domenica 2 febbraio 2020

Cina 41 - Tien Men Shan






Paesaggio dalla Tien Men Shan


La strada che sale
Belvedere
Peggio di così non potrebbe andare. Pioggerella fastidiosa e nebbia bassa. Le montagne che dovrebbero incombere dalla periferia della città, neanche si vedono. Decidiamo di fare oggi la zona della Tian men shan (天門山 - la montagna della porta del cielo), anche se non si vede niente, confidando sul fatto che una delle caratteristiche della montagna è proprio la bellezza che mostra quando è avvolta dalle nuvole. Comunque il nostro gestore non ci lascia andare via, se non dopo aver ripassato sulla piantina, l'itinerario da fare ed i mezzi da prendere. Così all'alba delle sette ce ne usciamo per cominciare la giornata. Intanto appena fuori sul corso ci prendiamo il 102 che in due fermate ci dovrebbe portare alla stazione cittadina del parco. Cerco la bussola dove depositare lo yuan del costo del biglietto, ma il guidatore mi indica insistentemente il codice Qr dove puntare il telefonino per pagare, come fanno tutti, ma accidenti, non ho conti su Alipay e non posso usarlo per i pagamenti, poi vedo sotto la barra un bussolotto vuoto e ci butto dentro il mio yuan spiegazzato, con la sua sorridente benedizione, poi finalmente lascio la porta libera per il passaggio della fila che mi segue, ma aspetta, paziente con gli anziani non ancora sufficientemente digitalizzati. Ho lasciato detto al pilota del mezzo il nome della nostra fermata e appena arriviamo, lui mi fa grandi cenni, così come anche diversi viaggiatori, ansiosi evidentemente che non rimaniamo per errore sul bus. 

La scala
Un passaggio
Caliamo giù sull'angolo di un grande corso, dove stanno arrivando altri pulmini a getto continuo, sarà qui di certo. Intanto comincia a piovere più forte e comincio ad avvertire un certo disagio. Per fortuna ci sono due donnine che vendono impermeabili di fortuna, quelli in busta tipo presevativo, che si rompono appena li tocchi per aprirli, ma anche ombrellini da passeggio. Tratto il prezzo per due, comodo sapere almeno i numeri in cinese, ma al limite, tranquilli, ci sono sempre le dita. Chiudiamo a 50 yuan, poi solita manfrina perché anche le vecchiette hanno appeso al collo il codice per pagare con lo smartphone,ma io imperterrito, gli spaccio una banconota blu. Ci guardano come due residuati del passato. A questo punto tentiamo di prendere d'assalto un pulmino che mi sembra vada verso la mia meta; ci infiliamo nella coda per salire ma mentre metto il piede sul gradino, un tizio che sembra il capogruppo, mi richiama con un evidente "hué gualò", facendomi scendere. Poi mi mostra, quello che mi era sfuggito tra pioggia e agitazione, cioè che l'enorme stazione del parco è proprio alle mie spalle dall'altra parte della strada. Questo dove stavo salendo non c'entra proprio nulla, anche se aveva una targa sul fianco col nome del parco, era evidentemente un bus privato di un gruppo di turisti di Shanghai, molti con la mascherina tra l'altro, tanto per capirci.

Tien men
Lucchetti
Diciamo che abbiamo proprio le fette di prosciutto sugli occhi, infatti sull'angolo di fronte c'è una serie di costruzioni e uffici che sono la base per accedere al parco, anzi di qui parte addirittura la cabinovia, la più lunga del mondo, che dal centro città porta fino al punto centrale da cui si accede alla montagna. Solo che per tutto novembre è chiusa per la manutenzione annuale. Quindi prendiamo il biglietto per il pulmino. Anche qui dato che siamo over, non si paga l'ingresso ma solo i mezzi. Una ragazza dietro di me si innervosisce perché deve cacciare 140 Y più di me, si consoli, bella mia, è troppo giovane per avere lo sconto; cerco di spiegarglielo ma non mi sembra molto convinta. Poi andiamo alla fila di pulmini che di continuo carica gente e la porta a destinazione. Tutto è organizzato con una certa efficienza e la decina di chilometri che ci separano dall'ingresso, scivolano via assieme all'acqua che cala dal cielo. All'ingresso, altro pulmino, dato che la cabinovia è ferma, che deve arrampicarsi sui fianchi della montagna attraverso una strada tutta curve che risale i paurosi strapiombi che per fortuna, in parte la nebbia nasconde. Tutto il monte è ricoperto di fitta vegetazione che d'altra parte è naturale, vista la piovosità, pare piuttosto abbondante durante tutto il corso dell'anno. Praticamente i pulmini sono una fila continua che sale e che si incrocia a fatica, nei punti dove la strada lo consente, con quelli che scendono dopo aver depositato i visitatori precedenti. Certo che, come mi aveva preannunciato Apple, questo è uno dei luoghi più apprezzati dal turismo interno cinese e di gente ce n'è davvero tanta anche se siamo completamente fuori stagione. 

Lucchetti dell'amore
Comunque in una mezz'oretta di curve mozzafiato siamo alla base della montagna. La nebbia non è molto fitta e consente di vedere quella che è la caratteristica che la rende unica al mondo, un gigantesco buco, alto oltre 130 metri e largo una cinquantina, mentre la cima del monte si sfuma nell'azzurro delle nuvole che la avvolgono. Per la verità la spaccatura si abbraccia bene con un solo colpo d'occhio perché è ancora piuttosto lontana. Si staglia davanti a noi infatti una scala di 999 gradini, cifra iconica che dal basso conduce i fedeli fino a quella che è chiamata la porta del paradiso appunto. Accidenti, sarà dura salire fin lassù, con questi gradini alti, resi scivolosi dalla pioggia. Ma niente paura, il turista va coccolato e aiutato in tutti i modi, quindi vedi subito al lato della scalinata che punta diritta verso il cielo, la biglietteria che dietro un piccolo ulteriore obolo ti consente l'accesso ad una comoda serie di scale mobili che si infilano nella roccia viva attraverso una serie di lunghi cunicoli successivi, fino ad uscire a rivedere la luce proprio davanti al gradino finale che sbarra l'accesso alla gigantesca caverna e che rappresenta in effetti la soglia che dà l'accesso al paradiso. Questa è la effettiva sensazione. Al di là della spaccatura non si vede assolutamente nulla, solo la bianca, fittissima nebbia che nasconde ogni visuale al di là della montagna, quasi si entrasse in un mondo ultraterreno indefinito e non classificabile.

Tempio
Intorno solo roccia verticale nuda, nera di umidità, nelle cui spaccature tentano di incistarsi alberelli contorti che mostrano, nella loro stentata crescita, la fatica di sopravvivere, allungando corti e nodosi rami verso il cielo, quasi un disperato segno di aiuto. Capisci bene perché in questo paese è nata l'arte del bonsai, una vita faticosa e difficile che mostra così, forme di elegante bellezza. Poi solo qualche muschio isolato e licheni che decorano le pareti. Questo rimane comunque un luogo talmente unico che ha suscitato tanti interessi diversi, in particolare per i frequentatori degli sport estremi di tutte le parti del mondo. Arrampicatori estremi che ne hanno risalito le pareti inclinate all'inverso fino a 45° e gli uomini volanti che si sono lanciati dall'alto del monte con le tute alari, per attraversare il foro in volo. Di queste imprese si può apprezzare l'agiografia fotografica copiosamente sparsa lungo le pareti dei tunnel di risalita. Intanto la nebbia si fa, maledizione, più fitta e già la cima del buco si perde nel bianco. Di qui però comincia il grande giro, più o meno pianeggiante che percorre tutta la parte superiore della montagna, un circuito circolare che porta ai vari templi che ne costellano il territorio. La particolare conformazione di questa area, è stata da sempre un luogo molto stimolante per la vita dei romitaggi tanto comune in tutte le religioni e la spiritualità onirica e monacale che vede proprio nei punti più isolati e difficili da raggiungere, che impongono insomma un sacrificio fisico per arrivare al punto finale, la meta ideale dove vivere la propria esperienza religiosa, di certo più vicino al divino o al trascendente che sia.

Alberi
Qui direi che siamo proprio centrati, tra difficoltà di arrivarci, nubi che ti nascondono il metro del reale, sostituendolo con il sogno indefinito nel quale ognuno può accasare il suo immaginario. Il cammino è fatto dunque da uno stretto sentiero che circonda la montagna sul suo estremo limite e che dovrebbe, da una molteplicità di punti topici, dare spazio a viste straordinarie sul circostante paesaggio, la piana lontana o gli scoscesi fianchi che precipitano sotto di te di almeno mille metri. Nei periodi di punta mi dicono che qui devi metterti in coda e percorrere la via, che spesso è una balconata artificiale protesa nel vuoto, sospinto da quelli che ti seguono. Altrettanta coda devi fare se vuoi mettere il classico lucchetto dell'amore nei vari punti topici, ponticelli, statue. Se invece cerchi la solitudine ti puoi perdere e oggi mi sembra la giornata adatta nella foresta dei desideri, scomparendo tra tronchi contorti e rami rinsecchiti per avvolgere i nastri rossi che riportano le tue speranze. Oggi, dato che non si vede un tubo, non c'è moltissima gente, ma diciamo che non hai il dubbio di dove andare, basta seguire la corrente. Di tanto in tanto la passerella strapiomba davvero nel vuoto e, cosa che di certo piace moltissimo ai cinesi, è fatta di vetro, così che tu possa camminare con la sensazione di procedere nel vuoto, sospeso sopra una terrificante voragine oppure, come sta succedendo oggi, di avanzare tra le nuvole in uno spazio neutro e senza dimensioni, dalla luce incerta e sotto un certo aspetto paurosa. Che questa fosse l'idea dell'Ade dei nostri antichi, un non luogo dai contorni indefiniti e dalla luminosità incerta dove aggirarsi in eterno, rimpiangendo la vita perduta? I nostri maggiori non avevano il concetto di paradiso, di luogo dove i buoni erano premiati perle buone azioni compiute. 

Il cammino
Una vita dalle azioni corrette doveva essere fatta per un obbligo morale che andava al di là del premio promesso dopo la morte, un'etica filosofica stringente a cui l'uomo doveva aderire, premiante in se stessa, obbligatoria per chi volesse  considerarsi davvero appartenente all'umanità. Noi invece, bisognosi di un premio alla fatica, continuiamo a procedere nel nulla bianco e lattiginoso, incrociando di tanto in tanto gruppi di ragazzi schiamazzanti o anziani bardati da camminatori professionisti. Usciamo sui belvedere protesi nel vuoto, cercando invano di spiare al di là dell'ovattato nulla, ma lo sguardo si perde e si confonde, immagina, costruisce, maledice la sfortuna e assieme apprezza questo punto di vista diverso a suo modo affascinante ed unico. Cammino sul vetro con una certa inquietudine, per fortuna non si vede sotto, all'ingresso della passerella ci hanno fornito (5 Y) appositi copriscarpe di panno per non scivolare sulla superficie liscia e bagnata. Tento di fare qualche scatto, ma tra ombrello da tenere con una mano e il tentativo di proteggermi dall'acqua che continua a colare da tutte le parti dall'altra, capisco che comunque non si riesce ad avere neppure una sensazione parziale del mondo magico che ci avvolge, anzi la macchina non riesce eppure a mettersi a fuoco. Però che bello essere qui. Comprendo finalmente il senso di una famosa storia zen. Un viaggiatore viene convinto da un monaco zen a salire una montagna sacra lungo un faticoso cammino. C'è nebbia fitta, sembra proprio come oggi, e il viaggiatore è dubbioso se sia logico affrontare quella tremenda fatica col rischio di non potersi godere la gita. Ma il monaco insiste dicendo che in cima sarebbe stato bellissimo. I due procedono per molte ore nonostante il secondo continui ad esternare i suoi dubbi.

Una balconata
Alla fine arrivano in cima, l'uomo si affaccia alla balconata naturale dalla quale non si vede assolutamente nulla e si arrabbia col monaco che candidamente gli dice: "Ma non sei contento? Per ore durante la salita sei stato guidato dalla speranza di vedere cose meravigliose e questo da solo è il premio della tua fatica, adesso sei qui, goditi il viaggio, l'andare, cosa che lo è scopo ultimo in se stesso, non la meta che in fondo non esiste mai". Ed eccoci così, anche noi persi nella nebbia, ritornati alla porta del cielo, della quale ormai non si distinguono più neppure le pareti laterali, la sommità ormai scomparsa da ore, a guardare la lunga scala di pietra nera, con qualche fedele che però ne percorre faticosamente la ripida salita. Rifacciamo il percorso a ritroso. Naturalmente non trovo più i biglietti per la scala in discesa e quasi mi rassegno a scivolare giù per i 999 gradini, ma la gentile ragazza, mi controlla i passaporti e poi, non si sa in base a quali dati, mi fa segno di entrare ugualmente nel tunnel della discesa. Evidentemente il grande fratello sa che ho già pagato e benevolmente scusa la mia sciatteria. Poi ancora il pulmino per la vorticosa discesa ed è ora di ritornare in città, sempre avvolti da questa atmosfera lattiginosa e straniante. Una giornata molto particolare, che non riesco a classificare come negativa nonostante non abbia visto quasi niente, con l'insoddisfazione di quello che potrebbe essere stato e che non avrò di certo mai più occasione di vedere. ma allo stesso tempo con l'entusiasmo di avere assaporato qualcosa di unico e particolare.

La foresta dei desideri
SURVIVAL KIT

La salita dei 999 gradini
Tian Men Shan - Parco naturale a un quarto d'ora circa dal centro cittadino dove ci sono gli uffici di accoglienza del parco stesso (ingresso 130 Y, gratis over 65). Di qui parte il cable car più lungo del mondo (chiuso a novembre, 240 Y) di oltre 7 chilometri che sale per circa 1200 m. fino alla montagna. Di qui si prende un pulmino che in mezz'ora percorre i 99 tornanti che portano ala base della scala diritta di 999 gradini che arriva alla spaccatura nella roccia chiamata Tian Men (Porta del paradiso, totale per i due bus, 95 Y). In alternativa scale mobili (16 Y). Dalla cima percorrere il sentiero ben segnalato di circa 8 chilometri che gira intorno alla montagna su passerelle strapiombanti nel vuoto. Le parti in vetro si percorrono con sovrascarpe di velluto (5 Y). Si può vedere un tempio (l'originale era della dinastia Tang, ricostruito nel '49) e ci sono molti punti di ristoro, toilettes, ecc. Innumerevoli i belvedere affacciati nel vuoto e i ponticelli dove gli innamorati vanno ad agganciare i lucchetti dell'amore. In generale calcolate di passare qui tutta la giornate.Ne vale la pena.







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Turista in costume

2 commenti:

Gypsy.rednotebook ha detto...

"Goditi il viaggio, l'andare, cosa che lo è scopo ultimo in se stesso"... per essere un giorno di visita in cui non hai visto nulla, hai riassunto in poche parole il senso stesso del viaggiare!
Interessantissimo questo tuo viaggio in Cina che scopro ora, quanto tempo starai? Avere molto tempo ti permetterà di immergerti davvero in un Paese georgraficamente e culturalmente così immenso e complesso.
Un saluto, ora mi vado a leggere gli altri post a ritroso, passa a trovarmi se ti va :-)
Gypsy
http://thegypsywiththerednotebook.com

Enrico Bo ha detto...

@Gipsy - Grazie delle parole, è esattamente quello che intendevo comunicare e tu lo hai colto. Ci sono stato un mese, tutto novembre. 2 settimane Yunnan, 1 settimana Hunan e Guangxi, 1 settimana Taiwan.
Mi leggerò di gusto i tuoi post sulla Georgia visto che vorrei andarci a maggio.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 111 (a seconda dei calcoli) su 250!