si chiamano quasi tutti Kim), non se ne dà pe rinteso e ci fa salire in macchina e ci porta a destinazione, infarcendo lo spostamento con una lunghissima chiacchierata della quale non capisco assolutamente nulla, salvo che forse lui è stato o vorrebbe adare al più presto in Italia e a Venezia in particolare. Ci scarica, non prima di averci messo in  mano una lattina di bibita energizzante ghiacciata, della quale evidentemente dalle facce che presentavamo, avevamo assoluto bisogno e ci accompagna ancora con lo sguardo mentre scendiamo a valle tra le siepi spinose e le file di alberi di cachi. L'ho già detto che la gente da queste parti è sempre straordinariamente gentile?

IL fiume di Gyeongju

Due asinelli pelosi e altrettanto gentili ci aspettano vicino al ponticello dell'ingresso; guardano con grande interesse l'ordinatissimo appezzamento coltivato a file regolari di cavolo cappuccio, ma non osano avvicinarsi. Ci buttano un'occhiata buona, mentre rifacciamo, a schiena curva la strada che porta alla pensilina del bus. Ci vorrà più di mezz'ora prima che arrivi, così il guardiano ci tiene compagnia con solidarietà, anzi corre al suo sgabbiotto e mi porta una micromonetina da 10 won per la mia collezione, ormai credo che dato il valore (0,7 cent di euro circa) non siano più in circolazione. La ripongo in una bustina per non perderla e intanto arriva il bus che ci riporta fino alla fermata davanti al museo, dove comincia il grande parco cittadino lungo il fiume, che non avevamo ancora visto e dove trascorreremo il pomeriggio. Questa zona è più selvatica rispetto alla zona delle tombe reali e data la sua vastità sembra meno affollata, in realtà è soltanto molto più grande ed i sentieri si perdono in un grande bosco sulla scarpata che segue i meandri del fiume. Un percorso assolutamente romantico e quando incontri qualche coppietta in costume tradizionale che cammina con gli occhi persi nel verde cupo del sottobosco, l'immagine oleografica ti fa sentire in un altro secolo. La collinetta è abbastanza alta e la curva del fiume sotto, sembra stagnola che riverbera ai raggi del sole del pomeriggio. 

Cercatrici di funghi

Tra gli alberi ci sono anche figure ricurve che risalgono verso la parte più alta, sono gruppi di vecchiette con sporte di plastica legate al fianco, cercatrici di fughi e nocciole. I canestri sono già pieni, segno che di roba se ne trova parecchia. Poi la collina digrada verso il basso e qua e là noti grandi aree recintate e coperte; sono le protezioni agli scavi sempre in corso. Qui sembra che basti fare un buco a terra per tirar su roba. Finalmente dopo una bella scarpinata, arriviamo all'Hanok cittadino Gyo, molto rimaneggiato, ma che offre tuttavia una bellissima atmosfera anche se le sue case sono state quasi tutte trasformate in locali alla moda o guesthouses tradizionali. La grande scuola confuciana è un'oasi di pace giusto al centro del villaggio. Al confine scorre il fiume e poco dopo arrivi al bellissimo ponte di legno di Woljeonggyo. Questo manufatto è davvero imponente: una serie di travi in legno colorato che sostengono un grande tetto di tegole nere. I pilastri rosso vivo sono tronchi unici perfettamente uguali di dimensioni maestose. Tutte le parti del soffitto sono finemente decorate con i vivaci colori propri dei templi. A quest'ora ed in questa stagione non c'è moltissima gente e sono soprattutto le tante ragazze nei vaporosi vestiti tradizionali che sostano lungo i parapèetti che danno sul fiume sottostante, magari con un peluche in mano, in cerca della giusta inquadratura per un selfie, che lo rendono così pittoresco, uno scenario da cartolina, mentre il sole scende ed il cielo di colora di rosso. Poco lontano stanno approntando un palco per l'ennesimo festival. La sera musica e balli, colori e fuochi d'aartificio e la festa continua.

Il ponte Woljeonggyo

SURVIVAL KIT

Il villaggio

Yandong hanok - Villaggio a 25 km da Gyeongju. Si raggiunge facilmente con il bus 203. Ingresso 4000 W. Il villaggio si estende ad arco sulle colline e pare che dall'alto somigli ad un ideogramma cinese di serenità. Ci sono almeno 5 case antiche ben conservate e molte altre ricostruite o più recenti. Le abitazioni dei contadini invece sono più piccole e meno strutturate e hanno il tetto in paglia di riso. All'ingresso viene fornita una mappa e fuori delle case c'è un cartello con una breve spiegazione. Le case sono chiuse e se ne può apprezzare solo l'esterno ed i cortili tra le costruzioni. Ambiente comunque piacevole. Considerate che all'interno del villaggio non ci sono punti di ristoro, per cui siate equipaggiati soprattutto di acqua. Baretto all'ingresso. Colcolate al minimo 2 ore più il viaggio e l'attesa (per questo controllate la tabella esposta alla ripartenza del bus, sono sempre molto precisi).

Produzione di kimchi


Gyo Hanok - E' il villaggio cittadino al margine tra centro e parco sul fiume. Molti lo scelgono per provare l'esperienza dell'hotel tradizionale. Ce ne sono di molto belli, ma difficilmente scenderete al disotto dei 100 € a notte. Pieno di bar eleganti e locali di tendenza più costosi. Di qui potete vedere comodamente a piedi il ponte Woljeonggyo, illuminato di sera e gli eventuali spettacioli che si svolgono lì vicino, la scuola confuciana e i parchi con le tombe di Noseori, quelle di Nodongri e arrivare fino all'osservatorio.



Sul ponte

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martedì 12 dicembre 2023

Corea 20 - Bellezza ed armonia

Ancora tra i crisantemi - Gyeongju - Corea del sud - ottobre 2023





Sposini

La giornata di per sé è già stata piuttosto faticosa per le mie gambette di anziano bolso e non volendo forzare più di tanto il destino, anche se ripeto, sono egregiamente assicurato sui possibili coccoloni, decidiamo di passare un tranquillo pomeriggio rifacendoci il parco chiuso delle tombe reali, che ieri sera vavevamo visto un po' di corsa in veste notturna, nella piena luce pomeridiana, per valutarne il differente impatto visivo In effetti di pomeriggio, la sfilata dei tumuli verdissimi, grazie al bel sole di questo autunno clemente, è uno spettacolo non da poco. La serie di collinette di smeraldo dalla geometria perfetta, una linea di sinusoide assolutamente mirabile, li accomuna tutti; li immagino coperti di neve o punteggiati dal rosso degli aceri o nella piena fioritura primaverile. Uno di quei posti classici dove rifare le stesse foto nelle quattro stagioni per avere i più begli effetti cromatici che piacciono tanto da queste parti. In effetti il parco è visitatissimo e come al solito sono di più le ragazze in costume di quelle diciamo così, in borghese. Malignamente l'italiano malpensante crede che la motivazione principale sia quella di non pagare il biglietto di ingresso, ma non credo, tutte queste ragazze e signore di ogni età sono genuinamente interessate a passare un giorno da damina, lo si vede bene dai visi che sprizzano gioia e soddisfazione mentre si mettono in posa davanti agli obiettivi e pertanto qui anche i fotografi professionisti lavorano come matti. 

Innamorati

C'è addirittura un cosiddetto Photopoint dove una lunga coda di coppie apsetta il turno per mettersi in posa esattamente alla congiunzione delle linee curve di due tumuli adiacenti che si incrociano, segnate da alberi nati spontaneamente nelle vicinanze. Facciamo anche noi il nostro dovere di coppia innamorata, tanto qualcuno che ti scatta una foto lo trovi sempre tra quelli in fila dietro di te e poi ci perdiamo tra i vialetti sinuosi. In tutto il parco altoparlanti nascosti diffondono soffuse musiche tradizionali, tanto per completare il quadretto. Scatto, scatto e ancora scatto senza pietà, cercando di cogliere qualche visetto delizioso con la bocca a cuore e le pose da manga con la gambetta in su che esce dalla vaporosa gonna degli hanbok, mostrando magari un bell'anfibio da scarpantibus o una crocs da due chili piena di babacetti rosa, che stonerebbe assai in linea teorica e che invece fa parte del quadro complessivo. Poi ci buttamo nel quartiere del centro pieno di negozietti creati apposta per il turismo in genere ma soprattutto per quello interno. Oltre agli innumerevoli esercizi che affittano costumi e ne espongono all'esterno una serie completa, moltissimi sono quelli che offrono spuntini e cibi della tradizione, in particolare dolcetti come la cialda ripiena di formaggio filante e miele che rappresenta una moneta da 10 won portafortuna, buonissime ma di cui non ricordo il nome oppure i bungeoppang, a forma di pesce ripieni di pasta dolce di fagioli rossi. Su internet trovate anche la macchinetta per farne tre pezzi alla volta, miracoli del web. 

Tumuli

E poi tanta altro cibo di strada, dolce e salato dagli spiedini ai gelati nei quali si sfoga la creatività di desing. Ho visto scodellini con dei variegati a cui vengono fatte le orecchie con la paletta ed altre forme di animali per stuzzicare la bramosia dei coccolatissimi infanti. Comunque è un piacere camminare tra questa folla dall'apparenza serena e piena di voglia di divertirsi. Passeggiamo in lungo ed in largo per tutto il quartiere per arrivare di fronte al grandissimo parco che separa il centro dal museo, anche questo costellato di tumuli sparsi, ancora più grandi che formano una curiosa skyline sull'orizzante. Bello aspettare la sera che arriva su una terrazza di un locale elegante, diremmo di design, minimalista con l'arredo dalle linee essenziali a bere una bibita fresca, ammirando la grande superficie su cui campeggiano larghi spazi fioriti, alcuni fittamente ricoperti di cespi in vaso, altri lasciati alla crescita selvaggia di garofanini dai mille colori, intermezzati da campi interi di grandi girasole con le calatidi che volgono graziosamente tutte nella medesima direzione, quali volessero ricevere sulla nuca la carezza del sole morente. L'attenzione verso il bello è davvero notevole e la cura di questi spazi pubblici, rispettatissimi comunque anche dalla folla, è piacevolissima a vedersi. Scendiamo anche noi verso il parco mescolandoci negli spazi fioriti a quanti ne percorrono i sentierini appena segnati, mentre lontano si vede appena la sagoma dell'antico osservatorio astronomico a cui andremo magari domani se ci sarà tempo. 

Pink muhli

Passeggiamo invece a lungo in mezzo ai campi, con le piante che arrivano fino al petto ed oltre, mescolandoci fino a nascondeci tra le piante, mentre i raggi del sole si fanno radenti e le ombre dei grandi tumuli si allungano sul verde smeraldo che a poco a poco scurisce e si fa verde cupo e poi quasi nero. Poi raggiungiamo un vasto appezzamento particolarmente suggestivo, completamente ricoperto di pink muhly (Muhlembergia capillaris), uno spettacolare arbusto dalla fioritura autunnale per il quale da queste parti fanno uno speciale festival in settembre/ottobre. Non saprei come descriverne la assoluta bellezza, ma figuratevi un campo ricoperto di questi rametti a cespo finissimi dall'apparenza quasi di  capelli, da cui il nome, che arriva ad un metro e oltre di altezza e che ricopre completamente gli spazi, con le punte accese di fiorellini rosa acceso, talmente minuscoli da essere indistinguibili da un metro di distanza e che forma una specie di nuvole di nebbia rosata che avvolge completamente il prato. Se qualcuno ci si incammina in mezzo, quasi scompare in questa nebbia rosa. Non avevo mai visto questa pianta e ne sono rimasto completamente affascinato. Ne ho cercato inutilmente i semi da regalare a qualche amico munito di giardino ma non li ho trovati, ma vedo che vengono offerti facilmente su Amazon ed altri siti. 

Gelati con le orecchie

Ormai tutto è rintracciabile da qualunque parte del mondo arrivi. Perso in questo nembo che a poco a poco scurisce, non riesco a staccarmene fino a che non diventa completamente scuro e a questo punto direi che l'anima, oggi, tra religiosità e bellezza è già stata sufficientemente nutrita e sarebbe anche ora di pensare più prosaicamente alla panza. Voi direte che sono troppo prosaico ma alla fine non di sola bellezza si nutre l'uomo. Quindi ci dirigiamo verso il mercato, che come in tutte le città dell'oriente che si rispetti, ha una sua sede specifica come era in Europa un tempo per i mercati coperti. Anche qui l'area occupa quasi un intero isolato, con tutto il pianterreno occupato di stalli che vendono materiali vari. Ci dirigiamo subito nel settore alimentari, tra banchi di verdura, ricchissimi e direi popolari, di frutta, quasi gioiellerie a vedere i prezzi, e di carni e di pesce. Dopo le sette comincia però a far tardi per le abitudini locali e molti cominciano già a chiudere. In una parte del mercato molti banchi oltre a vendere offrono come è consuetudine da queste parti, anche cibi cucinati, come si dice cotti e mangiati. Ci fermiamo da una donnina che frigge come se non ci fosse un domani e scegliamo un bel misto tra gamberoni, calamari, patate e verdure varie pastellate, appena usciti dal pentolone di olio spumeggiante dal colore un po' troppo brunito, ma non vogliamo stare troppo a sottilizzare, tanto fritta è buona pure la ciabatta.

fritto misto con carta

Bisogna dire che siamo stati più che altro convinti dai due avventori precedenti che mangiavano a quattro palmenti un cibo difficile da definire, affogato in una bagna rosso fuoco, probabilmente trippe, ma non ho voluto approfondire troppo perché in questi casi è meglio non indagare, magnificandolo con grandi gesti della mano, come per invogliarci a gradire. Forse parenti della madama, non saprei, ma comunque di qualcosa bisogna pur morire e devo dire che i gamberoni andavano giù bene, Oltretutto per due porzioni abbondanti abbiamo pagato 12.000 W, con due ottime birre Class incluse, mentre al bar fighetto, le due bibite analcoliche avevano subito fatto 13.000 W. Insomma noblesse oblige. Ad un certo punto passa una coppia un po' alterata che litiga in italiano. Volano parole grosse, come si suol dire. Buttiamo la testa nel cartoccio tanto per farci i fatti nostri. Evidentemente lui voleva fermarsi a ingollare qualcosa mentre lei palesemente schifata voleva solo andarsene. Se ne vanno comunque verso l'uscita berciando allegramente, chissà come sarà finita. Noi alla fine, satolli e soddisfatti, ci prendiamo il nostro taxino fino a casetta, coi piedi massacrati da un bel po' di chilometri percorsi, ma bisognerà farci l'abitudine, qui si trotta, c'è poco da fare.

Corean beauty

SURVIVAL KIT

Tumuli park

Il centro di Gyeongju è proprio al limitare tra i parchi, quello più ristretto e chiuso dei tumuli e gli altri grandi spazi che arrivano fino al fiume, all'Anapji pond e al Museo che è all'estremo opposto. Nel centro oltre al mercato a cui è meglio andare al mattino perché è più frequentato, troverete moltissimi negozi e anche tutta la tipologia di quelli dedicati ai turisti, assieme ad un quartiere tradizionale ai confini col parco. A tutta la città si possono dedicare più gorni girando con cura i vari quartieri e passando tempo in tranquillità negli spazi sterminati dei diversi parchi, ma se si ha poco tempo, potrà bastare un giro attraverso i punti principali magari in bici, Tenete conto che gli spazi sono molto vasti e rischiate di perdere molto tempo spostandovi da un punto all'altro, quindi carta alla mano o con l'ausilio ottimo di NavelMap, studiate l'itinerario sulla carta più risparmioso che vi consenta di vedere più cose. Considerate anche che i taxi per spostarsi all'interno di tutta questa area dei parchi e del centro vi costeranno per tratta al massimo 5000 W, quindi potete tranquillamente largheggiare in comodità, specie se siete in quattro.

A passeggio

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sabato 9 dicembre 2023

Corea 18 - I parchi di Gyeongju

Daereungwon tumuli park - Gyeongju - Corea del sud - ottobre 2023

 

Wolji lake

Non ci sono dubbi che Gyeongju sia la città più visitata della Corea del sud dopo Seul e Busan, dalla quale dista meno di 100 chilometri, cosa che rende possibile anche visite in giornata per i più frettolosi. Il motivo evidente è che questo vero e proprio museo a cielo aperto è assolutamente affascinante e ti invita continuamente a perderti nei suoi spazi verdi che sono parte attiva della città nata e cresciuta attorno a questo gigantesco cimitero reale, creato dalla dinastia Silla per perpetuare nei millenni la grandezza evidente di questa regno che ha dominato per tutto il primo millennio dopo Cristo nella Corea centrale e che, dopo aver contribuito alla unificazione dell'intera penisola nella parte centrale dello stesso, ebbe ameno tre secoli di splendore massimo e di relativa pace, che contribuì ad un grande sviluppo delle arti e della cultura coreana, fornendo così alla penisola la sua dimensione di appartenenza nazionale che dura fino ad oggi. L'unico paragone che mi sento di fare è con alcune città tombali etrusche, che raccontano certo in dimensioni più ridotte le medesime storie. Comunque sia, la città invita a camminare ed a perdersi nei suoi spazi per gustare le sensazioni che regala la storia, l'ambiente e la capacità conservativa di questo popolo amante della bellezza. 

Uno spiovente

Appena fuori del museo di cui vi ho parlato, ecco un grande spazio costituito da una serie di padiglioni e palazzi disposti attorno ad un lago, nei quali si specchiano graziosamente e che erano luogo di piacere per i sovrani e la nobiltà di quel tempo, che come tutti i loro pari nel resto del mondo amavano trascorrere il tempo in questi luoghi di piacevole bellezza ad occuparsi di arte o perché no, di intrighi vari. Si tratta dell'Anapji pond, detto anche Wolji lake (lo stagno che riflette la luna), un vastissimo e articolato specchio d'acqua circondato da boschetti e radure e che in questa stagione e non dubito anche nelle altre, ricchissimo di fioriture che abbelliscono tutti i prati circostanti. Il giardino coreano infatti non è generalmente costruito come da noi, in serie di aiuole definite e disegnate secondo uno schema a diverse regolarità e recinti, ma, un po' seguendo il concetto del giardino inglese, deve dare l'apparenza del finto selvaggio, in altre parole di una bellezza non costruita ma naturale, creata come tale dalla natura e non dalla mano dell'uomo, Ecco quindi che le fioriture prosperano in veri e propri campi privi di contorni o recinzioni, mentre al contrario ed a contrasto, in alcuni punti le macchie di colore sono date dall'assembramento di piante in vaso, che vengono avvicinate in modo talmente fitto da apparre come un tappeto naturale e che comunque possono essere facilmente sostituite integralmente con altre al mutare delle stagioni. 

Le scarpe d'oro del re

Così ragiono passeggiando tra le costruzioni in legno del Donggumg palace, che si specchia nelle acque al calar della sera formando riflessi cangianti nell'ultimo sole che filtra basso tra la rada nuvolaglia. Non ci sono dubbi che questa sia una delle stagioni migliori per vedere questo paese. Intanto l'assenza quasi totale di pioggia è cosa impagabile che ti consente di passeggiare a tuo piacimento in questi larghi spazi godendotene la delicata bellezza, oltre che la temperatura dolcissima che aiuta ad apprezzare il tutto senza tremor di membra e battito di denti. Qui appare chiaro che l'architettura del paesaggio era già cosa nota ed osservata quindici secoli fa e che questa attenzione ad una progettualità che va ben al di là del semplice oggetto fisico, ma che contempla un concetto complesso di cose, costruzioni e ambiente che le circonda, sono frutto di culture articolate che hanno il tempo di svilupparsi solo in lunghi periodi pacifici, nei quali non bisogna applicare i propri pensieri alla difesa o alla prevaricazione di altri popoli vicini e nemici. Intanto sta scendendo la sera e le sue ombre avvolgono le collinette artificiali dalle quali le cascatelle scendono verso gli angoli nascosti dello stagno. Rimane il tempo di raggiungere il complesso delle tombe reali di Daereungwon Tumuli park, la parte più famosa del gigantesco parco cittadino, recintato da un basso muro che sorge proprio a fianco del centro. 

Il sarcofago nella tomba del cavallo alato

Questo parco, curatissimo, con l'erba rasata come un campo da golf, contiene 23 grandi tumuli, il piu grande dei quali arriva a 25 metri di altezza, circondati da vialetti illuminati e da un magnifico giardino attraverso il quale puoi perderti e trovare la pace, senza essere infastidito dalla presenza dei pur moltissimi visitatori. Specialmente quando è sceso il buio e solo la fioca luce delle lampade illumina i vialetti che si insinuano tra le ombre nere delle alte tombe, l'aria di mistero scende e contribuisce a rendere questa visita davvero unica. Seguendo le indicazioni si arriva fino all'ultimo tumulo, che è anche l'unica tomba mantenuta aperta e visitabile all'interno, quella di Cheonmachong, la tomba del cavallo celeste, appartenuta ad un re sconosciuto del V secolo, nella quale sono esposti gli straordinari oggetti ritrovati nel sarcofago ligneo sul corpo del re ad attorno, oltre allo straordinario dipinto di un cavallo al galoppo con le ali ai piedi, uno dei pochi esempi di pittura rimasti di quell'epoca, che orna una sella di corteccia di betulla. La visita nell'interno della tomba a cui si accede attraverso uno stretto cunicolo è particolarmente affascinante e la visione del tesoro esposto, dalle armi, ai gioielli ed a tutto il corredo reale incanta e stupisce. 

Fregio d'oro

I tumuli, alcuni dei quali arrivano fino a duecento metri di diametro, sono ricoperti di erba, qualcuno da qualche albero cresciuto naturalmente su di essi e variano aspetto e colorazione durante il cambiare delle stagioni e hanno molte rassomiglianze con le tombe scito-iraniane tipiche della Russia centrale, dimostrando così i contatti culturali che c'erano tra le varie culture asiatiche dell'epoca ed erano costituite da una camera centrale che ospitava il sarcofago in legno e da una grande cassa contenete gli oggetti che avevano contraddistinto quel re. La cosa interessante che distingue questa parte di mondo da tutte le altre è che nessuna di queste tombe è mai stata violata da predatori o altri soggetti, benché queste sorgessero sempre in luoghi densamente popolati e che la loro apertura avvenuta in massima parte nella seconda metà del '900, le abbia trovate complete in ogni loro parte e con corredi funerari di decine di migliaia di oggetti ognuna, in oro e pietre preziose. Ormai è scesa la notte, la tomba del cavallo sta per chiudere, usciamo lungo il vialetto percorrendo il muricciolo con la sommità ricoperte di tegole nere. Al di là un intero quartiere di case antiche o supposte tali, ospitano locali, bar, ristorantini. Il grato profumo delle griglie, non soggiocato dalle piccole cappe in rame che sovrastano ogni singolo tavolino, invita ad entrare. Un piattino di carne di maiale, correttamente marezzata di bianco e sapido grasso ventrale, ci chiama con malia irresistibile, seicento grammi di pura bontà da dividerci in due ed i kimchi li lasciamo a loro. La carne non ingrassa e rasserena dopo una giornata impegnativa. 

Antiche case

SURVIVAL KIT

Fregio del tetto

Donggung palace e lago Wolji - Si estende davanti al Museo nazionale e viene detto anche Anapji pond, "lo stagno dove le oche possono correre in pace", è un lago artificiale in un'area di quasi venti ettari che comprendeva il palazzo reale di epoca Silla, distrutto e ripreso in epoca Joseon e poi caduto in roviana per secoli fino agli scavi iniziati nel 1975, che portarono alla luce una serie di oltre 26 edifici e altre costruzione, oltre al ritrovamento di oltre 30.000 manufatti, i più interssanti dei quali esposti nel vicino museo nazionale. Partcolarmente bello al tramonto, quando si possono apprezzare i riflessi colorati degli alberi, delle collinette e delle costruzioni che affaccciano sulle acque. Aperto fino a tardi. Ingresso 3000 W. Senior gratis. Potete dedicarvi almeno un'oretta o anche tutto il giorno.

Il cavallo alato

Daereungwon Tumuli Park - E' la parte più importante e per questo recintata del complesso dei parchi cittadini contenenti le tombe reali. Contiene molti tumuli di varie dimensioni, la più grande di 25 metri di altezza e l'unica tomba aperta e visitabile, quella appunto del Cavallo celeste. Pieno di gente anche in costume tradizionale che si fa fotografie tra le tombe, rendendo lo spazio molto attrattivo visivamente. All'interno del parco non ci sono punti di ristoro e non si può portare cibo o bevande, ma appena fuori è tutto un susseguirsi di locali di ogni tipo. Inoltre attorno pullula di negozi per affitto di biciclette ed ogni altro mezzo di locomozione per aggirarsi tra i vasti spazi dei parchi cittadini (fino a 30.000W l'ora per maccchinette elettriche scoperte a sei posti). I tumuli, come anche tutti gli altri sparsi nell'area, sembrano incustoditi, ma non azzardatevi assolutamente a cercare di salirvi sopra, cosa vietatissima, come risulta dai cartelli specifici, che indicano anche i milioni di won di multa a cui verranno condannati i trasgressori, prigione inclusa. C'è sempre chi controlla, telecamere comprese. Ingresso 3000 W, altri 3000 W per la tomba aperta. Senior gratis, Chiude alle 22. Assolutamente imperdibile.

Tramonto sui tumuli

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