lunedì 22 luglio 2024

Caucaso 7 - Verso Kazbegi

La chiesa della Trinità - Gergeti - Georgia - maggio 2024

Invaso Jinvali

Stamattina il tempo è piuttosto bigio e non mette certo di buonumore. Si decide quindi di andare a fare colazione alla Fabrika, dove un tempo si favoleggia ci fosse un buffet pantagruelico. Ma ahimè i tempi cambiano dappertutto e qui l'ambiente col tempo si è trasformato da spazio per collettivi studenteschi in una roba da fighetti, per cui le colazioni sono diventate una scelta à la carte, certo di qualità, ma dall'apparenza piuttosto esclusiva e pertanto di prezzo proporzionato. Vada, comunque sia per noi è sempre poco e poi i cappuccini, pancakes e torta di mele erano davvero buonissimi, pazienza se erano conditi con un certo distacco e sconditi di simpatia. Calmata la fame facciamo un salto a ponte Secco, sede di un mercatino delle pulci che ha molte caratteristiche in comune con l'Ismailovsky park di Mosca e quindi altro tuffo al cuore al rimestare vecchie rimembranze di tante domeniche passate su quella collinetta a girovagare tra mille banchetti per cercare mirabolanti occasioni. Quante ore a battere i piedi per il freddo contrattando tappeti o vecchie macchine fotografiche. Qui, benché più in piccolo, il mood è lo stesso. Tante bancarelle con anziani che espongono memorabilia dell'URSS, dalle file di medaglie e distintivi di merito, alle collezioni di orologi militari russi, i bei Commandirsky o i più titolati Poliot. 

La fortezza di Ananuri

Poi tante cosette carine da guardare lentamente; bisognerebbe avere ore a disposizione per passare in rivista le tazzine antiche, i bicchierini di cristallo, le caraffe, i piatti, i vecchi giocattoli di latta o di  legno, burattini e macchinine o anche solo per ammirare le file di lampadari d'epoca appesi alle stanghe dei banchi. Diciamo che siamo fortunati perché è ancora presto e molti sono ancora chiusi, ma vi indico questo posto, come uno di quelli da non perdere se siete appassionati di queste cose. Alla fine lasciamo il nostro obolo ad una vecchia babuska, avvolta in una serie di sciarpe di lana colorate, che sponeva una bella serie di collane e altri gingilli di sedicente ambra e ce ne andiamo che il tempo stringe. Usciti dalla città seguiamo la valle dell'Aragvi il fiume che scende dalla catena Caucasica con la forza di una corrente che tutto sembra trascinare verso il mare. Poi una grande diga sbarra la valle e la dilata in un immenso lago dove diversi belvedere si affacciano per permettere di considerarne la grandiosità. Anche qui banchetti a profusione naturalmente, ma i turisti che si fermano a valutare i souvenir sono per la massima parte russi, non si sente che questa lingua, se tendi l'orecchio e anche se guardi le ragazze che si aggirano con aria svagata tra i banchetti in cerca di souvenir ne hai la conferma. Bisogna dire che il panorama sull'invaso artificiale è davvero molto bello e la sosta vale la pena a prescindere, anche magari per buttar giù un boccone, se è giunta l'ora. 

Portale della chiesa della dormizione

Comunque poi basta proseguire ancora per qualche chilometro sempre costeggiando il lago Jinvali e raggiungere uno dei punti chiave della giornata, il castello di Ananuri, una fortezza circondata da mura che corona uno sperone a picco sul lago, luogo storico per le innumerevoli battaglie avvenute tra i litigiosissimi Eristavi (così si chiamavano i signorotti locali) della valle dell'Aragvi. Sia la posizione sulla valle che le costruzioni interne sono davvero meritevoli della visita, non per nulla il sito è candidato Unesco. Appena passate le mura ti trovi subito dentro un dedalo di passaggi tra le due torri, una superiore e l'altra molto più disastrata, direttamente affacciata sul lago, ben visibili dai camminamenti che bordano le mura stesse. Ma lo spettacolo assolutamente speciale è dato dalle due chiesette che sorgono all'interno del forte, la più antica chiesa della Vergine, in mattoni, risale al XVII secolo, che contiene un notevole baldacchino in pietra, mentre l'altra, la Chiesa della dormizione costruita alla fine dello stesso secolo contiene ancora i residui di molti affreschi, danneggiati dagli incendi durante i vari scontri e soprattutto degli spettacolari rilievi e le decorazioni sulle facciate e sui muri esterni. Questa è una caratteristica che ritroveremo più volte nei tanti altri monumenti religiosi che vedremo in seguito, ma ogni volta bisogna dire che lasciano assolutamente ammirati per la loro raffinatezza. 

La torre

Quasi appoggiata all'abside della chiesa inferiore una curiosa torre di stile Svan (come avremo modo di vedere nello Svaneti), quasi si appoggia alla parete della chiesa, decisamente incurvata, forse a causa dei terremoti che qui sono piuttosto frequenti, o anche per una certa illusione ottica, dovuta al ristretto punto di osservazione. Poco più avanti superata la zona del lago, il fiume riprende il suo percorso di acque vorticose, diresti quasi a carattere torrentizio, quando al riunirsi con un suo immissario, si può assistere ad un fenomeno piuttosto curioso. Infatti i due fiumi detti appunto Aragvi bianco e Aragvi nero hanno acque colorate nettamente nelle due sfumature suddette che, dopo il congiungimento rimangono nettamente separate per molti chilometri, dando luogo ad un fenomeno decisamente curioso, anche se non rarissimo, ricordo infatti analoga cosa a Manaus e in Croazia, nella zona di Plitvice. Naturalmente è subito fiorita la leggenda delle due sorelle, bionda l'una e mora l'altra, innamorate dello stesso bellissimo cavaliere, che infine decise di sposare la bionda, mentre l'altra per la disperazione si uccise gettandosi appunto nel fiume nero. Ma anche la sorella a questo punto disperata, si tolse la vita, creando appunto il fiume bianco che da allora scorre a fianco del nero. Più a valle si uniscono ad un terzo fiume, quello del cavaliere che a questo punto se le prende tutte e due e che ne confonderà finalmente i colori, mettendo fine alla diatriba. 

Gli Aragvi bianco e nero

Sia come sia il fenomeno è curioso e ben apprezzabile da una terrazza dove i visitatori poi appongono nastrini bianchi sulla balaustra di legno, per chiedere benevolenza alle anime delle due sorelle. Facciamo anche noi il nostro dovere e poi risaliamo la valle costeggiando il territorio dell'Ossezia del sud, zona chiusa e completamente bandita dopo l'occupazione dal parte della Russia, una delle tante guerre dimenticate. Il panorama diventa sempre più spettacolare man mano che si sale verso la barriera del Caucaso e le sue cime di oltre 5000 metri. Superiamo il monumento della pace, costruito in un punto particolarmente panoramico per glorificare la fine delle ostilità tra i due paesi confinanti, che poi nella realtà continuano a non potersi sopportare. La neve è sempre più presente sui costoni circostanti e le cime che contornano la valle, sempre più imponenti. Siamo ormai nella regione del Kazbegi e arriviamo allo Jvari pass a quasi 2400 metri, area ormai votata agli sport invernali che ha fatto sorgere nella zona di Gudauri, una gran quantità di moderni alberghi davanti agli skilift che portano alle quote più alte. Noi procediamo ancora verso il confine che non dista ormai più di una ventina di chilometri in una infinita coda di camion che testimoniano i fittissimi scambi commerciali tra i due paesi, moltiplicatisi moltissimo da quando sono scattate le famigerate e controproducenti, almeno per noi, sanzioni anti russe. 

Passo Jvari
Le cime della catena caucasica si possono ormai toccare con un dito, almeno questo è l'effetto e non posso non andare al mio passato quando ero appena al di là di quella cresta a percorrere la scacchiera delle tante repubblichette nordcaucasiche, una delle quali, la Cecenia doveva ancora far parlare di sé e tristemente. La strada è assolutamente infame, completamente sgretolata e fangosa, macinata dalle migliaia di automezzi pesanti che la percorrono verso Vladikavkaz, lo snodo nell'Ossezia del nord, punto di passaggio per le diverse regioni della Russia. Praticamente si procede a passo d'uomo, fino alla cittadina di Stepantsminda (o Gergeti), l'ultimo punto di sosta prima della frontiera. Il paesaggio scendendo dal passo è davvero entusiasmante, ma ancora di più se consideriamo che qui siamo appena sotto il massiccio del monte Kazbek (5033 m.), un imponente vulcano ancora vivo, vista la presenza di molte sorgenti calde nella zona. Sopra la cittadina incombe un monticello coronato da uno dei simboli della Georgia, la Chiesa della Trinità di Gergeti, più volte distrutta, sconsacrata durante il periodo sovietico, ma rimasta comunque punto di grande interesse turistico, proprio per la sua posizione. Ci si arriva con una stradina asfaltata che risale l'altura, ma naturalmente qui si è creata una specie di mafia che vieta la salita con la propria auto, ma obbliga a ricorrere ad una sorta di navetta taxi locale, che porta in cima e concede una sosta di mezz'ora come massima concessione. 

La valle

Certamente la vista sulla valle e sulla catena circostante è mozzafiato. Cerchiamo un punto di osservazione idoneo per scattare un'immagine della chiesetta con lo sfondo della valle. Certamente il luogo è molto fotogenico. Una turista cinese, che scopro provenire dallo Yunnan, dopo un primo contatto umano mi elargisce un mucchio di consigli fotografici suggerendomi inquadrature perfette, anzi imponendomi posizioni in equilibrio sullo strapiombo per meglio inquadrare il soggetto. Obbedisco anche per non precipitare in basso, opponendomi. La migliore visuale sarebbe su un monticello alle nostre spalle, ma ci vuole una buona mezz'oretta per arrivarci e di certo rinuncerei allo scatto, ma il nostro Luca assicura che per lui si tratta di un allenamento minimale e parte di corsa. Risale la collina e ridiscende dopo aver effettuato qualche scatto in meno di 5 minuti! Incredibile. Troppi però per il nostro irascibile taxista che evidentemente ha degli obblighi misteriosi, tali da imporgli di essere a valle entro una data ora e nonostante il nostro ritardo totale sia inferiore ai quattro minuti quattro, continua a cercare il litigio sproloquiando a più non posso, in georgiano stretto, che nessuno di noi capisce comunque. Alla fine ci defiliamo per evitare il peggio e scendiamo in paese a mangiare un boccone. Qui un simpatico oste ci dà qualche piattino delizioso per toglierci la più grossa accompagnato dal pane più speciale, friabile e fragrante che avremo mai occasione di assaggiare durante il resto del viaggio, assieme ad una magnifica zuppa, involtini di carne e melanzane squisite. Forse l'ho già detto, ma non si mangia niente male da queste parti. Comunque direi che è venuta l'ora di tornare, che il tempo passa e la nebbia scende. 

Massiccio del Kazbek

SURVIVAL KIT

L'iconostasi

Fortezza Ananuri - A circa 70 km da Tbilisi, seguendo la valle dell'Aragvi verso la frontiera russa . Una castello con cerchia di mura merlate, contenente le rovine di due torri di difesa e due piccole chiese molto belle, la seconda famosa per aver conservato per secoli la più preziosa reliquia del paese, la cosiddetta Croce di Santa Nino, evangelizzatrice del paese. Tra panorama e vista calcolate un'oretta.

Ristorante Kazbegi Good Food - Gergetis Ubani E117 -Vicino alla strada principale nel paesino di Stepantsminda. Gestore simpaticissimo e cibo locale a prezzi molto ridotti. Ottime zuppe e Kachapuri. Pane assolutamente sublime. Consigliatissimo sia se siete di passaggio che se arrivate qui solo per vedere la chiesa della Trinità.

I fregi della facciata della chiesa della Dormizione di Ananuri


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domenica 14 luglio 2024

Recensione - Di Mare - Le parole per dirlo



Uno dei molti libri che sono stati scritti da chi vuol far partecipare il proprio pubblico alla propria malattia. Un momento difficile e nel quale appunto le parole per dirlo sono difficili. In questo caso, questo importante giornalista di guerra, ci racconta la sua avventura col mesotelioma, contratto forse proprio a causa del suo mestiere, quando raccoglieva in Serbia i servizi su quel capitolo nero dell'Europa, alternandolo a storie incontrate nel suo lavoro di reporter, attento agli avvenimenti e soprattutto al lato umano di quanto accadeva attorno a lui. Un libro che ti intristisce ovviamente ma che ti fa sentire vicino la persona che racconta, fine che probabilmente anche l'autore si proponeva. Una lettura un po' triste, che un po' ti spinge a pensare, ma certamente non spiacevole, in quanto Di Mare era di certo uno che sapeva scrivere e passarti dei sentimenti.


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sabato 13 luglio 2024

Caucaso 6 - Verso il Kakheti

Devozione a Santa Nino - Kakheti - Georgia - Maggio 2024

Il bazar

E' tutto il giorno che camminiamo, dire che ho i piedi fumanti è un eufemismo, ma questa è una città da vivere a piedi, di quartiere in quartiere, cercando di penetrarli attraverso le viuzze più segrete e nascoste per apprezzarne gli angoli nascosti e le sue belle case tradizionali. poi, quando sbocchi sui grandi viali di scorrimento passi ai palazzi di una grande capitale, svolti altre pagine sempre convincenti alla vista. Così passin passetto, procedendo lungo le mura cannibalizzate da costruzioni parassite che ne hanno via via mangiato dei pezzi o si sono insinuate all'interno delle stesse, arriviamo al cuore della città, quella piazza della Libertà che rappresenta il centro politico e culturale della nazione. Di qui parte il lunghissimo viale Rustaveli, dove si allineano i palazzi del governo e del potere, che la storia ha designato a rappresentare il paese. Così passiamo davanti al Parlamento, dove ogni sera si radunano migliaia di persone per protestare contro la strada filorussa che sta prendendo il governo. In particolare proprio mentre eravamo lì, stava per passare una legge particolarmente liberticida contro giornalisti e agenzie di informazioni con componenti straniere, ricalcata esattamente su quella già in vigore in Russia, poi approvata. Le tensioni sono molto forti e le possibilità di scontri violenti non sono così peregrine, dato che il motivo del contendere pare sia molto sentito, in quanto questo governo presieduto dal partito Sogno Georgiano, aveva ottenuto il consenso dei votanti proprio per la sua distanza dall'ingombrante vicino e per una forte propensione all'avvicinamento all'Europa, cosa che pare sia molto gradita alla popolazione a giudicare almeno dal numero delle bandiere azzurrostellate accoppiate a quelle georgiane che si vedono su ogni lampione. 

Iconostasi di Santa Nino

Poi, non si è capito con quale motivazione il governo ha cambiato linea e al momento viaggia in direzione contraria. Questo ha provocato un'ondata di proteste piuttosto importanti, che proseguono con una regolarità preoccupante per il governo. La cosa curiosa da un lato e decisamente naif, è che proprio sugli angoli del parlamento, dove si presumerebbe essere maggiori le forze di contenimento (ci sono in effetti parecchie macchine della polizia) e le contromosse governative, ci sono, evidentemente ormai d'abitudine, un folto numero di banchetti che vendono bandiere della UE e della Georgia abbinate, da sventolare nelle manifestazioni giornaliere, che presumibilmente si terranno ogni giorno a venire. Insomma anche nell'agone contestatario il business non molla, capirà, bisogna pur campare. Intanto la folla comincia ad assieparsi per far partire il corteo, noi con prudenza decidiamo di allontanarci nella direzione opposta lungo il grande viale, sfilando i musei più importanti della capitale, dal Museo Nazionale, a quello delle Belle Arti, alla Galleria Nazionale, al Teatro dell'Opera, al MOMA, oltre agli alberghi storici più importanti come il Marriott o il Biltmore e il Radisson. Percorriamo così i quasi due chilometri in leggera salita di questo che è il vialone di rappresentanza della capitale, fino al parco che presenta un'altra bella vista sulla città ed il fiume, con il monumento alla bicicletta, articolo che non mi sembra tra i più gettonati tra la popolazione di Tbilisi. 

La metro di Tbilisi
Vicino c'è anche la stazione della metro che in un attimo ci riporterà a casa. Entrare in questa stazione mi riporta immediatamente ai miei trascorsi sovietici. Se ne vede subito l'impronta, con le sue scale mobili rettilinee, profondissime e molto veloci, anche se la stazione in fondo, manca di quelle grandiosità architettoniche volute dal senso di grandeur staliniano. Qualche minuto e arriviamo a casa per trascinarci poi fino all'Old Time, gradevole ristorantino dove trangugiamo spiedini di pollo e un paio di croccanti Kachapuri, tanto per mettere sotto i denti qualche cosa. Certo che di strada ne abbiamo fatta oggi, ma quello che ci è passato sotto gli occhi mi ha lasciato decisamente soddisfatto. Ribadisco, Tbilisi è davvero una bella capitale che merita assolutamente di essere vista e vissuta. La notte è passata plumbea e senza sogni, visto che le ore da recuperare erano molte almeno per me, quindi ci siamo messi in moto al mattino verso le nove con molta calma. La prima tappa è il cosiddetto Bazar dei disertori, il più grande della città, un vero e proprio quartiere, dove arriviamo comodamente con la metro. Qui c'è davvero ogni tipologia di merce, ma la parte più interessante è sempre quella alimentare, soprattutto la zona della frutta e della verdura, un vero e proprio mercato generale dove convergono da tutte le parti a scaricare e caricare merci che arrivano da tutto il paese ma anche dai vicini Iran, Turchia, Armenia. 

Chiesa di Santa Nino

Bisogna subito dire che i prezzi, in particolare della frutta, non sono bassi, soprattutto se parametrati al potere di acquisto di stipendi e pensioni georgiane, tuttavia il movimento è notevole. Un prodotto particolarmente interessante e che sarà una costante del nostro viaggio caucasico, è la frutta secca, di ogni tipo e dimensione a partire dalle albicocche, pesche e molto altro anche difficile da riconoscere, spesso offerto in bellissime confezioni miste dove l'aspetto estetico vuole la sua parte. Non resisto e compro una discreta quantità di cachi secchi dalla forma curiosa, dalla bontà assoluta, che provvediamo subito a degustare assieme ad un delizioso succo di melagrana. Sfiliamo i banchetti con gli articoli turistici, pochi per la verità e poi ci calmiamo i morsi della fame all'estremità del mercato, vicino alla stazione dove ci sono tutta una serie di bancarelle che offrono il solito street food, dalle kachapuri agli hotdog. Certo che in questo modo i costi dedicati al cibo, si ridimensionano notevolmente e contribuiscono a rendere il Caucaso una meta decisamente low cost per i turisti occidentali. Siamo comunque in zona stazione dove abbiamo un mezzo che ci aspetta, a disposizione per il resto della giornata. Prendiamo quindi la strada dell'est verso la regione del Kakheti, una zona di bellissime colline degradanti verso sud dal grande Caucaso, fin verso il confine dell'Azerbaigian. Qui nascono e si estendono i grandi vigneti georgiani che da millenni producono vini famosi e dei quali qualche cosa dovremo pur dire in seguito. 

Succo di melagrana

Comunque per il centinaio di chilometri che ci separano da Bobde, i paesaggi sono belli e dolcissimi, ma pure nella loro ondulazione ti danno quel senso di grandi spazi che raccontano il passaggio alle terre sconfinate dell'Asia centrale, dove come dicono i Russi, cento chilometri non sono distanza e cento anni non sono tempo. Proprio qui, su una collina tra le altre, tra filari di viti e foreste sorge il monastero di Santa Nino, la monaca che nel IV secolo evangelizzò la Georgia, la prima nazione a diventare ufficialmente cristiana nel 337, dopo che la Santa con alcuni miracoli convinse il re e la regina ad aderire alla nuova fede. Successivamente si ritirò proprio a Bobde dove morì. Qui fu eretto il primo monastero, rinnovato successivamente nel IX secolo, dove è sepolta. La chiesa, rimaneggiata ed ampliata anche successivamente, è uno splendore di pietra scolpita con certosina maestria e tutti i contorni dei portali sembrano trine delicate. Il luogo è piuttosto affollato, ma per la verità intorno, senti solo parlare russo. E' curioso come dopo settanta anni di agnostico ateismo, ci sia stata una ripresa così significativa della fede cattolica e dei suoi riti, anche tra i giovani. Tra le navate infatti non vedi solamente gente col naso all'in su che ammira gli splendidi affreschi, tra i quali un famoso giudizio universale o la altrettanto spettacolare iconostasi, ricca di icone ottocentesche, ma anche molti fedeli in preghiera, riuniti davanti alle icone più venerate o attorno alle piattaforme dove disporre ceri accesi, ma soprattutto la fila è particolarmente numerosa nella cappella laterale dove si venera la tomba della Santa, una lastra di marmo bianco istoriato, davanti alla quale tutti si raccolgono in preghiera. 

Le mura

Intorno alla chiesa, un bel giardino che digrada dalla collina, concedendo una splendida vista sulla valle dell'Alazani, che si protende lontano verso il confine. Fiori e prati verdissimi, il luogo è anche un magnifico spazio dove passare un pomeriggio nella natura ed in effetti i prati sono pieni di gente seduta che ammira il paesaggio, chiacchiera e lascia giocare i bambini. Lasciamo il monastero dopo un'oretta, mentre sta affluendo sempre più gente, in effetti questa è una delle mete assai gettonate dai turisti, anche perché a un paio di chilometri c'è anche la bella cittadina di Sighnaghi, che merita una sosta. Anche se la cerchia di mura in gran parte percorribile, con le sue torri sono del XVIII secolo, il paese è ormai moderno ed essendo diventato meta di interesse per molti, è pieno di alberghetti e ristoranti di ogni tipo, visto che qui si viene anche per feste e matrimoni piuttosto affollati. Ricordo che un mio amico di Mosca che non amava troppo il Caucaso, affermava che i matrimoni georgiani finiscono sempre a botte e a pistolettate, ma sarà stato sicuramente prevenuto come tutti i moscoviti verso il sud, anche perché di spari non ne abbiamo sentiti. Vero è che qui si beve molto visto che siamo circondati dalle vigne e quindi dopo aver passeggiato per le vie del paese, ammirando tappeti finti e oggetti di artigianato, aver visto la bella chiesetta di San Giorgio, dove sono stato anche cazziato dalla custode perché ho suonato la campanella del campanile ed aver percorso un bel tratto di mura per arrivare alla estrema torre sulla scarpata, siamo andati a cercare una cantina che ci desse l'occasione per degustare i famosi vini del territorio. Lungo la strada un gruppo di anziani mi individua subito come straniero spaesato e un mi chiede se mi piace il vino e procede immediatamente ad invitarci a casa sua, offerta che decliniamo con dispiacere, avendo già appuntamento con una cantina della zona.

La porta di Sighnaghi

Il  proprietario, che chiameremo Giorgio, ci fa scendere subito in cantina che ha l'aspetto tipico di uno dei nostri infernotti del Monferrato. L'atmosfera è piacevole e sincera e senti solo la voglia del vignaiolo che vuole farti sentire orgogliosamente la sua produzione. Qui ci racconta i suoi prodotti che viene ancora fatta col metodo tradizionale degli orci di terracotta interrati, i qvevri, dove il vino matura per poi passare a botti di rovere per almeno tre mesi, senza aggiunta di lieviti o altre correzioni, dopo di che passiamo agli assaggi. Cerchiamo di capirci, qui non parliamo di attrezzature sofisticate con pigiature soffici e fermentazioni a temperature controllate a cui siamo abituati nella moderna enologia, ma di fare un salto nella tradizione di una terra che il vino lo ha inventato e lo commerciava a livello che possiamo definire preindustriale, oltre tremila anni fa. Quindi possiamo tranquillamente dire che la vinificazione è nata qui e questo solo dà ai prodotti che vieni ad assaggiare una sufficiente patente di nobiltà e quindi il materiale che ci viene offerto oggi merita un assaggio con sincera ammirazione ed anche con una certa curiosità. Ovviamente non sentirete i bouquet complessi dati dal controllo delle temperature, ma le uve di partenza sono molto valide e questi vini hanno struttura e sapori molto interessanti. 

Assaggi

Partiamo da un bianco che ovviamente è il meno idoneo a mostrare picchi qualitativi, data anche l'assenza di solfiti che ne possano garantire una idonea conservazione, ma i rossi hanno corpo deciso e ottima persistenza. Ne assaggiamo due di 14 gradi, entrambi con una bella personalità, che Giorgio ci declina come Saperavi, dal nome del vitigno di provenienza. La varietà amabile, più leggera, sugli 11 gradi, è poi decisamente beverino e dal sapore gradevolissimo, morbido e suadente, che invita a berne ancora un altro calice, anche se il profumo latita un po'. Insomma una esperienza interessante. Ma il buon Giorgio, che ha capito subito di stare parlando con uno del settore, non ci molla di certo così facilmente e ci mette subito davanti alla sezione superalcolici, a partire da un brandy niente male, complesso e dai molti sapori morbidi e legnosi, di mandorla e vaniglia e poi si passa alla chacha, una serie di grappe e distillati di ogni tipo in cui perdersi e perdere anche i sensi, visto che già la prima al dragoncello marcava 65 gradi, per non parlare della serie dei boccioni allineati alla parete con distillati di tutti i tipi dalla pesca, alla prugna, alle ciliegie e così via. Non ci vuole proprio mollare e mostra alcune bottiglie della collezione cominciata da suo nonno, alcune con più di 70 anni. Insomma alla fine il problema è risalire dalla cantina, che le gambe tremano un po'. Per fortuna non tocca a noi guidare. Alla fine torniamo in città che è notte e la testa gira parecchio, anche se Gianluca brontola che il posto ormai è troppo turistico e non merita la pena, ma noi lo lasciamo dire e poi per fortuna, con un po' di kebab abbiamo attutito il colpo.

Sighnaghi e chiesa  di San Giorgio

SURVIVAL KIT

Sighnaghi

Monastero di Santa Nino -  Nella regione vinicola del Kakheti, a Bodbe, a un centinaio di chilometri da Tbilisi, è un monastero situato in luogo molto panoramico e molto visitato sia per motivi religiosi, essendo questa la Santa più importante del paese, che per motivi turistici. Guardate attentamente gli affreschi abbastanza ben conservati. C'è sempre molta gente in visita turistica che in pellegrinaggio. Il monastero vende anche prodotti locali, mieli e conserve. Ingresso gratuito. Calcolate almeno un'oretta.

Sighnaghi - Famoso paese turistico a pochi chilometri dal monastero, praticamente costituito solo più da attività turistiche, locali, alberghi, ristoranti. Interessanti le mura con le torri, la chiesa di San Giorgio, il Museo di storia e folklore al centro del paese e molte cantine che propongono degustazioni di vino prodotto nei dintorni col metodo antico degli orci.

Gio's Wine Cellar - St. Baratashvili 1, Sighnaghi - Presentazione e degustazione di vini prodotti in famiglia, molto autentica e piacevole. Esperienza interessante. Assaggerete 4 vini, un brandy di 7 anni e molti tipi di chacha, distillati di vinacce e di vari tipi di frutta. 25 Lari a testa

La tomba di santa Nino


Panetteria
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lunedì 8 luglio 2024

Caucaso 5 - Quartieri antichi

Il vallone col ponticello dei lucchetti - Tbilisi - Georgia - maggio 2024


Il vallone dell'orto botanico

La grande madre Georgia domina il costone e guarda benigna dall'alto la città. Non ci sono dubbi che sotto di lei, affacciati alla balconata, si avverta una certa qual aria di protezione generica, non fosse altro per la gigantesca spada che, se non ti casca sulla testa, sicuramente vorrà pure dire qualche cosa. Dall'altra parte il vallone verdeggiante che sta alle spalle della città sembra una foresta selvatica e incolta e non ti pare possibile che solo a pochi metri sorgano le case di uno dei quartieri più popolati di Tbilisi. Eppure questa è proprio la sensazione e qui puoi perderti tra sentieri e passeggiate come fossi davvero in un bosco tra i monti, non per niente questo è anche uno dei giardini botanici più grandi del mondo. Poco più in là, la stradina che porta alla fortezza, l'altro simbolo della città, ma purtroppo stavolta siamo sfortunati perché la cittadella è completamente chiusa. Sono iniziati infatti restauri in grande stile, certo qualcuno fa l'occhietto e dice che se scavalchi nessuno dice niente, ma noi siamo ligi alle regole, non vogliamo fare i turistacci che si comportano da prepotenti, anche perché se proprio vogliamo dire, le mura sbocconcellate sono più belle da fuori e dentro, per il momento non c'è molto da vedere. Certo sarebbe la via più indicata per scendere giù a piedi fino alla base del quartiere azero, ma noi disciplinatamente, riprendiamo l'ovovia  e scendiamo al punto di partenza, nel parco Rike. 

La fortezza

Davanti a noi la cascata di case, tutte ormai da qualche anno completamente restaurate, che fanno di questo quartiere uno dei centri più importanti della movida turistica. Sotto il vialone che lo attraversa c'è il vecchio Meidan bazar, posizionato lungo un tunnel sotterraneo secondo lo stile dei suk orientali, con gli stalli posizionati all'interno delle nicchie foderate di mattoni rossi. Molti offrono vino e prodotti tipici, in fondo c'è un piccolo museo di attrezzature tradizionali. Mi lascio tentare dall'offerta di un gelato al vino, che mi sembra sempre una bella idea. Un banchetto con una bella ragazza dagli occhi scuri come la notte e dalle sopracciglia folte, ne offre addirittura a quattro gusti diversi, titolati a quattro differenti vini. Prendo quello spacciato come più aromatico ma alla fine devo dire che non mi convince moltissimo, eppure il gelato da queste parti è un prodotto molto tradizionale e anche famoso nel mondo! Tuttavia rinfrescati, risaliamo le stradine del quartiere azero, circondate da bellissime case, con grandi balconi e bovindi foderati da finestre finemente lavorate, tanto da sembrare trine finissime. Dovunque ci sono bei locali pieni di gente. Indubbiamente la capitale è in pieno rilancio economico e se non fosse per la pressione politica dell'ingombrante vicino, si potrebbe dire che è avviata verso un miglioramento visibile delle condizioni materiali. 

Meidan bazar

Risaliamo la collina, tra altre stradine e vicoli fino ad arrivare alla moschea Juma, dove si entra senza problemi; ci sono solo un paio di fedeli in un angolo che poi se ne vanno e rimaniamo soli nella grande sala di preghiera davanti al bel mimbar di legno intarsiato. Poi scendiamo per scalette e stretti passaggi infilandoci proprio dietro la moschea fino ad arrivare al vallone che arriva dietro al monte della fortezza. Da qui sgorgano le acque sulfuree che nel passato avevano reso famosa la città. Una serie di ponticelli attraversano il rio che proviene da una cascata. Anche qui sta trionfando la moda dei lucchetti d'amore che, praticamente, ormai ricoprono quasi per intero i parapetti. E' una moda che evidentemente piace assai alle giovani coppie visto che ne ho visti ormai da ogni parte del mondo. Passeggiamo lungo il torrentello mentre le case antiche, abbarbicate sul costone, sembrano caderci in testa. Quando la costa si apre ecco apparire le costruzione dei bagni turchi, altro vanto della città. Pare ne siano rimasti in attività sette, tutti raggruppati in questa che è la zona di Abanotubani. D'altra parte la leggenda dice che il re Vakhtang fondò proprio qui la città di Tbilisi, il cui nome dovrebbe significare appunto "acque calde", dato che vide il suo falcone guarito, dopo essersi immerso nelle acque di queste sorgenti sulfuree. 

Moschea juma

Questa fu la fortuna della città che da esse ebbe la propria fama. Pare ci fossero nel XII secolo più di 65 stabilimenti dove si celebravano anche feste e matrimoni e la notorietà si protrasse nei secoli successivi, raccontate da Dumas e da Pushkin che disse di non aver mai visto un luogo così meraviglioso. In effetti già dall'esterno, i mosaici arabescati sono così ricchi da ricordare le maioliche colorate delle madrase uzbeke e le cupole persiane e sinceramente una esperienza in questi bagni me la sarei volentieri concessa, visto che, come raccomandato da Gianluca, ci eravamo portati al seguito anche degli opportuni costumi da bagno, ma le neghittosità e l'apparente mancanza di interesse dei miei compari di merende, che hanno fatto finta di niente alle mie larvate proposte, hanno fatto sì che ci siamo persi una delle esperienze storico letterarie, nonché sibaritiche più ghiotte della città. Quindi vi suggerisco fin da ora di non seguire le mie orme e di approfittare dei bagni Orbeliani di cui vi allego foto dell'ingresso qui a lato. Poi vedete voi, io mi mangio ancora le mani adesso, visto che si dice che l'esperienza e le sensazioni di avere una pelle di pesca morbidissima all'uscita dai bagni suddetti, siano assolutamente impagabili. Vedete voi. 

Bagni orbeliani

Allora, sorbendo un succo spremuto di melagrana, proseguiamo in una delle vie ortogonali alla salita e io vengo morbosamente attirato da un localino che offre una specie di menu turistico vino incluso, e qui siamo imbarazzati in lunghe incertezze tra i khinkali, i tipici ravioloni georgiani, quelli che in Russia si chiamano pelmeni e la serie delle khachapuri, una delle delizie della cucina locale. Optiamo infatti per quest'ultima, nella sua versione adjaruli, che consiste in un impasto di pane morbido e croccantissimo sagomato a barchetta ricoperto di formaggio fresco con un uovo al centro che poi si mescola al formaggio fuso inzuppandoci dentro i bocconi di pane che via via si strappano dai bordi. Una vera delizia che assaporata con il calice di vino bianco annesso, mi mette decisamente di buon umore. Usciamo allegri e proseguiamo per il quartiere, davvero bello per questa sua particolare architettura, passando prima per la sinagoga, che purtroppo è chiusa, un'altra delle testimonianza di quanto nel passato tutta l'area mediorientale fosse straordinariamente multietnica ed in assoluta e tranquilla convivenza tra le tante correnti religiose presenti l'una accanto all'altra, senza che questo desse origine a problemi di sorta, cosa che del resto avevamo già visto in altri luoghi come in Libano ad esempio. 

Nurashen

I problemi sono nati solo dopo che in Europa si sono scatenati i nazionalismi nati dallo scardinamento degli imperi presistenti, che hanno spinto il pedale sugli odi etnici e religiosi per affermare la loro importanza, dando origine a tutte le insanabili situazioni di crisi che proseguono anche ai giorni nostri. Ancora pochi passi e ci troviamo di fronte ad una vera chicca, mi dicono assai poco conosciuta, infatti proprio dietro alla chiesa di Sayat nova, nascosta dagli alberi di un piccolo parco all'apparenza trascurato e selvatico, ecco sorgere i muri di una grande costruzione abbandonata, si tratta della cattedrale Armena di San Giorgio o di Nurashen, chiusa da decenni, di cui, da alcune finestre posteriori lasciate aperte, puoi indovinare i maestosi interni che mostrano nella penombra gigantesche colonne e malcelati affreschi che paiono cadere in completa rovina. Le mura esterne sono di grande eleganza con altissime costolature in mattone che ne sottolineano l'elevazione fino alla grande cupola centrale. Un vero peccato che sia lasciata così in abbandono. Noi proseguiamo nella zona di Sololaki, popolatissimo di locali alla moda, mentre graziose buttadentro cercano di farci entrare, anche se siamo solamente nel primo pomeriggio. 



Torre dell'orologio

Dovunque butto l'occhio l'inquadratura è piacevole e appagante. Andiamo fino al ponte della pace, dalle forme avveniristiche, dove ti senti avvolto dai tubolari alveolati di acciaio, mentre il fiume scorre turbinando sotto di te e poi proseguiamo fino alla piazzetta della cosiddetta torre dell'orologio, una stramba costruzione che fa da ingresso al teatro delle marionette, che pare uscita da una scatola di costruzioni per bambini, tutta stortagnola e ricoperta di figurine e di personaggi delle fiabe. Non possiamo non sostare poi alla Cattedrale di Sioni o della Dormizione, un'altra grande e bellissima chiesa di rito ortodosso georgiano, ricca di affreschi ottocenteschi. L'edificio attuale che risale al XIII secolo, pur costruito su di una base preesistente del V, alla fondazione della città, ha subito molti rimaneggiamenti successivi come si vede dai due campanili esterni uno del 1400 e uno neoclassico dell'800. La chiesa è famosa anche per la presenza della croce in argento di Santa Nino, la monaca che diffuse il cristianesimo in Georgia nel IV secolo. Intorno alla reliquia un capannello di devoti, accende ceri con grande compunzione. Bisogna dire che nell'oscurità delle strette navate dove non riesci a scorgere la cima degli archi, tra fumi di incenso e chiarore di candele, si avverte una atmosfera di decisa spiritualità, di certo quella che ha avuto una straordinaria ripresa, dopo i settanta anni di pesante ateismo sovietico. Esco pensoso incamminandomi per il largo viale che conduce all'esterno di Sololaki. 

Volta della Cattedrale di Sioni

SURVIVAL KIT

Bovindi

Come muoversi a Tbilisi - La città è dotata di una metro molto efficiente costruita nel periodo sovietico, anche questa da vedere, se pur non abbia le magnifiche stazioni moscovite, caratterizzata dalle infinite e lunghissime scale mobili ancora in legno. Per entrare si usa una tesserina magnetica da 2 Lari, utilizzabile anche da più persone, al costo di 0,50 Lari per corsa. Naturalmente fitta rete di bus anche questi al costo di 0,50 Lari per corsa. Tuttavia il mezzo più comodo per girare in città sono i taxi Yandex, una applicazione simile ad Uber e che funziona con gli stessi criteri. Consiglio caldamente di scaricarsela gratuitamente prima della partenza. Se siete in 4 spenderete meno che con la metro.

Maioliche


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sabato 6 luglio 2024

Caucaso 4 - Per le vie di Tbilisi

Cattedrale di Tbilisi - Georgia - Maggio 2024

Dalla cattedrale

Così abbiamo continuato a passeggiare per il centro del nostro quartiere, tra vecchie case, palazzi zaristi e locali di ogni tipo. Certamente la città mostra segni di ottima ripresa economica, dopo gli anni bui succeduti al crollo dell'URSS, la guerra e le successive turbolenze che hanno lasciato un forte astio nella popolazione comune verso l'attuale Russia, come si vede spesso nei vari graffiti rivolti direttamente all'indirizzo di Putin. Tuttavia bisogna considerare che l'attuale forte spinta economica di cui beneficia il paese è dovuto in gran parte proprio all'ingombrante vicino, infatti, in conseguenza delle sanzioni imposte internazionalmente, gli affari e il movimento di merci e persone continua allegramente come prima, ma attraverso i paesi confinanti e tra questi ci sono sicuramente Georgia e Armenia. Oltre a ciò considerate che sembra che almeno mezzo milione di giovani siano fuoriusciti dalla madrepatria per evitare appunto di essere coinvolti nel richiamo nell'esercito, correndo il rischio di dover andare al fronte a morire nel fango ukraino e al momento risiedono stabilmente a Tbilisi o a Batumi, contribuendo all'economia con un forte afflusso di soldi nonché ad un considerevole anche se sgradito aumento degli affitti. In effetti nei locali, senti un sacco di giovanotti robusti e muscolosi che parlano in russo e spendono soldi. 

Le mura sul fiume Kura

Noi che abbiamo finito la giornata su un locale della piazza, ne eravamo circondati. Naturalmente andando a caso abbiamo scelto il ristorante sbagliato e ci è capitato un simil americano che serve solo hamburger per di più cari, ma che ci volete fare, eravamo ancora completamente rimbambiti dal viaggio e nei prossimi giorni staremo più attenti. Intanto torniamo al nostro residence con le pance piene e stramazziamo nel letto dove ci abbandoniamo al sonno del giusto nel tentativo di recuperare le forze per domani, visto che ci attenderà una scarpinata intensa, visto che sarà anche l'unico giorno pieno a Tbilisi. La mattinata si apre con un bel solicello che fa risaltare il cielo blu e gli sbuffi bianchi delle nuvolette passeggere. Con un comodo taxi Yandex ci portiamo subito alla Cattedrale della Santissima Trinità nel quartiere armeno di Avlabari. Questo è evidentemente il modo più comodo per spostarsi in tutte le città georgiane e armene, infatti se siete in tre o quattro, i prezzi saranno addirittura inferiori al costo dei biglietti della metro. La costruzione è decisamente recente, la sua costruzione è cominciata dopo il disfacimento dell'URSS ed è stata inaugurata solo nel 2004, ma svetta sulla collina proprio per la sua imponenza. Costruita, tra grandi polemiche sopra un antico cimitero armeno, con notevole dispendio di mezzi e di materiali di pregio, ha le tipiche caratteristiche delle architetture religiose georgiane con pianta a croce greca e altissima cupola centrale rivestita d'oro. 

Rudere di antica chiesa armena a Avlabari

Anche l'ampia scalinata di accesso su cui salgo sbuffando, contribuisce a magnificarne le dimensioni e la presenza isolata in mezzo ad un bel giardino, con un complesso edificio che funge da campanile eretto ad una certa distanza. Bisogna dire che dalle terrazze intorno si gode di un magnifico panorama sulla città e sul fiume Kura che la divide in due con le sue acque tumultuose. Di qui vedi bene il quartiere armeno sottostante, il monte con la fortezza ed i lontani quartieri periferici come Suburtalo, dove l'orribile foresta di caseggiati sovietici, le famigerate krushiovke, sorte velocemente per risolvere i problemi abitativi di quel periodo e quindi strutture dalla bruttezza e dallo squallore rimasto proverbiale, rimangono ancora oggi a raccontare quei tempi difficili. Scendiamo poi nel quartiere armeno che è in via di ristrutturazione e molte delle case che incontri sono già state riportate all'antico splendore, e mostrano con i loro balconi e terrazze, la bellezza di questa architettura antica che mescola note di Medioriente a cavallo tra Persia e Turchia e che puoi ritrovare con piccole varianti anche in altri paesi vicini. Il contrasto tra le case sistemate e quelle ancora malandate o addirittura in rovina, è forte e ti fa capire quanto doveva essere bella in origine questa città. 

Porta

Un'altra cosa che colpisce immediatamente sono i portali di queste case, di questi palazzotti, bellissime e di complessa fattura, miscuglio di legni e ferri battuti, di vetri colorati e intarsi complessi, splendide quelle restaurate, magnifiche nel loro potenziale, che bene si intravede sotto la patina di vecchio abbandono, quelle ancora da sistemare. Una ricchezza davvero unica e di certo da valorizzare ulteriormente, che colpisce in ogni caso il passante ed il visitatore straniero. Tra le case una vecchia chiesa armena è rimasta lì in completo abbandono perché pare non ci si riesca ad accordare per contrasti politico-etnico. Vecchie storie che in questa area dove le etnie e le sottoetnie presenti sono un numero imprecisato, rimangono fonte di contrasti irresolubili e infiniti. Arriviamo a quello che rimane delle mura che circondavano questa parte di città; siamo proprio sopra il fiume, su una sorta di bastione su cui le case si affacciano; indubbiamente un gran bel colpo d'occhio e appoggiato ai grandi merli arrotondati, in mattoni rossi, rimani a guardare le acque limacciose che scorrono sotto di te, come se stessero portando via veloci le scorie dei secoli e le violenze che le genti che qui hanno vissuto, hanno dovuto vedere, sopportare, subire. 

Monumento al fondatore della città

Scendiamo lungo le viuzze in discesa su un'acciottolato antico per arrivare fino alla Chiesa di Metekhi, isolata anche questa su uno sperone roccioso sul fiume e dedicata, come la maggioranza delle chiese georgiane, naturalmente a S. Giorgio, patrono della città. La chiesa è bellissima, come scolpita nella nuda roccia dorata, consumata dai secoli, con le sue linee semplici e pulite. Entri attraverso un piccolo nartece quasi nascosto e l'interno spoglio e minuscolo, le absidi quasi nascoste, invitano immediatamente a concentrarsi nel silenzio e nella meditazione; anche i visitatori che la percorrono passano come figure senza tempo che non disturbano l'atmosfera. Un gruppo di ragazze, sicuramente russe, molto belle, escono compostamente. Hanno tra i capelli coroncine di roselline che le fanno apparire come miniature di Palech, deliziosi visi che non puoi fare a meno di fotografare quando sciolgono dolci sorrisi. La lingua russa, soprattutto se pronunciata da una donna è dolce e musicale, quasi una melodia che esce da labbra rosse e profumate. Mi chiedo come sia possibile che popoli così vicini ed alla fine così simili si odino mortalmente, quando forse basterebbe guardare negli occhi queste fanciulle per sopire ogni odio, ogni inutile e sciocca rivalsa. 

Chiedo ad una di loro, che avanza lentamente con passo leggero, il permesso di fare uno scatto. Mi scioglie subito uno sguardo da madonna del rosario e piega appena la testa di lato, la lunga treccia scura che le circonda il capo. Anche i suoi occhi grigi come le perle dei mari del sud sorridono. Eh, santo cielo come è strano il mondo! Sotto la terrazza che circonda la chiesa ancora larghi spazi della città e del sottostante parco Rike, verdissimo, verso cui scendiamo dopo aver buttato un occhio da sotto la imponente statua equestre del re Vakhtang Gorgasali, il fondatore della città, che getta lo sguardo amorevole e volitivo sulla sua città, portando tuttavia con sé quel che di tronfio e pretenzioso c'è sempre nello stilema del realismo sovietico. Nel giardino ci concediamo, in un bel localino tra le aiuole, un bicchiere di amabile vino georgiano, mi sembra fosse Kindzmarauli, piacevolmente profumato, tanto per capirci non lontanissimo dal nostro Brachetto acquese. Ma sul vino bisognerà fare poi tutto un discorso, perché questo è un capitolo importante per il Caucaso tutto, quindi su questo argomento ci risentiremo più avanti. Poi attraversiamo il parco e prendiamo la funivia che porta a Narikala, la fortezza sulla montagna che, questa sì, domina davvero la città dall'alto. Il nome, ricevuto dai Mongoli significa piccolo castello e quello che rimane, dopo guerre e terremoti, risale al XVI secolo e corona il monte che sta a guardia della città. 

La Madre Georgia

Dietro sui fianchi ripidi del monte si trova il gigantesco parco orto botanico, attraverso il quale si scende alla cascata ed alle sorgenti sulfuree che sboccano nel quartiere Abanotubani, dove hanno sede i famosissimi stabilimenti termali della città o quanto meno i sette che sono rimasti in funzione. Di qui la vista è davvero magnifica ed arriva fino all'altra chiosa di montagne che coronano Tbilisi dall'altro lato. Il luogo è molto frequentato perché qui sorge anche l'enorme statua metallica della Madre Georgia o Kartlis Deda, alta più di venti metri, che tiene nella mano sinistra una coppa di vino per accogliere chi viene come amico e nella destra la spada per opporsi senza esclusioni, a chi invece si presenta come nemico. Ci sono un sacco di turisti e bancarelle, dato che ci arrivano tutti i turisti in visita della città. Un baffuto e corpulento signore che di vino evidentemente ne ha già versato molto per rendersi egli stesso più accogliente a tutti, suona una fisarmonica sciorinando le arie dei paesi a cui appartengono quelli che man mano salgono per il sentiero. Per noi stava per attaccare un O' sole mio, ma visto che non gli abbiamo dato molta corda, passa subito ad un nutrito gruppo di Kazakhi che ci seguono, eseguendo compìto, il loro inno nazionale. Le ragazze dai visi larghi e bonaccioni, emule docili di un Gengis Khan meno combattivo, si sciolgono subito e si esibiscono in coro, le consistenti forme fasciate dalla bandiera nazionale. Sarà meglio che scendiamo.

Kazakhe in vacanza

SURVIVAL KIT

Metekhi sul Kura

Tbilisi - Per la visita della città, che è una delle più interessanti del Caucaso, dovete calcolare almeno due giorni pieni. Obbligatorio passeggiare per i tre quartieri storici: il Georgiano (Chugureti), l'Armeno (Avlabari), l'Azero (Kala) e quello di Sololaki, ognuno dei quali conserva innumerevoli edifici da ammirare al passaggio che raccontano i diversi stili architettonici che hanno caratterizzato la città, dal bizantino al neoclassico, e poi zarista, quello art nouveau particolarmente ricco, il mediorientale, seguito dal pesante stile sovietico moderno. poi da vedere la torre dell'orologio e teatro delle marionette; la Piazza della libertà e Rustaveli avenue con i palazzi del potere. Molte le chiese da visitare, almeno non perdete la Cattedrale Tsminda Sameba (Santissima Trinità), nuova ma imponente essendo la terza come dimensione tra le chiese ortodosse nel mondo, la Basilica Anchiskhati, la Cattedrali Sioni, la chiesa di Metekhi e per gli amatori c'è anche un antico tempio del fuoco. Imperdibile la fortezza di Narikala (accesso in funivia), il ponte della pace sul fiume, con il Rike park e i famosi bagni termali sulfurei nel quartiere di Abanotubani, scendendo a piedi dalla fortezza. Non lasciate i mercati, molto interessanti, incluso quello sotterraneo di Meidan Bazar, il mercato di Ponte secco per i souvenir ed i memorabilia vecchia URSS ed il mercato dei disertori, (desertirebis bazari), il più grande, vicino alla stazione. 

La chiesa di Metekhi

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