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lunedì 16 marzo 2020

50 Motivi +1 per visitare Hunan e Guangxi


I capelli delle donne Yao
Oggi vi elenco invece qualche motivo particolarmente emozionante che mi spinge a consigliare un viaggio nelle due province cinesi dell' Hunan e del Guangxi


  • Scoprire come è facile spostarsi in Cina tra aerei, bus e treni, anche senza capirsi
  • Meravigliarsi del fatto che anche quando sembra impossibile, le valigie arrivano sempre
  • Accorgersi di come la cortesia di un proprietario del tuo albergo, renda accettabile anche le contrarietà meteorologiche
  • Scoprire che anche ai venditori di ombrellini lungo la strada si può pagare col telefonino
  • Girare in autobus per una città cinese
  • Perdersi nell'atmosfera onirica della nuvole basse a Tien Men Shan
  • Godersi la vista della scala dei 999 gradini, salendo sulle scale mobili ed entrare nella porta del Paradiso
  • Percorrere i sentieri sospesi nel vuoto sulla cima della montagna immaginando quello che c'è sotto
  • Perdersi tra i nastri rossi del bosco dei desideri
  • Scoprire come è bello un giorno senza nebbia quando paventavi il peggio
  • Incantarsi davanti ai pinnacoli delle montagne volanti di Avatar
  • Camminare nella foresta circondato da guglie verticali
  • Scendere da una montagna in ascensore
  • Ammirare le montagne lontane che circondano la città col grande buco nella parete azzurra
  • Rimanere indeciso sul fatto che i parchi di Zhang Jia Jie siano più magici con la nebbia  o col sole
  • Stupirsi che i biglietti dei bus cinesi comprati sul web siano ad aspettarti allo sportello n.5
  • Rimanere esterrefatti quando il bancomat eroga gli yuan che hai richiesto
  • Guardare la hostess dell'autobus che fa uno show per vendere alimentari invece che un set di pentole
  • Rimanere a bocca aperta davanti alla città della fenice
  • Girare nei vicoli di Huang Feng mentre scende la sera
  • Stupirsi davanti alla magia delle mille luci delle antiche case della città che si specchiano sul fiume
  • Guardare le barche che lo percorrono guidate da una fioca lanterna
  • Godersi uno spettacolo di danze ed arte varia in un teatro popolare tra mangiafuochi e camminatori su lastre roventi
  • Mangiare il vero pollo del mendicante spaccando la creta col martello in una taverna sotto il ponte vecchio
  • Contrattare alla morte oggetti di corno di bufalo tra le risate dei negozianti
  • Guardare le monache di un piccolo tempio che pregano
  • Godersi lo spettacolo del fiume dal balcone dell'hotel
  • Rimanere incantati dai mille oggetti scolpiti nel cinabro rosso
  • Perdersi nella movida notturna di Huang Feng tra bar e discoteche
  • Passare la mattina nel parco tra scuole di danza e praticanti di esercizi col ventaglio
  • Percorrere la lunga autostrada fino a Guilin tra coltivazioni di pomelo e colline a cocuzzolo
  • Passare la serata nel centro pedonale di Guilin tra locali e pagode illuminate
  • Godersi nonostante tutto la famosa crociera sul fiume Li considerando come le troppe aspettative spesso danneggino la realtà
  • Apprezzare un paesaggio comunque unico al mondo
  • Cercare le rispondenze tra disegni su una banconota da 20 yuan e la realtà che ti circonda assieme ai 1000 cinesi che ti circondano
  • Comprare un set di pennelli da calligrafia a Yang Shuo
  • Gustare la meraviglia dei cachi secchi
  • Divertirsi comunque girando per il villaggio/parco tematico della minoranza Dong
  • Rimanere basiti davanti alla pietra pancetta e doverne assolutamente comperarne un pezzo
  • Mangiarsi un sottofiletto ammirando le rive illuminate del lago del parco di Guilin
  • Ammirare le donne della minoranza Yao che si lavano i capelli lunghi due metri
  • Mangiare il riso e pollo cotto nel bambu
  • Godersi lo spettacolo delle risaie della spina del drago scendendo a valle tra i sentieri scoscesi
  • Accarezzare un cagnolino in cerca di cibo
  • Seguire una lezione sull'arte di assaggiare i vari tipi di thé
  • Girare per Guilin tra grattacieli e formazioni carsiche che spuntano nel cuore della città
  • Salire sulla montagnola dell'Elefante e guardare il panorama del fiume
  • Salire trecento gradini per vedere la città dall'alto
  • Guadare i cormorani stanchi di posare peri turisti
  • Percorrere il sentiero dell'amore nel parco lungo il fiume tra statue di innamorati che si baciano
e infine
  • Dare un'ultima occhiata al panorama di Guilin rammaricandosi di non poter avere un altro giorno a disposizione

E con questo lasciamo la Cina definitivamente per passare all'altra Cina

Huang Feng


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Ponte naturale 

domenica 16 febbraio 2020

Cina 52 - Elephant Hill


Pesca col cormorano
 
Ballerine
Elephant hill
Ci svegliamo prestissimo, ma c'è poco da fare, ci sarebbero un sacco di cose da vedere a Guilin anche solo in città, ma ci rimane soltanto una mattinata, ci risiamo, anche qui ci voleva almeno un giorno in più. Comunque, imbottiti di uova e pancetta secca secca, chiamiamo un taxi e cerchiamo almeno di vedere una delle tante cose a disposizione. La scelta cade sulla Elephant Hill, che è piuttosto comoda, appena dopo il centro della città. Una delle tante colline che costellano il paesaggio tutto attorno, trasformata in parco-giardino in mezzo alle case. E' ancora prestino e tra le siepi perfettamente potate si aggirano i soliti cultori del benessere del corpo, incluso un gruppetto che esegue una bella forma di ventaglio, molto più complessa di quella che conosco io. Poi si tratta di cominciare a salire la roccia, in fondo sono solo 300 gradini e prendendola dolce si può fare. Inoltre c'è sempre la speranza che la foschia cali e la vista sul fiume che scorre circondando nel suo abbraccio la roccia, migliori almeno per consentire qualche scatto decente. I gradini sono alti e faticosi, oltretutto impregnati di quella bella umidità che li rende scivolosi come saponette, quindi massima cautela. Le scale risalgono ripide la roccia dando soltanto brevi tregue quando aggirano speroni di pietra che ti fanno andare di fianco e consentono visuali diverse sul fiume sottostante. Ogni tanto qualche costruzione, gazebo o tempietti fungono da zona di sosta. Di sotto il fiume Li ha un andamento piuttosto rettilineo in questo punto, poi lontano si perde tra le colline ad ogiva. Tutto intorno la città, anch'essa trapuntata da questi speroni di roccia che emergono come giganti dal sottosuolo, alcuni circondati di verde, altri che fanno capolino tra i grattacieli che li circondano.

Campana
Diciamo che è un paesaggio assolutamente diverso da ogni altro e l'interesse della città deriva anche dal fatto che in ognuna di queste collinette, è nascosto un tempio o grotte ricche di stalattiti, o piccoli parchi amatissimi dagli abitanti che li popolano numerosi. Tra queste escrescenze ruvide ma tutto sommato verdeggianti, anche laghetti e altri luoghi piacevoli. Su qualcuno svetta una pagoda o qualche altra suggestiva costruzione che adesso, con questa umidità diffusa si scorge appena confusa in una lattiginosa atmosfera da territorio dell'Ade dove l'uomo può perdersi cercando una strada che non esiste. La nostra collinette si chiama Elephant Hill proprio perché alla sua base, nella parte immersa nel fiume, la corrente ha scavato quella che prima era solo una grotta, mentre adesso l'opera di erosione si è completata formando un arco di pietra naturale maestoso, sostenuto all'esterno da quella che potrebbe sembrare una gigantesca colonna di pietra e che simula molto bene, specie se vista da uno degli ingressi la proboscide di un elefante immersa nel fiume. Alla sua base una zattera di finti bambù, con una donna che sembra anch'essa una statua, ma che poi vedi muovere una mano per gettare qualche pezzo di pesce ai due cormorani appollaiati sul lungo trespolo e che si muovono anch'essi per raccattare il cibo, stanchi epigoni di una storia lontana che oggi non macina più, due neri uccellacci pensionati che forse si raccontano dei bei tempi in cui ci si tuffava continuamente nel fiume a cercare quel pesce che tentavano inutilmente di ingozzare, bloccato dall'anello che stringe loro il collo e poi inesorabilmente veniva loro rubato.

Ilcalligrafo
Scultura
Una ingiustizia ovviamente, ma uno stile di vita durato secoli, oggi cartolina sbiadita per turisti frettolosi. Poco più in la altri "finti?" pescatori gettano le reti nel fiume, raccogliendole poi stancamente, in un gesto non si sa se antico di secoli o obbligato dalla proloco. In cima si erge una costruzione in pietra e mattoni, forse una torre di osservazione; intorno, su minuscole terrazze, steli con scritte bene auguranti, forse, che non riesco ad interpretare. Scesi dalla collina, il parco si stende poi lungo la riva del fiume, con belle passeggiate sotto gallerie di verde, alberi e fiori, statue di ogni tipo a celebrare l'amore, argomento evidentemente molto sentito. Poi il tempo stringe e ce ne torniamo in albergo. L'aeroporto è piuttosto lontano, almeno una sessantina di km e il taxi lascia la città con lentezza consapevole, come volesse farti ancora godere per un po' di quei pinnacoli unici che la caratterizzano. Intanto eccoci qui, arrivati nell'ennesimo aeroporto, all'apparenza nuovo di zecca, ma nel quale non è che si sprechino le indicazioni. Non ci sono neanche i monitor che indicano i voli, ma comunque, anche con l'aiuto delle addette alle pulizie, mediante la app traduttrice del loro telefonino, si riesce a capire che quelli domestici sono accomunati a quelli di Hong Kong, Macao e Taiwan, quasi che l'isola venga ormai considerata di diritto territorio cinese a tutti gli effetti, certo per un po' si farà ancora finta di far credere che si tratti di un territorio distaccato, ma ormai tutti i cinesi la ritengono Cina e basta. Si dice che infatti che sia opportuno, alla frontiera, dichiarare sempre che si va o si arriva da Cina Taiwan, per non innervosire gli addetti, invece di pronunciare semplicemente Taiwan come destinazione.


Sculture nel parco
Ricordo bene il mio amico e collega che quando parlavo dell'isola, assumeva un'espressione furbetta e diceva: - Certo certo, non è ancora Cina, ma quando vogliamo, zac, ce la prendiamo! - Comunque alla fine riesco a  capire il marchingegno e troviamo il giusto gate per imbarcare le nostre valige anche se non ci sono indicazioni con il numero dello sportello che opera il nostro volo, ma alla fine tutto si svolge senza il minimo problema. Il paio d'ore necessarie per fare il breve tratto che ci separa  dall'isola, vola, appunto, via senza neanche che ce ne accorgiamo, tanto sorvoliamo sempre il solito mare di nubi che formano un tappeto fisso e senza soluzione di continuità che ormai ci perseguita fin dalla nostra partenza. Pazienza, si vede che era destino, ma a questo punto mi sentirei di sconsigliare novembre come periodo per la Cina del sud. Anche all'arrivo, le pratiche doganali sono velocissime e senza problemi ci troviamo catapultati all'arrivo bagagli che incredibilmente continuano ad arrivare sempre; questo è uno di quei misteri che, come ho già detto più volte, non riuscirò mai a spiegarmi. Nel salone arrivi, cambio 500 euro tanto per avere un po' di contante, che spero mi durerà tutta la settimana, noi anziani non riusciamo a fare a meno di questa sicurezza, del soldo che gonfia la tasca. Poi come sempre timoroso di non sapermela cavare quando arrivo in un paese sconosciuto, invece della comodissima metro che, come scopriremo dopo, mi porterebbe giusto nella piazza dove c'è il nostro albergo per soli 140 NDT, prendiamo un oneroso taxi, che mi alleggerisce subito di 1400 NDT (Nuovo dollaro taiwanese) e va bene che per arrivare ci vuole una bella oretta.

Pescatore


SURVIVAL KIT


Una stele
Guilin - In città ci sono molte cose da vedere,tanto che mi sembra che un solo giorno non sia sufficiente per vedere anche solo le più importanti. Comunque le principali sono: 1 - Parco del centro, davanti alla via pedonale, con le pagode del sole e della luna, che forma una via d'acqua che percorre il centro per due fiumi e quattro laghi. Ci sono barche che fanno il percorso. 2 - Elephant Hill con parco annesso, ingresso mi sembra 30 Y, calcolate almeno 2 orette. 3 - Reed flute cave - Grotta lunga 240 metri con un percorso ad U attraverso bellissime stalattiti e roce illuminate da mille colori, con iscrizioni che risalgono al periodo Tang, nel quale era già conosciuta e visitata. 4 - Parco delle 7 stelle- Sulla riva orientale del fiume Li. Anche questo al centro della città comprende 7 colline disposte a forma dell'Orsa maggiore, con molte cose da visitare al suo interno, come la collina del Cammello, il ponte dei fiori, lo zoo, la grotta delle stelle e la foresta di steli. 5 - Il monte Yao. Nei dintorni della città, ci si arriva in funivia e da qui si hanno splendide viste su tutto il territorio. Tombe del principe. Da fare solo nelle giornate senza foschia. 6 - A nord della città sembra che ci siano ancora degli antichi villaggi poco battuti dal turismo di massa come Jiuwu e Yangtou.
Sul fiume Li
7 - Picco della bellezza solitaria - Un altra collina in piena città, detto anche Grande pilastro meridionale e dimora di un principe Ming (88 Y). 8 - Ho qui citato solo i principali ma in città ci sono altri parchi meritevoli come il parco ChuanShan e quello della collina occidentale, inoltre qui comincia il famosissimo canale Ling, la meraviglia di ingegneristica idraulica costruita oltre 2000 anni fa e che congiungeva il fiume delle perle allo Yang Tzé, percorribile da navi di grande stazza.

Per l'aeroporto Liang Jiang ci sono circa 65 km - Calcolate più di un'ora e circa 150 Y di taxi.

Volo Guilin - Taipei - China Southern Airlines - CZ3019 - 15:25 - 17:30 - Euro 154

Taxi per il centro di Taipei da 1000 a 1400 NDT - Cambio 1 Euro = 33 NDT


Pescatore

Il picco della bellezza solitaria
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Nel parco
35 - LagoLugu 



Guilin



venerdì 14 febbraio 2020

Cina 51 - Degustare il thé


In estate

Dall'alto
Certo che i 2000 gradini della salita sono molto romantici e contribuiscono molto a magnificare la bellezza del luogo. Non per niente il concetto di ascesi, nelle religioni orientali è sempre legata anche a questo concetto fisico di salita su scalinate impervie e faticose. Su questo concetto non ci sono dubbi, tutti i monaci sono sempre in marcia su scalinate infinite tenendosi il mantello con una mano per non pestarlo mentre salgono su per alti scalini, ma è anche certo che salire con la cabinovia ti dà l'opportunità di goderti il panorama da un altro punto di vista più alto e distaccato, insomma un po' come trovarsi a cavalcioni di un drone, che adesso tra l'altro va tanto di moda ed alla fin fine le risaie dall'alto sono davvero un bel colpo d'occhio. Naturalmente noi abbiamo scelto la stagione sbagliata. Nessuna delle quattro situazioni spettacolari che vengono spacciate nelle pubblicità turistiche,  bianche per la neve, azzurro a specchio per le acque, verde smeraldo delle piantine appena cresciute, giallo oro delle messi. Noi ci siamo beccati il marrone sporco della terra nuda in attesa della semina che avverrà tra un paio di mesi. Che ci vogliamo fare, per aspettare l'immissione dell'acqua avremmo dovuto attendere anche il coronavirus, dunque a conti fatti, meglio così, direi. In ogni caso il colpo d'occhio quando si arriva alla balconata superiore è davvero superbo. I terrazzamenti che si estendono a perdita d'occhio ti costringono a girarti continuamente da ogni parte. Continuamente vieni preso da un nervosismo compulsivo che ti fa girare in qua e in là nel timore di perderti il punto di vista migliore, invece di startene tranquillo a guardare e basta. 

In costume Miao
Terrazze
Intorno a te c'è lo stesso movimento frenetico da parte di quanti sono saliti e stazionano lì intorno in attesa del raggio di sole che tanto non verrà, perché il turista deve essere punito della sua arrogante e pretenziosa presenza che vuole arrivare sempre nel posto giusto al momento giusto per fare il selfie della vita da condividere subito sul suo social di riferimento. Però qui nessuno sembra dispiacersi più di tanto del fatto che le risaie non siano nel loro momento migliore, l'importante è essere lì e scattare magari dopo essersi bardati in costume Miao, preso in affitto dalla vecchia lì accanto che passa il suo tempo a vestire ragazzette pigolanti che poi corrono subito a mettersi in posa con la schiena ad arco sulla balconata sostenendo una gerla piena di fiori di plastica, mentre l'amica dà indicazioni sulla posizione della gamba. Chi sa se c'è qualche influencer cinese che approfitta dell'occasione per monetizzare. In realtà a nessuno frega niente della situazione del panorama, perché intanto c'è il tizio che alla partenza della funivia fa la foto a tutti su sfondo neutro, cosìcché all'arrivo tu ti trovi già la tua foto esposta con l'opzione stagionale, con la neve o con l'acqua che desideri alle spalle. Quindi perché aspettare la stagione giusta? Intanto una bambina deliziosa mi fa ampi sorrisi aggiustandosi il cappello corona bardato di pendagli argentati. La saluto con la mano, ma lei vezzosamente, non se ne accorge neppure, sorrideva al telefonino della mamma che intanto scatta senza posa. Rimaniamo un po' sulla balconata ripercorrendola anche nei suoi dintorni, meno frequentati. Poi cominciamo a scendere, opzione scelta da pochi e che ti consente un bel percorso attraverso boschetti di giunchi e caanneti e che sbuca continuamente in terrazze aggettanti su vallette laterali dalle quali le gradinate delle risaie paiono salire verso il cielo.

Tranquillo che non ti mangio
Donne Yao
Da vicino puoi meglio apprezzarne la fantastica progettazione che percorre tutti i fianchi delle colline seguendo le isoipse di livello, quasi tu stessi ammirando una carta topografica. Che spettacolo l'immenso lavoro che quasi puoi toccare con mano. Quanti anni, decenni, secoli saranno stati necessari per trasformare questi dirupi altissimi e scoscesi in ordinate gradinate che risalgono il monte, tutte ordinatamente collegate tra di loro, in modo che quando l'acqua sarà rilasciata, le percorra tutte, una dopo l'altra, senza lasciarne nessuna in secca a completare un lavoro di protezione alle piantine tenere e appena germogliate che non sopporterebbero i rigori invernali. Una conoscenza delle tecniche idrauliche davvero incredibile, che mostra in tutta la sua complessità quanto l'agricoltura sia totalmente artificiale e quanto sia lontana, sic et simpliciter, dal concetto fasullo di "natura" come vuole essere fatto intendere dalla vulgata della moda odierna. Lasciamo perdere che se no mi innervosisco. Sarebbe interessante sapere se anche qui coltivano il Golden rice OGM, alla faccia di chi vorrebbe riportare il mondo alle carestie medioevali. Non trovo nessuno tra i campi, intento a lavorare per cercare di chiedere qualche cosa. Mi piace sempre parlare con i contadini locali quando riesco, sentire i loro punti di vista, che in generale sono sempre gli stessi in ogni parte del mondo. Sono sicuro che anche tra questi campetti, losanghe ricurve di terra dove a stento riesci a camminare tanto sono stretti, stando attento a non cadere nella lista disotto, ce l'avrebbero col governo, magari qui a mezza voce, che mantiene i prezzi del riso troppo bassi o del fatto che non piove mai nel momento giusto, che un po' d'acqua ci vorrebbe, che la terra è troppo secca qui, ma che non piovesse nel frutteto però dove la fioritura sta per arrivare.

Come sono bella!
In alcuni punti, tra una terrazza e quella superiore, c'è un dislivello di oltre un metro, per salirci, dei gradini scavati nella terra viva, da ripristinare con lavoro paziente ad ogni stagione. In una, un po' più larga, dove il terreno si spiana un poco, vedi le file ordinate dei vecchi cespi di riso mietuti, che mani delicate e schiene ricurve sotto il soleo sotto l'acqua, avevano impiantato nel fango mesi fa. Riso amaro? Chissà se invece da queste parti il governo non contribuisca con robuste sovvenzioni affinché questo territorio e questo sistema di coltivazione non venga abbandonato per evidente diseconomicità, mentre al contrario è una vera gallina dalle uova d'oro, che consente ben altra raccolta di messi, visto l'esercito di vacche da mungere che in ogni momento dell'anno transumano qui da ogni parte del paese e, noi ne siamo la testimonianza, anche dall'estero. Intanto piano piano arriviamo alla base della scalinata, dopo aver attraversato le vecchie costruzioni di legno di paesetti di agricoltori che ormai hanno cambiato evidentemente ragione sociale, vista la fioritura, tra le antiche mura, di locali e alberghetti di ogni tipo. I ragazzi che erano con noi arrivano poco dopo, gambe buone ed allenate evidentemente, visto che noia salire con la funivia ci avevamo messo solo venti minuti. Così, verso le tre e mezza, salutate un po' di donne Yao  dalla crocchia maestosa e protrusa che penzola sulla fronte, che stanno ricamando pezze di stoffa in attesa di qualche turista benevolo e un cagnolino dall'aria triste in cerca di qualche cosa da mangiare, timido ad avvicinarsi forse perché attento più che altro a non essere a sua volta mangiato, prendiamo la mesta strada del ritorno. 

Coltura di thé
Lungo la via tutta curve che torna verso Guilin, ci si ferma in una azienda che dal '68 coltiva thé e che propone un assaggio. L'azienda è simile alle tante già viste in altre parti, ma l'interesse della visita è concentrato su una ricca degustazione fatta in un bel locale con mobili antichi che utilizza tutti gli strumenti del caso. La ragazza che propone gli assaggi parla un ottimo inglese e spiega con dovizia di particolari, oltre che i sistemi di produzione utilizzati in azienda per ottenere le diverse tipologie di thé, bianco, nero, fermentato e così via, anche la tecnica della cosiddetta cerimonia del thé. Soprattutto la grande attenzione riposta ai quattro punti fondamentali: la qualità del thé, dell'acqua, del contenitore e della corretta temperatura, ognuno dei quali incide rigorosamente sul risultato finale. Quindi assaggiamo sei tipi di thé, il primo bianco, appena raccolto, delicatissimo e profumato, il secondo, dall'aroma particolare, con parti di osmanto, la pianta tipica che dà anche il nome alla città di Guilin, il terzo con parti di litchi, il dolce frutto rosso comune in tutto il sud della Cina, che conferisce all'infuso una delicata dolcezza. Passiamo poi ad un quarto assaggio di Oulong, il più noto thé verde cinese di qualità e ad un quinto di Pu'er, un thé lungamente fermentato con note di affumicato, infine il sesto assaggio, che è un thé caratteristico delle genti Yao e che proviene da una particolare miscela di foglie che crescono nei boschi sulle colline. Una varietà di sapori e di bouquet diversi davvero interessanti, preparati e versati con cura nelle piccolissime tazze di porcellana fine, la cui apparente preziosità ti fa apprezzare ancor di più questa esperienza mistica. 

Degustazione
Tutto intorno una sorta di museo delle attrezzature da thé, porcellane finissime, servizi e teiere antiche, strumenti di corno per raccogliere le foglie, per mescolare, per gustare questa bevanda che è spesso diventata anche filosofia di vita. La degustazione termina, qui si vola alto, ma naturalmente i vari thé a disposizione per la vendita costano più dei gioielli firmati, da 150 a 400 yuan all'etto, solo per quelli da battaglia, preparati in bellissime scatole di legno, anch'esse opere d'arte, non parliamo delle rarità esposte nelle teche sotto vetro. Si parla di Pu'er invecchiatissimi da 2/3.000 Y o più al pacchettino. C'è il solito momento di imbarazzo per chi come noi se la vuol filare senza comprare, per fortuna qualcuno dei ragazzi che è con noi, compra senza troppo guardare al portafoglio, vista l'opportunità difficilmente ripetibile di scegliere tra tanta qualità, poi comunque si paga col telefonino e non te ne accorgi neanche. Torniamo in città che è già tardi e rinunciamo alla solita scappata in centro. In albergo sono ben felici, con un centinaio di yuan, di darci un po' di roba, noodles al ragù (sic) e una similpizza con patate fritte. Qui ormai impera la cucina fusion. Poi bisogna fare i conti con gli yuan rimasti, perché domani è il nostro ultimo giorno in Cina e bisogna considerare le spesa da fare e quelli da conservare per il ritorno. Un calcolo complesso che alla fine non viene mai. Meglio andare a letto. Ci penseremo domani, tanto avremo ancora tutta la mattinata per operare le dolorose scelte e decidere cosa vedere in città e cosa invece trascurare, lasciandolo irrimediabilmente e per sempre indietro, perduto per sempre.


La spina dorsale del drago

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