venerdì 14 gennaio 2022

Eliminato il confessionale

da lifegate.it

 Dunque volgendo l'occhio indietro e scoprendo senza meraviglia che la maggior parte dei miei ultimi post sono rivolti al cazzeggio, forse per stufia di questa situazione virologica stagnante, mi voglio imporre un po' di decenza e, come si dice, è venuto il momento dei post seri. Cominciamo dalla corsa piu' avvincente che ci pervade già da un po' e che durerà per ancora quasi un mesetto, la tenzone per il Colle. Non vi voglio gravare con la chiacchiera di quali siano i miei candidati migliori, quelli che più apprezzo e vedrei bene a rappresentare l'Italia in una posizione così importante, tanto la mia opinione non conta nulla, ma direi che la mia e la vostra attenzione andrebbero rivolte a quanto può succedere e su quale scommettereste voi, se voleste rischiare qualche soldino. Intanto so che sarete soddisfatti dalla importnte notizia che causa Covid, sarà eliminato il confessionale. La foto è dunque sorpassata, ma vediamo dunque i vari cavalli in corsa. Va detto che questa volta la situazione si presenta molto più ingarbugliata che in passato, data la posizione di Draghi, che in condizioni normali, sarebbe il favorito (non per niente i bookmakers di Londra lo davano a 1,7 ma iera era addirittura risalito a 1,4, primo della lista comunque). Tuttavia gli impedimenta che si trovano su questa candidatura, si fanno via via piu forti, anche se l'uomo, la carne è debole, probabilmente e secondo me giustamente, aspira, ma dato che con altissima probabilità con la sua vittoria, cadrebbe il governo e si andrebbe speditamente alle elezioni, la maggior parte degli elettori, parlamentari che perderebbero pensione e prebende per un anno, sono la maggioranza, stuoli di grillini e anche molti altri, non farebbero certo salti di gioia, le possibilità, a mio parere, sono ridotte al lumicino. 

Questo mi fa solo piacere perché penso che un altro anno con il drago a capo del governo è quello di cui ha bisogno il paese, anche se sono dispiaciuto per le sue sacrosante aspirazioni, dato che lo reputo il migliore di tutti. Cè poi la soluzione Mattarella 2, non voluta da lui stesso, che lo ha ribadito una infinità di volte, ma che sulla carta sarebbe la migliore per il paese. Rimarrebbe tutto congelato per un altro annetto e mezzo e ci sarebbe pure il tempo per correggere la legge elettorale a favore dei partiti che in questo momento hanno piu forza. In effetti a Londra lo danno a 2, quindi come seconda possibilità, ma perché avvenisse questo bisognerebbe che tutti i partiti, Meloni e presidenti delle regioni inclusi, andassero in processione col cappello in mano, dal suddetto a chiedergli il sacrificio, come avvenne per Napolitano. A questo punto, anche se riluttante, il nostro Sergio, non potrebbe tirarsi indietro. Ma ci sono diversi riottosi, Meloni in testa. Bisognerebbe forse che la Lega si mettesse a capo di questo colpo di mano, la destra gli andrebbe dietro e con i grillini, piu' giulivi di tutti, anche il pD, che in questa elezione conta come il due di picche, si accoderebbero alla processione. Quindi una soluzione abbastanza complicata, bisognerebbe dare garanzie a FdI che la eventuale legge elettorale avesse una impostazione proporzionale, cosa che però scontenterebe di certo Renzi e i cespugli vari. 

Cè poi il macigno del Cavaliere, che è intimamente convinto di farcela. In effetti, anche se le sale scommesse lo davano inizialmente addirittura a 20 contro 1, ma risalito prima a 15 e adesso a 7, all'estero in pratica pensano che sia impossibile che un paese serio abbia un Presidente unfit come lui, la conta, sulla carta, sarebbe mica tanto difficile. Se tutta la destra storica (i soli FdI, Lega e FI, fanno già 405 voti) e aggiungendo la cinquantina di voti dei cespugli di destra, votassero compatti, basterebbe comprare una cinquantina di voti dei desperados, fuoriusciti dai grillini e postulanti vari che si aggirano per il transatlantico sbavando in cerca di qualcuno che li salvi dal tornare a fare i bibitari o i portieri,  che si dovrebbero trovare con facilità. Sgarbi, che pare stia facendo il lavoro sporco della campagna acquisto telefonica, ha convinto il Cavaliere di averne almeno un centinaio prontissimi al voto ed ogni giorno crescono, timorosi di rimanere fuori dai compensi, probabilmente a prezzi di saldo, quindi alla quarta chiama, sarebbe cosa fatta. Tuttavia il problema sono in primis i suoi stessi alleati. Salvini a Meloni, che ufficialmente sbandierano fedeltà di gruppo, hanno già fatto trapelare, con dichiarazioni e segnali di fumo, che non sono mica tanto convinti di questa soluzione. 

Quindi, anche se si dice sia stata già predisposta una macchina perfetta per individura i franchi tiratori (ogni partito dovrebbe scrivere o Sivio Berlusconi o Berlusconi Silvio o solo Berlusconi, in modo da individuare i traditori) alla fine, elezione di Prodi docet, nell'urna nessuno è sicuro. Io dunque, non darei questo nome per così probabile. La soluzione che sia una donna poi, Cartabia o Casellati (data a 13) o Severino che sia, mi pare piu una di quelle classiche uscite di politicamente corretto di cui poi tutti se ne sbatteranno tranquillamente gli zebedei. Che venga dunque fuori il solito nome ancora mai pronunciato o solo sussurrato? Casini era dato a 30, come Zagrebelsky, ma adesso è a 11 come Cartabia e gli impossibili Prodi o Veltroni, ma anche per Gentiloni a 26 e per Amato (addirittura a 34) non vedo possibilità, tutti troppo di sinistra per il momento attuale. Ricordiamoci infatti che in ogni caso è la destra che, per la prima volta, mentre il PD è fuori dai giochi, ha la forza dei voti per poter dare le carte e quindi non si potrà prescindere dal veder uscire fuori dal cappello, un nome a loro gradito, tenuto conto che anche IV potrebbe appoggiarli. Renzi infatti disperatamente cerca spazio e visibilità in un futuro per lui molto incerto e ricordiamo che quasi sempre riesce a trovarlo e controlla una quarantina di voti pesantissimi, senza contare i renziani che ha lasciato come quinte colonne nel PD. Ho detto che la situazione è ingarbugliatissima e mi sembra di avervelo illustrato con dovizia di particolari. Fate dunque anche voi questo esercizio di previsione, chi sarà il futuro Presidente, ma, mi raccomando, non indicate quello che vorreste o che vi sembra il migliore per questa carica, no, quello che sarà eletto davvero. E che Dio ce la mandi buona, io speriamo che me la cavo. 


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giovedì 13 gennaio 2022

Quando è ora è ora


A' l'era ura

Aspetta, aspetta, telefona, telefona, incàzzati, alla fine la pazienza paga, anche se le maschere si vendono a Carnevale e quando è passato il momento è fatta. Infatti con debito anticipo avevo ordinato un po' di copie del volumetto in questione per accontentare le schiere di fans che partecipano ai miei appuntamenti di chiacchiere sui luoghi che mi hanno colpito di piu' durante i miei viaggi. Così il 20 di novembre avevo passato l'ordine, poi nell'imminenza della conferenza, ho cominciato con i solleciti, inutili naturalmente. Per carità, convinti anche loro del fatto che il pacco era stato smarrito me ne hanno garantito la replica immediata, ma ormai l'appuntamento con la platea osannante era irrimediabilmente saltato, con mio grande nervosismo, perché mi piace fare le cose per bene e con precisione e quando ci si mette in mezzo qualche cosa di imprevisto, mi inquieto. Così, oggi mi è finalmente arrivato il pacco sostitutivo delle copie del mio libro su Moldova e Transnistria, base di conoscenza di questo magnifico paese che vi invito a visitare, che doveva arrivare appunto il 14 dicembre in occasione del mio incontro all'Ambra con l'Uni3 e che evidentemente era andato perso. Tutti quelli che me lo avevano chiesto allora, possono contattarmi qui o su messenger o per mail per averlo. Il Libro costa 10 €
Grazie a tutti

domenica 9 gennaio 2022

Recensioni: L. Littizzetto - Io mi fido di te

 


Chi ha in simpatia la dissacrante ragazza piemontese dall'accento inequivocabile, proverà il solito diletto a leggere l'ultimo lavoro uscito da un paio di mesi, che, come ovvio non si discosta dallo schema degli altri, ma anzi mantiene ben fissi gli stilemi della nostra. Basta la prima pagina per riconoscerne la sua consueta cifra comica che rimane costante nel tempo, irresistibile per chi la ama, insopportabile per chi la detesta. Tuttavia questo libro ha un tema del tutto diverso dai precedenti e tratta, come noto, della sua esperienza personale di affido, alla quale si è dedicata da tempo. Insomma ora che i suoi ragazzi sono diventati grandi, è venuto il momento di parlare a ruota libera dell'esperienza, con tutte le sue luci ed ombre, attraverso il ripercorrere episodi e aneddoti, nei quali, come capirete, anche i fatti piu' preoccupanti, che alla fine si risolvono sempre in gloria, vengono declinati attraverso i loro spunti piu' divertenti. Un libro che trabocca di amore e che spesso vi commuoverà e che sarà caro a quanti hanno percorso le medesime strade e di ispirazione per quanti si apprestano a farlo. Insomma, secondo me si apprezza soprattutto il fatto questo tema, con tutte le asperità, difficoltà e gioie che rappresenta venga trattato non con la normale seriosità che richiederebbe, ma con lo scanzonato e divertentissimo approccio della Littizzetto. Infine anche se qualche volta preoccupazioni e ansie vorrebbero mostrare la parte piu difficoltosa di questa avventura, si viene immediatamente proiettati su un piano che ne presenta il bilancio totalmente positivo. Insomma leggetelo se vi interessa l'argomento, di certo alla fine avrete un quadro chiaro e positivo del tema in questione. Per chi non la sopporta, magari servirà a renderla un poco piu simpatica e tutti gli altri sarò un paio d'ore di divertentimento su un tema serio. 


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sabato 8 gennaio 2022

Canto di un pastore errante per l'Asia

Un piatto di plov a Taskent


 Sarà la neve, anche stanotte ne è venuta una spruzzata e stamattina la temperatura era sotto i -10°C, saranno le immagini che venivano da Alma Ata, io la chiamo ancora così come quando era la capitale kazaka e l'URSS era ancora un ricordo vicino e ben presente nello stile e nei fatti, ma non riesco a distogliere la mente da quando frequentavo quei sentieri lontani dell'Asia centrale, quasi fossi un pastore errante alla ricerca non di nuovi cieli, non di immensi spazi, di deserti e steppe, di creste lontane imbiancate e di aria fina, ma banalmente di omini grigi con l'occhio sveglio che vedevano nel nuovo che avanzava, opportunità di fare ed io con la mia valigetta nera piena di bozze di contratti e di depliant, saltabeccavo da qui al Turkmenistan o all'Uzbekistan, accompagnato di volta in volta da Stefi, dal caro Eugenio o dall'amico Gianni. Quanti ne abbiamo incontrati nella polvere delle estati roventi o nel gelo dell'inverno impietoso! Ognuno pronto a farci vivere anche il senso di quei luoghi lontani e la loro diversità. Gulija che al ristorante di Taskient, ordinava per noi con voce addolcita dai suoi denti d'oro "выбор ваших лучших салатов", una scelta delle vostre migliori insalate, e arrivavano una serie di piatti golosi che cercavo disperatamente di non mangiare per prendermi inutilmente cura del mio intestino, che tanto avrebbe ceduto di schianto dopo la cura di plòv, il riso rimestato per ore nel pentolone di ferro, ricco piu' di mosche che di uva passa, mangiato dopo un paio di giorni in un villaggio vicino per festeggiare la firma dell'epico contratto dell'impianto di produzione di preforme in PET. 

Una disperata esperienza di potente e irrefrenabile dissenteria che mi impegnò per un paio di giorni nel deserto attorno a Bukhara, cercando ogni volta, per quanto consentiva l'urgenza, di allontanarmi sufficientemente dalla macchina, nella speranza di trovare almeno un cespo di sterpaglia secca dietro il quale accucciarmi. E le croccanti lepioske, le deliziose ciambelle di pane uzbeke, che sgranocchiavamo sotto le mura di Samarcanda, mentre si discuteva di un colossale impianto di essiccazione di fette di melone, quello uzbeko, ovviamente il piu' dolce del mondo per produrre le cosiddette banane secche di melone, che non mi è chiaro quale mercato potessro avere. Oppure quando nel centro di Ashgabad seguivamo un tipo con cappellaccio di astrakan che voleva impiantare una colossale fabbrica per fare seta a partire dai bozzoli di cui il Turkmenistan era ancora grande produttore. Una spettacolare triangolazione di macchine che avremmo fatto arrivare dalla Cina tramite l'amico Ping e altre, raffinatissime prodotte attorno a Como che illustrammo con dovizia di particolari e di immagini ad uno stranito direttore di banca da cui il probabile pastore raccoglitore di bozzoli, ci aveva condotto, convinto che i cinque milioni di dollari necessari, sarebbe bastato andare a chiederli per ottenerli. 

Era un mondo ancora grezzo e naif in cui le metodologie ed i meccanismi del mondo occidentale erano desideratissime, ma ancora completamente sconosciute e travisate, mentre Bulik il circasso, mediatore di cotone che ci aveva proposto il contatto non sapeva piu' da che parte girarsi per scusare la cantonata presa e proponeva allora, per recuperare il tempo perduto, mirabolanti affari di barter con veleno di api, corna di cervo o bile di orso da rivendere in Cina dove ogni cistifellea veniva scambiata con tre Toyota 4x4. Oppure attraversare le steppe kazake verso Chimkient, la città del nuovo farwest, il nuovo Eldorado con il grande Kural, due metri di kazako dal testone colossale, che pareva essersi schiantato frontalmente con un camion, tanto aveva il naso schiacciato per raggiungere un suo magazzino che avrebbe destinato all'imbottigliamento di bibite varie, inclusa la Cola kazaka (forse KazakCola?). Kural il patriarca che voleva combinare il matrimonio con la nostra Stefi con il suo fido Almaz, che si era già dichiarato disponibile, avendo già parlato con i propri genitori, mentre lo Zio insisteva che il numero di cammelli e caproni non era assolutamente sufficiente, dato il valore della ragazza, che nel frattempo continuava ad eserciare il suo compito di traduttrice, elencando l'entità delle mandrie proposte pur con un certo imbarazzo. 

Kural il gigante, il grandioso, come un principe mongolo, che fermava le macchine nella steppa di fianco ad una depressione, dove una ventina di cavalieri partecipava ad una competizione di buzkashi, e mentre galoppavano sui loro piccoli cavalli mongoli strappandosi l'un l'altro la carcassa del montone, lanciando loro per aria mazzi di tenghé, le banconote simili a quelle del monolpoli che avevano sostituito orgogliosamente il rublo e che già dopo pochi mesi non valevano il costo della carta con cui erano fatti. O quando ci conduceva alle sue serre per la produzione di frutti esotici o davanti alla costruzione bunker che voleva trasformare in albergo a cinque stelle, che a noi appariva come appena uscita da un bombardamento, fatta com'era di cemento sbrecciato e cadente ed invece era secondo lui appena finito e da arredare lussuosamente. Allora questi imprenditori d'assalto si occupavano di business di ogni tipo, senza alcun timore di mancare della necessaria esperienza in campi completamente diversi, a volte con successo, altre dimostrando una disarmante ingenuità. Oggi vedere le strade della Città delle mele avvolta dai fumi dei lacrimogeni e dalle truppe che sparano sulla folla ad altezza d'uomo, fa un certo effetto. Dove saranno adesso i nostri Kural, Almaz, Gulija? E tutti gli altri che ci abbracciavano stretti davanti alla scaletta di aerei puzzolenti, cercando di baciarci in bocca alla russa, ormai amici per la vita, quella amicizia che si cementa soltanto tra i  pastori che errano nelle steppe dell'Asia centrale sotto la scimitarra lucente della luna.


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venerdì 7 gennaio 2022

Haiku mattiniero

foto T.Sofi

salimmo il monte -

appena ci trafisse 

il dito rosa 



giovedì 6 gennaio 2022

Ancora nebbia tra Tanaro e Bormida

immagine da La voce alessandrina

 Ieri una grande mente di natali alessandrini avrebbe compiuto novanta anni, Ovviamente, ma comprensibilmente, il nostro Umberto è assai poco amato dai suoi concittadini, che a torto gli hanno addebitato chissà quali colpe, come del resto fanno per propria natura o per maligna accidia incardinata nel loro DNA (speriamo che almeno il vaccino abbia una influenza in questo senso) con tutti quelli che hanno o hanno avuto un certo successo. Non chiamatela neppure invidia, è piuttosto un sentimento a diminuire che pare come infastidito da particolari doti o opere e che mette senza troppo sottilizzare nel mucchio del "e che sarà mai", atteggiamento che tuttavia stupisce chi non sia mandrogno dalla nascita. Infatti ieri un articolo della Stampa, celebrativo appunto della ricorrenza, si meravigliava del fatto che i suoi concittadini si siano rifiutati addirittura di intitolargli il suo Liceo, cosa che invece in città è stato considerato del tutto naturale, lasciando la primazia dell'intitolazione di una scuola, senza rimpianti ad un istituto siciliano che con Eco non c'entra evidentemente un bel nulla. Del resto la ricorrenza è stata totalmente ignorata dall'amministrazione cittadina,così come aveva snobbato lacquisizione almeno parziale della famosa biblioteca. Cari ragazzi, non conoscete la mentalità dell'Alessandrino, il mandrogno tipo, l'abitante della Fraschetta che quando passava l'esercito nemico non si opponeva, ma nascosto tra i cespugli ne attendeva il passaggio per abbattere i ritardatari indeboliti o feriti, dandogli addosso con la marra del contadino, ma in testa, per non rovinar la giubba.

C'è poco da fare, d'altra parte basta leggere il motto che circonda lo stemma cittadino: Deprimit elatos, levat Alexandria stratos. Tralasciando la seconda parte su cui avanzerei comunque qualche dubbio su questa aspirazione a dare aiuto a far prendere l'ascensore sociale ai disgraziati, la tendenza invece a sminuire o comunque a non dare troppa rilevanza alle figure che spiccano nella società, come bene era stato rilevato dallo stesso Eco nei vari pezziche ha dedicato alla sua città, non è neppure una patente di malevolenza incondizionata, perfida e gretta, quanto piuttosto un voler calmare gli eccessivi entusiasmi, lasciando spazio piuttosto ai "non esageriamo". Così, per ovvia conseguenza, oggi anche i commenti dei miei concittadini su uno dei fatti del giorno, la meritata espulsione del famoso tennistadalla terra australe, non solo ligia alle leggi, ma soprattutto ferma nel farle rispettare, è generalmente commentata con quel ghigno di soddisfazione che mantiene di norma l'Alessandrino appoggiato all'angolo del vicolo di Baleta sulla Piazzetta, commentando i fatti del giorno con gli astanti, anche loro micraniosi e borbottoni, che significa, lo sapevo già  che andava a finire così, vula bas natra vòta, vola basso un'altra volta. 

Che ci volete fare, siamo fatti così, ci piace quando si deprimono gli elatos e anche la scelta di questo termine è centrata. Elatus in fatti significa sì Alto, Elevato, ma anche Superbo, Pretenzioso e dulcis in fundo Gonfio, certo gonfioodi se stesso e della propria presunta superiorità sugli altri, ovviamente gli stratos, i prostrati, abbattuti e anche caricati dal pesante basto del peso della vita. E pensa un po' che goduria vedere il n.1 del mondo, rigonfio di denaro e prosopopea, grande amico di trucidatori di genti, ovviamente no-vax, che ha organizzato feste e tornei attraverso i quali, vantandosene ha impestato tutto il possibile creando focolai perniciosi, appartenendo evidentemente alla genia di quelli che vanno a cercare un braccio finto di silicone, che si presenta col certificato falso e viene ricacciato con ignominia e timbro di "rispetta la legge e smettila di fare il furbo", come il famoso marchese dell'io sono io e voi non siete un c... Una bella soddisfazione, un bel trofeo nella bacheca a coronamento del personaggio e della sua nota simpatia e che è riuscito a cancellare malamente anche il fatto commendevole che abbia largheggiato in beneficenza con un ospedale bergamasco. Ma anche su queste cose, l'Alessandrino passa e va e sminuisce il fatto, contento sì di aver depresso l'elatus, ma soprattutto in attesa che la nebbia cali un po', ma non troppo che caso mai ci sarebbe troppa gente in giro.


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mercoledì 5 gennaio 2022

Recensioni: P. Rumiz - Canto per Europa



Ecco qua un libro straordinario appena uscito, opera di un giornalista di guerra, famoso e pluripremiato, che si è fatto tutti i conflitti dalla Yugoslavia all'Afganistan, passando per gli altri del Medioriente, conoscendone evidentemente molto bene le intime problematiche umane e politiche, oltre che evidentemente grande appassionato di mare. Queste premesse hanno portato a questo lavoro che vi accalappierà fin dalle prime pagine, anche se siete dei rudi cinici vilain come me, figuriamoci se avete un minimo di animo sensibile. Il libro, come tutti i grandi lavori, ha diversi piani di lettura, dai piu' immediati e coinvolgenti ai piu' profondi che stimoleranno il lettore piu' attento o piu acculturato. Intanto è un libro sul mare e vi narra la passione e l'essenza del marinaio che si trova a suo agio soltanto mentre solca le onde e prova sempre una sensazione di fastidio motivato quando deve mettere il piede sulla terraferma, un mondo che gli risulta comunque alieno e nemico, da rifuggere il piu' possibile. Poi è un libro sulle guerre e le migrazioni, raccontate per accenni che non riescono a mitigarne il rude orrore che le accompagna. Infine è un libro sull'Europa intesa come essere cogente a partire dal mito che si confonde ad ogni momento con i suoi effetti politici. 

Ma vi accorgerete subito che questa è soprattutto una straordinaria opera di poesia, non un libro ma un vero e proprio poema epico che si snoda dall'inizio alla fine con un ritmo implacabile che accompagna l'andare della barca tra le onde del mare. Provate a leggere a voce alta le prime pagine e subito avvertirete che il ritmo della falsa prosa, opportunamente segnalata da frequenti e voluti "a capo" non previsti, è quello del puro endecasillabo, quasi sempre perfetto nella sua espressione per tutte le 250 pagine e che vi prenderà al punto da non riuscire a staccarvi dallo scandire il metro continuamente lasciandosi scivolare, cullare e condurre da questa onda profonda e bellissima. La semplice storia racconta di un viaggio attraverso il Mediterraneo di una vecchia barca a vela in legni antichi (il desiderio di tutti i diportisti amanti del mare) con tutti gli scricchiolii e la selva di sartie e portolani che tanto li affascina. Quattro i marinai, identificati con molti pseudonimi antichi e moderni per confonderne ed unificarne l'essenza e l'identificazione con lo stereotipo e il mito, tra i quali lo Scriba è chiaramente l'autore stesso, ai quali sulle coste libanesi si aggiunge una ragazza, Evropa, mai nome fu piu' iconico ed evocativo, profuga in fuga che vuole raggiungere l'Occidente e la salvezza. 

Il viaggio attraverso questo mare omerico nero e subisce l'otre di Eolo, è dunque preda di continue suggestione in cui il mito è continuamente chiamato a ragionare sulle sue simiglianze con la storia e l'attualità. L'Europa mitologica, principessa fenicia, rapita dal toro Zeus portata attraverso il Mediterraneo, è lo spunto della storia che si ripete continua e che diventa esanime risulta che ha perduto la sua essenza primordiale e ad ogni pagina riconosci collegamenti e richiami che l'autore butta lì affinché il lettore li riconosca e ne goda. Senti fluire nel racconto temi omerici e danteschi, il suono della parola ti porta inevitabilmente al Pindemonte e il viaggio continua a dipanarsi tra le acque agitate, viola come il vino, raramente azzurre e cieli colorati dalle dita rosate dell'Aurora e ad ogni isola incontrata le effigi di antichi dei combattono o semplicemente guardano dall'alto con sufficienza le insensate frontiere, i fili spinati, le bombe che cadono, i morti senza nome. Vi incito dunque a lasciarvi andare a questo viaggio di moderni Argonauti o epigoni di Odisseo, ne ricaverete sicuramente grande piacere e magari a qualcuno potrà dare spunti di riflessione su temi dibattuti spesso a vanvera. Un libro da tenere sul comodino per leggerne qualche riga di tanto intanto.


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lunedì 3 gennaio 2022

Preoccupazioni


foto da wiki

Come mai l'uomo si preoccupa? Dico così in generale, basta che sentiamo una qualunque notizia, che leggiamo qualcosa, che un tizio col quale parliamo ci butti lì una sua previsione o qualche cosa che ha sentito e subito, anche se spesso non immediatamente o in maniera visibile, dentro di noi si mette in moto un meccanismo di inquietudine per quanto potrebbe succedere se quella eventualità si avverasse. E' un meccanismo forse di difesa che la specie ha ormai interiorizzato in sé, ma è davvero utile al benessere dell'umanità? Capisco se tisquarciano la pancia e devi cercare un pronto soccorso con una certa celerità, ma per il resto... Certo per un nullafaciente che cerca ispirazione su cosa dire, tanto per sporcare il foglio, può essere un punto di interesse da esaminare. Capisco quindi che molti di voi che leggono queste righe possano cominciare a maturare dubbi sul fatto di continuare a farlo in futuro, anche se magari la curiosità insana (altra bella caratteristica da indagare) li condurrà fino al termine del pezzo tanto per capire dove 'sto disgraziato vuole andare a parare. Dunque dicevamo, va bene che ci preoccupiamo per qualsiasi cosa, salute, benessere, economia, politica e chi piu' ne ha piu' ne metta, ma se ci fermiamo a ragionarla un poco dobbiamo riconoscere che nella maggior parte dei casi è un esercizio fine a se stesso e di nessuna utilità pratica. 

Mi diceva un tizio, mentre mangiavamo gamberi al curry su una spiaggia di Sri Lanka, molti anni fa, mentre io davo di matto perché non avevo riconfermato il volo di ritorno in tempo (allora bisognava farlo obbligatoriamente) e non sapevo quando sarei potuto ritornare a casa, perché per un mese non c'erano posti disponibili sugli aerei, ma perché ti agiti, tanto se il problema si può risolvere è inutile preoccuparsi e se al contrario il problema non si può risolvere è inutile preoccuparsi. Bella filosofia direte voi, ma il fatto era che il lunedì io dovevo ripresentarmi a lavorare e quindi mi sentivo piuttosto agitato. Alla fine il posto saltò fuori ugualmente e qundi nella pratica, mi bruciai quei due giorni a macerarmi stupidamente nella disperazione invece di godermi la sabbia del tropico e le onde vellutate di Negombo. Ma non c'è niente da fare, siamo fatti così. Adesso, ad esempio, si entra nella fase finale della corsa al Colle e come andrà a finire non lo sa nessuno. Il drago al Quirinale e il governo cade? Oppure rimane a palazzo Chigi e il governo cade ugualmente? Elezioni e conseguente disastro con un nuovo governo che distruggerà tutto il buono fatto e ci farà perdere tutti i benefici che l'Europa ci darebbe oppure seguito litigiosissimo dove per un anno ogni partito cercherà solo di posizionarsi a favore di elettori? Certo valutando che in primis alle Camere penseranno ad arrivare alla pensione, dato che la maggioranza di loro non sarà rieletta, è sufficiente garanzia alla tenuta del governo, ma chissà, queste cose in fondo sono imprevedibili e il momento di follia può sempre capitare. 

E alla fine a me che ho la mia bella età, cosa dovrebbe fregare, di cosa dovrei preoccuparmi se il paese andrà in malora? Come dire, ma cosa cacchio guardi sulle etichette la quantità di possibile colesterolo che vai ad ingurgitare, ti interessa davvero sapere cosa ti capiterà tra trenta anni quando ormai sarai cenere da sapone? In fondo basta leggere un po' di esternazioni sui social, splendido specchio per capire la mentalità ed il livello di un paese e dovresti capire che invece di preoccuparti inutilmente sperperando le tue ormai poche energie mentali, potresti startene tranquillamente appollaiato sul tuo trespolo a goderti la commedia fino in fondo, tanto a te chi ti tocca, chi ti smuove se ti confronti con l'entropia dell'universo. Uno propone Berlusconi? E fatti una risata e sprofonda un po di piu' nella poltrona invece di scandalizzarti a vuoto. L'altro vuole comunque una donna, che è una cosa  tanto moderna e bipartisan? E tu cambia canale e guardati Sorrentino. Tanto alla fine magari verrà fuori un ripescaggio tipo Casini aut similia, per mettere d'accordo tutti e si andrà avanti come sempre, come dopo la battaglia di Canne quando tutto sembrava perduto e saremmo diventati tutti cartaginesi o come quando si decise a votazione se Cristo fosse umano o divino. Basta poco per cambiare il corso degli eventi, tanto te la raccontano dopo come è andata, così come fanno gli economisti e gli storici. Quindi puoi rimanere tranquillo a guardare la neve che si sta sciogliendo a poco a poco, con le sue sfumature bianco azzurre che scintillano al sole. Alla fine tutto si risolverà da solo in un modo o nell'altro e quindi il pezzo lo avrai portato a casa comunque.


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domenica 2 gennaio 2022

Recensioni: Simenon - A margine dei meridiani


Molto interessante questa raccolta di articoli che Simenon giornalista inviava al suo giornale che lo mandava come inviato negli anni trenta in giro per il mondo a raccogliere racconti esotici che evidentemente appassionavano moltissimo i lettori di quel periodo, che ancora ricordava con nostalgia i fasti perduti della belle epoque. Gli spunti da valutare sono molti a partire dal modo in cui vengono raccontati questi luoghi lontani all'abilità del grande scrittore che traspare subito tra le righe, da cui emergono non solo le descrizioni dei luoghi, ma soprattutto le storie via via raccolte, i caratteri e il vivido tratteggio dei personaggi incontrati. Una frase in particolare mi ha colpito, che mi rappresenta una grande differenza tra i viaggiatori di allora e quelli di oggi: - Viaggiare significa sempre rimanere scottati, si distruggono le proprie illusioni... Forse potremmo dire che si viaggia per compilare l'elenco dei paesi in cui non si avrà piu voglia di mettere piede!-  Io, ad esempio oggi non riuscirei a trovare nessun paese da inserire in questo elenco. Molto di più insomma del libro di viaggio di cui pure è piacevolissimo incontrare il pensiero che dominava chi, in quel tempo si muoveva per il mondo in luoghi del tutto lontanissimi e poco conosciuti e di certo così diversi da quelli di oggi anche per il modo in cui venivano affrontati. La ricerca della diversità interpretata con l'atteggiamento razziale del tempo e la fascinazione dell'esotismo che di certo molti andavano allora ricercando. Il libro però ci tratteggia anche il personaggio Simenon, raccntandoci i suoi interessi, le sue predilezioni per i candidi seni delle ragazze tahitiane, che evidentemente muovevano molto le prurigini del tempo, sull'onda dei ricordi di Gauguin e di tutti quanti lo avevano seguito in pellegrinaggio nei mari del sud, indicati al tempo come i posti piu' belli del mondo. 

Evidentemente questo aspetto delle isole australi andavano al tempo per la maggiore come raccontano i film e gli scritti di quel periodo in cui molto si raccontava di paradisi perduti e di buoni selvaggi. Di quegli anni trenta e delle nuvole di guerra che si stavano spaventosamente preparando, poco traspare, quasi che nonostante l'orrore che stava per esplodere e che evidentemente covava profondo e non considerato in molti animi, quasi nessuno sembrava avvertire quanto era nell'aria. Anche questo è un monito interessante. La storia, inascoltata Cassandra, lo pone continuamente all'attenzione delle generazioni che si succedono. Il grande viaggio racconta quindi del giro del mondo che durò molti mesi con la traversata del canale di Panama e la lunga sosta in Equador e alle Galapagos inseguendo un caso di cronaca nera che appunto la fascinazione di quei luoghi lontani e sconosciuti, rendeva irresistibile ai lettori parigini. Prosegue poi per tutte le isole del Pacifico, con alcuni mesi trascorsi appunto nella Polinesia francese, isole sognate dallEuropa di allora. E poi Australia, India, Gibuti, il canale di Suez e via fino al ritorno in Europa. Certo affascina il modo di viaggiare di quasi un secolo fa, il piroscafo coi suoi tempi dilatati, il lusso in cui si crogiola l'inviato, la discesa a terra con il consueto ordine al taxista di essere portato nell'albergo migliore e la comunità di europei, fuggiaschi, dandy, ricconi, falsi nobili e avventuriere fascinose che popolavano questi lidi. La sensazione insomma di questa gente e dello stesso autore di essere i veri padroni del mondo. Traspare l'evidente disprezzo dello scrittore per gli americaniarroganti e parvenu e lo stupore che nei vari luoghi in cui si trova come paracadutato, nessuno parli francese, unica lingua che lui conosce, cosa curiosa per un inviato internazionale. Insomma imperdibile per chi anche solo aspira ad essere o diventare un viaggiatore.


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sabato 1 gennaio 2022

Buon 2022

dal web

Alé, la boa è girata, ormai è 2022 a tutti gli effetti, resettiamo la micrania e siamo negativi (è un augurio naturalmente) che la negatività del tampone è la cosa migliore che ci possiamo scambiare per il nuovo anno. Non per niente ieri sera scoccata la mezzanotte, cinque minuti prima di infilarmi sotto le coperte, ho brindato con acqua e Oki. Già abbiamo ormai scoperto tutti, anche quelli che non ci pensavano più di tanto, essendo giovani, forti e belli, καλόι και αγαθόι che non hanno di questo bisogno perché è uno status che già possiedono, in quanto la natura lo regala loro di default, che la salute è l'augurio migliore e comunque più conveniente, sempre ed in ogni caso, per cui lo darei così per scontato che girerei l'attenzione su tutto il resto, tanto a sperare nel meglio non costa nulla. E ancora non dico auguriamoci la pace, come le aspiranti miss degli anni sessanta, perché questo è un sentimento che purtroppo non è insito per natura nella nostra competitiva specie, che ha progredito forse proprio a causa di questa brama di sopraffazione. La pace e la mansuetudine deve essere imposta con la ragione e col cuore, ma purtroppo non con l'istinto, che di norma prevale sempre, anche se alla lunga, risulta piu' conveniente all'umanità presa nel suo insieme. 

Forse è proprio grazie a questa caratteristica che è rimasta nel fondo del nostro DNA, perché conviene all'evoluzione della specie, che se la cerchi, alla lunga, magari con fatica, la trovi, dunque auguriamocela, con speranza non vana. E poi c'è tutto il resto, certo non ultima l'economia, che il buon senso possa prevalere anche sulle menti poco avvedute di chi bada solo al voto di domattina per prendere provvedimenti utili a far funzionare proprio l'economia per tutti, perché il denaro sarà pure lo sterco del diavolo, ma come diceva un grande genovese, la salute sensa moneta xè una meza malattia. E infine last but dont least, consideriamo che anche lo spirito ha bisogno di essere nutrito e quindi, tralascio gli auguri classici e piu' logici che ve li avranno già fatti tutti e vi mando invece col cuore il mio personale augurio e cioè che possiamo di nuovo in un futuro il piu' possibile vicino, nutrirci della bellezza del mondo (non è mia, l'ho rubata in giro). Dunque ancora una volta Buon Anno a tutti, rubando ancora una volta (da solo non ci sarei certo arrivato):




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