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giovedì 10 aprile 2025

Sudamerica 46 - Addio Argentina

Murales a La Boca - Buenos Aires - Argentina - novembre 2024
 


Plaza de Mayo
Lasciamo Plaza de Mayo, che è poi il cuore vero della città e ne esprime l'anima, anche per tutti i suoi risvolti storici. Sul pavimento della piazza, ci sono i loghi dei fazzoletti delle Abuelas, che mi risulta si ritrovino ancora qui di tanto in tanto, ma non so se con il nuovo corso la cosa verrà ancora permessa, che si stanno sbiadendo a  poco a poco. In fondo la bella piazza ha comunque un senso di vaga tristezza, anche se è pur vero che non si vedono i segni della povertà assoluta che pare regni nei quartieri più periferici. Passeggiamo ancora un po' per le belle vie circostanti tra bei palazzi e antiche librerie, segno della importante vita culturale che ha sempre regnato in città. Facciamo il giro largo per passare anche nella Recoleta, il quartiere più elegante della capitale, che è anche quello che enumera la serie di palazzi architettonicamente più interessanti. Per la verità la vera attrattiva della Recoleta sarebbe il cimitero dove sono tumulati i nomi storici  più importanti dell'Argentina, in un famedio molto visitato anche dai turisti. Ricordo che quando ci andai, alla tomba di Evita, c'era un vero e proprio pellegrinaggio. Il personaggio è stato talmente idealizzato che il culto resiste ancora a così tanti anni dalla morte. 

La forza del populismo è incredibile e difficilmente si riesce ad avere un resoconto della realtà storica ed economica reale; chi scrive di storia non riesce mai ad avere la corretta distanza e l'imparzialità, per raccontare i fatti senza influenzare i giudizi o le tendenze pregresse del lettore e se il tempo che è passato dai fatti è troppo, diventa quasi impossibile separare la realtà dalla leggenda, perché alla fine anche il ricercatore più attento deve andare ad attingere a fonti di cui non può facilmente verificare quanto le tendenze non abbiano inficiato il racconto pedissequo dei fatti, oltre al problema che col passare degli anni è impossibile ricostruire il sentire del momento, il calore delle passioni, l'alito caldo della folla che acclama nelle piazze. Difficile il mestiere dello storico vero e scientifico. Noi intanto che siamo solo dei tritacarta poco profondi, percorriamo il lungomare ed il porto per arrivare alla Boca, il quartiere certamente più turistico della capitale. E' davvero un insieme molto caratteristico di case coloratissime e locali dove viene offerta in blocco tutta la paccottiglia classica, calcio, tango e pampas insomma. Le strade sono piene di gente in costume e un sacco di persone vestono ancora la maglietta a strisce del Racing, visto che evidentemente non sono ancora terminati i festeggiamenti per il trionfo nella Coppa appena vinta. 

In giro poi ci sono un sacco di aspiranti sosia adi Maradona e di Messi, gli idoli ormai immortali del pallone, anche se il primo in effetti è già morto, che inoltre campeggiano a statura gigante in diversi  murales che fano capolino sui muri delle case. Ci inoltriamo nel dedalo delle viuzze e dei vari negozietti. Di affari veri non ce ne sono, ma non possiamo esimerci dal lasciare comunque il nostro obolo. Io, in barba alla glicemia montante, mi lascio convincere da un paio di barattoli (giganti) di dulce de leche, la vera manna per i diabetici, visto che se bisogna peccare meglio farlo in grande e poi rimango a guardare l'orda dei visitatori calati dai pullman disposti ad acquistare qualunque cosa che si aggirano tra banchetti e negozi riempiendosi le borse di barattoli e calamite da frigo. Questo è certamente il dolce più famoso dell'Argentina, una crema spalmabile densa e dolcissima, una sorta di mou caramellato che si usa tal quale o in combinazione nella farcitura di ogni tipo di dolce. Te la trovi sempre a colazione, come la Nutella, o a fine pranzo nei vari postres che i ristoratori propongono. E' come una droga, una volta cominciato non riesci più a smettere, per noi dolciofili, poi, si rischia subito l'astinenza 

Non sia mai, meglio averne una buona scorta per quando si sarà ritornati a casa. Certo qui non senti povertà, d'altra parte di Porteñi veri, da queste parti non ne vedi di certo e quindi il giudizio rimane decisamente snaturato, tuttavia questo quartiere rimane un piacevole e gioioso intermezzo in una città, che mi ha dato comunque un senso di dimessa tristezza, in contrasto con l'immagine gioiosa e festaiola che avevo degli argentini in generale, come se da anni ci fosse in corso una lunga notte che non passa mai e della  quale non si scorge l'alba. Uscendo dalla Boca si fa una bella passeggiata sul lungo porto, per fortuna la giornata è bella e piacevole. Ritorniamo nel centro e ci fermiamo ancora a San Telmo, visto che anche se non è domenica, in una zona della piazza ci sono sempre delle bancarelle di giargiattole e per le signore il momento delle collanine e dei braccialetti mette sempre tutto in stand-by. A fianco ci sono dei bei negozi di antiquari ed all'interno scorgi pezzi molto interessanti. Tuttavia molte saracinesche sono abbassate e alla vista forse per sempre. C'è un po' in giro un senso di disarmo, che vedi serpeggiare nelle città quando le cose non vanno molto bene e il commercio minuto è il primo a risentirne. 

Sembra proprio di essere in certe vie della mia città, piena di negozi chiusi e di vetrine impolverate, che non è degrado, ma solamente abbandono causato da una resa, speriamo non definitiva, alla crisi economica, al venir meno della speranza che il commercio riesce a dare quando tutto gira e le luci sono accese. La nostra purtroppo è una città di vecchi senza idee e priva di iniziative e quindi in una certa parte questo si può anche comprendere, ma qui è pieno di gioventù e tutto questo non è bello. Alla fine, trotta di qua e trotta di là siamo anche un po' stanchi, ma è anche arrivata l'ora per andare al traghetto. che poi è una vera e propria nave che fa due vote al giorno la tratta Buenos Aires - Montevideo e ritorno. Ci sarebbe anche la possibilità di traghettare a Colonia, sempre in Uruguay e subito di fronte in un terzo del tempo, ma poi bisognerebbe prendere un pullman che ti porti fino alla capitale, per cui abbiamo optato per questa più comoda anche se più onerosa opzione. Così imbarchiamo i bagagli, dopo aver salutato l'amico tassista che ci ha scarrozzato egregiamente per tutta la giornata e ci apprestiamo a rendere posto sul grande catamarano che effettua la tratta, operazione che si rivela un po' lunghetta. 

Mentre si aspetta, per la prima volta nei trasporti argentini dobbiamo constatare un po' di ritardo, si mangiucchia qualche cosa al bar e devo dire che la capacità delle ragazze alla cassa a calcolare il resto accoppiato alla complicazione del cambio dollaro-peso, disarma veramente. Anche calcolatrice alla mano vedi fronti aggrottate e occhi dubitosi della precisione di un calcolo che non appare a prima vista così complesso, così che alla fine dello scambio di banconote, rimane negli occhioni sbarrati della ragazza quel senso di dubbio che cerco invano e senza risultato di tranquillizzare. Alla fine comunque riusciamo a procedere e a penetrare nei grandi saloni della nave, capace di molte centinaia di passeggeri, che nella realtà è poi semivuota e cominciamo la traversata che durerà alla fine quasi tre ore. Per la verità il panorama al di là dei grandi finestroni non ha grande interesse; le due linee dell'orizzonte sono piatte e senza significato e talmente lontane dall'essere quasi invisibili, mentre la superficie del Mar del Plata liscia come l'olio, per cui aspettiamo solo il momento di sbarcare. Così ecco che abbiamo messo piede anche in Uruguay, il quinto paese che tocchiamo in questa scorribanda latino-americana. Un altro dei paesi fatto crescere quasi completamente dagli Italiani con il loro lavoro ed il loro sacrificio di emigranti. 

Ed infatti ecco la sorpresa, ad aspettarci all'arrivo la famigli al completo dei parenti dei nostri due compagni di viaggio, che sono arrivati a Montevideo a metà del secolo scorso e qui hanno vissuto con i loro figli e nipoti per tutta la vita e che hanno accolto anche noi come amici di lunga data. Questi incontri sono alla fine davvero commoventi, perché c'è sempre molto di più che un semplice rivedersi di parenti che non si incontrano da tempo. Qui si mescolano tutta una serie di sentimenti profondi, che certamente hanno alla base il piacere di un ricongiungersi di famigliari che arrivano da lontano, ma anche certamente quel sentimento di nostalgia per quella che rimane comunque la tua terra di origine che è comunque per sempre parte di te e che l'incontro tra parenti lontani, ravviva per il senso di appartenenza ad una comunità di cui conservi per sempre l'orgoglio anche a distanza di generazioni. Devo dire che questa parte del viaggio ha rappresentato anche per noi, un piacere e un'esperienza unica, soprattutto per come ci siamo sentiti circondati dal senso di affetto e di benvenuto che ti fanno sentire davvero a casa. Così dopo un rapido passaggio in albergo, la cena di famiglia in un bellissimo ristorante a base di specialità uruguayane, dove la carne ha ovviamente fatto la parte del leone, ci ha fatto trascorrere una bellissima serata, chiacchierando con i nuovi amici della nostra esperienza e degli aspetti della loro vita attuale. Domani poi, ci è stata addirittura organizzata una giornata completa per visitare in dettaglio la città. Più di così, non saprei cosa dire.

Suonatore di Bandoneon

SURVIVAL KIT

Traghetto per Montevideo - Prenotato dall'Italia con Direct Ferries portale da cui puoi prenotare qualunque traghetto nel mondo, ma ho visto che teoricamente si può prendere anche lì direttamente perché è pieno sempre a metà, quindi forse risparmiando qualcosa.. Più comodo dell'opzione via Colonia + bus che consentirebbe però se prendete quello del mattino di dare un'occhiata anche alla città coloniale storica. Partenza alle 16 arrivo alle 19 circa. E' costato 119 € a testa. Bisogna presentarsi all'imbarcadero a Puerto Madero almeno due ore prima per l'imbarco dei bagagli e il chech-in.

Hotel Europa  - Colonia 1341- Montevideo Centro - Bell' Hotel 3 stelle in buona posizione centrale. moderno e pulito. Camere spaziose, bagno ottimo e fornito, letto queen. TV, AC, free wifi, frigo minibar, bella hall. Colazione inclusa, sontuosa. Probabilmente l'hotel migliore dell'intero giro, consigliatissimo. Camera doppia 54 €.



A San Telmo
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mercoledì 9 aprile 2025

Sudamerica 45 - Visitare la città

Casa Rosada - Plaza de Mayo - Buenos Aires - Argentina - novembre 2024
 

Plaza de Mayo

Vero è che il nostro albergo ha un'aria un po' depassé di una casa condominiale un po' in disarmo, che ha visto tempi migliori, il nome stesso: La Barca, non deporrebbe per il meglio, però considerando anche il costo minimo, la colazione in camera con i toast e la marmellata, ha comunque un sapore di famiglia che rasserena non poco. E poi la cortesia di chi ti serve conta più del 50% sul giudizio finale e qui in Argentina, in generale sotto questo aspetto andiamo davvero bene. E chiudiamo un occhio se durante la notte lo abbiamo chiuso poco (l'occhio, ahahah), visto gli schiamazzi che c'erano, ma so' ragazzi, che ci volete fare e l'anziano quando si tratta di giovani, ha sempre da recriminare, sarà l'invidia generazionale. Comunque sia, alle 8 in punto il tassista che avevo contattato dall'Italia su suggerimento di un amico, ah, il passaparola!, è davanti alla porta, puntuale come un orologio svizzero e così, caricati tutti i bagagli che qui non torneremo più per guadagnare tempo, sempre di corsa, presto che tardi accidenti, possiamo partire per il nostro giro della città che dovremo terminare tassativamente alle 14 per prendere il traghetto per Montevideo, nostra ultima tappa in terra sudamericana. Sei ore piene per vedere il più possibile. 

Teatro Colòn

Lo so bene che un giorno solo a cavallo di due, poi, è poco per una città come Buenos Aires, ma che volete che vi dica, stiamo in giro già quattro settimane e aggiungere un altro giorno, avrebbe fatto troppo brontolare le nostre signore che già sentono la nostalgia di casa e patiscono la distanza dalle figlie. Per la verità io sono un po' infingardo e non ho assolutamente insistito per allungare i giorni nella capitale, visto che c'ero già stato e qualche cosa avevo già visto. Ma la soluzione di una macchina tutta per noi che ci fa saltabeccare da un punto all'altro velocemente e senza perdere di tempo si rivelerà, come avevo previsto la soluzione ideale per vedere il massimo. Oltretutto divisa in quattro rappresenta un costo del tutto accettabile. Prima tappa dunque è al Puerto Maduro con la vista eccezionale del ponte nuovo di Calatrava, detto il Puente de la mujèr, il più grande rotazionale del mondo con la sua impressionante freccia ardita che punta verso il cielo, per fare velocemente il check-in per il passaggio del pomeriggio e poi via per la città. Lasciamo la logistica del giro al nostro auriga, che si dirige subito verso Costanegra, dove il monumento principe è lo stadio dove si è appena conclusa la Copa del Libertador, vinta dalla squadra argentina del Racing, contro l'odiata compagina brasiliana, di cui abbiamo visto a Trelew gli interminabili corei e festeggiamenti. 

Qui bisogna considerare che il calcio ha una importanza vitale, ancor più che in Italia e d'altra parte come sempre lo sport funge da droga dell'oblio per un popolo che di problemi a cui pensare ne ha talmente tanti che se può trascorrere qualche ora tifando per la squadra del cuore e sognando la gloria almeno non piange sul resto, poi nel derby più classico del Sudamerica, bisogna avere comprensione e poi alla fin fine meglio così, che almeno si sedano un poco i rigurgiti e le proteste sociali. Magra consolazione direte voi, ma per lo meno si evitano sommosse e disordini che qui sfociano quasi sempre con il morto. Comunque se avessi avuto più tempo non mi sarebbe affatto dispiaciuto andare a veder una partita di qualche squadra importante, che qui siamo al più alto livello del calcio mondiale, mica si scherza. Comunque, reso omaggio quantomeno allo stadio, che tra l'altro dispone di tutta una serie di attività collaterali, sportive e non solo, al servizio della cittadinanza, con una vasta superficie attorno che comprende aree di impianti sportivi per i giovani del quartiere e molte altre funzioni sociali, pieghiamo verso il centro attraversando Palermo, il quartiere più fighetto e ricco della capitale, dove stavo al tempo della mia prima venuta. 

Avenida 9 de Julio
Qui si dimostra che anche nelle città più povere ci sono quartieri in cui se hai il grano. è comunque piacevole vivere, ci sono bei parchi, come il Rosedal con le sue 18.000 varietà di rose, il Planetario e il giardino giapponese. Qui trovate i ristoranti ed i locali più lussuosi oltre che una congrua serie di hotel a 5 stelle. Ma noi procediamo verso il cuore della città, sfilando lungo l'Avenida 9 di luglio, di ben 35 km di lunghezza, che con le sue 18 corsie e i suoi 140 metri di larghezza aspira con buona ragione, ad essere il corso più largo del pianeta, che ha il suo culmine nella grande rotonda attorno all'imponente obelisco di 68 metri, eretto per i 400 anni dalle fondazione e vero centro pulsante della città. Qui il flusso del traffico è continuo e inarrestabile, come una arteria sanguigna che alimenta la vita della metropoli. Sfiliamo di fianco all'imponente Teatro Colòn dalla pesante impostazione ottocentesca, dove certo sarebbe bello avere il tempo per assistere ad uno spettacolo o quantomeno fare la visita degli splendidi, così dicono, ambienti interni. Passando nel vicino quartiere di Monserrat, è d'obbligo  invece dare un'occhiata al famoso palazzo Barolo, voluto dall'imprenditore tessile biellese di cui porta il nome e che qui fece fortuna. 

Mausoleo di Josè de San Martin

Come il suo gemello costruito a Montevideo, il palazzo è davvero un esempio particolare di quello stile eclettico ed esoterico che era molto di moda all'inizio del secolo, ma il suo interesse deriva anche dai molti richiami danteschi che contiene il suo progetto a partire dalla torre che svetta a 100 metri esatti di altezza (come il numero dei canti), la sua divisione in tre parti ed infine ad infinito numero di richiami che si possono vedere visitandone l'interno, dove l'architetto Palanti, grande ammiratore del poeta ha lasciato innumerevoli riferimenti, progettando con minuzia e precisione tutti i più minuti particolari fino alle maniglie delle porte. Tra l'altro fino al '35 questo era annoverato come il più alto edificio del Sudamerica. Indubbiamente, ognuna di queste cose meriterebbe di una visita più specifica, entrarci dentro, avere spiegazioni ed apprezzarne le sfaccettature, ma come si fa, per ogni luogo non basterebbe una vita. Allora cosa dobbiamo concludere, che è sbagliato tutto questo correre disperatamente per vedere il più possibile oppure che bisogna alla fine accontentarsi senza farsi prendere da questa angoscia di lasciare comunque indietro cose che non avrai mai più occasione di vedere? Tanto vale allora starsene a casa e studiarsele sui libri le cose o con tutti gli stupendi ausili audiovisivi che ci sono oggi? Mah, è un bel busillis, l'uomo alla fine non è mai contento delle sue scelte, alla fine prevale sempre quel piccolo tarlo di delusione per quanto complete siano le scelte fatte. 

Il simbolo delle Abuelas a Plaza de MAyo

E certo che poi ci vorrebbe anche il tempo di qualche sosta premiata nei locali classici, come il famoso Caffè Tortoni, proprio lì a due passi, punto di incontro dell'intellighenzia porteña. Noi proseguiamo allora ed eccoci al quartiere di San Telmo dove alla domenica si tiene un famoso mercatino con bancarelle di ogni tipo, ma che negli altri giorni non rappresenta molto di specifico e allora raggiungiamo finalmente a famosa Plaza de Mayo, il luogo iconico della città, luogo d'incontro dei raduni di piazza più epocali da Evita fino ai tempi attuali dove ancora periodicamente si ritrovano le Abuelas, di cui vi ho già parlato in cerca di riempire mancanze che temo non potranno mai più essere sanate. Quando la storia compie i suoi orrori, le conseguenze si allungano per decenni ed hanno fine solo quando i protagonisti ed i loro epigoni scompaiono anch'essi e le brutture rimangono solo righe scolorite sui libri di storia, sempre che i massacratori siano stati sconfitti a loro volta, altrimenti, non si ritrovano neppure più quelle. Qui a terra sulla piazza ci sono sempre le scritte che ricordano questo problema, questa ferita ancora aperta nella società, anche se i nuovi venti politici vorrebbero cancellarle. Riusciamo a parcheggiare in una via vicina così possiamo passeggiare tra i palazzi d'epoca di cui il quartiere è ricco. La Piazza è molto bella, col suo giardino di palme ed i bei palazzi che la bordeggiano. 

La Catedral

Obbligatorio entrare nella imponente Cattedrale dalla facciata neoclassica con la sua dozzina di colonne imponenti ed il lunghissimo frontone che attraversa quasi tutto il lato finale della piazza, anche se poi la chiesa è tutta un insieme di stili sovrapposti, visto che è stata iniziata addirittura alla fine del '500 e continuamente rimaneggiata soprattutto nel periodo barocco e sicuramente l'interno merita una sosta tra le colossali navate non foss'altro che per ammirare il mausoleo di Josè de S. Martin, uno degli eroi della indipendenza argentina, oggetto di continua venerazione popolare anche oggi. Poi ancora nella piazza si affaccia il bel palazzo neoclassico del Banco Nacion e quello del Cabildo, edifico storico, ricostruito dopo un incendio e che oggi ospita un museo. Infine a chiudere la piazza ecco il punto attrattivo principale, quella Casa Rosada, dal caratteristico colore del laterizio, dal cui balcone si sono via via affacciati tutti i leader del populismo argentino che, uno dopo l'altro, da Peron a Evita, fino a quello con la motosega sono stati i registi consapevoli della rovina economica di questo disgraziato paese. Il palazzo non è per la verità così appariscente come la sua notorietà farebbe supporre, tuttavia il solo nome ne racchiude il fascino dei tanti avvenimenti che proprio in questa piazza si sono succeduti e quindi non può che conservare un suo fascino attrattivo e perverso al tempo stesso. La piazza è sempre piena di gente, di visitatori e turisti, di figure e figuranti che sbarcano il lunario, dai giocolieri ai clown, ai ballerini di tango che di tanto in tango si esibiscono per racimolare qualche soldo. Insomma un must della città che non si può perdere assolutamente. Noi ci sediamo su una panchina perché le gambe alla fine non reggono. 

La metro

SURVIVAL KIT

Plaza de Mayo

Cosa vedere a Buenos Aires - Ovviamente la città meriterebbe più giorni, ma se avete solamente un giorno suggerirei. I quartieri del centro: Plaza de Mayo e la Casa Rosada e gli altri palazzi e tutta la avenida de Mayo con Palazzo Barolo e il Cafè Tortoni (fermatevi almeno per un caffè e un dolcino), Avenida 9 de Julio con obelisco e teatro Colon, Puerto Madero (quartiere moderno con locali alla moda) con vista al Ponte di Calatrava, Quartier San Telmo se siete di domenica col mercato, Quartiere Palermo coi suoi giardini, La Recoleta con il cimitero, se avete tempo, occhiata alla tomba di Evita, quartiere La Boca con i suoi mercatini e le case coloratissime, Calle Florida e le vie circostanti dello shopping e la serata allo spettacolo di tango (o in alternativa se siete ballerini in una Milonga) che vi farete indicare dal vostro hotel. Se correte e non perdete troppo tempo per fermarvi a mangiare ce la potete fare. La soluzione ideale è un taxi che chiederà attorno ai 100 $ dopo trattativa. Altra soluzione i giri organizzati coi pullman che fanno il giro circolare previsto con gli stop. Diversamente coi mezzi non riuscite a farcela in un giorno.

Il centro


Il centro
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Galerias Pacifico






martedì 8 aprile 2025

Sudamerica 44 - Il tango porteño

Figura di tango argentino - Buenos Aires . Argentina - novembre 2024


L'obelisco
Anche qui in Argentina con Uber i prezzi dei taxi quasi si dimezzano e con 3000 pesos, grazie alla chiamata fattaci dal gentilissimo gestore dell'albergo, riusciamo ad arrivare nelle vie pedonali del centro, Calle Florida e dintorni per intenderci, quelle dello shopping compulsivo, dove il turista viene attirato come le api sul miele, accalappiato da irresistibili occasioni con cui riempire a casa cassetti abbandonati o scafali polverosi. La via. con le sue diramazioni laterali è lunghissima ed è praticamente costituita solamente da negozi e locali vari, diciamo una fiera delle vanità di quanto può offrire il paese. Per la verità ci avevano detto che qualunque cosa volessimo trovare in Argentina, l'avremmo trovata qui ed in effetti, si trova un po' tutto quello che si produce nel campo dell'artigianato. La parte principale comunque è costituito dagli oggetti in cuoio, vestiti accessori, borse, cinture, stivali e così via, vista l'abbondanza di materia prima di qualità che l'allevamento dei bovini, che era una delle principali attività nazionali, fornisce continuamente. Ma come si supponeva e come abbiamo già avuto modo di constatare dovunque ed in tutti i settori durante questo viaggio, l'inflazione ci ha giocato il solito brutto scherzo al punto che trovare convenienze nell'acquisto di qualche souvenir è veramente difficile e così anche la voglia di portarsi a casa qualche cosa a soggetto country a cui tanto aspirava la mia gentile signora, diventa non praticabile. 

Galerias Pacifico

Tra l'altro non abbiamo visto neppure niente di così notevole da convincerci ad un esborso di una certa importanza. Insomma uno dei pochi viaggi da cui non porteremo a casa niente di particolare anche se avremmo ben dieci chili a disposizione ciascuno in valigia da riempire. Meglio così. Io, tanto per non venire proprio a casa a mani vuote, mi compro una cannuccia col filtro per chupare il mate, visto che ne abbiamo acquistato diversi pacchetti (che invecchieranno tristemente in una scansia della cucina, visto che non li apriremo mai) e così il mio dovere è fatto anche questa volta. Intanto si è fatto buio e ci facciamo un giro nelle Galerias Pacifico, il più noto grande magazzino della città che occupano per intero un bellissimo ed antico palazzo, fatte un po' a similianza delle grandi gallerie francesi, dove sono ospitati tutti i più ricchi marchi mondiali del lusso, dall'abbigliamento all'oggettistica. Al centro del monumentale ingresso con balconata che dà sui piani inferiori, si sta svolgendo un qualche evento di moda, con un gran numero di modelle bardate con magnifici vestiti ed uno stuolo di fotografi che immortalano la cerimonia che prelude comunque al Natale ormai vicino, visto che tutto lo spazio è ormai completamente addobbato con soggetti e festoni che preludono alle festività imminenti, a partire dal colossale albero che occupa tutto il centro del salone, mentre ad ogni momenti partono cori di Feliz navidad e similari.

Calle Florida

Naturalmente la ressa dei passanti interessati a vedere se tra la folla ci sia qualche celebrity di passaggio, è strabocchevole. Ci facciamo largo a gomitate, poi anche noi lasciamo spazio ai più scalmanati e riguadagniamo l'uscita e ci scegliamo un bel ristorante sul passaggio d'angolo con vista sullo striscio del corso, per farci l'ultimo bisteccone, piatto che questo paese sa davvero fare come si deve. Poi saltiamo su un taxi e andiamo diritti al Cafè Los Angelitos, dove il nostro amico dell'hotel ci ha prenotato per lo spettacolo delle nove. Questo del tango, è una delle attrazioni più note ed imperdibili della capitale. Il tango non è ovviamente per i Porteños, un ballo o una semplice danza qualunque, ma una filosofia, uno stile di vita, almeno così si dice. Quindi dappertutto, ci sono locali, le cosiddette milongas, dove gli abitanti di Buenes Aires vanno a ballare il tango e a passare la serata, Certamente questi sarebbero i luoghi veri da vedere e da vivere per capire meglio la città e il suo sentimento, ma bisognerebbe frequentarli innanzitutto per ballare, diversamente credo ci si troverebbe un poco come pesci fuor d'acqua. Invece sfruttando lo stesso tema, sono sorti da tempo locali, che non sono altro che bar ristoranti dove si cena o si beve qualcosa con annesso sala da teatro dove si svolge durante la serata un vero e proprio spettacolo a tema appunto di tango.

Perplessi a Cafè

Qui si vedono artisti professionisti, tangueros, cantanti e un vero e proprio corpo di ballo che si esibisce durante la serata, sullo stile dei cafè chantant fin de siècle che allietavano le serate ai parigini nella belle époque, con tanto di orchestrina che si suona il bandoneon ed i classici strumenti del tango sulla balconata. In città ce ne sono moltissimi, alcuni assai noti e frequentati, di cui puoi vedere le pubblicità esibite nei corsi principali, altri meno conosciuti ma non per questo meno interessanti, anche se credo che alla fine gli spettacoli si rassomiglino tutti. La zuppa è più o  meno la stessa, intanto la sala sarà sempre riempita da torpedoni di giapponesi, oggi di cinesi, che hanno il pacchetto dello spettacolo incluso nel tour. Il locale che ci è stato consigliato dal nostro solito hotel, è stato riaperto da poco in un locale storico che era stato abbandonato per un certo periodo di tempo ed ora cerca di tornare in auge, offrendo uno spettacolo sullo stile dei vecchi tempi. Arriviamo in perfetto orario ed una gentile hostess in abito da sera, cappellino e veletta, stile inizio novecento, ci fa accomodare nel bar, una grande sala che dà sulla strada con tavoli di legno originali e specchi d'epoca alle pareti, in attesa che arrivi l'ora di accedere al salone dove si svolge lo spettacolo. Qui impera il liberty e tutto l'ambiente è intonato a farti ritornare a quel periodo storico.  

Belle époque

Alle 9:00 veniamo condotti al nostro tavolo, mentre si sta finendo di servire la cena a chi aveva scelto questa opzione. Noi abbiamo invece diritto al dessert e ad un calice di vino. Poi parte il sontuoso spettacolo, con una quindicina di figuranti e virtuosi del tango che si esibiscono in vorticose figure avvolgenti, in singole coppie od in gruppo, sulle arie più famose, dalle più antiche come Caminito, alle melodie più moderne di Piazzolla. I cantanti si alternano ai ballerini in una atmosfera coinvolgente ed elegante. Rimane difficile non apprezzare questa esibizione di musica e di bravura coreutica. Il tango argentino è uno spettacolo di per sé affascinante e difficilmente si riesce a non esserne coinvolti. Ruotare di coppie senza fine, sguardi languidi, corpi che si stringono e si lasciano con movimenti eleganti e sinuosi, musica coinvolgente che, credo a tutti metta la voglia di lasciarsi andare all'onda della melodia ritmata del tre quarti. Certo si dice che qui in Argentina, il tango sia molto di più di un semplice ballo, ma una sensuale rappresentazione della femminilità assoluta a fronte del machismo un po' smargiasso e prepotente, ma tuttavia, quanto è bello da guardare ed ascoltare, in un ambiente che comunque molto si avvicina al tempo in cui tutto questo è nato e si è sviluppato. Certo si potrebbe dire che è una turistata dove c'è assai poco di genuino, ma a mio parere si tratta sempre di uno spettacolo molto piacevole e anche coinvolgente. Io ci riandrei insomma. 

Un momento dello spettacolo

Alla fine dopo quasi tre ore di musica, ballo e canzoni, riemergi dal passato, sazio ma contento, almeno io, mentre la folla sciama festosa sui torpedoni che attendono all'uscita per riportare i gruppi ai loro alberghi. Per la verità anche nel nostro biglietto è compreso il transfert di ritorno, ma c'è parecchia confusione. Un tizio azzimato ci dice di aspettare sull'angolo dell'incrocio, poi qualcuno va di qui, qualcuno di là, alla fine i bus sono partiti tutti e noi siamo gli unici rimasti sul marciapiede. Chiedo al tizio di prima, che ci fa capire che ci siamo lasciati sfuggire il nostro. Comunque lo richiama e quello torna indietro, immagino con gran dispetto di quelli già caricati che aspiravano solo ad andare a dormire e alla fine ci scarica dove dovrebbe essere il nostro albergo. In realtà, una volta scesi ed il nostro bus scomparso nella notte, non ci ritroviamo affatto, anzi direi che ci siamo completamente persi nella città e in questo quartiere che a quest'ora è completamente deserto. Per fortuna che hanno inventato il GPS, benedetto chi lo ha fatto, ed in breve ritroviamo la strada di casa. Il malandrino ci aveva lasciato a cinque quadras di distanza e ovviamente non ritrovavamo più le strade. Comunque sia, riconosciamo alla fine il portoncino del nostro alberghetto e guadagniamo il nostro letto. Sarebbe ora di dormire, ma accidenti, un gruppo di ragazzotti si è istallato in fondo al corridoio, in uno spazio evidentemente comune e gozzoviglia con musica alta fino alle tre de mattino. Ho già capito che non si dormirà affatto!.

SURVIVAL KIT

Il salone dello spettacolo

Tango al Café los Angelitos .- Av. Rivadavia 2100 - Buenos Aires - Uno dei tanti cafè teatro dove vedere uno spettacolo di tango, con o senza cena (in questo caso con dolce e vino). E' l'attività forse più gettonata dai turisti che arrivano qui. Costo 60 $ se pagate cash sul posto con riaccompagno in hotel (se in centro). Ambiente liberty in un locale rimesso a nuovo da poco nel quartiere centrale Balvanera. Spettacolo di circa 3 h, molto coinvolgente con circa 15 tra ballerini e cantanti che si esibiscono e orchestra di 5 elementi. Avevo visto uno spettacolo di questo genere una ventina di anni fa in un locale analogo di cui non ricordo il nome, molto più grande, un vero e proprio teatro a tre ordini di palchi, forse un po' più fastoso, ma dello stesso livello, quindi credo che questi locali, siano più o meno tutti alla pari. Qui puoi apprezzare molto l'atmosfera belle époque. Molto piacevole e coinvolgente, ma non si tratta di un locale dove voi potrete ballare il tango, per chi è invece interessato a questo ci sono molte milonghe, dove troverete un'esperienza molto diversa e altrettanto interessante.

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